Il Parlamento Europeo dà l’ok alla riforma del copyright: cosa cambia

Il Parlamento Europeo ha dato l’ok alla nuova direttiva Ue sul dritto d’autore, la cosiddetta legge sul copyright. “La riforma del copyright è passata alla presenza di 658 europarlamentari, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti. In precedenza l’Aula ha respinto la proposta di 38 eurodeputati di riaprire il testo, votando gli emendamenti che erano stati depositati” riporta una nota dell’AdnKronos.

“Basta al Far West Digitale”

Appena saputo il verdetto da parte del parlamento di Strasburgo, il presidente Antonio Tajani ha così commentato la riforma Ue sottolineando che: “ha scelto di mettere fine all’attuale Far West digitale, stabilendo regole moderne e al passo con lo sviluppo delle tecnologie”.  “Le industrie culturali e creative – continua il presidente del Parlamento europeo – sono uno dei settori più dinamici dell’economia europea, da cui dipende il 9% del Pil e 12 milioni di posti di lavoro. Senza norme adeguate per proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto”. “Queste regole permetteranno di proteggere efficacemente i nostri autori, giornalisti, designer, e tutti gli artisti europei, dai musicisti ai commediografi, dagli scrittori agli stilisti. Fino ad oggi i giganti del web hanno potuto beneficiare dei contenuti creati in Europa pagando tasse irrisorie, trasferendo ingenti guadagni negli Usa o in Cina” specifica ancora il presidente del Parlamento Ue.

“Con questa direttiva abbiamo riportato equità e fatto chiarezza, sottoponendo i giganti del web a regole analoghe a quelle a cui devono sottostare tutti gli altri attori economici – aggiunge -. Abbiamo fornito ai detentori dei diritti d’autore gli strumenti per concludere accordi con le piattaforme digitali in modo da poter vedere riconosciuti i propri diritti sull’utilizzo del frutto della loro creatività”.

Cosa accade sul web (e fuori)

In sintesi, la nuova direttiva sul copyright online riguarda in particolare i giganti della rete (come Youtube, Facebook, Google nonché gli aggregatori di notizie e i servizi di monitoraggio dei media), al pagamento dei diritti d’autore per i loro contenuti video, audio, articoli distribuiti e condivisi sulle loro piattaforme. La direttiva, inoltre, vuole che le piattaforme digitali negozino accordi di licenza con gli editori in modo da remunerare i creatori dei contenuti online. Sono esclusi da questo obbligo  i “collegamenti ipertestuali” agli articoli di notizie e “singole parole o estratti molto brevi”, le enciclopedie online senza scopo di lucro come Wikipedia, e le piattaforme di sviluppo e condivisione “open source”.

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Centri per l’impiego disertati dai disoccupati. Meglio parenti e amici

Diminuisce il numero dei disoccupati che per trovare lavoro si rivolge a un centro per l’impiego, mente aumenta la percentuale di coloro che si orientano a parenti e amici, salita all’85%. I disoccupati italiani che nel quarto trimestre del 2018 si sono rivolti a un centro pubblico nella speranza di trovare impiego infatti sono stati appena il 20,8% del totale, pari a 585.000 persone, con un calo di 4,5 punti rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta del dato più basso dall’inizio delle nuove serie storiche (2004) dell’Istat sul tema. Anche se saranno proprio i centri per l’impiego lo snodo per il reinserimento dei beneficiari del reddito di cittadinanza nel mercato del lavoro.

Solo uno su cinque spera nell’aiuto pubblico

In pratica, su 2,8 milioni di disoccupati registrati nel quarto trimestre del 2018 sono 585.000 coloro che hanno varcato la porta di un ufficio per l’impiego pubblico (il 20,8%), mentre 2,38 milioni hanno tentato la carta degli amici e conoscenti, ovvero ben l’85% del totale, in crescita sull’83,3% di un anno prima, e sul 75,8 del quarto trimestre del 2004. Quindi, guardando alla totalità dei canali per la ricerca di lavoro, quasi tutti preferiscono “spargere la voce” tra i propri conoscenti, mentre solo uno su cinque spera nell’aiuto pubblico.

