Con lo smart working il lavoro è cambiato per sempre

Dopo più di un anno di smart working i lavoratori vogliono lavorare dove e quando preferiscono. L’obiettivo per gli imprenditori non è più gestire un team che lavora da remoto, ma costruire un’esperienza lavorativa con al centro la persona. È questo il nuovo status quo: una nuova definizione dello spazio lavorativo, in cui “si lavora ovunque ci si trovi”.  Che si voglia chiamare remoto, ibrido, flessibile o dinamico, le aziende che vogliono essere competitive e attrarre talenti devono ripensare il classico posto di lavoro. È quanto emerge dalla ricerca rilasciata da Okta, dal titolo Il futuro dello smart working, condotta da Censuswide negli ultimi 14 mesi, tramite interviste a oltre 1000 dipendenti e manager italiani.

La produttività rimane la sfida principale

La produttività però rimane la sfida principale, così come la collaborazione e gli aspetti di sicurezza informatica. Le aziende devono affrontare aspetti critici inerenti infrastrutture tecniche e di sicurezza per supportare una forza lavoro distribuita geograficamente, oltre ad allestire gli uffici fisici in modo nuovo. Dalla ricerca Okta emerge una chiara certezza: nessun posto di lavoro va bene per tutti, non più. Le aziende, quindi, devono adeguarsi. Ne risulta un quadro in cui la pandemia ha rivoluzionato le dinamiche del lavoro, lontane ormai dalle otto ore lavorative trascorse in ufficio, che continueranno a evolvere anche dopo lo stato d’emergenza.

La modalità preferita dagli italiani è il lavoro ibrido

Secondo il sondaggio, solo il 22% degli intervistati italiani preferirebbe tornare in ufficio a tempo pieno, ovvero 5 giorni a settimana. La modalità preferita è il lavoro ibrido, un mix tra smart working e lavoro in presenza, scelto dal 42% (di cui il 46% uomini e il 36% donne).
Solo il 20% degli uomini italiani sarebbe felice di lavorare da casa per sempre, rispetto al 14% delle donne. Avendone la possibilità grazie allo smart working, ben il 53% dei più giovani, nella fascia 16-34 anni, si trasferirebbe altrove, percentuale che crolla al 18% sopra il 55 anni. In generale, il 62% degli impiegati italiani sceglierebbe di rimanere esattamente dov’è, di cui il 44% per rimanere vicino alla famiglia.

Una sfida considerevole in termini di sicurezza informatica

Analogamente, gli orari di lavoro tradizionali sembrano essere più apprezzati dai senior. Il 52% degli over 55 vorrebbe infatti lavorare negli orari canonici, mentre il 66% dei giovani, tra i 25 e 34 anni, preferirebbe non avere orari di lavoro fissi e la possibilità di decidere quando lavorare. Permettere alle persone di lavorare ovunque e a qualsiasi orario, tuttavia, comporta una sfida considerevole in termini di sicurezza informatica. Oggi, infatti, molte imprese italiane sono impreparate. Il 39% utilizza le sole password, e solo il 28% si affida ad altre soluzioni di sicurezza sicure, come l’autenticazione multi-fattore, e solo il 13% usa i dati biometrici. Insomma, dopo aver acceso i fari sullo smart working, la pandemia ne sta mostrando le debolezze. Ma nel rientro al lavoro post Covid ci saranno anche numerose opportunità di miglioramento. 

Web, quali sono le piattaforme e i servizi che preoccupano di più per la privacy?

I milioni di utenti del web si preoccupano per la propria privacy, come è giusto che sia. Per questa ragione, è utile scoprire quali sono le piattaforme e i servizi on line che, secondo gli utilizzatori, sono meno “sicuri” sotto questo profilo. Come sappiamo, tutte le volte che si naviga si lasciano delle impronte digitali: ecco perché configurare correttamente le impostazioni della privacy nei servizi digitali può aiutare a ridurre il numero delle proprie tracce digitali, nonché a mantenere il controllo delle proprie informazioni personali. Per rispondere a questa esigenza, Kaspersky ha analizzato i dati anonimi forniti volontariamente da Privacy Checker, un sito web che offre consigli utili sulle impostazioni della privacy per vari servizi e piattaforme Internet. Kaspersky ha controllato per quali servizi e piattaforme gli utenti hanno aperto le istruzioni per le impostazioni di sicurezza il maggior numero di volte.

