Operai specializzati cercasi: la domanda c’è, l’offerta no

Nel 2024, su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti nel mercato del lavoro italiano, quasi 840 mila hanno riguardato operai specializzati, pari al 15% del totale.
È quanto emerge dalle analisi dell’Ufficio studi della CGIA, basate sui report di Unioncamere-Ministero del Lavoro e del Sistema Informativo Excelsior.

Una ricerca lunga e complessa

Per le imprese, trovare queste figure è diventato un percorso a ostacoli: nel 63,8 per cento dei casi i datori di lavoro hanno segnalato difficoltà di reperimento e, quando l’assunzione è andata a buon fine, il processo ha richiesto in media quasi cinque mesi. Nessun’altra categoria professionale ha mostrato ostacoli così marcati. A complicare le cose, quattro volte su dieci la selezione non è nemmeno partita per mancanza di candidati.

Le realtà più colpite sono le piccole e microimprese, per cui individuare carpentieri, fresatori, saldatori o operatori di macchine a controllo numerico resta un’impresa quasi impossibile.

Giovani e lavoro: nuove priorità

Alla base di questo squilibrio tra domanda e offerta ci sono diversi fattori. Il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione riducono la disponibilità di forza lavoro. Inoltre, molti candidati non possiedono le competenze richieste, soprattutto nei comparti manifatturieri, evidenziando il divario tra formazione scolastica e bisogni del sistema produttivo.

Rispetto al periodo pre-Covid, i giovani mostrano nuove priorità: cercano flessibilità, autonomia e più tempo libero, e sono meno propensi ad accettare incarichi con turni pesanti o nei fine settimana. Una tendenza che sembra destinata a consolidarsi.

Le competenze più difficili da trovare

Edilizia e manifattura sono i settori che soffrono di più. Nel primo caso mancano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti e gruisti; nel secondo, la scarsità riguarda filiere come il legno (ebanisti, restauratori), il tessile-abbigliamento (modellisti, confezionisti), il calzaturiero (tagliatori, cucitori) e la metalmeccanica (tornitori, saldatori, operatori CNC).

Nordest in affanno, Sud più “facile”

Il Nordest si conferma l’area più critica: nel 2024 il Trentino Alto Adige ha registrato un tasso di difficoltà del 56,5 per cento, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 55,3 e dall’Umbria con il 55. Pordenone è la provincia con i problemi maggiori (56,8 per cento), seguita da Bolzano, Trento e Gorizia.

Al contrario, il Mezzogiorno ha mostrato dati meno pesanti: in Sicilia la difficoltà si è fermata al 42 per cento, in Puglia al 41,9 e in Campania al 41.

A Milano e Roma la maggior parte delle assunzioni

Guardando al futuro, tra agosto e ottobre 2025 le imprese prevedono 1,4 milioni di nuove entrate. Milano e Roma guidano la classifica con oltre 115 mila assunzioni ciascuna, seguite da Napoli, Torino, Bari e Brescia.

Giochi da tavolo: boom di popolarità tra i Millennial

I giochi da tavolo tornano alla ribalta come attività di svago di primo piano, in grado di competere con podcast e videogiochi. A trainare questa riscoperta sono i Millennial, che dichiarano di dedicare ai giochi da tavolo un tempo simile a quello che dedicano alla lettura o alla visione dei telegiornali. Più di ogni altra generazione, il 41% di loro afferma di provare gioia nel giocare.

I dati di uno studio globale condotto da Asmodee mostrano che quasi un quarto delle persone (26%) gioca almeno una volta alla settimana, con i giochi da tavolo posizionati come seconda attività di svago più popolare dopo i videogiochi (32%) e alla pari con i podcast (29%).

