Il funzionamento di una camera termografica

La localizzazione delle perdite d’acqua mediante termografia è una delle applicazioni più pratiche, utili e redditizie che questa tecnologia ci offra. In questo articolo ne parleremo in dettaglio fornendo anche una breve spiegazione sugli effetti dell’evaporazione sulle superfici.

Ogni oggetto sulla terra emette radiazioni. Una termocamera è in grado di rilevare queste radiazioni e le esprime in temperature apparenti delle loro superfici. In un’immagine termografica otteniamo delle temperature apparenti e possiamo confrontare le zone più o meno calde presenti nell’immagine. Se si regolano tutti i valori necessari, l’emissività, la temperatura riflessa, la distanza e l’umidità relativa otterremo delle temperature molto attendibili.

Rilevamento di perdite con la termografia

Le perdite in un edificio possono essere di origini molto diverse. Se la perdita proviene da un circuito di acqua calda o riscaldamento, dovremo avviare il sistema e osservare le differenze di temperatura nei pavimenti e nelle pareti. In questo caso localizzeremo le perdite in qualità di zone calde nell’immagine termografica, poiché al momento dell’ispezione genereremo calore nel circuito.

Se la perdita ha la sua origine in una condotta di approvvigionamento o di servizi igienico-sanitari, dovremmo solo ispezionare l’area con la termocamera cercando i modelli termici che indicano l’esistenza di un’anomalia. Utilizzando diverse tavolozze di colori e altri strumenti di misurazione, è possibile restringere il problema e poter così riparare solo l’area interessata.

Si tratta dunque di uno strumento che consente di individuare in maniera assolutamente precisa il luogo in cui vi è una perdita nell’impianto, il che consente di risparmiare tantissimo tempo in fase di analisi ma soprattutto di evitare di andare a creare ulteriori danni che potrebbero interessare anche l’appartamento sottostante, ad esempio, e richiedere interventi risolutivi sicuramente più invasivi o comunque in grado di creare disagio ai componenti del nucleo familiare o lavoratori di quel particolare ufficio.

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Più luce in cucina con le strisce led

Di recente sono sempre più gli utenti che provvedono all’installazione di moderne strisce led in cucina, per illuminare in maniera ottimale alcune zone cruciali e consentire di vivere ancora più serenamente questo ambiente così importante di casa. In particolar modo va sempre più di moda l’installazione di led che possano illuminare la zona dei pensili e sottopensili, non soltanto per un motivo prettamente estetico ma anche per un ben più importante aspetto legato alla sicurezza. Avere infatti la possibilità di utilizzare i vari strumenti di cucina godendo di una illuminazione ottimale, ovvero senza quei fastidiosi giochi d’ombra che possono trarre in inganno e favorire azioni maldestre o infortuni, consente di lavorare con maggiore sicurezza nonché di riuscire a preparare molto più velocemente le varie pietanze.

Alla stessa maniera sono diversi coloro i quali preferiscono provvedere ad installare le strisce led  anche per illuminare in maniera adeguata il tavolo, ed evitare che vi siano quelle fastidiose difformità per le quali si creano zone che godono di una luce maggiore e zone che invece sembrano visibilmente essere meno illuminate. Una distribuzione omogenea della luce consentirà dunque a tutti di poter vedere alla stessa maniera ed evitare quei fastidi agli occhi dovuti alla difforme quantità di luce presente in uno spazio abbastanza ristretto. La qualità della luce presente in un determinato ambiente, come la cucina, è dunque molto importante non soltanto per far si che le operazioni di preparazione dei cibi possano avvenire in sicurezza ed in maniera più rapida, ma anche per evitare che la non omogeneità della luce presente possa arrecare fastidi agli occhi delle persone presenti. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare i diversi tipi di strisce led presenti sul mercato, che si differenziano sia per il colore e l’intensità della luce emessa, che per la lunghezza delle strisce stesse, che possono comunque essere tagliate per far si da adattarsi perfettamente all’utilizzo che si intende farne.

