Animali da compagnia, presenti in 1 casa su 4 

Mai senza Micio e Fido. In Italia, la presenza di animali da compagnia nelle case italiane è ormai una realtà consolidata. Gli amici a quattro zampe sono diventati veri e propri membri del nucleo familiare, ricevendo attenzioni e cure quotidiane. La maggior parte degli animali domestici viene salvata dalla strada o adottata in canili e gattili. Gli italiani, dunque, manifestano tutto il loro amore per i pet. Ma c’è di più: i nostri connazionali si dichiarano perlopiù contrari alla caccia, alla vivisezione, agli animali nei circhi e all’allevamento per produrre pellicce. 

E’ aumentato il numero di proprietari di animali

In Italia, quasi una casa su quattro ospita almeno un animale da compagnia, con una percentuale del 37,3%, in aumento del 4,6% rispetto al 2023. Tra coloro che accolgono un animale, il 41,8% possiede un cane e il 37,7% un gatto. Le spese mensili per la cura e il mantenimento degli animali variano: il 20,3% dei proprietari spende meno di 30 euro al mese, mentre circa il 60% spende tra i 30 e i 100 euro. Dal 2015, è diminuita la percentuale di chi riesce a spendere meno di 30 euro o tra i 30 e i 50 euro al mese. Sono alcuni dei dati contenuti nel 36 Rapporto Italia di Eurispes. 

Le modalità di adozione 

Gli animali domestici vengono perlopiù salvati dalla strada o adottati da canili e gattili, con una percentuale del 39,7%. Un quarto dei proprietari (25%) acquista il proprio animale in negozi o allevamenti, mentre un altro 20,8% riceve l’animale in regalo. In questo apparente idillio, però, non mancano le criticità: sono legate soprattutto ai costi da sostenere per gestire al meglio gli animali. E, di questi tempi, per alcuni proprietari rappresentano un problema. 

Quando costa troppo 

Il 14% dei proprietari ha considerato l’idea di dare in affido il proprio animale a causa di difficoltà economiche, ma non ha proceduto in tal senso. Il 7,1% ha invece dovuto prendere questa difficile decisione. Un altro 13,9% ha pensato di dare in affido l’animale per difficoltà di gestione o incompatibilità con la famiglia, ma non l’ha fatto, mentre il 6,5% ha dovuto optare per l’affido ad altri. Inoltre, il 20% ha rinunciato ad avere altri animali a causa di difficoltà economiche, e il 29,2% per difficoltà di gestione.

Le posizioni etiche degli italiani

Per quanto riguarda i temi etici legati agli animali, gli italiani continuano a dire “no” alla vivisezione (76,6%), alla caccia (72,9%), alla produzione e all’uso delle pellicce (78,3%) e all’utilizzo degli animali nei circhi (78,1%). Queste posizioni evidenziano un forte impegno etico e morale verso il benessere degli animali, riflettendo una sensibilità crescente nella società italiana.

Cyberattacchi prolungati: il vettore principale sono le relazioni di fiducia

Secondo il report Kaspersky Incident Response 2023, i cyberattacchi che persistono per più di un mese hanno costituito il 21,85% del totale, con un aumento del 5,55% rispetto al 2022.

Una tendenza significativa osservata negli attacchi prolungati è lo sfruttamento delle relazioni di fiducia. Oltre un quinto dei cyberattacchi di lunga durata ha infatti le relazioni di fiducia come uno dei principali vettori.
Le compromissioni basate sulle relazioni di fiducia non sono una novità, ma nel 2023 la loro frequenza è aumentata, rappresentando il 6,78% del numero totale di attacchi.

Serve almeno un mese per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione

Dal momento che questo metodo di attacco consente agli attori delle minacce di colpire più vittime grazie alla compromissione di una sola organizzazione, i team investigativi devono affrontare diverse sfide aggiuntive.
In primo luogo, le aziende inizialmente prese di mira non sempre riconoscono l’importanza di indagini approfondite e possono essere riluttanti a collaborare.

