Il Natale 2020? All’insegna dell’anti spreco

Il Natale 2020 verrà ricordato non solo come quello del Coronavirus, ma anche come quello della lotta agli sprechi. Certo, non è che quest’anno siamo diventati improvvisamente più buoni e più attenti alla sostenibilità, o non solo. Sicuramente su questi nuovi comportamenti hanno inciso diversi fattori, tra i quali il numero limitato di persone a tavola, un certo senso di precarietà, difficoltà economiche che hanno costretto molte famiglie a tenere sotto controllo il budget per pranzi e cene delle feste. Fatto sta che il Natale trascorso è stato all’insegna della morigeratezza e del calo dei consumi.

Spesa inferiore di 2 miliardi rispetto all’anno passato

Che il Natale sia stato celebrato in casa in versione minore rispetto ai precedenti è confermato anche dai numeri: la spesa per gli acquisti natalizi ha visto un calo di circa 2 miliardi, mentre è stato in aumento il numero di italiani che ha dovuto rinunciare ad acquistare regali. Più nel dettaglio, la spesa degli italiani durante le ultime festività, secondo le stime del Codacons, registra “un calo record”, con una perdita di circa 2 miliardi di euro: “complessivamente si è fermata a quota 8 miliardi, con un esborso a famiglia che passa dai 386 euro del 2019 ai circa 308 euro del 2020”. In questo quadro cresce il numero di italiani che sceglie di non comprare regali: lo ha fatto il 28%, rileva il Codacons, il numero più elevato di sempre. Tra i doni più acquistati nel 2020, in testa i giocattoli, elettrodomestici e prodotti hi-tech. Si riduce invece la spesa per gli addobbi della casa (-15%) e, per la prima volta, i consumi alimentari crollano del -10%, pari a circa -500 milioni di euro di cibi e bevande sulle tavole tra Natale e Capodanno.

Obiettivo non buttare via nulla

C’è però un aspetto interessante, e positivo se considerato in un’ottica di sostenibilità: quasi otto italiani su dieci (78%) trovano a tavola gli avanzi di cenoni e pranzi di Natale che vengono riutilizzati in cucina con una nuova sensibilità verso la riduzione degli sprechi spinta dalla crisi economica legata alla pandemia. Il 10% ha messo tutto in freezer, l’11% non avanza niente e l’1% dona in beneficenza. Come rileva un’indagine Coldiretti-Ixè, nessuno ha detto di aver buttato quanto avanzato: il primo Natale a zero spreco della storia.

Quello che non si usa si ricicla

Un’altra tendenza emersa a fine 2020 è la capacità italiana di riciclare qualsiasi cosa, anche i regali. Quasi un italiano su tre, infatti, ha fatto proprio così, con un aumento di un milione di persone in più rispetto all’anno passato che ha aderito al movimento del riciclo.

A Roma, Milano e nelle capitali europee la ripresa del mercato del lavoro è più lenta

La ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano è più lenta rispetto al resto d’Italia. Una prima indicazione arriva dal numero di annunci di lavoro pubblicati, che nelle due città sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto all’anno passato, mentre nel resto del Paese la decrescita è del 23%. La stessa tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Lo afferma uno studio di Indeed, il sito di ricerche e offerte di lavoro globale.

A Parigi offerte di lavoro -40%, a Londra -50%

A quanto risulta dallo studio, Parigi ha registrato la discrepanza maggiore con il resto del Paese, con offerte di lavoro in calo del 40% (-15% rispetto al resto del Paese). Seguono Londra (-50%, indietro di 9 punti), Berlino (- 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (-46%, indietro di 6 punti). In tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi. Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione ‘face to face’ e, nelle capitali, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove.

“Un barometro in tempo reale della salute dell’economia”

“Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia – commenta Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area Emea -. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni”. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, riferisce Adnkronos, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori.

