7 Italiani e influencer, in 20 milioni ne seguono almeno uno

Non solo persone, ma anche brand editoriali con profili social di spicco nelle community di riferimento: sono gli influencer, e se circa 20 milioni di italiani tra i 18 e i 54 anni ne seguono almeno uno il 48% segue un macro influencer. Sono proprio i macro influencer al centro della ricerca Italiani & Influencer, realizzata da Buzzoole, InfoValue e Mondadori Media, con l’obiettivo di approfondire le opinioni degli italiani nei confronti di una categoria sempre più importante nei consumi. In particolare, l’indagine analizza l’autorevolezza riconosciuta a gli influencer in nove campi specifici, da salute e benessere a famiglia e figli, da intrattenimento, tecnologia e scienza a bellezza e personal care, fashion, food e beverage, fino a viaggi e turismo, auto e moto.

Quanto e perché si segue un influencer

L’indagine analizza il rapporto degli italiani con gli influencer e i brand editoriali in relazione alla loro presenza sui social, e il tipo di ruolo che assumono nell’intrattenimento e nei processi d’acquisto. Il primo elemento riguarda la frequenza di consultazione dei loro profili. Il 37% dichiara di seguirli ogni giorno, mentre un altro 37% ogni 2/3 giorni. Ma perché si segue un influencer? Per i consigli che può dare (54%, soprattutto per il food) oppure in quanto esperto di singoli argomenti (51%, tecnologia e motori), oppure perché si prende come modello di riferimento con cui identificarsi (19%, fashion e famiglia).

Un consulente che gioca un ruolo determinante nell’acquisto

In merito alle piattaforme utilizzate, Instagram risulta il social di eccellenza (67%), seguito da Facebook (59%) e YouTube (53%), mentre il target giovane li segue su TikTok (9%) e il 4% su Twitch, riporta Ansa. Lo studio mette poi in risalto il ruolo dei macro influencer nel processo d’acquisto. Può essere il “tutor” che spiega un prodotto (54%), specialmente in ambito food e nel beauty, lo scopritore in grado di far conoscere nuovi beni (47%) nel tech e beauty, l’amico che sa indicare dove e quando fare un acquisto (41%), soprattutto per gli appassionati di auto e moto, o ancora, il trend setter per eccellenza (27%). Ci si aspetta quindi che l’influencer e il brand editoriale forniscano informazioni sulle diverse tipologie merceologiche, diventando un consulente che può giocare un ruolo determinante nell’acquisto.

Beauty, food, fashion, tecnologia, le categorie più condizionate per lo shopping 

Dopo avere indagato il ruolo giocato dai macro influencer all’interno del percorso d’acquisto, la ricerca ha esaminato quanto sia incidente la loro figura nella propensione alle spese: l’85% degli italiani ha dichiarato di tenere in considerazione la loro opinione sui social quando si tratta di acquistare un prodotto.

Ma quanti acquisti vengono “davvero” effettuati sulla base dei consigli degli influencer? Nell’ultimo anno circa la metà degli intervistati ha comprato una media di 2 prodotti o servizi consigliati da influencer o brand editoriali sui social: beauty, food, fashion e tecnologia sono le categorie in cui lo shopping viene condizionato maggiormente.

Come arredare un loft

I loft sono degli ambienti caratterizzati dal fatto di non avere alcuna parete divisoria tra i vari ambienti di casa, e per questo vengono considerati degli interni veramente belli con un unico grande ambiente. Se ti accingi a vivere in un loft o se ci vivi già e hai necessità di rivedere parte o tutto l’arredamento presente, qui ti daremo alcuni consigli per aiutarti a sfruttare al meglio gli spazi e la luce.

I problemi tipici nell’arredare un loft

Tipicamente, chi vive in un loft, a prescindere delle sue dimensioni, ha il problema di non riuscire a sfruttare bene tutti gli spazi a disposizione e inserire i mobili più azzeccati. In effetti la scelta in questo caso non è semplice in quanto bisogna creare una sorta di uniformità tra i vari ambienti che sono tutti comunque a vista, e dunque diventa necessario creare una sorta di continuità visiva. In particolare, se il loft è particolarmente piccolo, il consiglio è quello di optare per colori neutri i quali contribuiscono a dare una maggiore sensazione di ampiezza e luminosità.

