La massoterapia per curare il mal di schiena

Quello del mal di schiena è notoriamente un disturbo particolarmente diffuso tra la popolazione mondiale. È stato stimato infatti che circa l’80% delle persone, indistintamente tra uomini e donne, abbiano sofferto almeno una volta nella vita del mal di schiena.

Tali episodi sono legati ad un utilizzo errato della schiena e della nostra colonna vertebrale, magari a causa di movimenti inadeguati o sforzi eccessivi.

Capita infatti di sollevare da terra un peso non indifferente, oppure di mantenere una postura errata quando stiamo parecchie ore al PC.

In entrambi i casi andiamo a sollecitare oltremodo la schiena dando origine a quello che comunemente chiamiamo “mal di schiena”.

I fattori scatenanti del mal di schiena

Ci sono comunque anche altri tipi di fattori scatenanti, e possiamo per questo elencarli tutti come segue:

  • Sollevare carichi eccessivi
  • Errata postura al PC
  • Postura errata durante il sonno
  • Gravidanza
  • Stress eccessivo
  • Fattori propri dell’individuo

Capita a tutti senza volerlo di incappare in uno dei comportamenti errati sopra elencati, ed in quel momento si è maggiormente a rischio nel veder insorgere un mal di schiena nei giorni seguenti.

Basta invece un po’ di accortezza per correggere la nostra postura o il nostro movimento in quel preciso momento ed evitare così che questo problema possa presentarsi.

Per questo facciamo bene ad occuparci del nostro mal di schiena, ma anche a fare in modo da evitare che questo si presenti. Ci sono allora tutta una serie di accorgimenti che possiamo adottare e che ci aiutano notevolmente nel raggiungere tale obiettivo.

Gli accorgimenti per evitare il mal di schiena

Ecco di seguito ciò che possiamo fare per evitare che il mal di schiena si presenti. Tali consigli sono preziosi soprattutto per coloro i quali sono spesso interessati da questo problema.

  • Mantenere sempre una postura adeguata quando si sta seduti, dunque schiena dritta e possibilmente adottare un supporto lombare.
  • Quando stiamo in piedi ricordiamo di mantenere la testa alta ed il collo dritto.
  • Evitiamo di sollevare degli oggetti particolarmente pesanti sforzando la schiena.
  • Se il tuo attuale materasso è diventato troppo morbido sostituiscilo con uno nuovo.
  • Se sei lontano dal peso forma, cerca di dimagrire per alleggerire il peso sulla schiena.

La massoterapia può essere d’aiuto nel curare il mal di schiena

È ormai noto il fatto che determinati massaggi terapeutici sono in grado di diminuire notevolmente la percezione di dolore che ha il paziente interessato da mal di schiena.

In particolar modo la massoterapia fornisce i risultati più apprezzabili, sia nell’immediato che nel riuscire ad accorciare i tempi di recupero del paziente.

Mettersi nelle mani di un buon massoterapista significa infatti poter tornare prima alle attività quotidiane.

La più importante caratteristica dei massaggi infatti, è proprio quella di riuscire ad aiutare il paziente nel cambiare e migliorare la postura che egli solitamente mantiene per diverse ore al giorno, postura che a lungo andare può infatti dare origine al mal di schiena.

Chiaramente il massoterapista è in grado di andare ad agire sul dolore localizzato e alleviarne i sintomi. Molti professionisti seguono infatti degli appositi corsi di massoterapia, nel corso dei quali acquisiscono importanti nozioni sulle più efficaci tecniche per il trattamento di lombalgia, sciatalgia e mal di schiena in generale.

Grazie a questo tipo di trattamento è possibile dunque andare a lavorare in maniera efficace sul mal di schiena in duplice maniera: da un lato si agisce sul dolore che il paziente percepisce al momento, d’altra parte si lavora Invece sulle cause che hanno originato il mal di schiena, facendo in modo che diminuiscano in maniera drastica le possibilità che questo possa presentarsi nuovamente in futuro.

Infedeltà e servizi di investigazione privata

L’ infedeltà del partner è uno dei motivi principali che portano a rotture o divorzi traumatici nei matrimoni o nelle relazioni sentimentali.

I sospetti possono nascere da piccole diffidenze sulla lealtà del marito, della moglie o del partner, pregiudicando la convivenza e creando situazioni di massimo stress.

Diffidenza che può essere fondata o meno, ma è necessario confermare o escludere per evitare rotture sentimentali emotivamente dolorose e materialmente molto costose; per questo esistono agenzie specializzate in investigazioni private relativamente all’ambito familiare.

In Italia, dal 2014, le statistiche sui divorzi hanno registrato un aumento davvero notevole, raggiungendo uno standard per cui ogni tre matrimoni che si formano, due vengono distrutti.

Il lavoro di un investigatore privato

È fondamentale in questo caso il riuscire a superare la diffidenza iniziale per uscire dall’incertezza e scoprire se il tuo partner è davvero infedele, al fine di prendere una decisione su come affrontarlo. Questo è un motivo che chiaramente richiede la necessità di assumere un investigatore privato in casi di infedeltà.

Il lavoro  dell’investigatore privato ​​è quello di poter ottenere prove concrete ed eventuale documentazione fotografica per porre fine a qualsiasi tipo di dubbio e sapere, con tutte le conseguenze, se la coppia è infedele o meno e prendere decisioni informate.

Come scoprire l’infedeltà del tuo partner?

Quando una persona si rivolge ai servizi di investigazione privata ​​specializzata in infedeltà, di solito ha già sufficienti indicazioni che il suo partner la tradisce, ma ha bisogno di prove per confermarlo per poter affrontare il suo coniuge che di solito nega l’infedeltà, e quindi essere in grado di prendere decisioni basate sui fatti e non sulle sensazioni.

