Turismo in Italia: a marzo 2025 spesi 3,2 miliardi dai visitatori stranieri

Nel solo mese di marzo 2025 la spesa dei turisti stranieri in Italia è stata pari a 3,2 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. La spesa media per viaggiatore ha raggiunto 930 euro, i settori a più alta intensità di spesa sono stati alloggio (42% del totale), ristorazione e alimentazione (26%), shopping e cultura (18%).
Nel medesimo periodo, la bilancia turistica ha registrato un avanzo di 600 milioni di euro. Cresce tuttavia anche il numero di italiani che hanno scelto l’estero come meta di viaggio (+8%).

Se il trend positivo incoming dovesse proseguire le stime per l’intero 2025 indicano un avanzo annuo superiore a 8 miliardi, con benefici diretti sull’occupazione, sul Pil e sull’intero indotto (trasporti, artigianato, produzioni locali).

Trainano la performance i visitatori provenienti da USA, Germania, Francia

Secondo i dati di ISTAT e Banca d’Italia i pernottamenti dei visitatori oltreconfine nel 2024 hanno superato 250 milioni, con una crescita del +6,8% rispetto al 2023, rappresentando oltre il 54,6% del totale nazionale.
A trainare la performance soprattutto i visitatori provenienti da USA, Germania e Francia.

Secondo quanto emerge dalle analisi, nel primo trimestre 2025 i flussi turistici mostrano dinamiche differenziate. Le presenze negli esercizi alberghieri sono diminuite del 1,8%, mentre le strutture extra-alberghiere hanno registrato un aumento del 3,5%.

Cresce la preferenza per le esperienze più autentiche

A gennaio, il fatturato dei servizi di alloggio e ristorazione ha segnato un lieve calo complessivo (-0,3%), ma il comparto degli alloggi è cresciuto del 4,4%. Parallelamente, i turisti mostrano una crescente preferenza per esperienze più autentiche, privilegiando borghi, turismo escursionistico, lento e sostenibile, oltre alle tradizionali città d’arte.

I borghi e le mete meno note, ma al contempo più autentiche e genuine, hanno giocato un ruolo fondamentale.
Sagre e feste di paese, infatti, già nel 2024 hanno registrato un incremento del +63,8% dell’affluenza rispetto al 2023, perlopiù da giovani (31%) e famiglie (45%).

Lazio primo per numero di pernottamenti

Il Centro-Italia ha registrato 130,5 milioni di notti e la spesa media più alta del Paese (820 euro per notte), con il Lazio a guida della classifica nazionale (22,8 milioni di arrivi, oltre 82 milioni di presenze), trainato dal Giubileo e dalla capitale.
Il Nord-Italia è primo invece per presenze turistiche, il 54% del totale, pari a circa 246,8 milioni di notti, con una spesa media per notte di 780 euro. Il Veneto, (21,3 milioni di arrivi, 81,7 milioni di presenze), si conferma una delle principali destinazioni, grazie a poli come Venezia e il Lago di Garda. 

Nel Sud e nelle Isole, nonostante un calo dell’1,5% delle presenze rispetto al 2023, la stagione estiva 2024 ha registrato un tasso di occupazione dell’82%, il più alto d’Italia, insieme alle mete balneari. In forte crescita Napoli, che nel 2025 dovrebbe raggiungere 18 milioni di visitatori, +4,5 milioni rispetto al 2023.

Il sales del futuro punta su strategia, consulenza e attenzione al cliente

Per il comparto dei servizi il 2025 è un anno di grande fermento, spinto dall’innovazione tecnologica e dal cambiamento delle esigenze dei clienti.
Secondo i dati elaborati da Hunters Group, nell’ultimo anno le richieste per i professionisti della vendita, società di ricerca e selezione di personale qualificato sono cresciute del 12%.

“In questo scenario le figure commerciali stanno assumendo un ruolo sempre più centrale – spiega Davide Cambianica, manager della divisione sales & marketing di Hunters Group -: le aziende, infatti, non cercano più semplici venditori, ma professionisti capaci di proporre soluzioni, costruire relazioni durature, comprendere le dinamiche di mercato e orientare il cliente in un contesto spesso altamente competitivo”.

