Smart working addio? No: in Italia è ormai una modalità consolidata 

Nel 2024, il lavoro da remoto continua a essere una realtà consolidata in Italia. Sebbene siano cessate le misure straordinarie che obbligavano le aziende a garantire lo smart working per particolari categorie di lavoratori, il numero di italiani che lavora da remoto è rimasto pressoché invariato, con 3,55 milioni di persone rispetto ai 3,58 milioni dell’anno precedente (-0,8%).

Questa modalità  è particolarmente diffusa nelle grandi aziende, dove raggiunge quasi 2 milioni di dipendenti (1,91 milioni), segnando un incremento dell’1,6% rispetto al 2023. Nelle piccole e medie imprese (PMI), invece, il numero di lavoratori da remoto è diminuito a 520.000 unità rispetto alle 570.000 del 2023. Per concludere, i numeri restano stabili nelle microimprese e nella Pubblica Amministrazione (PA).

Le prospettive per il 2025

Le previsioni per il 2025 indicano una crescita del lavoro agile del 5%, con un potenziale di 3,75 milioni di smart worker. Le grandi aziende, seguite dalla Pubblica Amministrazione, guideranno questa espansione. In particolare, il 35% delle grandi imprese e il 43% degli enti pubblici prevedono di aumentare il numero di lavoratori coinvolti. Le PMI, al contrario, mostrano una propensione inferiore, con solo l’8% delle aziende intenzionato ad ampliare la platea di smart worker.

I lavoratori apprezzano la flessibilità

Lo smart working è una soluzione molto apprezzata: il 73% degli attuali lavoratori da remoto si opporrebbe alla sua eliminazione. Di questi, il 27% dichiara che considererebbe seriamente l’idea di cambiare occupazione se privato della possibilità di lavorare da remoto, mentre il 46% cercherebbe di far cambiare idea ai datori di lavoro.

In caso di eliminazione dello smart working, i lavoratori richiederebbero maggiore flessibilità oraria o un aumento salariale del 20% per compensare.

Nuove formule di lavoro 

Tra le soluzioni innovative, la “settimana corta” è stata adottata dal 10% delle aziende, riscuotendo interesse per il miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e professionale. Un altro fenomeno emergente è l’’International Smart Working’, diffuso nel 29% delle grandi imprese.

In sintesi, si tratta di una soluzione che consente ai dipendenti di lavorare dall’estero, attraendo talenti globali e favorendo chi desidera trasferirsi.

Riconoscimenti per le imprese virtuose

Durante il convegno “Tra Smart Working e Return-to-Office” dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, sono stati assegnati gli “Smart Working Award 2024” alle aziende che hanno eccelso nel promuovere modalità di lavoro innovative. Tra i premiati, Carrefour Italia per le grandi imprese, Vaillant Group Italia tra le PMI e l’INPS per la categoria PA.

Edilizia sostenibile: come accelerane lo sviluppo in Italia e nel mondo?

Il concetto di ‘edilizia sostenibile’ è ancora in gran parte associato all’edilizia ‘green’, con una definizione direttamente legata all’efficienza energetica degli edifici (42%) e al raggiungimento della neutralità carbonica (33%). Resilienza e comfort sono considerate secondarie.
Allo stesso tempo, la comprensione dell’edilizia sostenibile sembra spesso limitata alle questioni ambientali.

Emerge dal Barometro della Costruzione Sostenibile 2024. Comprendere le evoluzioni e i fattori chiave da attivare per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile in Italia e nel mondo è l’obiettivo dello studio, condotto dall’istituto di ricerca Csa su professionisti, studenti, rappresentanti eletti e membri di associazioni di 22 Paesi, tra cui l’Italia.

Un livello di urgenza condiviso da tutti gli attori coinvolti

Complessivamente, poi, l’87% degli intervistati su scala globale dichiara di essere familiare con l’edilizia sostenibile (+5% vs 2023), il 68% afferma di essere sufficientemente informato, ma il 20% non ne ha mai sentito parlare.
Sono quindi ancora necessari sforzi educativi, in particolare tra i rappresentanti eletti, il 45% dei quali dichiara di non averne mai sentito parlare.

