Giovani: aumentano i contratti di lavoro, ma la stabilità resta un miraggio

Le statistiche sono sicuramente positive per quanto riguarda i dati del lavoro giovanile.  L’occupazione è ai massimi storici e i numeri, presi così come sono, farebbero pensare a un mercato finalmente in salute. Poi però si passa dai grafici alla vita vera e la situazione cambia, e anche di molto.

Il focus dedicato agli under 35 dell’Osservatorio Generationship 2025, promosso da Changes Unipol e realizzato da Kkienn connecting people and companies, racconta proprio questa distanza tra percezione e realtà.

Contratti brevi, poche certezze

Il punto non è tanto quanti giovani lavorano, ma come lavorano. Tra i dipendenti sotto i 35 anni, più di uno su tre ha un contratto non standard. È una quota più che doppia rispetto agli adulti, dove la percentuale si ferma al 15%.

Tradotto in parole semplici: molti ragazzi entrano nel mercato, ma ci restano con il fiato corto, sospesi tra scadenze, rinnovi e formule contrattuali che non permettono di programmare il futuro con tranquillità.

La questione aperta del divario di genere 

La situazione diventa ancora più delicata quando si guarda alle giovani lavoratrici. Il 56% guadagna meno di 1.500 euro netti al mese, mentre tra i coetanei uomini la stessa condizione riguarda il 35%.

Non solo stipendi più bassi, ma anche contesti lavorativi diversi: quasi la metà delle ragazze lavora in piccole imprese, contro un terzo degli uomini. Ambienti spesso dinamici, certo, ma anche meno strutturati sul piano delle tutele e delle prospettive di carriera.

Quanto guadagnano davvero gli under 35?

Nel complesso, il 44% dei giovani occupati percepisce meno di 1.500 euro netti al mese e solo poco più di uno su quattro supera i 2.000. Numeri che spiegano perché l’autonomia economica resti un traguardo difficile: un giovane su quattro non riesce a mantenersi da solo e continua a fare affidamento sulla famiglia. Non è mancanza di voglia, è matematica.

La ricerca di lavoro non finisce con un’assunzione

C’è poi un dato che dice molto sul clima generale: il 46% dei giovani lavoratori sta cercando un altro impiego. Tra gli adulti la quota scende al 36%. Non si tratta solo di ambizione o di voglia di cambiare aria. Spesso è il segnale di un rapporto con il lavoro meno solido, più incerto, dove anche chi è occupato non si sente davvero arrivato.

Alla fine la fotografia che emerge è quella di una generazione presente nel mercato, ma ancora in cerca di equilibrio. I posti ci sono, è vero. Quello che manca, per molti, è la sensazione che quel posto possa durare abbastanza da costruirci sopra qualcosa