Gli italiani e l’e-commerce, un rapporto che non conosce crisi

Il fatturato generato dall’e-commerce B2C in Italia nel 2019 sarà di 35,65 miliardi di euro, +2,01% rispetto al 2018. Al primo posto negli acquisti online degli italiani i prodotti per la cura della casa e degli animali domestici, ma in forte crescita l’elettronica di consumo. Un segmento, questo, che raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023. A monitorare lo scenario dell’e-commerce B2C, i comportamenti dei consumatori e le tendenze future ci ha pensato SAP SE, che ha commissionato a Ecommerce Foundation, l’organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale, un’analisi dal titolo Ecommerce Report: Italy 2019, lo studio che indaga il rapporto degli italiani con l’e-commerce.

Nel 2019 il 37% della popolazione online ha effettuato almeno un acquisto via Internet

Sulla base dei dati emersi dall’analisi, si prevede che entro la fine del 2019 circa il 37% della popolazione online abbia effettuato almeno un acquisto via Internet. E i segnali per il futuro sono positivi. Si stima infatti che nel quinquennio 2018 – 2023 le revenue del commercio elettronico aumenteranno in ogni settore, elettronica, cibo e cura della persona, mobili ed elettrodomestici, giocattoli, oggettistica, e fai da te. Ma soprattutto moda, che passerà dai 4,48 miliardi di euro di fatturato del 2018 ai 6,71 miliardi del 2023.

La cura della casa è una priorità per gli e-shopper

Nel 2019 il segmento che registrerà la maggiore crescita sarà quello relativo agli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (9,45 milioni), seguito da giocattoli e prodotti per la prima infanzia (9,43 milioni). La cura della casa resta quindi una priorità, e nel 2019 si prevede che saranno stati 9,6 milioni gli utenti ad avere acquistato un elettrodomestico online, mentre 4,87 milioni avranno comprato mobili e accessori per la casa. Anche il comparto dell’elettronica di consumo, così come i supporti per fruire di contenuti digitali (libri, film, musica e videogiochi) sta registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi.

Amazon e PayPal dominano le compere online

Nel 2017 PayPal ha rappresentato il metodo di pagamento preferito in Italia sia per il pagamento di beni digitali e servizi (32,2%) sia per l’acquisto di beni tangibili (oltre il 40%). Per quanto riguarda lo shopping online transfrontaliero, nel 2018 il Regno Unito vantava la quota più alta (19%), mentre la Cina si piazzava al secondo posto (18%) e la Germania al terzo (16%). Sempre lo scorso anno, Amazon ha dominato la chart delle piattaforme più utilizzate dagli italiani, con revenue pari a 2.325 milioni di euro, seguita da Zalando, con 448 milioni di euro.

La moda nel 2019 cambia, e diventa più sostenibile e inclusiva

Quali sono state le tendenze della moda durante il 2019? Soprattutto sostenibilità e inclusività. Più che tendenze veri e propri movimenti, che hanno influenzato orientamenti e acquisti da parte dei consumatori anche per quanto riguarda il fashion. Il report Lyst Year in Fashion 2019, realizzato analizzando le query, le pagine visualizzate e le vendite di 6 milioni di articoli di moda di oltre 12.000 store online, indica quali sono state le tendenze moda più importanti del 2019. Il report inoltre ha considerato anche le menzioni sui social, e la risonanza mediatica a livello mondiale generate dai trend e dai brand più acclamati del 2019.

Crescono le ricerche sui materiali sostenibili, econyl, cotone organico, repreve e tencel

Le ricerche sui portali riguardo gli argomenti inerenti alla sostenibilità sono aumentate del 75% su base annua, con una media di 27.000 ricerche al mese. Sempre su base annua sono cresciute anche quelle relative ai materiali sostenibili, che hanno segnato in particolare un +102% per l’econyl, +52% per il cotone organico, +130% per il repreve e del 42% per il tencel. E le categorie di prodotto più desiderate sono state i jeans e le sneaker sostenibili. Durante quest’anno, poi, numerosi brand hanno lanciato diverse iniziative legate alla sostenibilità, e oltre ad avere posto maggior attenzione ai materiali utilizzati nelle loro collezioni si sono impegnati in progetti di donazione e hanno aumentato gli investimenti nel re-commerce.