Idee per arredare con gusto un loft

Uno dei vantaggi che si ha nel vivere all’interno di un loft è che è possibile lasciare a vista quelli che sono i vari elementi costruttivi come ad esempio le colonne. Nel caso in cui il loft si trovi al piano terra è da valutare l’idea di collegare gli spazi interni, mediante apposita vetrate, all’eventuale giardino per dare maggiore luce e un senso di continuità con l’esterno.

Per quel che riguarda il soggiorno, è possibile optare per mobili alti posizionati in prossimità degli angoli e lasciare invece che il centro della stanza venga occupato ad esempio da divani, tavoli, sedie e poltrone. Nel caso in cui il tuo loft non goda di particolare luce, o nel caso in cui ci siano degli specifici angoli piuttosto bui rispetto il resto dell’ambiente, considera che puoi optare per delle bellissime sculture luminose che oltre a garantire una resa estetica veramente gradevole, svolgono egregiamente anche il compito illuminare un angolo che altrimenti sarebbe rimasto buio.

I buoni propositi per il 2021 per i Ciso

Anche per i responsabili della sicurezza informatica (Ciso) è giunto il momento di riflettere sull’anno appena trascorso e ripromettersi di migliorare durante quello che verrà. Anche per loro infatti il 2020 è stato un anno di straordinaria rottura. “Fare propositi per il 2021 potrebbe sembrare sciocco – afferma Ali Neil, director of International Security Solutions Verizon -. Ma non c’è nulla di male nel fissare alcuni obiettivi che possano rendere un’organizzazione più sicura, far sentire un team più connesso e coinvolto e rendere più tranquillo un Ciso”. Ecco, quindi, otto suggerimenti utili per poter affrontare al meglio il 2021.

Accelerare il rilevamento delle minacce e aggiornare il piano di risposta agli incidenti

Secondo Verizon quasi il 28% delle violazioni richiede anche mesi per essere scoperto. Per il 2021 il primo consiglio di Verizon è quindi di puntare sugli strumenti di sicurezza di nuova generazione, come quelli basati sul machine learning che migliorano i tradizionali sistemi di rilevamento e prevenzione delle violazioni, riporta Adnkronos. Ottimizzare l’utilizzo delle informazioni disponibili, è il secondo consiglio: la mancata gestione della quantità di informazioni derivanti dalla threat intelligence può trasformarsi in un vero e proprio boomerang. Il terzo consiglio per i 2021 però è anche quello di aggiornare e testare il piano aziendale di risposta agli incidenti, e discutere delle procedure di risposta a eventuali attacchi ransomware prima di subirli.

Rivedere la sicurezza in un’ottica ‘as a service’ e coinvolgere gli stakeholder della security

Con la progressiva trasformazione della sicurezza in un servizio, è giunto il momento di rivedere le opzioni di outsourcing. Magari esternalizzando alcuni servizi gestibili in cloud, consiglia ancora Verizon. Rendere il coinvolgimento dei dipendenti, poi, è una priorità. Per il 2021 il quinto consiglio di Verizon ai Ciso è di collaborare con i dipartimenti HR per sviluppare piani di engagement concreti per i propri team. Sesto consiglio: identificare gli stakeholder chiave all’interno dell’azienda, fornire loro i dati relativi alla sicurezza e scoprire di più sulle attività del team di security sarà molto importante nel 2021. Così come sarà fondamentale che gli stakeholder interni comprendano il valore del coinvolgimento dei team di security fin dalla prima fase della pianificazione strategica.

