Audiolibri sempre più ascoltati: in Italia più di 3 al mese

In Italia in media si ascoltano 3,2 audiolibri al mese. L’audiolibro più ascoltato? “L’anniversario” di Andrea Bajani, vincitore del Premio Strega. I generi preferiti’ Thriller e mistero.
Emerge dai dati della ricerca Audible Compass: nel 2025 il 73% degli intervistati in Italia, Francia, Germania e Spagna ha ascoltato contenuti audio, e quasi 6 su 10 hanno aumentato la frequenza di ascolto rispetto al 2024.

Il motivo? Ascoltare audiolibri rilassa (70%) e aiuta a non pensare alle preoccupazioni quotidiane (68%) contribuendo a migliorare la salute mentale (60%).
Insomma, si preme play e ci si lascia trasportare dalle storie in cuffia in base al genere (86%), al tema (83%) e alla voce narrante (82%).

Intrattenimento e conoscenza di cose nuove

Le preferenze generali si concentrano sui titoli di mistero e thriller (44%), seguiti da fantasy e fantascienza (40%), crime e romance (entrambi al 37%) e commedia (36%).
L’Italia è l’unico Paese dove l’ascolto di narrativa letteraria è pari a quello di thriller e mistero (entrambi 46%).

Per oltre il 90% degli intervistati gli audiolibri sono una forma di intrattenimento di qualità e un buon alleato del relax quotidiano. Ancora, il 90% ritiene che siano un buon modo per imparare cose nuove.
In generale, si ascolta per lo più a casa (72% vs 45% fuori casa). In Germania e Spagna lo si fa per addormentarsi (34%, 25%), in Francia perché è un valido intrattenimento lontano dagli schermi (24%) e in Italia l’ascolto accompagna tutta la giornata (25%).

Più audio più libri: l’ascolto alimenta la lettura

In Italia più che altrove chi ha ascoltato un audiolibro negli ultimi dodici mesi ha letto anche almeno un libro (86%, Spagna 85%, Germania 78%, Francia 72%).
E non solo chi ascolta legge, ma spesso legge di più. Per 7  intervistati su 10 gli audiolibri incrementano la lettura dei libri, sia cartacei sia digitali.

Dopo aver ascoltato un audiolibro, la maggior parte degli intervistati (66%) si reca infatti in libreria per acquistare la versione cartacea del titolo. Tanto che per l’87% (Spagna 94%) l’ascolto è finalizzato a conoscere titoli e generi altrimenti non letti.

Affezionarsi alla voce narrante

Parallelamente, chi ascolta audiolibri si dimostra attivo anche su altri formati culturali. L’84% guarda film e serie tv in streaming, l’81% fruisce di social network in video, il 70% ascolta podcast e il 43% serie audio.
Il 79% poi dichiara di aver ascoltato un contenuto audio perché lo aveva apprezzato precedentemente in un altro formato: serie tv, film o graphic novel.

Quasi 1 su 2 afferma, inoltre, di provare un senso di amicizia nei confronti dei narratori o degli host preferiti. E tra i genitori italiani con figli sotto i 18 anni, l’ascolto viene percepito come un supporto prezioso per l’intrattenimento (44%), l’educazione (38%), il tempo lontano dallo schermo (36%) e l’arricchimento del vocabolario (35%).

Estate e salute: in valigia gli italiani mettono un kit di automedicazione 

A confermarlo è l’indagine che Human Highway ha realizzato per Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione parte di Federchimica: per gli italiani il kit di automedicazione è un alleato fondamentale da portare in vacanza.
Si tratta di una consuetudine sempre più diffusa, che cresce soprattutto tra le donne e tra gli over 55, le due categorie più attente al benessere anche lontano da casa. 

Con l’arrivo dell’estate e la voglia di partire per le ferie gli italiani non dimenticano di mettere in valigia il necessario per non trovarsi impreparati a gestire piccoli problemi di salute.
Tanto che sono 9 italiani su 10, il 90%, a preparare un kit con almeno un farmaco da banco prima di partire.

Antidolorifici, antinfiammatori, farmaci gastrointestinali e antipiretici

Secondo i dati della ricerca nella valigia dei villeggianti italiani si trovano in media 2,8 farmaci da banco, un numero inferiore ai 3 farmaci nelle valigie dei residenti nel Nord Italia, tra le donne e tra chi ha più di 55 anni.