Una moda che rispecchia bisogni e gusti di diverse comunità

Se il 2019 si è caratterizzato da numerosi richiami verbali contro la mancanza di inclusione e rappresentanza della diversità all’interno delle aziende, gli amanti dello shopping hanno cercato una moda che rispecchi maggiormente i bisogni e i gusti di diverse comunità. Le ricerche dei consumatori si sono quindi orientate verso articoli fashion versatili e semplici, in crescita rispettivamente dell’80% e del 90%. Al contempo, si è assistito anche a un incremento del 52% nelle ricerche di termini riferiti a una moda “neutrale” e “unisex”.

I brand scendono in campo a favore della diversità

Cosa hanno cercato i consumatori? I consumatori “consapevoli” sono andati perciò alla ricerca di stilisti e rivenditori che fossero in linea con i loro valori. Di riflesso, riferisce una notizia Ansa, alcuni dei brand fashion più potenti al mondo hanno lanciato alcune campagne a favore della diversità, e diversi progetti per promuovere l’inclusione, alcuni assumendo anche figure manageriali specifiche per questo settore.

Italiani e risparmio, tra crisi e ottimismo

L’Italia vive la contraddizione di un Paese non ancora del tutto uscito dalla crisi precedente, e che all’orizzonte vede nubi poco rassicuranti, sia sul piano economico sia su quello della sostenibilità del modello di sviluppo. Una sensazione bilanciata però dalla constatazione che, a livello individuale, negli ultimi 4-5 anni le cose vadano meglio. Almeno, per quanto riguarda la vita quotidiana, gestita dai più con maggiore tranquillità. Nell’indagine Acr-Ipsos, svolta in occasione della 95ª Giornata Mondiale del Risparmio, emerge quindi una sensazione diffusa sul fatto che la crisi sia ancora lunga da superare. Allo stesso tempo, le famiglie risparmiatrici sono in aumento, nonostante la maggior parte di loro preferisca la “liquidità”.

Per il 59% degli italiani il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale

Per il 59% dei cittadini il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale, e si riduce la fiducia nell’economia europea e mondiale. Solo per l’8% gli eventi rientrano nella “normalità”, e non c’è da preoccuparsi più di tanto. Questi dati della ricerca si accompagnano alla sensazione che la crisi sia ancora lunga da superare, e aumenta il pessimismo sul futuro del Paese. Il 39% è pessimista circa i prossimi 3 anni, e quasi 1 famiglia su 5 è colpita dalla crisi in almeno uno dei componenti il nucleo familiare (18%). Di contro, il 59% è soddisfatto della propria situazione economica, e un 24% ritiene che la propria situazione migliorerà nel corso del 2020.

Più risparmiatori e investimenti a impatto positivo su ambiente e società

In ogni caso, il risparmio continua a essere desiderato, e lo si vive senza troppe rinunce (55%, +7% rispetto al 2018), segno di un ritorno alla “normalità” economica delle famiglie, che seppur con lentezza continua a farsi strada. Da un lato infatti aumentano le famiglie che riescono a risparmiare (42%), dall’altra si riducono le famiglie in saldo negativo (16%, -6% rispetto al 2018), coloro che devono ricorrere a prestiti o al risparmio accumulato. I consumi, inoltre, continuano il progressivo recupero, soprattutto i semi-durevoli. Si affaccia poi la volontà di investire in attività con impatto positivo su ambiente e società, preservando però come criterio principale l’attenzione al rischio. Esiste poi anche la consapevolezza che attraverso le proprie scelte si possa condizionare il comportamento delle aziende (53%).