Puntare sulla varietà, ma di tanto in tanto, staccare

La varietà permette di costruire gruppi di lavoro agili, creativi, efficaci e appassionati. Per il 2021 il settimo consiglio è quindi di considerare come le competenze e le esperienze non legate alla sicurezza It possano aiutare a risolvere anche le sfide di security. Ma la security somiglia più a una maratona che a uno sprint, e l’esaurimento è particolarmente frequente tra i responsabili della sicurezza. Allontanarsi dalle pressioni quotidiane per trascorrere del tempo con la famiglia o gli amici è l’ultimo consiglio di Verizon ai Ciso. E se all’interno del team di security non c’è nessuno abbastanza qualificato da sopperire per qualche giorno all’assenza del responsabile, forse è opportuno rivedere le pratiche di assunzione e di sviluppo professionale.

 

Calano le vendite, ma l’e-commerce cresce del +50,2%

Le vendite nei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico aumenta del +50,2%. Rispetto a novembre 2019, nel corso di novembre 2020 il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Lo rileva l’Istat, sottolineando la marcata diminuzione registrata nel comparto dei beni non alimentari che ha investito la grande distribuzione (-25,7%), e in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%). A novembre 2020 per le vendite al dettaglio l’Istat stima un calo del 6,9% in valore rispetto a ottobre, e del 7,4% in volume. In crescita però le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume), mentre quelle dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume, rispettivamente del 13,2% e del 13,5%.

Diminuzione delle vendite al dettaglio determinata dal comparto dei beni non alimentari

Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. A pesare, le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento del +2,2% in valore e dello +0,7% in volume. L’Istat osserva che a novembre 2020 la diminuzione delle vendite al dettaglio, sia rispetto al mese precedente sia su base annua, “è determinata dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall’applicazione delle nuove misure di chiusura legate all’emergenza sanitaria”.

Variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti

Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio registrano un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell’1,5% in volume. Crescono le vendite dei beni alimentari (+2,0% in valore e in volume), mentre quelle dei beni non alimentari calano in valore (-0,6%) e aumentano in volume (+1,1%). Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti, eccetto dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e utensileria per la casa e ferramenta (+2,0%). Le flessioni più marcate si evidenziano per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e abbigliamento e pellicceria (-37,7%).

L’allarme di Confcommercio

“Il nuovo e profondo acuirsi della crisi rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato – commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio -. Per le piccole imprese di alcuni settori come l’abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico, che a questo punto rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità”.

Il Natale 2020? All’insegna dell’anti spreco

Il Natale 2020 verrà ricordato non solo come quello del Coronavirus, ma anche come quello della lotta agli sprechi. Certo, non è che quest’anno siamo diventati improvvisamente più buoni e più attenti alla sostenibilità, o non solo. Sicuramente su questi nuovi comportamenti hanno inciso diversi fattori, tra i quali il numero limitato di persone a tavola, un certo senso di precarietà, difficoltà economiche che hanno costretto molte famiglie a tenere sotto controllo il budget per pranzi e cene delle feste. Fatto sta che il Natale trascorso è stato all’insegna della morigeratezza e del calo dei consumi.

Spesa inferiore di 2 miliardi rispetto all’anno passato

Che il Natale sia stato celebrato in casa in versione minore rispetto ai precedenti è confermato anche dai numeri: la spesa per gli acquisti natalizi ha visto un calo di circa 2 miliardi, mentre è stato in aumento il numero di italiani che ha dovuto rinunciare ad acquistare regali. Più nel dettaglio, la spesa degli italiani durante le ultime festività, secondo le stime del Codacons, registra “un calo record”, con una perdita di circa 2 miliardi di euro: “complessivamente si è fermata a quota 8 miliardi, con un esborso a famiglia che passa dai 386 euro del 2019 ai circa 308 euro del 2020”. In questo quadro cresce il numero di italiani che sceglie di non comprare regali: lo ha fatto il 28%, rileva il Codacons, il numero più elevato di sempre. Tra i doni più acquistati nel 2020, in testa i giocattoli, elettrodomestici e prodotti hi-tech. Si riduce invece la spesa per gli addobbi della casa (-15%) e, per la prima volta, i consumi alimentari crollano del -10%, pari a circa -500 milioni di euro di cibi e bevande sulle tavole tra Natale e Capodanno.