Da Google ai social network

Non sorprende che gli utenti abbiamo fatto richieste di privacy in merito alle impostazioni di Google su Android (11,1%), così come per il sistema operativo Android (7,3%) o le impostazioni di WhatsApp su Android (5,9%), tra i sistemi più diffusi e utilizzati. Per quanto concerne i social, invece, gli utenti hanno visualizzato più frequentemente le pagine di sicurezza di Facebook su varie piattaforme (15,7%). Instagram è stato il secondo social network più recensito in termini di numero di richieste per le impostazioni sulla privacy: la sua quota totale è stata del 9,9%. TikTok ha ottenuto il terzo posto con una quota dell’8,1% di richieste per le impostazioni di sicurezza. Considerando che il suo pubblico attivo mensile è quattro volte inferiore a quello di Facebook i dati evidenziano che anche la privacy di TikTok è fonte di preoccupazione per gli utenti. Anche il social network russo VK è entrato nelle principali ricerche globali, con il 7,7%.

Obiettivo: ridurre l’impronta digitale

“La maggior parte delle azioni che svolgiamo quotidianamente sul web crea la nostra ‘impronta digitale’. Queste tracce possono includere l’indirizzo IP, commenti, foto e geotag, o dati biometrici ricavati da tali foto” ha spiegato Sergey Malenkovich, head of social media di Kaspersky. “Le statistiche del progetto Privacy Checker mostrano che gli utenti hanno iniziato a interessarsi attivamente alla privacy e alla sicurezza dei loro account e stanno cercando di ridurre la loro impronta ove possibile. L’elevata percentuale di richieste relative a TikTok indica sia l’interesse per la piattaforma stessa sia la preoccupazione degli utenti per alcune delle pratiche di raccolta dati della piattaforma, che sono state recentemente oggetto di discussione sui media”.

Olimpiadi di Tokyo, cosa ne pensa l’opinione pubblica mondiale?

Mentre si stanno svolgendo le Olimpiadi di Tokyo, iniziate con un anno di ritardo a causa della pandemia, Ipsos ha condotto un sondaggio fra i cittadini di 28 paesi del mondo per esplorare quale sia il sentiment rispetto all’evento ai tempi del Covid. Sono state analizzate tre aree in articolare: supporto, interesse e impatto nella società dei Giochi Olimpici. La ricerca, svolta subito prima dell’avvio dei Giochi, ha rivelato che secondo il 57% dei cittadini l’evento non avrebbe dovuto svolgersi, contro un 43% a favore. Tra i più dubbiosi spiccano i giapponesi che ospitano le Olimpiadi, infatti, il 78% è contrario rispetto al 22% a favore. Tuttavia, il 62% in tutto il mondo è d’accordo che i Giochi saranno un’importante opportunità per il mondo di riunirsi, insieme, dopo la pandemia. E gli italiani? Il 58% è a favore dello svolgimento della competizione, mentre, il 42% è in disaccordo. Le Olimpiadi possono essere considerate un momento per ritornare a essere tutti più uniti? Il 78% degli italiani non ha dubbi ed è convinto di sì, a differenza del 22% che rimane scettico.

Chi sono i fan dei Giochi e per quali discipline?

Anche se le Olimpiadi sono un grande appuntamento a livello mondale, non tutti i Paesi ne sono interessati allo stesso modo. India, Sud Africa e Cina sono le nazioni che mostrano il maggior coinvolgimento, mentre il Belgio, la Corea del Sud e il Giappone sono i meno interessati. In merito, invece, alle discipline dei Giochi quelle che conquistano le più ampie fette di fan a livello internazionale sono: il calcio con il 30%, l’atletica con il 27% e gli sport acquatici con il 22%. In Italia, cambia leggermente l’ordine delle preferenze: i nostri connazionali hanno detto l’atletica con il 32%, gli sport acquatici con il 30% e il calcio con il 26%.

