Come si elimina il calcare dall’acqua del rubinetto?

Quello del calcare nell’acqua di rubinetto è un problema che riguarda tantissime persone. Ci sono in particolare alcune zone d’Italia maggiormente interessate da questo problema, dato che buona parte del sottosuolo italiano vanta la presenza di roccia calcarea.

Bisogna sapere in proposito che il calcare presente nell’acqua di rubinetto altro non è che è un’elevata quantità di carbonato di magnesio, calcio e manganese.

È facile riscontrarne la presenza in quanto l’acqua eccessivamente ricca di calcare appare come leggermente torbida e soprattutto lascia un residuo biancastro su superfici quali lavelli, piatti doccia e pavimenti.

Per comprendere quanto sia dura l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa è sufficiente fare questo tipo di paragone: bisogna far bollire un litro d’acqua di rubinetto in un pentolino, farla evaporare del tutto e vedere quale residuo rimane nel pentolino alla fine.

Alla stessa maniera bisogna successivamente prendere un litro d’ acqua minerale del supermercato e farla bollire completamente. A questo punto si può fare un paragone tra i due mucchetti di sali minerali che saranno rimasti sul fondo dei due pentolini. Certamente l’acqua più è dura maggiore sarà il suo residuo solido rimasto dopo la completa evaporazione dell’acqua.

Il calcare fa male alla salute?

Una delle domande più ricorrenti quando si scopre che l’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa è troppo ricca di calcare è se questo faccia male alla salute.

Di norma gli elementi sopra citati, dunque il calcio ed il magnesio, non sono pericolosi per la salute. Dunque il calcare che di norma è possibile trovare nell’acqua di rubinetto non ha conseguenze negative per la nostra salute.

Chiaramente nel caso in cui vi siano delle esigenze particolari di salute, come ad esempio eventuali necessità legate ai calcoli renali, è preferibile bere un’acqua meno dura e dunque più leggera.

Acqua più “leggera” significa un’acqua che ha una quantità di sali minerali molto più bassa rispetto quella che presenta un acqua particolarmente ricca di calcare.

In che modo è possibile eliminare il calcare dall’acqua?

Ci sono alcuni dispositivi che riescono brillantemente ad eliminare il calcare dall’acqua e renderla decisamente più sicura, perfettamente potabile e gli conferiscono un miglior sapore. Questi dispositivi sono i depuratori d’acqua.

Puoi scegliere il miglior depuratore acqua in base alle caratteristiche dell’acqua che arriva fino in casa tua. Vi sono ad esempio i depuratori ad osmosi inversa che sfruttano una particolare membrana che blocca sostanze quali calcio, magnesio e piombo, tra le altre.

Gli addolcitori invece vanno a rimuovere calcio e magnesio sostituendolo con del sale.

Ci sono poi i depuratori con scambio ionico e degli appositi filtri per la rimozione del calcare; questi ultimi sfruttano filtri al carbone attivo prodotti per rimuovere ferro e manganese e addolcire l’acqua. Dunque tutto dipende dal tipo di acqua che arriva fino in casa tua.

Quali sono i vantaggi di un depuratore d’acqua?

Tra i principali vantaggi del adottare un depuratore d’acqua vi sono:

  • La certezza di bere un acqua perfettamente idonea al consumo alimentare
  • Bere un acqua che ha un miglior sapore
  • Risparmiare notevolmente rispetto l’acqua minerale del supermercato
  • Evitare la formazione del calcare negli elettrodomestici di casa
  • Evitare che il calcare possa rovinare lavelli, lavandini e piatti doccia

Conclusione

Dunque i motivi per i quali fai bene a fare installare un depuratore d’acqua domestico sono veramente tanti. Alcuni di questi sono legati alla tua salute, altri alla salvaguardia degli elettrodomestici e complementi d’arredo di casa.

In ultima analisi, grazie ad un depuratore d’acqua domestico avrai un notevole risparmio sull’approvvigionamento amento idrico e contribuirai a salvaguardare l’ambiente.

Cancro al seno: quali sono i campanelli d’allarme?

Oggi le donne sono molto più propense, rispetto il passato, ad effettuare dei controlli periodici e adottare tutte le precauzioni che possono aiutare a diagnosticare in anticipo un cancro al seno.

In particolar modo esistono alcuni sintomi che possono essere considerati dei campanelli d’allarme anche se, è bene sottolinearlo adeguatamente, riscontrare sul proprio corpo uno dei sintomi di seguito elencati non significa per forza che vi sia un cancro al seno ma può tranquillamente trattarsi di altro.