La selezione di figure commerciali è cruciale per le aziende

Si tratta di profili che devono unire competenze specialistiche e capacità trasversali.
“Serve visione strategica, ascolto, adattabilità, ma anche la capacità di dialogare con interlocutori diversi e promuovere servizi che spesso richiedono un elevato grado di personalizzazione – aggiunge Cambianica -. È proprio in questi contesti che la ricerca e selezione di figure commerciali diventa un passaggio cruciale per le aziende che vogliono fare la differenza sul mercato e generare vero valore”.

Il sales di successo è un consulente capace di interpretare i dati e in grado di parlare con marketing e operations. Il professionista sales del futuro deve saper ascoltare, analizzare, proporre soluzioni e creare relazioni di fiducia.

La combinazione vincente di competenze tecniche e soft skill

In un momento storico ricco di sfide come quello attuale, si deve ‘vendere con’ e non ‘vendere a’. Questo è possibile grazie a una profonda conoscenza del mercato e dei clienti, e alla collaborazione con tutta l’organizzazione.
Serve infatti una combinazione di competenze tecniche e soft skill, negoziazione, empatia, resilienza, orientamento al risultato. Ma anche spirito di squadra, ascolto attivo e capacità di apprendere in continuazione.

Il sales del  futuro legge i numeri, interpreta KPI e metriche e orienta le proprie azioni per ottenere i risultati migliori.
Non è un caso che nel 2025 le figure commerciali più richieste in Italia si concentrino su competenze digitali avanzate, marketing strategico e gestione delle vendite in ambito tecnologico.

Le tre figure più richieste

Le prime tre posizioni sono occupate da e-commerce manager, technical sales specialist e marketing and communication specialist.
Con l’espansione del commercio online, l’e-commerce manager è fondamentale per gestire piattaforme di vendita digitali, sviluppare strategie di marketing online e ottimizzare l’esperienza utente.

Il technical sales specialist, un professionista con competenze tecniche e commerciali in grado di vendere prodotti e servizi complessi, combina conoscenze tecniche con abilità di vendita. Una figura sempre più richiesta per la vendita di prodotti e servizi complessi.
Il marketing and communication specialist è invece uno specialista fondamentale per gran parte delle aziende, poiché in grado di sviluppare e implementare strategie comunicative per promuovere prodotti, servizi e l’immagine dell’azienda.

I giovani vanno a lavorare all’estero, ma poi sono pronti a tornare in Italia

Non si tratta solo di ottenere salari più competitivi (91,5%): i giovani italiani scelgono di andare all’estero anche per trovare valorizzazione del merito (78%), reali opportunità di crescita professionale (71,2%) e una maggiore cultura manageriale nelle imprese (42,9%).

I giovani partono per formarsi, crescere e sperimentare nuovi contesti professionali, ma due giovani su tre considerano possibile un ritorno in Italia, a patto che si creino condizioni più favorevoli. 
Secondo i risultati del dossier realizzato dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo Giovani all’estero: tra opportunità di lavoro e voglia di crescita, la mobilità giovanile all’estero è in aumento. Ma è sempre più consapevole, progettuale, e spesso temporanea.

In dieci anni +107,2% “fughe” dall’Italia

Nel 2024, secondo i dati Istat diffusi ad aprile 2025, oltre 93.000 giovani tra 18 e 39 anni hanno trasferito la propria residenza all’estero, segnando un incremento del 107,2% rispetto al 2014 (45.000).

Nello stesso anno, però, sono rientrati quasi 22.00 giovani italiani su un totale di quasi 53.000 rientri, una cifra percentualmente in aumento rispetto al passato. Un dato che fotografa l’espansione di un fenomeno che, alla luce dei dati, non può più essere letto solo in termini di ‘fuga di cervelli’. Solo il 26,5% dei giovani intervistati ha indicato la mancanza di lavoro in Italia come motivo principale della partenza.
Più spesso a motivare la scelta sono il desiderio di fare un’esperienza diversa (40,5%), la disponibilità di una buona opportunità (22,5%) e la volontà di arricchire il proprio curriculum in chiave internazionale (18,5%).

Soddisfatti dell’esperienza, ma…

Si tratta di un fenomeno trasversale che interessa tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, e che riflette l’evoluzione di una generazione sempre più orientata verso carriere globali.
Ma vivere all’estero non sempre si traduce in un miglioramento della qualità della vita. L’indagine, condotta su un campione significativo di giovani italiani espatriati o rientrati negli ultimi cinque anni, evidenzia numerose criticità.