Crolla la percentuale di chi guarda le offerte di lavoro sui giornali

É crollata anche la percentuale di coloro che guardano le offerte di lavoro sui giornali, passata dal 31,5% del quarto trimestre del 2017 al 26,1% del quarto trimestre del 2018, mentre era il 56% nel 2004. Al contempo, sale al 59% quella di coloro che cercano lavoro attraverso gli annunci su internet. In questo caso, era pari al 56,9% nel quarto trimestre del 2017, ma appena il 20,4% nel quarto trimestre del 2004. Circa due su tre disoccupati inviano curriculum: il 66,7% nel 2018 contro il 49,1% del 2004. Perdono smalto anche le agenzie private per il lavoro: solo l’11,2% vi si è rivolto nell’ultimo trimestre del 2018 rispetto al 14,8% di un anno prima, mentre solo il 2,3% ha affrontato prove per un concorso (era il 2,4% l’anno prima).

Il contatto con amici e parenti è considerato il canale più proficuo

Lo scarso utilizzo del canale pubblico per la ricerca dell’impiego, riferisce una notizia della Redazione Ansa, probabilmente è collegato anche al risultato che i diversi canali hanno avuto nel tempo per la ricerca di lavoro. Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat riferita al 2017 il canale di ricerca più proficuo per trovare l’occupazione è stato il contatto con amici e parenti (40,7%, e 50,3% per le persone che hanno al massimo la licenza media). Il ricorso ai centri per l’impiego è stato ritenuto utile invece solo dal 2,4% degli intervistati, distribuiti per l’1,8% nelle regioni del Nord, e per il 2,8% nel Mezzogiorno.

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L’inflazione rallenta a gennaio. Scendono i prezzi, ma non per la verdura

Il 2019 si apre con un’inflazione in rallentamento, che accentua i segnali di debolezza dell’ultima parte del 2018 scendendo sotto il punto percentuale. Secondo i dati Istat a gennaio l’inflazione si ferma infatti allo 0,9% rispetto all’1,1% di dicembre, un  rallentamento imputabile prevalentemente al calo dei prezzi dei beni energetici, sia nella componente regolamentata (da +10,7% di dicembre a +7,9%) sia in quella non regolamentata (da +2,6% a +0,3%).

Frena anche il carrello della spesa, ma per la verdura fresca l’Istat segnala un aumento del 6,4%. Che secondo Coldiretti è colpa del clima pazzo di gennaio.

Il carrello della spesa

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, a gennaio passano a +0,6% (da +0,7% di dicembre), con aumenti inferiori all’indice generale. In particolare, dallo +0,5% di dicembre a gennaio per i beni alimentari l’inflazione scende a zero.

Rincari doppi rispetto alla media dei prezzi, invece, per gli alimentari non lavorati (+1,7%), sulla spinta dei vegetali freschi o refrigerati i cui prezzi aumentano del 6,4% su anno (sette volte di più del tasso generale). L’aumento dei prezzi delle verdure secondo la Coldiretti è conseguenza del clima pazzo che ha sconvolto i raccolti e ridotto le disponibilità sui mercati.

Bilanci familiari messi a dura prova

Secondo Federconsumatori l’inflazione a un tasso dello 0,9% comporta aumenti per le famiglie di circa 266,40 euro annui, riporta Ansa. “Nella fase attuale di recessione, importi come questo mettono a dura prova i bilanci familiari e, di conseguenza, l’intero sistema economico a causa dell’ulteriore contrazione della domanda interna”, si legge in una nota. Il reddito non cresce abbastanza rispetto all’andamento dei prezzi: dal 2013 al 2018 la crescita del reddito medio è stata del +4,4% (3,8% al netto dell’inflazione), mentre l’incremento della spesa del +6,4%. L’associazione indica poi due “gravi minacce” che potrebbero aggravare questa situazione: l’aumento della pressione fiscale, con le addizionali regionali e comunali, e l’incremento dell’Iva, che si prospetta a causa delle clausole di salvaguardia della manovra.