Ad ogni modo, è bene sempre contattare il proprio medico di fiducia o specialista per sciogliere ogni dubbio. Ecco di seguito alcuni di quelli che possono essere considerati dei campanelli d’allarme per il cancro al seno e che dunque necessitano di tutta la nostra attenzione.

Modifiche nell’aspetto del seno

Se dovessi riscontrare, anche tramite l’autopalpazione, un eccessivo numero di noduli o comunque la presenza al tatto di altro tipo di formazioni solide, fai bene ad effettuare un controllo presso il tuo senologo di fiducia.

Il controllo va fatto ancora di più se si presenta anche un certo arrossamento della pelle ed un ispessimento, i quali potrebbero essere il segnale di una neoplasia. Il medico andrà inoltre a verificare anche eventuali variazioni presenti sul capezzolo effettuando al tempo stesso alla paziente alcune domande inerenti la sua salute.

Perdita di sangue al di fuori del ciclo

Soprattutto in giovane età, avere delle perdite al di fuori del ciclo è considerato normale e non rappresenta un qualcosa che lascia perplessi. Spesso infatti, si tratta semplicemente di alcune variazioni ormonali che sono anche fisiologiche.

In altri casi è invece possibile che questo sia il segnale di una endometriosi o di un cancro dell’endometrio.

Per questo motivo la perdita di sangue al di fuori del ciclo non va sottovalutata ma è bene comunque effettuare una visita così da dissipare eventuali dubbi.

Fastidi in bocca

Delle volte è possibile avvertire in bocca la presenza di piccole piaghe o brufoli sulla lingua, così come escoriazioni sulla gengiva. È possibile chiaramente che si tratti di fenomeni passeggeri legati alla digestione o a ciò che si è mangiato, ma nel caso in cui il fenomeno non dovesse scomparire con i rimedi casalinghi, diventa necessario andare ad effettuare una visita presso uno specialista.

Individuare per tempo infatti una problematica di questo tipo consente di poter accedere a cure che sono certamente meno invasive con possibilità di successo più alte.

Ingrossamento dei linfonodi

Nel caso in cui si dovesse riscontrare l’ingrossamento dei linfonodi, ad esempio quelli che stanno sotto le ascelle, nel torace o nel collo, è bene rivolgersi senza indugi al proprio medico.

Ad ogni modo, solitamente questo tipo di fenomeno è legato a problemi infettivi e per questo si tratta di una evenienza alquanto comune. Chiaramente tutto rientra nella normalità se i linfonodi scompaiono nell’arco di 10 giorni circa.

Se così non dovesse essere, ed il linfonodo dovesse continuare ad aumentare di volume, lo specialista potrebbe richiedere di effettuare una ecografia accompagnata da una biopsia.

Febbre che non sembra passare

Di norma la febbre non è una sintomatologia legata a problemi oncologici. Ad ogni modo vi sono dei tipi di tumore che vanno ad alterare la capacità del nostro corpo di regolare la sua temperatura. Per questo motivo una febbre anomala, apparentemente immotivata e persistente, diventa un campanello d’allarme e per questo motivo è bene rivolgersi al proprio medico di fiducia.

Conclusioni

Tenere a mente queste semplici informazioni ti aiuterà nel caso in cui dovessi avere un dubbio, o possono rivelarsi utili nel caso in cui dovessi riscontrare una di queste sintomatologie. In quell’evenienza non esitare a contattare il tuo medico di fiducia per sciogliere ogni dubbio.

Abbellire casa con i complementi d’arredo

Abbellire ogni ambiente di casa con i complementi d’arredo più belli è un’opportunità che può donare alla tua casa un tocco di eleganza e personalità, per questo non devi trascurarla. I complementi più belli possono infatti arricchire il living così come la cucina, le camere da letto e la zona bagno: in questo arduo compito, va considerata anche la tonalità del colore, tenendo a mente che questo dovrebbe fornire una sensazione di comfort, spaziosità e relax.

L’eleganza chiaramente non è nella quantità di elementi decorativi che inseriamo, ma nella disposizione di ciascuno di essi e nel loro corretto utilizzo.

In che modo i complementi arricchiscono un ambiente?

Anche se è vero che i complementi non sono essenziali o vitali, essi contribuiscono a donare calore all’ambiente e uno stile particolare. Questi piccoli dettagli aggiungono anche spaziosità e armonia, concorrendo a creare un ambiente sempre più piacevole da vivere. Il nuovo stile della stanza dovrebbe regalare una sensazione di ordine e comfort, con la possibilità di far combinare tra loro diversi elementi che nascono dalla necessità di raggiungere l’effetto cromatico e la bellezza desiderata.

