Olimpiadi di Tokyo, cosa ne pensa l’opinione pubblica mondiale?

Mentre si stanno svolgendo le Olimpiadi di Tokyo, iniziate con un anno di ritardo a causa della pandemia, Ipsos ha condotto un sondaggio fra i cittadini di 28 paesi del mondo per esplorare quale sia il sentiment rispetto all’evento ai tempi del Covid. Sono state analizzate tre aree in articolare: supporto, interesse e impatto nella società dei Giochi Olimpici. La ricerca, svolta subito prima dell’avvio dei Giochi, ha rivelato che secondo il 57% dei cittadini l’evento non avrebbe dovuto svolgersi, contro un 43% a favore. Tra i più dubbiosi spiccano i giapponesi che ospitano le Olimpiadi, infatti, il 78% è contrario rispetto al 22% a favore. Tuttavia, il 62% in tutto il mondo è d’accordo che i Giochi saranno un’importante opportunità per il mondo di riunirsi, insieme, dopo la pandemia. E gli italiani? Il 58% è a favore dello svolgimento della competizione, mentre, il 42% è in disaccordo. Le Olimpiadi possono essere considerate un momento per ritornare a essere tutti più uniti? Il 78% degli italiani non ha dubbi ed è convinto di sì, a differenza del 22% che rimane scettico.

Chi sono i fan dei Giochi e per quali discipline?

Anche se le Olimpiadi sono un grande appuntamento a livello mondale, non tutti i Paesi ne sono interessati allo stesso modo. India, Sud Africa e Cina sono le nazioni che mostrano il maggior coinvolgimento, mentre il Belgio, la Corea del Sud e il Giappone sono i meno interessati. In merito, invece, alle discipline dei Giochi quelle che conquistano le più ampie fette di fan a livello internazionale sono: il calcio con il 30%, l’atletica con il 27% e gli sport acquatici con il 22%. In Italia, cambia leggermente l’ordine delle preferenze: i nostri connazionali hanno detto l’atletica con il 32%, gli sport acquatici con il 30% e il calcio con il 26%.

Una fonte di ispirazione

Un’altra riflessione è stata fatta sull’impatto delle Olimpiadi sulla società in generale. In media, l’80% del mondo ritiene che i Giochi Olimpici ispirino le giovani generazioni a partecipare allo sport e il 65% che riuniscano il proprio Paese, ma l’opinione è divisa riguardo al fatto che ci sia troppo nazionalismo in mostra alle Olimpiadi (55% è d’accordo, il 45% non è d’accordo). Inoltre, il 67% sostiene che i fondi governativi dovrebbero essere usati a supporto degli atleti e per il 71% gli atleti dovrebbero avere la priorità nella vaccinazione contro il Covid-19.

La pandemia cambiato i business digitali, volano le app per la salute mentale

Secondo l’ultima indagine realizzata dalla piattaforma danese di recensioni Trustpilot, e anticipata dall’Adnkronos, il settore Sanità mentale & Benessere sul web registra una crescita a 3 cifre, e le richieste di terapia virtuale sono cresciute del 309%. Al contrario, il comparto online di Viaggi & Turismo è quello maggiormente penalizzato, e nel 2020 sono 900 milioni i turisti in meno. 
Insomma, la pandemia ha cambiato i business digitali, e nell’era Covid volano le app del settore salute mentale, mentre i consumatori digitali iniziano a girare le spalle al settore turismo.

Le parole più menzionate? Salute mentale, benessere o wellness

A rilevare un vero boom è Ginger, app per recuperare la salute mentale, che nel settembre 2020 registra il picco nel tasso di utilizzo, con un incremento di uso del 159% rispetto alla media pre-Covid. Secondo Trustpilot, anche l’app Doctor On Demand ha visto un aumento massiccio di pazienti che necessitavano di tele-terapia, con oltre il 50% di crescita per tutto il mese di ottobre. Trustpilot ha analizzato anche le proprie recensioni, per verificare quanto spesso venissero menzionate parole come salute mentale, benessere o wellness. E se tra agosto e novembre 2020 sono state menzionate 2.780 volte, tra novembre 2020 e febbraio 2021 sono arrivate a 4.787. Un dato ancora più esplicito nel confronto anno su anno: le stesse parole tra febbraio 2019 e febbraio 2020 erano state menzionate 3219 volte, mentre tra febbraio 2020 e febbraio 2021 il valore è più che triplicato (10.811 volte).