La maggior parte degli stakeholder di tutti i Paesi (87%) concorda poi sul fatto che ‘dobbiamo fare di più’ in termini di edilizia sostenibile, anche se l’aspirazione allo status quo sta crescendo (9%, +4%).
Ma per il 95% degli intervistati l’implementazione di un’edilizia più sostenibile è questione importante o prioritaria. Un livello di urgenza condiviso da tutti gli attori, indipendentemente dalla regione geografica.

Puntare sulla competitività dei materiali

Tra le azioni prioritarie da intraprendere per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile è cruciale sensibilizzare l’opinione pubblica su costo percepito e competitività dei materiali, puntando sulla cooperazione di tutti gli attori.
D’altra parte, il ruolo delle iniziative pubbliche rimane sottovalutato. Inoltre, la ristrutturazione energetica sembra essere più una priorità nei Paesi con un parco edilizio ben consolidato rispetto ai Paesi che danno priorità ai programmi di nuova costruzione per ospitare una popolazione in crescita.

Ma il 92% dei professionisti del settore ritiene che l’edilizia sostenibile costituirà tutto o parte del loro business nei prossimi 5 anni.
Gli studi di architettura e le società di ingegneria sono in cima alla lista dei soggetti più spesso citati per promuovere l’edilizia sostenibile (55%).

Per gli italiani è sinonimo di efficienza energetica

Il 98% degli intervistati in Italia è familiare con l’edilizia sostenibile, e il 42% pensa che il suo obiettivo prioritario sia la protezione dell’ambiente. Per l’8% è la salute degli abitanti e per il 2% la resistenza ai rischi climatici. A riprova di questo, il 63% (42% globale) identifica l’edilizia sostenibile con le costruzioni energeticamente efficienti.

Tra i soggetti ritenuti più idonei a sviluppare l’edilizia sostenibile spiccano architetti e studi di ingegneria (77%).Tra le azioni che dovrebbero essere attuate in via prioritaria per accelerarne lo sviluppo, accanto a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica (36%) appare aumentare gli aiuti pubblici ai privati (35%). E con il 24%, al terzo posto, riporta Adnkronos, migliorare la competitività dei materiali, prodotti e soluzioni sostenibili.

Spreco alimentare: ogni italiano butta 7 etti di cibo a settimana

Lo spreco alimentare è un tema particolarmente dibattuto. Anche perchè la quota di cibo che finisce in spazzatura cresce di anno in anno. Nei paesi del benessere, come il nostro, lo spreco alimentare nelle case è aumentato del 45,6% in un anno.  Ogni settimana del 2024, circa 683,3 grammi di cibo per persona finiscono nella spazzatura, rispetto ai 469,4 grammi dell’anno precedente. 

I dati provengono dal Rapporto Internazionale Waste Watcher 2024intitolato “Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”. Il report è stato realizzato dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos. La ricerca vuole sensibilizzare il prossimo G7 Agricoltura sul tema .

La dieta mediterranea è la più “buttata”

I cibi che finiscono più spesso nei rifiuti sono quelli alla base della Dieta Mediterranea: frutta fresca (27,1 grammi), verdure (24,6 grammi), pane fresco (24,1 grammi), insalate (22,3 grammi) e tuberi come cipolle e aglio (20 grammi).

Perché si getta?

Lo studio identifica le principali cause dello spreco alimentare. Il 42% degli italiani dichiara di dover gettare via frutta e verdura perché si deteriorano rapidamente dopo essere state conservate in frigorifero. Un altro 37% sostiene di buttare il cibo perché è già vecchio al momento dell’acquisto. Un ulteriore elemento critico è l’abitudine dei consumatori: il 37% dimentica gli alimenti in frigorifero o nella dispensa, mentre solo il 23% pianifica i pasti settimanali. Inoltre, il 75% degli italiani non è in grado o non vuole riutilizzare gli avanzi in modo creativo.

