Dagli ultimi dati Istat è possibile tracciare una fotografia dei contratti collettivi italiani, quelli danno un po’ il polso dell’intro sistema Paese. A fine dicembre 2025, questo spaccato parla di situazioni molto diverse fra loro. I contratti in vigore per la parte economica sono 48 e coprono circa 7,6 milioni di lavoratori, poco meno del 58% dei dipendenti complessivi. Ciò significa che quattro lavoratori su dieci attendono ancora un rinnovo.
È una media che nasce da realtà diversificate: nel settore privato la copertura sale al 73,8%, con l’agricoltura che risulta tutelata, i servizi seguono e l’industria più indietro. Nel pubblico, invece, il contatore è fermo a zero: tutti i contratti risultano scaduti.
Un trimestre senza scosse
Negli ultimi tre mesi del 2025 sono stati recepiti nove contratti, senza che nessuno arrivasse a scadenza. Un dato che segnala una certa stabilità, ma che non basta a smuovere l’arretrato maturato.
A fine anno i contratti in attesa di rinnovo sono 27 e coinvolgono circa 5,5 milioni di lavoratori. Di questi, 2,7 milioni operano nel settore privato, mentre 2,8 milioni appartengono alla pubblica amministrazione, dove la trattativa resta il nodo più difficile da sciogliere.
Attese ancora lunghe, ma in lieve miglioramento
C’è però un segnale incoraggiante. Il tempo medio di attesa per il rinnovo di un contratto scaduto scende sotto i 19 mesi. Per essere più precisi: a dicembre 2025 era di 18,9 mesi, decisamente meno rispetto a gennaio dello stesso anno ( 19,7).
Non è una svolta, ma è un passo nella direzione giusta, soprattutto per chi vive il rinnovo come una questione concreta, che pesa sul bilancio familiare mese dopo mese.
Retribuzioni: crescita moderata, ma sopra l’inflazione
Ci sono notizie positive anche per quanto riguarda le retribuzioni. Il 2025 chiude con un aumento medio del 3,1% delle retribuzioni orarie contrattuali, in linea con l’anno precedente. Nel settore privato la crescita è leggermente più alta (+3,2%), spinta dall’agricoltura e dall’industria, mentre i servizi avanzano più lentamente. La pubblica amministrazione si ferma al +2,7%, grazie ai rinnovi riferiti al triennio 2022-2024.
A dicembre l’indice mensile segna un +0,2% rispetto a novembre e un +2,9% su base annua. Spiccano gli aumenti nei ministeri, nelle forze armate e nei vigili del fuoco. Altri comparti, come farmacie private e telecomunicazioni, sono invece fermi.