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Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

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Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

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Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

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16 Ecommerce, non più canale secondario ma motore delle vendite

Dopo anni in cui l’ecommerce ha rappresentato un canale secondario oggi assume un ruolo determinante nella riprogettazione delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori. Tanto che nel 2020 gli acquisti online dei consumatori italiani varranno 22,7 miliardi di euro, con una crescita annua del +26%, 4,7 miliardi in più rispetto al 2019. L’incremento in valore assoluto più alto di sempre. Durante il lockdown il commercio online ha rappresentato il principale motore di generazione dei consumi, soprattutto per il Food&Grocery, l’Arredamento e l’home living e per altre nicchie di mercato, come il pharma, il beauty e lo sport&fitness. Sono alcune evidenze che emergono dall’Osservatorio eCommerce B2c, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

Crescita esponenziale per il Food&Grocery 

L’ecommerce sta svolgendo un ruolo determinate per la ripresa del commercio e dei consumi, anche grazie agli investimenti in atto per potenziare il canale digitale (tramite sito proprio, aggregatori, marketplace) o favorire modalità di vendita fondate sull’integrazione tra esperienze online e offline (click&collect, drive&collect, allestimento degli ordini online in store). La crescita rispetto al 2019 di 4,7 miliardi in più in un solo anno è frutto di dinamiche differenti nei comparti merceologici. I settori più maturi crescono con un tasso sostenuto, ma sotto la media di mercato: nel 2020 Informatica ed elettronica di consumo vale 6 miliardi di euro (+18%), l’Abbigliamento 3,9 miliardi (+21%) e l’Editoria 1,2 miliardi (+16%). I comparti emergenti invece registrano ottimi risultati con ritmi di crescita esponenziali. In particolare il Food&Grocery, che genera 2,5 miliardi di euro (+56%).

La contrazione degli acquisti sul canale tradizionale

Nei prodotti la contrazione degli acquisti sul canale tradizionale in tutti i principali comparti (a eccezione del Food&Grocery) generano un impatto positivo sulla penetrazione dell’online. Nel 2020 l’incidenza dell’ecommerce B2c sul totale vendite Retail passa dal 6% all’8%, e nonostante continui a rappresentare ancora una piccola parte degli acquisti complessivi, è sempre più rilevante in Italia. Durante il lockdown ha rappresentato il principale, se non unico, motore di generazione dei consumi, con ricadute nel medio-lungo periodo. Sul lato domanda, poi, la crescita dei web shopper (+2 milioni nel 2020), la maggior dimestichezza e fiducia nell’online e nei pagamenti digitali (anche da parte di chi online acquistava già) stanno generando un effetto positivo nello sviluppo dell’ecommerce.

Gli acquisti da Smartphone

Lo smartphone è adatto a favorire gli acquisti di impulso, personalizzati e omnicanale. Nella componente di prodotto l’ecommerce da smartphone nel 2020 supera infatti l’incidenza del 50%, e arriva a pesare il 56% degli acquisti online totali, per un totale di 12,8 miliardi di euro (+42% rispetto ai 9 miliardi del 2019). Alla base dello sviluppo del canale ci sono una maggior sensibilità dei merchant nella progettazione di customer journey nativamente mobile, la diffusione e la frequenza d’uso dei dispositivi e il miglioramento dell’infrastruttura tecnologica in termini di copertura e connessione.

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Le sfide della digital advertising durante una pandemia

La pandemia colpisce anche la media industry, e se molte aziende hanno ridotto la spesa pubblicitaria altre hanno deciso di comunicare puntando su una narrazione relativa alla situazione drammatica che tutti stanno affrontando. Almeno per un po’ di tempo dovremo convivere con la “nuova normalità” post Covid, in primo luogo con alcune limitazioni delle nostre libertà. per questo, mantenere una relazione con i consumatori, attualmente molto attivi online, diventa una necessità per le aziende. In questi mesi, in tutto il mondo, l’online si è consolidato come fonte importante per informarsi sulle notizie di attualità. Per i publisher ciò si traduce in audience in crescita, mentre per gli inserzionisti in un’opportunità per raggiungere un pubblico più ampio e coinvolto.