Nord-Est, tasso superiore alla media nazionale

Bolzano e Reggio Emilia a gennaio sono le città capoluogo con il maggiore tasso di inflazione (entrambe con +1,7%), seguite da Verona, con +1,4%. Perugia (+0,5%), Firenze (+0,4%) e Potenza (+0,2%) sono invece quelle con la crescita più contenuta.

Il Nord-Est, che passa da +1,2% a +1,1%, è l’unica area del Paese che mostra un tasso superiore alla media nazionale. Il Nord-Ovest invece passa da +1,2% a +0,9%, e le Isole da +1,0% a +0,9%. Il Centro, dove l’inflazione scende da +1,1% a +0,8%, e il Sud (da +1,0% a +0,8%) si collocano al di sotto dell’indice nazionale.

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Dipendenza da smartphone? La cura è il dumb-phone

Nuova tendenza in arrivo per il 2019: per guarire dalla dipendenza da smartphone e iperconnessione ci vuole un secondo cellulare, ma che sia “dumb”. Un cellulare “muto”, o “stupido”, ovvero privo di connessione internet, antenna wi-fi e chip per il collegamento online. Niente social network, email, app, iconcine animate, e qualsiasi attività che passa su browser. Uno dei principali trend del 2019 sarà, infatti, il minimalismo digitale. I dumb-phone si stanno diffondendo in Corea, dove sono acquistati soprattutto per far passare gli esami senza distrazioni agli studenti. Con, in cambio, lo sconto per l’acquisto di un vero smartphone, ma solo dopo la promozione.

Il minimalismo digitale che piace ai manager della City

A Londra i dumb-phone stanno avendo un successo inaspettato, dove incarnano una nuova forma di status symbol fra gli adulti. Il minimalismo digitale piace moltissimo ai manager (magari con assistenti che gestiscono le telefonate di lavoro) e, nonostante questo tipo di telefoni abbia prezzi più che abbordabili, anche ai miliardari della City, per i quali il vero lusso è il tempo libero perché rarissimo.

“Chi può permetterselo ritorna ai vecchi cellulari. Si sta online solo alla scrivania, – commenta Andrea Carraro, smart home architect nel cuore della City -. In giro per la città le persone sono sempre connesse e camminano a testa bassa senza mai guardarsi intorno. Nel metrò sono tutti chini a consultare internet, ancora più che in Italia. Così molti miei clienti mi mostrano il loro nuovo telefono dump che usano quando sono fuori dallo studio”.

I vantaggi? Occupare le pause con la lettura o le chiacchiere

“I love my dumb-phone. Ho abbandonato il mio I Phone e comprato un telefono vecchio stile – precsia la giornalista Alice O’Keeffe su The Guardian – un dumb-phone senza internet, detto anche feature-phone”. Moltissimi i pregi elencati da chi ha fatto il passo di gettare alle ortiche lo smartphone per dotarsi di un piccolo telefonino, perfino muto. Si va dal recupero delle pause fra un impegno e l’altro da occupare di nuovo con la lettura o semplicemente guardando nuovamente la città dal finestrino degli autobus, oppure chiacchierando con altre persone. Oppure riprendere a fare a maglia, come testimonia O’Keeffe.

Per poco denaro si riconquista il proprio cervello

Restare senza connessione mentre ci si sposta a piedi o in macchina significa però non accedere più alle mappe parlanti online, riporta Ansa.”Bisogna ricominciare a fermare le persone in strada per chiedere informazioni – aggiunge O’Keeffe. – Senza internet inoltre niente accesso al conto bancario quando si vuole, ma ci si sente di sicuro più ‘centrati’, meno distratti. Per poche sterline si riconquista il proprio cervello e ciò è impagabile”.

Intanto qualcuno ha già pensato di denunciare i danni da connettività costante per proporre una soluzione drastica per liberarsi dello smartphone. È infatti in imminente uscita il manuale di auto-aiuto, Digital Minimalism, Choosing a Focused Life in a Noisy World, scritto dall’americano Cal Newport, docente di computer science.