Molte volte non è solo il fatto di avere il dubbio se il nostro partner ci tradisca o meno, ma in quali condizioni si è verificata questa situazione, con chi, quando e tante altre risposte a cui un investigatore privato può rispondere attraverso un’indagine, fornendo prove fisiche. Tra queste foto, video, prove digitali, verifica sui social media e altro ancora.

Ecco perché la percentuale di risoluzione di questi casi è molto alta quando ci si affida a dei professionisti, poiché viene effettuata un’indagine preventiva su orari e possibili momenti in cui possono verificarsi gli episodi infedeltà per ottimizzare le risorse e ottenere prove in breve tempo, oltre a dare un contesto delle condizioni in cui è avvenuto il tradimento.

Come fa un investigatore privato a indagare su un caso di infedeltà?

Quando una persona sospetta che il proprio partner sia infedele, attraversa una serie di emozioni e sentimenti che vanno dalla rabbia al senso di colpa, attraverso la frustrazione o la tristezza e che influenzano la sua famiglia, il lavoro e le relazioni sociali.

È importante per questo riuscire a dimostrare se il nostro partner ci è infedele o, al contrario, verificare che le nostre conclusioni siano sbagliate.

In altre parole, si tratta di determinare con assoluta certezza se i cambiamenti nei comportamenti e nelle abitudini del nostro partner hanno un’altra spiegazione diversa dall’infedeltà e quindi dimostrano la veridicità o meno dei nostri sospetti.

Per gli investigatori privati ​​specializzati in infedeltà, è fondamentale svolgere una pianificazione investigativa sull’argomento per decidere i mezzi umani e materiali da utilizzare, nonché stabilire i termini di esecuzione per ottenere le prove necessarie.

Sulla base di questa pianificazione, viene effettuata un’osservazione esauriente della persona bersaglio dell’indagine alla ricerca di prove che aiutino a corroborare l’infedeltà.

In questa maniera è possibile per il cliente ottenere le prove e l’eventuale documentazione fotografica richiesta, così da poter prendere le decisioni necessarie anche in sede legale avendo in mano della documentazione inconfutabile.

Come allestire un parrucchiere in modo che funzioni veramente?

Da molto tempo questo tipo di attività ha cessato di essere considerata un semplice mestiere artigianale ed è diventata un business redditizio per gli imprenditori che hanno la passione per forbici, capelli e il benessere fisico, essenziali per il benessere emotivo della persona.

Se hai già deciso di vivere facendo questo, o ti sei semplicemente reso conto che quella del parrucchiere è un’attività che può essere molto redditizia, ti diremo di seguito cosa devi fare affinché l’attività sia redditizia e funzioni perfettamente.

Le chiavi giuste per allestire il tuo salone parrucchiere

Anche in tempi di recessione, allestire e far funzionare un salone da parrucchiere è uno dei modi per fare un investimento sicuro, poiché questo tipo di attività si basa un tipo di esigenza costante: tagliare e pettinare i capelli, sia per gli uomini che per le donne. 

Se hai già fatto i tuoi conti e pensi davvero che possa funzionare, annota questi suggerimenti quando pianifichi la tua attività da parrucchiere.

Quantifica il budget a disposizione

Se si tratta di allestire un salone da parrucchiere da zero devi badare al budget, perché all’inizio dovrai fare un grande investimento per l’affitto dei locali, il condizionamento dell’aria, i mobili, gli impianti, etc. 

In altre parole, avrai molti problemi da risolvere, quindi è fondamentale sapere come gestire il capitale che hai a disposizione per avviare la tua attività.

Molti parrucchieri e saloni di bellezza, quando iniziano la loro attività, scelgono di noleggiare attrezzature estetiche e altre macchine, poiché così non devono fare un investimento iniziale particolarmente grande e possono generare profitti con trattamenti che richiedono investimenti di un certo tipo.

Un budget compreso tra 30.000€ e 50.000€ è una cifra con cui puoi pensare di aprire un salone da parrucchiere. Questa cifra è solo un numero di riferimento che non tiene conto dell’ubicazione o dell’area dei locali dove si prevede di allestire il salone: sappiamo bene che il costo dell’affitto, i prezzi dei servizi, etc. dipendono molto dall’area in cui sorgerà l’attività.

Sei sicuro dell’ubicazione dei locali?

Riguardo a quanto sopra, siamo sicuri che ti sia sorto un nuovo dubbio. L’ubicazione dei locali è un punto determinante per aprire un parrucchiere che lavori e che produca redditività. Ad esempio: non è la stessa cosa avviare un’attività di questo tipo in una zona esclusiva, poco attraversata da pedoni e poco accessibile, che insediarla in una posizione centrale, dove solitamente passano molte persone.

Il posto che hai in mente di affittare ha un parcheggio nei pressi? Se sì, qual è la sua capacità? Più è grande, meglio è, perché hai la possibilità di servire più clienti che pensano alla comodità di parcheggiare la propria auto vicino al salone. 

Il problema è che questa soluzione può costare più di quanto hai preventivato. Trova un equilibrio e decidi.

Devi anche vedere se la presenza di altre attività commerciali nella zona favorisce la tua attività. In generale, dovresti pensare come uno stratega, in questo modo puoi trovare un modo per farla funzionare davvero e restituire redditività in breve tempo.

Se hai già un piccolo salone da parrucchiere e vuoi ampliare lo spazio, pensa a chi è già tuo cliente: sarà disposto ad uscire dalla propria zona di comfort? Questo è un aspetto fondamentale per la tua attività.