Obiettivo non buttare via nulla

C’è però un aspetto interessante, e positivo se considerato in un’ottica di sostenibilità: quasi otto italiani su dieci (78%) trovano a tavola gli avanzi di cenoni e pranzi di Natale che vengono riutilizzati in cucina con una nuova sensibilità verso la riduzione degli sprechi spinta dalla crisi economica legata alla pandemia. Il 10% ha messo tutto in freezer, l’11% non avanza niente e l’1% dona in beneficenza. Come rileva un’indagine Coldiretti-Ixè, nessuno ha detto di aver buttato quanto avanzato: il primo Natale a zero spreco della storia.

Quello che non si usa si ricicla

Un’altra tendenza emersa a fine 2020 è la capacità italiana di riciclare qualsiasi cosa, anche i regali. Quasi un italiano su tre, infatti, ha fatto proprio così, con un aumento di un milione di persone in più rispetto all’anno passato che ha aderito al movimento del riciclo.

A Roma, Milano e nelle capitali europee la ripresa del mercato del lavoro è più lenta

La ripresa del mercato del lavoro a Roma e Milano è più lenta rispetto al resto d’Italia. Una prima indicazione arriva dal numero di annunci di lavoro pubblicati, che nelle due città sono rispettivamente in calo del 35% e del 29% rispetto all’anno passato, mentre nel resto del Paese la decrescita è del 23%. La stessa tendenza è stata riscontrata anche nelle principali capitali europee, tra cui Londra, Madrid, Parigi e Berlino. Lo afferma uno studio di Indeed, il sito di ricerche e offerte di lavoro globale.

A Parigi offerte di lavoro -40%, a Londra -50%

A quanto risulta dallo studio, Parigi ha registrato la discrepanza maggiore con il resto del Paese, con offerte di lavoro in calo del 40% (-15% rispetto al resto del Paese). Seguono Londra (-50%, indietro di 9 punti), Berlino (- 25%, indietro di 7 punti) e Madrid (-46%, indietro di 6 punti). In tutte queste città la ripresa è decisamente più lenta rispetto ad altre regioni nei rispettivi Paesi. Il ritardo è particolarmente pronunciato nei lavori che implicano una gestione ‘face to face’ e, nelle capitali, il numero di visitatori dei centri commerciali o nelle strutture di ospitalità sta registrando difficoltà di recupero più significative che altrove.

“Un barometro in tempo reale della salute dell’economia”

“Le offerte di lavoro sono un barometro in tempo reale della salute dell’economia – commenta Pawel Adrjan, economista e responsabile delle attività di ricerca di Indeed per l’area Emea -. I nostri dati evidenziano come i mercati del lavoro nelle principali città europee stiano affrontando la seconda ondata di pandemia in una posizione più debole rispetto ad altre regioni”. Confrontando Roma, Milano e le altre quattro grandi città europee prese in esame, riferisce Adnkronos, emerge come le offerte di lavoro nei settori del food service, della bellezza e del benessere, dell’ospitalità e del turismo stiano recuperando più lentamente rispetto a quelle di altri settori.

Per le grandi città è più difficile recuperare rispetto a piccoli centri e aree non urbane

“Si tratta di una recessione delle grandi città in tutto il mondo – continua Adrjan -. Per le grandi città europee ciò significa che il periodo di aggiustamento del mercato del lavoro sarà più lungo, e potenzialmente più difficile rispetto quanto avverrà nelle città più piccole e le aree non urbane. La crescita esplosiva del lavoro da casa nelle grandi città implica d’altro canto una diminuzione significativa dei lavori di servizio face to face al cliente”.

In tutte e sei le città esaminate le offerte di lavoro che menzionano la possibilità di lavorare da casa è infatti significativamente più alta rispetto alle altre regioni dei Paesi di riferimento. In Italia, tuttavia, si evidenzia una disponibilità di offerte di lavoro da remoto più bassa rispetto a quanto avvenga nelle altre città europee.