Ci sono molte opzioni a nostra disposizione per quel che riguarda complementi ed elementi decorativi, e questi possono consentirti di trasformare ogni spazio di casa in quello che hai sempre sognato, per la gioia dei tuoi cari e delle persone che ricevi.

Le soluzioni più creative

Tra le soluzioni più creative e dal sicuro impatto estetico vi sono sicuramente lampade di design, tappeti pregiati e quadri, nonché poltrone eleganti e tavoli di design. Certamente la scelta va fatta anche in funzione del modo in cui i singoli complementi sono in grado di adattarsi al contesto in cui desideri inserirli, per questo fai bene a considerare sempre aspetti quali colori, toni, forme e dimensioni prima di prendere una decisione definitiva.

Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

Come richiedere il riscatto laurea agevolato?

La recente realizzazione del portale Riscatti e ricongiunzioni, permette di ottenere una simulazione dell’onere di riscatto, cioè del costo del ‘recupero’, ai fini della pensione, degli anni del corso di studi universitario, ricorda laleggepertutti.it.  Ma come fare domanda per il Riscatto laurea agevolato? Basta andare sul sito dell’Inps, dove la procedura per arrivare prima alla pensione con un costo ridotto è piuttosto semplice. Innanzitutto, è necessario verificare se il corso legale di laurea si colloca in un periodo da valutare con sistema retributivo di calcolo della pensione, nella maggior parte dei casi, se raggiunti 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 il calcolo retributivo si applica fino al 31 dicembre 2011, e l’onere del riscatto si calcola col sistema della riserva matematica.

Come inviare la domanda

Se, invece, il corso legale di laurea si colloca in un periodo da valutare con sistema contributivo di calcolo della pensione, si può utilizzare per il calcolo dell’onere sia il sistema percentuale sia il sistema forfettario-agevolato, che comporta un costo di 5.264,49 euro per ogni anno da riscattare. Qualora il periodo del corso di studi debba essere valutato con sistema di calcolo retributivo si può comunque utilizzare il sistema forfettario agevolato. La domanda di riscatto degli anni del corso di studi universitario può essere inviata tramite il sito web dell’Inps, il call center dell’Inps, chiamando il numero 803.164 o 06.164.164 da cellulare, o tramite un patronato. Se si desidera presentare una domanda di riscatto autonomamente, bisogna accedere al portale web dell’istituto tramite le proprie credenziali dispositive (Spid, Cie o Cns) e seguire il percorso: ‘Prestazioni e servizi’, ‘Servizi’, ‘Portale riscatti -ricongiunzioni’.

Come calcolare l’onere di riscatto

Utilizzando la sezione ‘Modalità di calcolo’, si può impostare la modalità di determinazione dell’onere di riscatto. Si può richiedere che il costo del riscatto sia determinato con sistema percentuale (la retribuzione assoggettata a contribuzione negli ultimi 12 mesi viene moltiplicata per l’aliquota contributiva vigente nella gestione interessata dall’operazione, alla data di presentazione della domanda, nonché per il numero di anni da riscattare), o con sistema forfettario-agevolato (il livello minimo imponibile annuo presso la gestione Commercianti viene moltiplicato per l’aliquota di computo vigente presso il Fondo pensione dei lavoratori dipendenti, pari al 33%, nonché per il numero di anni da riscattare).

Come pagare il costo del riscatto

L’onere di riscatto si può pagare utilizzando l’Avviso di pagamento pagoPA, stampabile attraverso il Portale dei pagamenti, accedendo al sito dell’Inps tramite le proprie credenziali di autenticazione dal percorso: ‘Prestazioni e servizi, Servizi, Portale dei pagamenti, Riscatti Ricongiunzioni e Rendite, Entra nel servizio’. In alternativa, si può richiedere l’invio tramite posta o e-mail dell’avviso di pagamento pagoPA al call center dell’istituto. L’avviso di pagamento pagoPA si può saldare online dal sito dell’Inps, utilizzando la carta di credito/debito, l’addebito in conto corrente o altri metodi di pagamento. Oppure, in banca, tramite home banking, alle Poste o presso esercenti convenzionati. O ancora, con addebito diretto sul conto.

Capodanno 2022, record per l’agroalimentare Made in Italy nel mondo

Nel periodo delle feste di Natale e Capodanno l’export alimentare Made in Italy ha raggiunto i 4,4 miliardi di euro, l’11% in più rispetto allo scorso anno. Si tratta di un record storico: la proiezione della Coldiretti su dati Istat del commercio estero relativa al mese di dicembre 2021, registra infatti un aumento a doppia cifra per il valore delle esportazioni dei prodotti tipici del Natale, dallo spumante (+29%) ai panettoni (+25%), fino al caviale Made in Italy, che con un +146% segna un boom sui mercati internazionali.