Sì all’educazione alimentare

Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, sottolinea come l’aumento dello spreco alimentare sia preoccupante, soprattutto a causa della diminuzione della qualità dei prodotti acquistati, in particolare dalle fasce di popolazione a basso reddito. Secondo Segrè, è necessaria un’azione istituzionale per promuovere l’educazione alimentare, prendendo spunto dalle buone pratiche internazionali.

Si spreca si più al Sud e al Centro

Lo studio evidenzia anche significative differenze geografiche: il Sud e il Centro Italia sono le aree più colpite dallo spreco, con il 9% in più rispetto alla media nazionale. In queste regioni si sprecano rispettivamente 747 e 744 grammi di cibo a settimana, mentre il Nord risulta più virtuoso, con un valore inferiore del 11% rispetto alla media nazionale.

Perchè Dubai è la città preferita dagli Executive Nomad?

Per il secondo anno consecutivo Dubai è in testa alla classifica delle 25 destinazioni globali più adatte ai professionisti che lavorano a distanza per lunghi periodi, i nomadi digitali, in particolare, gli executive.
Lo conferma l’ultima edizione del Savills Executive Nomad Index, che vede salire al secondo posto un’altra città degli Emirati Arabi Uniti, la capitale Abu Dhabi, in quarta posizione nel 2023. 

Insomma, gli Emirati dominano la graduatoria dei luoghi ideali per i nomadi digitali. 
“Dubai e Abu Dhabi sono particolarmente interessanti per gli executive nomad – spiega Andrew Cummings, Head of Residential Agency – Middle East di Savills-, perché offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere a livello personale e professionali”.

La connettività aerea è un vantaggio significativo

Sebbene Dubai e Abu Dhabi siano rinomate per le loro attrazioni turistiche e hotel di lusso, offrono molto di più. “Abbiamo assistito a un forte impegno nel creare un ambiente imprenditoriale dinamico, con numerose opportunità per crescere, costruire reti e stabilire connessioni durature”, aggiunge Cummings.

Ma rispetto alla capitale, Dubai ha un vantaggio significativo nella connettività aerea. Il Dubai International, l’aeroporto principale della città, è infatti il più trafficato al mondo per passeggeri internazionali. E con l’annunciata espansione dell’aeroporto Al Makhtoum, una volta completati i lavori Dubai ospiterà anche il più grande scalo del pianeta.

Il luogo ideale per i professionisti che si spostano con la famiglia

La figura del nomade digitale più diffusa è rappresentata dal giovane viaggiatore con zaino in spalla, ma gli executive nomad tendono ad avere un’età più avanzata, ed è più probabile che si spostino con la famiglia al seguito.

“Ciò aumenta l’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita, come sicurezza e accesso a servizi sanitari ed educativi – spiega Kelcie Sellers, Associate Director di Savills World Research -. Per questi professionisti, sia il networking di persona sia la connettività digitale sono essenziali”.
Inoltre, gli executive nomad danno molta importanza a spazi ampi e alla prossimità dei servizi.

Nella top 10 primeggiano le città costiere

“Nell’ultimo anno – continua Sellers -, gli affitti nelle 25 località monitorate dall’indice Savills sono aumentati in media del 5%, con alcune città che hanno registrato aumenti superiori al 15%”.

In generale, sono le città costiere a primeggiare nella top 10, con Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°).
Tra i nuovi ingressi nella classifica 2024 figurano poi l’isola caraibica di Grenada (11°), Bali (12°) e la capitale costaricana San José, prima destinazione centroamericana a essere inclusa nell’indice Savills, al 13° posto, l’italiana Palermo (22°) e Città del Capo (17°).
Il capoluogo siciliano, ricco di storia e cultura, offre infatti il mercato degli affitti di lusso più conveniente in Italia, con canoni fino al 70% inferiori rispetto a Firenze. Mentre Città del Capo beneficerà del programma di Digital Nomad Visa, introdotto dal Sudafrica nel maggio 2024.