I dati raccolti dalla ricerca restituiscono poi una fotografia chiara delle abitudini di automedicazione in vacanza. Tra i prodotti più comuni nei kit estivi spiccano antidolorifici e antinfiammatori, scelti da quasi due italiani su tre (65%), con un picco del 75% tra le donne, i farmaci gastrointestinali, presenti nel 48% dei kit, soprattutto in quelli degli over 55, e gli antipiretici, scelti dal 43% dei vacanzieri, in particolare, da donne e over 55.

C’è chi utilizza un set predefinito e chi lo adatta alla destinazione

Inoltre, nei bagagli gli italiani mettono anche antistaminici e antipruriginosi, considerati indispensabili dal 32% degli intervistati, disinfettanti e prodotti contro le scottature solari, presenti nel kit di circa un italiano su tre, oltre a farmaci contro il mal di gola, portati dal 17%, e i rimedi per la cinetosi (mal d’auto o mal di mare), fondamentali per chi ne soffre, anche se solo il 13% li include.

Le scelte non sono casuali. Il 37% degli italiani personalizza il proprio kit in base a esperienze passate, mentre il 34% utilizza sempre lo stesso set predefinito.
Un altro 29%, poi, adatta i farmaci alla destinazione del viaggio, e il 20% tiene conto anche della durata della vacanza.

Come e dove conservare i farmaci quando fa caldo?

Assosalute accompagna i risultati della ricerca con un vademecum per la preparazione del kit di automedicazione, sottolineando l’importanza di scegliere i medicinali in base alla meta e alle esigenze personali, ma sempre con il supporto del farmacista o del medico.

Un aspetto fondamentale è anche una corretta conservazione dei farmaci in estate. Assosalute consiglia infatti di evitare temperature elevate e preferire contenitori termici rigidi. E se si viaggia in aereo è meglio tenere i farmaci all’interno del bagaglio a mano.

Black Friday: il 77% degli italiani non sa resistere alle offerte

Lo rileva una ricerca di Honor: il 77% degli italiani non sa resistere alle offerte del Black Friday.
La metà degli intervistati aspetta con ansia il momento del ‘venerdì nero’, tuttavia, gli italiani sembrano vivere male il periodo del Black Friday.

Questo entusiasmo porta infatti molti a voler adottare strategie ‘creative’, come l’utilizzo di più indirizzi e-mail per massimizzare i codici sconto e le offerte. In particolare, il 43% ammette di possedere tre o più indirizzi e-mail nel tentativo di accaparrarsi le offerte più vantaggiose, trascorrendo in media quasi 3 ore di navigazione tra i siti.
E il 51%, ad esempio, utilizza fino a 4 schede di navigazione nella ricerca delle offerte migliori. Ma alla fine, sopraffatti dalle tante promozioni, spesso si lascino sfuggire tanti buoni affari.

I trucchi per semplificare i processi di acquisto

Sebbene in molti facciano acquisti durante il Black Friday e il Cyber Monday, solo il 35% pianifica gli acquisti in anticipo, mentre il 17% utilizza siti di comparazione prezzi per assicurarsi le offerte migliori.
Ma a molti acquirenti sfuggono alcuni trucchi fondamentali che potrebbero semplificare i processi di acquisto.

Ad esempio, meno del 10% crea in anticipo account presso i principali rivenditori, un modo sicuro per semplificare il processo di checkout quando le offerte vengono lanciate.
E solo il 15% rimane sveglio fino a mezzanotte per accaparrarsi gli sconti anticipati, una strategia che consente di evitare di perdere gli articoli più popolari che si esauriscono rapidamente. 

Il supporto della tecnologia è fondamentale

Tutti questi accorgimenti da soli però non sono sufficienti. È fondamentale assicurarsi che la tecnologia sia pronta a supportare gli utenti nella ricerca al miglior affare. Al contrario, quasi la metà degli intervistati segnala un crash del dispositivo durante la ricerca delle offerte, mentre uno su sei ha problemi di lentezza dei dispositivi.

“Gli acquirenti spesso si sentono sopraffatti dalla mole di offerte, ritrovandosi con un numero spropositato di promozioni che richiedono una grande quantità di tempo e pazienza per essere visionati – dichiara Roger Liyun, General Manager di Honor Italia -. Inoltre, quando si tratta di trovare le migliori offerte durante il Black Friday, avere device in grado di supportarci è fondamentale”. 

