Google introduce la verifica dei siti aziendali

Google sta testando una nuova funzionalità per migliorare l’affidabilità dei risultati di ricerca, inserendo un sistema di verifica per i siti web aziendali. Alcuni utenti hanno recentemente notato la comparsa di un segno di spunta blu accanto ai link di aziende come Meta, Apple, Microsoft e Amazon, indicativo che si tratta di siti autentici.

Questa misura è stata introdotta per combattere la proliferazione di siti fraudolenti che imitano brand famosi a fini ingannevoli. Secondo quanto dichiarato da Molly Shaheen, portavoce di Google, “Sperimentiamo regolarmente nuove funzionalità per aiutare gli utenti a identificare aziende online affidabili”. Attualmente, questa funzionalità è ancora in fase sperimentale e coinvolge solo un numero limitato di utenti e aziende.

L’estensione del sistema BIMI

La nuova funzionalità sembra essere una naturale estensione del sistema Brand Indicators for Message Identification (BIMI), già attivo nell’app Gmail. BIMI permette di visualizzare segni di spunta accanto ai mittenti verificati, aiutando gli utenti a distinguere le comunicazioni autentiche da quelle potenzialmente fraudolente. Ora, Google sta provando ad applicare un concetto simile ai risultati di ricerca.

Passando il mouse sopra il segno di spunta, gli utenti vedono un messaggio che spiega: “I segnali di Google suggeriscono che questa azienda è ciò che dichiara di essere”. Questo sistema di verifica si basa su diversi fattori, tra cui la verifica del sito web, i dati provenienti dal Merchant Center e revisioni manuali effettuate dal team di Google.

Lotta alle frodi online

Se questo esperimento si dimostrerà efficace, i segni di spunta blu potrebbero diventare uno strumento importante nella lotta contro il phishing e le frodi online. Attraverso questo sistema, Google punta a fornire agli utenti un’indicazione chiara su quali siti siano realmente associati a un’azienda riconosciuta, riducendo il rischio di imbattersi in imitazioni dannose.

La verifica dei siti web potrebbe inoltre spingere le aziende a migliorare la propria presenza online, adottando misure di sicurezza più avanzate per proteggere i dati degli utenti e rafforzare la fiducia nel loro marchio.

Prospettive future

Per il momento, Google non ha annunciato ufficialmente se e quando questa funzionalità verrà resa disponibile su scala globale. Tuttavia, se l’esperimento avrà successo, il segno di spunta blu potrebbe diventare un elemento chiave per distinguere i siti web sicuri e autentici, rappresentando un significativo passo avanti nella sicurezza online.

Italia, mobilità e bus elettrici: sì, no e dove?

Il parco circolante italiano di autobus ha un grande bisogno di rinnovamento e apertura alle nuove motorizzazioni. Secondo gli ultimi dati Acea disponibili, infatti, l’età media degli autobus in circolazione in Italia è di 14,5 anni, più alta della media europea (12,5 anni).

Inoltre, la diffusione di autobus elettrici in Italia è ancora limitata, anche se alcune regioni raggiungono quote significative sul totale del parco circolante di mezzi. In particolare, la Liguria, dove il 5,4% degli autobus in servizio è elettrico (134 su 2.473).
Questi numeri emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp, l’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, sulla base di dati Aci.

Piemonte e Lombardia completano il podio

Dopo la Liguria, tra le regioni con il maggior numero di bus elettrici in circolazione, ci sono il Piemonte (3,4%) e la Lombardia (2,8%).
La prima provincia per autobus elettrici utilizzati in Lombardia è Milano (5,2% del totale), seguita da Bergamo (2,1%), Brescia (0,9%), Sondrio e Lodi (0,7% per entrambe). 

Le quote più basse di autobus elettrici sul totale di autobus in circolazione, si rilevano invece in Campania, Calabria, Marche e Friuli-Venezia Giulia (0,3%), mentre la Basilicata non supera lo 0,1%, e Molise e Valle d’Aosta risultano le uniche regioni italiane prive di autobus elettrici in uso.

