Su Google Play nuove app fraudolente promettono guadagni facili

Applicazioni fraudolente su Google Play che sfruttano argomenti di attualità, come l’Intelligenza artificiale, i chatbot, le criptovalute e i legami con il magnate della tecnologia Elon Musk, per rubare denaro e dati personali attraverso false app e siti web di phishing.
È quanto hanno scoperto gli esperti di Kaspersky: si tratta di frodi che approfittano del desiderio degli utenti di ‘fare soldi’ facilmente. Una volta ottenute le informazioni, i criminali telefonano alla vittima e la convincono a investire denaro, promettendo guadagni particolarmente elevati
Insomma, i truffatori cercano costantemente soluzioni innovative per portare a termine le frodi. Si adattano velocemente alle tendenze sociali, e attirano gli utenti con offerte irresistibili.

Profitti quotidiani fino a 9.000 dollari

Le app analizzate da Kaspersky propongono guadagni strepitosi, promettendo profitti quotidiani fino a 9.000 dollari con un investimento iniziale di soli 250 dollari. Inoltre, le app sostengono che gli utenti non hanno bisogno di alcuna competenza tecnica e garantiscono un’esperienza sicura.
Tuttavia, quando le vittime installano e poi lanciano l’app, sono obbligati a inserire informazioni personali, come nome, numero di telefono ed email. Una volta inviati i propri dati, appare un messaggio in cui si comunica che la registrazione è avvenuta con successo e che riceveranno la chiamata da parte di un broker per ulteriori informazioni.

Pagine di phishing con strutture e tecniche simili alle app false

In questo scenario fraudolento, la vittima riceve una chiamata dal truffatore che dà informazioni dettagliate sul sistema di investimento. Per iniziare a guadagnare, è necessario trasferire il denaro nel portafoglio del truffatore In questo modo la vittima perde i propri soldi e non ricava alcun profitto. Inoltre, i dati ottenuti con questi attacchi possono arrivare sui forum utilizzati per scopi illeciti.
Ma oltre alle applicazioni fasulle, i ricercatori di Kaspersky hanno identificato anche pagine di phishing che utilizzano strutture e tecniche simili. Ed è molto probabile che questi attacchi di phishing siano organizzati dallo stesso responsabile della diffusione delle app false.

I cybercriminali sfruttano le ultime tendenze e le nuove tecnologie

Tutto questo indica che i truffatori stanno diversificando i propri metodi per ottenere profitti e stanno cercando di colpire quante più vittime possibili.
Il team di Kaspersky ha quindi contattato Google per avvisare delle app fraudolente presenti nello store Google Play.
“I truffatori continuano a perfezionare le proprie tattiche per sfruttare le ultime tendenze e le nuove tecnologie – dichiara Igor Golovin, Security Expert di Kaspersky -. Da app fasulle a pagine di phishing, ricorrono a esche allettanti e design ingannevoli per colpire gli utenti. Diversificando i metodi di attacco, questi cybercriminali mirano a raggiungere il massimo delle proprie potenziali vittime. È necessario che gli utenti siano attenti, cauti e consapevoli delle minacce presenti nel panorama digitale”. 

Per le famiglie italiane gli stipendi sono inadeguati al costo della vita

Oggi molti nuclei familiari lamentano un peggioramento della propria situazione economica. Tra le famiglie che affermano di contrarre debiti o che prelevano risparmi per far quadrare il proprio bilancio, una su due dichiara di poter contare su un reddito inadeguato rispetto al costo della vita.
Crescita dell’inflazione, perdita della capacità di spesa e costi energetici elevati costringono infatti un numero sempre più alto di famiglie a vivere situazioni di indebitamento. 
Ma secondo l’Osservatorio di Nomisma ‘SalvaLaTuaCasa’, promosso da Esdebitami Retake, tra le motivazioni che contribuiscono a far crescere le difficoltà economiche degli italiani si aggiungono anche le elevate spese legate alla casa (27%), difficoltà lavorative (17%), inaspettati problemi di salute, o cambiamenti nella composizione del nucleo familiare.