Crollano le recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia

Quanto a viaggi e turismo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) rileva che tra gennaio e ottobre 2020 le destinazioni di viaggio più popolari hanno accolto 900 milioni di turisti internazionali in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nello stesso periodo di tempo, anche gli arrivi internazionali sono calati di oltre il 74%. Nel marzo del 2021, la piattaforma danese di recensioni ha esaminato l’attività dei consumatori relativamente al settore del turismo. E il numero medio di recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia, è stato inferiore del 39,7% rispetto all’anno precedente. Allo stesso modo, il numero medio di recensioni relative a prodotti di viaggio rilasciate durante la pandemia è stato inferiore dell’81,8% rispetto al 2019.

C’è speranza per il futuro del turismo

“I dati raccolti da Trustpilot suggeriscono che il settore Salute & Benessere continuerà a crescere rapidamente nei prossimi mesi e che c’è speranza anche per il futuro del turismo”, commenta Claudio Ciccarelli, Country Manager di Trustpilot in Italia. 
Nella seconda estate segnata dal Covid, infatti, Ciccarelli segnala che “stiamo assistendo a un aumento della domanda nei confronti delle agenzie di viaggio a causa della confusione relativa alle regole e alle misure restrittive diverse di Paese in Paese -. Risulta, quindi, essenziale farsi trovare preparati e ricordare che, per puntare alla ripresa, bisogna assecondare i trend e le richieste dei consumatori, essendo pronti a rinnovarsi con loro”.

Startup agrifood, nel 2020 + 56% in tutto il mondo

In tutto il mondo le startup dell’agrifood crescono del 56%, e in totale raggiungono quota 1.808, un numero di imprese in netta crescita rispetto alle 1.158 giovani imprese attive tra il 2016 e il 2019. Si tratta delle aziende censite a fine 2020 dall’osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo l’osservatorio nel quinquennio il 40% delle startup ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di 7,7 milioni per round. Ovvero, 2,5 milioni in più rispetto al 2019.

Norvegia, Israle e Uganda guidano la classifica delle imprese sostenibili

A guidare l’innovazione delle startup agrifood sostenibili è la Norvegia, con 24 startup agrifood e il 58% sostenibile, poi Israele (139 startup, 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, 46% sostenibile). L’Italia si colloca solo in dodicesima posizione, con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite dall’osservatorio (29%).
Nonostante non si trovi ai “piani alti” della classifica, l’Italia presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno, contando su 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti, contro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

Dal 2016 al 2020 aumentano le soluzioni orientate agli OSS dell’ONU

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani ed è emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni”, commenta Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’osservatorio. “L’emergenza – evidenzia Paola Garrone, responsabile scientifico – non ha arrestato il fermento innovativo del settore, che nel quinquennio dal 2016 al 2020 ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Onu.

In Europa sono il 95% le ‘family farms’

A livello globale, rileva ancora la ricerca ripresa da Askanews, il 90% delle aziende di produzione agricola rientra tra le ‘family farms’, ovvero piccole realtà a conduzione familiare, mentre in Europa questo tipo di aziende è al 95%. L’osservatorio poi ha identificato tre iniziative in grado di accorciare la distanza fra produttori e consumatori lungo la filiera. La prima è la formazione dei produttori, che implica interazioni dirette fra le imprese di trasformazione e i produttori. La seconda è la condivisione dei benefici e dei rischi a monte e a valle della filiera. E la terza è la determinazione congiunta di un prezzo equo attraverso accordi specifici.

Servizi digitali, cresce la domanda. È un effetto del Covid-19

Il Covid-19 ha tradotto in pratica, nella vita di tutti i giorni, l’importanza di una connettività efficiente. E ha messo il turbo al bisogno di servizi digitali.

