Imprese: aumenta il budget dedicato all’integrazione dell’AI nelle strategie OCX

Il processo di implementazione dell’Omnichannel Customer Experience (OCX) nelle aziende italiane nell’ultimo anno ha registrato un avanzamento medio superiore rispetto agli anni precedenti. La maturità omnicanale monitorata dallo OCX Index, l’indicatore che monitora il livello di maturità delle imprese, ha raggiunto un valore di 4,8 su 10 (+11% vs 2023).

Nel 2024, due terzi delle grandi aziende italiane (69%) ha incrementato il budget destinato a iniziative di Intelligenza artificiale nei processi di gestione del cliente. Con una diffusione del 49%, il Customer Care risulta l’ambito più rilevante di applicazione.
Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience del Politecnico di Milano.

“Il cammino verso una piena maturità è costellato da sfide complesse”

Quanto al livello di maturità omnicanale, è l’area Dati e Tecnologia ad avere registrato l’incremento più significativo, favorito dall’adozione di soluzioni di AI (o dalla volontà di adottarle), che ha accresciuto la consapevolezza sull’importanza di un approccio avanzato alla gestione dei dati.

“Negli ultimi dieci anni, l’Omnichannel Customer Experience si è affermata come una leva strategica e fondamentale per numerose aziende. Tuttavia, il cammino verso una piena maturità omnicanale rimane costellato da sfide complesse, organizzative e tecnologiche”, afferma Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio.

L’AI generativa rappresenta un potenziale impulso alla trasformazione

Di fatto, però, oggi solo l’11% delle grandi aziende italiane si può considerare a uno stadio di maturità omnicanale avanzata. In questo scenario, l’AI, in particolare, l’AI generativa, rappresenta un potenziale impulso alla trasformazione, “offrendo da un lato un miglioramento dell’efficienza operativa e dall’altro facilitando esperienze personalizzate, che grazie a contenuti dinamici basati sulle preferenze individuali, accrescono la propensione all’acquisto e promuovono la fidelizzazione”, aggiunge Noci.

Tra le applicazioni più diffuse di Intelligenza artificiale all’interno dei processi di gestione del cliente, “si annoverano chatbot basati su AI, sia in forma discriminativa sia generativa, l’ottimizzazione delle campagne di marketing e il lead scoring”, spiega Marta Valsecchi, direttrice dell’Osservatorio.

I pilastri dell’omnicanalità: processi chiari, dati strutturati, infrastrutture tecnologiche adeguate, competenze specializzate

Guardando al futuro, emergono grandi opportunità in ambiti come il content management, per traduzioni di descrizioni prodotto o la generazione dinamica di immagini, nonché in ambito customer care, in cui il supporto agli operatori della gestione dei clienti è sempre più importante.

Tuttavia, per cogliere appieno il valore dell’AI è fondamentale aver costruito solidi pilastri dell’omnicanalità. Ovvero, processi chiari, dati strutturati, infrastrutture tecnologiche adeguate e competenze specializzate.
“Senza questi elementi – puntualizza Valsecchi -, il potenziale dell’AI e le possibilità di offrire un’esperienza realmente omnicanale, personalizzata e fidelizzante rischiano di rimanere inespressi”.

Black Friday: il 77% degli italiani non sa resistere alle offerte

Lo rileva una ricerca di Honor: il 77% degli italiani non sa resistere alle offerte del Black Friday.
La metà degli intervistati aspetta con ansia il momento del ‘venerdì nero’, tuttavia, gli italiani sembrano vivere male il periodo del Black Friday.

Questo entusiasmo porta infatti molti a voler adottare strategie ‘creative’, come l’utilizzo di più indirizzi e-mail per massimizzare i codici sconto e le offerte. In particolare, il 43% ammette di possedere tre o più indirizzi e-mail nel tentativo di accaparrarsi le offerte più vantaggiose, trascorrendo in media quasi 3 ore di navigazione tra i siti.
E il 51%, ad esempio, utilizza fino a 4 schede di navigazione nella ricerca delle offerte migliori. Ma alla fine, sopraffatti dalle tante promozioni, spesso si lascino sfuggire tanti buoni affari.

I trucchi per semplificare i processi di acquisto

Sebbene in molti facciano acquisti durante il Black Friday e il Cyber Monday, solo il 35% pianifica gli acquisti in anticipo, mentre il 17% utilizza siti di comparazione prezzi per assicurarsi le offerte migliori.
Ma a molti acquirenti sfuggono alcuni trucchi fondamentali che potrebbero semplificare i processi di acquisto.