Una fonte di ispirazione

Un’altra riflessione è stata fatta sull’impatto delle Olimpiadi sulla società in generale. In media, l’80% del mondo ritiene che i Giochi Olimpici ispirino le giovani generazioni a partecipare allo sport e il 65% che riuniscano il proprio Paese, ma l’opinione è divisa riguardo al fatto che ci sia troppo nazionalismo in mostra alle Olimpiadi (55% è d’accordo, il 45% non è d’accordo). Inoltre, il 67% sostiene che i fondi governativi dovrebbero essere usati a supporto degli atleti e per il 71% gli atleti dovrebbero avere la priorità nella vaccinazione contro il Covid-19.

La pandemia cambiato i business digitali, volano le app per la salute mentale

Secondo l’ultima indagine realizzata dalla piattaforma danese di recensioni Trustpilot, e anticipata dall’Adnkronos, il settore Sanità mentale & Benessere sul web registra una crescita a 3 cifre, e le richieste di terapia virtuale sono cresciute del 309%. Al contrario, il comparto online di Viaggi & Turismo è quello maggiormente penalizzato, e nel 2020 sono 900 milioni i turisti in meno. 
Insomma, la pandemia ha cambiato i business digitali, e nell’era Covid volano le app del settore salute mentale, mentre i consumatori digitali iniziano a girare le spalle al settore turismo.

Le parole più menzionate? Salute mentale, benessere o wellness

A rilevare un vero boom è Ginger, app per recuperare la salute mentale, che nel settembre 2020 registra il picco nel tasso di utilizzo, con un incremento di uso del 159% rispetto alla media pre-Covid. Secondo Trustpilot, anche l’app Doctor On Demand ha visto un aumento massiccio di pazienti che necessitavano di tele-terapia, con oltre il 50% di crescita per tutto il mese di ottobre. Trustpilot ha analizzato anche le proprie recensioni, per verificare quanto spesso venissero menzionate parole come salute mentale, benessere o wellness. E se tra agosto e novembre 2020 sono state menzionate 2.780 volte, tra novembre 2020 e febbraio 2021 sono arrivate a 4.787. Un dato ancora più esplicito nel confronto anno su anno: le stesse parole tra febbraio 2019 e febbraio 2020 erano state menzionate 3219 volte, mentre tra febbraio 2020 e febbraio 2021 il valore è più che triplicato (10.811 volte).

Crollano le recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia

Quanto a viaggi e turismo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) rileva che tra gennaio e ottobre 2020 le destinazioni di viaggio più popolari hanno accolto 900 milioni di turisti internazionali in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nello stesso periodo di tempo, anche gli arrivi internazionali sono calati di oltre il 74%. Nel marzo del 2021, la piattaforma danese di recensioni ha esaminato l’attività dei consumatori relativamente al settore del turismo. E il numero medio di recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia, è stato inferiore del 39,7% rispetto all’anno precedente. Allo stesso modo, il numero medio di recensioni relative a prodotti di viaggio rilasciate durante la pandemia è stato inferiore dell’81,8% rispetto al 2019.

C’è speranza per il futuro del turismo

“I dati raccolti da Trustpilot suggeriscono che il settore Salute & Benessere continuerà a crescere rapidamente nei prossimi mesi e che c’è speranza anche per il futuro del turismo”, commenta Claudio Ciccarelli, Country Manager di Trustpilot in Italia. 
Nella seconda estate segnata dal Covid, infatti, Ciccarelli segnala che “stiamo assistendo a un aumento della domanda nei confronti delle agenzie di viaggio a causa della confusione relativa alle regole e alle misure restrittive diverse di Paese in Paese -. Risulta, quindi, essenziale farsi trovare preparati e ricordare che, per puntare alla ripresa, bisogna assecondare i trend e le richieste dei consumatori, essendo pronti a rinnovarsi con loro”.

