Il funzionamento di una camera termografica

La localizzazione delle perdite d’acqua mediante termografia è una delle applicazioni più pratiche, utili e redditizie che questa tecnologia ci offra. In questo articolo ne parleremo in dettaglio fornendo anche una breve spiegazione sugli effetti dell’evaporazione sulle superfici.

Ogni oggetto sulla terra emette radiazioni. Una termocamera è in grado di rilevare queste radiazioni e le esprime in temperature apparenti delle loro superfici. In un’immagine termografica otteniamo delle temperature apparenti e possiamo confrontare le zone più o meno calde presenti nell’immagine. Se si regolano tutti i valori necessari, l’emissività, la temperatura riflessa, la distanza e l’umidità relativa otterremo delle temperature molto attendibili.

Rilevamento di perdite con la termografia

Le perdite in un edificio possono essere di origini molto diverse. Se la perdita proviene da un circuito di acqua calda o riscaldamento, dovremo avviare il sistema e osservare le differenze di temperatura nei pavimenti e nelle pareti. In questo caso localizzeremo le perdite in qualità di zone calde nell’immagine termografica, poiché al momento dell’ispezione genereremo calore nel circuito.

Se la perdita ha la sua origine in una condotta di approvvigionamento o di servizi igienico-sanitari, dovremmo solo ispezionare l’area con la termocamera cercando i modelli termici che indicano l’esistenza di un’anomalia. Utilizzando diverse tavolozze di colori e altri strumenti di misurazione, è possibile restringere il problema e poter così riparare solo l’area interessata.

Si tratta dunque di uno strumento che consente di individuare in maniera assolutamente precisa il luogo in cui vi è una perdita nell’impianto, il che consente di risparmiare tantissimo tempo in fase di analisi ma soprattutto di evitare di andare a creare ulteriori danni che potrebbero interessare anche l’appartamento sottostante, ad esempio, e richiedere interventi risolutivi sicuramente più invasivi o comunque in grado di creare disagio ai componenti del nucleo familiare o lavoratori di quel particolare ufficio.

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Più luce in cucina con le strisce led

Di recente sono sempre più gli utenti che provvedono all’installazione di moderne strisce led in cucina, per illuminare in maniera ottimale alcune zone cruciali e consentire di vivere ancora più serenamente questo ambiente così importante di casa. In particolar modo va sempre più di moda l’installazione di led che possano illuminare la zona dei pensili e sottopensili, non soltanto per un motivo prettamente estetico ma anche per un ben più importante aspetto legato alla sicurezza. Avere infatti la possibilità di utilizzare i vari strumenti di cucina godendo di una illuminazione ottimale, ovvero senza quei fastidiosi giochi d’ombra che possono trarre in inganno e favorire azioni maldestre o infortuni, consente di lavorare con maggiore sicurezza nonché di riuscire a preparare molto più velocemente le varie pietanze.

Alla stessa maniera sono diversi coloro i quali preferiscono provvedere ad installare le strisce led  anche per illuminare in maniera adeguata il tavolo, ed evitare che vi siano quelle fastidiose difformità per le quali si creano zone che godono di una luce maggiore e zone che invece sembrano visibilmente essere meno illuminate. Una distribuzione omogenea della luce consentirà dunque a tutti di poter vedere alla stessa maniera ed evitare quei fastidi agli occhi dovuti alla difforme quantità di luce presente in uno spazio abbastanza ristretto. La qualità della luce presente in un determinato ambiente, come la cucina, è dunque molto importante non soltanto per far si che le operazioni di preparazione dei cibi possano avvenire in sicurezza ed in maniera più rapida, ma anche per evitare che la non omogeneità della luce presente possa arrecare fastidi agli occhi delle persone presenti. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare i diversi tipi di strisce led presenti sul mercato, che si differenziano sia per il colore e l’intensità della luce emessa, che per la lunghezza delle strisce stesse, che possono comunque essere tagliate per far si da adattarsi perfettamente all’utilizzo che si intende farne.