Un’alternativa tangibile all’intrattenimento digitale

Il successo dei giochi da tavolo si spiega con una profonda esigenza di connessione e di evasione. Secondo lo studio, il 64% delle persone ricorre al gioco per riunire la famiglia, con un picco del 71% in Francia. Inoltre, in un’epoca caratterizzata da un senso di oppressione causato dal flusso costante di notizie negative, oltre la metà dei partecipanti (53%) cerca esperienze che favoriscano l’evasione dalla realtà.

Il gioco da tavolo risponde a questo bisogno, fungendo da ponte per le relazioni umane. Il 40% degli intervistati afferma, infatti, di trovare nei giochi un modo più semplice per aprirsi rispetto alle normali conversazioni.

Il fenomeno globale dei Board Game Café

“So per esperienza che i giochi da tavolo non sono solo un passatempo, ma anche una preziosa fonte di immaginazione, benessere, divertimento e. e convivialità tra i giocatori”, afferma Thomas Koegler, ceo di Asmodee
La riscoperta dei giochi da tavolo si manifesta in modo tangibile nella diffusione dei board game café, che stanno nascendo in tutto il mondo. Questi luoghi offrono spazi dedicati dove persone di ogni età e background possono incontrarsi, imparare e giocare insieme.

Negli Stati Uniti, Greg May, proprietario di The Uncommons a New York, descrive come il suo locale ospiti un pubblico eterogeneo e da riunioni aziendali a feste di compleanno per bambini. “È proprio questo mix che rende vivace il locale”, spiega Greg May.

Nuovo riferimento per relazionarsi e trascorrere tempo di qualità

Da Dubai a Oxford questi café dimostrano che titoli classici come Dobble o Dixit possono superare le barriere linguistiche e culturali, diventando strumenti per favorire la comunicazione e la collaborazione.

“Siamo orgogliosi di far parte di questo settore da 30 anni – dichiara Jean-Sébastien De Barros, cpo di Asmodee – È stato entusiasmante contribuire a democratizzare i giochi da tavolo come nuovo spazio di riferimento per relazionarsi e trascorrere del tempo di qualità con gli amici, creando legami ancora più forti e rendendo questo hobby divertente e accogliente”.

Milano, turismo e quotidianità: l’overtourism non è un problema

Di turismo si parla spesso in termini negativi: troppi visitatori, città invivibili, prezzi alle stelle. Ma a Milano la realtà è meno scontata.

Una ricerca di Doxa e The Data Appeal Company (Gruppo Almawave), che unisce analisi di big data e sondaggi tra i residenti, scatta la fotografia di una città multisfaccettata, dove il turismo non sempre pesa sulla vita dei cittadini. Anzi, in alcuni quartieri diventa persino un alleato della qualità urbana.

Uno studio per capire il legame tra città e visitatori

Lo studio ha messo insieme oltre 130 fonti digitali e le opinioni di più di 500 milanesi. L’obiettivo: capire come il turismo venga percepito nei diversi municipi e quali effetti porti sulla vita di chi abita la città.

Ne emerge una mappa fatta di sfumature: ci sono zone dove il numero eccessivo di visitatori crea qualche problema, ma anche quartieri in cui la presenza turistica viene vissuta come una risorsa.

I Navigli e il Centro: dove la convivenza funziona

Prendiamo i Navigli, cuore pulsante della movida cittadina. Qui la pressione turistica non manca di certo, ma i residenti dichiarano comunque una qualità della vita tra le migliori di Milano. Merito del verde urbano, delle aree pedonali, dell’offerta culturale e degli interventi di riqualificazione che hanno reso la zona più vivibile.

Simile il discorso per il Centro Storico: nonostante sia il quartiere più visitato in assoluto, il livello di soddisfazione dei residenti resta molto elevato. Il prestigio della zona, i servizi di qualità e un reddito medio tra i più alti d’Italia contribuiscono a mantenere un equilibrio positivo.

Cosa pensano i milanesi

Il sondaggio registra opinioni contrastanti tra i milanesi, anche se la gran parte riconosce al turismo la capacità di arricchire la città. Nel dettaglio, il 75% promuove i servizi essenziali, il 74% apprezza la varietà culturale e il 63% considera il turismo una spinta vitale.