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Pensioni: Quota 100, la misura prevista dal DL

La misura pensionistica nota come Quota 100 partirà ad aprile 2019. Si tratta della sperimentazione triennale prevista nella bozza del Decreto legge, e contenente disposizioni relative all’introduzione del reddito di cittadinanza e a interventi in materia pensionistica. Per il triennio 2019-2021 quindi si potrà andare in pensione anticipata a 62 anni e 38 di contributi. Il requisito relativo all’età anagrafica, si legge nella bozza, sarà “successivamente adeguato agli incrementi della speranza di vita”. E per maturare il diritto all’accesso sarà possibile cumulare eventuali contributi maturati in altre gestioni.

Finestre temporali di decorrenza

Quota 100, riporta Adnkronos, non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Un limite cui fanno eccezione i redditi da lavoro autonomo occasionale, per un massimo di 5mila euro lordi annui, valido fino “alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia”. Secondo la bozza del Dl i lavoratori privati che abbiano maturato i requisiti di 62 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2018 possano conseguire il diritto alla pensione con decorrenza a tre mesi, a partire quindi dal 1° aprile prossimo. Per i lavoratori pubblici la decorrenza è pari a sei mesi e la prima finestra di uscita prevista è per luglio prossimo. Sempre per i lavoratori pubblici è previsto un preavviso alle amministrazioni di almeno sei mesi.

Pensione anticipata con 42 anni di contributi

L’accesso alla pensione anticipata è consentita “se risulta maturata un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne”. In questo caso il diritto alla decorrenza delle pensione una volta maturati i requisiti è trimestrale.

L’abrogazione degli incrementi di età legati all’aumento della speranza di vita è riservata ai lavoratori precoci che a partire dal 1° gennaio, e trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti stessi, conseguiranno il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico. Fino al 31 dicembre 2019 è poi prorogata, ma solo per un anno, l’Ape sociale per particolari categorie di lavoratori disagiati.

Opzione donna e convenzioni fra banche e PA

Il diritto al trattamento pensionistico anticipato ricalcolato con il metodo contributivo è riconosciuto per le donne nate entro il 31 dicembre 1959 che abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore ai 35 anni. Le Pubbliche amministrazioni potranno stipulare convenzioni con le banche per far fronte all’erogazione anticipata dell’indennità di fine servizio per i lavoratori che accederanno al pensionamento anticipato. Le convenzioni, si legge ancora nella bozza, “fisseranno preventivamente i limiti dei tassi di interesse che potranno essere applicati dagli istituti di credito medesimi”.

Per dare piena attuazione alle disposizioni contenute nel decreto è stata autorizzata una spesa di 50 milioni di euro per l’assunzione di personale da assegnare alle strutture dell’Inps.

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Rivoluzione modem

Da fine dicembre 2018 diventa effettivo il diritto a utilizzare un modem diverso da quello fornito dall’operatore per accedere a Internet da linea fissa. La norma vale già per tutti i nuovi contratti stipulati, mentre per quelli in essere la regola varrà dal 1 gennaio 2019. In estrema sintesi, con modem libero significa che ognuno – dal 31 dicembre 2018 – poterà scegliere il router che preferisce senza l’obbligo di utilizzare quello messo a disposizione dal proprio operatore. A stabilirlo è la delibera 348/18/CONS dell’Agcom con la quale l’Italia si uniforma alla direttiva europea n. 2015/2120 che stabilisce misure riguardanti l’accesso a una rete aperta, con specifico riferimento alla libertà di scelta delle apparecchiature terminali.

