Infedeltà e servizi di investigazione privata

L’ infedeltà del partner è uno dei motivi principali che portano a rotture o divorzi traumatici nei matrimoni o nelle relazioni sentimentali.

I sospetti possono nascere da piccole diffidenze sulla lealtà del marito, della moglie o del partner, pregiudicando la convivenza e creando situazioni di massimo stress.

Diffidenza che può essere fondata o meno, ma è necessario confermare o escludere per evitare rotture sentimentali emotivamente dolorose e materialmente molto costose; per questo esistono agenzie specializzate in investigazioni private relativamente all’ambito familiare.

In Italia, dal 2014, le statistiche sui divorzi hanno registrato un aumento davvero notevole, raggiungendo uno standard per cui ogni tre matrimoni che si formano, due vengono distrutti.

Il lavoro di un investigatore privato

È fondamentale in questo caso il riuscire a superare la diffidenza iniziale per uscire dall’incertezza e scoprire se il tuo partner è davvero infedele, al fine di prendere una decisione su come affrontarlo. Questo è un motivo che chiaramente richiede la necessità di assumere un investigatore privato in casi di infedeltà.

Il lavoro  dell’investigatore privato ​​è quello di poter ottenere prove concrete ed eventuale documentazione fotografica per porre fine a qualsiasi tipo di dubbio e sapere, con tutte le conseguenze, se la coppia è infedele o meno e prendere decisioni informate.

Come scoprire l’infedeltà del tuo partner?

Quando una persona si rivolge ai servizi di investigazione privata ​​specializzata in infedeltà, di solito ha già sufficienti indicazioni che il suo partner la tradisce, ma ha bisogno di prove per confermarlo per poter affrontare il suo coniuge che di solito nega l’infedeltà, e quindi essere in grado di prendere decisioni basate sui fatti e non sulle sensazioni.

Molte volte non è solo il fatto di avere il dubbio se il nostro partner ci tradisca o meno, ma in quali condizioni si è verificata questa situazione, con chi, quando e tante altre risposte a cui un investigatore privato può rispondere attraverso un’indagine, fornendo prove fisiche. Tra queste foto, video, prove digitali, verifica sui social media e altro ancora.

Ecco perché la percentuale di risoluzione di questi casi è molto alta quando ci si affida a dei professionisti, poiché viene effettuata un’indagine preventiva su orari e possibili momenti in cui possono verificarsi gli episodi infedeltà per ottimizzare le risorse e ottenere prove in breve tempo, oltre a dare un contesto delle condizioni in cui è avvenuto il tradimento.

Come fa un investigatore privato a indagare su un caso di infedeltà?

Quando una persona sospetta che il proprio partner sia infedele, attraversa una serie di emozioni e sentimenti che vanno dalla rabbia al senso di colpa, attraverso la frustrazione o la tristezza e che influenzano la sua famiglia, il lavoro e le relazioni sociali.

È importante per questo riuscire a dimostrare se il nostro partner ci è infedele o, al contrario, verificare che le nostre conclusioni siano sbagliate.

In altre parole, si tratta di determinare con assoluta certezza se i cambiamenti nei comportamenti e nelle abitudini del nostro partner hanno un’altra spiegazione diversa dall’infedeltà e quindi dimostrano la veridicità o meno dei nostri sospetti.

Per gli investigatori privati ​​specializzati in infedeltà, è fondamentale svolgere una pianificazione investigativa sull’argomento per decidere i mezzi umani e materiali da utilizzare, nonché stabilire i termini di esecuzione per ottenere le prove necessarie.

Sulla base di questa pianificazione, viene effettuata un’osservazione esauriente della persona bersaglio dell’indagine alla ricerca di prove che aiutino a corroborare l’infedeltà.

In questa maniera è possibile per il cliente ottenere le prove e l’eventuale documentazione fotografica richiesta, così da poter prendere le decisioni necessarie anche in sede legale avendo in mano della documentazione inconfutabile.

Come allestire un parrucchiere in modo che funzioni veramente?

Da molto tempo questo tipo di attività ha cessato di essere considerata un semplice mestiere artigianale ed è diventata un business redditizio per gli imprenditori che hanno la passione per forbici, capelli e il benessere fisico, essenziali per il benessere emotivo della persona.

Se hai già deciso di vivere facendo questo, o ti sei semplicemente reso conto che quella del parrucchiere è un’attività che può essere molto redditizia, ti diremo di seguito cosa devi fare affinché l’attività sia redditizia e funzioni perfettamente.

Le chiavi giuste per allestire il tuo salone parrucchiere

Anche in tempi di recessione, allestire e far funzionare un salone da parrucchiere è uno dei modi per fare un investimento sicuro, poiché questo tipo di attività si basa un tipo di esigenza costante: tagliare e pettinare i capelli, sia per gli uomini che per le donne. 

Se hai già fatto i tuoi conti e pensi davvero che possa funzionare, annota questi suggerimenti quando pianifichi la tua attività da parrucchiere.

Quantifica il budget a disposizione

Se si tratta di allestire un salone da parrucchiere da zero devi badare al budget, perché all’inizio dovrai fare un grande investimento per l’affitto dei locali, il condizionamento dell’aria, i mobili, gli impianti, etc. 

In altre parole, avrai molti problemi da risolvere, quindi è fondamentale sapere come gestire il capitale che hai a disposizione per avviare la tua attività.

Molti parrucchieri e saloni di bellezza, quando iniziano la loro attività, scelgono di noleggiare attrezzature estetiche e altre macchine, poiché così non devono fare un investimento iniziale particolarmente grande e possono generare profitti con trattamenti che richiedono investimenti di un certo tipo.