Startup agrifood, nel 2020 + 56% in tutto il mondo

In tutto il mondo le startup dell’agrifood crescono del 56%, e in totale raggiungono quota 1.808, un numero di imprese in netta crescita rispetto alle 1.158 giovani imprese attive tra il 2016 e il 2019. Si tratta delle aziende censite a fine 2020 dall’osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo l’osservatorio nel quinquennio il 40% delle startup ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di 7,7 milioni per round. Ovvero, 2,5 milioni in più rispetto al 2019.

Norvegia, Israle e Uganda guidano la classifica delle imprese sostenibili

A guidare l’innovazione delle startup agrifood sostenibili è la Norvegia, con 24 startup agrifood e il 58% sostenibile, poi Israele (139 startup, 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, 46% sostenibile). L’Italia si colloca solo in dodicesima posizione, con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite dall’osservatorio (29%).
Nonostante non si trovi ai “piani alti” della classifica, l’Italia presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno, contando su 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti, contro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

Dal 2016 al 2020 aumentano le soluzioni orientate agli OSS dell’ONU

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani ed è emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni”, commenta Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’osservatorio. “L’emergenza – evidenzia Paola Garrone, responsabile scientifico – non ha arrestato il fermento innovativo del settore, che nel quinquennio dal 2016 al 2020 ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Onu.

In Europa sono il 95% le ‘family farms’

A livello globale, rileva ancora la ricerca ripresa da Askanews, il 90% delle aziende di produzione agricola rientra tra le ‘family farms’, ovvero piccole realtà a conduzione familiare, mentre in Europa questo tipo di aziende è al 95%. L’osservatorio poi ha identificato tre iniziative in grado di accorciare la distanza fra produttori e consumatori lungo la filiera. La prima è la formazione dei produttori, che implica interazioni dirette fra le imprese di trasformazione e i produttori. La seconda è la condivisione dei benefici e dei rischi a monte e a valle della filiera. E la terza è la determinazione congiunta di un prezzo equo attraverso accordi specifici.

Servizi digitali, cresce la domanda. È un effetto del Covid-19

Il Covid-19 ha tradotto in pratica, nella vita di tutti i giorni, l’importanza di una connettività efficiente. E ha messo il turbo al bisogno di servizi digitali.

Tutte le prime volte (e le paure) della tecnologia

La pandemia ha spinto a sperimentare nuovi servizi digitali e, allo stesso tempo, ha reso più consapevoli dei rischi connaturati alla tecnologia. Secondo il report Digital Home Study di EY, un italiano su tre ha fatto per la prima volta una videochiamata per lavoro, contro il 20% dei francesi e il 18% dei tedeschi. La didattica online è stata una novità per il 30% degli italiani (contro il 12% della Francia e l’11% della Germania) e il 23% ha fatto ricorso per la prima volta ai servizi sanitari digitali. Cosa spiega la differenza con i dati europei?  Una condizione di partenza più arretrata, ma anche tanta voglia di sperimentare, seppur con una certa ansia. Due i principali fattori di preoccupazione: la sicurezza dei dati personali (il 37% è più preoccupato di quanto fosse prima della pandemia) e il possibile impatto negativo sulla  salute a causa dell’utilizzo eccessivo dei servizi digitali.

Tutti pazzi per lo streaming

Sin dalle prime settimane di lockdown, il traffico di dati ha fatto segnare un picco, causato soprattutto da videogiochi e da altri contenuti in streaming. Se molti utenti stavano già migrando dai canali tradizionali a quelli online, con la pandemia lo streaming è esploso. E oggi la maggioranza degli intervistati (60%, contro il 46% della Germania e il 41% della Francia) ritiene un abbonamento a un servizio di streaming più importante rispetto a quello di una pay tv.