In secondo luogo, gli attacchi avviati attraverso relazioni di fiducia spesso richiedono più tempo per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione. Per questo motivo, il 50% di questi attacchi è durato più di un mese. Una percentuale simile di attacchi di durata superiore a un mese è stata registrata esclusivamente nell’ambito dei vettori insider e phishing.

Quando fidarsi diventa critico

“Le minacce alla sicurezza informatica sono in continua evoluzione e i nostri risultati sottolineano il ruolo critico della fiducia negli attacchi informatici – commenta Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Nel 2023, e per la prima volta negli ultimi anni, gli attacchi basati su relazioni di fiducia sono stati tra i tre vettori più utilizzati. La metà di questi incidenti è stata rilevata solo dopo la scoperta di una fuga di dati. Sfruttando le relazioni di fiducia, i criminali informatici possono prolungare gli attacchi e infiltrarsi nelle reti per periodi più lunghi con rischi significativi per le organizzazioni. È indispensabile che le aziende rimangano vigili e diano priorità alle misure di sicurezza per proteggersi da tattiche così sofisticate”.

I consigli per non cadere in trappola 

Per mitigare i rischi evidenziati nel report, Kaspersky consiglia di promuovere una cultura di consapevolezza della sicurezza tra i dipendenti e limitare l’accesso pubblico alle interfacce di gestione.

Inoltre, consiglia di applicare una policy a tolleranza zero per la gestione delle patch o implementare misure di compensazione per le applicazioni accessibili al pubblico. Ma è importante anche eseguire il backup dei dati critici per ridurre al minimo i danni e implementare robusti criteri per le password e l’autenticazione a più fattori.
E per migliorare la protezione delle aziende contro gli attacchi avanzati e rilevarli nelle fasi iniziali, è fondamentale adottare servizi di sicurezza gestiti.

Elezioni UE: il declassamento sociale minaccia i cittadini europei

Quindici anni fa all’Unione europea a 27 Stati era riferibile una quota del Pil del mondo pari al 17,7% del totale. Oggi la percentuale si è ridotta al 14,5%, a vantaggio soprattutto dei Paesi asiatici.
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha conosciuto un progressivo ridimensionamento del proprio peso demografico ed economico (quindi politico) sul piano internazionale.

Secondo il report del Censis ‘Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto’, un terzo dei cittadini europei si sente minacciato dal declassamento sociale.
Se sono 359 milioni gli elettori che a giugno 2024 andranno al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, quale Europa, e che Italia, si recherà alle urne?

Un continente che conta meno 

Con la crisi del 2008 è cominciato il lungo ciclo del declassamento storico e sociale europeo. Molti cittadini si sono persi nelle pieghe della deindustrializzazione di tanti territori, di cui 4 su 10 sono italiani (39,1%). Sono poi 75 le regioni e le province dei Paesi in cui si è verificata una variazione negativa del reddito disponibile netto pro-capite, e 151 milioni di cittadini (34% della popolazione europea, 121 milioni di elettori) hanno subito una flessione del tenore di vita familiare.

I dati più preoccupanti riguardano l’Attica in Grecia (-35,6% reddito pro-capite vs 2007), ma questo avviene anche in alcune regioni italiane (Lazio,-16,0%, Umbria -14,7%, Provincia autonoma di Trento -14,6%) Toscana -14,6%). 

Si allarga la forbice sociale interna agli Stati

In quindici anni si sono accentuate forti disomogeneità sociali nei diversi contesti territoriali all’interno dei singoli Stati, che possono minare la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, in Irlanda si osserva l’oscillazione vertiginosa tra i 36.556 euro di Pil pro-capite del Northern and Western (-55,4% vs media nazionale) e i 99.750 euro del Southern (+21,8%).
La regione irlandese con il Pil pro-capite più alto dell’Unione registra un valore pari a 7 volte quello della regione bulgara con il valore più basso della Ue.