I vantaggi degli pneumatici ricostruiti

Il processo di rinnovamento del parco circolante richiede tempo e forti investimenti, ma nel lungo periodo offre benefici ambientali e per la sicurezza. Si tratta di vantaggi simili a quelli offerti dagli pneumatici ricostruiti, che ricorda Airp, consentono di risparmiare sulle spese di gestione del mezzo. Gli pneumatici ricostruiti, infatti, hanno un costo minore rispetto a quelli nuovi.

Inoltre, permettono di rinviare l’esigenza di smaltimento degli pneumatici usati, che possono essere ricostruiti, con evidenti effetti positivi per l’ambiente.
Non ultimo, il fattore risparmio, pari a oltre il 70% delle materie utilizzate nella produzione di pneumatici nuovi.

Il futuro del trasporto pubblico in Italia

L’elettrificazione del trasporto pubblico, nazionale e regionale, è uno dei pilastri della transizione ecologica che il governo italiano e le amministrazioni locali stanno promuovendo, in risposta alle emergenze climatiche e alle direttive europee.

Con un numero crescente di autobus elettrici, riporta mitomorrow.it, città come Milano stanno dimostrando che è possibile ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita dei cittadini, investendo in tecnologie pulite e infrastrutture all’avanguardia.
L’obiettivo a lungo termine è quello di incrementare progressivamente la percentuale di autobus elettrici in circolazione, riducendo al contempo l’età media del parco mezzi, e promuovendo soluzioni sempre più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale.

Spreco alimentare: ogni italiano butta 7 etti di cibo a settimana

Lo spreco alimentare è un tema particolarmente dibattuto. Anche perchè la quota di cibo che finisce in spazzatura cresce di anno in anno. Nei paesi del benessere, come il nostro, lo spreco alimentare nelle case è aumentato del 45,6% in un anno.  Ogni settimana del 2024, circa 683,3 grammi di cibo per persona finiscono nella spazzatura, rispetto ai 469,4 grammi dell’anno precedente. 

I dati provengono dal Rapporto Internazionale Waste Watcher 2024intitolato “Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”. Il report è stato realizzato dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos. La ricerca vuole sensibilizzare il prossimo G7 Agricoltura sul tema .

La dieta mediterranea è la più “buttata”

I cibi che finiscono più spesso nei rifiuti sono quelli alla base della Dieta Mediterranea: frutta fresca (27,1 grammi), verdure (24,6 grammi), pane fresco (24,1 grammi), insalate (22,3 grammi) e tuberi come cipolle e aglio (20 grammi).

Perché si getta?

Lo studio identifica le principali cause dello spreco alimentare. Il 42% degli italiani dichiara di dover gettare via frutta e verdura perché si deteriorano rapidamente dopo essere state conservate in frigorifero. Un altro 37% sostiene di buttare il cibo perché è già vecchio al momento dell’acquisto. Un ulteriore elemento critico è l’abitudine dei consumatori: il 37% dimentica gli alimenti in frigorifero o nella dispensa, mentre solo il 23% pianifica i pasti settimanali. Inoltre, il 75% degli italiani non è in grado o non vuole riutilizzare gli avanzi in modo creativo.

Sì all’educazione alimentare

Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, sottolinea come l’aumento dello spreco alimentare sia preoccupante, soprattutto a causa della diminuzione della qualità dei prodotti acquistati, in particolare dalle fasce di popolazione a basso reddito. Secondo Segrè, è necessaria un’azione istituzionale per promuovere l’educazione alimentare, prendendo spunto dalle buone pratiche internazionali.