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Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

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Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

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Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

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I dazi esteri danneggiano otto imprese su dieci del settore food

I dazi esteri sono un danno per otto imprese italiane su dieci nel settore food. Sette imprese su dieci restano comunque ottimiste sul futuro dell’export nel settore, e guardano all’Europa come mercato trainante. Gli alimentari, con un export verso gli Stati Uniti oltre un miliardo in sei mesi, pesano il 5% sull’export nazionale, e crescono quasi del 13%. Secondo un’indagine realizzata il 3 e 4 ottobre da Promos Italia, la struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, fra Italia e Usa in sei mesi l’export è arrivato a 22 miliardi, ed è cresciuto dell’8% in un anno.

“Per il Made in Italy si tratta di un forte contraccolpo”

“Condivido e comprendo la preoccupazione delle imprese – commenta Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – nonostante i dazi non colpiscano tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy si tratta comunque di un forte contraccolpo per l’export di settore verso gli Stati Uniti, che da anni, tra l’altro, già sconta il gravoso, e irrisolto, problema dell’italian sounding. È necessario – continua Da Pozzo – avviare al più presto una trattativa a livello comunitario sia per tutelare le imprese del settore sia perché il rischio che Italia e Europa vadano incontro a una fase di recessione, dovuta a un ulteriore rallentamento dei mercati internazionali, è concreto”.

Un export da 22 miliardi in sei mesi

L’Italia nei primi sei mesi del 2019 ha esportato negli USA prodotti per 22 miliardi, pari a oltre un miliardo e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2018. L’aumento è del +7,7%. Prime in classifica Milano, che supera i 2 miliardi e mezzo di euro (+12,4%), Latina, in forte crescita, con 1,6 miliardi (dai 115 milioni del 2018), e Torino, con 1,1 miliardi (+14,5%). Superano gli 800 milioni anche Bologna, Modena, e Firenze. Seguono Vicenza (+4,2%) e Bergamo (+20,9%). Tra le prime 20 anche le lombarde Brescia, con 553 milioni, Monza Brianza, con 324 milioni, e Varese, con 295 milioni (+16,5%).

I prodotti alimentari esportati negli Usa crescono del 12,9%

Ma quali sono i prodotti italiani più esportati negli Usa? Principalmente macchinari, prodotti farmaceutici, e autoveicoli. In particolare, i macchinari superano i 4 miliardi (+13,8%), i prodotti farmaceutici 3 miliardi (+95,8%), e gli autoveicoli 2 miliardi.

Seguono gli altri mezzi di trasporto, i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+14,2%), i prodotti alimentari (+12,9%), e le bevande (+9,3%).

 

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Devoto-Oli: 400 neologismi in più, e tante novità per l’edizione 2020

Arriva in libreria l’edizione 2020 del Nuovo Devoto-Oli, il celebre vocabolario della lingua italiana pubblicato dalla casa editrice Le Monnier. E sono circa 400 le nuove parole che debuttano nell’ultima edizione, di cui la maggioranza è tratta dal lessico dell’attualità, come  terrapiattismo, della politica (fascistometro), e dell’economia e della finanza (manovra correttiva). Ma anche dalla cultura e i mass media (foodmania), giornali e televisione (detox,) gerghi e modi di dire (blastare), e ultime mode e tendenze (trap e trapper).

Non mancano i lemmi relativi ai temi ambientali, da plastisfera a plogging, da carbon free a guerrilla gardening, al lessico ecologico più in voga (climate change o ecotassa) o le parole “verdi”, ovvero quelle che hanno acquisito un nuovo significato proprio grazie ai problemi legati al clima, come sostenibile o economia circolare.

Nuove parole e definizioni riformulate

Nel vocabolario la riscrittura delle voci è costante, ed è effettuata “in maniera semplice, moderna e universalmente comprensibile – spiega una nota – per guidare il lettore all’uso corretto di una lingua complessa e in perenne trasformazione”.

Da ecoscettico a binge watching, cyberattivista, disinformatore, catfishing, sviluppismo, pay gap, o da antibufale ad antivaccinista, revenge porn, terrapiattista… sono solo alcuni esempi dei neologismi accolti dal Nuovo Devoto-Oli.

Un aggiornamento attento quindi anche alle parole di uso comune, che proprio per questo più risentono dei cambiamenti sociali e culturali. Tanto che le definizioni di sostantivi quali coppia, costituzione, cooperazione, o aggettivi quali autorevole, bisognoso e illusorio, sono state integralmente riformulate.