Ma non manca qualche zona d’ombra. Il 77% dei milanesi indica i turisti come una delle cause principali del caro prezzi, il 59% avverte un peggioramento della qualità della vita negli ultimi tre anni e un 32% teme che la forte presenza di visitatori stia erodendo l’identità culturale della città.

Una città che cambia

Il messaggio della ricerca, raccolto nel white paper “Milano nell’era dell’overtourism”, è chiaro: non esiste un solo volto del turismo. Milano vive situazioni molto diverse a seconda delle zone. In alcuni casi i visitatori rappresentano una criticità, ma in molti altri sono una risorsa. La vera partita si gioca sull’equilibrio tra accoglienza e tutela della vita quotidiana dei residenti.

Sostenibilità: festival e concerti generano fino a 42 tonnellate di CO₂ per spettatore

Dietro l’intrattenimento si nasconde un impatto ambientale rilevante, e spesso sottovalutato. Festival musicali e concerti sono tra i momenti più attesi dell’estate. Ma il prezzo pagato in termini di sostenibilità è alto. Un singolo concerto può infatti generare fino a 42 tonnellate di CO₂ per partecipante, pari a circa 12,8 kg.

Nonostante si evidenzino segnali positivi da parte del comparto legato agli eventi musicali, che si sta riorganizzando per abbattere le proprie emissioni di CO₂, il percorso verso festival e concerti musicali “puliti” è ancora lungo. 
È quanto emerge dallo scenario delineato da ClimateSeed basato su fonti italiane e internazionali.

La componente dominante delle emissioni è il trasporto 

Materiali di scena, strutture, ristorazione e alloggi sono solo alcuni degli elementi più inquinanti di festival e concerti. Tuttavia, è il trasporto la componente dominante delle emissioni totali, soprattutto per quanto riguarda i trasporti degli spettatori e delle attrezzature.

Anche luci, suono, schermi e climatizzatori possono impattare molto su un singolo evento. Particolarmente inquinanti sono poi le emissioni date dai pernottamenti del pubblico in hotel o campeggi, soprattutto se si tratta di eventi multi-giornalieri.
Un festival medio di 3 giorni emette infatti 500 tonnellate di CO₂, pari a 5 kg per persona al giorno. Guardando invece a un solo concerto, l’emissione di 42 tonnellate di CO₂ (circa 12,8 kg per partecipante) in termini energetici si tratta di circa 86.202 kWh totali, ovvero 26 kWh per spettatore.

Cresce il numero di eventi che adotta soluzioni a basso impatto

Negli ultimi anni, diversi organizzatori del settore musicale hanno iniziato ad affrontare in modo più consapevole la questione ambientale, intraprendendo delle azioni per la riduzione della carbon footprint.
Secondo AGF – A Greener Future, infatti, è cresciuto il numero di eventi che monitorano le proprie emissioni e adottano soluzioni a basso impatto, come il trasporto locale e l’utilizzo di energia rinnovabile.

Nel panorama internazionale, un esempio virtuoso di attenzione all’impatto ambientale dei concerti è rappresentato dal recente tour mondiale dei Coldplay, ‘Music of the Spheres’, le cui emissioni sono state misurate e certificate dal MIT. Anche altri artisti, come Massive Attack, Radiohead e Billie Eilish, hanno iniziato a dare maggiore rilevanza alla sostenibilità, monitorando le emissioni generate dai propri spettacoli.

Gli accorgimenti per ridurre la carbon footprint

La riduzione dell’impatto ambientale parte dalla sua misurazione, in particolare, attraverso piattaforme apposite, come quella promossa da ClimateSeed.
È importante poi incentivare al più possibile l’uso di mezzi sostenibili, come navette e car sharing, e supportare le filiere locali per quanto riguarda cibo, bevande e forniture.