Per le grandi città è più difficile recuperare rispetto a piccoli centri e aree non urbane

“Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo – continua Adrjan -. Per le grandi città europee ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo, e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

In tutte e sei le città esaminate le offerte di lavoro che menzionano la possibilità di lavorare da casa è infatti significativamente più alta rispetto alle altre regioni dei Paesi di riferimento. In Italia, tuttavia, si evidenzia una disponibilità di offerte di lavoro da remoto più bassa rispetto a quanto avvenga nelle altre città europee.

L’emergenza Coronavirus ha accelerato l’abitudine di fare la spesa online

Se da almeno due decenni la spesa alimentare si è progressivamente spostata sull’online, l’emergenza da Coronavirus ha decisamente accelerato questa modalità di transazione. E nel giro di pochi mesi il canale online è diventato il principale metodo di acquisto per i consumatori.  Negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Regno Unito e Italia si stima che nel 2020 ci saranno circa 350 milioni di ordini di generi alimentari online in più rispetto al 2019, con un apporto delle vendite di circa 36 miliardi di dollari all’anno. Secondo le ultime analisi di Bain & Company, in Italia il canale online ora rappresenta almeno il 3% delle vendite alimentari, con una quota raddoppiata rispetto ai livelli antecedenti alla pandemia. Il settore alimentare, quindi, deve puntare sempre più sull’e-commerce

“Il Covid-19 ha catapultato i consumatori un paio di anni in avanti”

“In pratica, l’accelerazione legata al Covid-19 ha catapultato i consumatori un paio di anni in avanti in termini di abitudini d’acquisto”, spiega Andrea Petronio, Partner di Bain & Company.

Ma questo modello si consoliderà? “Nel breve termine, ciò dipende da diversi fattori, come la qualità della shopping experience, l’offerta di prodotti freschi, la capacità di evadere gli ordini in modo affidabile e veloce, la rapidità di rilascio delle restrizioni antiCovid”, continua Petronio.

Una seconda ondata della pandemia incoraggerebbe ulteriormente i consumatori

Se si verificasse una seconda ondata della pandemia da Covid-19, e se il vaccino non fosse pronto prima della metà del 2021, il contesto incoraggerebbe ulteriormente i consumatori alla spesa online. In questo scenario, la penetrazione della spesa online in Italia potrebbe arrivare, nei prossimi cinque anni, a quota 8-9%, mentre raggiungerebbe il 6-7% se il ritorno alla normalità sarà più rapido. Per quanto riguarda gli esercenti, “Coloro che sceglieranno di non adattarsi ai nuovi canali, eviteranno le perdite nel breve termine – sottolinea Petronio – ma dovranno fronteggiare la mancanza di infrastrutture digitali, che potrebbe renderli non competitivi nel lungo termine”.

Come portare a profitto il canale online

Secondo Andrea Petronio, inoltre, “Chi si rivolge a terzi per soddisfare la domanda sarà altrettanto vulnerabile se la partnership dovesse terminare. Ed è possibile invece portare a profitto il canale”. Come? “Lavorando su 4 aspetti chiave dove concentrare i propri sforzi – spiega Luca Manfioletti, Expert Partner di Bain & Company – ottimizzare la rete in ottica omnicanale, modificare le logiche contrattuali e promozionali con l’Industria, rimuovere le insostenibili sovvenzioni al canale attraverso il dynamic pricing, investire sull’automazione dove la scala lo consente”.

16 Ecommerce, non più canale secondario ma motore delle vendite

Dopo anni in cui l’ecommerce ha rappresentato un canale secondario oggi assume un ruolo determinante nella riprogettazione delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori. Tanto che nel 2020 gli acquisti online dei consumatori italiani varranno 22,7 miliardi di euro, con una crescita annua del +26%, 4,7 miliardi in più rispetto al 2019. L’incremento in valore assoluto più alto di sempre. Durante il lockdown il commercio online ha rappresentato il principale motore di generazione dei consumi, soprattutto per il Food&Grocery, l’Arredamento e l’home living e per altre nicchie di mercato, come il pharma, il beauty e lo sport&fitness. Sono alcune evidenze che emergono dall’Osservatorio eCommerce B2c, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