Italiani più fragili e insolventi

Quali sono le caratteristiche delle famiglie più fragili che rischiano di trovarsi maggiormente in difficoltà? Secondo l’Osservatorio le famiglie ‘insolventi’, sono costituite da nuclei composti da un singolo genitore con 2 persone a carico e con un reddito complessivo mensile inferiore ai 2.400 euro.
Si tratta principalmente di donne, in una fascia d’età compresa tra 25 e 34 anni o tra 45 e 64 anni, con un titolo di studio medio. A incontrare difficoltà sono anche le cosiddette famiglie ‘in bilico’, con un reddito familiare inferiore ai 1.800 euro al mese e un lavoro prevalentemente come libero professionista.

L’inflazione si impenna, si riduce il budget per attività superflue

Nell’ultimo anno la situazione patrimoniale complessiva è nettamente peggiorata per il 35% delle famiglie insolventi, mentre per il 25% è peggiorata lievemente. Una percentuale più alta se si considerano le famiglie ‘in bilico’, rispettivamente 36% e 31%. Il peggioramento è riconducibile all’impatto dell’impennata delle utenze domestiche, e soprattutto, del pesante rialzo dell’inflazione su molti beni e servizi di prima necessità.
Ma a cambiare rispetto a un anno fa sono anche i comportamenti di spesa, che vedono la riduzione del budget per le attività superflue. Infatti, i tagli maggiori riguardano il tempo libero (29%), attività culturali (27%), attività sportive (21%) o istruzione (9%).

Meno soddisfazione nei confronti della vita

Alcune famiglie però hanno dovuto ridurre le spese anche per alcuni beni primari come, ad esempio, quelle per i generi alimentari (-6%) e le spese sanitarie (-9%).
Questa situazione ha portato a un indebolimento della situazione patrimoniale generale tale per cui il 37% delle famiglie dichiara di riuscire a malapena a far quadrare il bilancio, mentre il 3% si è trovato costretto a contrarre un debito per spalmare la spesa in modo da incidere il meno possibile sul bilancio mensile. Nel prossimo anno, riporta Adnkronos, 1 famiglia su 2 prevede un peggioramento della propria situazione economica, cui si aggiunge un calo di soddisfazione nei confronti della vita per il 19% degli intervistati.

Bandiere Blu 2023: Liguria e Puglia ai primi posti della classifica

Con riconoscimenti a 226 Comuni e 84 approdi turistici, l’edizione 2023 della classifica delle spiagge più belle e pulite d’Italia evidenzia un trend di crescita del numero di località ‘premiate’ rispetto all’anno scorso. I Comuni che hanno ottenuto la Bandiera Blu sono infatti 16 in più rispetto ai 210 del 2022. Di questi, 17 sono nuovi ingressi e uno il Comune non confermato. In sintesi, si tratta di 226 Comuni italiani per complessive 458 spiagge, che corrispondono a circa l’11% delle spiagge premiate a livello mondiale.  E quest’anno sono le spiagge della Liguria e della Puglia le più belle d’Italia. Sono infatti i litorali di queste due regioni a comandare la classifica delle Bandiere Blu 2023, stilata dalla Foundation for Environmental Education (Fee).

Liguria premiata con 34 località, Puglia sale a 22 riconoscimenti

In particolare, la Liguria segna 2 nuovi ingressi, Laigueglia e Sori, e raggiunge 34 località. La Puglia sale a 22 riconoscimenti con 4 nuovi Comuni, Gallipoli, Isole Tremiti, Leporano, Vieste.
Alle prime due regioni seguono, con 19 Bandiere, Campania e Toscana, entrambe con un nuovo ingresso, rispettivamente San Mauro Cilento e Orbetello, e la Calabria, con due nuove Bandiere Blu, Catanzaro e Rocca Imperiale.
Le Marche salgono a 18, con un nuovo ingresso, Porto San Giorgio, la Sardegna conferma le sue 15 località, l’Abruzzo resta a 14, la Sicilia a 11, il Lazio a 10. Rimangono invariate anche le 10 bandiere del Trentino Alto Adige, mentre l’Emilia Romagna vede premiate 9 località, con un’uscita, Cattolica, e un nuovo ingresso, Gatteo.