A guidare la classifica del Natale all’estero è lo spumante

Sempre più gettonate sono anche le paste farcite tradizionali, come i tortellini (+4%), o i formaggi italiani, che registrano un aumento in valore delle esportazioni del 12%, o ancora prosciutti, cotechini e salumi (+12%). Ma a guidare la classifica di questo Natale all’estero è lo spumante italiano, che traina l’intero settore dei vini, per i quali si segnala complessivamente un aumento del 15%.
Del resto, le vittorie ‘in trasferta’ dell’agroalimentare tricolore non si contano più, dalla crescita della birra italiana (+10%) nella Germania dell’Oktoberfest a quella del caviale (+150%) nella Russia del beluga.

Un settore uscito dalla crisi più forte di prima

Un trend che dimostra come il settore agroalimentare sia uscito dalla crisi generata dalla pandemia più forte di prima, tanto da raggiungere a fine anno il record storico nelle esportazioni con una quota di 52 miliardi, il massimo di sempre. Il successo dell’export spinge anche il valore complessivo della filiera agroalimentare, che nel 2021, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, è diventata la prima ricchezza dell’Italia, per un valore di 575 miliardi di euro e un aumento del 7% rispetto all’anno precedente.

Dal campo alla tavola: una filiera che vale quasi un quarto del Pil nazionale 

Il risultato è che il Made in Italy a tavola oggi vale quasi un quarto del Pil nazionale, riporta Adnkronos, e dal campo alla tavola vede impegnati 4 milioni di lavoratori in 740 mila aziende agricole, 70 mila industrie alimentari, oltre 330 mila realtà della ristorazione e 230 mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa lungo tutto il territorio che viene quotidianamente rifornita dalle campagne italiane, dove stalle, serre e aziende hanno continuato a produrre nonostante le difficoltà legate al Covid, garantendo le forniture di prodotti alimentari non solo sulle tavole degli italiani, ma in tutto il mondo.

E-commerce, un mondo in trasformazione diversificato e frammentato

In Italia in due anni gli acquisti online hanno quasi triplicato la quota di mercato, passando dallo 0,9% nel 2019 al 2,6% nel 2021. La rivoluzione online nel largo consumo, che prima si aggirava a una quota dell’1-2%, sta diventando sempre più importante, soprattutto per categorie come cibo e bevande, cura della casa e prodotti di bellezza. Secondo la ricerca NielsenIQ, prima del Covid le vendite medie settimanali per l’e-commerce di largo consumo ammontavano a circa 11 milioni di euro, mentre nel 2021 questo valore si attesta a 34 milioni di euro. In questo scenario, il panorama dell’e-commerce si sta trasformando a una velocità senza precedenti e oggi risulta più frammentato che mai, con una varietà sempre più ampia di opzioni di acquisto. Per rispondere alle esigenze degli acquirenti, i retailer fisici hanno infatti ampliato la propria impronta e-commerce, offrendo ai clienti varie opzioni di acquisto, dal click-and-collect al ritiro tramite drive-thru alla consegna a domicilio.

Una sfida per i player del largo consumo

Di fatto le vendite online stanno rapidamente superando quelle fisiche in paesi come il Regno Unito, l’Italia, la Spagna e i Paesi Bassi, rendendo necessario per i player del largo consumo analizzare attentamente i trend emergenti, i nuovi modi di fare acquisti e i nuovi competitor. La concorrenza poi è in forte espansione: i generalisti, come Amazon e Ocado, e gli specialisti di categoria, come Zooplus, agiscono come attori puri, mentre i brand lavorano spesso in modo indipendente con l’on-demand, il direct-to-consumer (B2C), i marketplace online, le piattaforme social e altro. Ogni produttore, retailer e brand, perciò deve comprendere in che modo capitalizzare le opportunità di vendita in continua evoluzione e sempre più complesse.

I consigli per sopravvivere in un mercato sempre più complesso e competitivo  

Gli attori più piccoli e più maturi dovrebbero seguire alcuni consigli se vogliono sopravvivere e prosperare in un mercato frammentato e altamente competitivo. Innanzitutto, utilizzare i dati più accurati e integrati per misurare e prevedere le opportunità future. Poi, osservare il quadro completo per individuare le migliori opportunità online, identificare i concorrenti emergenti e le potenziali acquisizioni. Terzo consiglio, identificare quale canale offre il maggior potenziale per i propri prodotti, attuali e futuri. Anche se non esiste un approccio unico all’interno dell’e-commerce, i produttori dovrebbero identificare quali piattaforme sono più promettenti per la loro categoria o dimensione. 