Un budget compreso tra 30.000€ e 50.000€ è una cifra con cui puoi pensare di aprire un salone da parrucchiere. Questa cifra è solo un numero di riferimento che non tiene conto dell’ubicazione o dell’area dei locali dove si prevede di allestire il salone: sappiamo bene che il costo dell’affitto, i prezzi dei servizi, etc. dipendono molto dall’area in cui sorgerà l’attività.

Sei sicuro dell’ubicazione dei locali?

Riguardo a quanto sopra, siamo sicuri che ti sia sorto un nuovo dubbio. L’ubicazione dei locali è un punto determinante per aprire un parrucchiere che lavori e che produca redditività. Ad esempio: non è la stessa cosa avviare un’attività di questo tipo in una zona esclusiva, poco attraversata da pedoni e poco accessibile, che insediarla in una posizione centrale, dove solitamente passano molte persone.

Il posto che hai in mente di affittare ha un parcheggio nei pressi? Se sì, qual è la sua capacità? Più è grande, meglio è, perché hai la possibilità di servire più clienti che pensano alla comodità di parcheggiare la propria auto vicino al salone. 

Il problema è che questa soluzione può costare più di quanto hai preventivato. Trova un equilibrio e decidi.

Devi anche vedere se la presenza di altre attività commerciali nella zona favorisce la tua attività. In generale, dovresti pensare come uno stratega, in questo modo puoi trovare un modo per farla funzionare davvero e restituire redditività in breve tempo.

Se hai già un piccolo salone da parrucchiere e vuoi ampliare lo spazio, pensa a chi è già tuo cliente: sarà disposto ad uscire dalla propria zona di comfort? Questo è un aspetto fondamentale per la tua attività.

Lavora sodo sull’immagine del salone

Stai allestendo un barbiere, un luogo dove le persone vanno per migliorare la propria immagine, sentirsi rinnovate e a proprio agio. 

Pertanto, dovresti lavorare con l’aiuto di un professionista per aiutarti a creare uno spazio in cui promuovere l’immagine aziendale della tua attività e trovare delle buone forniture per parrucchieri.

Le persone che cercano un posto per migliorare la propria immagine o abbellirsi difficilmente andranno in un posto dove non si sentono a proprio agio o in cui c’è un aspetto poco professionale. 

Quindi, su questo punto, non dovresti lesinare sulle spese. Puoi optare per un design minimalista ma che abbia un certo impatto e faccia sentire a proprio agio tutti i clienti.

Maggiore redditività con più servizi

L’apertura di un salone da parrucchiere non si basa solo sul trattamento dei capelli delle persone. 

In effetti, puoi vedere centri che fondono estetica e taglio dei capelli. Potresti integrare i servizi di parrucchiere e di epilazione ad esempio, e quindi aggiungere altri servizi che daranno alla tua attività una maggiore redditività.

Ricorda infine che se offri più opzioni in un unica sede per i tuoi clienti, sono maggiori le possibilità di aumentare il numero di clienti e, di conseguenza, i profitti della tua impresa.

Come si elimina il calcare dall’acqua del rubinetto?

Quello del calcare nell’acqua di rubinetto è un problema che riguarda tantissime persone. Ci sono in particolare alcune zone d’Italia maggiormente interessate da questo problema, dato che buona parte del sottosuolo italiano vanta la presenza di roccia calcarea.

Bisogna sapere in proposito che il calcare presente nell’acqua di rubinetto altro non è che è un’elevata quantità di carbonato di magnesio, calcio e manganese.

È facile riscontrarne la presenza in quanto l’acqua eccessivamente ricca di calcare appare come leggermente torbida e soprattutto lascia un residuo biancastro su superfici quali lavelli, piatti doccia e pavimenti.

Per comprendere quanto sia dura l’acqua cui abbiamo accesso dal rubinetto di casa è sufficiente fare questo tipo di paragone: bisogna far bollire un litro d’acqua di rubinetto in un pentolino, farla evaporare del tutto e vedere quale residuo rimane nel pentolino alla fine.

Alla stessa maniera bisogna successivamente prendere un litro d’ acqua minerale del supermercato e farla bollire completamente. A questo punto si può fare un paragone tra i due mucchetti di sali minerali che saranno rimasti sul fondo dei due pentolini. Certamente l’acqua più è dura maggiore sarà il suo residuo solido rimasto dopo la completa evaporazione dell’acqua.

Il calcare fa male alla salute?

Una delle domande più ricorrenti quando si scopre che l’acqua cui si ha accesso dal rubinetto di casa è troppo ricca di calcare è se questo faccia male alla salute.

Di norma gli elementi sopra citati, dunque il calcio ed il magnesio, non sono pericolosi per la salute. Dunque il calcare che di norma è possibile trovare nell’acqua di rubinetto non ha conseguenze negative per la nostra salute.

Chiaramente nel caso in cui vi siano delle esigenze particolari di salute, come ad esempio eventuali necessità legate ai calcoli renali, è preferibile bere un’acqua meno dura e dunque più leggera.

Acqua più “leggera” significa un’acqua che ha una quantità di sali minerali molto più bassa rispetto quella che presenta un acqua particolarmente ricca di calcare.

In che modo è possibile eliminare il calcare dall’acqua?

Ci sono alcuni dispositivi che riescono brillantemente ad eliminare il calcare dall’acqua e renderla decisamente più sicura, perfettamente potabile e gli conferiscono un miglior sapore. Questi dispositivi sono i depuratori d’acqua.