Quattro nuovi ingressi per le Bandiere sui Laghi

Sono riconfermate le 9 Bandiere del Veneto, e la Basilicata conferma le sue 5 località. Si registrano poi 2 nuovi ingressi in Piemonte, San Maurizio D’Opaglio e Verbania, che ottiene 5 Bandiere, il Friuli Venezia Giulia conferma le 2 dell’anno precedente, e la Lombardia sale a 3 Comuni Bandiera Blu, con due nuovi ingressi, Sirmione e Toscano Maderno. Il Molise conquista 2 Bandiere con un nuovo Comune, Termoli. Complessivamente, quest’anno le Bandiere sui laghi sono 21, con 4 nuovi ingressi.

Eccellenze del turismo nazionale in crescita continua

“Anche quest’anno registriamo un notevole incremento dei Comuni che hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu, ben 226 con 17 nuovi ingressi. Una progressione che cresce di anno in anno: basti pensare che nel 1987, primo anno, i Comuni Bandiera Blu in Italia sono 37, nel 1997 arrivano a 48, nel 2007 a 97, nel 2017 diventano 164, fino ad arrivare a oggi, con sempre più località che si avvicinano al percorso facendo una chiara scelta di campo per la sostenibilità – commenta Claudio Mazza, presidente della Fondazione Fee Italia -. I Comuni Bandiere Blu rappresentano circa un quarto di tutte le spiagge italiane. Parliamo di eccellenze del turismo nazionale che possono contare su una strategia articolata e una visione che non tralascia alcun elemento presente sul territorio”.

Perché piacciono i selfie? Non è solo vanità: lo dice la scienza

Perché i selfie ci piacciono tanto? Se le foto che sembrano scattate da terze persone ci aiutano a cogliere meglio il significato di un particolare momento della nostra vita e a richiamarlo alla mente quando riguardiamo l’immagine, quelle fatte dalla nostra prospettiva personale aiutano a ricordare le sensazioni fisiche provate durante un evento. Insomma, non è solo per vanità che scattiamo i selfie.
Lo dimostra una revisione di sei studi condotti su un totale di oltre 2.100 persone, pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science da un gruppo internazionale di esperti guidato da Zachary Niese dell’Università di Tubinga.

“Costruire la narrazione di sé stessi”

“Scattare e postare fotografie fa parte della vita quotidiana – afferma Niese -. Sebbene talvolta queste pratiche vengano derise nella cultura popolare, le fotografie personali possono aiutare le persone a riconnettersi con le proprie esperienze passate e costruire la narrazione di loro stesse”.
Quindi, quando postiamo su Facebook o Instagram non lo facciamo esclusivamente per vanità o per i nostri follower, ma anche per noi stessi. Anche uno scatto al ristorante può contribuire a costruire il senso che abbiamo della nostra persona, e la prospettiva da cui lo facciamo ha grande rilevanza.
Ad esempio, riporta Ansa, un selfie che ci ritrae mentre mangiamo con il partner servirà a raccontare e ricordare un momento di condivisione e convivialità.

Catturare il significato più profondo di un evento o documentare un’esperienza fisica

Secondo i ricercatori, chi sceglie di raffigurarsi nella scena scattando selfie lo fa per catturare il significato più profondo dell’evento. E quando si usa la fotografia in prima persona, scattando una foto della scena dal proprio punto di vista, è perché si vuole documentare un’esperienza fisica. In uno degli esperimenti è stato chiesto ai partecipanti di valutare uno scenario in cui avrebbero voluto scattare una foto, come, ad esempio, una giornata in spiaggia con un caro amico, e valutare l’importanza e il significato dell’esperienza. E secondo i ricercatori, più i partecipanti hanno valutato il significato dell’evento per loro, più è probabile che avrebbero scattato una foto con sé stessi all’interno.

Quando la foto su Instagram non piace più

In un altro esperimento, i partecipanti hanno esaminato le foto che hanno pubblicato su Instagram. In questo caso, si è scoperto che alle persone non piaceva molto la loro foto se c’era una discrepanza tra la prospettiva della foto e il loro obiettivo nello scattare la foto Inoltre, se i partecipanti affermavano che il loro obiettivo era catturare il significato del momento, la foto gli piaceva di più se veniva scattata in terza persona, ovvero, con sé stessi all’interno dell’immagine.