Sebbene il 57,9% si dichiari molto soddisfatto dell’esperienza fatta, solo il 19,4% valuta molto positivamente la qualità delle relazioni personali, il 21,4% esprime giudizi negativi sulla meritocrazia e il 64,8% segnala l’elevato costo della vita come fattore penalizzante.

Non basta trattenere i giovani, bisogna creare le condizioni per farli restare

“Oggi – commenta Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, come riferisce Adnkronos. – la sfida non è solo trattenere i giovani, ma creare le condizioni perché abbiano voglia di restare, o di tornare. È tempo di costruire un Paese in grado di competere e attrarre talento. Per riuscirci, dobbiamo continuare a investire sull’attrattività del sistema Italia: creando le condizioni per un lavoro sicuro e di qualità, accrescendo il potere di acquisto dei salari e aumentando i servizi per favorire la conciliazione vita/lavoro”

Profili green: le imprese ne richiedono 8 su 10, ma il 49,4% non è reperibile

Nel 2024, le competenze green sono ritenute necessarie con un grado elevato per il 42,9% dei profili ricercati dalle imprese. E oggi le competenze green interessano 8 assunzioni su 10, ma Il 49,4% è di difficile reperimento.
Nel 2024 la domanda di lavoratori con attitudine al risparmio energetico e formati alla sostenibilità ambientale è aumentata di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente, arrivando a oltre 4,4 milioni di assunzioni. L’80,6% del totale delle entrate programmate.

Lo evidenzia l’ultima edizione del volume ‘Le competenze green’, a cura del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzato in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne. Lo studio fa parte del Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Unione europea.

Dall’edilizia alla meccanica alle scienze economiche

L’attitudine green è necessaria per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali, ad esempio i tecnici delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 66,6% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (65,7%).
Ma non solo: questa competenza è decisiva ai fini dell’assunzione anche di tecnici meccanici (67,1%), specialisti in scienze economiche (66,4%), ingegneri energetici e meccanici (65,6%).

I risultati del Sistema Informativo Excelsior mostrano però che le difficoltà di reperimento delle imprese sono in costante aumento, e nel 2024 hanno riguardato il 47,8% del totale delle assunzioni programmate.
Inoltre, crescono all’intensificarsi dell’importanza con cui sono richieste le competenze green.

Risparmio energetico e sostenibilità ambientale: un’attitudine difficile da trovare

Quando è richiesta l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale si rileva una difficoltà di reperimento pari al 49,4% delle entrate, quota che arriva al 51,5% nel caso siano necessarie con elevato grado di importanza.

In particolare, il possesso dell’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale è considerata fondamentale per l’assunzione a prescindere dal livello di istruzione. Le richieste maggiori si osservano per il personale con una formazione tecnologica superiore, dove è necessaria per il 90,2% delle entrate con un titolo ITS Academy, ma la domanda rimane elevata anche per chi è in possesso di qualifica o diploma professionale (85,3%), laurea (84,3%) o diploma di livello secondario (82,7%).

I titoli di studio associati all’ambiente

Tra gli indirizzi di laurea cui è associata una più elevata domanda di attitudine green si evidenziano gli altri indirizzi di ingegneria, scienze biologiche e biotecnologie, ingegneria industriale, ingegneria civile e architettura, agrario, agroalimentare e zootecnico e scienze della terra.

Tra gli ITS sono più richieste le competenze green negli ambiti dell’energia, sistema casa e ambiente costruito, sistema moda, chimica e nuove tecnologie della vita.

Giovani sempre più soli: il doppio volto della rete 

In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, la solitudine sembra paradossalmente colpire sempre più persone. Tra i Millennial europei, oltre la metà – il 57% – dichiara di sentirsi sola, in modo più o meno marcato.

Le tradizionali occasioni di socialità, come l’ambiente lavorativo o gli incontri dal vivo, si sono ridotte, lasciando spazio a forme di relazione mediate dalla tecnologia.

Le community virtuali come rifugio emotivo

Molti giovani adulti cercano sollievo nelle piattaforme online, che diventano spazi di condivisione e confronto. Una ricerca condotta da Kaspersky, azienda specializzata nella sicurezza informatica, ha rivelato che in Italia circa un quarto dei Millennial considera positiva l’influenza delle community digitali sulla propria salute mentale.

Partecipare a gruppi virtuali può aiutare a sentirsi parte di una rete, offrendo ascolto, supporto e stimoli creativi.