Lavora sodo sull’immagine del salone

Stai allestendo un barbiere, un luogo dove le persone vanno per migliorare la propria immagine, sentirsi rinnovate e a proprio agio. 

Pertanto, dovresti lavorare con l’aiuto di un professionista per aiutarti a creare uno spazio in cui promuovere l’immagine aziendale della tua attività e trovare delle buone forniture per parrucchieri.

Le persone che cercano un posto per migliorare la propria immagine o abbellirsi difficilmente andranno in un posto dove non si sentono a proprio agio o in cui c’è un aspetto poco professionale. 

Quindi, su questo punto, non dovresti lesinare sulle spese. Puoi optare per un design minimalista ma che abbia un certo impatto e faccia sentire a proprio agio tutti i clienti.

Maggiore redditività con più servizi

L’apertura di un salone da parrucchiere non si basa solo sul trattamento dei capelli delle persone. 

In effetti, puoi vedere centri che fondono estetica e taglio dei capelli. Potresti integrare i servizi di parrucchiere e di epilazione ad esempio, e quindi aggiungere altri servizi che daranno alla tua attività una maggiore redditività.

Ricorda infine che se offri più opzioni in un unica sede per i tuoi clienti, sono maggiori le possibilità di aumentare il numero di clienti e, di conseguenza, i profitti della tua impresa.

Come si elimina il calcare dall’acqua del rubinetto?

Quello del calcare nell’acqua di rubinetto è un problema che riguarda tantissime persone. Ci sono in particolare alcune zone d’Italia maggiormente interessate da questo problema, dato che buona parte del sottosuolo italiano vanta la presenza di roccia calcarea.

Bisogna sapere in proposito che il calcare presente nell’acqua di rubinetto altro non è che è un’elevata quantità di carbonato di magnesio, calcio e manganese.

È facile riscontrarne la presenza in quanto l’acqua eccessivamente ricca di calcare appare come leggermente torbida e soprattutto lascia un residuo biancastro su superfici quali lavelli, piatti doccia e pavimenti.

Per comprendere quanto sia dura l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa è sufficiente fare questo tipo di paragone: bisogna far bollire un litro d’acqua di rubinetto in un pentolino, farla evaporare del tutto e vedere quale residuo rimane nel pentolino alla fine.

Alla stessa maniera bisogna successivamente prendere un litro d’ acqua minerale del supermercato e farla bollire completamente. A questo punto si può fare un paragone tra i due mucchetti di sali minerali che saranno rimasti sul fondo dei due pentolini. Certamente l’acqua più è dura maggiore sarà il suo residuo solido rimasto dopo la completa evaporazione dell’acqua.

Il calcare fa male alla salute?

Una delle domande più ricorrenti quando si scopre che l’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa è troppo ricca di calcare è se questo faccia male alla salute.

Di norma gli elementi sopra citati, dunque il calcio ed il magnesio, non sono pericolosi per la salute. Dunque il calcare che di norma è possibile trovare nell’acqua di rubinetto non ha conseguenze negative per la nostra salute.

Chiaramente nel caso in cui vi siano delle esigenze particolari di salute, come ad esempio eventuali necessità legate ai calcoli renali, è preferibile bere un’acqua meno dura e dunque più leggera.

Acqua più “leggera” significa un’acqua che ha una quantità di sali minerali molto più bassa rispetto quella che presenta un acqua particolarmente ricca di calcare.

In che modo è possibile eliminare il calcare dall’acqua?

Ci sono alcuni dispositivi che riescono brillantemente ad eliminare il calcare dall’acqua e renderla decisamente più sicura, perfettamente potabile e gli conferiscono un miglior sapore. Questi dispositivi sono i depuratori d’acqua.

Puoi scegliere il miglior depuratore acqua in base alle caratteristiche dell’acqua che arriva fino in casa tua. Vi sono ad esempio i depuratori ad osmosi inversa che sfruttano una particolare membrana che blocca sostanze quali calcio, magnesio e piombo, tra le altre.

Gli addolcitori invece vanno a rimuovere calcio e magnesio sostituendolo con del sale.

Ci sono poi i depuratori con scambio ionico e degli appositi filtri per la rimozione del calcare; questi ultimi sfruttano filtri al carbone attivo prodotti per rimuovere ferro e manganese e addolcire l’acqua. Dunque tutto dipende dal tipo di acqua che arriva fino in casa tua.

Quali sono i vantaggi di un depuratore d’acqua?

Tra i principali vantaggi del adottare un depuratore d’acqua vi sono:

  • La certezza di bere un acqua perfettamente idonea al consumo alimentare
  • Bere un acqua che ha un miglior sapore
  • Risparmiare notevolmente rispetto l’acqua minerale del supermercato
  • Evitare la formazione del calcare negli elettrodomestici di casa
  • Evitare che il calcare possa rovinare lavelli, lavandini e piatti doccia

Conclusione

Dunque i motivi per i quali fai bene a fare installare un depuratore d’acqua domestico sono veramente tanti. Alcuni di questi sono legati alla tua salute, altri alla salvaguardia degli elettrodomestici e complementi d’arredo di casa.

In ultima analisi, grazie ad un depuratore d’acqua domestico avrai un notevole risparmio sull’approvvigionamento amento idrico e contribuirai a salvaguardare l’ambiente.

Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

Marketing: oggi le competenze richieste sono più digital e social 

Come sono cambiate le competenze dei professionisti del marketing a livello globale dal 2015 a oggi, e quali sono le capacità necessarie per la carriera? Lo ha scoperto LinkedIn, che con la sua ricerca Skills Evolution evidenzia come le principali capacità richieste ai professionisti del marketing oggi riguardino ambiti quali Digital Marketing, Social Media Marketing e Search Engine Optimisation. Nel complesso, secondo l’analisi di LinkedIn, in Italia dal 2015 le competenze in ambito marketing sono cambiate in media del 50%, e nella maggior parte dei casi il ritmo del cambiamento è stato accelerato durante la pandemia.

Le skill necessarie per affrontare condizioni potenzialmente difficili

Oggi lo scenario del mercato del lavoro è cambiato radicalmente, e alla luce di un clima di incertezza globale, tra inflazione, possibile recessione e licenziamenti, le persone sono sempre meno fiduciose nel futuro. 
“Con l’incertezza economica che incombe, i marketer hanno l’opportunità di dimostrare alle aziende di possedere le skill necessarie per affrontare condizioni potenzialmente difficili – commenta Tom Pepper, Senior Director, Emea & Latam, LinkedIn Marketing Solutions -. Poiché le aziende cercano di fare di più con meno, i nostri dati indicano una crescente domanda di ‘marketer moderni e pieni di risorse’: professionisti del marketing con un set di competenze specifiche che possono combinare creatività ed efficacia in aree chiave come il marketing digitale”. 

Una carriera a prova di futuro

“È importante che i marketer continuino a sviluppare il loro set di competenze in modo da rimanere agili e supportare le aziende ad adattarsi nei mesi a venire”, aggiunge Latam.
Per chi cerca un impiego, questo significa che essere in grado di adattarsi e mettere in luce le skill richieste dai datori di lavoro oggi è più importante che mai. La buona notizia è che grazie a LinkedIn è possibile identificare le competenze che aiutano a rendere le carriere a prova di futuro e avvalersi di risorse e strumenti per supportare questo processo. Obiettivo finale della Skills Evolution è proprio quello di restituire un po’ di ottimismo rispetto al futuro, e ritrovare la fiducia per andare avanti nelle proprie carriere.

Dal Business Planning di ieri al Sales Management di oggi

Dai dati di LinkedIn emergono le 10 principali competenze di marketing presenti nei profili degli utenti della piattaforma nel 2015, e mostrano l’effettivo cambiamento avvenuto nel corso degli anni.
Si tratta di Business Planning, Marketing Strategy, Business Strategy , Sales Management, Public Relations, Negotiation, Marketing, Social Media, Sales, Social Media Marketing. Nel 2021, le 10 principali competenze di marketing sono invece Sales Management, Marketing Strategy, Sales, Marketing, Problem Solving, Commerce, Strategy, Business Development, Business Strategy, e Business Planning. Per supportare l’apprendimento delle skill più richieste, LinkedIn rende disponibili i corsi di LinkedIn Learning relativi a tali competenze, accessibili gratuitamente fino al 30 settembre 2022.

Terziario lombardo: crescono Servizi e Commercio al dettaglio

Nel secondo trimestre 2022 per le imprese lombarde del terziario prosegue la fase di crescita del fatturato. Secondo i risultati dell’indagine di Unioncamere Lombardia, nei Servizi la variazione su base annua si conferma sopra il 20% per il terzo trimestre consecutivo (+20,8%), mentre nel Commercio al dettaglio si attesta al +5,4%. Le variazioni congiunturali rispetto al trimestre precedente forniscono un’indicazione puntuale della dinamica più recente, e in entrambi i comparti il segnale è di un’accelerazione dei ritmi di crescita. Nei Servizi l’incremento congiunturale raggiunge infatti il +5,7%, e nel Commercio al dettaglio il +1,5%.

Fatturato in ripresa per entrambi i comparti 

La diversa situazione dei due comparti è evidente anche dal numero indice del fatturato, calcolato ponendo pari a 100 il livello medio del 2010, con i Servizi che raggiungono un nuovo massimo della serie storica (123,7) e il Commercio al dettaglio (96,6) che recupera i livelli di 10 anni fa. Per i Servizi la crescita di fatturato su base annua è molto marcata nelle attività di alloggio e ristorazione (+52,3%), che nello stesso trimestre 2021 ancora risentivano delle chiusure e restrizioni anti-Covid. Significativa anche la crescita dei Servizi alle persone (+24,7%), che hanno finalmente recuperato i livelli del 2019, e dei Servizi alle imprese (+15,5%), che toccano un nuovo massimo storico. Più ridotta la crescita per il Commercio all’ingrosso (+11,5%), che dopo aver a lungo trainato la performance dei Servizi in Lombardia, mostra una battuta d’arresto rispetto ai valori del primo trimestre.

Prosegue il calo strutturale dei negozi alimentari

Nel Commercio al dettaglio crescono soprattutto i negozi non alimentari (+8,7% su base annua), che hanno mostrato una buona capacità di recupero dopo i forti cali registrati nel periodo dell’emergenza sanitaria. Più limitato l’incremento per gli esercizi non specializzati (+2,4%), che comprendono minimarket e supermercati, e che non hanno avuto conseguenze negative dalla pandemia: il numero indice è infatti sui valori massimi degli ultimi 14 anni. Prosegue poi il calo strutturale dei negozi alimentari prevalentemente di piccole dimensioni (-0,6%).