Come accaparrarsi l’affare migliore

Come accaparrarsi i migliori sconti? Ad esempio, la ricerca di offerte è più facile con Magic Portal di Honor Magic V3, la funzione dotata di AI che anticipa le intenzioni e le esigenze degli acquirenti, poiché in grado di rilevare quando si sta navigando sul web per trovare i migliori sconti, fornendo un accesso rapido a più app/siti di vendita al dettaglio.

Nel 2023 sono 36 milioni i bagagli smarriti: polizze +10%

L’assicurazione smarrimento bagagli tutela l’assicurato in caso di smarrimento, danneggiamento o ritardata consegna delle valigie da parte del vettore aereo, o furto delle stesse durante la vacanza. Normalmente, viene proposta come estensione della tradizionale polizza viaggio.

Secondo l’analisi di Facile.it a giugno 2024 la richiesta di questi prodotti assicurativi è aumentata del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Probabilmente, perché nel 2023 sono state smarrite, danneggiate o consegnate in ritardo ai viaggiatori italiani più di 36 milioni di valigie. Non sorprende, quindi, che anche in Italia sempre più vacanzieri cerchino di tutelarsi con una polizza viaggio.

Non tutte le assicurazioni coprono lo smartphone


Nel caso di smarrimento definitivo o furto, la polizza rimborsa, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti.
Alcune assicurazioni però non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere, altre, invece, applicano massimali ridotti.
Denaro contante, assegni e oggetti d’arte normalmente non vengono rimborsati. E se la valigia conteneva anche documenti come passaporto, carta di identità o patente, nella maggior parte dei casi l’assicurazione viaggio fornisce un contributo economico per rifarli.

Se il sinistro è stato causato dal vettore e questi risarcisce, l’assicurato è indennizzato dalla propria società assicurativa solo dopo aver dedotto l’importo liquidato dalla compagnia aerea.

Non solo borse o valigie

Nel caso di bagaglio consegnato in ritardo, invece, l’assicurazione rimborsa all’assicurato le spese sostenute per acquisti di beni di prima necessità.

Attenzione, perché la definizione di ritardo può variare da compagnia a compagnia, ma normalmente devono trascorrere almeno 12 ore dall’orario di arrivo previsto.
Le polizze smarrimento bagagli non coprono mai i danni agevolati da dolo o colpa grave dell’assicurato, ovvero, nel caso in cui gli oggetti vengano lasciati incustoditi in qualsiasi momento, in caso di dimenticanza, incuria o perdita da parte dell’assicurato.
La garanzia è inoltre operante non solo per valigie e borse, ma anche, ad esempio, per carrozzine e passeggini

Quanto costa assicurarsi?

Per quanto riguarda i prezzi, una polizza viaggio con garanzia smarrimento bagagli costa, in media, 45 euro per una settimana di viaggio in Europa.
“Quando compriamo un biglietto aereo capita che il vettore stesso ci proponga la propria polizza viaggio – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it -. Si tratta, a tutti gli effetti, di coperture offerte da compagnie assicurative e quindi, in termini di affidabilità, sono al pari delle soluzioni acquistabili direttamente sul mercato, ma attenzione perché spesso forniscono una copertura meno ampia, sia in termini di garanzie sia in termini di personalizzazione sia di massimali. Il consiglio, prima di scegliere, è capire quali sono le proprie esigenze, e sulla base di queste confrontare l’offerta di diverse compagnie assicurative per identificare la soluzione più adatta”.

Comfort drink: gli italiani non rinunciano al loro analcolico preferito 

Per il 61,8% degli italiani concedersi un momento in compagnia della bevanda analcolica preferita genera relax e appagamento. Per oltre 7 italiani su 10 le bevande analcoliche sono associate a momenti di socialità (73%) e convivialità (74%), e facilitano momenti di confronto e relazione (56,5%).

Quasi un italiano su due (46%) ricerca nelle bevande analcoliche un comfort drink, da concedersi quando ha bisogno di sentirsi appagato o semplicemente di ‘staccare’ per qualche minuto dagli impegni quotidiani, senza ‘sensi di colpa’ né misure restrittive per controllare il consumo.
È quanto emerge dalla ricerca ‘Bevande analcoliche come Comfort Food: il valore, il significato e le emozioni’, effettuata da Euromedia Research per Assobibe.