Tra benefici e pericoli nascosti

Nonostante i risvolti positivi, l’ambiente online può anche rivelarsi insidioso. Il 42% dei giovani italiani trascorre almeno tre ore al giorno attivamente coinvolto in piattaforme come forum, social network o giochi online. Se da un lato ciò alimenta la possibilità di creare legami, dall’altro aumenta l’esposizione a dinamiche poco autentiche e potenzialmente dannose.

Il 66% degli intervistati afferma di aver incontrato persone che hanno fornito informazioni false su se stesse, un dato che solleva preoccupazioni in merito alla fiducia e alla trasparenza delle relazioni digitali.

Un uso consapevole per evitare effetti collaterali

Non mancano gli effetti negativi: l’8% degli intervistati ha riconosciuto un peggioramento del proprio benessere emotivo a causa della partecipazione alle community online.

Inoltre, un numero crescente di utenti ammette di aver modificato la propria identità o di aver assunto una falsa personalità sui social media, alimentando così un ciclo di relazioni basate su inganni o illusioni.

Equilibrio e protezione: le parole chiave per relazioni sane

Secondo Marc Rivero, esperto di sicurezza informatica per Kaspersky, l’accesso a queste piattaforme dovrebbe essere accompagnato da attenzione e senso critico.

È essenziale prestare cura a ciò che si condivide, evitare l’esposizione di informazioni troppo personali e mantenere un atteggiamento vigile nei confronti di possibili truffe, manipolazioni e comportamenti dannosi.

Il valore delle connessioni autentiche

Le interazioni digitali fanno ormai parte integrante della vita quotidiana dei Millennial. Tuttavia, per mantenere un rapporto sano con la rete, è importante riconoscere i limiti delle relazioni virtuali e promuovere un uso equilibrato delle piattaforme.

La connessione può essere una risorsa preziosa, ma solo se utilizzata con consapevolezza, attenzione e rispetto di sé e degli altri.

Gender Equality, quali sono le differenze tra percezione e realtà?

Come ogni anno, il WIN – Worldwide Independent Network of Market Research, in collaborazione con BVA Doxa per l’Italia, ha condotto un’indagine sulla parità di genere, coinvolgendo quasi 35.000 persone in 39 paesi.

I risultati delineano un panorama complesso e spesso contraddittorio: anche se il 65% delle donne a livello globale ritiene che oggi sia stata raggiunta la parità, il 75% continua ad occuparsi prevalentemente delle faccende domestiche.

Percezione vs realtà

Dal 2019, questa ricerca monitora i progressi compiuti in diversi ambiti: familiare, politico e lavorativo. La percezione della parità appare stabile tra le diverse fasce d’età, con variazioni minime per la sfera domestica (1%) e quella politica (2%). Tuttavia, emerge una differenza significativa in ambito lavorativo: mentre il 63% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene che la parità sia stata raggiunta, la percentuale scende al 50% tra gli over 65.

Nonostante queste percezioni, l’analisi statistica mostra una correlazione quasi nulla tra la convinzione di uguaglianza e la reale suddivisione delle responsabilità domestiche. In altre parole, ritenere che la parità sia stata raggiunta non significa che nella quotidianità uomini e donne si dividano equamente i compiti.

Cosa cambia fra Paese e Paese 

A livello internazionale ci sono situazioni molto diverse. In Giappone, dove la percezione di uguaglianza è tra le più basse, vi è una coerenza con la reale distribuzione delle faccende domestiche. Al contrario, in paesi come Pakistan, Indonesia e Vietnam, nonostante un’alta percezione di uguaglianza, nei lavori domestici resistono forti squilibri.

Caso opposto quello della Polonia, dove si registra una minore fiducia nella parità di genere, ma una distribuzione più equa delle responsabilità domestiche. Questi dati sottolineano l’importanza di considerare fattori culturali, economici e storici nella valutazione della parità.

La situazione in Italia

Anche in Italia si evidenzia un contrasto tra percezione e realtà. Il 59% degli italiani crede che la parità sia stata raggiunta in famiglia, senza differenze significative tra uomini e donne. Però, l’analisi mostra uno squilibrio più marcato nella distribuzione dei compiti domestici: il 63% delle donne si occupa del bucato contro il 30% degli uomini, il 79% rifà il letto rispetto al 52% dei partner maschi, e il 61% si occupa di riordinare la casa contro il 34% degli uomini. L’unico ambito in cui si registra una parità effettiva è la spesa, gestita equamente al 50%.