In Italia si oscilla dal valore minimo del Pil pro-capite della Calabria (-40,9% vs dato medio nazionale) al valore massimo di Bolzano (+65,4%), e sono 6 le regioni italiane in cui ancora si misura un Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto, inferiore alla soglia del 75% del valore medio europeo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Molise).

Sempre più astenuti e sfiduciati

Il tasso di astensionismo alle ultime elezioni europee del 2019 si è attestato al 49,3% nella media dell’Unione.
In Italia la tendenza all’astensionismo elettorale, intensa e prolungata nel tempo, mostra dati più allarmanti alle votazioni europee (45,5% astenuti nel 2019) rispetto alle elezioni politiche (36,1% astenuti nel 2022). D’altronde, oggi solo il 49% degli italiani ha fiducia nel Parlamento europeo, il 46% nella Commissione europea.

Il declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008 si manifesta nel malessere dei perdenti e nella percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere. E può insidiare gli stessi meccanismi di funzionamento delle democrazie liberali.

Ponti di primavera, 14 milioni di italiani in viaggio

Con la primavera inizia ufficialmente la stagione dei viaggi, anche quelli brevi di una manciata di giorni. La voglia di partire degli italiani si è infatti esplicitata in occasione dei ponti festivi. Molti nostri connazionali, senza la necessità di cercare luoghi esotici, hanno preferito destinazioni vicine, privilegiando il relax, le belle passeggiate e la scoperta di località ricche di arte, così come il mare e la montagna. Questo spirito ha guidato circa 13,9 milioni di italiani a viaggiare tra il 25 aprile e il primo maggio, rispettivamente Anniversario della Liberazione e Festa dei Lavoratori.

In particolare, 4,1 milioni di persone approfittano di entrambe le festività, mentre 4,6 milioni partono solo per il 25 aprile e 5,2 milioni per il primo maggio. Il calendario di quest’anno, con la festa della Liberazione che cade di giovedì e quella dei Lavoratori di mercoledì, ha influenzato la programmazione dei viaggi.

Italia meta prediletta per la maggioranza dei viaggiatori

La stragrande maggioranza di coloro che hanno pianificato una vacanza ha scelto di rimanere in Italia, confermando un trend consolidato nel tempo. Solo una piccola parte ha optato per destinazioni all’estero. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha sottolineato l’affetto degli italiani per le strutture nazionali, con l’albergo in pole position come scelta di alloggio preferita.

L’indagine condotta da Tecnè ha coinvolto un campione di 5.013 italiani maggiorenni tra il 15 e il 18 aprile, confermando che il turismo interno è predominante. Per il 25 aprile, il 90,2% rimarrà in Italia, mentre il 9,8% opterà per l’estero. Le mete più gettonate sono il mare, le località d’arte e la montagna per chi resta in Italia, mentre le grandi capitali europee sono la scelta principale per chi viaggia all’estero.

L’albergo è la sistemazione preferita per i ponti fuori porta

Per entrambe le festività, l’albergo è l’alloggio preferito, con una durata media della vacanza di 4,3 giorni per il 25 aprile e 3,1 giorni per il primo maggio. La spesa media pro capite varia a seconda della destinazione e dell’estensione della vacanza, con una maggiore propensione alla spesa per chi opta per l’estero.

I motivi del viaggio? Voglia di relax e divertimento

La ricerca del relax e del divertimento sono le principali motivazioni per la vacanza, con attività come passeggiate, escursioni, eventi enogastronomici e visite culturali che caratterizzano il tempo libero dei viaggiatori. La maggioranza utilizza l’automobile come mezzo di trasporto.