I listini sono in forte tensione

Pur con differenti andamenti, entrambi i comparti stanno quindi sperimentando una fase di crescita intensa del fatturato, che risente però in maniera decisiva delle dinamiche di prezzo. I listini sono infatti in forte tensione, con incrementi congiunturali del +2,7% per i servizi e del +4,3% per il Commercio al dettaglio. I maggiori aumenti si riscontrano negli esercizi alimentari, nelle attività di alloggio e ristorazione e nel commercio all’ingrosso. Proprio i timori degli effetti dell’inflazione sulla domanda, che si somma alla crescita dei costi e alle altre incognite della situazione nazionale e internazionale, si riflettono in un peggioramento delle aspettative degli imprenditori. Fanno eccezione le attività legate al Turismo, per le quali le attese sulla stagione estiva sono positive.

Shopping compulsivo o prudente? I profili dei consumatori nel 2022

Come spendiamo i nostri averi? L’ha scoperto il report di Euromonitor International dedicato alle abitudini d’acquisto della popolazione mondiale. Di fatto gli shopping addicted (gli spendaccioni) salgono al 10% della popolazione (5% nel 2018), ma la parte del leone la fanno ancora i ‘tradizionalisti’ (18%), che costituiscono la fetta più grande della torta dello shopping globale. Oltre a mantenere un ‘basso profilo’ sui social, non si fanno influenzare da influencer o brand online, e l’87% non fa acquisti compulsivi. Il 78% non va per negozi se non ha bisogno di nulla, ma li preferisce allo shopping online, anche se i canali web sono usati dal 42% di loro.

Dagli undaunted strivers agli ottimisti equilibrati

Aumentano gli ‘avidi’ della propria immagine e del proprio status, affamati di nuovi trend, gli undaunted strivers (16% e 13% nel 2018). L’88% punta a prodotti e servizi su misura e pensa che il giudizio degli altri sia importante, l’87% segue i brand preferiti online, l’86% vuole distinguersi dalla massa e condivide sui social il proprio look e gli acquisti. Provano nuovi prodotti, ma amano soprattutto comprare ‘esperienze’ (86%). Crescono però anche gli ‘ottimisti equilibrati’ (14%, erano l’8%), che ambiscono a uno stile di vita stabile e amano pianificare il futuro. Nelle priorità di shopping l’81% pensa a sé, il 65% alle attività preferite e il 63% al partner. Il 58% di loro punta all’affare, il 38% ai prodotti di seconda mano.

Meno attivisti responsabili, più prudenti pianificatori

In calo gli ‘attivisti responsabili’ (14% vs 17%).  Preferiscono prodotti a connotazione ecocompatibile e danno importanza al rapporto qualità-prezzo. ‘Io posso cambiare le cose’ è il loro motto, consci che i comportamenti lasciano un’impronta ambientale e sociale (83%). Il 78% è preoccupato per i cambiamenti climatici, il 69% compra da company ‘trasparenti’ e il 25% boicotta i brand che non condividono i loro intenti politici e sociali. In aumento invece i consumatori attenti a spendere, i ‘prudenti pianificatori’ (13% vs 9%). Guardano al futuro, mettono i soldi da parte: lo shopping compulsivo non fa per loro, mostrano elevata fedeltà a marchi e prodotti (85%), provano difficilmente novità, e preferiscono sconti e offerte.

Minimalisti o conservatori intelligenti?

Spuntano per la prima volta i minimalisti (9%). ‘Scelgo le cose semplici’, dicono, perché sono consumatori green: il 50% taglia il superfluo e il 73% riduce gli scarti, il 71% vuole avere un impatto positivo sull’ambiente, il 55% mette da parte i soldi per il futuro, e il 52% ripara gli oggetti. L’ultima fetta è formata dai ‘conservatori casalinghi’ (6% vs 16%). Felici a casa propria, l’81% ama cucinare, il 52% lavora da casa il weekend e ha un legame molto stretto tra lavoro e vita personale. Vanno per mercatini, il 55% non consulta internet per scegliere cosa comprare e il 57% non compara neanche i prezzi online. Ma per tutti c’è un comportamento comune, riporta Ansa: guardare meno a celebrities e blogger/influencers preferendo i consigli di amici e parenti. 

I prezzi aumentano, ma con la sicurezza alimentare non si scherza

Il monito arriva dalla Coldiretti, a seguito del rapporto che evidenzia quanto peseranno sui bilanci delle famiglie italiane – circa 9 miliardi di euro – gli aumenti della spesa alimentare. Rincari dovuti sostanzialmente alla crisi in Ucraina e all’aumento dell’inflazione, a cui poi si è aggiunta pure la siccità. Per far fronte alla carenza di diverse materie prime, il nostro paese deve acquistare prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali. Le importazioni sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. La situazione è pesante soprattutto sul fronte dei cereali a causa – spiega Coldiretti – dei contraccolpi della crisi globale scatenate dal conflitto in Ucraina con le importazioni di mais che sono aumentate in valore addirittura del 66%, spinte dai rincari e dalle speculazioni, e quelle di grano tenero per il pane sono cresciute della stessa percentuale – sottolinea Coldiretti -, mentre per l’olio di girasole si arriva al +83%. Ma crescono anche le importazioni di olio di palma (+35%), favorite dal fatto che in Italia viene ora consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati, mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori.

Sei volte più pericolosi di quelli Made in Italy

Il problema è che i cibi e le bevande stranieri sono sei volte più pericolosi di quelli Made in Italy con il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari che è stato pari al 5,6% rispetto alla media Ue dell’1,3% e ad appena lo 0,9% dell’Italia, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Efsa. Deve dunque preoccupare il rischioso tentativo di strumentalizzare gli effetti della guerra per ridurre le garanzie qualitative e di sicurezza degli alimenti ma anche la trasparenza dell’informazione ai consumatori, con la richiesta di deroghe alla legislazione vigente, dall’innalzamento dei limiti massimi ai residui chimici presenti negli alimenti introdotta in Spagna per alcuni principi attivi alla richiesta di utilizzo degli ogm non autorizzati, fino alla possibilità di utilizzare olio di palma in sostituzione di quello di girasole senza indicarlo esplicitamente in etichetta, concessa con una circolare dal Ministero dello Sviluppo economico in Italia.