Come trovare le formule giuste per il successo  

Una volta posizionati sugli scaffali digitali, i brand dovranno stabilire le priorità e attivare le promozioni in modo intelligente per fare la differenza in quanto brand. Mentre il panorama dell’e-commerce continua a evolversi a una velocità mai vista prima, una cosa è certa: il canale offre un enorme potenziale di crescita per i retailer, e i produttori disposti a comprendere gli sviluppi del mercato saranno in grado di individuare le opportunità future e riusciranno a trovare le formule giuste per il successo.  

Scuola e pandemia: gli studenti italiani i più colpiti dalla solitudine

Dall’indagine sull’istruzione condotta dalla piattaforma di apprendimento online GoStudent, in collaborazione con Kantar market research, è la solitudine la pandemia che ha colpito maggiormente gli studenti italiani. Rispetto ai coetanei europei, i nostri studenti hanno sofferto la mancanza di interazioni sociali più degli altri (70% vs 60%), e le ragazze (74%) ancora più dei ragazzi (68%), mentre fra le fasce di età, è quella degli studenti tra i 16 e i 18 anni (76% contro 68% 10-12 anni e 67% 13-15 anni) a essersi sentita più sola. Quasi 9 ragazzi italiani su 10 (88%) poi hanno riscontrato difficoltà durante l’ultimo anno scolastico. Anche questo, un dato più alto rispetto alla media europea (80%). Il rilevamento è stato effettuato attraverso un sondaggio online (Cawi) rivolto a sette mercati europei, tra cui l’Italia, su 6.276 genitori e 5.767 studenti di età compresa tra i 10 e i 18 anni.

La difficoltà a seguire le lezioni con la didattica a distanza

Oltre alla solitudine, i fattori che più hanno causato disagi agli studenti italiani ed europei sono stati la difficoltà a concentrarsi in un contesto di didattica a distanza (43%), e la difficoltà a comprendere il materiale fornito durante le lezioni online (37%). Il 96% degli studenti italiani ha infatti fatto ricorso alla didattica online durante lo scorso anno scolastico, un dato che supera di ben sette punti la media europea (89%). Quasi la metà degli studenti italiani (47%) ed europei (48%) ha inoltre lamentato lacune in una o più materie. Più pessimistica la visione dei genitori: in Italia il 59% ritiene che i figli abbiano lacune nell’apprendimento dovute alla pandemia. Un risultato di poco superiore alla media dei genitori del resto d’Europa (57%).

I genitori sono meno fiduciosi in un possibile recupero delle materie

Mentre un genitore italiano su 2 pensa che le lacune potrebbero continuare anche durante quest’anno scolastico, gli studenti hanno una visione più positiva. L’Italia infatti, dopo la Spagna, è il secondo Paese in Europa che si dichiara fiduciosa (45%) o che comunque non esclude di riuscire a recuperare (43%) nel corso di quest’anno accademico. In ogni caso, in Italia, come nel resto d’Europa, le materie che hanno dato più filo da torcere agli studenti sono state matematica (25%) e inglese (11%). E i ragazzi hanno avuto maggiori difficoltà in inglese (14%), rispetto alle ragazze (7%).

Ripetizioni: solo l’8% delle famiglie italiane ne ha fatto ricorso

Malgrado le difficoltà nell’apprendimento riscontrate durante la pandemia, gli studenti italiani rappresentano il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda le ripetizioni. Solo l’8% delle famiglie italiane infatti ha optato per un supporto esterno durante lo scorso anno, la metà rispetto alla media europea (16%).  Nonostante l’Italia abbia fatto poco ricorso alle ripetizioni, riferisce Adnkronos, gli studenti del Bel Paese detengono però il primato in fatto di tempo dedicato all’apprendimento al di fuori dell’orario scolastico. I ragazzi italiani sostengono, infatti, di trascorrere 21 ore a settimana sui libri. Con sole 14 ore a settimana, i giovani dei Paesi Bassi sono, invece, i meno studiosi d’Europa.