Credito al consumo, qual è l’impatto delle frodi?

Le frodi basate sul furto di identità rimangono una seria minaccia per il settore del credito, specialmente per il credito al consumo. Secondo i dati dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie per il 2023, lo scorso anno sono stati registrati oltre 32.400 casi in Italia, con un importo medio per frode di 4.666 euro.

Dati allarmanti sulle frodi creditizie

Nonostante il numero di casi sia leggermente diminuito rispetto all’anno precedente (-5,4%), il valore economico complessivo è aumentato del +14,5%, superando i 151 milioni di euro. L’importo medio frodato ha registrato un incremento del +21,1%, evidenziando un impatto finanziario maggiore per le vittime.

“I dati riportati dal nostro Osservatorio confermano la necessità di un impegno congiunto su più fronti per contrastare efficacemente le frodi creditizie basate sul furto di identità,” afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF. “Rafforzare l’educazione finanziaria è un elemento chiave nella lotta alle frodi creditizie.”

Crescono gli importi delle transazioni fraudolente  

L’importo medio delle transazioni fraudolente è in crescita. L’Osservatorio CRIF – Mister Credit rileva una contrazione del -25,8% nei casi di frode con importi inferiori ai 1.500 euro. Tuttavia, si registra un aumento del +12,9% delle frodi tra i 1.500 e i 3.000 euro, del +46,7% tra i 5.000 e i 10.000 euro, e del +28,6% per importi superiori ai 20.000 euro.

Questi dati mostrano un cambiamento nelle strategie dei frodatori, che puntano a colpi di maggiore entità, utilizzando tecniche di attacco sempre più sofisticate.

Tipologie di finanziamento più colpite

I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi sono la categoria di finanziamento più esposta alle frodi, con una quota del 45,3% sul totale dei casi nel 2023. L’aumento dei casi di frode su prestiti finalizzati è del +18,2% rispetto all’anno precedente. I prestiti personali vedono un incremento del +14% delle frodi, con un importo medio delle frodi di oltre 13.500 euro.

Beni acquistati dai malfattori 

Gli elettrodomestici rimangono la categoria di beni più ambita dai frodatori, con una quota del 26,4% dei casi analizzati. Le frodi nel comparto auto-moto sono aumentate del +29,4%, mentre le frodi nel comparto dei consumi (inclusi abbigliamento sportivo e beni di lusso) sono cresciute del +68,4%.

Profilo delle vittime

L’aumento più significativo delle frodi è registrato tra gli ultrasessantenni (+9,7%), mentre si osserva un calo tra gli under 30 (-12,1%). La fascia dei 41-50 anni è la più colpita, con il 22,5% delle vittime. La distribuzione geografica mostra una maggiore concentrazione in Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio. 

Infine, una buona notizia: nel 2023, i tempi di scoperta delle frodi creditizie hanno registrato una contrazione. Il 39,1% dei casi viene scoperto nei primi 6 mesi e il 17,7% entro l’anno. Solo il 16,3% dei casi viene rilevato dopo oltre 5 anni.

Industria: l’incertezza frena consumi e investimenti

Il profilo declinante della produzione industriale evidenzia le difficoltà di una parte rilevante del nostro sistema imprenditoriale. Inoltre, il taglio dei tassi di riferimento da parte della BCE è stato inferiore alle attese. Pertanto le imprese italiane si devono confrontano con tassi d’interesse reali particolarmente elevati.

Secondo le stime di Confcommercio su dati Istat, a maggio si conferma anche la fragilità dei consumi, con una variazione dell’ICC sia rispetto al mese precedente sia rispetto a maggio 2023. Servizi e turismo potrebbero non bastare a rimettere in carreggiata la spesa.
Tra gli aspetti positivi, si confermano il miglioramento del mercato del lavoro e l’inflazione sotto controllo, con una variazione stimata per giugno dello 0,2% congiunturale e dello 0,9% su base annua.