Stesso standard per tutti i prodotti

“In un momento delicato per il Paese, tra guerra, siccità e incertezza politica, l’Italia non può accettare passi indietro sulla sicurezza alimentare che mettono a rischio la salute dei consumatori ma anche la competitività del Made in Italy” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre assicurare che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Ma bisogna anche fermare ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo quindi “No” ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore”.

Welfare: assegno unico Rc e Naspi i bonus più richiesti

BonusX, startup innovativa a vocazione sociale, traccia l’identikit del cittadino che nel 2022 fa domanda dei bonus statali: tra 30 e 40 anni, il 56% è donna e chiede soprattutto Assegno Unico, Reddito di Cittadinanza e NASpI. Dall’indagine di Bonus X, emerge inoltre che gli uomini puntano a richiedere maggiormente il bonus per disoccupati (NASpI), mentre l’Assegno Unico viene richiesto principalmente dalle donne. Le donne presenti in piattaforma per la richiesta di agevolazioni sono infatti oltre 35.000, e se tra i servizi più richiesti ci sono Assegno Unico e Reddito di Cittadinanza, le donne tendono a richiederlo significativamente più degli uomini.

Le donne amministrano la parte burocratica della vita quotidiana

Il fatto che siano le donne a richiedere maggiormente bonus e agevolazioni fa intuire che sono proprio loro ad amministrare la parte burocratica della vita quotidiana. L’identikit realizzato da BonusX corrisponde a un profilo tra 30-40 anni, con uno o più figli, percepisce la burocrazia come sfiancante e ha bisogno di richiedere sussidi pubblici per poter avere un aiuto concreto. A partire dal mese di maggio, BonusX ha anche integrato la possibilità di gestire in piattaforma le dichiarazioni dei redditi per persone fisiche, in modo da favorire anche richiesta e accesso ad agevolazioni di natura fiscale. Su questo fronte, al netto delle detrazioni sanitarie, risultano particolarmente richieste le detrazioni per le locazioni abitative.

Tra il 20%-60% degli aventi diritto non riesce a ottenere le agevolazioni

Nell’Unione Europea, tra il 20% e il 60% degli aventi diritto non riesce però a ottenere le agevolazioni di cui ha bisogno. Questi dati dimostrano che la complessità della burocrazia non aiuta i cittadini, rendendo ancora più difficile la richiesta di aiuti fondamentali per il sostentamento dell’individuo o la famiglia.
“Poter capire quali bonus richiedere, quali sono i requisiti fondamentali e, soprattutto, come poterlo richiedere per tempo, sono solo alcune delle problematiche che il cittadino italiano deve affrontare quotidianamente. E, complice la caoticità del sistema e la mancata digitalizzazione degli sportelli, sono ancora tanti i cittadini che rinunciano alla richiesta di bonus e agevolazioni”, si legge nello studio di BonusX.

La digitalizzazione della burocrazia è fondamentale

“L’età media del cittadino che richiede questa tipologia di bonus racconta molto della nostra società: dai 30 ai 40 anni, persone che sono ormai oltre la tipica fascia di età degli studi universitari e vorrebbero avere indipendenza economica e creare una propria famiglia”, commenta Giovanni Pizza, ceo di BonusX. Avere accesso alle agevolazioni del welfare pubblico è infatti un diritto di ogni cittadino, riferisca riferisce Adnkronos. “La digitalizzazione della burocrazia è fondamentale – aggiunge Fabrizio Pinci, Coo di BonusX – per una maggior trasparenza, per aiutare i cittadini a risparmiare tempo da dedicare a sé stessi e alla propria famiglia, avere una maggior capacità di spesa, vivere più serenamente la vita di tutti i giorni e avere accesso a formazione e altre opportunità di riscatto sociale”.

La prossima auto per il 41,3% degli italiani sarà ibrida

L’auto ibrida conquista gli italiani, che nel 41,3% dei casi sceglieranno di acquistarla quando dovranno cambiare automobile. Secondo un’inchiesta Doxa, dal titolo Noleggio ed elettrificazione nella mobilità del futuro, realizzata per AMINA (Associazione Mediatori Italiani Noleggio Auto), dopo l’auto ibrida, con una quota del 29,3%, gli italiani sceglieranno un’auto elettrica, e il 23,3% di loro una a motore tradizionale. Se si considerano le modalità di acquisizione della prossima auto la proprietà resta quindi quella preferita (65,9%), ma il noleggio a lungo termine guadagna quote di mercato anche tra gli utenti privati, attestandosi al 28%. Il 6,1% degli italiani ha infatti in programma di passare all’uso di servizi di mobilità in sostituzione dell’auto in proprietà.

Il noleggio a lungo termine è valutato positivamente

Per quanto riguarda la valutazione espressa sulla conoscenza del servizio di noleggio a lungo termine, il 74% ha fornito una valutazione positiva, suddivisa tra sufficiente (36%), buona (32%), ottima (6%).
Di contro, il 26% ha fornito una valutazione negativa, suddivisa tra una conoscenza mediocre (20%) e nulla (6%). Grazie ai dati elaborati nell’inchiesta è stato possibile anche realizzare un identikit di chi conosce meglio il noleggio a lungo termine: uomo, tra 35 e 44 anni, con un alto livello di istruzione e proveniente da Sud e Isole. Lo stesso identikit corrisponde al profilo del maggiore interessato al passaggio ai servizi di mobilità in sostituzione dell’auto in proprietà.