Chi non parte lo fa per ragioni economiche

Complessivamente, 4,1 milioni di italiani sfruttano entrambi i ponti, con una spesa media pro capite più elevata per chi decide di viaggiare all’estero. Tra coloro che non partiranno, le principali ragioni sono di ordine economico, seguite da motivi familiari.

Cybersecurity: stop al data-stealing 

Nel 2023, sono stati compromessi da malware data-stealer circa 10 milioni di dispositivi personali e aziendali, +643% negli ultimi tre anni.
Secondo il Kaspersky Digital Footprint Intelligence, presentato in occasione del ‘Privacy Tour 2024’, i dati sui dispositivi infetti derivano dalle statistiche dei file di log dei malware infostealer attivamente scambiati nei mercati illeciti.

Sebbene il numero di file di log, quindi di infezioni, nel 2023 abbia subito un calo del -9% rispetto al 2022, questo non implica che la richiesta di login e password da parte dei criminali informatici sia diminuita. È, infatti, possibile che alcune credenziali compromesse siano state divulgate nel dark web nel corso del 2024, ed è probabile che il numero effettivo di infezioni sia ancora più alto, circa 16 milioni. 

Per ogni dispositivo infetto 50,9 credenziali rubate

La vendita di credenziali di accesso compromesse rappresenta una parte significativa del mercato del dark web.
In media i criminali informatici rubano 50,9 credenziali di accesso per ogni dispositivo infetto, utilizzandole per attacchi informatici, vendita o distribuzione gratuita sui forum del dark web e i canali shadow di Telegram.

Negli ultimi 5 anni 443.000 siti web in tutto il mondo hanno subito le violazioni delle credenziali.
Per quanto riguarda il numero di account compromessi da infostealer nel 2023, il dominio .com è al primo posto (quasi 326 milioni), mentre in Europa, il dominio .it, associato all’Italia, si classifica al terzo posto (4,2 milioni), dopo Francia (4,5) e Spagna (4,4).

L’accesso ad applicazioni AI

I dati per accedere alle infrastrutture aziendali sono molto diffusi sul dark web: tra gennaio 2022 e novembre 2023 si contano oltre 6.000 messaggi (+16% al mese).
Neanche la crescente diffusione di strumenti basati sull’AI non è passata inosservata ai cyber criminali e il furto di credenziali per i servizi AI è una tendenza in crescita.

Negli ultimi tre anni, sono state compromesse con malware info-stealer 1.160.000 credenziali di accesso all’applicazione Canva, uno strumento di progettazione grafica basato sull’AI.

Nel 2023 il numero di login e password trapelate è aumentato di quasi 33 volte

Anche OpenAI ha visto trapelare le credenziali degli utenti a causa di malware data-stealer. Quasi 668.000 credenziali per i servizi dell’azienda, tra cui ChatGPT, sono state compromesse tra il 2021 e 2023 e trovate su canali nascosti. In particolare, nell’ultimo anno il numero di login e password trapelate è aumentato di quasi 33 volte.

Il mercato del dark web per le credenziali può essere analizzato anche dal punto di vista della domanda di questi account, in particolare esaminando il numero di post in cui i criminali informatici offrono o cercano di acquistare file di log infostealer.
A marzo 2023, dopo il rilascio della quarta versione, la richiesta di account di ChatGPT da parte dei cyber criminali ha, registrato una crescita, stabilizzandosi allo stesso livello di altri servizi di AI.

Risorse idriche a rischio: -18% di acqua nel 2023

Lo segnalano i dati registrati da Ispra: nel 2023 la disponibilità di acqua in Italia si è ridotta del 18% rispetto alla media annua calcolata a partire dal 1951.
Nonostante questo, rispetto al 2022, si evidenzia una ripresa nella disponibilità di risorse idriche nel Paese.

Infatti, se nel 2023 la disponibilità di acqua stimata è stata pari a 112,4 miliardi di metri cubi, l’anno precedente aveva raggiunto un livello molto più contenuto, pari a 67 miliardi, il minimo storico dal 1951, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. E che corrisponde, inoltre, a circa la metà della disponibilità annua media del periodo 1951-2023.
In ogni caso, i dati confermano una tendenza negativa in atto da diversi anni.