Puoi scegliere il miglior depuratore acqua in base alle caratteristiche dell’acqua che arriva fino in casa tua. Vi sono ad esempio i depuratori ad osmosi inversa che sfruttano una particolare membrana che blocca sostanze quali calcio, magnesio e piombo, tra le altre.

Gli addolcitori invece vanno a rimuovere calcio e magnesio sostituendolo con del sale.

Ci sono poi i depuratori con scambio ionico e degli appositi filtri per la rimozione del calcare; questi ultimi sfruttano filtri al carbone attivo prodotti per rimuovere ferro e manganese e addolcire l’acqua. Dunque tutto dipende dal tipo di acqua che arriva fino in casa tua.

Quali sono i vantaggi di un depuratore d’acqua?

Tra i principali vantaggi del adottare un depuratore d’acqua vi sono:

  • La certezza di bere un acqua perfettamente idonea al consumo alimentare
  • Bere un acqua che ha un miglior sapore
  • Risparmiare notevolmente rispetto l’acqua minerale del supermercato
  • Evitare la formazione del calcare negli elettrodomestici di casa
  • Evitare che il calcare possa rovinare lavelli, lavandini e piatti doccia

Conclusione

Dunque i motivi per i quali fai bene a fare installare un depuratore d’acqua domestico sono veramente tanti. Alcuni di questi sono legati alla tua salute, altri alla salvaguardia degli elettrodomestici e complementi d’arredo di casa.

In ultima analisi, grazie ad un depuratore d’acqua domestico avrai un notevole risparmio sull’approvvigionamento amento idrico e contribuirai a salvaguardare l’ambiente.

Cancro al seno: quali sono i campanelli d’allarme?

Oggi le donne sono molto più propense, rispetto il passato, ad effettuare dei controlli periodici e adottare tutte le precauzioni che possono aiutare a diagnosticare in anticipo un cancro al seno.

In particolar modo esistono alcuni sintomi che possono essere considerati dei campanelli d’allarme anche se, è bene sottolinearlo adeguatamente, riscontrare sul proprio corpo uno dei sintomi di seguito elencati non significa per forza che vi sia un cancro al seno ma può tranquillamente trattarsi di altro.

Ad ogni modo, è bene sempre contattare il proprio medico di fiducia o specialista per sciogliere ogni dubbio. Ecco di seguito alcuni di quelli che possono essere considerati dei campanelli d’allarme per il cancro al seno e che dunque necessitano di tutta la nostra attenzione.

Modifiche nell’aspetto del seno

Se dovessi riscontrare, anche tramite l’autopalpazione, un eccessivo numero di noduli o comunque la presenza al tatto di altro tipo di formazioni solide, fai bene ad effettuare un controllo presso il tuo senologo di fiducia.

Il controllo va fatto ancora di più se si presenta anche un certo arrossamento della pelle ed un ispessimento, i quali potrebbero essere il segnale di una neoplasia. Il medico andrà inoltre a verificare anche eventuali variazioni presenti sul capezzolo effettuando al tempo stesso alla paziente alcune domande inerenti la sua salute.

Perdita di sangue al di fuori del ciclo

Soprattutto in giovane età, avere delle perdite al di fuori del ciclo è considerato normale e non rappresenta un qualcosa che lascia perplessi. Spesso infatti, si tratta semplicemente di alcune variazioni ormonali che sono anche fisiologiche.

In altri casi è invece possibile che questo sia il segnale di una endometriosi o di un cancro dell’endometrio.

Per questo motivo la perdita di sangue al di fuori del ciclo non va sottovalutata ma è bene comunque effettuare una visita così da dissipare eventuali dubbi.

Fastidi in bocca

Delle volte è possibile avvertire in bocca la presenza di piccole piaghe o brufoli sulla lingua, così come escoriazioni sulla gengiva. È possibile chiaramente che si tratti di fenomeni passeggeri legati alla digestione o a ciò che si è mangiato, ma nel caso in cui il fenomeno non dovesse scomparire con i rimedi casalinghi, diventa necessario andare ad effettuare una visita presso uno specialista.

Individuare per tempo infatti una problematica di questo tipo consente di poter accedere a cure che sono certamente meno invasive con possibilità di successo più alte.

Ingrossamento dei linfonodi

Nel caso in cui si dovesse riscontrare l’ingrossamento dei linfonodi, ad esempio quelli che stanno sotto le ascelle, nel torace o nel collo, è bene rivolgersi senza indugi al proprio medico.

Ad ogni modo, solitamente questo tipo di fenomeno è legato a problemi infettivi e per questo si tratta di una evenienza alquanto comune. Chiaramente tutto rientra nella normalità se i linfonodi scompaiono nell’arco di 10 giorni circa.

Se così non dovesse essere, ed il linfonodo dovesse continuare ad aumentare di volume, lo specialista potrebbe richiedere di effettuare una ecografia accompagnata da una biopsia.

Febbre che non sembra passare

Di norma la febbre non è una sintomatologia legata a problemi oncologici. Ad ogni modo vi sono dei tipi di tumore che vanno ad alterare la capacità del nostro corpo di regolare la sua temperatura. Per questo motivo una febbre anomala, apparentemente immotivata e persistente, diventa un campanello d’allarme e per questo motivo è bene rivolgersi al proprio medico di fiducia.

Conclusioni

Tenere a mente queste semplici informazioni ti aiuterà nel caso in cui dovessi avere un dubbio, o possono rivelarsi utili nel caso in cui dovessi riscontrare una di queste sintomatologie. In quell’evenienza non esitare a contattare il tuo medico di fiducia per sciogliere ogni dubbio.

Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

Il Manager Etico e la trasformazione digitale

Uno dei motori dell’impennata della trasformazione digitale è stata la pandemia, che ha portato le imprese a dover intraprendere azioni forti, e che ha reso lampante a livello globale l’importanza di adattarsi rapidamente a cambiamenti di grande portata. L’integrazione della tecnologia digitale modifica radicalmente il modo di lavorare, ma porta con sé anche un cambiamento culturale. Le aziende si trovano a gestire diverse esigenze, non facili da far coesistere: oltre a promuovere l’uso della tecnologia devono affrontare l’impatto del cambiamento sulle persone. Nasce quindi l’esigenza di una nuova figura, il Manager Etico, professionista con le competenze per concludere progetti tecnologicamente complessi e focalizzarsi sulle persone.

Specializzarsi è necessario, ma sono richieste anche competenze diversificate

“Spesso, le persone all’interno delle organizzazioni percepiscono la trasformazione digitale come una minaccia – spiega Alain Onesti, Digital Innovation Manager e autore di The Ethical Digital Transformation -. Compito del manager etico è quindi studiare un piano di transizione aziendale che metta al primo posto proprio l’aspetto umano, attuando ove necessario politiche di re-skilling e up-skilling”.
Le skills trasversali e le soft-skills sono importanti quanto quelle specifiche. La formazione di un professionista resta cruciale, ma la capacità di adattamento ha un valore incalcolabile. Il modello di riferimento a cui le aziende si stanno orientando è quello americano, caratterizzato dalla valutazione positiva di esperienze diverse. Specializzarsi è necessario, tuttavia è sempre più richiesto avere competenze diversificate, maturate in diversi ruoli e settori, così da portare in azienda una visione innovativa.

In che modo la tecnologia può essere implementata in modo etico?

Le organizzazioni devono abbracciare la trasformazione digitale per soddisfare le aspettative dei clienti, ed è necessario saper rispondere alle dinamiche del mercato con un’agilità sempre maggiore, gestendo accuratamente progettazione, sviluppo e implementazioni dei servizi digitali. L’avvento di ogni nuova tecnologia va gestito in modo controllato affinché sia un vantaggio. Disporre di meccanismi digitali avanzati può essere di aiuto per il lavoratore, ma l’implementazione deve tradurre le nozioni etiche in comportamenti professionali utili alla trasformazione digitale. Obiettivo? Riuscire a mantenere un profilo di moralità pur continuando a muoversi in mercati altamente competitivi. Nessuna azienda trae vantaggio a essere considerata immorale.

L’etica non dovrebbe essere considerata uno strumento di marketing

Alain Onesti individua alcuni principi etici da seguire, per mettere a punto comportamenti organizzativi che promuovano fiducia e integrità. Innanzitutto, rendere la privacy e la sicurezza una priorità assoluta. Le persone devono avere fiducia nei servizi e nei dati digitali che utilizzano, l’integrità dei dati deve essere garantita. Inoltre, va incoraggiata una mentalità morale nell’azienda, e va posta attenzione ai pregiudizi, una delle cause più comuni di comportamento errato. Un’azienda di successo nell’economia digitale non solo riconosce concetti come fiducia, integrità, giustizia, riservatezza e trasparenza, ma li applica attivamente. L’etica non dovrebbe essere considerata uno strumento di marketing, ma un insieme di comportamenti messi in pratica da tutti coloro che sono coinvolti nella trasformazione digitale.

Il mercato italiano del pet ha il segno “+”

A detenere saldamente il ruolo di protagonista nel mercato italiano dei piccoli animali è sempre l’alimentazione di gatti e cani, nonché la componente più rilevante del pet food italiano. È questo uno dei dati emersi dal Rapporto Assalco-Zoomark 2022 sull’andamento del mercato del pet in Italia. Giunto alla quindicesima edizione, il Rapporto fotografa l’evoluzione del mercato dell’alimentazione e della cura degli animali da compagnia in Italia. E ne conferma una crescita inarrestabile.
Nel periodo 2007-2021 il mercato italiano dei prodotti per l’alimentazione di cani e gatti ha infatti più che raddoppiato il fatturato, passando da 1.163 a 2.533 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo delle vendite a valore del +5,7%.

Adozioni e famiglie acquirenti

Secondo i dati IRI, rispetto al 2020, l’incremento del fatturato complessivo è pari al 7,1% e quello dei volumi al 5%. L’accelerazione che questa crescita ha subìto negli ultimi due anni è riconducibile anche al maggior numero di adozioni di cani e gatti, coincisa con la fine del primo lockdown del 2020. L’aumento del numero di proprietari si è tradotto in una crescita consistente delle famiglie acquirenti di alimenti per cani e gatti, che hanno raggiunto quota 12,2 milioni. Circa 1 milione in più rispetto all’anno precedente, per lo più costituite da giovani e di condizione socio-economica medio-alta.
La penetrazione di queste famiglie ha raggiunto il 46,9% del totale delle famiglie italiane, +3,4% rispetto allo scorso anno.

I canali di distribuzione

Rispetto a 15 anni fa, il mercato del pet food vede profondamente mutato il peso del canale specializzato e del Grocery: il primo ha avuto un tasso di sviluppo in valore medio annuo pari a +8,3%, ovvero il doppio del secondo (+4%).
Tra i canali emergenti, il Rapporto segnala il Petshop GDO e il canale online, che ha raggiunto un peso sul totale del mercato pari al 2,4%. Sviluppato durante l’emergenza sanitaria, l’online ha attirato e fidelizzato nuovi shopper, abbattendo molte barriere culturali e conoscitive, che fino a un paio di anni fa sembrava potessero frenarlo.