I beni di lusso si desiderano per timore reverenziale

Perché si desiderano i beni di lusso? Qualità, fattura, preziosità dell’oggetto, raffinatezza, affidabilità, e in questo periodo di pandemia mondiale, forse, anche sicurezza. Ma l’elemento chiave che rende un bene di alta gamma irresistibile è la soggezione che è in grado di provocare, la stessa soggezione reverenziale che si prova ammirando, ad esempio, un panorama mozzafiato. Si dice che le emozioni siano più efficaci di qualsiasi altra leva d’acquisto, e un’analisi a cura dei ricercatori della University of Georgia, pubblicato su The Journal of Social Psychology, ha scoperto come le sensazioni provate di fronte a prodotti premium siano le stesse provocate alla vista di meraviglie naturali. Le stesse emozioni che hanno provato le oltre quattrocento persone coinvolte nello studio guardando spot pubblicitari di molti beni di lusso, come le Rolls Royce, i profumi Chanel o gli orologi Cartier.

Un misto di esperienze emotive costituite da euforia, entusiasmo e vastità

“Lo stupore rispettoso è fra le prime connessioni emotive che si attivano di fronte a tali prodotti”, spiegano gli autori, che descrivono questo timore reverenziale nei confronti dei marchi di lusso come un misto di esperienze emotive costituite da euforia, entusiasmo e vastità, seguite dal desiderio di poter condividere queste sensazioni con gli altri. Nello studio sono state mostrate ai partecipanti immagini e descrizioni di 11 prodotti di lusso, come automobili e orologi da polso, e prodotti di lusso più edonistici, come capi di moda e cosmetici di diversi livelli, ed è stato chiesto ai partecipanti di compilare questionari di tipo psicologico.

Dal desiderio allo shopping il passo è breve (se si ha un ottimo conto in banca)

Insomma, un orologio, un profumo o un’automobile di altissima gamma agiscono con gli stessi procedimenti emotivi che si innescano guardando un panorama unico come il Grand Canyon. Il timore referenziale è infatti un misto fra euforia, entusiasmo e vastità verso ciò che abbiamo di fronte, e ci mette in soggezione. A ciò si associa il desiderio di condividere tali sensazioni con i propri conoscenti, ed è proprio questo a far scattare il meccanismo del desiderio. Ma solo se si dispone di un ottimo conto in banca si può procedere con lo shopping, riporta Ansa.

I marchi di lusso dovrebbero puntare sul timore reverenziale piuttosto che sul prestigio

Dopo la soggezione, concordano gli studiosi, sopraggiungono altri fattori già noti come il prestigio, il concetto stesso di lusso, la qualità e l’innovazione, elementi già sfruttati dalle pubblicità di questo genere di prodotti.

“Gli inserzionisti di marchi di lusso in genere si concentrano su esperienze di consumo materialistiche per rendere il marchio desiderabile – aggiungono gli studiosi – ma dovrebbero invece considerare questa reazione di ‘timore reverenziale’ che si sperimenta nei confronti del marchio, traendone ulteriore vantaggio”. In pratica, secondo gli autori dello studio, i brand di lusso per vendere dovrebbero puntare sul timore reverenziale piuttosto che sul prestigio del marchio.

 

L’e-commerce cresce anche dopo il lockdown. Le imprese si devono attrezzare

Anche dopo il lockdown l’accelerazione dell’ecommerce impressa dalle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19 non si è arrestata. Anzi, il periodo successivo alla quarantena ha visto crescere del 79% la frequenza all’acquisto online da parte dei consumatori, e la consegna contactless, a casa come in ufficio, resta ancora la modalità preferita da oltre il 93% degli utenti.

Appare più improbabile invece una ripresa nel breve termine della frequenza del ritiro dei prodotti fuori casa, escluso l’e-grocery. Si tratta delle evidenze principali emerse dall’edizione speciale di Netcomm Forum Live il format interamente digitale, organizzato in collaborazione con NetStyle e Tuttofood Milano.