Poca pioggia o troppa, e la temperatura sale

La riduzione registrata l’anno scorso è principalmente dovuta al deficit di precipitazioni, registrato soprattutto nei mesi di febbraio, marzo, settembre e dicembre, oltre a un aumento dei volumi idrici di evaporazione diretta dagli specchi d’acqua e dal terreno, frutto delle elevate temperature registrate in più occasioni nel corso dell’anno passato.

Al contrario, hanno reso meno evidente il calo dell’acqua disponibile le copiose precipitazioni avvenute a maggio, che hanno portato il livello a 49 miliardi di metri cubi d’acqua complessivi, contro una media del mese di circa 23 miliardi di metri cubi. Quantitativi di pioggia più che doppi rispetto alla media mensile, che però hanno causato danni in diverse regioni, basti ricordare l’alluvione in Emilia-Romagna.

Aumentano le aree soggette a siccità

Una delle tendenze del periodo 1951-2023 è l’aumento delle fasi di siccità estrema e prolungata, oltre alla maggiore percentuale di territorio soggetto a tale condizione.
Con riferimento al 2023 la siccità ha caratterizzato soprattutto i primi 4 mesi in quasi tutto il Paese, per altro proseguendo la lunga fase siccitosa che ha caratterizzato buona parte del 2022.

Nel proseguimento dell’anno scorso le cose sono migliorate in diverse aree, ma con alcune eccezioni. Attualmente, le condizioni di severità idrica riguardano in maniera elevata la Sicilia, con un livello di media gravità la Sardegna, di bassa intensità l’Appennino Centrale e Meridionale, mentre si registra uno stato di normalità per i distretti del Po, delle Alpi e dell’Appennino Settentrionale. 

Fiumi, laghi e corpi idrici sotterranei

Nella valutazione della disponibilità idrica è fondamentale l’analisi dei corpi idrici superficiali, come laghi e fiumi, e dei corpi idrici sotterranei.

Nel complesso le rilevazioni effettuate da Ispra nell’ambito del Piano di Gestione delle Acque del 2023 evidenziano come su un campione pari al 70% del totale dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il 14% delle acque superficiali risulta in miglioramento dal punto di vista ecologico, il 60% non subisce alcun deterioramento, il 16% invece peggiora il suo stato ecologico. La previsione per il 2027 vede però in miglioramento le condizioni del 63,5% dei corpi idrici attualmente considerati in stato non buono.

Stipendio: quanto conta per la soddisfazione al lavoro? 

Nel panorama lavorativo contemporaneo,  lo stipendio è il primo requisito nel determinare la soddisfazione e l’coinvolgimento dei dipendenti. Secondo recenti dati forniti dall’Adp (People at Work: Workforce View 2023), la maggioranza degli italiani considera la retribuzione l’aspetto più importante del lavoro. Dall’analisi emerge però che una considerevole percentuale di italiani si sente sottopagata, il che mina il coinvolgimento e la soddisfazione professionale.

Aspettative e sfide

E’ quindi normale, in un simile contesto, che sia in crescita la quota di dipendenti che si aspetta aumenti salariali. Questo perchè, come evidenziato prima, in molti settori professionali persiste la percezione di essere sottopagati. Un altro problema che fa scricchiolare il rapporto di fiducia fra lavoratori e datori di lavoro è rappresentato dagli errori nella retribuzione. 

La risposta delle aziende

Nonostante le sfide economiche dovute al momento contingente, molte aziende stanno cercando modi innovativi per soddisfare le esigenze dei dipendenti, anche attraverso incentivi non solo economici. Ad esempio, si sta sperimentando un potenziamento nella flessibilità nell’orario di lavoro, sempre più richiesta dai dipendenti, con un approccio ibrido che si dimostra particolarmente gradito.