Non è solo una questione di gusto

“In una quotidianità complicata, in cui ognuno cerca di seguire i propri impegni, sapersi ritagliare un attimo di relax per staccare da tutto e da tutti rappresenta un momento cruciale – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research -. Le bevande analcoliche si inseriscono in questo contesto individuale e rappresentano una parte fondamentale di questa coccola. Un momento personale o in condivisione che genera piacere e appagamento e dove la complementarietà tra bevande analcoliche, l’attimo, il bicchiere, lo stato d’animo e tutto il contesto rappresenta il fattore ‘C’ o fattore comfort. Non esiste quindi solo una questione di gusto e sapori, ma emerge un mondo di sensazioni che racchiudono un importante valore edonistico a cui si giunge attraverso un ‘rituale’.

Un plus da consumare in qualsiasi momento

Non a caso, il 7,5% del campione le consuma durante l’aperitivo, di questi il 16,5% sono giovani di età compresa tra 18-30 anni,per i quali la possibilità di godere di un momento di piacere ‘analcolico’ rappresenta un plus, perché possono essere consumate in qualsiasi momento.

“Siamo di fronte, dunque, a una consuetudine che fa parte della nostra tradizione, anche se i consumi sono molto calati negli ultimi anni – sottolinea Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Se si chiede poi alle persone cosa rappresentino per loro le bibite analcoliche, le risposte evocano suggestioni come ‘festa’, ‘socialità’, ‘ricordi’. Bere bibite analcoliche diventa quindi un’esperienza, che oltre a coinvolgere i sensi, abbraccia le nostre emozioni più profonde”.

No alla Sugar tax sulle bibite! 

Per il 57% degli intervistati le bevande analcoliche possono essere consumate scegliendo tra le varianti più adatte al proprio stile di vita, come le proposte ‘zero’ (zucchero, caffeina, ecc.). Di questo parere sono soprattutto i giovani di età compresa tra 18-30 anni (69%).

La maggior parte degli italiani non considera il consumo moderato di bevande analcoliche un rischio per la salute, e il 56,7%, che sale al 60% per la Generazione Z, non ritiene necessarie tassazioni o restrizioni per limitare il consumo di bevande analcoliche.
Una percentuale ancora maggiore, superiore al 58%, è convinta che l’introduzione di una Sugar tax sulle sole bevande analcoliche non rappresenti un modo efficace per modificare le scelte di consumo e non ne condivide l’applicazione.

Rc auto: nel 2024 rincari in arrivo per oltre 765.000 automobilisti 

Secondo i dati dell’Osservatorio di Facile.it a dicembre 2023 per assicurare un veicolo a quattro ruote in Italia occorrevano, in media, 618,55 euro, vale a dire il 35% in più rispetto a dodici mesi prima.

Brutte notizie quindi per agli oltre 765.000 automobilisti italiani che a causa di un sinistro con colpa dichiarato nel 2023 quest’anno vedranno peggiorare la propria classe di merito, con relativo aumento del costo dell’Rc.
“L’inflazione, che nel nostro Paese rimane ancora su livelli elevati, gioca un ruolo chiave sia sul costo di riparazione delle auto sia sul costo medio dei sinistri, fattori che inevitabilmente pesano sull’aumento delle tariffe”, spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it.
Insomma, le tariffe Rc auto continuano a crescere, con effetti negativi anche sugli automobilisti virtuosi.

Il 2,33% nel 2023 ha dichiarato un sinistro con colpa

Dall’analisi del comparatore, realizzata su un campione di oltre 800.000 preventivi raccolti su Facile.it tra novembre e dicembre 2023, emerge però che la quota di guidatori colpiti dai rincari a causa di un sinistro con colpa rispetto allo scorso anno è in calo del 7%.
E se a livello nazionale la percentuale di automobilisti che nel 2023 hanno dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,33%, guardando al campione su base regionale emergono differenze significative.

Biella è la provincia meno virtuosa

Scorrendo la graduatoria delle aree in cui si è registrato percentualmente il maggior numero di denunce di incidenti con colpa, al primo posto si posiziona la Toscana, dove il 3,02% degli automobilisti vedrà quest’anno aumentare il premio dell’Rc auto.