Si spreca si più al Sud e al Centro

Lo studio evidenzia anche significative differenze geografiche: il Sud e il Centro Italia sono le aree più colpite dallo spreco, con il 9% in più rispetto alla media nazionale. In queste regioni si sprecano rispettivamente 747 e 744 grammi di cibo a settimana, mentre il Nord risulta più virtuoso, con un valore inferiore del 11% rispetto alla media nazionale.

Perchè Dubai è la città preferita dagli Executive Nomad?

Per il secondo anno consecutivo Dubai è in testa alla classifica delle 25 destinazioni globali più adatte ai professionisti che lavorano a distanza per lunghi periodi, i nomadi digitali, in particolare, gli executive.
Lo conferma l’ultima edizione del Savills Executive Nomad Index, che vede salire al secondo posto un’altra città degli Emirati Arabi Uniti, la capitale Abu Dhabi, in quarta posizione nel 2023. 

Insomma, gli Emirati dominano la graduatoria dei luoghi ideali per i nomadi digitali. 
“Dubai e Abu Dhabi sono particolarmente interessanti per gli executive nomad – spiega Andrew Cummings, Head of Residential Agency – Middle East di Savills-, perché offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere a livello personale e professionali”.

La connettività aerea è un vantaggio significativo

Sebbene Dubai e Abu Dhabi siano rinomate per le loro attrazioni turistiche e hotel di lusso, offrono molto di più. “Abbiamo assistito a un forte impegno nel creare un ambiente imprenditoriale dinamico, con numerose opportunità per crescere, costruire reti e stabilire connessioni durature”, aggiunge Cummings.

Ma rispetto alla capitale, Dubai ha un vantaggio significativo nella connettività aerea. Il Dubai International, l’aeroporto principale della città, è infatti il più trafficato al mondo per passeggeri internazionali. E con l’annunciata espansione dell’aeroporto Al Makhtoum, una volta completati i lavori Dubai ospiterà anche il più grande scalo del pianeta.

Il luogo ideale per i professionisti che si spostano con la famiglia

La figura del nomade digitale più diffusa è rappresentata dal giovane viaggiatore con zaino in spalla, ma gli executive nomad tendono ad avere un’età più avanzata, ed è più probabile che si spostino con la famiglia al seguito.

“Ciò aumenta l’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita, come sicurezza e accesso a servizi sanitari ed educativi – spiega Kelcie Sellers, Associate Director di Savills World Research -. Per questi professionisti, sia il networking di persona sia la connettività digitale sono essenziali”.
Inoltre, gli executive nomad danno molta importanza a spazi ampi e alla prossimità dei servizi.

Nella top 10 primeggiano le città costiere

“Nell’ultimo anno – continua Sellers -, gli affitti nelle 25 località monitorate dall’indice Savills sono aumentati in media del 5%, con alcune città che hanno registrato aumenti superiori al 15%”.

In generale, sono le città costiere a primeggiare nella top 10, con Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°).
Tra i nuovi ingressi nella classifica 2024 figurano poi l’isola caraibica di Grenada (11°), Bali (12°) e la capitale costaricana San José, prima destinazione centroamericana a essere inclusa nell’indice Savills, al 13° posto, l’italiana Palermo (22°) e Città del Capo (17°).
Il capoluogo siciliano, ricco di storia e cultura, offre infatti il mercato degli affitti di lusso più conveniente in Italia, con canoni fino al 70% inferiori rispetto a Firenze. Mentre Città del Capo beneficerà del programma di Digital Nomad Visa, introdotto dal Sudafrica nel maggio 2024.

Nel 2023 sono 36 milioni i bagagli smarriti: polizze +10%

L’assicurazione smarrimento bagagli tutela l’assicurato in caso di smarrimento, danneggiamento o ritardata consegna delle valigie da parte del vettore aereo, o furto delle stesse durante la vacanza. Normalmente, viene proposta come estensione della tradizionale polizza viaggio.