Pmi a caccia di talenti: ma mancano le professionalità richieste

Le Pmi sono sempre a caccia di talenti, specie ora che l’economia mostra segni di ripresa. Eppure, per le piccole e medie aziende italiane non è così semplice trovarli, sebbene le imprese abbiano cercato di attrarre persone e sviluppare competenze per gestire la trasformazione digitale che sta ridefinendo le tecniche produttive e le relazioni con i clienti. Il trend è confermato anche dai numeri: lo evidenzia l’ultimo Market Watch Pmi di Banca Ifis, realizzato in collaborazione con Format Research su un campione rappresentativo di 500 aziende. In base ai risultati, emerge che l’83% delle imprese dichiara di aver bisogno di assumere personale con nuove competenze. Un trend manifestatosi lungo tutto il triennio 2019-2021 che è confermato anche per i prossimi due anni. Accanto ai profili tecnici, sono ambiti quelli digitali e, in particolare, specializzati in tecnologie 4.0. Ai candidati sono tuttavia richieste soft skill trasversali come: saper lavorare in team, essere flessibili, risolvere problemi. 

Divario tra domanda e offerta

Tuttavia, nonostante la dinamicità del mercato il divario tra domanda e offerta rimane ampio e per i profili tecnici oltre la metà delle Pmi oggi non riesce a reperire le figure adatte. In generale, oggi il 59% delle Pmi dichiara di aver bisogno di nuove competenze legate alle tecniche di produzione specifiche per il proprio settore; il 28% di collaboratori in grado di gestire soluzioni digitali; il 26% di profili amministrativi e il 24% di soggetti specializzati nell’industria 4.0. Per l’8%, infine, sono necessarie risorse esperte nell’area Smac (social, mobile, analytics, cloud). 

Figure con competenze specifiche saranno richieste anche negli anni a venire

La necessità da parte delle Pmi di reperire figure adeguatamente formate e con competenze specifiche nonni esaurirà a breve. Nei prossimi tre anni, infatti, le figure esperte di tecniche produttive rimarranno le più ricercate (42%), seguite da quelle che possono contare su competenze digitali e 4.0 (entrambe al 39%). Molto ricercate dalle Pmi anche le cosiddette soft skills, ovvero quelle capacità relazionali o di comunicazione in grado spesso di fare la differenza all’interno di un gruppo, e che pesano in media per quasi la metà (45%) nel profilo tipo ricercato dalle aziende. Ai primi posti: team working (63%), problem solving (52%), flessibilità (40%) e capacità di comunicazione (38%). Per tutte le imprese la formazione interna è fondamentale per contrastare la veloce obsolescenza delle competenze dovuta al progresso tecnologico. Le aree considerate prioritarie per l’aggiornamento si confermano le tecniche di produzione (52%), le abilità digitali (51%) e le tecnologie 4.0 (40%).

Prezzi al consumo: a ottobre 2021 aumento del + 3,0%

A ottobre 2021 l’Istat stima un aumento dello 0,7% rispetto a settembre, e del 3,0% su base annua (a settembre era +2,5%) dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) al lordo dei tabacchi. La stima preliminare era del +2,9%. Anche nel mese di ottobre l’ulteriore accelerazione su base tendenziale dell’inflazione è in larga parte dovuta ai prezzi dei beni energetici, passati da +20,2% di settembre a +24,9%. Sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15,0%). Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,0% a +2,4%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,0% a +1,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +1,1%.

I prezzi dei beni energetici regolamentati crescono del +17,0%

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+17,0%) e solo in misura minore a quella dei prezzi degli energetici non regolamentati (+1,0%) e degli alimentari non lavorati (+0,7%). Diminuiscono, invece, per ragioni ascrivibili per lo più a fattori stagionali, i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-0,7%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,3%).

L’inflazione acquisita per il 2021 è del +1,8% per l’indice generale 

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +3,6% a +4,2%), mentre la crescita di quelli dei servizi è stabile (+1,3%). Il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni rimane negativo (-2,9 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a settembre (-2,3). L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,8% per l’indice generale, e a +0,8% per la componente di fondo. Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,0%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +3,1%).

Indice FOI: +0,6% su base mensile e +3,0% su base annua

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 3,2% su base annua (da +2,9% di settembre), mentre la stima preliminare era +3,1%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra poi un aumento dello 0,6% su base mensile e del 3,0% su base annua.

Il 40% dei bambini italiani condivide informazioni personali sul web

Nonostante abbiano ricevuto consigli e istruzioni da familiari e insegnanti circa i pericoli della rete il 40% dei bambini italiani condividerebbe senza problemi i propri dati e le proprie informazioni personali ad amici virtuali mai incontrati nel mondo reale. Il rischio di incorrere in malintenzionati non è quindi solo ipotetico, tanto che il 36% di loro ha ricevuto online proposte di giochi o sfide pericolose da parte di sconosciuti. Lo ha scoperto Kaspersky tramite un sondaggio commissionato a Educazione Digitale. La ricerca ha coinvolto un campione di 1.833 bambini italiani tra i 5 e i 10 anni, i membri della cosiddetta generazione Alpha.