Il 35% preferisce non investire, tenersi i soldi o spenderli

Altro dato interessante, non perde vigore la predilezione degli italiani per la liquidità (63%). Il risparmio viene tesaurizzato ancora in gran parte in liquidità, sia per una ridotta facilità di trovare un investimento ideale sia per la diffidenza verso norme e istituzioni (60% ritiene non sia adeguatamente tutelato).

In una situazione in cui il risparmio gioca un crescente ruolo di auto-assicurazione questa ridotta fiducia non può che confermare la predilezione per la liquidità. Anche perché si fatica a trovare l’investimento ideale. A tal punto che per il 35% l’ideale è proprio non investire, tenersi i soldi o spenderli.

 

I dazi esteri danneggiano otto imprese su dieci del settore food

I dazi esteri sono un danno per otto imprese italiane su dieci nel settore food. Sette imprese su dieci restano comunque ottimiste sul futuro dell’export nel settore, e guardano all’Europa come mercato trainante. Gli alimentari, con un export verso gli Stati Uniti oltre un miliardo in sei mesi, pesano il 5% sull’export nazionale, e crescono quasi del 13%. Secondo un’indagine realizzata il 3 e 4 ottobre da Promos Italia, la struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, fra Italia e Usa in sei mesi l’export è arrivato a 22 miliardi, ed è cresciuto dell’8% in un anno.

“Per il Made in Italy si tratta di un forte contraccolpo”

“Condivido e comprendo la preoccupazione delle imprese – commenta Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – nonostante i dazi non colpiscano tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy si tratta comunque di un forte contraccolpo per l’export di settore verso gli Stati Uniti, che da anni, tra l’altro, già sconta il gravoso, e irrisolto, problema dell’italian sounding. È necessario – continua Da Pozzo – avviare al più presto una trattativa a livello comunitario sia per tutelare le imprese del settore sia perché il rischio che Italia e Europa vadano incontro a una fase di recessione, dovuta a un ulteriore rallentamento dei mercati internazionali, è concreto”.

Un export da 22 miliardi in sei mesi

L’Italia nei primi sei mesi del 2019 ha esportato negli USA prodotti per 22 miliardi, pari a oltre un miliardo e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2018. L’aumento è del +7,7%. Prime in classifica Milano, che supera i 2 miliardi e mezzo di euro (+12,4%), Latina, in forte crescita, con 1,6 miliardi (dai 115 milioni del 2018), e Torino, con 1,1 miliardi (+14,5%). Superano gli 800 milioni anche Bologna, Modena, e Firenze. Seguono Vicenza (+4,2%) e Bergamo (+20,9%). Tra le prime 20 anche le lombarde Brescia, con 553 milioni, Monza Brianza, con 324 milioni, e Varese, con 295 milioni (+16,5%).

I prodotti alimentari esportati negli Usa crescono del 12,9%

Ma quali sono i prodotti italiani più esportati negli Usa? Principalmente macchinari, prodotti farmaceutici, e autoveicoli. In particolare, i macchinari superano i 4 miliardi (+13,8%), i prodotti farmaceutici 3 miliardi (+95,8%), e gli autoveicoli 2 miliardi.

Seguono gli altri mezzi di trasporto, i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+14,2%), i prodotti alimentari (+12,9%), e le bevande (+9,3%).

 

Devoto-Oli: 400 neologismi in più, e tante novità per l’edizione 2020

Arriva in libreria l’edizione 2020 del Nuovo Devoto-Oli, il celebre vocabolario della lingua italiana pubblicato dalla casa editrice Le Monnier. E sono circa 400 le nuove parole che debuttano nell’ultima edizione, di cui la maggioranza è tratta dal lessico dell’attualità, come  terrapiattismo, della politica (fascistometro), e dell’economia e della finanza (manovra correttiva). Ma anche dalla cultura e i mass media (foodmania), giornali e televisione (detox,) gerghi e modi di dire (blastare), e ultime mode e tendenze (trap e trapper).