Secondo l’analisi di Facile.it a giugno 2024 la richiesta di questi prodotti assicurativi è aumentata del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Probabilmente, perché nel 2023 sono state smarrite, danneggiate o consegnate in ritardo ai viaggiatori italiani più di 36 milioni di valigie. Non sorprende, quindi, che anche in Italia sempre più vacanzieri cerchino di tutelarsi con una polizza viaggio.

Non tutte le assicurazioni coprono lo smartphone


Nel caso di smarrimento definitivo o furto, la polizza rimborsa, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti.
Alcune assicurazioni però non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere, altre, invece, applicano massimali ridotti.
Denaro contante, assegni e oggetti d’arte normalmente non vengono rimborsati. E se la valigia conteneva anche documenti come passaporto, carta di identità o patente, nella maggior parte dei casi l’assicurazione viaggio fornisce un contributo economico per rifarli.

Se il sinistro è stato causato dal vettore e questi risarcisce, l’assicurato è indennizzato dalla propria società assicurativa solo dopo aver dedotto l’importo liquidato dalla compagnia aerea.

Non solo borse o valigie

Nel caso di bagaglio consegnato in ritardo, invece, l’assicurazione rimborsa all’assicurato le spese sostenute per acquisti di beni di prima necessità.

Attenzione, perché la definizione di ritardo può variare da compagnia a compagnia, ma normalmente devono trascorrere almeno 12 ore dall’orario di arrivo previsto.
Le polizze smarrimento bagagli non coprono mai i danni agevolati da dolo o colpa grave dell’assicurato, ovvero, nel caso in cui gli oggetti vengano lasciati incustoditi in qualsiasi momento, in caso di dimenticanza, incuria o perdita da parte dell’assicurato.
La garanzia è inoltre operante non solo per valigie e borse, ma anche, ad esempio, per carrozzine e passeggini

Quanto costa assicurarsi?

Per quanto riguarda i prezzi, una polizza viaggio con garanzia smarrimento bagagli costa, in media, 45 euro per una settimana di viaggio in Europa.
“Quando compriamo un biglietto aereo capita che il vettore stesso ci proponga la propria polizza viaggio – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it -. Si tratta, a tutti gli effetti, di coperture offerte da compagnie assicurative e quindi, in termini di affidabilità, sono al pari delle soluzioni acquistabili direttamente sul mercato, ma attenzione perché spesso forniscono una copertura meno ampia, sia in termini di garanzie sia in termini di personalizzazione sia di massimali. Il consiglio, prima di scegliere, è capire quali sono le proprie esigenze, e sulla base di queste confrontare l’offerta di diverse compagnie assicurative per identificare la soluzione più adatta”.

Credito al consumo, qual è l’impatto delle frodi?

Le frodi basate sul furto di identità rimangono una seria minaccia per il settore del credito, specialmente per il credito al consumo. Secondo i dati dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie per il 2023, lo scorso anno sono stati registrati oltre 32.400 casi in Italia, con un importo medio per frode di 4.666 euro.

Dati allarmanti sulle frodi creditizie

Nonostante il numero di casi sia leggermente diminuito rispetto all’anno precedente (-5,4%), il valore economico complessivo è aumentato del +14,5%, superando i 151 milioni di euro. L’importo medio frodato ha registrato un incremento del +21,1%, evidenziando un impatto finanziario maggiore per le vittime.

“I dati riportati dal nostro Osservatorio confermano la necessità di un impegno congiunto su più fronti per contrastare efficacemente le frodi creditizie basate sul furto di identità,” afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF. “Rafforzare l’educazione finanziaria è un elemento chiave nella lotta alle frodi creditizie.”

Crescono gli importi delle transazioni fraudolente  

L’importo medio delle transazioni fraudolente è in crescita. L’Osservatorio CRIF – Mister Credit rileva una contrazione del -25,8% nei casi di frode con importi inferiori ai 1.500 euro. Tuttavia, si registra un aumento del +12,9% delle frodi tra i 1.500 e i 3.000 euro, del +46,7% tra i 5.000 e i 10.000 euro, e del +28,6% per importi superiori ai 20.000 euro.