Il dizionario diventa digitale…

In base ai nuovi criteri internazionali in vigore dal 20 maggio di quest’anno, poi, si sono state aggiornate anche le unità di misura, con la modifica di tutte le relative definizioni: da metro a chilogrammo, da secondo ad ampere, da carica a frequenza.

Inoltre, con 75.000 voci, 250.000 definizioni, 45.000 locuzioni e le 3 nuove rubriche di pronto soccorso linguistico, il Nuovo Devoto-Oli 2020 nella sua versione cartacea è integrato alla versione digitale, disponibile come sito web e applicazione per tablet e smartphone Ios e Android. Con 35.000 lemmi e 50.000 definizioni in più il Devoto-Oli digitale offre funzionalità e strumenti pensati per avere il vocabolario sempre a portata di mano, compreso l’audio di tutte le voci per una pronuncia corretta, e la possibilità di condivisione del lemma, tramite e-mail o post sui principali social network.

…e più green

Concepito da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli nel 1967 il Nuovo Devoto-Oli nell’edizione 2020 diventa più verde, non solo a parole o nel colore della copertina. Ma tramite un impegno concreto per un mondo più sostenibile, che si sviluppa in tre direzioni: l’utilizzo di carta certificata, che garantisce la sostenibilità della gestione dei boschi, un accordo con Treedom che darà vita in Sicilia a una foresta di 200 alberi di melograno, e un concorso per le scuole volto a sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto dell’ambiente. In palio, alberi da piantare nei giardini delle classi vincitrici.

 

 

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Dopo due mesi di calo la produzione industriale torna a salire, +0,9%

Nel mese di maggio 2019 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,9% rispetto ad aprile. Dopo due mesi in calo la produzione industriale a maggio di quest’anno torna quindi a crescere in termini congiunturali, riportandosi sui livelli destagionalizzati di marzo.

La crescita mensile di maggio è estesa a tutti i settori, con l’esclusione dell’energia, ed è più accentuata per i beni strumentali. In termini tendenziali, invece, al netto degli effetti di calendario, sia l’indice generale sia quelli settoriali mostrano flessioni, con l’unica eccezione dei beni di consumo. Che registra una crescita moderata.

L’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%

Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2019 l’indice complessivo però è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%, poiché i giorni lavorativi sono stati 22, come a maggio dell’anno passato.

“A fronte della variabilità riscontrata nell’evoluzione congiunturale mensile da inizio anno – commenta l’Istat in una nota – il trimestre mobile rileva una lieve flessione congiunturale. La dinamica tendenziale corretta per i giorni lavorativi è in flessione per il terzo mese consecutivo. E nella media del trimestre marzo-maggio, il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale per i beni strumentali

L’indice destagionalizzato mensile mostra invece un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%), e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%). Sempre a maggio 2019 gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano una moderata crescita tendenziale esclusivamente per i beni di consumo (+0,7%), al contrario, diminuzioni contraddistinguono i beni intermedi (-1,7%), e in misura più contenuta, i beni strumentali (-0,8%), e l’energia (-0,5%).

Variazioni tendenziali positive per alimentare, flessioni più ampie per tessile e abbigliamento

I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e di apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%).

Le flessioni più ampie, riporta una notizia Askanews, si registrano invece nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, che segnano una diminuzione del -4,9%, nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%), e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, e di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

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Bankitalia rivede la stima sulla crescita, e la dimezza

Per la Banca d’Italia quest’anno il Pil si fermerà a +0,3%, contro il +0,6% stimato nel mese di gennaio. Le stime di crescita dell’Italia per quest’anno vengono quindi dimezzate. Le nuove proiezioni macro diffuse da Palazzo Koch nel quadro dell’esercizio coordinato con l’Eurosistema, di fatto prevedono un rallentamento del prodotto interno lordo anche per il 2020 e 2021, rispettivamente, a +0,7% dal precedente +0,9%, e a +0,9 rispetto al precedente 1%. Secondo Bankitalia l’economia italiana potrebbe tornare a crescere a ritmi moderati nella seconda parte dell’anno in corso. Ma a pesare sul ribasso delle previsioni, è la maggior debolezza della domanda estera osservata negli ultimi mesi, e il protrarsi di condizioni di elevata incertezza rilevate nei sondaggi presso le imprese.