Sul fronte lavorativo e politico, solo il 38% degli italiani ritiene che sia stata raggiunta la parità. In questo caso emerge una netta differenza di genere: il 66% delle donne percepisce una decisa disparità, contro una percentuale più bassa tra gli uomini (50-51%).

Per avere un quadro generale, è bene sapere che in Italiail 17% delle donne intervistate dichiara di aver subito violenza fisica o psicologica nell’ultimo anno. Questo dato colloca il paese al quattordicesimo posto su 39 per numero di casi. Una posizione preoccupante, che evidenzia la necessità di misure più incisive per la tutela delle donne e la promozione della parità di genere in ogni ambito della società.

Migliorano i dati su molestie e violenza

A livello globale, la percentuale di donne che ha subito violenza fisica o psicologica nell’ultimo anno è scesa dal 20% del 2024 al 14% del 2025. Anche le molestie sessuali sono diminuite, passando dal 10% al 7%. Ma questi dati sono influenzati dalla partecipazione nella ricerca di paesi con tassi di violenza disomogenei. In Turchia, ad esempio, le segnalazioni di violenza sono aumentate dal 13% al 18%, mentre in Brasile la riapertura del Ministero per le Donne ha contribuito a una significativa riduzione dei casi.

In questo ambito, l’America Latina si conferma una delle aree più problematiche: l’Argentina registra il tasso più alto di violenza (39%), mentre il Messico totalizza il podio per numero di molestie sessuali (28%).

Bilanciare lavoro e vita privata: cos’è la ‘sindrome da corridoio’?

I confini tra ufficio e casa si assottigliano sempre di più, generando un effetto osmotico tra tensioni professionali e problemi personali. Questo fenomeno, definito “sindrome da corridoio” dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, colpisce tre milioni di lavoratori italiani, con ripercussioni su benessere mentale e produttività.

Quando il lavoro entra nel privato (e viceversa)

Il 36,1% dei lavoratori si porta a casa le preoccupazioni dell’ufficio, con effetti negativi su famiglia e amicizie. Al contrario, il 25,7% fatica a concentrarsi a causa di problemi personali. I giovani sono i più esposti: il 41% non riesce a “spegnere” il lavoro, mentre il 22,7% si lascia condizionare dalla vita privata anche in azienda.

Questa continua sovrapposizione tra le due sfere ha conseguenze pesanti: il 31,8% dei lavoratori ha sperimentato burnout, con picchi del 47,7% tra gli under 35. L’ansia da lavoro colpisce il 73% degli occupati, mentre il 75,9% si sente sopraffatto dalle responsabilità quotidiane.

La ricerca di un benessere sostenibile

Lavorare non significa solo guadagnarsi da vivere: per l’83,4% degli italiani, il proprio impiego dovrebbe contribuire al benessere generale. Il bisogno di equilibrio è particolarmente sentito tra gli over 55 (88,4%), ma coinvolge anche i più giovani (75%).

Cosa serve per migliorare la qualità della vita lavorativa? Il 94,6% degli intervistati indica l’importanza di un clima aziendale positivo, seguito dalla possibilità di gestire il proprio lavoro in autonomia (93,1%). Flessibilità oraria e bilanciamento vita-lavoro sono altrettanto cruciali, rispettivamente per il 91,6% e il 92,2% dei lavoratori.

Più tempo, meno stress

Se c’è una cosa che i lavoratori chiedono a gran voce, è il tempo. L’89,4% vorrebbe averne di più per sé, l’86,2% per la famiglia e il 78,9% per fare sport. Persino il riposo è diventato un lusso: il 79% sente il bisogno di più momenti per ricaricare le energie.

Eppure, molte aziende faticano a recepire queste esigenze. Il 67,3% dei lavoratori si sente poco supportato dal datore di lavoro, mentre il 68,5% denuncia un ambiente aziendale insensibile alla salute mentale.

Le imprese sono pronte al cambiamento?

Le aziende sono a un bivio: continuare a spingere sulla produttività o investire in un modello più sostenibile? Offrire un ambiente lavorativo più sano non è solo una scelta etica, ma anche strategica.

Come sottolinea Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, i lavoratori di oggi non sono più disposti a sacrificare il proprio benessere per la carriera. Il welfare aziendale non è più un extra, ma una necessità. Ora tocca alle imprese decidere se raccogliere la sfida.