Questi dati mostrano un cambiamento nelle strategie dei frodatori, che puntano a colpi di maggiore entità, utilizzando tecniche di attacco sempre più sofisticate.

Tipologie di finanziamento più colpite

I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi sono la categoria di finanziamento più esposta alle frodi, con una quota del 45,3% sul totale dei casi nel 2023. L’aumento dei casi di frode su prestiti finalizzati è del +18,2% rispetto all’anno precedente. I prestiti personali vedono un incremento del +14% delle frodi, con un importo medio delle frodi di oltre 13.500 euro.

Beni acquistati dai malfattori 

Gli elettrodomestici rimangono la categoria di beni più ambita dai frodatori, con una quota del 26,4% dei casi analizzati. Le frodi nel comparto auto-moto sono aumentate del +29,4%, mentre le frodi nel comparto dei consumi (inclusi abbigliamento sportivo e beni di lusso) sono cresciute del +68,4%.

Profilo delle vittime

L’aumento più significativo delle frodi è registrato tra gli ultrasessantenni (+9,7%), mentre si osserva un calo tra gli under 30 (-12,1%). La fascia dei 41-50 anni è la più colpita, con il 22,5% delle vittime. La distribuzione geografica mostra una maggiore concentrazione in Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio. 

Infine, una buona notizia: nel 2023, i tempi di scoperta delle frodi creditizie hanno registrato una contrazione. Il 39,1% dei casi viene scoperto nei primi 6 mesi e il 17,7% entro l’anno. Solo il 16,3% dei casi viene rilevato dopo oltre 5 anni.

Comfort drink: gli italiani non rinunciano al loro analcolico preferito 

Per il 61,8% degli italiani concedersi un momento in compagnia della bevanda analcolica preferita genera relax e appagamento. Per oltre 7 italiani su 10 le bevande analcoliche sono associate a momenti di socialità (73%) e convivialità (74%), e facilitano momenti di confronto e relazione (56,5%).

Quasi un italiano su due (46%) ricerca nelle bevande analcoliche un comfort drink, da concedersi quando ha bisogno di sentirsi appagato o semplicemente di ‘staccare’ per qualche minuto dagli impegni quotidiani, senza ‘sensi di colpa’ né misure restrittive per controllare il consumo.
È quanto emerge dalla ricerca ‘Bevande analcoliche come Comfort Food: il valore, il significato e le emozioni’, effettuata da Euromedia Research per Assobibe.

Non è solo una questione di gusto

“In una quotidianità complicata, in cui ognuno cerca di seguire i propri impegni, sapersi ritagliare un attimo di relax per staccare da tutto e da tutti rappresenta un momento cruciale – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research -. Le bevande analcoliche si inseriscono in questo contesto individuale e rappresentano una parte fondamentale di questa coccola. Un momento personale o in condivisione che genera piacere e appagamento e dove la complementarietà tra bevande analcoliche, l’attimo, il bicchiere, lo stato d’animo e tutto il contesto rappresenta il fattore ‘C’ o fattore comfort. Non esiste quindi solo una questione di gusto e sapori, ma emerge un mondo di sensazioni che racchiudono un importante valore edonistico a cui si giunge attraverso un ‘rituale’.

Un plus da consumare in qualsiasi momento

Non a caso, il 7,5% del campione le consuma durante l’aperitivo, di questi il 16,5% sono giovani di età compresa tra 18-30 anni,per i quali la possibilità di godere di un momento di piacere ‘analcolico’ rappresenta un plus, perché possono essere consumate in qualsiasi momento.

“Siamo di fronte, dunque, a una consuetudine che fa parte della nostra tradizione, anche se i consumi sono molto calati negli ultimi anni – sottolinea Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Se si chiede poi alle persone cosa rappresentino per loro le bibite analcoliche, le risposte evocano suggestioni come ‘festa’, ‘socialità’, ‘ricordi’. Bere bibite analcoliche diventa quindi un’esperienza, che oltre a coinvolgere i sensi, abbraccia le nostre emozioni più profonde”.