Seguono i guidatori di Liguria (2,89%) e Sardegna (2,76%). Le percentuali più basse, invece, sono state rilevate in Trentino-Alto Adige (1,57%), Basilicata (1,78%) e Friuli-Venezia Giulia (1,82%).
Se si limita l’analisi alle province italiane, Biella (4,28%) è quella con la maggiore percentuale di sinistri con colpa denunciati, davanti a Massa-Carrara (4,27%) e Cagliari (3,58%). Belluno e Vibo Valentia quelle invece con meno ricorsi alle assicurazioni (entrambe 1,15%), seguite da Pordenone (1,36%).

Occhio agli agenti di commercio al volante!

Fra gli uomini la percentuale di chi ha dichiarato un sinistro con colpa è pari al 2,16%, valore più basso rispetto a quello rilevato tra le donne (2,62%).
Quanto al profilo anagrafico, gli automobilisti appartenenti alla fascia 35-44 anni e 19-21 anni sono quelli che hanno denunciato il minor numero di incidenti con colpa. Tra loro, la percentuale di chi vedrà peggiorare la propria classe di merito è pari rispettivamente solo all’1,98 e all’1,99%.

I 25-34enni sono invece il 2,15%, e gli over 65 hanno registrato la percentuale più alta (2,80%).
Gli agenti di commercio sono poi risultati coloro che in percentuale hanno dichiarato con più frequenza un sinistro con colpa (3,55%), e che quindi vedranno aumentare il premio Rc auto. Seguono i pensionati (2,83%) e i liberi professionisti (2,66%).

Caro vita, così gli italiani vanno a caccia di offerte e promozioni

Il costo della vita continua ad aumentare di mese in mese, influenzando inevitabilmente le scelte degli italiani in fatto di spesa. Cosa accade? Succede che i nostro connazionali rivedono le loro abitudini in fatto di consumi e a cercano sconti e promozioni per proteggere il loro potere d’acquisto.
Questa tendenza emerge chiaramente dai dati raccolti dall’Osservatorio Shopping di DoveConviene, un’app che semplifica lo shopping e aiuta le persone a risparmiare tempo e denaro. 

La ricerca di promozioni segna un +13%

Nel corso del 2023, le ricerche di promozioni da parte dei consumatori sono aumentate del 13% rispetto all’anno precedente, confermando un movimento in crescita costante. Questo comportamento è “esploso” a partire dal 2020, e nel 2022 aveva già registrato un aumento del 24% nelle ricerche di sconti e promozioni rispetto al 2021.
Tra le categorie che hanno registrato la crescita maggiore, ci sono i prodotti per la cura della casa e della persona, che sono aumentati del 33% rispetto al 2022. Ma sono gettonatissimi anche gli articoli per animali domestici, con un incremento del 44%. Si tratta del chiaro segnale, da parte dei proprietari di pets, di trovare soluzioni economiche per prendersi cura dei loro amici a quattro zampe, senza però comprometterne la salute e la qualità della vita.

Richiestissimi gli sconti per gli alimentari

In questo contesto, non sorprende che i prodotti alimentari e le bevande continuino a essere molto richiesti, registrando un aumento del 29% nelle ricerche nel 2023. Acqua, birra e latte sono ancora una volta tra i prodotti in offerta più cercati dagli italiani. Tuttavia, si nota un notevole aumento nelle ricerche di olio extravergine di oliva (+230%), zucchero (+221%), legumi (+98%) e caffè (+72%).

Convenienza e sostenibilità 

In un contesto economico segnato dall’inflazione e dalla pressione sui consumi, la protezione del potere d’acquisto è diventata una priorità per i consumatori. Sempre più persone stanno rivedendo le loro abitudini di consumo e stanno cercando sconti e offerte.
L’aumento delle ricerche di promozioni, iniziato nel 2020, dimostra quanto queste siano diventate fondamentali nella lotta contro l’aumento dei prezzi. Inoltre, si osserva una maggiore attenzione da parte dei consumatori alla sostenibilità e alle politiche di contrasto agli sprechi alimentari, promosse da molte catene di distribuzione.

Pianificare per risparmiare

Marco Durante, Global VP Sales e Marketing Italia di ShopFully, ha commentato questa tendenza sottolineando l’importanza della pianificazione degli acquisti mirati, anziché dell’accumulo di prodotti in offerta. Questo cambiamento nelle abitudini di consumo è influenzato anche dalla crescente sensibilità dei consumatori alla sostenibilità e alla lotta agli sprechi alimentari.
La ricerca online è diventata un passo essenziale nel processo di acquisto, consentendo ai consumatori di trovare le migliori offerte e fare scelte oculate.