Non mancano i lemmi relativi ai temi ambientali, da plastisfera a plogging, da carbon free a guerrilla gardening, al lessico ecologico più in voga (climate change o ecotassa) o le parole “verdi”, ovvero quelle che hanno acquisito un nuovo significato proprio grazie ai problemi legati al clima, come sostenibile o economia circolare.

Nuove parole e definizioni riformulate

Nel vocabolario la riscrittura delle voci è costante, ed è effettuata “in maniera semplice, moderna e universalmente comprensibile – spiega una nota – per guidare il lettore all’uso corretto di una lingua complessa e in perenne trasformazione”.

Da ecoscettico a binge watching, cyberattivista, disinformatore, catfishing, sviluppismo, pay gap, o da antibufale ad antivaccinista, revenge porn, terrapiattista… sono solo alcuni esempi dei neologismi accolti dal Nuovo Devoto-Oli.

Un aggiornamento attento quindi anche alle parole di uso comune, che proprio per questo più risentono dei cambiamenti sociali e culturali. Tanto che le definizioni di sostantivi quali coppia, costituzione, cooperazione, o aggettivi quali autorevole, bisognoso e illusorio, sono state integralmente riformulate.

Il dizionario diventa digitale…

In base ai nuovi criteri internazionali in vigore dal 20 maggio di quest’anno, poi, si sono state aggiornate anche le unità di misura, con la modifica di tutte le relative definizioni: da metro a chilogrammo, da secondo ad ampere, da carica a frequenza.

Inoltre, con 75.000 voci, 250.000 definizioni, 45.000 locuzioni e le 3 nuove rubriche di pronto soccorso linguistico, il Nuovo Devoto-Oli 2020 nella sua versione cartacea è integrato alla versione digitale, disponibile come sito web e applicazione per tablet e smartphone Ios e Android. Con 35.000 lemmi e 50.000 definizioni in più il Devoto-Oli digitale offre funzionalità e strumenti pensati per avere il vocabolario sempre a portata di mano, compreso l’audio di tutte le voci per una pronuncia corretta, e la possibilità di condivisione del lemma, tramite e-mail o post sui principali social network.

…e più green

Concepito da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli nel 1967 il Nuovo Devoto-Oli nell’edizione 2020 diventa più verde, non solo a parole o nel colore della copertina. Ma tramite un impegno concreto per un mondo più sostenibile, che si sviluppa in tre direzioni: l’utilizzo di carta certificata, che garantisce la sostenibilità della gestione dei boschi, un accordo con Treedom che darà vita in Sicilia a una foresta di 200 alberi di melograno, e un concorso per le scuole volto a sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto dell’ambiente. In palio, alberi da piantare nei giardini delle classi vincitrici.

 

 

Il funzionamento di una camera termografica

La localizzazione delle perdite d’acqua mediante termografia è una delle applicazioni più pratiche, utili e redditizie che questa tecnologia ci offra. In questo articolo ne parleremo in dettaglio fornendo anche una breve spiegazione sugli effetti dell’evaporazione sulle superfici.

Ogni oggetto sulla terra emette radiazioni. Una termocamera è in grado di rilevare queste radiazioni e le esprime in temperature apparenti delle loro superfici. In un’immagine termografica otteniamo delle temperature apparenti e possiamo confrontare le zone più o meno calde presenti nell’immagine. Se si regolano tutti i valori necessari, l’emissività, la temperatura riflessa, la distanza e l’umidità relativa otterremo delle temperature molto attendibili.

Rilevamento di perdite con la termografia

Le perdite in un edificio possono essere di origini molto diverse. Se la perdita proviene da un circuito di acqua calda o riscaldamento, dovremo avviare il sistema e osservare le differenze di temperatura nei pavimenti e nelle pareti. In questo caso localizzeremo le perdite in qualità di zone calde nell’immagine termografica, poiché al momento dell’ispezione genereremo calore nel circuito.