Stime PIL: -0,1% congiunturale, 0,7% tendenziale

Si deve puntare tutto, quindi, sulla stabilità o l’ulteriore ridimensionamento, dell’inflazione, profilo che rafforzerebbe il potere d’acquisto del reddito da lavoro, e in un contesto privo di shock rilevanti sull’occupazione, consolidare un percorso di crescita dei consumi, con conseguente sostegno al PIL.

L’obiettivo di raggiungere una variazione del PIL all’1% o poco sopra richiede condizioni sempre più stringenti.
La stima per il secondo quarto dell’anno in corso è moderatamente negativa in termini congiunturali (-0,1%) e ancora allo 0,7% la variazione tendenziale. Questo stop potrebbe essere superato grazie ai servizi e al turismo in senso lato, trasporti, cultura, alloggio e ristorazione, a partire da luglio.

Riduzione dei consumi

A maggio 2024 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) evidenzia una riduzione dello -0,3% tendenziale. La flessione dell’ultimo mese è sintesi del permanere di dinamiche negative sul versante della domanda per i beni (-0,6% annuo) e i servizi (-0,2%).

In questo contesto, i comportamenti delle famiglie sembrano indicare una situazione in cui le dinamiche della domanda cominciano ad assumere toni meno emergenziali, peraltro indipendenti dalle festività variabili. Il settore automotive è tornato, dopo il rimbalzo del mese precedente, a mostrare una netta flessione (-10,8%). Su tale andamento potrebbe aver pesato anche l’attesa per l’avvio degli incentivi. Si confermano, invece, in territorio positivo trasporti aerei (+12,7%) e beni e servizi per le comunicazioni (+5,7%).

Prezzi al consumo: tendenze a breve termine

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo si stima per il mese di giugno 2024 una variazione dello 0,2% in termini congiunturali e una crescita dello 0,9% su base annua.
Prosegue il processo di rientro dell’inflazione sui beni alimentari, segmento che influenza in modo significativo la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, con un tasso di variazione dei prezzi su base annua che a giugno dovrebbe attestarsi al 2,1%.

Nella media del 2024 si consolida quindi l’ipotesi di una variazione dei prezzi al consumo prossima all’1%. Nella seconda parte dell’anno, il permanere di tassi di variazione dei prezzi contenuti potrebbe favorire un miglioramento della domanda, rendendo meno complicato il raggiungimento di una crescita dell’economia prossima all’1%.

Perchè l’Italia non è un Paese per genitori?

Negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità. Tuttavia, spesso questa collaborazione manca. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni e lasciati spesso soli, il 77% dei genitori vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli. Tanto che l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

In cerca di sostegno

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono mamme, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Gestione del sonno e della rabbia

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25.4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Desiderare tempo per sé senza sensi di colpa

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli., ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.

Animali da compagnia, presenti in 1 casa su 4 

Mai senza Micio e Fido. In Italia, la presenza di animali da compagnia nelle case italiane è ormai una realtà consolidata. Gli amici a quattro zampe sono diventati veri e propri membri del nucleo familiare, ricevendo attenzioni e cure quotidiane. La maggior parte degli animali domestici viene salvata dalla strada o adottata in canili e gattili. Gli italiani, dunque, manifestano tutto il loro amore per i pet. Ma c’è di più: i nostri connazionali si dichiarano perlopiù contrari alla caccia, alla vivisezione, agli animali nei circhi e all’allevamento per produrre pellicce. 

E’ aumentato il numero di proprietari di animali

In Italia, quasi una casa su quattro ospita almeno un animale da compagnia, con una percentuale del 37,3%, in aumento del 4,6% rispetto al 2023. Tra coloro che accolgono un animale, il 41,8% possiede un cane e il 37,7% un gatto. Le spese mensili per la cura e il mantenimento degli animali variano: il 20,3% dei proprietari spende meno di 30 euro al mese, mentre circa il 60% spende tra i 30 e i 100 euro. Dal 2015, è diminuita la percentuale di chi riesce a spendere meno di 30 euro o tra i 30 e i 50 euro al mese. Sono alcuni dei dati contenuti nel 36 Rapporto Italia di Eurispes. 