L’audience online in aumento è un’opportunità per i digital publisher

Australiani, italiani, giapponesi, thailandesi e americani: in questo periodo tutti hanno utilizzato i dispositivi digitali per tenersi informati, nonostante si trovino in fasi diverse della pandemia. Le misure di restringimento sono state applicate in Italia dai primi giorni di marzo, a metà marzo in Australia, a fine marzo in Thailandia e Stati Uniti, e in Giappone nei primi giorni di aprile. Proprio nel mese di marzo il tempo trascorso su siti online di notizie ha subito un forte incremento, con traffico proveniente in particolare da dispositivi mobili.

Questa situazione che vede audience online in aumento, e in generale, una crescita dell’interesse verso servizi digitali, rappresenta un’opportunità per i digital publisher.

È il momento giusto per conquistare la fedeltà degli utenti raggiunti durante la pandemia

Secondo i dati dell’indagine Nielsen, inclusi nel White Paper del World Economic Forum (Comprendere il Valore dei Media: le Prospettive di Consumatori e Industria), dicono che, in media, il 16% dei residenti in Cina, Germania, India, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti è attualmente sottoscrittore di un servizio di news a pagamento, e il 53% dichiara di essere disposto a farlo in futuro. È quindi il momento giusto per essere proattivi e conquistare la fedeltà degli utenti raggiunti durante il periodo della pandemia, puntando alla fidelizzazione dei clienti esistenti e ingaggiando coloro che si sono mostrati interessati ai contenuti in queste settimane, ad esempio attraverso offerte con prezzi sostenibili.

Puntare su formati pubblicitari innovativi

In ambito advertising la paura di una recessione unita al rallentamento degli investimenti pubblicitari hanno prodotto un drastico calo dei CPM a livello mondiale. Molti piccoli e medi inserzionisti hanno avuto la possibilità di acquistare impression a un prezzo molto basso. In questo periodo, alcune aziende hanno considerato la pubblicità come un rischio per la loro immagine, mentre altre hanno deciso di investire per raggiungere un grande pubblico a costi contenuti. Come spesso accade, le crisi si traducono in momenti ideali per sperimentare. Le aziende dovranno quindi valutare l’assegnazione di una parte dei loro budget a formati pubblicitari innovativi ancora non testati, sfruttando le condizioni di prezzo offerte dal mercato.

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110 imprese per un Manifesto della ripresa green

Un’iniziativa per rilanciare l’economia in chiave green. Si tratta del manifesto Uscire dalla pandemia con un nuovo Green Deal per l’Italia, sottoscritto da 110 esponenti di imprese e organizzazioni di imprese per sostenere le realtà imprenditoriali pesantemente colpite dalla pandemia del Covid-19.

Il documento interviene nel dibattito in corso a livello nazionale ed europeo sulle misure per il rilancio dell’economia, sollecitando un progetto di sviluppo all’altezza delle sfide della nostra epoca. Dal Recovery Plan europeo alla rigenerazione urbana fino all’innovazione digitale, il manifesto propone un modello di sviluppo ecosostenibile che valorizzi e sostenga le potenzialità italiane.

Un progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare

Servono misure per rendere le nostre società, i nostri sistemi sanitari e la nostra economia più resilienti nei confronti delle pandemie, ma anche per affrontare altre minacce per il nostro futuro. Innanzitutto la grande crisi climatica, alimentata da un modello di economia lineare a elevato consumo di energia fossile e spreco di risorse naturali. Il Recovery Plan europeo punta ad attivare consistenti finanziamenti comunitari, e dovrebbe, nelle nuove e più gravi condizioni generate dalla pandemia, rifondare e rilanciare l’ambizioso progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare.

Potenziare una bioeconomia rigenerativa

Insomma, secondo i firmatari un nuovo Green Deal è la via da seguire per una più forte e duratura ripresa, perché valorizza le migliori potenzialità dell’Italia.

Ovvero, quelle legate alle produzioni di qualità, sempre più green, e quelle in cui l’Italia ha raggiunto livelli di eccellenza, come il riciclo dei rifiuti, un pilastro dell’economia circolare, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili di energia. E ancora, le potenzialità del nostro modello di agricoltura sostenibile e delle altre attività della bioeconomia rigenerativa, o quelle delle città, da rilanciare con un vasto programma di rigenerazione urbana in chiave green.