Più attenzione al benessere e più igiene e accessori

La crescita del pet food è sostenuta soprattutto dallo sviluppo dei prodotti premium e superpremium, che sono sinonimo di innovazione e di una sempre maggiore attenzione al benessere dei pet. Quello dei prodotti per l’igiene, i giochi e gli accessori è infatti un mercato estremamente vitale, che ottiene ottime performance nel canale GDO, per un +5,8% rispetto al periodo precedente. Il segmento più dinamico si conferma quello delle lettiere, con una crescita del 5% nell’anno terminato a dicembre 2021.

Crescono le truffe online, in Italia la perdita media è di 2.000 euro

Secondo Altroconsumo tra agosto 2020 e luglio 2021 in Italia si sono registrate 77.621 truffe relazionate al cybercrimine, che hanno colpito 1,3 persone ogni 1.000, per una crescita del 16% rispetto al periodo precedente e danni stimati intorno ai 156,6 milioni di euro. Tuttavia, a livello assoluto, l’Italia è una delle nazioni europee meno colpite, se si considera che in Svezia l’incidenza di questo tipo di truffa è di 14 persone su 1.000, mentre nei Paesi Bassi è di 6,9 su 1.000. Da uno studio condotto dagli analisti di InvestinGoal l’Italia però è il Paese europeo in cui le truffe online sono cresciute di più tra il 2020 e il 2021, con una ‘perdita’ pro capite di oltre 2.000 euro.

Nel 2021 le truffe sono state oltre 260 milioni

La polizia di Stato nel suo report annuale riporta una crescita del 27% rispetto al 2020 sulle truffe finalizzate a carpire dati personali e bancari.
Nel 2021 oltre 18.000 persone hanno denunciato casi di phishing, smishing o vishing, dichiarando di aver subito furti riguardanti carte di credito, credenziali di accesso bancarie o chiavi private dei propri cripto wallet. Secondo un’analisi di Scam Adviser, nel 2021 in tutto il mondo le truffe sono state oltre 260 milioni, per circa 41,3 miliardi di euro di perdite totali, il 15% in più rispetto al 2020. Il Brasile è il paese che ha visto il maggior numero di truffe, con un totale stimato di 125.410.052 truffe, circa 590 ogni 1.000 persone. L’India, al secondo posto, ha avuto un totale stimato di 120.000.000 di truffe, circa 87 ogni 1.000 persone.

Italia al 18° posto dei paesi più truffati

Nella classifica di Scam Adviser l’Italia è al 18° posto, tra il Canada (1,5 per 1.000 persone) e la Svizzera (1,2 per 1.000 persone). Considerando invece i dati che fanno riferimento al denaro perso in media dai truffati, l’Italia si trova nella parte bassa della classifica, al 25° posto. In media nel periodo di riferimento gli italiani hanno perso 2.017 euro a truffa, e in Europa, peggio dell’Italia hanno fatto solo la Francia (3.500 euro), la Germania (9.652 euro), l’Irlanda (9.696 euro) e la Svizzera (25.874 euro).

Presi di mira soprattutto gli anziani

“La pandemia ha accelerato un processo che era già in crescita: l’isolamento sociale e la solitudine – commenta Filippo Ucchino, fondatore di InvestinGoal -. Questo ha creato le condizioni perfette per i truffatori, che hanno preso di mira soprattutto gli anziani, più inclini a quella che viene chiamata FEV, Financial Exploitation Vulnerability. Infatti, le truffe finanziarie, in particolare quelle legate alle criptovalute, sono in costante aumento. Purtroppo – aggiunge Ucchino, come riferisce Askanews – questi truffatori troveranno sempre un modo per arrivare alle persone. L’unica cosa che possiamo davvero fare per cercare di ‘fermarli’ è aumentare la consapevolezza delle persone su questi temi”.

Bicicletta, anche per gli italiani è il mezzo di trasporto più sostenibile

Uno dei temi più importanti legati alla sostenibilità è riferito necessariamente alla mobilità: il modo in cui ci spostiamo, infatti, impatta in modo significativo sul pianeta. In questo contesto, la maggioranza degli italiani ritiene che l’uso della bicicletta svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico, ma oltre la metà sostiene che andare in bicicletta nella propria zona sia troppo pericoloso. Sono alcune delle evidenze emerse da un sondaggio Ipsos -condotto in 28 Paesi, tra cui l’Italia- che ha indagato le principali opinioni dei cittadini in merito all’utilizzo della bicicletta. L’indagine rileva un consenso internazionale sul ruolo chiave che le bici svolgono per ridurre le emissioni di carbonio e, più in generale, il traffico. Non solo, in tutti i mercati esaminati la bicicletta riscuote consensi da parte della cittadinanza e si registra anche un ampio sostegno per dare loro la priorità nei nuovi progetti infrastrutturali. 

Qual è il punto di vista degli italiani?

In Italia, il 57% degli intervistati afferma di saper andare in bicicletta e il 49% di possederne una da poter utilizzare personalmente per i propri spostamenti. Il 26% afferma di utilizzare la bicicletta per fare attività fisica e soltanto il 10% per raggiungere il proprio posto di lavoro o studio. Infine, l’8% afferma di utilizzare i sistemi pubblici di condivisione delle biciclette (bike sharing). Bisogna, tuttavia, sottolineare che soltanto il 6% degli italiani non ha accesso a un’automobile da poter usare (la percentuale più bassa tra tutti i 28 Paesi esaminati). In linea generale, è il 37% degli italiani che va in bicicletta almeno una volta alla settimana quota che si riduce al 13% tra quanti dichiarano di utilizzare la bici come mezzo di trasporto principale per un tragitto di 2 chilometri; preceduta dalla camminata a piedi (42%) e dall’utilizzo della propria automobile (29%).