Se la perdita ha la sua origine in una condotta di approvvigionamento o di servizi igienico-sanitari, dovremmo solo ispezionare l’area con la termocamera cercando i modelli termici che indicano l’esistenza di un’anomalia. Utilizzando diverse tavolozze di colori e altri strumenti di misurazione, è possibile restringere il problema e poter così riparare solo l’area interessata.

Si tratta dunque di uno strumento che consente di individuare in maniera assolutamente precisa il luogo in cui vi è una perdita nell’impianto, il che consente di risparmiare tantissimo tempo in fase di analisi ma soprattutto di evitare di andare a creare ulteriori danni che potrebbero interessare anche l’appartamento sottostante, ad esempio, e richiedere interventi risolutivi sicuramente più invasivi o comunque in grado di creare disagio ai componenti del nucleo familiare o lavoratori di quel particolare ufficio.

Dopo due mesi di calo la produzione industriale torna a salire, +0,9%

Nel mese di maggio 2019 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,9% rispetto ad aprile. Dopo due mesi in calo la produzione industriale a maggio di quest’anno torna quindi a crescere in termini congiunturali, riportandosi sui livelli destagionalizzati di marzo.

La crescita mensile di maggio è estesa a tutti i settori, con l’esclusione dell’energia, ed è più accentuata per i beni strumentali. In termini tendenziali, invece, al netto degli effetti di calendario, sia l’indice generale sia quelli settoriali mostrano flessioni, con l’unica eccezione dei beni di consumo. Che registra una crescita moderata.

L’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%

Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2019 l’indice complessivo però è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%, poiché i giorni lavorativi sono stati 22, come a maggio dell’anno passato.

“A fronte della variabilità riscontrata nell’evoluzione congiunturale mensile da inizio anno – commenta l’Istat in una nota – il trimestre mobile rileva una lieve flessione congiunturale. La dinamica tendenziale corretta per i giorni lavorativi è in flessione per il terzo mese consecutivo. E nella media del trimestre marzo-maggio, il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale per i beni strumentali

L’indice destagionalizzato mensile mostra invece un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%), e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%). Sempre a maggio 2019 gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano una moderata crescita tendenziale esclusivamente per i beni di consumo (+0,7%), al contrario, diminuzioni contraddistinguono i beni intermedi (-1,7%), e in misura più contenuta, i beni strumentali (-0,8%), e l’energia (-0,5%).

Variazioni tendenziali positive per alimentare, flessioni più ampie per tessile e abbigliamento

I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e di apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%).

Le flessioni più ampie, riporta una notizia Askanews, si registrano invece nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, che segnano una diminuzione del -4,9%, nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%), e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, e di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

Bankitalia rivede la stima sulla crescita, e la dimezza

Per la Banca d’Italia quest’anno il Pil si fermerà a +0,3%, contro il +0,6% stimato nel mese di gennaio. Le stime di crescita dell’Italia per quest’anno vengono quindi dimezzate. Le nuove proiezioni macro diffuse da Palazzo Koch nel quadro dell’esercizio coordinato con l’Eurosistema, di fatto prevedono un rallentamento del prodotto interno lordo anche per il 2020 e 2021, rispettivamente, a +0,7% dal precedente +0,9%, e a +0,9 rispetto al precedente 1%. Secondo Bankitalia l’economia italiana potrebbe tornare a crescere a ritmi moderati nella seconda parte dell’anno in corso. Ma a pesare sul ribasso delle previsioni, è la maggior debolezza della domanda estera osservata negli ultimi mesi, e il protrarsi di condizioni di elevata incertezza rilevate nei sondaggi presso le imprese.

Rischi elevati per le perduranti tensioni sulle politiche commerciali internazionali

Inoltre, l’Istituto mette in guardia contro rischi elevati per le “perduranti tensioni sulle politiche commerciali internazionali, che potrebbero accentuare la debolezza dell’economia globale e ripercuotersi sulle esportazioni e sulla propensione all’investimento”.