Crescita esponenziale per il Food&Grocery 

L’ecommerce sta svolgendo un ruolo determinate per la ripresa del commercio e dei consumi, anche grazie agli investimenti in atto per potenziare il canale digitale (tramite sito proprio, aggregatori, marketplace) o favorire modalità di vendita fondate sull’integrazione tra esperienze online e offline (click&collect, drive&collect, allestimento degli ordini online in store). La crescita rispetto al 2019 di 4,7 miliardi in più in un solo anno è frutto di dinamiche differenti nei comparti merceologici. I settori più maturi crescono con un tasso sostenuto, ma sotto la media di mercato: nel 2020 Informatica ed elettronica di consumo vale 6 miliardi di euro (+18%), l’Abbigliamento 3,9 miliardi (+21%) e l’Editoria 1,2 miliardi (+16%). I comparti emergenti invece registrano ottimi risultati con ritmi di crescita esponenziali. In particolare il Food&Grocery, che genera 2,5 miliardi di euro (+56%).

La contrazione degli acquisti sul canale tradizionale

Nei prodotti la contrazione degli acquisti sul canale tradizionale in tutti i principali comparti (a eccezione del Food&Grocery) generano un impatto positivo sulla penetrazione dell’online. Nel 2020 l’incidenza dell’ecommerce B2c sul totale vendite Retail passa dal 6% all’8%, e nonostante continui a rappresentare ancora una piccola parte degli acquisti complessivi, è sempre più rilevante in Italia. Durante il lockdown ha rappresentato il principale, se non unico, motore di generazione dei consumi, con ricadute nel medio-lungo periodo. Sul lato domanda, poi, la crescita dei web shopper (+2 milioni nel 2020), la maggior dimestichezza e fiducia nell’online e nei pagamenti digitali (anche da parte di chi online acquistava già) stanno generando un effetto positivo nello sviluppo dell’ecommerce.

Gli acquisti da Smartphone

Lo smartphone è adatto a favorire gli acquisti di impulso, personalizzati e omnicanale. Nella componente di prodotto l’ecommerce da smartphone nel 2020 supera infatti l’incidenza del 50%, e arriva a pesare il 56% degli acquisti online totali, per un totale di 12,8 miliardi di euro (+42% rispetto ai 9 miliardi del 2019). Alla base dello sviluppo del canale ci sono una maggior sensibilità dei merchant nella progettazione di customer journey nativamente mobile, la diffusione e la frequenza d’uso dei dispositivi e il miglioramento dell’infrastruttura tecnologica in termini di copertura e connessione.

Le sfide della digital advertising durante una pandemia

La pandemia colpisce anche la media industry, e se molte aziende hanno ridotto la spesa pubblicitaria altre hanno deciso di comunicare puntando su una narrazione relativa alla situazione drammatica che tutti stanno affrontando. Almeno per un po’ di tempo dovremo convivere con la “nuova normalità” post Covid, in primo luogo con alcune limitazioni delle nostre libertà. per questo, mantenere una relazione con i consumatori, attualmente molto attivi online, diventa una necessità per le aziende. In questi mesi, in tutto il mondo, l’online si è consolidato come fonte importante per informarsi sulle notizie di attualità. Per i publisher ciò si traduce in audience in crescita, mentre per gli inserzionisti in un’opportunità per raggiungere un pubblico più ampio e coinvolto.

L’audience online in aumento è un’opportunità per i digital publisher

Australiani, italiani, giapponesi, thailandesi e americani: in questo periodo tutti hanno utilizzato i dispositivi digitali per tenersi informati, nonostante si trovino in fasi diverse della pandemia. Le misure di restringimento sono state applicate in Italia dai primi giorni di marzo, a metà marzo in Australia, a fine marzo in Thailandia e Stati Uniti, e in Giappone nei primi giorni di aprile. Proprio nel mese di marzo il tempo trascorso su siti online di notizie ha subito un forte incremento, con traffico proveniente in particolare da dispositivi mobili.

Questa situazione che vede audience online in aumento, e in generale, una crescita dell’interesse verso servizi digitali, rappresenta un’opportunità per i digital publisher.