Non solo, l’ottimizzazione dei consumi, la raccolta differenziata, l’uso di stoviglie riutilizzabili e l’utilizzo di energia rinnovabile possono fare la differenza.
Per le emissioni residue, invece, è essenziale implementare progetti di compensazione certificati, capaci di generare anche impatti sociali positivi, e coinvolgere attivamente il pubblico in azioni di sensibilizzazione e responsabilità ambientale.

Turismo in Italia: a marzo 2025 spesi 3,2 miliardi dai visitatori stranieri

Nel solo mese di marzo 2025 la spesa dei turisti stranieri in Italia è stata pari a 3,2 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. La spesa media per viaggiatore ha raggiunto 930 euro, i settori a più alta intensità di spesa sono stati alloggio (42% del totale), ristorazione e alimentazione (26%), shopping e cultura (18%).
Nel medesimo periodo, la bilancia turistica ha registrato un avanzo di 600 milioni di euro. Cresce tuttavia anche il numero di italiani che hanno scelto l’estero come meta di viaggio (+8%).

Se il trend positivo incoming dovesse proseguire le stime per l’intero 2025 indicano un avanzo annuo superiore a 8 miliardi, con benefici diretti sull’occupazione, sul Pil e sull’intero indotto (trasporti, artigianato, produzioni locali).

Trainano la performance i visitatori provenienti da USA, Germania, Francia

Secondo i dati di ISTAT e Banca d’Italia i pernottamenti dei visitatori oltreconfine nel 2024 hanno superato 250 milioni, con una crescita del +6,8% rispetto al 2023, rappresentando oltre il 54,6% del totale nazionale.
A trainare la performance soprattutto i visitatori provenienti da USA, Germania e Francia.

Secondo quanto emerge dalle analisi, nel primo trimestre 2025 i flussi turistici mostrano dinamiche differenziate. Le presenze negli esercizi alberghieri sono diminuite del 1,8%, mentre le strutture extra-alberghiere hanno registrato un aumento del 3,5%.

Cresce la preferenza per le esperienze più autentiche

A gennaio, il fatturato dei servizi di alloggio e ristorazione ha segnato un lieve calo complessivo (-0,3%), ma il comparto degli alloggi è cresciuto del 4,4%. Parallelamente, i turisti mostrano una crescente preferenza per esperienze più autentiche, privilegiando borghi, turismo escursionistico, lento e sostenibile, oltre alle tradizionali città d’arte.

I borghi e le mete meno note, ma al contempo più autentiche e genuine, hanno giocato un ruolo fondamentale.
Sagre e feste di paese, infatti, già nel 2024 hanno registrato un incremento del +63,8% dell’affluenza rispetto al 2023, perlopiù da giovani (31%) e famiglie (45%).

Lazio primo per numero di pernottamenti

Il Centro-Italia ha registrato 130,5 milioni di notti e la spesa media più alta del Paese (820 euro per notte), con il Lazio a guida della classifica nazionale (22,8 milioni di arrivi, oltre 82 milioni di presenze), trainato dal Giubileo e dalla capitale.
Il Nord-Italia è primo invece per presenze turistiche, il 54% del totale, pari a circa 246,8 milioni di notti, con una spesa media per notte di 780 euro. Il Veneto, (21,3 milioni di arrivi, 81,7 milioni di presenze), si conferma una delle principali destinazioni, grazie a poli come Venezia e il Lago di Garda. 

Nel Sud e nelle Isole, nonostante un calo dell’1,5% delle presenze rispetto al 2023, la stagione estiva 2024 ha registrato un tasso di occupazione dell’82%, il più alto d’Italia, insieme alle mete balneari. In forte crescita Napoli, che nel 2025 dovrebbe raggiungere 18 milioni di visitatori, +4,5 milioni rispetto al 2023.