Aumentare emissioni e impatto ambientale trasferisce ulteriori costi sul nostro futuro

Non sono meno importanti le potenzialità dell’importante capitale naturale, necessario per il rilancio di diverse attività economiche come il turismo. Oltre a quelle della transizione a basse emissioni e con carburanti alternativi verso la mobilità decarbonizzata, elettrica e condivisa e quelle dell’innovazione digitale.

I pacchetti di stimolo all’economia, fa notare il manifesto, non devono aumentare le emissioni di gas serra e gli impatti ambientali, trasferendo così ulteriori costi sul nostro futuro.

Un nuovo Green Deal, quindi, è la via innovativa da percorrere per la rinascita dell’Italia. Il manifesto con i primi 110 firmatari sarà inviato anche al governo e ai parlamentari di maggioranza e di opposizione, nonché a esponenti delle istituzioni europee.

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Primo trimestre 2020, scende il mercato dei pc. I numeri degli analisti

L’impatto del coronavirus sulla produzione e la domanda di pc è negativo. Secondo gli analisti di Gartner il mercato globale dei pc chiude il primo trimestre dell’anno con consegne in flessione del 12,3%, scendendo a quota 51,6 milioni di unità, il calo più marcato dal 2013. Numeri sempre negativi, ma meno marcati, sono quelli forniti da altre due società d’analisi, Canalys e Idc, che calcolano la flessione tra il -8% e il -9,8%, con volumi di consegne tra 53,2 e 53,7 milioni. Tutti però concordano con il podio dei costruttori, che vede al primo posto la cinese Lenovo, con una quota di unità commercializzate che va dai 12,6 ai 2,8 milioni (-3%/-4% su base annua), al secondo HP (11,1-11,7 milioni di pc consegnati e una flessione del 12-13%), e al terzo Dell, unica azienda a registrare una crescita: +1-2%, con volumi di 10 milioni di unità.

Sotto il podio i dati degli analisti divergono

Fuori dal terzetto di testa, riporta Ansa, gli analisti offrono dati più divergenti.

Secondo Gartner, Apple è quarta con 3,5 milioni di Mac consegnati, e un calo del 6,2%, seguita da Acer, a 2,9 milioni di unità (-12,7%). Per i ricercatori di Canalys Apple si è invece fermata a 3,2 milioni di unità e la contrazione, rispetto al primo trimestre del 2019, è del 21%. Acer, secondo Canalys, è vicina a 3,1 milioni (-12,6%), e secondo Idc, con 3,3 milioni (-9,9%) Acer scavalca Apple a 3,1 milioni (-20,7%).

Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni

In ogni caso, tutti sono concordi nel rilevare il declino del mercato pc per i problemi di approvvigionamento derivati dalla pandemia. Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni di febbraio, e anche la ripresa della produzione a marzo è stata lenta. In questo scenario il mercato EMEA ha chiuso il primo trimestre 2020 in negativo, ma con una flessione solo a singola cifra percentuale. Segno meno anche per i mercati Asia/Pacifico, Giappone, America Latina, Stati Uniti. Una crescita c’è stata solo in Canada, riferisce impresacity.it.

Il problema non è legato alla domanda

Se la domanda di aziende, professionisti e studenti non è mancata, specie di notebook, è mancata l’offerta. Idc stima che nel primo trimestre 2020 la richiesta di computer sia salita, poiché molti si sono trovati a lavorare da casa con pc non adeguati e hanno cercato di sostituirli. Se poi la tendenza allo smart working durerà serviranno piattaforme infrastrutturali e prodotti per i singoli utenti. E chi è abituato ad avere un pc a casa, ma normalmente di backup a quello principale d’ufficio, potrebbe sentire il bisogno di mantenerlo più aggiornato. Se invece il picco di domanda di queste settimane è solo un picco, la situazione cambia. La domanda calerà fisiologicamente, e ne avranno approfittato le poche aziende, vendor e retailer, che avevano chiuso il 2019 con alti livelli di inventario.