Il testo della delibera

Come riporta Adnkronos, con questa delibera l’Autorità garante per le comunicazioni sancisce il diritto degli utenti di scegliere liberamente il proprio terminale (modem o router) per accedere a Internet dalla linea fissa, usando quindi un apparecchio diverso da quello fornito dall’operatore. Gli operatori non possono né “rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla rete se l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale, né imporre all’utente finale oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero inibire l’utilizzo o discriminare la qualità dei singoli servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento a un modem di propria scelta”. Gli operatori sono inoltre tenuti ad assicurare la diffusione, anche sui propri siti, di informazioni utili sulle specifiche e tutti i parametri necessari per l’accesso e la configurazione del servizio. Installazione e manutenzione spettano al cliente. Quanto all’assistenza, l’Agcom spiega che “i fornitori di accesso alla rete forniscono ai propri clienti, attraverso i canali di assistenza, informazioni per la corretta e semplificata attestazione delle funzionalità di connessione e configurazione degli apparati terminali”.

“Pacchetti completi”

Quando gli operatori forniscono servizi integrati di accesso a Internet e/o di connessione alla rete tramite offerte in abbinamento con l’apparecchiatura, devono evidenziare separatamente modalità e condizioni di offerta. Gli operatori devono quindi separare – anche nei documenti di fatturazione – il costo dell’apparecchio da quello di installazione e manutenzione e assistenza. I fornitori di servizi di accesso a Internet devono inoltre mettere a disposizione un’offerta alternativa che non includa la fornitura dell’apparecchio.

I vantaggi per gli utenti

In sostanza, gli utenti avranno più libertà di scelta. Gli operatori dovranno garantire a chi sottoscrive un nuovo contratto l’uso della linea Internet con il modem che il cliente vorrà. I clienti che hanno già contratti in essere, entro il 31 dicembre, di vedranno offrire dagli operatori la possibilità di cambiare offerta, scegliendone una che preveda l’utilizzo gratuito dell’apparecchio oppure, in alternativa, la rescissione gratuita del contratto, senza penali per il modem, che dovrà essere restituito.

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E’ sempre più smartPos-mania

Classiche carte di credito e “soliti” bancomat addio? Pare proprio di sì. Anche nel mondo dei pagamenti la tecnologia si evolve a favore di nuove soluzioni tecnologiche sempre più smart ed efficienti, sia per l’esercente sia per il cliente. E’ infatti sempre più diffuso il pagamento in forma digitale tramite smartphone e contactless card al posto dei vecchi pos: lo confermano i dati dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano. Lo scorso anno il valore delle transazioni effettuate con carta ha raggiunto quota 220 miliardi di euro. E di queste transazioni, il 21% sono state effettuate tramite eCommerce, ePayment, mobile payment, contactless payment, mobile pos. Si tratta di un fenomeno in crescita del 6% rispetto al 2016, guidato in particolari modo da pagamenti con carte contactless (+150%) e mobile (+60%).

La rivoluzione parte dalla novità NexiSmartpos

Tra le principali novità dell’ultimo periodo spicca Nexi Smartpos. Non si tratta di un semplice pos, ma tanto di più: si caratterizza per design innovativo, doppio schermo touch (per cliente e per esercente); accettazione di tutti i pagamenti digitali carte tradizionali, contactless, smartphone, buoni pasto e QRcode. Ed è uno strumento altamente personalizzabile, con app scaricabili per le diverse esigente dell’esercente. Funziona con i pagamenti contactless di ultima generazione come Apple Pay, Samsung Pay e Google Pay e garantisce una ‘rivoluzione di servizi’ per l’esercente: schermo touch 7 pollici per una migliore esperienza di utilizzo e con la possibilità dell’archiviazione digitale delle ricevute di pagamento, rintracciabile poi nella lista delle transazioni. E ancora fotocamera per lettura QR Code, unico lettore carta ‘multi reader’, porte Usb per collegare dispositivi esterni e wi-fi e 4g per la velocità massima delle transazioni. Nexi Smartpos permette all’esercente di gestire automaticamente promozioni, sconti od omaggi.