Ad esempio, meno del 10% crea in anticipo account presso i principali rivenditori, un modo sicuro per semplificare il processo di checkout quando le offerte vengono lanciate.
E solo il 15% rimane sveglio fino a mezzanotte per accaparrarsi gli sconti anticipati, una strategia che consente di evitare di perdere gli articoli più popolari che si esauriscono rapidamente. 

Il supporto della tecnologia è fondamentale

Tutti questi accorgimenti da soli però non sono sufficienti. È fondamentale assicurarsi che la tecnologia sia pronta a supportare gli utenti nella ricerca al miglior affare. Al contrario, quasi la metà degli intervistati segnala un crash del dispositivo durante la ricerca delle offerte, mentre uno su sei ha problemi di lentezza dei dispositivi.

“Gli acquirenti spesso si sentono sopraffatti dalla mole di offerte, ritrovandosi con un numero spropositato di promozioni che richiedono una grande quantità di tempo e pazienza per essere visionati – dichiara Roger Liyun, General Manager di Honor Italia -. Inoltre, quando si tratta di trovare le migliori offerte durante il Black Friday, avere device in grado di supportarci è fondamentale”. 

Come accaparrarsi l’affare migliore

Come accaparrarsi i migliori sconti? Ad esempio, la ricerca di offerte è più facile con Magic Portal di Honor Magic V3, la funzione dotata di AI che anticipa le intenzioni e le esigenze degli acquirenti, poiché in grado di rilevare quando si sta navigando sul web per trovare i migliori sconti, fornendo un accesso rapido a più app/siti di vendita al dettaglio.

Sostenibilità, per il 79% degli italiani è connessa alla qualità della vita

Per quasi 9 italiani su 10 la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e i diritti. E per il 79% esiste una connessione diretta fra la tutela dell’ecosistema e la qualità della vita delle persone.
Allo stesso tempo, il 61% della popolazione si sta rassegnando all’idea che la lotta al cambiamento climatico sarà persa, e cresce la consapevolezza che il singolo, da solo, non può bastare.

Ma sebbene l’89% abbia sentito parlare di sostenibilità, solo il 47% ne comprende appieno il significato. Nonostante ciò, emergono necessità di maggiore chiarezza e concretezza su cosa significhi agire in modo sostenibile.
È il quadro emerso dal primo Osservatorio Partecipativo su Economia Circolare, Impatto sulle Comunità locali e territori, realizzato da Nespresso in collaborazione con l’Istituto di ricerca SWG.

Alle aziende si richiede un impegno concreto

Grande in questo senso è l’impegno richiesto alle aziende: il 62% degli italiani ritiene fondamentale che le aziende vadano oltre le mere dichiarazioni e intraprendano azioni capaci di generare impatti concreti per migliorare la qualità della vita nei territori dove operano. Un impegno che per 8 consumatori su 10 diventa un driver per le decisioni di acquisto.

E se l’impegno delle aziende per ridurre il proprio impatto ambientale rappresenta ancora l’elemento più sentito dagli italiani, l’etica e la valorizzazione delle comunità sono aspetti sempre più imprescindibili per 1 italiano su 2, con i giovani che attribuiscono sempre più peso all’inclusione.

Il ruolo chiave dell’economia circolare

Nonostante solo il 31% sappia cos’è, l’economia circolare potrebbe dare un contributo determinante per la tutela dell’ambiente. La maggioranza dubita però del fatto che le pratiche di circular economy si diffonderanno abbastanza per risultare efficaci, con un maggiore scetticismo proprio tra le generazioni più giovani.

Le priorità d’azione riguardano ancora la protezione attiva dell’ambiente, con attività che riqualifichino e preservino il territorio, ma anche l’impegno in progetti di educazione per i più giovani, il finanziamento della ricerca e il sostegno alle associazioni locali in ambito sociale e di solidarietà. Tra questi, i progetti a supporto delle categorie più fragili, segno che sostenibilità ambientale e sociale sono due dimensioni sempre più interdipendenti, impossibili da considerare separatamente.

Il settore agroalimentare deve fare di più

Tra i settori produttivi, l’agroalimentare è quello a cui gli italiani chiedono un maggiore impegno e l’industria del caffè riveste un ruolo di rilievo (60%) o è fondamentale (30%). Rispetto al contributo atteso, grande attenzione ai progetti pro-riciclo e riuso e packaging sostenibili. Ma lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche dalle scelte e dai comportamenti quotidiani individuali.

Il 68% crede nel contributo delle scelte quotidiane individuali, con i ragazzi della GenZ ancora una volta meno fiduciosi rispetto alla media, e 7 italiani su 10 disposti a rivedere alcune cattive abitudini per mitigare il proprio impatto ambientale.