Bagagli: oltre 4,7 milioni di italiani li hanno smarriti nell’ultimo anno

Nell’ultimo anno oltre 4,7 milioni di italiani hanno subito il furto o hanno smarrito i bagagli viaggiando in aereo.
Nell’8% dei casi, pari a 1,5 milioni di viaggiatori, la valigia è stata consegnata in ritardo, mentre a quasi 549mila è stata rubata in aeroporto.
Per il 16,8% dei vacanzieri, ovvero, poco più di 4 milioni di italiani, il bagaglio è stato smarrito dalla compagnia aerea e non è stato più ritrovato. 

Non è un caso che a giugno 2025 la ricerca online di prodotti assicurativi legati alle vacanze sia aumentata del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Emerge dall’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different.

Tutelarsi dagli imprevisti

L’assicurazione smarrimento bagagli è infatti una copertura che normalmente viene proposta come estensione alla tradizionale polizza viaggio che tutela l’assicurato in caso di smarrimento, danneggiamento o ritardata consegna delle valigie da parte del vettore aereo, o in caso di furto bagagli durante la vacanza.

“Le assicurazioni viaggio tutelano i contraenti da una vasta gamma di imprevisti che possono sopraggiungere durante una vacanza, tra cui anche lo smarrimento, il furto o la ritardata consegna delle valigie – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it -. In casi come questi l’assicurazione interviene non solo rimborsando il valore dei beni contenuti, ma anche coprendo le spese sostenute per gli acquisti di prima necessità”.

Attenzione alle esclusioni dal rimborso

Nel caso di smarrimento definitivo o furto, la polizza rimborserà, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti.
Attenzione alle esclusioni: alcune assicurazioni, ad esempio, non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere, altre, invece, applicano massimali ridotti. Denaro contante, assegni e oggetti d’arte normalmente non vengono rimborsati.

Se la valigia conteneva anche documenti come passaporto, carta di identità o patente, nella maggior parte dei casi l’assicurazione viaggio fornisce un contributo economico per rifarli.
E se il sinistro è stato causato dal vettore e questi risarcisce, l’assicurato sarà indennizzato dalla propria società assicurativa solo dopo aver dedotto l’importo liquidato dalla compagnia aerea.

La polizza vale anche per carrozzine e passeggini

Nel caso di bagaglio consegnato in ritardo, invece, l’assicurazione rimborsa all’assicurato le spese sostenute per acquisti di beni di prima necessità. La definizione di ritardo può però variare da compagnia a compagnia, ma normalmente devono trascorrere almeno 12 ore dall’orario di arrivo previsto.

Le polizze smarrimento bagagli non coprono mai i danni agevolati da dolo o colpa grave dell’assicurato, ovvero, nel caso in cui gli oggetti vengano lasciati incustoditi in qualsiasi momento, in caso di dimenticanza, incuria o perdita da parte dell’assicurato. La garanzia è operante non solo per valigie e borse, ma anche per carrozzine e passeggini.
Per quanto riguarda i prezzi, partono da circa 22 euro per due settimane di viaggio in Europa e da 38 euro per due settimane negli Stati Unita d’America.

Estate e salute: in valigia gli italiani mettono un kit di automedicazione 

A confermarlo è l’indagine che Human Highway ha realizzato per Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione parte di Federchimica: per gli italiani il kit di automedicazione è un alleato fondamentale da portare in vacanza.
Si tratta di una consuetudine sempre più diffusa, che cresce soprattutto tra le donne e tra gli over 55, le due categorie più attente al benessere anche lontano da casa. 

Con l’arrivo dell’estate e la voglia di partire per le ferie gli italiani non dimenticano di mettere in valigia il necessario per non trovarsi impreparati a gestire piccoli problemi di salute.
Tanto che sono 9 italiani su 10, il 90%, a preparare un kit con almeno un farmaco da banco prima di partire.

Antidolorifici, antinfiammatori, farmaci gastrointestinali e antipiretici

Secondo i dati della ricerca nella valigia dei villeggianti italiani si trovano in media 2,8 farmaci da banco, un numero inferiore ai 3 farmaci nelle valigie dei residenti nel Nord Italia, tra le donne e tra chi ha più di 55 anni.