Minacce informatiche: solo il 7% delle aziende italiane è in grado di difendersi

Cisco ha realizzato un rapporto dettagliato per misurare la preparazione e la resilienza delle aziende nei confronti della criminalità informatica, il Cybersecurity Readiness Index 2023. E a quanto emerge dalla ricerca soltanto il 7% delle aziende italiane, contro una percentuale più che doppia a livello globale, ritiene di essere in grado di difendersi da un attacco informatico. Per realizzare il Cybersecurity Readiness Index Cisco ha preso come criteri di misurazione 5 pillar, che costituiscono la principale linea di difesa di un’azienda, ovvero, Identità, Dispositivi, Sicurezza della rete, Carichi di lavoro applicativi, e Dati, misurandone il grado di preparazione e maturità delle aziende.
L’indagine è stata condotta su un campione di 6.700 professionisti provenienti da 27 paesi, fra cui l’Italia, che operano nell’ambito della cybersecurity.

In ritardo sulla sicurezza della rete

Per quanto riguarda l’Identità, è necessario fare progressi in questo ambito, poiché solo il 13% delle aziende italiane è classificato come ‘Maturo’.
Quanto ai Dispositivi, la percentuale più alta di aziende in fase Matura è del 20%. Anche per la Sicurezza della rete le aziende sono in ritardo, con il 72% degli intervistati che si trova nella fase Iniziale o Formativa.
Ma è quella dei Carichi di lavoro applicativi l’area in cui le aziende risultano meno preparate, con l’80% delle stesse in fase Iniziale o Formativa, mentre per i Dati il numero di aziende in fase Matura è pari al 14%.

Una maturità inferiore alla media globale 

Agli intervistati è stato chiesto di indicare quali sono le soluzioni finora adottate e qual è il loro attuale status. Al termine dell’indagine le aziende sono state classificate nei quattro gradi di preparazione: Principiante, Formativo, Progressivo, Maturo. In Italia solo il 7% delle aziende è nella fase Matura, l’8% si trova ancora in quella Principiante e il 61% in quella Formativa. Le aziende italiane mostrano quindi una preparazione in materia di cybersecurity molto inferiore alla media globale. A livello globale le aziende in uno stadio Maturo sono infatti il 15%. Nei prossimi 12-24 mesi, inoltre, il 75% degli intervistati si aspetta un’interruzione della propria attività a causa di un attacco informatico, mentre il 31% dichiara di averne subito uno nel corso dell’ultimo anno.

Come colmare il gap di preparazione?

Il 25% delle aziende colpite ha dovuto spendere almeno 500.000 dollari per riprendere il controllo della propria attività,  riporta Adnkronos. Per questo l’87% degli intervistati prevede di aumentare il proprio budget per la sicurezza di almeno il 10% nei prossimi 12 mesi.
“L’errore più grande da parte delle aziende è quello di difendersi dagli attacchi informatici utilizzando un mix di strumenti – ha dichiarato Jeetu Patel, executive vice president and general manager of security and collaboration at Cisco -. Occorre invece considerare piattaforme integrate, grazie alle quali le aziende possono raggiungere un grado di resilienza sufficiente colmando allo stesso tempo il loro gap di preparazione nei confronti della cybersecurity”.

Generazione Z e KIDS: un business da 7 miliardi di euro

Quello che ruota intorno alla GenZ e ai Kids italiani è un mercato che vale oltre sette miliardi di euro.
A tanto ammonta la spesa per i bambini da 3-13 anni e dei giovani da 14-19, cresciuta nel 2022 del 10% rispetto al 2021, complice il ritorno alla normalità di quasi tutti i mercati. A rivelarlo è BVA Doxa, che insieme a MLD Entertainment ha analizzato otto maxi-comparti, abbigliamento 0/14 anni, cinema, libri, TV, giocattoli, parchi, cartoleria e edicola, calcolando l’impatto sui consumi Kids e GenZ. E la crescita è guidata da abbigliamento e giocattoli, che con i rispettivi 4,5 miliardi e 1,5 miliardi di euro occupano il 70% del totale.