Inflazione: pane, pasta, verdura e carne al top dei prodotti più “salati”

Quali sono i prodotti alimentari che in Italia nel 2022 hanno visto un maggiore aumento dei prezzi? Se a causa dell’inflazione l’anno scorso una famiglia ha speso in media 513 euro in più rispetto al 2021, a vincere la classifica dei rincari sono pane, pasta, farina e riso, con una spesa aggiuntiva di 100 euro rispetto al 2021, e a fronte di un’inflazione media del 10,9%. A elaborare i dati Istat è l’Unione Nazionale Consumatori, che rileva come siano pane fresco e confezionato e pasta fresca, secca e i preparati di pasta, a svuotare le tasche degli italiani: una ‘mazzata’ rispettivamente di 29 e 24 euro. 
Al secondo posto si piazzano i vegetali, che con un’inflazione del +11,8%, costano mediamente 92 euro in più a famiglia, e al terzo le carni, con una stangata di 87 euro (+7,2%). Il pollame, in particolare, segna un +13,4% per 31 euro in più di spesa.

Aumentano latte, frutta, olio, zucchero 

Appena giù dal podio, latte, formaggi e uova (+9,5%, 69 euro), poi pesci e prodotti ittici (+7,7%, 40 euro), al sesto posto la frutta (+7,1%, 36 euro), a cui seguono oli e grassi (+18%, 31 euro), con l’olio diverso da quello di oliva che spicca il volo con un +51,6% rispetto al 2021, pari a 13 euro. All’ottavo posto acque minerali e bevande analcoliche (+8,7%, +23 euro) e al nono zucchero, confetture e miele (+7,3%, +16 euro). Chiudono la top ten gli ‘Altri prodotti alimentari’, come salse, piatti pronti, alimenti per bimbi, integratori alimentari e caffè, tè e cacao, entrambi con un incremento di spesa pari a 9 euro rispetto al 2021 e un’inflazione, rispettivamente, del 6,5% e del 5,2%.

La top ten dei rincari alimentari 

In termini di inflazione per la top ten 2022 dei prodotti alimentari e le bevande analcoliche vince l’olio diverso da quello di oliva (+51,6%), medaglia d’argento al burro, con un +28,2%, e sul gradino più basso del podio, lo zucchero (+19%). In quarta posizione la farina (+18,5%), poi il riso (+17,9%), la margarina (+17,8%). In settima posizione la pasta (+17,3%), seguita dal latte conservato (+16,5%), e i vegetali freschi (+14,3%). Chiude la top degli aumenti dei prezzi il pollame, con un +13,4%.

Energia elettrica, voli internazionali, gas di città sul podio dei beni più cari

Per la top ten 2022 dei prodotti non alimentari, riporta Adnkronos, al 1° posto si posiziona l’energia elettrica, con un ‘astronomico’ +110,4%. Al 2° posto i voli internazionali, che nel 2022 volano dell’85,9% rispetto all’anno precedente. Medaglia di bronzo per il gas di città, con un +73,7%, e appena sotto il podio, al 4° posto, il gasolio per riscaldamento (+38,4%), seguito da Gpl e metano (+33,3%) e gasolio per mezzi di trasporto (+22,1%).

I prezzi aumentano, ma con la sicurezza alimentare non si scherza

Il monito arriva dalla Coldiretti, a seguito del rapporto che evidenzia quanto peseranno sui bilanci delle famiglie italiane – circa 9 miliardi di euro – gli aumenti della spesa alimentare. Rincari dovuti sostanzialmente alla crisi in Ucraina e all’aumento dell’inflazione, a cui poi si è aggiunta pure la siccità. Per far fronte alla carenza di diverse materie prime, il nostro paese deve acquistare prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali. Le importazioni sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. La situazione è pesante soprattutto sul fronte dei cereali a causa – spiega Coldiretti – dei contraccolpi della crisi globale scatenate dal conflitto in Ucraina con le importazioni di mais che sono aumentate in valore addirittura del 66%, spinte dai rincari e dalle speculazioni, e quelle di grano tenero per il pane sono cresciute della stessa percentuale – sottolinea Coldiretti -, mentre per l’olio di girasole si arriva al +83%. Ma crescono anche le importazioni di olio di palma (+35%), favorite dal fatto che in Italia viene ora consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati, mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori.