Tutte le prime volte (e le paure) della tecnologia

La pandemia ha spinto a sperimentare nuovi servizi digitali e, allo stesso tempo, ha reso più consapevoli dei rischi connaturati alla tecnologia. Secondo il report Digital Home Study di EY, un italiano su tre ha fatto per la prima volta una videochiamata per lavoro, contro il 20% dei francesi e il 18% dei tedeschi. La didattica online è stata una novità per il 30% degli italiani (contro il 12% della Francia e l’11% della Germania) e il 23% ha fatto ricorso per la prima volta ai servizi sanitari digitali. Cosa spiega la differenza con i dati europei?  Una condizione di partenza più arretrata, ma anche tanta voglia di sperimentare, seppur con una certa ansia. Due i principali fattori di preoccupazione: la sicurezza dei dati personali (il 37% è più preoccupato di quanto fosse prima della pandemia) e il possibile impatto negativo sulla  salute a causa dell’utilizzo eccessivo dei servizi digitali.

Tutti pazzi per lo streaming

Sin dalle prime settimane di lockdown, il traffico di dati ha fatto segnare un picco, causato soprattutto da videogiochi e da altri contenuti in streaming. Se molti utenti stavano già migrando dai canali tradizionali a quelli online, con la pandemia lo streaming è esploso. E oggi la maggioranza degli intervistati (60%, contro il 46% della Germania e il 41% della Francia) ritiene un abbonamento a un servizio di streaming più importante rispetto a quello di una pay tv.

Prezzi e pacchetti, che confusione!

Dati, velocità, assistenza: confrontare le offerte è difficile. Gli utenti lo sanno e infatti il 61% ritiene che la trasparenza nei piani tariffari sia il requisito principale quando per scegliere il fornitore di servizi di rete fissa. Seguono la velocità della rete (59%) e la qualità del supporto tecnico (44%). E poi c’è il prezzo, che diventa il fattore decisivo, visto che mediamente i consumatori non riescono a percepire le reali differenze tra i servizi offerti (un italiano su quattro non conosce la massima velocità della propria connessione). Alla ricerca dello sconto, sempre più operatori offrono diversi  servizi insieme. Già il 25% degli intervistati ha un abbonamento Internet con rete fissa e mobile, e il 49% prenderà in considerazione questa opzione. Uno su due gradisce l’abbinamento rete fissa-pay tv e  il 30% guarda a offerte che integrino pacchetti fitness-salute-benessere.

Arriva il 5G

La quinta generazione della telefonia mobile comincia ad essere percepita come un sostituto della rete domestica da una fetta rilevante di consumatori. Il 24% degli intervistati indica infatti come vantaggio principale del 5G la possibilità di utilizzarlo anche come primaria connessione Internet di casa.

Pil, previsioni positive per il 2021-22: quasi +5%

Le previsioni dell’Istat sono più che positive: nel 2021-22 il Pil potrebbe sfiorare il 5%. L’economia italiana sembra quindi essere in ripresa, e si prepara a mettere a segno un rialzo del Pil migliore di tutte le stime finora diffuse da Governo, Commissione europea, e le ultime da Bankitalia, Ocse e Fmi. L’Istituto di statistica per l’anno in corso prevede, infatti, una crescita sostenuta del Prodotto interno lordo, indicando un aumento del +4,7%, e nel 2022 del +4,4%. Ancora più positive le previsioni di Fitch, che quest’anno stima un Pil in crescita del 4,8%, sostenuto da una “forte ripresa nella seconda metà dell’anno”. Per il 2022 l’agenzia di rating, che conferma la valutazione BBB, con outlook stabile, stima un +4,3%. Si tratta, in ogni caso, di un deciso rialzo, dopo il crollo del -8,9% registrato nel 2020, l’anno segnato dall’esplodere della pandemia, e a livello produttivo, dalle chiusure del lockdown primaverile.

Il processo di ripresa dell’attività economica si consolida con intensità crescente

Lo scenario delineato dall’Istat “incorpora gli effetti della progressiva introduzione” degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I rischi associati allo scenario sono invece legati “all’effettiva capacità di realizzazione delle misure programmate e all’evoluzione dell’emergenza sanitaria”. L’Istituto prevede il “consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi”, una fase espansiva che si estenderà dopo il marginale miglioramento del primo trimestre dell’anno, pari al +0,1% rispetto al trimestre precedente.