La richiesta di prodotto è aumentata del 10%

Negli ultimi 12 mesi complessivamente i volumi di transazioni online sono cresciuti del 15,4%, il 7% solo durante il periodo del lockdown, con la richiesta di prodotto aumentata del 10%. Uno scenario che ha visto alcuni servizi di e-commerce gestire una domanda 10 volte superiore nella fase acuta della pandemia da Covid, generando nel 25% dei casi problemi nella logistica, nel 26% dei casi una carenza di prodotti disponibili, e nel 18% di casi non è stato possibile recapitare la merce, riporta Askanews.

Le imprese italiane e l’implementazione delle tecnologie necessarie

“Il consolidamento di abitudini di consumo sempre più ibride tra canali fisici e digitali, e la tendenza a preferire modalità di acquisto e di pagamento contactless, mette di fronte le imprese italiane alla necessaria implementazione di tecnologie – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. Tra gli ostacoli principali legati allo sviluppo dell’e-commerce da parte di retailer medio-piccoli ci sono i problemi legati ai costi troppo elevati di gestione (32%), la difficoltà nel gestire gli aspetti inerenti la logistica (28%), e la mancanza di competenze in materia di e-commerce (28%)”.

Obiettivo, contrastare il digital divide

Per quanto riguarda invece il ricorso ai marketplace, secondo Netcomm, gli elementi critici vedono al 34% la non convenienza rispetto al posizionamento del prezzo, oltre a problemi legati alla gestione della logistica e le commissioni sulle tassazioni molto elevate. “L’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese italiane è ancora lontana dalla media europea – continua Roberto Liscia -. È necessario sfruttare e dare valore allo sforzo che il Sistema Italia dovrà fare a livello di investimenti orientati alle infrastrutture digitali, con l’obiettivo di contrastare il digital divide e fornire alle imprese quelle condizioni necessarie per proseguire lungo la loro necessaria conversione tecnologica”.

Lombardi, il 65% non sa cosa sia la biodiversità

I lombardi sono laboriosi, oculati, attenti e anche rispettosi della natura. Però circa il 65% di chi abita in regione non sa cosa sia la biodiversità, oppure ne ha un’idea troppo vaga. Che circa due lombardi su tre siano in difficoltà quando si parla di biodiversità è emerso nel corso di un recente sondaggio effettuato in Lombardia e reso noto in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità. Lo ha evidenziato in una nota la Fondazione Lombardia per l’Ambiente che ha pubblicato un volume che aiuta a capire di che si tratta e, soprattutto, ad attivarsi concretamente a riguardo. Si tratta di “Biodiversità, il nostro bene prezioso”, pubblicazione presentata nel corso del Festival della Biodiversità svoltosi al Parco Nord di Milano. Insieme ad un approfondimento sul lavoro svolto dall’Osservatorio Regionale per la Biodiversità – gestito e coordinato dalla Fondazione – un capitolo importantissimo è dedicato alla App di “Citizen Science”, vale a dire il nuovo strumento che rende possibile a ciascuno contribuire alla conoscenza e alla protezione della biodiversità lombarda. Una modalità facile e accessibile a tutti per avvicinare ancora di più le persone a questa tematica ancora troppo “lontana” dalla nostra quotidianità.

Interventi specifici

Intanto, in Lombardia sono stati approvati interventi specifici a tutela della biodiversità.  Nello specifico si tratta del ‘Programma regionale per interventi territoriali a salvaguardia della biodiversità – approvazione dei criteri per l’assegnazione di contributi per la realizzazione degli interventi previsti nelle azioni concrete del progetto europeo Life Gestire 2020’ e dell’approvazione del quadro di azioni prioritarie (PAF, Prioritized Action Framework) per Natura 2000 in Lombardia per il quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Gli obiettivi possono essere così sintetizzati: miglioramento o ripristino delle connessioni ecologiche; contenimento delle specie esotiche invasive vegetali e animali; conservazione degli habitat naturali e seminaturali quali brughiere, querceti, aree umide e recupero di aree degradate quali le aree sottoposte alle linee di alta tensione; ripristino e manutenzione degli habitat dei chirotteri e degli anfibi; tutela delle popolazioni di uccelli acquatici, tra cui ardeidi e sternidi.