Prezzi e pacchetti, che confusione!

Dati, velocità, assistenza: confrontare le offerte è difficile. Gli utenti lo sanno e infatti il 61% ritiene che la trasparenza nei piani tariffari sia il requisito principale quando per scegliere il fornitore di servizi di rete fissa. Seguono la velocità della rete (59%) e la qualità del supporto tecnico (44%). E poi c’è il prezzo, che diventa il fattore decisivo, visto che mediamente i consumatori non riescono a percepire le reali differenze tra i servizi offerti (un italiano su quattro non conosce la massima velocità della propria connessione). Alla ricerca dello sconto, sempre più operatori offrono diversi  servizi insieme. Già il 25% degli intervistati ha un abbonamento Internet con rete fissa e mobile, e il 49% prenderà in considerazione questa opzione. Uno su due gradisce l’abbinamento rete fissa-pay tv e  il 30% guarda a offerte che integrino pacchetti fitness-salute-benessere.

Arriva il 5G

La quinta generazione della telefonia mobile comincia ad essere percepita come un sostituto della rete domestica da una fetta rilevante di consumatori. Il 24% degli intervistati indica infatti come vantaggio principale del 5G la possibilità di utilizzarlo anche come primaria connessione Internet di casa.

Pil, previsioni positive per il 2021-22: quasi +5%

Le previsioni dell’Istat sono più che positive: nel 2021-22 il Pil potrebbe sfiorare il 5%. L’economia italiana sembra quindi essere in ripresa, e si prepara a mettere a segno un rialzo del Pil migliore di tutte le stime finora diffuse da Governo, Commissione europea, e le ultime da Bankitalia, Ocse e Fmi. L’Istituto di statistica per l’anno in corso prevede, infatti, una crescita sostenuta del Prodotto interno lordo, indicando un aumento del +4,7%, e nel 2022 del +4,4%. Ancora più positive le previsioni di Fitch, che quest’anno stima un Pil in crescita del 4,8%, sostenuto da una “forte ripresa nella seconda metà dell’anno”. Per il 2022 l’agenzia di rating, che conferma la valutazione BBB, con outlook stabile, stima un +4,3%. Si tratta, in ogni caso, di un deciso rialzo, dopo il crollo del -8,9% registrato nel 2020, l’anno segnato dall’esplodere della pandemia, e a livello produttivo, dalle chiusure del lockdown primaverile.

Il processo di ripresa dell’attività economica si consolida con intensità crescente

Lo scenario delineato dall’Istat “incorpora gli effetti della progressiva introduzione” degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I rischi associati allo scenario sono invece legati “all’effettiva capacità di realizzazione delle misure programmate e all’evoluzione dell’emergenza sanitaria”. L’Istituto prevede il “consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi”, una fase espansiva che si estenderà dopo il marginale miglioramento del primo trimestre dell’anno, pari al +0,1% rispetto al trimestre precedente.

Risalita della domanda interna e spesa delle famiglie determinano l’aumento

Stessa crescita indicata dall’Ocse nelle ultime prospettive economiche, mentre nelle previsioni della Commissione Ue il Pil si ferma al +4,2%, e per il Fondo monetario al +4,3%. A prospettare un possibile miglioramento è stato lo stesso governo, e recentemente anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha espresso fiducia, e nelle considerazioni finali ha sostenuto come il rialzo del Pil nella media dell’anno “potrebbe superare il 4%”. Un aumento nel biennio che, come segnala l’Istat, sarà determinato dalla risalita della domanda interna, trainata dalla “decisa accelerazione” degli investimenti, per i quali quest’anno si prevede un balzo del 10,9% e poi dell’8,7%, e dalla spesa delle famiglie, con i consumi in aumento del 3,6% e del 4,7% l’anno prossimo.