È il momento giusto per conquistare la fedeltà degli utenti raggiunti durante la pandemia

Secondo i dati dell’indagine Nielsen, inclusi nel White Paper del World Economic Forum (Comprendere il Valore dei Media: le Prospettive di Consumatori e Industria), dicono che, in media, il 16% dei residenti in Cina, Germania, India, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti è attualmente sottoscrittore di un servizio di news a pagamento, e il 53% dichiara di essere disposto a farlo in futuro. È quindi il momento giusto per essere proattivi e conquistare la fedeltà degli utenti raggiunti durante il periodo della pandemia, puntando alla fidelizzazione dei clienti esistenti e ingaggiando coloro che si sono mostrati interessati ai contenuti in queste settimane, ad esempio attraverso offerte con prezzi sostenibili.

Puntare su formati pubblicitari innovativi

In ambito advertising la paura di una recessione unita al rallentamento degli investimenti pubblicitari hanno prodotto un drastico calo dei CPM a livello mondiale. Molti piccoli e medi inserzionisti hanno avuto la possibilità di acquistare impression a un prezzo molto basso. In questo periodo, alcune aziende hanno considerato la pubblicità come un rischio per la loro immagine, mentre altre hanno deciso di investire per raggiungere un grande pubblico a costi contenuti. Come spesso accade, le crisi si traducono in momenti ideali per sperimentare. Le aziende dovranno quindi valutare l’assegnazione di una parte dei loro budget a formati pubblicitari innovativi ancora non testati, sfruttando le condizioni di prezzo offerte dal mercato.

110 imprese per un Manifesto della ripresa green

Un’iniziativa per rilanciare l’economia in chiave green. Si tratta del manifesto Uscire dalla pandemia con un nuovo Green Deal per l’Italia, sottoscritto da 110 esponenti di imprese e organizzazioni di imprese per sostenere le realtà imprenditoriali pesantemente colpite dalla pandemia del Covid-19.

Il documento interviene nel dibattito in corso a livello nazionale ed europeo sulle misure per il rilancio dell’economia, sollecitando un progetto di sviluppo all’altezza delle sfide della nostra epoca. Dal Recovery Plan europeo alla rigenerazione urbana fino all’innovazione digitale, il manifesto propone un modello di sviluppo ecosostenibile che valorizzi e sostenga le potenzialità italiane.

Un progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare

Servono misure per rendere le nostre società, i nostri sistemi sanitari e la nostra economia più resilienti nei confronti delle pandemie, ma anche per affrontare altre minacce per il nostro futuro. Innanzitutto la grande crisi climatica, alimentata da un modello di economia lineare a elevato consumo di energia fossile e spreco di risorse naturali. Il Recovery Plan europeo punta ad attivare consistenti finanziamenti comunitari, e dovrebbe, nelle nuove e più gravi condizioni generate dalla pandemia, rifondare e rilanciare l’ambizioso progetto europeo per un’economia avanzata, decarbonizzata e circolare.

Potenziare una bioeconomia rigenerativa

Insomma, secondo i firmatari un nuovo Green Deal è la via da seguire per una più forte e duratura ripresa, perché valorizza le migliori potenzialità dell’Italia.

Ovvero, quelle legate alle produzioni di qualità, sempre più green, e quelle in cui l’Italia ha raggiunto livelli di eccellenza, come il riciclo dei rifiuti, un pilastro dell’economia circolare, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili di energia. E ancora, le potenzialità del nostro modello di agricoltura sostenibile e delle altre attività della bioeconomia rigenerativa, o quelle delle città, da rilanciare con un vasto programma di rigenerazione urbana in chiave green.

Aumentare emissioni e impatto ambientale trasferisce ulteriori costi sul nostro futuro

Non sono meno importanti le potenzialità dell’importante capitale naturale, necessario per il rilancio di diverse attività economiche come il turismo. Oltre a quelle della transizione a basse emissioni e con carburanti alternativi verso la mobilità decarbonizzata, elettrica e condivisa e quelle dell’innovazione digitale.