No alla Sugar tax sulle bibite! 

Per il 57% degli intervistati le bevande analcoliche possono essere consumate scegliendo tra le varianti più adatte al proprio stile di vita, come le proposte ‘zero’ (zucchero, caffeina, ecc.). Di questo parere sono soprattutto i giovani di età compresa tra 18-30 anni (69%).

La maggior parte degli italiani non considera il consumo moderato di bevande analcoliche un rischio per la salute, e il 56,7%, che sale al 60% per la Generazione Z, non ritiene necessarie tassazioni o restrizioni per limitare il consumo di bevande analcoliche.
Una percentuale ancora maggiore, superiore al 58%, è convinta che l’introduzione di una Sugar tax sulle sole bevande analcoliche non rappresenti un modo efficace per modificare le scelte di consumo e non ne condivide l’applicazione.

Mental load: come difendersi dallo stress da carico mentale domestico?

Non esiste solo lo stress da lavoro. Anche la gestione delle faccende domestiche può provocare stati di ansia e compromettere il benessere di chi vive in una casa. Una recente ricerca condotta da Spontex rivela che in Italia il 73% delle donne e il 62% degli uomini considerano il carico mentale domestico come un peso significativo che può avere un impatto notevole nella vita quotidiana a diversi livelli.

Le cause di questo malessere

Per il 55% dei partecipanti alla ricerca, il carico mentale è associato alla necessità di pensare a più cose contemporaneamente, creando un flusso ininterrotto di preoccupazioni. Il 44% degli intervistati lo attribuisce alla mancanza di tempo per sé stessi.

Inoltre, il 37% identifica il carico mentale con la frustrazione di non riuscire a fare le cose abbastanza bene, unita alla mancanza di riconoscimento da parte dei familiari, con il 71% dei rispondenti che lamenta la mancanza di gratitudine da parte dei coinquilini e il 52% dalla società. Il 35% si sente sopraffatto dalle attività quotidiane, senza riuscire a completare ciò che ha iniziato.

Le conseguenze dello stress “casalingo”

Questo sovraccarico può causare un malessere che si manifesta a più livelli: ansia, tensione, oppressione, sensazione di fallimento, insonnia, stanchezza e problemi relazionali. Destreggiarsi tra vita familiare, figli, lavoro e gestione della casa rappresenta un compito continuo, sfiancante e spesso invisibile.

Strategie per gestire il carico mentale

Per migliorare la qualità della vita, gli esperti suggeriscono alcune strategie pratiche da adottare. Innanzitutto, è fondamentale identificare il carico mentale ed effettivo. Creare insieme agli abitanti della casa una lista di tutte le attività necessarie aiuta a rendere visibili i compiti, a sottolineare le diverse percezioni riguardo il loro peso e a concordare sui termini di gestione in modo rispettoso.

Un altro consiglio importante è mantenere un atteggiamento positivo e riconoscere gli sforzi degli altri. Evitare di stigmatizzare i comportamenti non perfetti è cruciale, poiché risulta inefficace. Procedere per piccoli passi è una strategia chiave. Incoraggiare le persone a prendersi la propria parte del carico richiede tempo, e puntare troppo in alto può risultare poco efficace. I compiti assegnati dovrebbero diventare attività gratificanti per tutti, facilitando il cambiamento positivo.

L’uso di promemoria, senza essere ossessivi, può fare una grande differenza. Strumenti come app, post-it e adesivi sono utili per elencare le cose da fare e chi le deve fare. Infine, l’uso del giusto tono di voce è cruciale. L’empatia deve essere al centro del cambiamento. Le ingiunzioni autoritarie sono inefficaci e spesso conducono a litigi. Ringraziare gli altri per la loro collaborazione può fare una grande differenza, migliorando l’armonia e la collaborazione domestica.