Sei volte più pericolosi di quelli Made in Italy

Il problema è che i cibi e le bevande stranieri sono sei volte più pericolosi di quelli Made in Italy con il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari che è stato pari al 5,6% rispetto alla media Ue dell’1,3% e ad appena lo 0,9% dell’Italia, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Efsa. Deve dunque preoccupare il rischioso tentativo di strumentalizzare gli effetti della guerra per ridurre le garanzie qualitative e di sicurezza degli alimenti ma anche la trasparenza dell’informazione ai consumatori, con la richiesta di deroghe alla legislazione vigente, dall’innalzamento dei limiti massimi ai residui chimici presenti negli alimenti introdotta in Spagna per alcuni principi attivi alla richiesta di utilizzo degli ogm non autorizzati, fino alla possibilità di utilizzare olio di palma in sostituzione di quello di girasole senza indicarlo esplicitamente in etichetta, concessa con una circolare dal Ministero dello Sviluppo economico in Italia.

Stesso standard per tutti i prodotti

“In un momento delicato per il Paese, tra guerra, siccità e incertezza politica, l’Italia non può accettare passi indietro sulla sicurezza alimentare che mettono a rischio la salute dei consumatori ma anche la competitività del Made in Italy” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Ma bisogna anche fermare ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo quindi “No” ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore”.

Il mercato italiano del pet ha il segno “+”

A detenere saldamente il ruolo di protagonista nel mercato italiano dei piccoli animali è sempre l’alimentazione di gatti e cani, nonché la componente più rilevante del pet food italiano. È questo uno dei dati emersi dal Rapporto Assalco-Zoomark 2022 sull’andamento del mercato del pet in Italia. Giunto alla quindicesima edizione, il Rapporto fotografa l’evoluzione del mercato dell’alimentazione e della cura degli animali da compagnia in Italia. E ne conferma una crescita inarrestabile.
Nel periodo 2007-2021 il mercato italiano dei prodotti per l’alimentazione di cani e gatti ha infatti più che raddoppiato il fatturato, passando da 1.163 a 2.533 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo delle vendite a valore del +5,7%.

Adozioni e famiglie acquirenti

Secondo i dati IRI, rispetto al 2020, l’incremento del fatturato complessivo è pari al 7,1% e quello dei volumi al 5%. L’accelerazione che questa crescita ha subìto negli ultimi due anni è riconducibile anche al maggior numero di adozioni di cani e gatti, coincisa con la fine del primo lockdown del 2020. L’aumento del numero di proprietari si è tradotto in una crescita consistente delle famiglie acquirenti di alimenti per cani e gatti, che hanno raggiunto quota 12,2 milioni. Circa 1 milione in più rispetto all’anno precedente, per lo più costituite da giovani e di condizione socio-economica medio-alta.
La penetrazione di queste famiglie ha raggiunto il 46,9% del totale delle famiglie italiane, +3,4% rispetto allo scorso anno.

I canali di distribuzione

Rispetto a 15 anni fa, il mercato del pet food vede profondamente mutato il peso del canale specializzato e del Grocery: il primo ha avuto un tasso di sviluppo in valore medio annuo pari a +8,3%, ovvero il doppio del secondo (+4%).
Tra i canali emergenti, il Rapporto segnala il Petshop GDO e il canale online, che ha raggiunto un peso sul totale del mercato pari al 2,4%. Sviluppato durante l’emergenza sanitaria, l’online ha attirato e fidelizzato nuovi shopper, abbattendo molte barriere culturali e conoscitive, che fino a un paio di anni fa sembrava potessero frenarlo.

Più attenzione al benessere e più igiene e accessori

La crescita del pet food è sostenuta soprattutto dallo sviluppo dei prodotti premium e superpremium, che sono sinonimo di innovazione e di una sempre maggiore attenzione al benessere dei pet. Quello dei prodotti per l’igiene, i giochi e gli accessori è infatti un mercato estremamente vitale, che ottiene ottime performance nel canale GDO, per un +5,8% rispetto al periodo precedente. Il segmento più dinamico si conferma quello delle lettiere, con una crescita del 5% nell’anno terminato a dicembre 2021.