I dati raccolti dalla ricerca restituiscono poi una fotografia chiara delle abitudini di automedicazione in vacanza. Tra i prodotti più comuni nei kit estivi spiccano antidolorifici e antinfiammatori, scelti da quasi due italiani su tre (65%), con un picco del 75% tra le donne, i farmaci gastrointestinali, presenti nel 48% dei kit, soprattutto in quelli degli over 55, e gli antipiretici, scelti dal 43% dei vacanzieri, in particolare, da donne e over 55.

C’è chi utilizza un set predefinito e chi lo adatta alla destinazione

Inoltre, nei bagagli gli italiani mettono anche antistaminici e antipruriginosi, considerati indispensabili dal 32% degli intervistati, disinfettanti e prodotti contro le scottature solari, presenti nel kit di circa un italiano su tre, oltre a farmaci contro il mal di gola, portati dal 17%, e i rimedi per la cinetosi (mal d’auto o mal di mare), fondamentali per chi ne soffre, anche se solo il 13% li include.

Le scelte non sono casuali. Il 37% degli italiani personalizza il proprio kit in base a esperienze passate, mentre il 34% utilizza sempre lo stesso set predefinito.
Un altro 29%, poi, adatta i farmaci alla destinazione del viaggio, e il 20% tiene conto anche della durata della vacanza.

Come e dove conservare i farmaci quando fa caldo?

Assosalute accompagna i risultati della ricerca con un vademecum per la preparazione del kit di automedicazione, sottolineando l’importanza di scegliere i medicinali in base alla meta e alle esigenze personali, ma sempre con il supporto del farmacista o del medico.

Un aspetto fondamentale è anche una corretta conservazione dei farmaci in estate. Assosalute consiglia infatti di evitare temperature elevate e preferire contenitori termici rigidi. E se si viaggia in aereo è meglio tenere i farmaci all’interno del bagaglio a mano.

Industria e sicurezza digitale: troppe falle mettono a rischio le aziende

Un’indagine evidenzia gravi ritardi nella protezione dei sistemi industriali: tra aggiornamenti rari e test sporadici, cresce la vulnerabilità agli attacchi informatici

Cyber minacce in crescita, ma la prevenzione resta indietro

L’infrastruttura industriale è sempre più interconnessa, ma connettività e innovazione portano con sé un’altra faccia della medaglia: una superficie di attacco in costante espansione. È quanto emerge da uno studio congiunto di Kaspersky e VDC Research, intitolato “Securing OT with Purpose-built Solutions”, che mette in luce il divario tra l’evoluzione tecnologica e la maturità nella difesa informatica.

La ricerca ha coinvolto oltre 250 responsabili IT e OT nei settori dell’energia, dei trasporti, delle utility e della produzione industriale, con l’obiettivo di analizzare come le aziende stanno affrontando – o trascurando – la protezione dei sistemi operativi industriali.

Valutazioni di sicurezza troppo sporadiche

Uno degli aspetti più critici riguarda la mancanza di controlli sistematici. In Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA), meno di un’azienda su tre effettua verifiche mensili per identificare vulnerabilità nei propri sistemi. Una quota rilevante – quasi il 20% – lo fa appena una o due volte all’anno, mentre il 4% interviene solo quando si presenta un problema concreto.

L’assenza di test periodici espone le aziende a intrusioni informatiche che possono causare danni estesi: interruzioni delle attività produttive, furti di dati, costi elevati e, non da ultimo, perdita di fiducia da parte dei clienti.

Patch applicate con lentezza: una minaccia concreta

Anche l’aggiornamento dei software critici segue una frequenza insufficiente. Solo il 34% circa delle aziende installa aggiornamenti su base mensile, mentre quasi la metà lo fa solo ogni pochi mesi. Ancora peggio, il 17% aggiorna una o due volte l’anno, lasciando aperte potenziali falle sfruttabili dai cybercriminali.