Poco ferrati sulle nuove tecnologie del settore automobilistico

L’inchiesta offre anche una panoramica riguardo al livello di conoscenza dichiarato dagli intervistati in merito alle nuove tecnologie disponibili nel settore automobilistico. Per quanto riguarda il full hybrid, il livello di conoscenza dichiarato ottiene una valutazione pari a 6,2 (in una scala da un minimo di 1 a un massimo di 10) e quindi appena sopra la sufficienza. Sotto la sufficienza si pone invece il livello di conoscenza del Mild Hybrid (5,2), mentre la tecnologia Plug-In Hybrid ottiene una valutazione pari a 5,5. Si torna sopra la sufficienza con la trazione elettrica, il cui livello di conoscenza è stato valutato con un punteggio pari a 6,2. Molto più bassa la conoscenza della trazione a idrogeno (4,7).

Passaggio alla mobilità elettrica: quanti anni sono necessari?

Quanto al numero di anni necessari per completare il passaggio alla mobilità elettrica, il 40% degli italiani pensa che ci vorranno da cinque a dieci anni, mentre per il 25% ci vorranno da dieci a venti anni. I più ottimisti hanno indicato due anni (5%), e coloro che hanno indicato un periodo di tempo tra due e cinque anni sono il 19%. Ma ci sono anche coloro che hanno espresso una visione pessimistica dei tempi necessari: il 7% ha dichiarato che saranno necessari più di venti anni, mentre per il 4% questo passaggio non si completerà mai.

Il Manager Etico e la trasformazione digitale

Uno dei motori dell’impennata della trasformazione digitale è stata la pandemia, che ha portato le imprese a dover intraprendere azioni forti, e che ha reso lampante a livello globale l’importanza di adattarsi rapidamente a cambiamenti di grande portata. L’integrazione della tecnologia digitale modifica radicalmente il modo di lavorare, ma porta con sé anche un cambiamento culturale. Le aziende si trovano a gestire diverse esigenze, non facili da far coesistere: oltre a promuovere l’uso della tecnologia devono affrontare l’impatto del cambiamento sulle persone. Nasce quindi l’esigenza di una nuova figura, il Manager Etico, professionista con le competenze per concludere progetti tecnologicamente complessi e focalizzarsi sulle persone.

Specializzarsi è necessario, ma sono richieste anche competenze diversificate

“Spesso, le persone all’interno delle organizzazioni percepiscono la trasformazione digitale come una minaccia – spiega Alain Onesti, Digital Innovation Manager e autore di The Ethical Digital Transformation -. Compito del manager etico è quindi studiare un piano di transizione aziendale che metta al primo posto proprio l’aspetto umano, attuando ove necessario politiche di re-skilling e up-skilling”.
Le skills trasversali e le soft-skills sono importanti quanto quelle specifiche. La formazione di un professionista resta cruciale, ma la capacità di adattamento ha un valore incalcolabile. Il modello di riferimento a cui le aziende si stanno orientando è quello americano, caratterizzato dalla valutazione positiva di esperienze diverse. Specializzarsi è necessario, tuttavia è sempre più richiesto avere competenze diversificate, maturate in diversi ruoli e settori, così da portare in azienda una visione innovativa.

In che modo la tecnologia può essere implementata in modo etico?

Le organizzazioni devono abbracciare la trasformazione digitale per soddisfare le aspettative dei clienti, ed è necessario saper rispondere alle dinamiche del mercato con un’agilità sempre maggiore, gestendo accuratamente progettazione, sviluppo e implementazioni dei servizi digitali. L’avvento di ogni nuova tecnologia va gestito in modo controllato affinché sia un vantaggio. Disporre di meccanismi digitali avanzati può essere di aiuto per il lavoratore, ma l’implementazione deve tradurre le nozioni etiche in comportamenti professionali utili alla trasformazione digitale. Obiettivo? Riuscire a mantenere un profilo di moralità pur continuando a muoversi in mercati altamente competitivi. Nessuna azienda trae vantaggio a essere considerata immorale.

L’etica non dovrebbe essere considerata uno strumento di marketing

Alain Onesti individua alcuni principi etici da seguire, per mettere a punto comportamenti organizzativi che promuovano fiducia e integrità. Innanzitutto, rendere la privacy e la sicurezza una priorità assoluta. Le persone devono avere fiducia nei servizi e nei dati digitali che utilizzano, l’integrità dei dati deve essere garantita. Inoltre, va incoraggiata una mentalità morale nell’azienda, e va posta attenzione ai pregiudizi, una delle cause più comuni di comportamento errato. Un’azienda di successo nell’economia digitale non solo riconosce concetti come fiducia, integrità, giustizia, riservatezza e trasparenza, ma li applica attivamente. L’etica non dovrebbe essere considerata uno strumento di marketing, ma un insieme di comportamenti messi in pratica da tutti coloro che sono coinvolti nella trasformazione digitale.

Il mercato italiano del pet ha il segno “+”

A detenere saldamente il ruolo di protagonista nel mercato italiano dei piccoli animali è sempre l’alimentazione di gatti e cani, nonché la componente più rilevante del pet food italiano. È questo uno dei dati emersi dal Rapporto Assalco-Zoomark 2022 sull’andamento del mercato del pet in Italia. Giunto alla quindicesima edizione, il Rapporto fotografa l’evoluzione del mercato dell’alimentazione e della cura degli animali da compagnia in Italia. E ne conferma una crescita inarrestabile.
Nel periodo 2007-2021 il mercato italiano dei prodotti per l’alimentazione di cani e gatti ha infatti più che raddoppiato il fatturato, passando da 1.163 a 2.533 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo delle vendite a valore del +5,7%.