Rischi elevati per le perduranti tensioni sulle politiche commerciali internazionali

Inoltre, l’Istituto mette in guardia contro rischi elevati per le “perduranti tensioni sulle politiche commerciali internazionali, che potrebbero accentuare la debolezza dell’economia globale e ripercuotersi sulle esportazioni e sulla propensione all’investimento”.

Sul piano interno, l’andamento dei mercati finanziari potrebbe poi risentire di un aumento dell’incertezza sulle prospettive della politica di bilancio. E comportare per le imprese condizioni di finanziamento meno favorevoli.

Consumi delle famiglie ed esportazioni sostengono il Pil

Alla crescita del Pil contribuirebbero prevalentemente i consumi delle famiglie, che beneficerebbero delle misure di politica di bilancio a sostegno del reddito disponibile, e le esportazioni, che crescerebbero in linea con la domanda estera. Debole invece la dinamica degli investimenti privati, “frenata dall’incertezza sulle prospettive della domanda e da un graduale aumento dei costi di finanziamento”.

In particolare, rileva la Banca d’Italia, l’accumulazione di capitale produttivo si contrarrebbe nel biennio 2019-20 e sarebbe pressoché stagnante nel 2021, riporta Adnkronos. L’occupazione invece si espanderebbe in misura contenuta, soprattutto nei primi due anni, riflettendo maggiori fuoriuscite dal mercato del lavoro per effetto dell’introduzione di nuove forme di pensionamento anticipato, solo in parte rimpiazzate da nuove assunzioni.

Rallenta anche l’inflazione

A rallentare però è anche l’inflazione. I prezzi al consumo aumenterebbero dello 0,8% nella media di quest’anno, dell’1,0% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. La componente di fondo dell’inflazione, ancora debole nell’anno in corso, accelererebbe progressivamente nel prossimo biennio, sospinta da un graduale rafforzamento della dinamica retributiva.

Rispetto alle precedenti proiezioni pubblicate a gennaio, l’inflazione è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali quest’anno, 0,3 il prossimo e 0,1 nel 2021, riflettendo una più prolungata debolezza della componente di fondo e condizioni di domanda meno favorevoli.

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Per gli italiani la sostenibilità migliora la qualità della vita

Il 96% degli italiani è convinto che un mondo più sostenibile sia sinonimo di migliore qualità della vita. Ma come ottenerla? Soprattutto costruendo città smart e sviluppando una mobilità intelligente: per il 62% degli italiani una migliore qualità della vita si traduce nel vivere in città meno inquinate, per il 51%, nel contribuire al risparmio di risorse come energia e acqua, e per il 42% in migliori servizi di trasporto pubblico. Inoltre, se più della metà dei cittadini (55%) ritiene che ognuno possa impegnarsi per un mondo migliore, senza l’intervento delle istituzioni e senza un’informazione adeguata si fa poca strada.

Un ruolo importante lo ricopre la mobilità sostenibile

Si tratta dei risultati della ricerca Sostenibilità, smart city e smart mobility, condotta su un campione di 1.500 italiani, e realizzata dal Corporate Vehicle Observatory di Arval Italia, la piattaforma di ricerca dell’azienda del noleggio a lungo termine, in collaborazione con Doxa. Un ruolo importante per migliorare la qualità della vita lo ricopre quindi la mobilità, smart e sostenibile. L’81% degli intervistati dichiara infatti di muoversi a piedi o in bicicletta per percorsi brevi, il 59% si informa su come guidare in modo sempre più sicuro, e il 57% su come farlo in modo più pulito. E ancora, il 41% degli intervistati usa più mezzi quando si sposta, combinando ad esempio auto e bici o auto e mezzi pubblici.

Maggior chiarezza su come scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto

Il 91% degli intervistati chiede poi maggiore chiarezza sui vantaggi e gli svantaggi dei diversi tipi di veicoli, e quali le situazioni in cui è meglio scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto (93%). E sul fronte sicurezza, c’è chi è disposto a rinunciare in parte alla privacy, ad esempio accettando di trasmettere i dati raccolti dalla propria auto a polizia (33%), al proprio comune di residenza (32%), o alle società produttrici di dispositivi di tracciamento dati (28%). In cambio, appunto, di ottenere una maggior sicurezza quando si è alla guida (38%), riferisce Adnkronos.