La generazione Alpha non conosce la distinzione tra virtuale e reale

Non avendo mai conosciuto un mondo senza internet la generazione Alpha vive in una dimensione ‘onlife’, dove la distinzione tra virtuale e reale non esiste. Questa generazione fa un uso quotidiano della rete e considera il web un vero e proprio spazio di socializzazione, un luogo familiare che li accompagna in quasi ogni attività del quotidiano. Infatti, anche quando sono in compagnia dei loro amici, i bambini non si separano mai dai dispositivi: il 43% ha dichiarato di utilizzarli per fare video e foto insieme, mentre il 31% li usa per sfidarsi a giochi online o chattare con altri amici. Solo il 25% preferisce trascorre il tempo insieme ai coetanei giocando senza tablet o smartphone.

Il 55% dei bambini tra 5-10 anni possiede un dispositivo personale

Bambine e bambini italiani accedono ai dispositivi digitali e a una connessione alla rete in età sempre più giovane. Secondo l’indagine, infatti, il 55% possiede un dispositivo personale, e il 20% lo utilizza più di 2 ore al giorno. Ma cosa piace di più ai bambini degli strumenti digitali? Il 34% dichiara che grazie alla rete e ai dispositivi tecnologici riesce a entrare in un mondo tutto suo nel quale si sente bene e a proprio agio.
La possibilità di conoscere nuovi amici e condividere le proprie giornate è invece il motivo segnalato dal 41%, mentre il 19% riconosce in questi device la possibilità di imparare cose nuove. Solo al 6% non piace utilizzarli.

L’incapacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni online

Nonostante i bambini siano molto bravi nell’uso di smartphone e tablet in realtà non conoscono realmente le potenzialità di questi strumenti, né dispongono della capacità critica che consentirebbe di valutare adeguatamente le conseguenze delle loro azioni online e di quelle degli altri. Tanto che quando è stato chiesto ai bambini se sarebbero disposti a condividere informazioni personali come “dove vivi”, “dove vai scuola” o “che lavoro fanno i tuoi genitori” con amici virtuali mai incontrati prima, il 40% ha affermato che risponderebbe tranquillamente “perché un amico virtuale è pur sempre un amico”.
Il 18% risponderebbe senza dare troppi dettagli, mentre solo il 42% ha affermato di essere consapevole che queste informazioni non andrebbero mai date agli sconosciuti.

La multicanalità è diventata un fenomeno di massa?

Il connubio tra mondo digitale e mondo fisico è ormai un fenomeno di massa, e le barriere dell’omnicanalità sono definitivamente crollate, grazie anche all’accelerazione causata dalla pandemia. Lo testimonia la penetrazione di internet: oggi, l’88% degli italiani si connette alla rete. La ricerca NielsenIQ condotta in occasione dell’Osservatorio Multicanalità 2020 evidenzia come dal 2007 al 2020, in 13 anni, sempre più consumatori italiani esprimano un atteggiamento favorevole ai contesti digitali. Insomma, ciò che prima costituiva una barriera all’adozione di strumenti digitali, oggi lo è sempre di meno. Non tutti i consumatori, però, adottano gli stessi comportamenti in un contesto omnicanale.

I 5 cluster di comportamento in ambito digitale

Per comprendere i trend e quali decisioni strategiche adottare, NielsenIQ ha segmentato la popolazione italiana in base al comportamento in ambito digitale, ottenendo 5 cluster, dai meno ai più digital: Digital Unplugged, Digital Rookie, Digital Bouncer, Digital Engaged e Digital Native. Considerato l’approccio omnicanale eterogeneo dei consumatori è quindi fondamentale comprendere le differenze di comportamento in base alle categorie merceologiche di acquisto. La stessa persona, infatti, può avere un profilo digitalmente ‘base’ per il Largo Consumo, ma evoluto per la categoria dei viaggi. Ciò dipende da numerosi fattori, tra i quali la propensione al digitale, il vissuto della categoria e il livello di maturità dell’offerta, che deve adeguarsi alle nuove esigenze dei consumatori se vuole cogliere tutte le opportunità di crescita. 