La bici riduce le emissioni di CO2, ma per molti i ciclisti rappresentano un pericolo

La maggioranza degli italiani (88%) ritiene che l’uso della bicicletta svolga un ruolo importante nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica e del traffico (85%). Tuttavia, oltre la metà (62%) ritiene che andare in bicicletta nella propria zona sia troppo pericoloso. La prevalenza dell’uso della bicicletta per fare commissioni o per spostarsi è maggiore nei Paesi in cui è maggiormente percepita come un mezzo di trasporto sicuro (ad esempio in Cina, Giappone e Paesi Bassi).
Il 57% degli italiani considera la bicicletta una tendenza urbana e nonostante l’alta percentuale di accordo -più di 1 intervistato su due- rimane tra le più basse dei 28 Paesi esaminati, occupando la venticinquesima posizione dopo Corea del Sud (56%), Giappone (47%) e Ungheria (41%). Più nel dettaglio, il 76% degli intervistati italiani ritiene che i ciclisti della propria zona spesso non rispettino le regole del traffico (percentuale più alta tra tutti i 28 Paesi esaminati e superiore di 12 punti alla media internazionale) mentre un altro 70% dei rispondenti sostiene che i ciclisti rappresentino un pericolo tanto per i pedoni quanto per le automobili o moto/motorini (soltanto in Giappone si registra una percentuale più alta pari all’82% e un distacco di 11 punti con la media internazionale del 59%).

Calano le spedizioni globali di smartphone: -12,9% in un anno 

La conferma attiva dal rapporto di Omdia 1Q22: nel primo trimestre del 2022 le spedizioni di smartphone sono diminuite globalmente del 12,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il rapporto ha anche rivelato che nei primi tre mesi del 2021 le spedizioni di smartphone hanno registrato 308,0 milioni di unità, ma il trend di crescita negativo è seguito anche negli ultimi tre trimestri consecutivi. Nel primo trimestre del 2022, la diffusione del Covid-19 in Cina ha avuto infatti un impatto negativo sulla domanda di smartphone. Questo perché il governo cinese ha bloccato le principali città, e ciò ha comportato una forte diminuzione delle spedizioni da parte delle aziende cinesi, che dipendono fortemente dalla domanda interna.

Il rallentamento del mercato interno cinese

In pratica, le spedizioni da parte dei produttori cinesi sono diminuite drasticamente a causa del rallentamento del mercato interno cinese. Ulteriori approfondimenti dal rapporto hanno mostrato che Samsung ha spedito un totale di 73,8 milioni di smartphone. Si tratta di una diminuzione del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma di un aumento del 6,8% rispetto al trimestre precedente. Apple invece ha spedito un totale di 56,4 milioni di unità, e il volume delle spedizioni è aumentato del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Honor e Realme gli unici produttori ad aumentare i volumi spediti

Quanto agli altri maggiori produttori di smartphone, Xiaomi ha spedito 42,4 milioni di unità nel primo trimestre 2022, 7,1 milioni in meno rispetto ai 49,5 milioni di unità dello scorso anno. Oppo e Vivo, che dipendono fortemente dal mercato interno cinese, hanno spedito rispettivamente 25,3 milioni e 24,1 milioni di smartphone, un calo del 33,1% e del 36,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Honor ha spedito 15,2 milioni di unità nel primo trimestre, con un aumento del 322,2% e dell’1,3% rispetto all’anno precedente e al trimestre precedente, e Realme ha spedito 14,6 milioni di unità, con un aumento del 17,7% su base annua.

Anche la crisi ucraina ha un impatto negativo sulla domanda

Il blocco delle principali città cinesi, riporta Italpress, sta continuando anche nel secondo trimestre del 2022, e l’invasione russa dell’Ucraina dovrebbe avere un impatto negativo sulla domanda di smartphone, in quanto colpisce direttamente o indirettamente non solo questi due paesi, ma anche altre regioni. Si teme quindi che questi fattori nel prossimo futuro influenzeranno negativamente la domanda complessiva, che avrebbe dovuto riprendersi con l’attenuarsi delle misure per il contenimento del Covid-19.

Vino: i giovani cercano qualità, non eccessi

Un prodotto strategico per l’economia italiana, con un sensibile incremento di consumatori tra i giovani, che scelgono di bere in maniera responsabile e vedono nell’italianità il principale criterio di scelta. È il vino, che dal 1993 al 2020 ha visto crescere la quota di giovani che lo consuma, passati dal 48,7% al 53,2%. Al contempo, i giovani che bevono più di mezzo litro al giorno è scesa dal 3,9% a meno dell’1%: infatti, tra i giovani che consumano vino il 70,9% lo fa raramente, il 10,4% uno o due bicchieri al giorno e il 17,3% solo stagionalmente. Secondo lo studio dal titolo Responsabile e di qualità: il rapporto dei giovani col vino di Enpaia-Censis, i numeri dicono che il consumo di vino è una invariante delle abitudini, componente significativa della buona dieta guidata dalla ricerca della qualità e dal suo ruolo di moltiplicatore della buona relazionalità.

Meglio meno, ma buono

Il 79,9% dei giovani tra 18 e 34 anni afferma che nel rapporto con il vino vale la logica meglio meno, ma di qualità, e il 70,4% dichiara: “Mi piace bere vino, ma senza eccessi”.
Insomma, il vino richiama l’idea di un alimento che dà piacere e contribuisce al benessere soggettivo, non di un catalizzatore di sregolatezza. L’italianità come criterio di scelta è invece segnalata dal 79,3% dei giovani, perché percepita come garanzia di qualità. Il riferimento alle certificazioni Dop (85,9%) o Igp (85,2%) mostra poi come i giovani siano attenti al legame tra vini e territorio. Un segnale della riscoperta nella cultura del consumo giovanile della tipicità locale.