Tanti device di ultima generazione per pagamenti smart

Nel panorama degli strumenti innovativi dei pagamenti ci sono diverse altre novità. Come Pos Axerve di Banca Sella, che essendo portatile consente di accettare pagamenti ovunque l’esercente si trovi. E il device è abilitato anche a dialogare con Apple Pay e Samsung Pay. Axerve dà la possibilità all’esercente di vedersi notificato ogni mese il totale delle transazioni effettuate dal POS. Altro device nuovo è Axium D7, che è il nuovo Smart-Pos di Ingenico, basato sulla tecnologia Android: permette di eseguire, su un unico device ,i servizi correlati al business del negozio, i Vas (value added services) e i pagamenti cashless in qualsiasi modalità (carta, NFC, wallet, APM).

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L’Italia preferisce le auto ibride ed elettriche

La svolta green degli italiani inizia a condizionare anche il tipo di automobile da acquistare. In uno scenario in cui le vendite di automobili sono in netta diminuzione a settembre 2018, rispetto allo stesso mese del 2017, le auto elettriche sono cresciute del 167%, seppure occupino ancora una quota di mercato di appena lo 0,4%, mentre le ibride crescono del 29%.

Secondo dati dell’Anfia, la performance delle nuove registrazioni vale il 6,6% del mercato automobilistico e, sempre a settembre, le auto ad alimentazione alternativa hanno conquistato il 13,4% del mercato italiano. Questo, nonostante un calo “strutturale” del 12,4% nel mese (+14,2% nei nove mesi), dovuto alla diminuzione delle vendite di auto Gpl e metano.

Le vetture destinate al noleggio scendono del 38%

Nel mese in oggetto anche in Italia sono calate le vendite di auto diesel, -38,4% a settembre, attestandosi a una quota pari al 47,5% del mercato, dieci punti in meno rispetto a settembre 2017, riporta Ansa. Il calo è maggiore per le società (-35%) rispetto ai privati (-16%), e riflette un forte ridimensionamento per le vetture destinate al noleggio (-38%).  A settembre, in un mercato in cui tutti i segmenti di auto sono in calo, i Suv hanno subito una flessione minore degli altri, diminuendo del 9,2% rispetto allo stesso mese del 2017.

Meno auto, ma più Suv

Nei primi nove mesi del 2018 infatti i Suv di tutte le dimensioni sono cresciuti del 21% rispetto ai primi nove mesi del 2017, raggiungendo quota 35,9% rispetto al totale delle vendite, più del doppio rispetto al 2013. Il segmento dell’alta gamma ha registrato invece nel mese un calo tendenziale del 24%, mentre le vendite dei segmenti A e B sono diminuite del 20%, e la loro quota è arrivata al 42,9%. Scese del 54% anche le vendite di auto del segmento C (medie-inferiori), e del 49% quelle del segmento D (medie). La diminuzione delle vendite di monovolumi, a settembre 2018, è stata invece del 56%, con una quota di mercato del 4,9%.

Il mercato nei 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2018 il mercato dell’alto di gamma è sceso del 10%, i segmenti A e B dell’11%, con una quota del 39% (era del 49% nel 2013), e il segmento delle medie inferiori del 17%, mentre il segmento delle medie risulta in diminuzione del 19%. I segmenti C e D rappresentano, insieme, il 15% del mercato, mentre nel 2013 era del 19%. E le monovolume (-13%) costituiscono il 6,7% del mercato, con 5 punti in meno rispetto al 2013.

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Tir elettrici, l’autostrada A35 Brebemi è pronta per il test

Mezzi pesanti a trazione elettrica alimentati come i filobus e i tram urbani, ovvero attraverso una linea sospesa. Si tratta dei Tir elettrici, e l’autostrada Brebemi, che collega Milano e Brescia, sarà la prima in Italia a sperimentare il transito di questi veicoli ecologici. Al loro sviluppo ci sta pensando Scania, azienda globale produttrice di veicoli industriali, pronta a collaborare all’elettrificazione dei primi sei chilometri di A35 che serviranno come test.

La linea di contatto (600-750V in corrente continua) sarà realizzata sopra la corsia di marcia a una altezza pari a circa 5,5 metri. E il tratto inizialmente coinvolto sarà quello tra i caselli di Romano di Lombardia e Calcio.