L’effetto spillover dell’omnichannel

Guardando ai dati, in Italia nel Largo Consumo i cluster che vivono appieno o frequentemente l’omnicanalità sono sottorappresentati rispetto alla media (41% vs 50%), mentre in settori come le ITC o i Travel sono tra il 60 e il 70%.  Ma cosa succederebbe se i settori con pratiche digitali più diffuse riuscissero a far beneficiare quelli meno sviluppati nel contesto omnichannel? Prendendo a prestito la terminologia dell’attuale situazione sanitaria, l’effetto ‘spillover’ sarebbe la misura di quanto la diffusione di pratiche digitali su determinate industry potrebbe influenzare le aspettative e le abitudini nelle restanti categorie.
In altre parole, sarebbe una sorta di ‘contagio digitale’. 

L’offerta deve essere in grado di rispondere alle esigenze del consumatore

Se il contesto italiano guarda spesso a Cina, Stati Uniti o Francia per cercare di capire quali trend potrebbero manifestarsi nell’immediato futuro, anche il settore del Largo Consumo dovrebbero guardare alle industry che già riescono a sfruttare l’omnicanalità in maniera ottimale. Questo, per migliorare velocemente la propria offerta, rispondendo alle esigenze dei consumatori. È proprio questo il punto sul quale manufacturer e retailer dovrebbero concentrarsi per ripensare e riadattare le loro strategie: se un individuo si comporta da Digital Engaged o Digital Native in alcune categorie di determinate industry, ciò significa che potrebbe essere pronto a farlo anche nel largo consumo, nel Pharma o nel Beauty. Ed è più probabile che lo faccia se l’offerta sarà in grado di rispondere alle sue esigenze, mettendolo in condizione di preferire un approccio omnicanale a quello puramente fisico.

Tornare in ufficio sì o no? Metà degli italiani vuole il “modello ibrido”

È meglio tornare a lavorare in ufficio o continuare con lo smart working? Da una ricerca di LinkedIn, dal titolo FUture of Work: Italia, emerge che il 47% dei professionisti italiani preferisce un modello ibrido tra il lavoro in ufficio e quello da casa. Il 30% preferirebbe invece lavorare a tempo pieno in ufficio, e quasi il 23% lavorare a tempo pieno da casa. Sia per le donne sia per gli uomini il modello di lavoro ibrido rimane il favorito, anche se le prime (52,9%) mostrano una maggiore preferenza per questo tipo di modello rispetto agli uomini (41,9%).  Quanto alla fascia d’età, è la categoria dei professionisti più giovani, fino a 24 anni, a essere l’unica a preferire lavorare in ufficio rispetto a una modalità ibrida.

I benefici di poter alternare casa e ufficio

Tra chi ha espresso la preferenza per lavorare da casa la percentuale più alta (37%) dichiara di preferire il lavoro da remoto per mantenere un migliore equilibrio tra vita personale e lavoro, mentre il 32% vuole evitare le difficoltà legate al pendolarismo e il 21% pensa di essere più produttivo a casa.
Tra chi invece preferisce lavorare in ufficio, il motivo principale è il poter essere circondati dai colleghi (44%), mentre il 36% pensa di essere più produttivo. Il 33% poi trova che la possibilità di alternare casa e ufficio porti benefici, mentre quasi il 28,5% dichiara di essere più sedentario a lavorare da casa, e il 13% di spendere più soldi quando lavora da casa, quindi, preferisce il lavoro in ufficio.

Le preoccupazioni per un ritorno in ufficio full time

Ma non sono solo la routine e l’attività fisica a preoccupare. Il 38% degli intervistati teme che chi sceglie di tornare in ufficio possa essere avvantaggiato dai superiori rispetto a chi lavora da remoto, il 31% pensa che lavorare da casa possa influire negativamente sul proprio percorso professionale, e il 34% teme che la qualità delle interazioni con i colleghi in ufficio possa peggiorare nel tempo. Esiste anche un 27,5% convinto che lavorando da casa si ‘perderebbe il divertimento’ del lavoro in ufficio.

C’è chi ha lasciato il lavoro per non dover tornare in ufficio a tempo pieno

Tra i lavoratori a cui le aziende hanno chiesto di tornare a lavorare in ufficio in maniera continuativa, riporta Ansa, il 44,5% ha accettato ed è tornato o tornerà nel posto di lavoro, mentre il 26% ha chiesto di rientrare con un orario flessibile. Ma un 6,7% dichiara di aver lasciato il lavoro proprio perché gli è stato chiesto di tornare in ufficio a tempo pieno. Quanto alla richiesta da parte dei datori di lavoro del certificato vaccinale ai dipendenti prima del rientro in ufficio, il 75% degli intervisti pensa che sia molto o abbastanza importante richiedere che i dipendenti siano vaccinati per il ritorno in ufficio.