L’evoluzione dell’occupazione in linea con quella del Pil

Parallelamente recupera il mercato del lavoro: l’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula (Unità di lavoro), secondo l’Istat, sarà in linea con quella del Pil, con un’accelerazione nel 2021 del +4,5% e un aumento nel 2022 del +4,1%. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, con un aumento quest’anno al 9,8%, dopo il 9,2% del 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto poi in lieve calo nel 2022 al 9,6%. Con gli ultimi dati di aprile, riferisce Ansa, si è inoltre segnato un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a inizio anno, ma sono ancora 800 mila gli occupati in meno rispetto al periodo pre-Covid.

Cresce la fiducia di imprese e famiglie. L’indice torna ai livelli pre-Covid

A maggio l’indice di fiducia dei consumatori italiani si avvicina al livello di febbraio 2020, segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo i dati Istat sull’indice della fiducia di imprese e consumatori nel mese di maggio il clima delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. L’indice dei consumatori invece sale dai 102,3 punti di aprile ai 110,6 di maggio, con un miglioramento di tutte le componenti, a partire dalle opinioni sulla situazione economica del Paese, mentre l’indice composito delle imprese sale da 97,9 a 106,7.

Progressi diffusi a tutti i comparti industriali

Per quanto riguarda i consumatori, la nota rilasciata dall’Istat evidenzia “il balzo verso l’alto del clima economico (da 91,6 a 116,2) e di quello futuro (da 109,6 a 122,5), mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 105,9 a 108,7 e da 97,4 a 102,6, rispettivamente)”.
Anche per le imprese, i progressi sono diffusi a tutti i comparti osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 106,0 a 110,2 e nelle costruzioni da 148,5 a 153,9. Nei servizi di mercato c’è poi un aumento accentuato dell’indice, che sale da 87,6 a 98,4, mentre nel commercio al dettaglio l’incremento è meno ampio (da 96,0 a 99,3).

Miglioramento più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati

A maggio migliorano poi tutte le componenti dell’indice di fiducia nell’industria manifatturiera e in quella delle costruzioni. L’Istat segnala infatti “una netta crescita della fiducia nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo nel comparto manifatturiero, per quanto attiene alle costruzioni, il miglioramento della fiducia è più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati”. Anche per i servizi di mercato, riporta Ansa, il saldo di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita.

Intensità diverse per i circuiti distributivi

“La fiducia migliora in modo rilevante nel settore del turismo e in quello del trasporto e magazzinaggio – conferma la nota dell’Istat -. Nel commercio al dettaglio, migliorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite mentre le scorte sono giudicate in accumulo. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, il miglioramento della fiducia è diffuso a entrambe le componenti, ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è moderato (l’indice sale da 101,4 a 102,6), mentre nella distribuzione tradizionale è pronunciato (l’indice passa da 83,1 a 92,1)”.

Abbellire casa con i complementi d’arredo

Abbellire ogni ambiente di casa con i complementi d’arredo più belli è un’opportunità che può donare alla tua casa un tocco di eleganza e personalità, per questo non devi trascurarla. I complementi più belli possono infatti arricchire il living così come la cucina, le camere da letto e la zona bagno: in questo arduo compito, va considerata anche la tonalità del colore, tenendo a mente che questo dovrebbe fornire una sensazione di comfort, spaziosità e relax.

L’eleganza chiaramente non è nella quantità di elementi decorativi che inseriamo, ma nella disposizione di ciascuno di essi e nel loro corretto utilizzo.

In che modo i complementi arricchiscono un ambiente?

Anche se è vero che i complementi non sono essenziali o vitali, essi contribuiscono a donare calore all’ambiente e uno stile particolare. Questi piccoli dettagli aggiungono anche spaziosità e armonia, concorrendo a creare un ambiente sempre più piacevole da vivere. Il nuovo stile della stanza dovrebbe regalare una sensazione di ordine e comfort, con la possibilità di far combinare tra loro diversi elementi che nascono dalla necessità di raggiungere l’effetto cromatico e la bellezza desiderata.