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Un vademecum per fare business senza violare la privacy

Arriva il Vademecum della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi per le società e gli studi professionali che trattano i dati personali nel contesto della propria organizzazione. Si tratta di uno strumento di pronta consultazione che descrive gli aspetti più importanti del Gdpr, il Regolamento Europeo posto a tutela dei dati personali, con esempi concreti a corredo degli aspetti teorici. Il Vademecum, realizzato con lo Studio Legale Lisi, costituisce il percorso finale di una serie di seminari sviluppati dalla Camera di commercio sintetizzandone i contenuti. “Si tratta, infatti, di una guida operativa che illustra i tratti salienti della disciplina – spiega Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi – e fornisce spunti pratici per agevolarne il rispetto, contribuendo così a una effettiva e non troppo onerosa tutela dei dati personali a vantaggio dei consumatori”.

I punti principali del documento

Il Vademecum sul trattamento dei dati personali alla luce del Gdpr si suddivide in 11 sezioni di facile consultazione, ognuna dedicata ai diversi aspetti toccati dalla disciplina. Più in dettaglio, gli argomenti trattati vanno dai principi e le basi giuridiche del trattamento, i soggetti e i diritti degli interessati (I), il marketing e la profilazione (II), l’analisi del sito web aziendale (III), il registro delle attività di trattamento (IV), l’accountability privacy by design e by default (V), e le informative privacy (VI). Seguono, il Dpo: ruolo, compiti e funzioni, (VII), il data breach (VIII), gli amministratori di sistema (IX), il controllo dei lavoratori e la videosorveglianza, e ulteriori approfondimenti in materia di protezione dei dati personali (XI).

Come distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono

Non sempre è agevole distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono. In effetti, occorre considerare che le attività personali di trattamento di dati di terzi interessati, che comunque presentino aspetti professionali o commerciali, possono comportare la piena applicazione del Regolamento europeo. Non rientra quindi nel Regolamento la gestione della propria corrispondenza privata, la tenuta di un diario o di un blog dove siano presenti dati personali relativi alla partecipazione a eventi con colleghi, o a incontri con partner professionali. Questi sono certamente estranei all’applicazione della regolamentazione europea sulla privacy, anche qualora tali trattamenti siano svolti mediante l’uso di social network, o comunque online. A patto, tuttavia, che il trattamento di tali dati avvenga per finalità strettamente personali.

Cos’è il Gdpr

Il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio (General Data Protection Regulation, Gdpr), stabilisce le norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, senza pregiudicare la libera circolazione dei dati e delle informazioni, anche personali. Un aspetto cruciale per lo sviluppo dell’economia digitale nell’ambito del mercato interno dell’Unione europea. Il Gdpr si applica non solo a tutti i titolari e responsabili del trattamento con sede in un Paese membro dell’Unione, ma anche a tutti i soggetti, le organizzazioni e i servizi che trattano dati di interessati stabiliti nell’Unione europea.

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Contenti della propria vita? Tra gli italiani aumenta la soddisfazione

Un sette abbondante: è il voto che gli italiani danno alla propria vita. Un trend in miglioramento rispetto al passato. Il livello di soddisfazione in merito alla propria esistenza, quindi, registra valori in crescita nel 2019, confermando un andamento positivo iniziato nel 2016. In media gli italiani danno un voto pari al 7,1. Un altro dato interessante è che i nostri connazionali nel 56,5% dei casi si dichiarano soddisfatti della propria situazione economica: si tratta del valore più alto registrato dal 2006. A scattare la fotografia del “livello di soddisfazione” è l’Istat, che evidenzia poi come siano più “contenti” gli under 25 rispetto ai più grandi: tra i giovani quelli che si dichiarano molto o abbastanza contenti passano dal 48,3% al 51,3%.

Contenti ma non tanto fiduciosi verso il prossimo

E’ interessante valutare anche le risposte date alla domanda “Che fine fa un portafoglio smarrito finito nella mani di un perfetto sconosciuto?”. Tra i nostri connazionali, soltanto il 15% degli italiani crede possa tornare indietro. I livelli di fiducia negli altri aumentano però se a ritrovarlo è un esponente delle forze dell’ordine (84%) o un vicino di casa (73,3%).