Tra 5 anni il mondo sarà migliore? Dipende dalle istituzioni

Se il bisogno di vivere in un mondo sostenibile è condiviso all’unanimità (per l’81% è importante per ogni persona, per il 18% per i propri figli e nipoti), meno condivisa è la fiducia nel futuro: solo il 50% pensa che tra 5 anni il mondo sarà davvero migliore. Tra gli elementi di ottimismo, l’attenzione al bene dei propri figli (56%) che potrà spingere a comportamenti più virtuosi, e l’informazione (54%), ritenuta utile per far comprendere i benefici che derivano da un mondo sostenibile. Gli interessi economici (68%) e l’egoismo delle persone (55%) frenano invece la fiducia in un futuro più sostenibile. Il 55% inoltre attribuisce al singolo cittadino il ruolo di principale promotore di un mondo sostenibile, ma la quasi totalità (94%) chiede alle istituzioni formazione nelle scuole e più informazione.

 

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Mortadella Bologna Igp, all’estero vendite +8,6% nel 2018

Un prodotto tipico da sempre sulla tavola degli italiani, ma apprezzato anche a livello internazionale. Dei 33 milioni di chilogrammi venduti nel 2018 l’84% è stato consumato in Italia, e il 16% all’estero, per un valore totale di 320 milioni di euro. La Mortadella Bologna a marchio IGP vola perciò anche all’estero, e nel 2018 segna un aumento delle vendite rispetto al 2017, cresciute dell’8,6% rispetto al 2017. Un aumento dovuto non solo alla propensione sempre maggiore dei consumatori esteri verso i cibi italiani genuini, ma anche alle attività che il Consorzio Mortadella Bologna sta portando avanti sia in Europa, in particolare in Paesi come Germania e Belgio, sia nei mercati extra UE in forte espansione, come Giappone e Hong Kong.

Francia e Germania i principali Paesi consumatori europei

I principali Paesi consumatori, per quanto riguarda l’Unione Europea, si confermano Francia e Germania. In quest’ultimo Paese nel 2018 il consumo è aumentato del 33% rispetto all’anno precedente, ma si confermano grandi consumatori di Mortadella Bologna anche la Spagna e la Gran Bretagna.

Per quanto riguarda invece l’export extra UE, per ora rappresenta ancora il 6% del totale, anche se i margini di crescita tendono a essere ampi. Fra i Paesi extra UE la Mortadella Bologna IGP viene acquistata principalmente in Svizzera (39%) e nell’est asiatico, in particolare, in Giappone (13%).

Uno dei simboli gastronomici del Made in Italy

Il 2018 è stato un anno importante per la Mortadella Bologna IGP, che si impone sempre di più non solo sul mercato italiano, ma anche su quello estero, grazie al grande lavoro che il Consorzio sta svolgendo in alcuni Paesi del mondo. Paesi che stanno dimostrando buona ricettività verso la Mortadella Bologna IGP, uno dei simboli gastronomici del Made in Italy nel mondo. “Il nostro obiettivo – spiega il presidente del Consorzio Mortadella Bologna Corradino Marconi – è quello di continuare a lavorare con costanza per riuscire a ottenere anche quest’anno ottimi risultati, ed avere sempre qualcosa per cui valga la pena festeggiare”.

Dal Consorzio Mortadella Bologna arriva il Disciplinare di produzione

Quello del 2018 è un successo, riporta Askanews, che arriva in un momento importante per il Consorzio Mortadella Bologna. L’anno scorso il Cosorzio ha infatti festeggiato il suo diciottesimo compleanno. E il regalo per questo traguardo non poteva che essere un altro passo verso la qualità. Arriva infatti un Disciplinare di produzione, che per la produzione della Mortadella Bologna prevede l’eliminazione del glutammato, e l’utilizzo di soli aromi naturali.

 

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Il Parlamento Europeo dà l’ok alla riforma del copyright: cosa cambia

Il Parlamento Europeo ha dato l’ok alla nuova direttiva Ue sul dritto d’autore, la cosiddetta legge sul copyright. “La riforma del copyright è passata alla presenza di 658 europarlamentari, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti. In precedenza l’Aula ha respinto la proposta di 38 eurodeputati di riaprire il testo, votando gli emendamenti che erano stati depositati” riporta una nota dell’AdnKronos.