Veicoli pesanti a motore ibrido

I veicoli in questione sono dotati di catena cinematica ibrida, con motore elettrico alimentato attraverso un pantografo. Al di fuori di questa corsia, se il mezzo ad esempio deve effettuare un sorpasso, o deve abbandonare l’autostrada per raggiungere la sua destinazione, può circolare tramite motore elettrico grazie alle batterie di cui dispone, o tramite il motore a combustione interna.

Una volta verificate efficienza, efficacia e sostenibilità economica della soluzione, nonché stabilita una chiara programmazione sovra-nazionale, si potrà procedere a una seconda fase del progetto, che prevede l’elettrificazione dell’intera A35. Questo, insieme alla commercializzazione dei veicoli e dei relativi dispositivi per l’utilizzo della linea elettrificata.

Obiettivo, arrivare a un’autostrada a economia circolare

Il progetto è stato presentato a Brescia durante il convegno Il Trasporto Elettrico delle Merci su Strada, nell’ambito dello European Truck Festival, riporta askanews. Tra gli obiettivi rientra anche quello di arrivare a un’autostrada a economia circolare, con la produzione di energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici.

“Siamo molto lieti di aver riunito qui oggi a Brescia i possibili futuri protagonisti della prossima rivoluzione nella mobilità – afferma Francesco Bettoni, Presidente A35 Brebemi – e il nostro progetto, sviluppato insieme a Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) va in questa direzione”.

Verso un sistema di trasporto sostenibile delle merci

“La collaborazione di Scania con A35 Brebemi, Siemens e tutti gli interlocutori coinvolti in questo progetto dimostra come solo attraverso la cooperazione con partner strategici riusciremo a accelerare il processo di cambiamento verso un sistema di trasporto sostenibile”, sottolinea in una nota il Presidente e Amministratore Delegato di Italscania, Franco Fenoglio.

I tir elettrici potrebbero infatti risolvere il problema del traffico pesante su quattro ruote. Di fatto, la prima autostrada elettrificata è stata inaugurata in Svezia nel 2016, e anche in Germania è già una realtà.

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Più luce in cucina con le strisce led

Di recente sono sempre più gli utenti che provvedono all’installazione di moderne strisce led in cucina, per illuminare in maniera ottimale alcune zone cruciali e consentire di vivere ancora più serenamente questo ambiente così importante di casa. In particolar modo va sempre più di moda l’installazione di led che possano illuminare la zona dei pensili e sottopensili, non soltanto per un motivo prettamente estetico ma anche per un ben più importante aspetto legato alla sicurezza. Avere infatti la possibilità di utilizzare i vari strumenti di cucina godendo di una illuminazione ottimale, ovvero senza quei fastidiosi giochi d’ombra che possono trarre in inganno e favorire azioni maldestre o infortuni, consente di lavorare con maggiore sicurezza nonché di riuscire a preparare molto più velocemente le varie pietanze.

Alla stessa maniera sono diversi coloro i quali preferiscono provvedere ad installare le strisce led  anche per illuminare in maniera adeguata il tavolo, ed evitare che vi siano quelle fastidiose difformità per le quali si creano zone che godono di una luce maggiore e zone che invece sembrano visibilmente essere meno illuminate. Una distribuzione omogenea della luce consentirà dunque a tutti di poter vedere alla stessa maniera ed evitare quei fastidi agli occhi dovuti alla difforme quantità di luce presente in uno spazio abbastanza ristretto. La qualità della luce presente in un determinato ambiente, come la cucina, è dunque molto importante non soltanto per far si che le operazioni di preparazione dei cibi possano avvenire in sicurezza ed in maniera più rapida, ma anche per evitare che la non omogeneità della luce presente possa arrecare fastidi agli occhi delle persone presenti. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare i diversi tipi di strisce led presenti sul mercato, che si differenziano sia per il colore e l’intensità della luce emessa, che per la lunghezza delle strisce stesse, che possono comunque essere tagliate per far si da adattarsi perfettamente all’utilizzo che si intende farne.

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