Smart working addio? No: in Italia è ormai una modalità consolidata 

Nel 2024, il lavoro da remoto continua a essere una realtà consolidata in Italia. Sebbene siano cessate le misure straordinarie che obbligavano le aziende a garantire lo smart working per particolari categorie di lavoratori, il numero di italiani che lavora da remoto è rimasto pressoché invariato, con 3,55 milioni di persone rispetto ai 3,58 milioni dell’anno precedente (-0,8%).

Questa modalità  è particolarmente diffusa nelle grandi aziende, dove raggiunge quasi 2 milioni di dipendenti (1,91 milioni), segnando un incremento dell’1,6% rispetto al 2023. Nelle piccole e medie imprese (PMI), invece, il numero di lavoratori da remoto è diminuito a 520.000 unità rispetto alle 570.000 del 2023. Per concludere, i numeri restano stabili nelle microimprese e nella Pubblica Amministrazione (PA).

Le prospettive per il 2025

Le previsioni per il 2025 indicano una crescita del lavoro agile del 5%, con un potenziale di 3,75 milioni di smart worker. Le grandi aziende, seguite dalla Pubblica Amministrazione, guideranno questa espansione. In particolare, il 35% delle grandi imprese e il 43% degli enti pubblici prevedono di aumentare il numero di lavoratori coinvolti. Le PMI, al contrario, mostrano una propensione inferiore, con solo l’8% delle aziende intenzionato ad ampliare la platea di smart worker.

I lavoratori apprezzano la flessibilità

Lo smart working è una soluzione molto apprezzata: il 73% degli attuali lavoratori da remoto si opporrebbe alla sua eliminazione. Di questi, il 27% dichiara che considererebbe seriamente l’idea di cambiare occupazione se privato della possibilità di lavorare da remoto, mentre il 46% cercherebbe di far cambiare idea ai datori di lavoro.

In caso di eliminazione dello smart working, i lavoratori richiederebbero maggiore flessibilità oraria o un aumento salariale del 20% per compensare.

Nuove formule di lavoro 

Tra le soluzioni innovative, la “settimana corta” è stata adottata dal 10% delle aziende, riscuotendo interesse per il miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e professionale. Un altro fenomeno emergente è l’’International Smart Working’, diffuso nel 29% delle grandi imprese.

In sintesi, si tratta di una soluzione che consente ai dipendenti di lavorare dall’estero, attraendo talenti globali e favorendo chi desidera trasferirsi.

Riconoscimenti per le imprese virtuose

Durante il convegno “Tra Smart Working e Return-to-Office” dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, sono stati assegnati gli “Smart Working Award 2024” alle aziende che hanno eccelso nel promuovere modalità di lavoro innovative. Tra i premiati, Carrefour Italia per le grandi imprese, Vaillant Group Italia tra le PMI e l’INPS per la categoria PA.

Edilizia sostenibile: come accelerane lo sviluppo in Italia e nel mondo?

Il concetto di ‘edilizia sostenibile’ è ancora in gran parte associato all’edilizia ‘green’, con una definizione direttamente legata all’efficienza energetica degli edifici (42%) e al raggiungimento della neutralità carbonica (33%). Resilienza e comfort sono considerate secondarie.
Allo stesso tempo, la comprensione dell’edilizia sostenibile sembra spesso limitata alle questioni ambientali.

Emerge dal Barometro della Costruzione Sostenibile 2024. Comprendere le evoluzioni e i fattori chiave da attivare per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile in Italia e nel mondo è l’obiettivo dello studio, condotto dall’istituto di ricerca Csa su professionisti, studenti, rappresentanti eletti e membri di associazioni di 22 Paesi, tra cui l’Italia.

Un livello di urgenza condiviso da tutti gli attori coinvolti

Complessivamente, poi, l’87% degli intervistati su scala globale dichiara di essere familiare con l’edilizia sostenibile (+5% vs 2023), il 68% afferma di essere sufficientemente informato, ma il 20% non ne ha mai sentito parlare.
Sono quindi ancora necessari sforzi educativi, in particolare tra i rappresentanti eletti, il 45% dei quali dichiara di non averne mai sentito parlare.

La maggior parte degli stakeholder di tutti i Paesi (87%) concorda poi sul fatto che ‘dobbiamo fare di più’ in termini di edilizia sostenibile, anche se l’aspirazione allo status quo sta crescendo (9%, +4%).
Ma per il 95% degli intervistati l’implementazione di un’edilizia più sostenibile è questione importante o prioritaria. Un livello di urgenza condiviso da tutti gli attori, indipendentemente dalla regione geografica.