I pacchetti di stimolo all’economia, fa notare il manifesto, non devono aumentare le emissioni di gas serra e gli impatti ambientali, trasferendo così ulteriori costi sul nostro futuro.

Un nuovo Green Deal, quindi, è la via innovativa da percorrere per la rinascita dell’Italia. Il manifesto con i primi 110 firmatari sarà inviato anche al governo e ai parlamentari di maggioranza e di opposizione, nonché a esponenti delle istituzioni europee.

Primo trimestre 2020, scende il mercato dei pc. I numeri degli analisti

L’impatto del coronavirus sulla produzione e la domanda di pc è negativo. Secondo gli analisti di Gartner il mercato globale dei pc chiude il primo trimestre dell’anno con consegne in flessione del 12,3%, scendendo a quota 51,6 milioni di unità, il calo più marcato dal 2013. Numeri sempre negativi, ma meno marcati, sono quelli forniti da altre due società d’analisi, Canalys e Idc, che calcolano la flessione tra il -8% e il -9,8%, con volumi di consegne tra 53,2 e 53,7 milioni. Tutti però concordano con il podio dei costruttori, che vede al primo posto la cinese Lenovo, con una quota di unità commercializzate che va dai 12,6 ai 2,8 milioni (-3%/-4% su base annua), al secondo HP (11,1-11,7 milioni di pc consegnati e una flessione del 12-13%), e al terzo Dell, unica azienda a registrare una crescita: +1-2%, con volumi di 10 milioni di unità.

Sotto il podio i dati degli analisti divergono

Fuori dal terzetto di testa, riporta Ansa, gli analisti offrono dati più divergenti.

Secondo Gartner, Apple è quarta con 3,5 milioni di Mac consegnati, e un calo del 6,2%, seguita da Acer, a 2,9 milioni di unità (-12,7%). Per i ricercatori di Canalys Apple si è invece fermata a 3,2 milioni di unità e la contrazione, rispetto al primo trimestre del 2019, è del 21%. Acer, secondo Canalys, è vicina a 3,1 milioni (-12,6%), e secondo Idc, con 3,3 milioni (-9,9%) Acer scavalca Apple a 3,1 milioni (-20,7%).

Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni

In ogni caso, tutti sono concordi nel rilevare il declino del mercato pc per i problemi di approvvigionamento derivati dalla pandemia. Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni di febbraio, e anche la ripresa della produzione a marzo è stata lenta. In questo scenario il mercato EMEA ha chiuso il primo trimestre 2020 in negativo, ma con una flessione solo a singola cifra percentuale. Segno meno anche per i mercati Asia/Pacifico, Giappone, America Latina, Stati Uniti. Una crescita c’è stata solo in Canada, riferisce impresacity.it.

Il problema non è legato alla domanda

Se la domanda di aziende, professionisti e studenti non è mancata, specie di notebook, è mancata l’offerta. Idc stima che nel primo trimestre 2020 la richiesta di computer sia salita, poiché molti si sono trovati a lavorare da casa con pc non adeguati e hanno cercato di sostituirli. Se poi la tendenza allo smart working durerà serviranno piattaforme infrastrutturali e prodotti per i singoli utenti. E chi è abituato ad avere un pc a casa, ma normalmente di backup a quello principale d’ufficio, potrebbe sentire il bisogno di mantenerlo più aggiornato. Se invece il picco di domanda di queste settimane è solo un picco, la situazione cambia. La domanda calerà fisiologicamente, e ne avranno approfittato le poche aziende, vendor e retailer, che avevano chiuso il 2019 con alti livelli di inventario.

Un vademecum per fare business senza violare la privacy

Arriva il Vademecum della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi per le società e gli studi professionali che trattano i dati personali nel contesto della propria organizzazione. Si tratta di uno strumento di pronta consultazione che descrive gli aspetti più importanti del Gdpr, il Regolamento Europeo posto a tutela dei dati personali, con esempi concreti a corredo degli aspetti teorici. Il Vademecum, realizzato con lo Studio Legale Lisi, costituisce il percorso finale di una serie di seminari sviluppati dalla Camera di commercio sintetizzandone i contenuti. “Si tratta, infatti, di una guida operativa che illustra i tratti salienti della disciplina – spiega Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi – e fornisce spunti pratici per agevolarne il rispetto, contribuendo così a una effettiva e non troppo onerosa tutela dei dati personali a vantaggio dei consumatori”.