Per concludere

Adottare queste strategie può aiutare a semplificare la gestione delle attività quotidiane, migliorare le relazioni all’interno della casa e aumentare il benessere generale. 

Industria: l’incertezza frena consumi e investimenti

Il profilo declinante della produzione industriale evidenzia le difficoltà di una parte rilevante del nostro sistema imprenditoriale. Inoltre, il taglio dei tassi di riferimento da parte della BCE è stato inferiore alle attese. Pertanto le imprese italiane si devono confrontano con tassi d’interesse reali particolarmente elevati.

Secondo le stime di Confcommercio su dati Istat, a maggio si conferma anche la fragilità dei consumi, con una variazione dell’ICC sia rispetto al mese precedente sia rispetto a maggio 2023. Servizi e turismo potrebbero non bastare a rimettere in carreggiata la spesa.
Tra gli aspetti positivi, si confermano il miglioramento del mercato del lavoro e l’inflazione sotto controllo, con una variazione stimata per giugno dello 0,2% congiunturale e dello 0,9% su base annua.

Stime PIL: -0,1% congiunturale, 0,7% tendenziale

Si deve puntare tutto, quindi, sulla stabilità o l’ulteriore ridimensionamento, dell’inflazione, profilo che rafforzerebbe il potere d’acquisto del reddito da lavoro, e in un contesto privo di shock rilevanti sull’occupazione, consolidare un percorso di crescita dei consumi, con conseguente sostegno al PIL.

L’obiettivo di raggiungere una variazione del PIL all’1% o poco sopra richiede condizioni sempre più stringenti.
La stima per il secondo quarto dell’anno in corso è moderatamente negativa in termini congiunturali (-0,1%) e ancora allo 0,7% la variazione tendenziale. Questo stop potrebbe essere superato grazie ai servizi e al turismo in senso lato, trasporti, cultura, alloggio e ristorazione, a partire da luglio.

Riduzione dei consumi

A maggio 2024 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) evidenzia una riduzione dello -0,3% tendenziale. La flessione dell’ultimo mese è sintesi del permanere di dinamiche negative sul versante della domanda per i beni (-0,6% annuo) e i servizi (-0,2%).

In questo contesto, i comportamenti delle famiglie sembrano indicare una situazione in cui le dinamiche della domanda cominciano ad assumere toni meno emergenziali, peraltro indipendenti dalle festività variabili. Il settore automotive è tornato, dopo il rimbalzo del mese precedente, a mostrare una netta flessione (-10,8%). Su tale andamento potrebbe aver pesato anche l’attesa per l’avvio degli incentivi. Si confermano, invece, in territorio positivo trasporti aerei (+12,7%) e beni e servizi per le comunicazioni (+5,7%).

Prezzi al consumo: tendenze a breve termine

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo si stima per il mese di giugno 2024 una variazione dello 0,2% in termini congiunturali e una crescita dello 0,9% su base annua.
Prosegue il processo di rientro dell’inflazione sui beni alimentari, segmento che influenza in modo significativo la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, con un tasso di variazione dei prezzi su base annua che a giugno dovrebbe attestarsi al 2,1%.

Nella media del 2024 si consolida quindi l’ipotesi di una variazione dei prezzi al consumo prossima all’1%. Nella seconda parte dell’anno, il permanere di tassi di variazione dei prezzi contenuti potrebbe favorire un miglioramento della domanda, rendendo meno complicato il raggiungimento di una crescita dell’economia prossima all’1%.

Perchè l’Italia non è un Paese per genitori?

Negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità. Tuttavia, spesso questa collaborazione manca. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni e lasciati spesso soli, il 77% dei genitori vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli. Tanto che l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

In cerca di sostegno

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono mamme, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Gestione del sonno e della rabbia

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25.4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Desiderare tempo per sé senza sensi di colpa

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli., ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.