Sul piano interno, l’andamento dei mercati finanziari potrebbe poi risentire di un aumento dell’incertezza sulle prospettive della politica di bilancio. E comportare per le imprese condizioni di finanziamento meno favorevoli.

Consumi delle famiglie ed esportazioni sostengono il Pil

Alla crescita del Pil contribuirebbero prevalentemente i consumi delle famiglie, che beneficerebbero delle misure di politica di bilancio a sostegno del reddito disponibile, e le esportazioni, che crescerebbero in linea con la domanda estera. Debole invece la dinamica degli investimenti privati, “frenata dall’incertezza sulle prospettive della domanda e da un graduale aumento dei costi di finanziamento”.

In particolare, rileva la Banca d’Italia, l’accumulazione di capitale produttivo si contrarrebbe nel biennio 2019-20 e sarebbe pressoché stagnante nel 2021, riporta Adnkronos. L’occupazione invece si espanderebbe in misura contenuta, soprattutto nei primi due anni, riflettendo maggiori fuoriuscite dal mercato del lavoro per effetto dell’introduzione di nuove forme di pensionamento anticipato, solo in parte rimpiazzate da nuove assunzioni.

Rallenta anche l’inflazione

A rallentare però è anche l’inflazione. I prezzi al consumo aumenterebbero dello 0,8% nella media di quest’anno, dell’1,0% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. La componente di fondo dell’inflazione, ancora debole nell’anno in corso, accelererebbe progressivamente nel prossimo biennio, sospinta da un graduale rafforzamento della dinamica retributiva.

Rispetto alle precedenti proiezioni pubblicate a gennaio, l’inflazione è stata rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali quest’anno, 0,3 il prossimo e 0,1 nel 2021, riflettendo una più prolungata debolezza della componente di fondo e condizioni di domanda meno favorevoli.

Per gli italiani la sostenibilità migliora la qualità della vita

Il 96% degli italiani è convinto che un mondo più sostenibile sia sinonimo di migliore qualità della vita. Ma come ottenerla? Soprattutto costruendo città smart e sviluppando una mobilità intelligente: per il 62% degli italiani una migliore qualità della vita si traduce nel vivere in città meno inquinate, per il 51%, nel contribuire al risparmio di risorse come energia e acqua, e per il 42% in migliori servizi di trasporto pubblico. Inoltre, se più della metà dei cittadini (55%) ritiene che ognuno possa impegnarsi per un mondo migliore, senza l’intervento delle istituzioni e senza un’informazione adeguata si fa poca strada.

Un ruolo importante lo ricopre la mobilità sostenibile

Si tratta dei risultati della ricerca Sostenibilità, smart city e smart mobility, condotta su un campione di 1.500 italiani, e realizzata dal Corporate Vehicle Observatory di Arval Italia, la piattaforma di ricerca dell’azienda del noleggio a lungo termine, in collaborazione con Doxa. Un ruolo importante per migliorare la qualità della vita lo ricopre quindi la mobilità, smart e sostenibile. L’81% degli intervistati dichiara infatti di muoversi a piedi o in bicicletta per percorsi brevi, il 59% si informa su come guidare in modo sempre più sicuro, e il 57% su come farlo in modo più pulito. E ancora, il 41% degli intervistati usa più mezzi quando si sposta, combinando ad esempio auto e bici o auto e mezzi pubblici.

Maggior chiarezza su come scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto

Il 91% degli intervistati chiede poi maggiore chiarezza sui vantaggi e gli svantaggi dei diversi tipi di veicoli, e quali le situazioni in cui è meglio scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto (93%). E sul fronte sicurezza, c’è chi è disposto a rinunciare in parte alla privacy, ad esempio accettando di trasmettere i dati raccolti dalla propria auto a polizia (33%), al proprio comune di residenza (32%), o alle società produttrici di dispositivi di tracciamento dati (28%). In cambio, appunto, di ottenere una maggior sicurezza quando si è alla guida (38%), riferisce Adnkronos.