“Basta al Far West Digitale”

Appena saputo il verdetto da parte del parlamento di Strasburgo, il presidente Antonio Tajani ha così commentato la riforma Ue sottolineando che: “ha scelto di mettere fine all’attuale Far West digitale, stabilendo regole moderne e al passo con lo sviluppo delle tecnologie”.  “Le industrie culturali e creative – continua il presidente del Parlamento europeo – sono uno dei settori più dinamici dell’economia europea, da cui dipende il 9% del Pil e 12 milioni di posti di lavoro. Senza norme adeguate per proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto”. “Queste regole permetteranno di proteggere efficacemente i nostri autori, giornalisti, designer, e tutti gli artisti europei, dai musicisti ai commediografi, dagli scrittori agli stilisti. Fino ad oggi i giganti del web hanno potuto beneficiare dei contenuti creati in Europa pagando tasse irrisorie, trasferendo ingenti guadagni negli Usa o in Cina” specifica ancora il presidente del Parlamento Ue.

“Con questa direttiva abbiamo riportato equità e fatto chiarezza, sottoponendo i giganti del web a regole analoghe a quelle a cui devono sottostare tutti gli altri attori economici – aggiunge -. Abbiamo fornito ai detentori dei diritti d’autore gli strumenti per concludere accordi con le piattaforme digitali in modo da poter vedere riconosciuti i propri diritti sull’utilizzo del frutto della loro creatività”.

Cosa accade sul web (e fuori)

In sintesi, la nuova direttiva sul copyright online riguarda in particolare i giganti della rete (come Youtube, Facebook, Google nonché gli aggregatori di notizie e i servizi di monitoraggio dei media), al pagamento dei diritti d’autore per i loro contenuti video, audio, articoli distribuiti e condivisi sulle loro piattaforme. La direttiva, inoltre, vuole che le piattaforme digitali negozino accordi di licenza con gli editori in modo da remunerare i creatori dei contenuti online. Sono esclusi da questo obbligo  i “collegamenti ipertestuali” agli articoli di notizie e “singole parole o estratti molto brevi”, le enciclopedie online senza scopo di lucro come Wikipedia, e le piattaforme di sviluppo e condivisione “open source”.

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Centri per l’impiego disertati dai disoccupati. Meglio parenti e amici

Diminuisce il numero dei disoccupati che per trovare lavoro si rivolge a un centro per l’impiego, mente aumenta la percentuale di coloro che si orientano a parenti e amici, salita all’85%. I disoccupati italiani che nel quarto trimestre del 2018 si sono rivolti a un centro pubblico nella speranza di trovare impiego infatti sono stati appena il 20,8% del totale, pari a 585.000 persone, con un calo di 4,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta del dato più basso dall’inizio delle nuove serie storiche (2004) dell’Istat sul tema. Anche se saranno proprio i centri per l’impiego lo snodo per il reinserimento dei beneficiari del reddito di cittadinanza nel mercato del lavoro.

Solo uno su cinque spera nell’aiuto pubblico

In pratica, su 2,8 milioni di disoccupati registrati nel quarto trimestre del 2018 sono 585.000 coloro che hanno varcato la porta di un ufficio per l’impiego pubblico (il 20,8%), mentre 2,38 milioni hanno tentato la carta degli amici e conoscenti, ovvero ben l’85% del totale, in crescita sull’83,3% di un anno prima, e sul 75,8 del quarto trimestre del 2004. Quindi, guardando alla totalità dei canali per la ricerca di lavoro, quasi tutti preferiscono “spargere la voce” tra i propri conoscenti, mentre solo uno su cinque spera nell’aiuto pubblico.

Crolla la percentuale di chi guarda le offerte di lavoro sui giornali

É crollata anche la percentuale di coloro che guardano le offerte di lavoro sui giornali, passata dal 31,5% del quarto trimestre del 2017 al 26,1% del quarto trimestre del 2018, mentre era il 56% nel 2004. Al contempo, sale al 59% quella di coloro che cercano lavoro attraverso gli annunci su internet. In questo caso, era pari al 56,9% nel quarto trimestre del 2017, ma appena il 20,4% nel quarto trimestre del 2004. Circa due su tre disoccupati inviano curriculum: il 66,7% nel 2018 contro il 49,1% del 2004. Perdono smalto anche le agenzie private per il lavoro: solo l’11,2% vi si è rivolto nell’ultimo trimestre del 2018 rispetto al 14,8% di un anno prima, mentre solo il 2,3% ha affrontato prove per un concorso (era il 2,4% l’anno prima).