Parchi, cinema, libri

In forte recupero il fatturato dei parchi italiani, che secondo l’Associazione Parchi Permanenti Italiani/Confindustria nel 2022 tornano ai valori pre-pandemia a quasi 400 milioni di euro.
“Un dato confortante, cui corrisponde tuttavia il sorpasso di questo settore sul cinema, che pur con una vistosa crescita di incassi al botteghino dell’86% arriva a 272 milioni di euro – spiega Paolo Lucci di MLD Entertainment -.  Incassi che, per il 58%, provengono da film per famiglia, confermando una forte vocazione del settore ai kids”.
Quanto ai libri per ragazzi, sommati ai dati dei fumetti, portano il comparto a 300 milioni di euro, il 22% di tutto il mercato editoriale italiano del 2022 (dati AIE – Associazione Italiana Editori).

Come cambia il tempo libero in famiglia?

Se il gioco è l’ingrediente centrale del tempo libero dei 5-9 anni (60%), tra i più grandi la socialità diventa prioritaria. Le esperienze fisiche si arricchiscono di nuove tecnologie, dalla realtà virtuale al podcast, che riescono a dare una spinta al coinvolgimento dei ragazzi. Il gaming si conferma però una delle attività principali del tempo libero (50%), un ponte per i ragazzi verso le nuove forme di web in cui si possono già apprezzare evoluzioni vicine a un’idea di metaverso, un nuovo possibile territorio di investimento per i brand.

Il ruolo di social e influencer negli acquisiti

Quasi raddoppiata rispetto al 2019 la quota dei piccoli di 5-9 anni che hanno accesso ad almeno un social. Un aumento ancora più importante nella fascia 8-9 anni, decisamente significativo nei ragazzi tra 10-11 anni, e irrinunciabile per gli over 12.
“YouTube continua a crescere ed essere protagonista tra i piccoli fino a nove anni. A modificare gli equilibri – commenta Cristina Liverani di BVA Doxa -, la crescita di TikTok. Punto di riferimento per i 10-11 anni, si afferma anche tra i più grandi superando anche Instagram tra i 14-16 anni”.
Ma YouTube, Tiktok e Instagram sono vetrine di prodotti. Esposti a influencer, dai più specifici per la loro età ad altri più o meno famosi, anche Kids e GenZ sono pronti a recepire i suggerimenti che girano sul web.

Lavoro: le aziende non trovano i profili necessari

Secondo una ricerca condotta a livello internazionale da McKinsey e ripresa dal World Economic Forum, 3 aziende su 4 non riescono a trovare i profili necessari per la propria crescita. In pratica, il 43% delle aziende lamenta carenze di competenze all’interno della propria forza lavoro, percentuale che nei prossimi 5 anni potrebbe arrivare all’87%. Tra le principali e più difficili sfide delle aziende, oggi come domani, figura infatti proprio la selezione del personale. Senza i talenti necessari e le competenze indispensabili la crescita è preclusa, ed è a rischio anche la stabilità aziendale. Tanti processi di selezione del personale si chiudono quindi con un niente di fatto, con importanti perdite di tempo, denaro ed energie. 

Inflazione e crisi energetica non hanno scalfito il bisogno di talenti

Inflazione, crisi energetica, problemi geopolitici sembrano non aver scalfito il bisogno di talenti delle aziende. In uno scenario di questo tipo diventa fondamentale individuare una soluzione efficace, e allo stesso tempo conveniente, per attirare i talenti.
“In un mercato come quello attuale aumentano di mese in mese le aziende che si rivolgono a un head hunter per la ricerca di dirigenti, middle manager e personale qualificato – conferma Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. Se infatti normalmente il recruiting si affida al classico annuncio di lavoro, l’head hunting parte da una base diversa, prendendo in considerazione anche i candidati passivi, ovvero le persone che non sono alla ricerca attiva di lavoro, e che quindi non rispondono all’annuncio”.

Meglio affidarsi a una società di head hunting 

Affidandosi a una società di head hunting diventa quindi possibile attirare un numero più alto di candidati, soprattutto in un mercato dominato dal gap tra domanda e offerta. Ma questo non è l’unico vantaggio.
“La nostra società conta cacciatori di teste specializzati nelle varie aree di interesse, head hunter che quindi coltivano nel tempo un prezioso network di contatti all’interno dei singoli settori – continua Adami -: la ricerca del personale diventa così non solo più efficace, ma anche più rapida, per arrivare più velocemente all’assunzione del talento ricercato. Non va poi trascurato che un cacciatore di teste specializzato conosce perfettamente le esigenze delle imprese, e parla lo stesso linguaggio dei candidati”.