Risalita della domanda interna e spesa delle famiglie determinano l’aumento

Stessa crescita indicata dall’Ocse nelle ultime prospettive economiche, mentre nelle previsioni della Commissione Ue il Pil si ferma al +4,2%, e per il Fondo monetario al +4,3%. A prospettare un possibile miglioramento è stato lo stesso governo, e recentemente anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha espresso fiducia, e nelle considerazioni finali ha sostenuto come il rialzo del Pil nella media dell’anno “potrebbe superare il 4%”. Un aumento nel biennio che, come segnala l’Istat, sarà determinato dalla risalita della domanda interna, trainata dalla “decisa accelerazione” degli investimenti, per i quali quest’anno si prevede un balzo del 10,9% e poi dell’8,7%, e dalla spesa delle famiglie, con i consumi in aumento del 3,6% e del 4,7% l’anno prossimo.

L’evoluzione dell’occupazione in linea con quella del Pil

Parallelamente recupera il mercato del lavoro: l’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula (Unità di lavoro), secondo l’Istat, sarà in linea con quella del Pil, con un’accelerazione nel 2021 del +4,5% e un aumento nel 2022 del +4,1%. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, con un aumento quest’anno al 9,8%, dopo il 9,2% del 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto poi in lieve calo nel 2022 al 9,6%. Con gli ultimi dati di aprile, riferisce Ansa, si è inoltre segnato un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a inizio anno, ma sono ancora 800 mila gli occupati in meno rispetto al periodo pre-Covid.

Cresce la fiducia di imprese e famiglie. L’indice torna ai livelli pre-Covid

A maggio l’indice di fiducia dei consumatori italiani si avvicina al livello di febbraio 2020, segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo i dati Istat sull’indice della fiducia di imprese e consumatori nel mese di maggio il clima delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. L’indice dei consumatori invece sale dai 102,3 punti di aprile ai 110,6 di maggio, con un miglioramento di tutte le componenti, a partire dalle opinioni sulla situazione economica del Paese, mentre l’indice composito delle imprese sale da 97,9 a 106,7.

Progressi diffusi a tutti i comparti industriali

Per quanto riguarda i consumatori, la nota rilasciata dall’Istat evidenzia “il balzo verso l’alto del clima economico (da 91,6 a 116,2) e di quello futuro (da 109,6 a 122,5), mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 105,9 a 108,7 e da 97,4 a 102,6, rispettivamente)”.
Anche per le imprese, i progressi sono diffusi a tutti i comparti osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 106,0 a 110,2 e nelle costruzioni da 148,5 a 153,9. Nei servizi di mercato c’è poi un aumento accentuato dell’indice, che sale da 87,6 a 98,4, mentre nel commercio al dettaglio l’incremento è meno ampio (da 96,0 a 99,3).

Miglioramento più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati

A maggio migliorano poi tutte le componenti dell’indice di fiducia nell’industria manifatturiera e in quella delle costruzioni. L’Istat segnala infatti “una netta crescita della fiducia nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo nel comparto manifatturiero, per quanto attiene alle costruzioni, il miglioramento della fiducia è più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati”. Anche per i servizi di mercato, riporta Ansa, il saldo di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita.

Intensità diverse per i circuiti distributivi

“La fiducia migliora in modo rilevante nel settore del turismo e in quello del trasporto e magazzinaggio – conferma la nota dell’Istat -. Nel commercio al dettaglio, migliorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite mentre le scorte sono giudicate in accumulo. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, il miglioramento della fiducia è diffuso a entrambe le componenti, ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è moderato (l’indice sale da 101,4 a 102,6), mentre nella distribuzione tradizionale è pronunciato (l’indice passa da 83,1 a 92,1)”.

Abbellire casa con i complementi d’arredo

Abbellire ogni ambiente di casa con i complementi d’arredo più belli è un’opportunità che può donare alla tua casa un tocco di eleganza e personalità, per questo non devi trascurarla. I complementi più belli possono infatti arricchire il living così come la cucina, le camere da letto e la zona bagno: in questo arduo compito, va considerata anche la tonalità del colore, tenendo a mente che questo dovrebbe fornire una sensazione di comfort, spaziosità e relax.

L’eleganza chiaramente non è nella quantità di elementi decorativi che inseriamo, ma nella disposizione di ciascuno di essi e nel loro corretto utilizzo.

In che modo i complementi arricchiscono un ambiente?

Anche se è vero che i complementi non sono essenziali o vitali, essi contribuiscono a donare calore all’ambiente e uno stile particolare. Questi piccoli dettagli aggiungono anche spaziosità e armonia, concorrendo a creare un ambiente sempre più piacevole da vivere. Il nuovo stile della stanza dovrebbe regalare una sensazione di ordine e comfort, con la possibilità di far combinare tra loro diversi elementi che nascono dalla necessità di raggiungere l’effetto cromatico e la bellezza desiderata.