I punti principali del documento

Il Vademecum sul trattamento dei dati personali alla luce del Gdpr si suddivide in 11 sezioni di facile consultazione, ognuna dedicata ai diversi aspetti toccati dalla disciplina. Più in dettaglio, gli argomenti trattati vanno dai principi e le basi giuridiche del trattamento, i soggetti e i diritti degli interessati (I), il marketing e la profilazione (II), l’analisi del sito web aziendale (III), il registro delle attività di trattamento (IV), l’accountability privacy by design e by default (V), e le informative privacy (VI). Seguono, il Dpo: ruolo, compiti e funzioni, (VII), il data breach (VIII), gli amministratori di sistema (IX), il controllo dei lavoratori e la videosorveglianza, e ulteriori approfondimenti in materia di protezione dei dati personali (XI).

Come distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono

Non sempre è agevole distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono. In effetti, occorre considerare che le attività personali di trattamento di dati di terzi interessati, che comunque presentino aspetti professionali o commerciali, possono comportare la piena applicazione del Regolamento europeo. Non rientra quindi nel Regolamento la gestione della propria corrispondenza privata, la tenuta di un diario o di un blog dove siano presenti dati personali relativi alla partecipazione a eventi con colleghi, o a incontri con partner professionali. Questi sono certamente estranei all’applicazione della regolamentazione europea sulla privacy, anche qualora tali trattamenti siano svolti mediante l’uso di social network, o comunque online. A patto, tuttavia, che il trattamento di tali dati avvenga per finalità strettamente personali.

Cos’è il Gdpr

Il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio (General Data Protection Regulation, Gdpr), stabilisce le norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, senza pregiudicare la libera circolazione dei dati e delle informazioni, anche personali. Un aspetto cruciale per lo sviluppo dell’economia digitale nell’ambito del mercato interno dell’Unione europea. Il Gdpr si applica non solo a tutti i titolari e responsabili del trattamento con sede in un Paese membro dell’Unione, ma anche a tutti i soggetti, le organizzazioni e i servizi che trattano dati di interessati stabiliti nell’Unione europea.

Contenti della propria vita? Tra gli italiani aumenta la soddisfazione

Un sette abbondante: è il voto che gli italiani danno alla propria vita. Un trend in miglioramento rispetto al passato. Il livello di soddisfazione in merito alla propria esistenza, quindi, registra valori in crescita nel 2019, confermando un andamento positivo iniziato nel 2016. In media gli italiani danno un voto pari al 7,1. Un altro dato interessante è che i nostri connazionali nel 56,5% dei casi si dichiarano soddisfatti della propria situazione economica: si tratta del valore più alto registrato dal 2006. A scattare la fotografia del “livello di soddisfazione” è l’Istat, che evidenzia poi come siano più “contenti” gli under 25 rispetto ai più grandi: tra i giovani quelli che si dichiarano molto o abbastanza contenti passano dal 48,3% al 51,3%.

Contenti ma non tanto fiduciosi verso il prossimo

E’ interessante valutare anche le risposte date alla domanda “Che fine fa un portafoglio smarrito finito nella mani di un perfetto sconosciuto?”. Tra i nostri connazionali, soltanto il 15% degli italiani crede possa tornare indietro. I livelli di fiducia negli altri aumentano però se a ritrovarlo è un esponente delle forze dell’ordine (84%) o un vicino di casa (73,3%).