Adozioni e famiglie acquirenti

Secondo i dati IRI, rispetto al 2020, l’incremento del fatturato complessivo è pari al 7,1% e quello dei volumi al 5%. L’accelerazione che questa crescita ha subìto negli ultimi due anni è riconducibile anche al maggior numero di adozioni di cani e gatti, coincisa con la fine del primo lockdown del 2020. L’aumento del numero di proprietari si è tradotto in una crescita consistente delle famiglie acquirenti di alimenti per cani e gatti, che hanno raggiunto quota 12,2 milioni. Circa 1 milione in più rispetto all’anno precedente, per lo più costituite da giovani e di condizione socio-economica medio-alta.
La penetrazione di queste famiglie ha raggiunto il 46,9% del totale delle famiglie italiane, +3,4% rispetto allo scorso anno.

I canali di distribuzione

Rispetto a 15 anni fa, il mercato del pet food vede profondamente mutato il peso del canale specializzato e del Grocery: il primo ha avuto un tasso di sviluppo in valore medio annuo pari a +8,3%, ovvero il doppio del secondo (+4%).
Tra i canali emergenti, il Rapporto segnala il Petshop GDO e il canale online, che ha raggiunto un peso sul totale del mercato pari al 2,4%. Sviluppato durante l’emergenza sanitaria, l’online ha attirato e fidelizzato nuovi shopper, abbattendo molte barriere culturali e conoscitive, che fino a un paio di anni fa sembrava potessero frenarlo.

Più attenzione al benessere e più igiene e accessori

La crescita del pet food è sostenuta soprattutto dallo sviluppo dei prodotti premium e superpremium, che sono sinonimo di innovazione e di una sempre maggiore attenzione al benessere dei pet. Quello dei prodotti per l’igiene, i giochi e gli accessori è infatti un mercato estremamente vitale, che ottiene ottime performance nel canale GDO, per un +5,8% rispetto al periodo precedente. Il segmento più dinamico si conferma quello delle lettiere, con una crescita del 5% nell’anno terminato a dicembre 2021.

Crescono le truffe online, in Italia la perdita media è di 2.000 euro

Secondo Altroconsumo tra agosto 2020 e luglio 2021 in Italia si sono registrate 77.621 truffe relazionate al cybercrimine, che hanno colpito 1,3 persone ogni 1.000, per una crescita del 16% rispetto al periodo precedente e danni stimati intorno ai 156,6 milioni di euro. Tuttavia, a livello assoluto, l’Italia è una delle nazioni europee meno colpite, se si considera che in Svezia l’incidenza di questo tipo di truffa è di 14 persone su 1.000, mentre nei Paesi Bassi è di 6,9 su 1.000. Da uno studio condotto dagli analisti di InvestinGoal l’Italia però è il Paese europeo in cui le truffe online sono cresciute di più tra il 2020 e il 2021, con una ‘perdita’ pro capite di oltre 2.000 euro.

Nel 2021 le truffe sono state oltre 260 milioni

La polizia di Stato nel suo report annuale riporta una crescita del 27% rispetto al 2020 sulle truffe finalizzate a carpire dati personali e bancari.
Nel 2021 oltre 18.000 persone hanno denunciato casi di phishing, smishing o vishing, dichiarando di aver subito furti riguardanti carte di credito, credenziali di accesso bancarie o chiavi private dei propri cripto wallet. Secondo un’analisi di Scam Adviser, nel 2021 in tutto il mondo le truffe sono state oltre 260 milioni, per circa 41,3 miliardi di euro di perdite totali, il 15% in più rispetto al 2020. Il Brasile è il paese che ha visto il maggior numero di truffe, con un totale stimato di 125.410.052 truffe, circa 590 ogni 1.000 persone. L’India, al secondo posto, ha avuto un totale stimato di 120.000.000 di truffe, circa 87 ogni 1.000 persone.

Italia al 18° posto dei paesi più truffati

Nella classifica di Scam Adviser l’Italia è al 18° posto, tra il Canada (1,5 per 1.000 persone) e la Svizzera (1,2 per 1.000 persone). Considerando invece i dati che fanno riferimento al denaro perso in media dai truffati, l’Italia si trova nella parte bassa della classifica, al 25° posto. In media nel periodo di riferimento gli italiani hanno perso 2.017 euro a truffa, e in Europa, peggio dell’Italia hanno fatto solo la Francia (3.500 euro), la Germania (9.652 euro), l’Irlanda (9.696 euro) e la Svizzera (25.874 euro).

Presi di mira soprattutto gli anziani

“La pandemia ha accelerato un processo che era già in crescita: l’isolamento sociale e la solitudine – commenta Filippo Ucchino, fondatore di InvestinGoal -. Questo ha creato le condizioni perfette per i truffatori, che hanno preso di mira soprattutto gli anziani, più inclini a quella che viene chiamata FEV, Financial Exploitation Vulnerability. Infatti, le truffe finanziarie, in particolare quelle legate alle criptovalute, sono in costante aumento. Purtroppo – aggiunge Ucchino, come riferisce Askanews – questi truffatori troveranno sempre un modo per arrivare alle persone. L’unica cosa che possiamo davvero fare per cercare di ‘fermarli’ è aumentare la consapevolezza delle persone su questi temi”.