Un’Italia divisa a metà

Anche in questo caso, però, il livello di soddisfazione è molto diverso fra chi abita al Nord o al Sud dello Stivale: i primi si dichiarano infatti più contenti e fiduciosi rispetto ai colleghi del Mezzogiorno. Commenta questo dato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che dichiara: “Anche sul fronte delle condizioni di vita e della fiducia il paese è letteralmente spezzato in due, con una forbice molto altra tra Nord e Sud Italia. Il Nord presenta infatti la quota più alta di coloro che dichiarano un voto compreso tra 8 e 10 rispetto alla soddisfazione per la vita (46,7%), percentuale che nel Mezzogiorno si ferma al 39,2%”. Abissali le differenze a livello regionale: mentre in Trentino Alto Adige la quota di persone che da un voto da 8 a 10 alla propria soddisfazione raggiunge il 62,2% del totale, in Campania la percentuale si dimezza ed è ferma al 31,6% – aggiunge il Codacons. “Numeri che dimostrano ancora una volta come nel Mezzogiorno le condizioni di vita dei residenti siano indietro rispetto al resto del paese, e come non sia stato affatto abbastanza per colmare questo gap”.

Le donne e il tempo libero

Infine, l’Istituto segnala che fra le donne e il tempo libero il rapporto non è sempre perfetto, specie per quelle che non lavorano. Le motivazioni di questa situazione le spiega la stessa Istat: “sono nel carico di lavoro familiare e di cura particolarmente pesante e tale da comprimere la quantità di tempo libero”. Però, conclude l’Istituto, “se occupate, la soddisfazione per questo aspetto è paragonabile a quella degli uomini (64,4% contro 64,9%)”.

 

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Italiani ultra65enni autonomi e attivi sul web: ecco il profilo dei nuovi boomers

Anziano a chi? Gli ultra65enni italiani sono ciò che di più distante si possa immaginare dal cliché del nonnino. Lasciati nel secolo scorso bastone e abitudini “tradizionali”, i boomers attuali hanno uno stile di vita che ricalca in tutto e per tutto quello dei millennials. Più della metà di essi (il 54%) si sente perfettamente a proprio agio nella società globale: il 79% dedica almeno un’ora della settimana a navigare in internet. Scendono TV (la guarda frequentemente il 54%) e le attività di tipo religioso (solo il 15% dedica almeno un’ora della settimana).

Informati e curiosi di esplorare cose nuove

Sono informati (l’87%), hanno molti hobby e voglia di mettersi alla prova su cose nuove (78%). Il 38% vorrebbe possedere sistemi di domotica controllabili da smartphone. Il 47% si interessa alle nuove mode e tendenze, ma in generale sono orgogliosi della loro autonomia. Bassa la fiducia per le banche e il loro servizi (58%). In più, ribaltando l’idea della persona in là con gli anni, il 67% del campione ritiene il sesso un elemento importante della propria vita. Questi alcuni dei dati della ricerca SWG a supporto del “Grey Scale Economy Lab”, un progetto esclusivo promosso da Havas PR – gruppo attivo nel settore comunicazione – in collaborazione con la società di ricerche di mercato e di opinione, che prevede l’istituzione di un osservatorio e un laboratorio di studio e ascolto relativo alla fascia “Over 65”.

Una generazione desiderosa di esplorare la nuova era digitale

Si parla quindi di “Una generazione attiva che si sente giovane e desiderosa di esplorare la nuova era digitale. Una generazione molto lontana dagli stereotipi consolidati, ma che dopo avere affrontato la rivoluzione culturale del 1968 durante la propria giovinezza è pronta a rimettersi in gioco e a rispondere alla sfida della società digitale” spiega Riccardo Grassi, coordinatore dell’indagine per conto di SWG.

Donne e uomini, non sono uguali (neanche da grandi)

Inoltre, secondo uno studio condotto dal Centro di Ricerche di Neuromarketing dell’Università IULM, i nuovi over 65 non sono equiparabili a quelli del passato e vi è una forte radicalizzazione delle differenze di genere: le donne rispetto agli uomini prestano più attenzione alle informazioni soprattutto “verbali” e alle singole sfumature del messaggio, sono più sensibili all’incoerenza informativa e mostrano maggiore attivazione psicofisiologica alle stimolazioni affettive. Tutti dati importanti per reinterpretare la terza età, un ‘momento attivo’ di opportunità e di ri-presa in carico, in piena consapevolezza, della vita.