Mutui: le rate scenderanno di 50 euro entro il 2025?

Per la prima volta nel 2025 la BCE dovrebbe tagliare il costo del denaro. Se confermato durante la riunione del 30 gennaio, questo sarebbe il quinto taglio consecutivo ai tassi d’interesse nonché il primo di una serie di interventi previsti per l’anno in corso.

Analizzando i Futures sugli Euribor aggiornati al 20 gennaio 2025, gli indici dovrebbero continuare a scendere almeno per tutto il primo semestre dell’anno, per poi rallentare la corsa al ribasso nella seconda parte.
Secondo le previsioni di Facile.it e Mutui.it, se l’Eurotower dovesse ridurre gli indici di 25 punti base, nei prossimi mesi la rata di un finanziamento variabile standard per l’acquisto della casa potrebbe scendere di circa 17 euro, passando dagli attuali 666 euro a 649 euro. In un anno, il risparmio complessivo sulla rata si avvicinerebbe a 50 euro.

Tassi variabili in calo continuo

A giugno 2025 l’Euribor a 3 mesi dovrebbe arrivare al 2,22%, scendendo sotto la soglia del 2,10% entro la fine dell’anno.

Se queste previsioni fossero corrette, la rata del mutuo standard preso in esame calerebbe a 629 euro entro il primo semestre 2025, arrivando a sfiorare 620 euro a dicembre 2025, con un risparmio complessivo annuale sulla rata prossimo a 50 euro rispetto a oggi.
Se i variabili continuano a calare, sul fronte dei tassi fissi le ultime settimane sono state caratterizzate da un aumento dell’IRS, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che sulla scia di quelli americani, sta risentendo dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei.

Gli effetti delle elezioni americane

Sebbene insediato da poco, è evidente che i programmi politici ed economici del nuovo presidente degli Stati Uniti abbiano iniziato ad avere i loro effetti sui mercati americani ben prima dell’Inauguration day, con ricadute a cascata che potrebbero farsi sentire anche da noi, arrivando, potenzialmente, a colpire i tassi dei mutui italiani.

La buona notizia è che l’aumento dell’IRS si è trasmesso solo parzialmente sui tassi proposti alla clientela. Molti istituti di credito hanno deciso di assorbire parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi, consentendo di mantenere l’offerta su livelli competitivi.
Quindi, oggi i tassi fissi continuano a rimanere più convenienti rispetto ai variabili, anche se il gap si sta riducendo.

Il fisso conviene ancora

Secondo le simulazioni dei comparatori, le migliori offerte a tasso fisso disponibili online per un mutuo standard prevedono TAN a partire dal 2,48%, con una rata di 564 euro.
Per i variabili, invece, le migliori offerte partono da un TAN pari al 3,45%, con una rata iniziale di 620 euro.

“Nonostante l’andamento degli indici e la riduzione della distanza tra tassi variabili e fissi, questi ultimi rimangono ancora la soluzione più conveniente – spiegano gli esperti di Facile.it -. Il consiglio per chi oggi è alla ricerca di un mutuo, quindi, è di guardare alle offerte a tasso fisso, ricordando che esiste sempre la possibilità di surrogare, qualora le condizioni di mercato dovessero cambiare radicalmente”.

Lavorare d’inverno: +8,4% opportunità

Sono state 15.898 le offerte registrate tra ottobre e dicembre 2024, +8,4% rispetto all’anno precedente (14.660), guidate dai settori turismo e ristorazione e commercio (Ddo e retail).
Come emerge dall’Osservatorio professioni invernali 2024, condotto da InfoJobs, l’inverno 2024 si è confermato ricco di opportunità professionali.

La maggior parte delle offerte si è concentrata su contratti temporanei, una scelta strategica per affrontare i picchi di affluenza turistica e l’aumento delle vendite natalizie. Turismo e ristorazione hanno infatti registrato una crescita del 20% rispetto al 2023, passando da 2.269 a oltre 2.700 opportunità.
Un dato che riflette il crescente afflusso di turisti, attratti da località sciistiche e città italiane. E che conferma il ruolo centrale di questi comparti nel trainare l’espansione del mercato del lavoro invernale.