Il contatto con amici e parenti è considerato il canale più proficuo

Lo scarso utilizzo del canale pubblico per la ricerca dell’impiego, riferisce una notizia della Redazione Ansa, probabilmente è collegato anche al risultato che i diversi canali hanno avuto nel tempo per la ricerca di lavoro. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat riferita al 2017 il canale di ricerca più proficuo per trovare l’occupazione è stato il contatto con amici e parenti (40,7%, e 50,3% per le persone che hanno al massimo la licenza media). Il ricorso ai centri per l’impiego è stato ritenuto utile invece solo dal 2,4% degli intervistati, distribuiti per l’1,8% nelle regioni del Nord, e per il 2,8% nel Mezzogiorno.

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L’inflazione rallenta a gennaio. Scendono i prezzi, ma non per la verdura

Il 2019 si apre con un’inflazione in rallentamento, che accentua i segnali di debolezza dell’ultima parte del 2018 scendendo sotto il punto percentuale. Secondo i dati Istat a gennaio l’inflazione si ferma infatti allo 0,9% rispetto all’1,1% di dicembre, un  rallentamento imputabile prevalentemente al calo dei prezzi dei beni energetici, sia nella componente regolamentata (da +10,7% di dicembre a +7,9%) sia in quella non regolamentata (da +2,6% a +0,3%).

Frena anche il carrello della spesa, ma per la verdura fresca l’Istat segnala un aumento del 6,4%. Che secondo Coldiretti è colpa del clima pazzo di gennaio.

Il carrello della spesa

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, a gennaio passano a +0,6% (da +0,7% di dicembre), con aumenti inferiori all’indice generale. In particolare, dallo +0,5% di dicembre a gennaio per i beni alimentari l’inflazione scende a zero.

Rincari doppi rispetto alla media dei prezzi, invece, per gli alimentari non lavorati (+1,7%), sulla spinta dei vegetali freschi o refrigerati i cui prezzi aumentano del 6,4% su anno (sette volte di più del tasso generale). L’aumento dei prezzi delle verdure secondo la Coldiretti è conseguenza del clima pazzo che ha sconvolto i raccolti e ridotto le disponibilità sui mercati.

Bilanci familiari messi a dura prova

Secondo Federconsumatori l’inflazione a un tasso dello 0,9% comporta aumenti per le famiglie di circa 266,40 euro annui, riporta Ansa. “Nella fase attuale di recessione, importi come questo mettono a dura prova i bilanci familiari e, di conseguenza, l’intero sistema economico a causa dell’ulteriore contrazione della domanda interna”, si legge in una nota. Il reddito non cresce abbastanza rispetto all’andamento dei prezzi: dal 2013 al 2018 la crescita del reddito medio è stata del +4,4% (3,8% al netto dell’inflazione), mentre l’incremento della spesa del +6,4%. L’associazione indica poi due “gravi minacce” che potrebbero aggravare questa situazione: l’aumento della pressione fiscale, con le addizionali regionali e comunali, e l’incremento dell’Iva, che si prospetta a causa delle clausole di salvaguardia della manovra.

Nord-Est, tasso superiore alla media nazionale

Bolzano e Reggio Emilia a gennaio sono le città capoluogo con il maggiore tasso di inflazione (entrambe con +1,7%), seguite da Verona, con +1,4%. Perugia (+0,5%), Firenze (+0,4%) e Potenza (+0,2%) sono invece quelle con la crescita più contenuta.

Il Nord-Est, che passa da +1,2% a +1,1%, è l’unica area del Paese che mostra un tasso superiore alla media nazionale. Il Nord-Ovest invece passa da +1,2% a +0,9%, e le Isole da +1,0% a +0,9%. Il Centro, dove l’inflazione scende da +1,1% a +0,8%, e il Sud (da +1,0% a +0,8%) si collocano al di sotto dell’indice nazionale.

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