Ci sono molte opzioni a nostra disposizione per quel che riguarda complementi ed elementi decorativi, e questi possono consentirti di trasformare ogni spazio di casa in quello che hai sempre sognato, per la gioia dei tuoi cari e delle persone che ricevi.

Le soluzioni più creative

Tra le soluzioni più creative e dal sicuro impatto estetico vi sono sicuramente lampade di design, tappeti pregiati e quadri, nonché poltrone eleganti e tavoli di design. Certamente la scelta va fatta anche in funzione del modo in cui i singoli complementi sono in grado di adattarsi al contesto in cui desideri inserirli, per questo fai bene a considerare sempre aspetti quali colori, toni, forme e dimensioni prima di prendere una decisione definitiva.

I buoni propositi per il 2021 per i Ciso

Anche per i responsabili della sicurezza informatica (Ciso) è giunto il momento di riflettere sull’anno appena trascorso e ripromettersi di migliorare durante quello che verrà. Anche per loro infatti il 2020 è stato un anno di straordinaria rottura. “Fare propositi per il 2021 potrebbe sembrare sciocco – afferma Ali Neil, director of International Security Solutions Verizon -. Ma non c’è nulla di male nel fissare alcuni obiettivi che possano rendere un’organizzazione più sicura, far sentire un team più connesso e coinvolto e rendere più tranquillo un Ciso”. Ecco, quindi, otto suggerimenti utili per poter affrontare al meglio il 2021.

Accelerare il rilevamento delle minacce e aggiornare il piano di risposta agli incidenti

Secondo Verizon quasi il 28% delle violazioni richiede anche mesi per essere scoperto. Per il 2021 il primo consiglio di Verizon è quindi di puntare sugli strumenti di sicurezza di nuova generazione, come quelli basati sul machine learning che migliorano i tradizionali sistemi di rilevamento e prevenzione delle violazioni, riporta Adnkronos. Ottimizzare l’utilizzo delle informazioni disponibili, è il secondo consiglio: la mancata gestione della quantità di informazioni derivanti dalla threat intelligence può trasformarsi in un vero e proprio boomerang. Il terzo consiglio per i 2021 però è anche quello di aggiornare e testare il piano aziendale di risposta agli incidenti, e discutere delle procedure di risposta a eventuali attacchi ransomware prima di subirli.

Rivedere la sicurezza in un’ottica ‘as a service’ e coinvolgere gli stakeholder della security

Con la progressiva trasformazione della sicurezza in un servizio, è giunto il momento di rivedere le opzioni di outsourcing. Magari esternalizzando alcuni servizi gestibili in cloud, consiglia ancora Verizon. Rendere il coinvolgimento dei dipendenti, poi, è una priorità. Per il 2021 il quinto consiglio di Verizon ai Ciso è di collaborare con i dipartimenti HR per sviluppare piani di engagement concreti per i propri team. Sesto consiglio: identificare gli stakeholder chiave all’interno dell’azienda, fornire loro i dati relativi alla sicurezza e scoprire di più sulle attività del team di security sarà molto importante nel 2021. Così come sarà fondamentale che gli stakeholder interni comprendano il valore del coinvolgimento dei team di security fin dalla prima fase della pianificazione strategica.

Puntare sulla varietà, ma di tanto in tanto, staccare

La varietà permette di costruire gruppi di lavoro agili, creativi, efficaci e appassionati. Per il 2021 il settimo consiglio è quindi di considerare come le competenze e le esperienze non legate alla sicurezza It possano aiutare a risolvere anche le sfide di security. Ma la security somiglia più a una maratona che a uno sprint, e l’esaurimento è particolarmente frequente tra i responsabili della sicurezza. Allontanarsi dalle pressioni quotidiane per trascorrere del tempo con la famiglia o gli amici è l’ultimo consiglio di Verizon ai Ciso. E se all’interno del team di security non c’è nessuno abbastanza qualificato da sopperire per qualche giorno all’assenza del responsabile, forse è opportuno rivedere le pratiche di assunzione e di sviluppo professionale.