Negli ambienti OT, aggiornare richiede pianificazione e competenze specifiche: molti dispositivi sono obsoleti, altri non supportano patch regolari e spesso mancano risorse per fermare la produzione senza impatto economico.

L’espansione dell’IoT industriale complica il quadro

Il crescente impiego di sensori intelligenti, videocamere e dispositivi connessi all’interno degli impianti ha ampliato la superficie di attacco. La convergenza tra tecnologie IT e OT richiede nuove strategie di difesa che tengano conto della natura ibrida e interconnessa di questi ambienti.

Sicurezza integrata e progettata fin dall’inizio

Per affrontare queste criticità, Kaspersky propone una soluzione pensata per le esigenze industriali: Kaspersky Industrial CyberSecurity (KICS). Si tratta di una piattaforma unificata che consente di mappare i dispositivi OT, gestire i rischi in tempo reale e mantenere un controllo centralizzato anche su infrastrutture complesse.

“La nostra visione si basa sul principio di Cyber Immunity, ovvero sistemi progettati per resistere agli attacchi fin dall’architettura di base”, afferma Dmitry Lukiyan, responsabile della Business Unit KasperskyOS. “A differenza dei modelli tradizionali, non serve intervenire continuamente con aggiornamenti: la sicurezza è integrata nel design stesso”.

Verso una nuova cultura della protezione OT

Il futuro della sicurezza industriale passa dalla capacità di adattarsi a un mondo sempre più digitale.
Dalla mappatura completa degli asset alla definizione di una strategia di difesa “by design”, ogni passo è cruciale per ridurre l’esposizione ai rischi informatici e garantire continuità, efficienza e affidabilità agli impianti industriali del domani.

Il sales del futuro punta su strategia, consulenza e attenzione al cliente

Per il comparto dei servizi il 2025 è un anno di grande fermento, spinto dall’innovazione tecnologica e dal cambiamento delle esigenze dei clienti.
Secondo i dati elaborati da Hunters Group, nell’ultimo anno le richieste per i professionisti della vendita, società di ricerca e selezione di personale qualificato sono cresciute del 12%.

“In questo scenario le figure commerciali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale – spiega Davide Cambianica, manager della divisione sales & marketing di Hunters Group -: le aziende, infatti, non cercano più semplici venditori, ma professionisti capaci di proporre soluzioni, costruire relazioni durature, comprendere le dinamiche di mercato e orientare il cliente in un contesto spesso altamente competitivo”.

La selezione di figure commerciali è cruciale per le aziende

Si tratta di profili che devono unire competenze specialistiche e capacità trasversali.
“Serve visione strategica, ascolto, adattabilità, ma anche la capacità di dialogare con interlocutori diversi e promuovere servizi che spesso richiedono un elevato grado di personalizzazione – aggiunge Cambianica -. È proprio in questi contesti che la ricerca e selezione di figure commerciali diventa un passaggio cruciale per le aziende che vogliono fare la differenza sul mercato e generare vero valore”.

Il sales di successo è un consulente capace di interpretare i dati e in grado di parlare con marketing e operations. Il professionista sales del futuro deve saper ascoltare, analizzare, proporre soluzioni e creare relazioni di fiducia.

La combinazione vincente di competenze tecniche e soft skill

In un momento storico ricco di sfide come quello attuale, si deve ‘vendere con’ e non ‘vendere a’. Questo è possibile grazie a una profonda conoscenza del mercato e dei clienti, e alla collaborazione con tutta l’organizzazione.
Serve infatti una combinazione di competenze tecniche e soft skill, negoziazione, empatia, resilienza, orientamento al risultato. Ma anche spirito di squadra, ascolto attivo e capacità di apprendere in continuazione.

Il sales del  futuro legge i numeri, interpreta KPI e metriche e orienta le proprie azioni per ottenere i risultati migliori.
Non è un caso che nel 2025 le figure commerciali più richieste in Italia si concentrino su competenze digitali avanzate, marketing strategico e gestione delle vendite in ambito tecnologico.