Tipicità, una bussola nelle scelte di consumo

La tipicità, proiezione anche della biodiversità del nostro territorio, è infatti una bussola nelle scelte dei giovani consumatori: il 94,9% dichiara di acquistare spesso prodotti tipici dei territori del nostro Paese. Il marchio del prodotto, invece, conta per il 36,1% dei giovani, mentre è alta la valutazione che viene data della tracciabilità dei prodotti, vino incluso. Il 92% dei giovani è pronto a pagare qualche euro in più sul prezzo base per i prodotti di cui riescono a conoscere biografia e connotati. Il 56,8%, poi, è ben orientato verso vini biologici e apprezza aziende agricole attente alla sostenibilità ambientale, riferisce Italpress.

Al centro dei momenti significativi di convivialità

“Quello vitivinicolo è un settore di assoluto prestigio, molto valorizzato soprattutto dai giovani, che nelle loro scelte di consumo mostrano particolare considerazione verso il vino biologico e di qualità – commenta Giorgio Piazza, presidente della Fondazione Enpaia -. I giovani bevono vino in maniera moderata e responsabile, aprendosi così alla convivialità e alla socialità”.
Non è n caso che il vino sia al centro di momenti significativi di convivialità anche negli esercizi pubblici, “di cui gli italiani hanno avuto nostalgia nell’emergenza sanitaria – aggiunge Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis -. Un rapporto maturo e responsabile col vino, quindi, è parte integrante del nostro stile di vita, tanto apprezzato nel mondo”.

Il design italiano e la sfida alla sostenibilità 

Secondo il rapporto sulla Design Economy della Fondazione Symbola, condotto con Deloitte Private e POLI.design, in Italia il settore del design conta 30mila imprese e 61mila occupati, che nel 2020 hanno generato un valore aggiunto pari a 2,5 miliardi di euro. Si tratta di iImprese distribuite su tutto il territorio nazionale, con una particolare concentrazione nelle aree di specializzazione del Made in Italy. Tra Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto si localizza il 60% delle imprese. Tra le provincie primeggiano Milano (15% imprese e 18% valore aggiunto nazionale), Roma (6,7% e 5,3%), Torino (5% e 7,8%).

Milano è la capitale del design Made in Italy

La capitale del design italiano è Milano, capace di concentrare il 18% del valore aggiunto del settore sul territorio nazionale. Milano è anche sede del Salone del Mobile e del Fuorisalone, una delle più grandi manifestazioni al mondo dedicate al design, che quest’anno celebra la sua sessantesima edizione. Questa tendenza fa il paio con quella generale, visto che le imprese e i professionisti del design svolgono le loro attività prevalentemente nei centri metropolitani, dove hanno la possibilità di godere di una maggiore visibilità. Infatti, quattro su dieci realtà operano all’estero (44%, 8,9% extra UE), mentre la restante quota opera soprattutto a livello nazionale (45%) o solo su scala locale (10,8%).

Usare materie prime sostenibili e ottimizzare le risorse

Essere davvero sostenibili implicherà saper uscire da una dimensione focalizzata solo sulla progettazione e sull’ottimizzazione di prodotti. Se la maggioranza dei progettisti e delle imprese del design si sente complessivamente preparato sul tema, dichiarando competenze di alto (33,9%) e medio livello (55,1%), l’offerta per la sostenibilità attualmente si concentra sulla durabilità (57,6%) e sulla riduzione dell’impiego di materie prime ed energia (43,4%). Il punto d’incontro tra domanda e offerta dei servizi di design si concretizza già oggi nella progettazione con materie prime più sostenibili e nell’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse. Tra i settori che trainano la domanda di servizi di design sostenibile, primeggia il settore arredo (70%), seguito da automotive (56%), immobiliare (ceramiche, pavimenti, elementi strutturali, 38%), abbigliamento (30%) e agroalimentare (13,3%).  

Un sistema formativo distribuito lungo tutto il territorio

Quanto alla formazione dei futuri designer italiani, si tratta di un sistema formativo distribuito lungo tutto il Paese, con 81 istituti accreditati per un totale di 291 corsi di studio. Complessivamente, i designer formati sono 9.362, di cui due terzi risiedono al Nord, in particolare in Lombardia (49,8%). La stima sul tasso di occupazione dei laureati magistrali in design a cinque anni restituisce un valore del 90%, superiore alla media del complesso dei laureati magistrali biennali in Italia. Di questi, l’84% svolge una professione coerente con l’ambito del design.

Vacanze di Pasqua 2022 tra guerra in Ucraina, Covid-19 e inflazione

Future4Tourism, la ricerca previsionale di Ipsos sulle intenzioni di vacanza degli italiani, ha monitorato i piani di viaggio dei nostri connazionali per le festività di Pasqua, considerando la pandemia da Covid-19, gli effetti della guerra Russia-Ucraina e la ripresa dell’inflazione.
Dallo studio emerge come la maggioranza degli italiani non sia disposta a rinunciare alle vacanze primaverili, ma il conflitto russo-ucraino, l’evoluzione della pandemia e l’aumento dei prezzi, stanno condizionando la scelta della meta, che ancora una volta, ricade sull’Italia. 