Puntare sulla competitività dei materiali

Tra le azioni prioritarie da intraprendere per accelerare lo sviluppo dell’edilizia sostenibile è cruciale sensibilizzare l’opinione pubblica su costo percepito e competitività dei materiali, puntando sulla cooperazione di tutti gli attori.
D’altra parte, il ruolo delle iniziative pubbliche rimane sottovalutato. Inoltre, la ristrutturazione energetica sembra essere più una priorità nei Paesi con un parco edilizio ben consolidato rispetto ai Paesi che danno priorità ai programmi di nuova costruzione per ospitare una popolazione in crescita.

Ma il 92% dei professionisti del settore ritiene che l’edilizia sostenibile costituirà tutto o parte del loro business nei prossimi 5 anni.
Gli studi di architettura e le società di ingegneria sono in cima alla lista dei soggetti più spesso citati per promuovere l’edilizia sostenibile (55%).

Per gli italiani è sinonimo di efficienza energetica

Il 98% degli intervistati in Italia è familiare con l’edilizia sostenibile, e il 42% pensa che il suo obiettivo prioritario sia la protezione dell’ambiente. Per l’8% è la salute degli abitanti e per il 2% la resistenza ai rischi climatici. A riprova di questo, il 63% (42% globale) identifica l’edilizia sostenibile con le costruzioni energeticamente efficienti.

Tra i soggetti ritenuti più idonei a sviluppare l’edilizia sostenibile spiccano architetti e studi di ingegneria (77%).Tra le azioni che dovrebbero essere attuate in via prioritaria per accelerarne lo sviluppo, accanto a sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica (36%) appare aumentare gli aiuti pubblici ai privati (35%). E con il 24%, al terzo posto, riporta Adnkronos, migliorare la competitività dei materiali, prodotti e soluzioni sostenibili.

Google introduce la verifica dei siti aziendali

Google sta testando una nuova funzionalità per migliorare l’affidabilità dei risultati di ricerca, inserendo un sistema di verifica per i siti web aziendali. Alcuni utenti hanno recentemente notato la comparsa di un segno di spunta blu accanto ai link di aziende come Meta, Apple, Microsoft e Amazon, indicativo che si tratta di siti autentici.

Questa misura è stata introdotta per combattere la proliferazione di siti fraudolenti che imitano brand famosi a fini ingannevoli. Secondo quanto dichiarato da Molly Shaheen, portavoce di Google, “Sperimentiamo regolarmente nuove funzionalità per aiutare gli utenti a identificare aziende online affidabili”. Attualmente, questa funzionalità è ancora in fase sperimentale e coinvolge solo un numero limitato di utenti e aziende.

L’estensione del sistema BIMI

La nuova funzionalità sembra essere una naturale estensione del sistema Brand Indicators for Message Identification (BIMI), già attivo nell’app Gmail. BIMI permette di visualizzare segni di spunta accanto ai mittenti verificati, aiutando gli utenti a distinguere le comunicazioni autentiche da quelle potenzialmente fraudolente. Ora, Google sta provando ad applicare un concetto simile ai risultati di ricerca.

Passando il mouse sopra il segno di spunta, gli utenti vedono un messaggio che spiega: “I segnali di Google suggeriscono che questa azienda è ciò che dichiara di essere”. Questo sistema di verifica si basa su diversi fattori, tra cui la verifica del sito web, i dati provenienti dal Merchant Center e revisioni manuali effettuate dal team di Google.

Lotta alle frodi online

Se questo esperimento si dimostrerà efficace, i segni di spunta blu potrebbero diventare uno strumento importante nella lotta contro il phishing e le frodi online. Attraverso questo sistema, Google punta a fornire agli utenti un’indicazione chiara su quali siti siano realmente associati a un’azienda riconosciuta, riducendo il rischio di imbattersi in imitazioni dannose.

La verifica dei siti web potrebbe inoltre spingere le aziende a migliorare la propria presenza online, adottando misure di sicurezza più avanzate per proteggere i dati degli utenti e rafforzare la fiducia nel loro marchio.

Prospettive future

Per il momento, Google non ha annunciato ufficialmente se e quando questa funzionalità verrà resa disponibile su scala globale. Tuttavia, se l’esperimento avrà successo, il segno di spunta blu potrebbe diventare un elemento chiave per distinguere i siti web sicuri e autentici, rappresentando un significativo passo avanti nella sicurezza online.

Italia, mobilità e bus elettrici: sì, no e dove?