Un partner prezioso dei reparti Risorse Umane

Così facendo l’head hunter diventa un partner prezioso dei reparti Risorse Umane. Mentre le figure interne non perdono tempo nella selezione del personale, il cacciatore di teste gestisce in prima persona la ‘scrematura’ dei candidati e i colloqui di selezione, comprimendo le giornate necessarie e complessivamente, anche i costi.
“Grazie all’intervento di un head hunter esperto aumentano le probabilità di trovare il talento ricercato con un solo processo di selezione del personale, abbattendo le probabilità di dover ripetere questa attività o di finire per assumere la risorsa sbagliata – aggiunge la fondatrice di Adami & Associati -, evenienza che per un’azienda presenta costi molto importanti”.

Italiani più consapevoli e attenti allo spreco dell’acqua

A causa del caro vita il 94% degli italiani ha modificato le proprie abitudini domestiche in relazione agli elettrodomestici, riducendo l’uso dei sistemi di riscaldamento (52%) e lavatrice (46%), e prestando maggiore attenzione ai consumi di energia/gas (50%) e acqua (38%). Il 62% inoltre è preoccupato dai costi di questa risorsa. Secondo uno studio realizzato da Finish, in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2023, il 77% degli intervistati dichiara infatti di provare a ridurre il più possibile lo spreco d’acqua nella propria quotidianità, aumentando l’attenzione anche ai costi legati ai consumi domestici.

Più coscienti, ma ancora troppo “spreconi”

Insomma, gli italiani sono più coscienti della scarsità dell’acqua in Italia (41%) rispetto al 2022 (25%). Aumenta anche la consapevolezza rispetto alle aspettative future: il 31% si dichiara d’accordo con le previsioni del World Resources Institute, secondo cui l’Italia entro il 2040 vivrà in una condizione di profondo stress idrico. Se attenzione e consapevolezza sul tema sono per la prima volta in crescita dal 2020 rimangono alcuni comportamenti da migliorare. Gli italiani si confermano infatti tra i più spreconi in Europa, con 220 litri giornalieri pro-capite contro i 165 di media europea, a cui si aggiunge una scarsa consapevolezza. Solo il 46% è infatti cosciente di questa situazione.

Un consumo medio giornaliero pari a circa 500 litri a famiglia

Quanto al consumo medio per famiglia, il consumo medio giornaliero in Italia è di circa 500 litri, ma questo dato è riconosciuto solo dal 4% degli italiani. Più del 68% è invece convinto che il consumo medio giornaliero per famiglia sia inferiore ai 100 litri. Ma quali sono i comportamenti che gli italiani mettono in atto per provare a ridurre il proprio impatto sull’acqua? Il 68% dichiara di chiudere i rubinetti quando non necessario, il 71% di utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico, il 53% si impegna a fare docce più brevi, il 60% preferisce la doccia alla vasca. Il 33%, poi, sceglie di non sciacquare più i piatti a mano prima di metterli in lavastoviglie.

Risparmiare si può, anche con la lavastoviglie

Un dato, questo, che pone in evidenza l’impegno di sensibilizzazione portato avanti da Finish negli ultimi anni, e in linea con l’aumento del 3% registrato nel 2022 rispetto al 2021 e del 7% rispetto al 2020.
Tutto ciò si traduce in una stima circa il numero di famiglie (oltre 1.300.000 in tre anni) che hanno scelto di adottare questo comportamento. Con un risparmio d’acqua di 38 litri a ogni lavaggio e calcolando la media di utilizzo della macchina in una settimana (4,56 volte), questo comportamento ha determinato un risparmio complessivo di oltre 16,6 miliardi di litri d’acqua in tre anni, pari circa a 6.800 piscine olimpiche.

Lavoro: l’87% delle donne è ottimista, ma permane il pay gap

Tra le donne italiane prevale l’ottimismo per la riduzione del gender gap nel mondo del lavoro. Secondo l’87% delle intervistate dal sondaggio condotto da The Adecco Group Italia, dal titolo Donne & Lavoro – Il lato positivo, nel prossimo futuro la situazione lavorativa delle donne migliorerà. In particolare, secondo il 20% delle intervistate, aumenterà la presenza femminile nei ruoli manageriali, come CEO, Country Manager, o Amministratore Delegato. La ricerca di The Adecco Group Italia è basata su un ampio campione composto da aziende e da lavoratori, ma prende in considerazione unicamente le risposte femminili.