Tra 5 anni il mondo sarà migliore? Dipende dalle istituzioni

Se il bisogno di vivere in un mondo sostenibile è condiviso all’unanimità (per l’81% è importante per ogni persona, per il 18% per i propri figli e nipoti), meno condivisa è la fiducia nel futuro: solo il 50% pensa che tra 5 anni il mondo sarà davvero migliore. Tra gli elementi di ottimismo, l’attenzione al bene dei propri figli (56%) che potrà spingere a comportamenti più virtuosi, e l’informazione (54%), ritenuta utile per far comprendere i benefici che derivano da un mondo sostenibile. Gli interessi economici (68%) e l’egoismo delle persone (55%) frenano invece la fiducia in un futuro più sostenibile. Il 55% inoltre attribuisce al singolo cittadino il ruolo di principale promotore di un mondo sostenibile, ma la quasi totalità (94%) chiede alle istituzioni formazione nelle scuole e più informazione.

 

Mortadella Bologna Igp, all’estero vendite +8,6% nel 2018

Un prodotto tipico da sempre sulla tavola degli italiani, ma apprezzato anche a livello internazionale. Dei 33 milioni di chilogrammi venduti nel 2018 l’84% è stato consumato in Italia, e il 16% all’estero, per un valore totale di 320 milioni di euro. La Mortadella Bologna a marchio IGP vola perciò anche all’estero, e nel 2018 segna un aumento delle vendite rispetto al 2017, cresciute dell’8,6% rispetto al 2017. Un aumento dovuto non solo alla propensione sempre maggiore dei consumatori esteri verso i cibi italiani genuini, ma anche alle attività che il Consorzio Mortadella Bologna sta portando avanti sia in Europa, in particolare in Paesi come Germania e Belgio, sia nei mercati extra UE in forte espansione, come Giappone e Hong Kong.

Francia e Germania i principali Paesi consumatori europei

I principali Paesi consumatori, per quanto riguarda l’Unione Europea, si confermano Francia e Germania. In quest’ultimo Paese nel 2018 il consumo è aumentato del 33% rispetto all’anno precedente, ma si confermano grandi consumatori di Mortadella Bologna anche la Spagna e la Gran Bretagna.

Per quanto riguarda invece l’export extra UE, per ora rappresenta ancora il 6% del totale, anche se i margini di crescita tendono a essere ampi. Fra i Paesi extra UE la Mortadella Bologna IGP viene acquistata principalmente in Svizzera (39%) e nell’est asiatico, in particolare, in Giappone (13%).

Uno dei simboli gastronomici del Made in Italy

Il 2018 è stato un anno importante per la Mortadella Bologna IGP, che si impone sempre di più non solo sul mercato italiano, ma anche su quello estero, grazie al grande lavoro che il Consorzio sta svolgendo in alcuni Paesi del mondo. Paesi che stanno dimostrando buona ricettività verso la Mortadella Bologna IGP, uno dei simboli gastronomici del Made in Italy nel mondo. “Il nostro obiettivo – spiega il presidente del Consorzio Mortadella Bologna Corradino Marconi – è quello di continuare a lavorare con costanza per riuscire a ottenere anche quest’anno ottimi risultati, ed avere sempre qualcosa per cui valga la pena festeggiare”.

Dal Consorzio Mortadella Bologna arriva il Disciplinare di produzione

Quello del 2018 è un successo, riporta Askanews, che arriva in un momento importante per il Consorzio Mortadella Bologna. L’anno scorso il Cosorzio ha infatti festeggiato il suo diciottesimo compleanno. E il regalo per questo traguardo non poteva che essere un altro passo verso la qualità. Arriva infatti un Disciplinare di produzione, che per la produzione della Mortadella Bologna prevede l’eliminazione del glutammato, e l’utilizzo di soli aromi naturali.