 

Il Natale 2020? All’insegna dell’anti spreco

Il Natale 2020 verrà ricordato non solo come quello del Coronavirus, ma anche come quello della lotta agli sprechi. Certo, non è che quest’anno siamo diventati improvvisamente più buoni e più attenti alla sostenibilità, o non solo. Sicuramente su questi nuovi comportamenti hanno inciso diversi fattori, tra i quali il numero limitato di persone a tavola, un certo senso di precarietà, difficoltà economiche che hanno costretto molte famiglie a tenere sotto controllo il budget per pranzi e cene delle feste. Fatto sta che il Natale trascorso è stato all’insegna della morigeratezza e del calo dei consumi.

Spesa inferiore di 2 miliardi rispetto all’anno passato

Che il Natale sia stato celebrato in casa in versione minore rispetto ai precedenti è confermato anche dai numeri: la spesa per gli acquisti natalizi ha visto un calo di circa 2 miliardi, mentre è stato in aumento il numero di italiani che ha dovuto rinunciare ad acquistare regali. Più nel dettaglio, la spesa degli italiani durante le ultime festività, secondo le stime del Codacons, registra “un calo record”, con una perdita di circa 2 miliardi di euro: “complessivamente si è fermata a quota 8 miliardi, con un esborso a famiglia che passa dai 386 euro del 2019 ai circa 308 euro del 2020”. In questo quadro cresce il numero di italiani che sceglie di non comprare regali: lo ha fatto il 28%, rileva il Codacons, il numero più elevato di sempre. Tra i doni più acquistati nel 2020, in testa i giocattoli, elettrodomestici e prodotti hi-tech. Si riduce invece la spesa per gli addobbi della casa (-15%) e, per la prima volta, i consumi alimentari crollano del -10%, pari a circa -500 milioni di euro di cibi e bevande sulle tavole tra Natale e Capodanno.

Obiettivo non buttare via nulla

C’è però un aspetto interessante, e positivo se considerato in un’ottica di sostenibilità: quasi otto italiani su dieci (78%) trovano a tavola gli avanzi di cenoni e pranzi di Natale che vengono riutilizzati in cucina con una nuova sensibilità verso la riduzione degli sprechi spinta dalla crisi economica legata alla pandemia. Il 10% ha messo tutto in freezer, l’11% non avanza niente e l’1% dona in beneficenza. Come rileva un’indagine Coldiretti-Ixè, nessuno ha detto di aver buttato quanto avanzato: il primo Natale a zero spreco della storia.

Quello che non si usa si ricicla

Un’altra tendenza emersa a fine 2020 è la capacità italiana di riciclare qualsiasi cosa, anche i regali. Quasi un italiano su tre, infatti, ha fatto proprio così, con un aumento di un milione di persone in più rispetto all’anno passato che ha aderito al movimento del riciclo.

A Roma, Milano e nelle capitali europee la ripresa del mercato del lavoro è più lenta

La ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano è più lenta rispetto al resto d’Italia. Una prima indicazione arriva dal numero di annunci di lavoro pubblicati, che nelle due città sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto all’anno passato, mentre nel resto del Paese la decrescita è del 23%. La stessa tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Lo afferma uno studio di Indeed, il sito di ricerche e offerte di lavoro globale.

A Parigi offerte di lavoro -40%, a Londra -50%

A quanto risulta dallo studio, Parigi ha registrato la discrepanza maggiore con il resto del Paese, con offerte di lavoro in calo del 40% (-15% rispetto al resto del Paese). Seguono Londra (-50%, indietro di 9 punti), Berlino (- 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (-46%, indietro di 6 punti). In tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi. Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione ‘face to face’ e, nelle capitali, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove.

“Un barometro in tempo reale della salute dell’economia”

“Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia – commenta Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area Emea -. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni”. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, riferisce Adnkronos, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori.

Per le grandi città è più difficile recuperare rispetto a piccoli centri e aree non urbane

“Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo – continua Adrjan -. Per le grandi città europee ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo, e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

In tutte e sei le città esaminate le offerte di lavoro che menzionano la possibilità di lavorare da casa è infatti significativamente più alta rispetto alle altre regioni dei Paesi di riferimento. In Italia, tuttavia, si evidenzia una disponibilità di offerte di lavoro da remoto più bassa rispetto a quanto avvenga nelle altre città europee.