Ci sono molte opzioni a nostra disposizione per quel che riguarda complementi ed elementi decorativi, e questi possono consentirti di trasformare ogni spazio di casa in quello che hai sempre sognato, per la gioia dei tuoi cari e delle persone che ricevi.

Le soluzioni più creative

Tra le soluzioni più creative e dal sicuro impatto estetico vi sono sicuramente lampade di design, tappeti pregiati e quadri, nonché poltrone eleganti e tavoli di design. Certamente la scelta va fatta anche in funzione del modo in cui i singoli complementi sono in grado di adattarsi al contesto in cui desideri inserirli, per questo fai bene a considerare sempre aspetti quali colori, toni, forme e dimensioni prima di prendere una decisione definitiva.

I buoni propositi per il 2021 per i Ciso

Anche per i responsabili della sicurezza informatica (Ciso) è giunto il momento di riflettere sull’anno appena trascorso e ripromettersi di migliorare durante quello che verrà. Anche per loro infatti il 2020 è stato un anno di straordinaria rottura. “Fare propositi per il 2021 potrebbe sembrare sciocco – afferma Ali Neil, director of International Security Solutions Verizon -. Ma non c’è nulla di male nel fissare alcuni obiettivi che possano rendere un’organizzazione più sicura, far sentire un team più connesso e coinvolto e rendere più tranquillo un Ciso”. Ecco, quindi, otto suggerimenti utili per poter affrontare al meglio il 2021.

Accelerare il rilevamento delle minacce e aggiornare il piano di risposta agli incidenti

Secondo Verizon quasi il 28% delle violazioni richiede anche mesi per essere scoperto. Per il 2021 il primo consiglio di Verizon è quindi di puntare sugli strumenti di sicurezza di nuova generazione, come quelli basati sul machine learning che migliorano i tradizionali sistemi di rilevamento e prevenzione delle violazioni, riporta Adnkronos. Ottimizzare l’utilizzo delle informazioni disponibili, è il secondo consiglio: la mancata gestione della quantità di informazioni derivanti dalla threat intelligence può trasformarsi in un vero e proprio boomerang. Il terzo consiglio per i 2021 però è anche quello di aggiornare e testare il piano aziendale di risposta agli incidenti, e discutere delle procedure di risposta a eventuali attacchi ransomware prima di subirli.

Rivedere la sicurezza in un’ottica ‘as a service’ e coinvolgere gli stakeholder della security

Con la progressiva trasformazione della sicurezza in un servizio, è giunto il momento di rivedere le opzioni di outsourcing. Magari esternalizzando alcuni servizi gestibili in cloud, consiglia ancora Verizon. Rendere il coinvolgimento dei dipendenti, poi, è una priorità. Per il 2021 il quinto consiglio di Verizon ai Ciso è di collaborare con i dipartimenti HR per sviluppare piani di engagement concreti per i propri team. Sesto consiglio: identificare gli stakeholder chiave all’interno dell’azienda, fornire loro i dati relativi alla sicurezza e scoprire di più sulle attività del team di security sarà molto importante nel 2021. Così come sarà fondamentale che gli stakeholder interni comprendano il valore del coinvolgimento dei team di security fin dalla prima fase della pianificazione strategica.

Puntare sulla varietà, ma di tanto in tanto, staccare

La varietà permette di costruire gruppi di lavoro agili, creativi, efficaci e appassionati. Per il 2021 il settimo consiglio è quindi di considerare come le competenze e le esperienze non legate alla sicurezza It possano aiutare a risolvere anche le sfide di security. Ma la security somiglia più a una maratona che a uno sprint, e l’esaurimento è particolarmente frequente tra i responsabili della sicurezza. Allontanarsi dalle pressioni quotidiane per trascorrere del tempo con la famiglia o gli amici è l’ultimo consiglio di Verizon ai Ciso. E se all’interno del team di security non c’è nessuno abbastanza qualificato da sopperire per qualche giorno all’assenza del responsabile, forse è opportuno rivedere le pratiche di assunzione e di sviluppo professionale.