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Gli italiani e l’e-commerce, un rapporto che non conosce crisi

Il fatturato generato dall’e-commerce B2C in Italia nel 2019 sarà di 35,65 miliardi di euro, +2,01% rispetto al 2018. Al primo posto negli acquisti online degli italiani i prodotti per la cura della casa e degli animali domestici, ma in forte crescita l’elettronica di consumo. Un segmento, questo, che raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023. A monitorare lo scenario dell’e-commerce B2C, i comportamenti dei consumatori e le tendenze future ci ha pensato SAP SE, che ha commissionato a Ecommerce Foundation, l’organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale, un’analisi dal titolo Ecommerce Report: Italy 2019, lo studio che indaga il rapporto degli italiani con l’e-commerce.

Nel 2019 il 37% della popolazione online ha effettuato almeno un acquisto via Internet

Sulla base dei dati emersi dall’analisi, si prevede che entro la fine del 2019 circa il 37% della popolazione online abbia effettuato almeno un acquisto via Internet. E i segnali per il futuro sono positivi. Si stima infatti che nel quinquennio 2018 – 2023 le revenue del commercio elettronico aumenteranno in ogni settore, elettronica, cibo e cura della persona, mobili ed elettrodomestici, giocattoli, oggettistica, e fai da te. Ma soprattutto moda, che passerà dai 4,48 miliardi di euro di fatturato del 2018 ai 6,71 miliardi del 2023.

La cura della casa è una priorità per gli e-shopper

Nel 2019 il segmento che registrerà la maggiore crescita sarà quello relativo agli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (9,45 milioni), seguito da giocattoli e prodotti per la prima infanzia (9,43 milioni). La cura della casa resta quindi una priorità, e nel 2019 si prevede che saranno stati 9,6 milioni gli utenti ad avere acquistato un elettrodomestico online, mentre 4,87 milioni avranno comprato mobili e accessori per la casa. Anche il comparto dell’elettronica di consumo, così come i supporti per fruire di contenuti digitali (libri, film, musica e videogiochi) sta registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi.

Amazon e PayPal dominano le compere online

Nel 2017 PayPal ha rappresentato il metodo di pagamento preferito in Italia sia per il pagamento di beni digitali e servizi (32,2%) sia per l’acquisto di beni tangibili (oltre il 40%). Per quanto riguarda lo shopping online transfrontaliero, nel 2018 il Regno Unito vantava la quota più alta (19%), mentre la Cina si piazzava al secondo posto (18%) e la Germania al terzo (16%). Sempre lo scorso anno, Amazon ha dominato la chart delle piattaforme più utilizzate dagli italiani, con revenue pari a 2.325 milioni di euro, seguita da Zalando, con 448 milioni di euro.

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La moda nel 2019 cambia, e diventa più sostenibile e inclusiva

Quali sono state le tendenze della moda durante il 2019? Soprattutto sostenibilità e inclusività. Più che tendenze veri e propri movimenti, che hanno influenzato orientamenti e acquisti da parte dei consumatori anche per quanto riguarda il fashion. Il report Lyst Year in Fashion 2019, realizzato analizzando le query, le pagine visualizzate e le vendite di 6 milioni di articoli di moda di oltre 12.000 store online, indica quali sono state le tendenze moda più importanti del 2019. Il report inoltre ha considerato anche le menzioni sui social, e la risonanza mediatica a livello mondiale generate dai trend e dai brand più acclamati del 2019.

Crescono le ricerche sui materiali sostenibili, econyl, cotone organico, repreve e tencel

Le ricerche sui portali riguardo gli argomenti inerenti alla sostenibilità sono aumentate del 75% su base annua, con una media di 27.000 ricerche al mese. Sempre su base annua sono cresciute anche quelle relative ai materiali sostenibili, che hanno segnato in particolare un +102% per l’econyl, +52% per il cotone organico, +130% per il repreve e del 42% per il tencel. E le categorie di prodotto più desiderate sono state i jeans e le sneaker sostenibili. Durante quest’anno, poi, numerosi brand hanno lanciato diverse iniziative legate alla sostenibilità, e oltre ad avere posto maggior attenzione ai materiali utilizzati nelle loro collezioni si sono impegnati in progetti di donazione e hanno aumentato gli investimenti nel re-commerce.