Le modalità di adozione 

Gli animali domestici vengono perlopiù salvati dalla strada o adottati da canili e gattili, con una percentuale del 39,7%. Un quarto dei proprietari (25%) acquista il proprio animale in negozi o allevamenti, mentre un altro 20,8% riceve l’animale in regalo. In questo apparente idillio, però, non mancano le criticità: sono legate soprattutto ai costi da sostenere per gestire al meglio gli animali. E, di questi tempi, per alcuni proprietari rappresentano un problema. 

Quando costa troppo 

Il 14% dei proprietari ha considerato l’idea di dare in affido il proprio animale a causa di difficoltà economiche, ma non ha proceduto in tal senso. Il 7,1% ha invece dovuto prendere questa difficile decisione. Un altro 13,9% ha pensato di dare in affido l’animale per difficoltà di gestione o incompatibilità con la famiglia, ma non l’ha fatto, mentre il 6,5% ha dovuto optare per l’affido ad altri. Inoltre, il 20% ha rinunciato ad avere altri animali a causa di difficoltà economiche, e il 29,2% per difficoltà di gestione.

Le posizioni etiche degli italiani

Per quanto riguarda i temi etici legati agli animali, gli italiani continuano a dire “no” alla vivisezione (76,6%), alla caccia (72,9%), alla produzione e all’uso delle pellicce (78,3%) e all’utilizzo degli animali nei circhi (78,1%). Queste posizioni evidenziano un forte impegno etico e morale verso il benessere degli animali, riflettendo una sensibilità crescente nella società italiana.

Elezioni UE: il declassamento sociale minaccia i cittadini europei

Quindici anni fa all’Unione europea a 27 Stati era riferibile una quota del Pil del mondo pari al 17,7% del totale. Oggi la percentuale si è ridotta al 14,5%, a vantaggio soprattutto dei Paesi asiatici.
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha conosciuto un progressivo ridimensionamento del proprio peso demografico ed economico (quindi politico) sul piano internazionale.

Secondo il report del Censis ‘Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto’, un terzo dei cittadini europei si sente minacciato dal declassamento sociale.
Se sono 359 milioni gli elettori che a giugno 2024 andranno al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, quale Europa, e che Italia, si recherà alle urne?

Un continente che conta meno 

Con la crisi del 2008 è cominciato il lungo ciclo del declassamento storico e sociale europeo. Molti cittadini si sono persi nelle pieghe della deindustrializzazione di tanti territori, di cui 4 su 10 sono italiani (39,1%). Sono poi 75 le regioni e le province dei Paesi in cui si è verificata una variazione negativa del reddito disponibile netto pro-capite, e 151 milioni di cittadini (34% della popolazione europea, 121 milioni di elettori) hanno subito una flessione del tenore di vita familiare.

I dati più preoccupanti riguardano l’Attica in Grecia (-35,6% reddito pro-capite vs 2007), ma questo avviene anche in alcune regioni italiane (Lazio,-16,0%, Umbria -14,7%, Provincia autonoma di Trento -14,6%) Toscana -14,6%). 

Si allarga la forbice sociale interna agli Stati

In quindici anni si sono accentuate forti disomogeneità sociali nei diversi contesti territoriali all’interno dei singoli Stati, che possono minare la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, in Irlanda si osserva l’oscillazione vertiginosa tra i 36.556 euro di Pil pro-capite del Northern and Western (-55,4% vs media nazionale) e i 99.750 euro del Southern (+21,8%).
La regione irlandese con il Pil pro-capite più alto dell’Unione registra un valore pari a 7 volte quello della regione bulgara con il valore più basso della Ue.