Il 44% degli italiani non vuole rinunciare

Nonostante le forti incertezze del periodo, il 44% degli italiani è intenzionato a prendersi una pausa durante il periodo pasquale, una quota del tutto simile a quella misurata per la Pasqua 2018, periodo distante dalle interferenze pandemiche e dalla guerra. La pausa pasquale ha visto suddividersi quasi equamente coloro che hanno intenzione di concedersi una gita fuori porta (23%) e chi invece ha pensato di concedersi un long week-end, o anche periodi più lunghi con pernottamento (21%), decidendo per lo più di rimanere in Italia (circa 2 vacanzieri pasquali su 3). La quota di chi ha già effettuato una prenotazione però è molto contenuta (12%).

L’Italia è la meta più ambita

Allargando le previsioni a tutto il periodo primaverile, i programmi di viaggio per i mesi di aprile, maggio e giugno vedono quasi 7 italiani su 10 pronti a fare le valigie. Nonostante la misurazione dei propositi di viaggio sia stata effettuata a conflitto russo-ucraino già iniziato, al momento non c’è intenzione di mettere un freno alla voglia di vacanza. E ancora una volta l’Italia sarà la destinazione più scelta (68%), con valori superiori al periodo pre-Covid. Ma se la scelta della destinazione subisce ancora l’impatto della pandemia, in questo momento è la guerra Russia-Ucraina ad avere un maggior influsso. Tra i viaggiatori primaverili, il 28% sostiene che la meta è influenzata molto dalla pandemia, quota che incrementa fino a un 37% di viaggiatori che sono invece influenzati dalla guerra.

L’attenzione al budget

Oltre a pandemia e conflitto, un altro fattore sembra influire sulle decisioni degli italiani dei prossimi mesi: l’inflazione, e il conseguente aumento dei prezzi. Tra i potenziali viaggiatori primaverili 7 su 10 non sono disposti a rinunciare al viaggio, ma 5 su 10 sono consapevoli che pur viaggiando dovranno stare attenti al budget, e se necessario, fare qualche rinuncia. Tre sono in particolare le strategie per cercare di contenere i costi: evitare ponti e alta stagione, scegliere sistemazioni più economiche rispetto a quanto abituati a fare, ridurre la frequentazione di ristoranti e bar.
È indubbio che gli operatori turistici stanno già guardando all’estate. E se da un lato i dati sono rassicuranti (a inizio marzo il 58% prevede di fare le vacanze estive 2022 tra luglio e settembre, il dato più alto registrato dal 2018), dall’altro si riduce la quota di coloro che hanno già prenotato.

Cosa sanno gli italiani del metaverso?

È uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico, ma cosa conoscono gli italiani del metaverso? Una ricerca di Sensemakers, società di consulenza specializzata nell’analisi dei media e dei comportamenti digitali, evidenzia un quadro in chiaro-scuro, in cui alle molte potenzialità si associano ampie aree di diffidenza, oltre che un forte grado di polarizzazione delle posizioni rispetto al sesso, all’età e al livello di scolarizzazione. Secondo la ricerca, il 25% dichiara di sapere cosa sia il metaverso, percentuale che arriva al 30% tra gli uomini e scende al 21% tra le donne. E se sale fino al 37% per i giovani nella fascia d’età 18-24, e al 33% per quella 25-34 anni, scende progressivamente, fino ad arrivare al 17% per i 55-64enni al 13% per gli over 65. Inoltre, sa cos’è il metaverso il 30% di chi possiede un titolo di studio elevato, contro il 19% di chi ha una scolarizzazione di base.

Superare i limiti fisici spazio-temporali della vita reale

Il 51% degli intervistati ritiene che il metaverso non sia solamente un ambiente completamente virtuale e digitalizzato, ma una realtà parallela in grado di incidere sulla vita reale e in cui poter svolgere le stesse attività della quotidianità.

Il 62% degli italiani dichiara però il proprio interesse per il metaverso, identificando le maggiori opportunità nella possibilità di superare i limiti fisici spazio-temporali della vita reale (socializzazioni a distanza, Always on).

La stragrande maggioranza degli intervistati (80%), ritiene però che i principali rischi siano da individuarsi proprio nella possibile ‘fuga dalla realtà’, immaginando il metaverso come ‘rifugio virtuale’ che sottrae tempo alla vita quotidiana.

Il ruolo dei social e delle aziende

Per il 56% degli italiani le aziende faranno bene a investire sul metaverso, mentre il 44% ritiene che farebbero meglio a indirizzare gli investimenti alla soluzione di ‘problemi veri’. Una posizione espressa dal 51% delle donne.

Secondo il 49% poi saranno i social network ad avere maggiore successo nel metaverso, seguiti dai produttori di device tecnologici (42%), e dalle società di giochi online (41%), mentre risultano più staccate le società che offrono contenuti audiovisivi e quelle di servizi e-commerce. È interessante notare, che mentre i giovani ritengono che saranno i social ad avvantaggiarsi maggiormente, per le classi di età più anziane i successi più significativi nel metaverso saranno riscossi dai produttori di device tecnologici.

Pericoli e impatto sociale

Sono invece piuttosto critiche le valutazioni sugli impatti sociali del metaverso: il 43% ritiene che il metaverso aumenterà ulteriormente il potere delle società tecnologiche rispetto alle istituzioni della vita reale, mentre secondo il 30% il metaverso amplificherà le diseguaglianze economiche e sociali.

Anche in virtù di tali pericoli, riferisce Adnkronos, solo il 14% immagina che il metaverso possa essere un mondo completamente libero senza regole né codici di comportamento, con gli unici limiti rappresentati dalla tecnologia.

Il 35% ritiene invece che regole e codici di comportamento dovranno essere fissati dalle stesse istituzioni pubbliche della vita reale, il 28% dalle comunità degli utenti, e il 23% dalle piattaforme tecnologiche che creeranno gli ambienti virtuali.