Una moda che rispecchia bisogni e gusti di diverse comunità

Se il 2019 si è caratterizzato da numerosi richiami verbali contro la mancanza di inclusione e rappresentanza della diversità all’interno delle aziende, gli amanti dello shopping hanno cercato una moda che rispecchi maggiormente i bisogni e i gusti di diverse comunità. Le ricerche dei consumatori si sono quindi orientate verso articoli fashion versatili e semplici, in crescita rispettivamente dell’80% e del 90%. Al contempo, si è assistito anche a un incremento del 52% nelle ricerche di termini riferiti a una moda “neutrale” e “unisex”.

I brand scendono in campo a favore della diversità

Cosa hanno cercato i consumatori? I consumatori “consapevoli” sono andati perciò alla ricerca di stilisti e rivenditori che fossero in linea con i loro valori. Di riflesso, riferisce una notizia Ansa, alcuni dei brand fashion più potenti al mondo hanno lanciato alcune campagne a favore della diversità, e diversi progetti per promuovere l’inclusione, alcuni assumendo anche figure manageriali specifiche per questo settore.

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Italiani e risparmio, tra crisi e ottimismo

L’Italia vive la contraddizione di un Paese non ancora del tutto uscito dalla crisi precedente, e che all’orizzonte vede nubi poco rassicuranti, sia sul piano economico sia su quello della sostenibilità del modello di sviluppo. Una sensazione bilanciata però dalla constatazione che, a livello individuale, negli ultimi 4-5 anni le cose vadano meglio. Almeno, per quanto riguarda la vita quotidiana, gestita dai più con maggiore tranquillità. Nell’indagine Acr-Ipsos, svolta in occasione della 95ª Giornata Mondiale del Risparmio, emerge quindi una sensazione diffusa sul fatto che la crisi sia ancora lunga da superare. Allo stesso tempo, le famiglie risparmiatrici sono in aumento, nonostante la maggior parte di loro preferisca la “liquidità”.

Per il 59% degli italiani il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale

Per il 59% dei cittadini il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale, e si riduce la fiducia nell’economia europea e mondiale. Solo per l’8% gli eventi rientrano nella “normalità”, e non c’è da preoccuparsi più di tanto. Questi dati della ricerca si accompagnano alla sensazione che la crisi sia ancora lunga da superare, e aumenta il pessimismo sul futuro del Paese. Il 39% è pessimista circa i prossimi 3 anni, e quasi 1 famiglia su 5 è colpita dalla crisi in almeno uno dei componenti il nucleo familiare (18%). Di contro, il 59% è soddisfatto della propria situazione economica, e un 24% ritiene che la propria situazione migliorerà nel corso del 2020.

Più risparmiatori e investimenti a impatto positivo su ambiente e società

In ogni caso, il risparmio continua a essere desiderato, e lo si vive senza troppe rinunce (55%, +7% rispetto al 2018), segno di un ritorno alla “normalità” economica delle famiglie, che seppur con lentezza continua a farsi strada. Da un lato infatti aumentano le famiglie che riescono a risparmiare (42%), dall’altra si riducono le famiglie in saldo negativo (16%, -6% rispetto al 2018), coloro che devono ricorrere a prestiti o al risparmio accumulato. I consumi, inoltre, continuano il progressivo recupero, soprattutto i semi-durevoli. Si affaccia poi la volontà di investire in attività con impatto positivo su ambiente e società, preservando però come criterio principale l’attenzione al rischio. Esiste poi anche la consapevolezza che attraverso le proprie scelte si possa condizionare il comportamento delle aziende (53%).

Il 35% preferisce non investire, tenersi i soldi o spenderli

Altro dato interessante, non perde vigore la predilezione degli italiani per la liquidità (63%). Il risparmio viene tesaurizzato ancora in gran parte in liquidità, sia per una ridotta facilità di trovare un investimento ideale sia per la diffidenza verso norme e istituzioni (60% ritiene non sia adeguatamente tutelato).

In una situazione in cui il risparmio gioca un crescente ruolo di auto-assicurazione questa ridotta fiducia non può che confermare la predilezione per la liquidità. Anche perché si fatica a trovare l’investimento ideale. A tal punto che per il 35% l’ideale è proprio non investire, tenersi i soldi o spenderli.

 

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