Le tre figure più richieste

Le prime tre posizioni sono occupate da e-commerce manager, technical sales specialist e marketing and communication specialist.
Con l’espansione del commercio online, l’e-commerce manager è fondamentale per gestire piattaforme di vendita digitali, sviluppare strategie di marketing online e ottimizzare l’esperienza utente.

Il technical sales specialist, un professionista con competenze tecniche e commerciali in grado di vendere prodotti e servizi complessi, combina conoscenze tecniche con abilità di vendita. Una figura sempre più richiesta per la vendita di prodotti e servizi complessi.
Il marketing and communication specialist è invece uno specialista fondamentale per gran parte delle aziende, poiché in grado di sviluppare e implementare strategie comunicative per promuovere prodotti, servizi e l’immagine dell’azienda.

I giovani vanno a lavorare all’estero, ma poi sono pronti a tornare in Italia

Non si tratta solo di ottenere salari più competitivi (91,5%): i giovani italiani scelgono di andare all’estero anche per trovare valorizzazione del merito (78%), reali opportunità di crescita professionale (71,2%) e una maggiore cultura manageriale nelle imprese (42,9%).

I giovani partono per formarsi, crescere e sperimentare nuovi contesti professionali, ma due giovani su tre considerano possibile un ritorno in Italia, a patto che si creino condizioni più favorevoli. 
Secondo i risultati del dossier realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo Giovani all’estero: tra opportunità di lavoro e voglia di crescita, la mobilità giovanile all’estero è in aumento. Ma è sempre più consapevole, progettuale, e spesso temporanea.

In dieci anni +107,2% “fughe” dall’Italia

Nel 2024, secondo i dati Istat diffusi ad aprile 2025, oltre 93.000 giovani tra 18 e 39 anni hanno trasferito la propria residenza all’estero, segnando un incremento del 107,2% rispetto al 2014 (45.000).

Nello stesso anno, però, sono rientrati quasi 22.00 giovani italiani su un totale di quasi 53.000 rientri, una cifra percentualmente in aumento rispetto al passato. Un dato che fotografa l’espansione di un fenomeno che, alla luce dei dati, non può più essere letto solo in termini di ‘fuga di cervelli’. Solo il 26,5% dei giovani intervistati ha indicato la mancanza di lavoro in Italia come motivo principale della partenza.
Più spesso a motivare la scelta sono il desiderio di fare un’esperienza diversa (40,5%), la disponibilità di una buona opportunità (22,5%) e la volontà di arricchire il proprio curriculum in chiave internazionale (18,5%).

Soddisfatti dell’esperienza, ma…

Si tratta di un fenomeno trasversale che interessa tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, e che riflette l’evoluzione di una generazione sempre più orientata verso carriere globali.
Ma vivere all’estero non sempre si traduce in un miglioramento della qualità della vita. L’indagine, condotta su un campione significativo di giovani italiani espatriati o rientrati negli ultimi cinque anni, evidenzia numerose criticità.

Sebbene il 57,9% si dichiari molto soddisfatto dell’esperienza fatta, solo il 19,4% valuta molto positivamente la qualità delle relazioni personali, il 21,4% esprime giudizi negativi sulla meritocrazia e il 64,8% segnala l’elevato costo della vita come fattore penalizzante.

Non basta trattenere i giovani, bisogna creare le condizioni per farli restare

“Oggi – commenta Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, come riferisce Adnkronos. – la sfida non è solo trattenere i giovani, ma creare le condizioni perché abbiano voglia di restare, o di tornare. È tempo di costruire un Paese in grado di competere e attrarre talento. Per riuscirci, dobbiamo continuare a investire sull’attrattività del sistema Italia: creando le condizioni per un lavoro sicuro e di qualità, accrescendo il potere di acquisto dei salari e aumentando i servizi per favorire la conciliazione vita/lavoro”