In Italia si oscilla dal valore minimo del Pil pro-capite della Calabria (-40,9% vs dato medio nazionale) al valore massimo di Bolzano (+65,4%), e sono 6 le regioni italiane in cui ancora si misura un Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto, inferiore alla soglia del 75% del valore medio europeo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Molise).

Sempre più astenuti e sfiduciati

Il tasso di astensionismo alle ultime elezioni europee del 2019 si è attestato al 49,3% nella media dell’Unione.
In Italia la tendenza all’astensionismo elettorale, intensa e prolungata nel tempo, mostra dati più allarmanti alle votazioni europee (45,5% astenuti nel 2019) rispetto alle elezioni politiche (36,1% astenuti nel 2022). D’altronde, oggi solo il 49% degli italiani ha fiducia nel Parlamento europeo, il 46% nella Commissione europea.

Il declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008 si manifesta nel malessere dei perdenti e nella percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere. E può insidiare gli stessi meccanismi di funzionamento delle democrazie liberali.

Ponti di primavera, 14 milioni di italiani in viaggio

Con la primavera inizia ufficialmente la stagione dei viaggi, anche quelli brevi di una manciata di giorni. La voglia di partire degli italiani si è infatti esplicitata in occasione dei ponti festivi. Molti nostri connazionali, senza la necessità di cercare luoghi esotici, hanno preferito destinazioni vicine, privilegiando il relax, le belle passeggiate e la scoperta di località ricche di arte, così come il mare e la montagna. Questo spirito ha guidato circa 13,9 milioni di italiani a viaggiare tra il 25 aprile e il primo maggio, rispettivamente Anniversario della Liberazione e Festa dei Lavoratori.

In particolare, 4,1 milioni di persone approfittano di entrambe le festività, mentre 4,6 milioni partono solo per il 25 aprile e 5,2 milioni per il primo maggio. Il calendario di quest’anno, con la festa della Liberazione che cade di giovedì e quella dei Lavoratori di mercoledì, ha influenzato la programmazione dei viaggi.

Italia meta prediletta per la maggioranza dei viaggiatori

La stragrande maggioranza di coloro che hanno pianificato una vacanza ha scelto di rimanere in Italia, confermando un trend consolidato nel tempo. Solo una piccola parte ha optato per destinazioni all’estero. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha sottolineato l’affetto degli italiani per le strutture nazionali, con l’albergo in pole position come scelta di alloggio preferita.

L’indagine condotta da Tecnè ha coinvolto un campione di 5.013 italiani maggiorenni tra il 15 e il 18 aprile, confermando che il turismo interno è predominante. Per il 25 aprile, il 90,2% rimarrà in Italia, mentre il 9,8% opterà per l’estero. Le mete più gettonate sono il mare, le località d’arte e la montagna per chi resta in Italia, mentre le grandi capitali europee sono la scelta principale per chi viaggia all’estero.

L’albergo è la sistemazione preferita per i ponti fuori porta

Per entrambe le festività, l’albergo è l’alloggio preferito, con una durata media della vacanza di 4,3 giorni per il 25 aprile e 3,1 giorni per il primo maggio. La spesa media pro capite varia a seconda della destinazione e dell’estensione della vacanza, con una maggiore propensione alla spesa per chi opta per l’estero.

I motivi del viaggio? Voglia di relax e divertimento

La ricerca del relax e del divertimento sono le principali motivazioni per la vacanza, con attività come passeggiate, escursioni, eventi enogastronomici e visite culturali che caratterizzano il tempo libero dei viaggiatori. La maggioranza utilizza l’automobile come mezzo di trasporto.

Chi non parte lo fa per ragioni economiche

Complessivamente, 4,1 milioni di italiani sfruttano entrambi i ponti, con una spesa media pro capite più elevata per chi decide di viaggiare all’estero. Tra coloro che non partiranno, le principali ragioni sono di ordine economico, seguite da motivi familiari.