Il lavoro da remoto offre infatti maggiori libertà, ma è necessario trovare un equilibrio che risponda alle esigenze di tutti gli attori coinvolti nel processo. Un’altra tendenza emergente è quella del crescente numero di lavoratori che considera l’opportunità di trasferirsi all’estero, pur continuando a lavorare per il proprio datore di lavoro.

Promozione della salute mentale 

I dipendenti riconoscono l’importanza di discutere apertamente della propria salute mentale, ma molti si sentono ancora poco supportati dai propri superiori e colleghi. Le aziende stanno implementando iniziative innovative per promuovere la salute mentale sul posto di lavoro, ma vi è ancora molto da fare per garantire un adeguato supporto.

Navigare l’incertezza del futuro

Il futuro del lavoro è caratterizzato dall’incertezza, ma i lavoratori mantengono un alto livello di soddisfazione e ottimismo per il futuro. Lo dimostra il fatto che i dipendenti continuano a investire nelle proprie competenze e ad adottare strategie per rendere le proprie carriere resilienti agli imprevisti.

Aspettative dei dipendenti

Nonostante le sfide, gli stipendi equi, la flessibilità e le opportunità di crescita rimangono le principali richieste dei dipendenti. In conclusione, è cruciale che i datori di lavoro prestino attenzione alle esigenze dei dipendenti e promuovano un ambiente di lavoro che favorisca la soddisfazione e l’coinvolgimento, al fine di navigare con successo le sfide future del mondo del lavoro.

Gender Equality: uguaglianza e sicurezza obiettivi sfidanti anche nel 2024

L’indagine annuale WIN World Survey, realizzata da WIN-Worldwide Independent Network of Market Research, di cui fa parte BVA Doxa come responsabile per l’Italia, viene realizzata ogni anno in occasione della giornata internazionale della donna dell’8 marzo.
I dati emersi sono il frutto della raccolta e analisi delle opinioni di circa 34mila persone in 39 Paesi.

Sicurezza, opportunità di carriera e stipendio, ma anche vite segnate da episodi di violenza fisica e psicologica, sono i principali punti sul tema della gender equality affrontati dall’edizione 2024 della ricerca.

Per le donne di tutto il mondo il percorso è ancora in salita

Le donne di tutto il mondo stanno ancora affrontando un percorso in salita per l’uguaglianza e la sicurezza. In particolare, i numeri relativi alla sicurezza sono decisamente critici in alcuni paesi del mondo. In Italia, ad esempio, la paura nel camminare la sera tardi nella propria zona viene dichiarata da 6 donne su 10.

E se in Europa, Italia (63%), Grecia (62%) e Irlanda (58%) riportano la percentuale più alta di donne che si sentono insicure, anche in Francia (54%) e nel Regno Unito (50%) la situazione è preoccupante.
Quelli sulla sicurezza sono dati che purtroppo pongono l’Italia all’ottavo posto nella classifica dei paesi percepiti più insicuri, preceduta solo da paesi del Centro/Sud America, come Cile (83%), Messico (81%), Ecuador (75%).

Atti di violenza: Italia al 14° posto 

Sempre in Italia 1 donna su 5 (20%) ha subito qualche forma di violenza fisica o psicologica nel corso del 2023. Il dato aumenta fra le più giovani, con il 31% nella fascia d’età 18-24 anni, e fra le residenti nelle regioni del Nord-Ovest (28%).

Nella classifica globale dei paesi col maggior tasso di violenza sulle donne (dominata dalla Nigeria, con uno spaventoso 74%) l’Italia è al quattordicesimo posto (20%), fra i 39 paesi coinvolti. La Grecia è al quarto posto (31%).
Il 7% delle donne italiane dichiara di aver subito molestie sessuali durante l’ultimo anno. Emergono differenze secondo le fasce d’età (12% fra 18-44 anni vs 2% dai 45 anni in su), e fra Nord e Centro-Sud (9% vs 5%).  