Investimenti milionari in Regione

“Regione Lombardia sta investendo decine di milioni di euro per la tutela della biodiversità – spiega l’assessore Raffaele Cattaneo – che rappresenta uno degli strumenti chiave della strategia di sostenibilità ambientale della nostra Regione. Con il progetto ‘Life Gestire 2020’ abbiamo avviato un’azione sistematica in attività e iniziative sul territorio che difendono la rete per la protezione della natura. E con l’approvazione del Paf per la programmazione europea, prevediamo di generare investimenti a 173 milioni di euro per i prossimi 7 anni. Investimenti ingenti, che dimostrano la volontà di far diventare la biodiversità una delle priorità nelle scelte degli investimenti non solo a livello governativo, ma anche nelle strategie di sviluppo delle imprese e nei comportamenti di ciascuno di noi”.

L’emergenza Coronavirus ha accelerato l’abitudine di fare la spesa online

Se da almeno due decenni la spesa alimentare si è progressivamente spostata sull’online, l’emergenza da Coronavirus ha decisamente accelerato questa modalità di transazione. E nel giro di pochi mesi il canale online è diventato il principale metodo di acquisto per i consumatori.  Negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Regno Unito e Italia si stima che nel 2020 ci saranno circa 350 milioni di ordini di generi alimentari online in più rispetto al 2019, con un apporto delle vendite di circa 36 miliardi di dollari all’anno. Secondo le ultime analisi di Bain & Company, in Italia il canale online ora rappresenta almeno il 3% delle vendite alimentari, con una quota raddoppiata rispetto ai livelli antecedenti alla pandemia. Il settore alimentare, quindi, deve puntare sempre più sull’e-commerce

“Il Covid-19 ha catapultato i consumatori un paio di anni in avanti”

“In pratica, l’accelerazione legata al Covid-19 ha catapultato i consumatori un paio di anni in avanti in termini di abitudini d’acquisto”, spiega Andrea Petronio, Partner di Bain & Company.

Ma questo modello si consoliderà? “Nel breve termine, ciò dipende da diversi fattori, come la qualità della shopping experience, l’offerta di prodotti freschi, la capacità di evadere gli ordini in modo affidabile e veloce, la rapidità di rilascio delle restrizioni antiCovid”, continua Petronio.

Una seconda ondata della pandemia incoraggerebbe ulteriormente i consumatori

Se si verificasse una seconda ondata della pandemia da Covid-19, e se il vaccino non fosse pronto prima della metà del 2021, il contesto incoraggerebbe ulteriormente i consumatori alla spesa online. In questo scenario, la penetrazione della spesa online in Italia potrebbe arrivare, nei prossimi cinque anni, a quota 8-9%, mentre raggiungerebbe il 6-7% se il ritorno alla normalità sarà più rapido. Per quanto riguarda gli esercenti, “Coloro che sceglieranno di non adattarsi ai nuovi canali, eviteranno le perdite nel breve termine – sottolinea Petronio – ma dovranno fronteggiare la mancanza di infrastrutture digitali, che potrebbe renderli non competitivi nel lungo termine”.

Come portare a profitto il canale online

Secondo Andrea Petronio, inoltre, “Chi si rivolge a terzi per soddisfare la domanda sarà altrettanto vulnerabile se la partnership dovesse terminare. Ed è possibile invece portare a profitto il canale”. Come? “Lavorando su 4 aspetti chiave dove concentrare i propri sforzi – spiega Luca Manfioletti, Expert Partner di Bain & Company – ottimizzare la rete in ottica omnicanale, modificare le logiche contrattuali e promozionali con l’Industria, rimuovere le insostenibili sovvenzioni al canale attraverso il dynamic pricing, investire sull’automazione dove la scala lo consente”.