Ancora scarsa flessibilità e lenta crescita professionale

Secondo i risultati dell’indagine rimangono comunque sfide strutturali per il sistema Paese. La ricerca evidenzia infatti anche i principali ostacoli che le donne incontrano nel loro percorso professionale. In particolare, per il 30% delle intervistate tali ostacoli consistono in una scarsa flessibilità lavorativa, per il 29% si tratta del gap salariale e per il 17% la crescita professionale è troppo lenta. Inoltre, emerge da parte delle donne anche un’attenzione sempre maggiore verso la qualità della vita. Tanto che il 40% del campione considera il bilanciamento tra vita e lavoro un aspetto fondamentale, seguito, per il 25%, dallo stipendio e per il 22% dalla possibilità di crescita professionale.

In alcuni settori la presenza femminile è ancora troppo debole

Per migliorare la situazione, secondo le intervistate, le sfide principali che il Paese dovrà affrontare sono legate sia a una questione culturale sia ad azioni pratiche. L’aspetto culturale riguarda il fatto che in alcuni settori la presenza femminile è ancora troppo debole, a causa di fattori legati alla consuetudine a non ricoprire determinati ruoli o posizioni. Secondo circa il 65% delle intervistate è quindi importante aumentare la consapevolezza sulle possibilità di carriera già durante gli anni scolastici.

Più equità salariale, welfare e incentivi all’imprenditorialità femminile

Per quanto riguarda le azioni pratiche da intraprendere per attuare un cambiamento, sono legate soprattutto a equità salariale (per il 33%), welfare e misure di sostegno alla famiglia (per il 28%), e incentivi all’imprenditorialità femminile (per l’11%). Solo il 2% delle intervistate mostra di credere all’utilità delle quote rosa come strumento di cambiamento. Di fatto, i principali motori di questo cambiamento secondo le intervistate dovranno essere lo Stato italiano (per il 35%), le aziende (per il 28%), e l’Unione Europea (per il 18%).

Dichiarazione dei redditi 2023: novità e scadenze del modello 730

È online sul sito dell’Agenzia la versione definitiva del modello 730 e delle relative istruzioni per la sua compilazione. Il via libera definitivo dell’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione dei redditi 2023 riguarda i modelli 730, 730-1, 730-2, 730-3, 730-4, e il 730-4 integrativo. Ma cos’è il 730? È il modello per la dichiarazione dei redditi dedicato ai lavoratori dipendenti e pensionati. Il modello 730 presenta diversi vantaggi: il contribuente non deve eseguire calcoli e ottiene il rimborso dell’imposta direttamente nella busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire da agosto o settembre). Se, invece, si devono versare delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire da agosto o settembre) direttamente nella busta paga.

Dedicato a chi ha percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati

Possono utilizzare il modello 730 i contribuenti che nel 2022 hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, redditi dei terreni e dei fabbricati, redditi di capitale, redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva (ad esempio prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente), redditi diversi (ad esempio, redditi di terreni e fabbricati situati all’estero), e alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata, come ad esempio, i redditi percepiti dagli eredi. A esclusione, però, dei redditi fondiari, d’impresa e derivanti dall’esercizio di arti e professioni.

Anche per i dipendenti senza sostituto d’imposta

Possono presentare il modello 730, anche in assenza di un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, i contribuenti che nel 2022 hanno percepito redditi di lavoro dipendente, redditi di pensione e/o alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, e che nel 2023 non hanno un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio.In questo caso nel riquadro ‘Dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio’ va barrata la casella ‘Mod. 730 dipendenti senza sostituto’.

Dal 30 aprile è online il modello precompilato

A partire dal 30 aprile, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati il modello 730 precompilato nell’area dedicata del sito internet, a cui si accede utilizzando un’identità SPID o CIE o una Carta nazionale dei servizi. Il 730 precompilato deve essere presentato entro il 30 settembre, direttamente all’Agenzia delle Entrate, al Caf, a un professionista o al sostituto d’imposta. I termini che scadono nel giorno di sabato, o in un giorno festivo, sono prorogati al primo giorno feriale successivo.