Commercio, Gdo e retail +6,4%

Allo stesso tempo, buon incremento anche per il settore commercio, Gdo e retail, che è passato da 12.391 offerte nel 2023 a 13.179 nel 2024, aumentando le opportunità lavorative del 6,4%.
Se invece si osserva il dettaglio del trimestre preso in considerazione si notano alcune particolarità. Il settore commercio, Gdo e retail è partito con slancio già a ottobre, registrando 5.868 offerte, il +10% rispetto al 2023,

Il mese di ottobre 2024 sembra infatti riflettere l’attenzione degli italiani verso le spese oculate, spinte anche dal ritorno delle promozioni autunnali, come il Black Friday, oltre al successo degli acquisti di Natale anticipati per evitare la corsa ai regali dell’ultimo minuto.

Il boom di novembre per la ristorazione

Novembre nel settore turismo e ristorazione ha registrato un vero boom: +26%, passando da 1.027 a 1.297 opportunità.
Un dato che sembra invertire il trend tradizionale, spostando a novembre una parte dell’attività che solitamente si concentra a dicembre.

Gli italiani, popolo che ama il buon cibo e il piacere della convivialità, hanno voluto anticipare le cene pre-natalizie con colleghi e amici, contribuendo così a sostenere il dinamismo del settore in un mese meno usuale per queste abitudini.

Le professioni più cercate

Per il settore turismo e ristorazione, le professioni più ricercate sono state cameriere, animatore turistico, barman, chef, addetto al catering.
Da segnalare anche altre figure, come pizzaiolo e lavapiatti.

Per commercio, Gdo e retail, le figure più ricercate per il periodo invernale sono state addetto vendite, responsabile di negozio, addetto alla macelleria, addetto alla cassa, addetto agli scaffali.
Altri ruoli chiave per la stagione invernale e il corretto flusso di approvvigionamento e vendita rilevate da InfoJobs, comprendono addetto alla pasticceria e magazziniere.

Artigianato, in Lombardia sono sempre di più gli imprenditori stranieri 

Il settore dell’artigianato è particolarmente dinamico nel nostro Paese, nonostante un calo delle imprese complessive. Il merito? Soprattutto degli imprenditori di origine straniera, che nell’ultimo decennio sono aumentati in maniera esponenziale. Attualmente superano le 200mila unità e rappresentano il 20% degli imprenditori individuali artigiani.

Diverso l’andamento per le imprese con titolari italiani: tra il 2014 e il 2024, sono invece diminuite del 14,6% (-133.242 unità), portando il bilancio complessivo a un deficit di quasi 100mila imprese.

Contributo delle regioni e settori più dinamici
Le imprese artigiane con titolari stranieri si concentrano soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, che insieme rappresentano quasi la metà del totale. Regioni come Campania, Calabria e Basilicata hanno mostrato tassi di crescita superiori al 40%, evidenziando una presenza sempre più radicata degli artigiani stranieri anche nel Sud Italia.

Il settore delle costruzioni è quello dominante, con quasi il 30% delle imprese artigiane a titolarità straniera (117mila unità nel 2024). Nei servizi alle imprese, la presenza straniera ha visto un aumento del 55%, superando le 14mila unità e raggiungendo il 27,8% del totale.

Evoluzione demografica e ruolo delle donne
Un elemento interessante riguarda l’età e il genere dei titolari stranieri. Gli imprenditori over 50 sono aumentati del 125,7% negli ultimi dieci anni, mentre tra gli over 70 l’incremento è stato del 223,5%. Anche la partecipazione femminile è cresciuta moltissimo: il rapporto Donne/Uomini è passato da 17,1 a 20,1, con un incremento più marcato nelle regioni del Nord.

Questo fenomeno riflette una crescente integrazione delle donne straniere nelle economie locali, specialmente nelle aree economicamente più avanzate del paese.

Paesi di origine e settori strategici
La metà degli imprenditori artigiani stranieri proviene da quattro Paesi principali. Nei settori delle costruzioni, i titolari sono prevalentemente romeni e albanesi (oltre 50mila unità complessive), mentre nei servizi prevalgono imprenditori cinesi ed egiziani, particolarmente attivi in trasporti e ristorazione.

Il futuro? Ancora in trasformazione
L’espansione dell’imprenditoria artigiana straniera non solo contribuisce al tessuto produttivo italiano, ma introduce nuove competenze e prospettive, rendendo il settore sempre più multiculturale e aperto alle sfide del ricambio generazionale e dell’innovazione.