Un’Italia divisa a metà

Anche in questo caso, però, il livello di soddisfazione è molto diverso fra chi abita al Nord o al Sud dello Stivale: i primi si dichiarano infatti più contenti e fiduciosi rispetto ai colleghi del Mezzogiorno. Commenta questo dato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che dichiara: “Anche sul fronte delle condizioni di vita e della fiducia il paese è letteralmente spezzato in due, con una forbice molto altra tra Nord e Sud Italia. Il Nord presenta infatti la quota più alta di coloro che dichiarano un voto compreso tra 8 e 10 rispetto alla soddisfazione per la vita (46,7%), percentuale che nel Mezzogiorno si ferma al 39,2%”. Abissali le differenze a livello regionale: mentre in Trentino Alto Adige la quota di persone che da un voto da 8 a 10 alla propria soddisfazione raggiunge il 62,2% del totale, in Campania la percentuale si dimezza ed è ferma al 31,6% – aggiunge il Codacons. “Numeri che dimostrano ancora una volta come nel Mezzogiorno le condizioni di vita dei residenti siano indietro rispetto al resto del paese, e come non sia stato affatto abbastanza per colmare questo gap”.

Le donne e il tempo libero

Infine, l’Istituto segnala che fra le donne e il tempo libero il rapporto non è sempre perfetto, specie per quelle che non lavorano. Le motivazioni di questa situazione le spiega la stessa Istat: “sono nel carico di lavoro familiare e di cura particolarmente pesante e tale da comprimere la quantità di tempo libero”. Però, conclude l’Istituto, “se occupate, la soddisfazione per questo aspetto è paragonabile a quella degli uomini (64,4% contro 64,9%)”.

 

Gli italiani e l’e-commerce, un rapporto che non conosce crisi

Il fatturato generato dall’e-commerce B2C in Italia nel 2019 sarà di 35,65 miliardi di euro, +2,01% rispetto al 2018. Al primo posto negli acquisti online degli italiani i prodotti per la cura della casa e degli animali domestici, ma in forte crescita l’elettronica di consumo. Un segmento, questo, che raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023. A monitorare lo scenario dell’e-commerce B2C, i comportamenti dei consumatori e le tendenze future ci ha pensato SAP SE, che ha commissionato a Ecommerce Foundation, l’organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale, un’analisi dal titolo Ecommerce Report: Italy 2019, lo studio che indaga il rapporto degli italiani con l’e-commerce.

Nel 2019 il 37% della popolazione online ha effettuato almeno un acquisto via Internet

Sulla base dei dati emersi dall’analisi, si prevede che entro la fine del 2019 circa il 37% della popolazione online abbia effettuato almeno un acquisto via Internet. E i segnali per il futuro sono positivi. Si stima infatti che nel quinquennio 2018 – 2023 le revenue del commercio elettronico aumenteranno in ogni settore, elettronica, cibo e cura della persona, mobili ed elettrodomestici, giocattoli, oggettistica, e fai da te. Ma soprattutto moda, che passerà dai 4,48 miliardi di euro di fatturato del 2018 ai 6,71 miliardi del 2023.

La cura della casa è una priorità per gli e-shopper

Nel 2019 il segmento che registrerà la maggiore crescita sarà quello relativo agli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (9,45 milioni), seguito da giocattoli e prodotti per la prima infanzia (9,43 milioni). La cura della casa resta quindi una priorità, e nel 2019 si prevede che saranno stati 9,6 milioni gli utenti ad avere acquistato un elettrodomestico online, mentre 4,87 milioni avranno comprato mobili e accessori per la casa. Anche il comparto dell’elettronica di consumo, così come i supporti per fruire di contenuti digitali (libri, film, musica e videogiochi) sta registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi.

Amazon e PayPal dominano le compere online

Nel 2017 PayPal ha rappresentato il metodo di pagamento preferito in Italia sia per il pagamento di beni digitali e servizi (32,2%) sia per l’acquisto di beni tangibili (oltre il 40%). Per quanto riguarda lo shopping online transfrontaliero, nel 2018 il Regno Unito vantava la quota più alta (19%), mentre la Cina si piazzava al secondo posto (18%) e la Germania al terzo (16%). Sempre lo scorso anno, Amazon ha dominato la chart delle piattaforme più utilizzate dagli italiani, con revenue pari a 2.325 milioni di euro, seguita da Zalando, con 448 milioni di euro.