Parità di genere sul lavoro: pochi aspetti di miglioramento significativi

Se gli uomini nel 47% dei casi sono concordi nel ritenere che la parità sul lavoro sia stata raggiunta, solo il 29% delle donne è di questo avviso. Il 44% della popolazione globale ritiene ancora che le donne abbiano meno opportunità di lavoro rispetto agli uomini.

In Europa (66%) e nelle Americhe (54%) questa percentuale è la più alta. In Italia, l’80% delle donne pensa di avere minori opportunità di carriera rispetto ai colleghi uomini. Un dato che ci pone al secondo posto della classifica, preceduti solo dalla Croazia (81%) e seguiti dalla Francia (75%). E il 56% delle donne che lavorano ritiene di guadagnare meno dei colleghi uomini.

Il consumo dei media digitali da parte dei minori

Uno studio promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la collaborazione dell’Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo dell’Università Cattolica, ha fotografato i comportamenti e ile abitudini di consumo dei media digitali da parte dei minori tra 8 e 16 anni. A quanto emerge dalle interviste, il 94% dei minori tra gli 8 e 16 anni utilizza lo smartphone. Il 68% ne possiede uno personale, il 28% l’ha ricevuto prima dei 10 anni e il 25% dopo gli 11.

E se cresce la consapevolezza di un uso eccessivo dei dispositivi mobili, i giovanissimi trascorrono online da una a tre ore al giorno, e uno su cinque, oltre le quattro ore. Dove? Su social network, messaggistica e piattaforme streaming. Inoltre, quando sono in rete si esprimono attraverso quattro modalità: irrequieti, esploratori, performativi e ripiegati.

L’utenza dei social aumenta con il passaggio a tweens e teens

Sette ragazzi su dieci (50% tra 8 e 10 anni) usano regolarmente i social e le piattaforme streaming, e l’utenza aumenta nel passaggio a tweens e teens. Instagram serve a curiosare e interagire, Tik Tok a lasciarsi andare al flusso, Facebook a leggere i commenti più che a guardare.

In generale le piattaforme streaming (YouTube, Amazon Prime Video e Netflix, ma anche Svod e Avod) vengono utilizzate in famiglia, o da soli, molto meno con gli amici, fuori casa e a scuola.
Tra le piattaforme di messaggistica, Whatsapp è risultato imprescindibile per comunicare, creare community, scambiare materiali. I fruitori regolari sono al 93% 14-15enni, all’89% 11-13enni e al 60% tra 8-10 anni.

Piena fiducia a Whatsapp, non a YouTube

Gli intervistati hanno espresso piena fiducia a Whatsapp, Instagram e Pinterest (e a seguire Telegram, Twitch e Discord), alle piattaforme Netflix e Amazon Prime Video, e in seconda battuta a Rai Play e Disney+, non alla più popolare YouTube.
Per quanto riguarda le forme di limitazione e controllo nell’uso degli smartphone da parte dei genitori, circa 8 su 10 le utilizza sfruttando i limitatori, come parental control offerti da piattaforme e dispositivi.

Più di un terzo dei ragazzi e delle ragazze viene controllato: il 49% dei bambini 8-10enni e il 20% dei 14-15enni. Ma l’eccessivo controllo potrebbe inibire lo sviluppo di competenze e autonomia, rendendo più acritica la navigazione.

Si confermano i rischi della rete: 4 su 10 hanno avuto esperienze negative

Lo studio poi conferma i rischi della rete: 4 su 10 raccontano esperienze negative, e la maggioranza ha visto contenuti inadatti almeno una volta su un social. In particolare, i più piccoli sono incappati in eventi critici su YouTube.
Circa un quarto del campione (17% teens) afferma di non essere mai incorso in esperienze negative sui social, mentre il 42% (53% teens) ne riporta di gravi e ripetute.

I più esposti sono coloro che tendono a condividere contenuti e informazioni personali con sconosciuti, i soggetti più fragili o che esprimono minor benessere, gli utenti regolari dei social network, gli iperconnessi e i gamers intensivi. Ma si evidenzia anche una lieve prevalenza territoriale che penalizza i residenti nelle grandi città e nel Sud Italia, più inclini all’uso precoce di smartphone e social.

Smart City in Italia: l’82% dei Comuni ha avviato progetti “intelligenti”

A trainare il cambiamento verso città sempre più smart, sostenibili e inclusive è la digitalizzazione. La trasformazione delle città in Smart City è un processo che sta avvenendo da diversi anni, e l’Italia da tempo sta lavorando in questa dorezione. Anche grazie ai fondi del PNRR per le città intelligenti l’82% dei Comuni italiani ha avviato progetti che puntano a digitalizzazione, sostenibilità e inclusione all’interno delle città.

Usufruire di servizi digitalizzati, e dunque più veloci, contribuisce a migliorare la qualità della vita. E abitare in città automatizzate, con attenzione al trasporto sostenibile e all’autonomia energetica, renderà i cittadini più consapevoli e pronti alle sfide del futuro.
Del resto, l’attenzione alle Smart City emerge anche dalle opinioni dei cittadini italiani. 

Il boom tecnologico investirà soprattutto i servizi anagrafici, tributari e la mobilità

Come spiegano i dati dell’Università Niccolò Cusano sulle Smart City il 68% della popolazione si aspetta un boom tecnologico da parte del comune di residenza, e ne percepisce i vantaggi. Soprattutto nei servizi anagrafici, tributari e di mobilità.

Iniziano inoltre a comparire le prime classifiche delle città più intelligenti del paese. Per stilare la graduatoria delle città più smart d’Italia l’Università Niccolò Cusano ha preso in considerazione 30 indicatori suddivisi in 6 macro categorie, smart governance, environment, economy, mobility, living, people. 
I dati sono estrapolati da strumenti territoriali che riportano i livelli di utilizzo dei servizi, la presenza di rilevatori digitali, il tasso di occupazione. I comuni analizzati sono 7,901.

Milano, Roma, Torino, Genova le città metropolitane più intelligenti

Al primo posto della classifica delle città metropolitane più intelligenti si posiziona Milano, seguita da Roma, Torino e Genova.
Al 5° e al 6° posto si trovano le due metropoli del sud Italia, Palermo e Napoli.

Quanto alle città capoluogo di provincia più smart, la classifica delle più intelligenti è guidata principalmente da città del Nord, e al primo posto si trova sempre Milano.
Un risultato che non sorprende, visto che si tratta di una capitale economica importante per il paese. Seguno Trento e Bolzano a completare le prime tre posizioni, mentre Roma è solo ottava.

Chiude la classifica delle prime 10 Bergamo, che continua a recuperare posizioni e per alcuni parametri risulta ai primi posti delle classifiche.
Ma a investire nelle città digitali non sono solo i grandi comuni, e a guidare la classifica dei comuni smart per numero totale è la Lombardia.

Assago conquista il podio dei piccoli centri urbani

Assago, un paese di meno di 10mila abitanti, ha raggiunto il punteggio di 97,2/100, secondo solo a Milano. Un risultato che premia l’impegno dei cittadini, riporta Adnkronos, ed è un ottimo catalizzatore per altre iniziative.
Al Centro Italia il primo posto è occupato da Sesto Fiorentino, al Sud, Sestu, in provincia di Cagliari.

I primi 3 piccoli micro comuni smart, con meno di 2mila abitanti, sono Rhêmes-Notre-Dame, in Valle d’Aosta al Nord, Lunano nelle Marche al Centro, e Ancarano, in provincia di Teramo, al Sud.