Il parco circolante italiano di autobus ha un grande bisogno di rinnovamento e apertura alle nuove motorizzazioni. Secondo gli ultimi dati Acea disponibili, infatti, l’età media degli autobus in circolazione in Italia è di 14,5 anni, più alta della media europea (12,5 anni).

Inoltre, la diffusione di autobus elettrici in Italia è ancora limitata, anche se alcune regioni raggiungono quote significative sul totale del parco circolante di mezzi. In particolare, la Liguria, dove il 5,4% degli autobus in servizio è elettrico (134 su 2.473).
Questi numeri emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp, l’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, sulla base di dati Aci.

Piemonte e Lombardia completano il podio

Dopo la Liguria, tra le regioni con il maggior numero di bus elettrici in circolazione, ci sono il Piemonte (3,4%) e la Lombardia (2,8%).
La prima provincia per autobus elettrici utilizzati in Lombardia è Milano (5,2% del totale), seguita da Bergamo (2,1%), Brescia (0,9%), Sondrio e Lodi (0,7% per entrambe). 

Le quote più basse di autobus elettrici sul totale di autobus in circolazione, si rilevano invece in Campania, Calabria, Marche e Friuli-Venezia Giulia (0,3%), mentre la Basilicata non supera lo 0,1%, e Molise e Valle d’Aosta risultano le uniche regioni italiane prive di autobus elettrici in uso.

I vantaggi degli pneumatici ricostruiti

Il processo di rinnovamento del parco circolante richiede tempo e forti investimenti, ma nel lungo periodo offre benefici ambientali e per la sicurezza. Si tratta di vantaggi simili a quelli offerti dagli pneumatici ricostruiti, che ricorda Airp, consentono di risparmiare sulle spese di gestione del mezzo. Gli pneumatici ricostruiti, infatti, hanno un costo minore rispetto a quelli nuovi.

Inoltre, permettono di rinviare l’esigenza di smaltimento degli pneumatici usati, che possono essere ricostruiti, con evidenti effetti positivi per l’ambiente.
Non ultimo, il fattore risparmio, pari a oltre il 70% delle materie utilizzate nella produzione di pneumatici nuovi.

Il futuro del trasporto pubblico in Italia

L’elettrificazione del trasporto pubblico, nazionale e regionale, è uno dei pilastri della transizione ecologica che il governo italiano e le amministrazioni locali stanno promuovendo, in risposta alle emergenze climatiche e alle direttive europee.

Con un numero crescente di autobus elettrici, riporta mitomorrow.it, città come Milano stanno dimostrando che è possibile ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita dei cittadini, investendo in tecnologie pulite e infrastrutture all’avanguardia.
L’obiettivo a lungo termine è quello di incrementare progressivamente la percentuale di autobus elettrici in circolazione, riducendo al contempo l’età media del parco mezzi, e promuovendo soluzioni sempre più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale.

Spreco alimentare: ogni italiano butta 7 etti di cibo a settimana

Lo spreco alimentare è un tema particolarmente dibattuto. Anche perchè la quota di cibo che finisce in spazzatura cresce di anno in anno. Nei paesi del benessere, come il nostro, lo spreco alimentare nelle case è aumentato del 45,6% in un anno.  Ogni settimana del 2024, circa 683,3 grammi di cibo per persona finiscono nella spazzatura, rispetto ai 469,4 grammi dell’anno precedente. 

I dati provengono dal Rapporto Internazionale Waste Watcher 2024intitolato “Lo spreco alimentare nei Paesi del G7: dall’analisi all’azione”. Il report è stato realizzato dall’Osservatorio Waste Watcher International-Campagna Spreco Zero, in collaborazione con l’Università di Bologna e Ipsos. La ricerca vuole sensibilizzare il prossimo G7 Agricoltura sul tema .

La dieta mediterranea è la più “buttata”

I cibi che finiscono più spesso nei rifiuti sono quelli alla base della Dieta Mediterranea: frutta fresca (27,1 grammi), verdure (24,6 grammi), pane fresco (24,1 grammi), insalate (22,3 grammi) e tuberi come cipolle e aglio (20 grammi).

Perché si getta?

Lo studio identifica le principali cause dello spreco alimentare. Il 42% degli italiani dichiara di dover gettare via frutta e verdura perché si deteriorano rapidamente dopo essere state conservate in frigorifero. Un altro 37% sostiene di buttare il cibo perché è già vecchio al momento dell’acquisto. Un ulteriore elemento critico è l’abitudine dei consumatori: il 37% dimentica gli alimenti in frigorifero o nella dispensa, mentre solo il 23% pianifica i pasti settimanali. Inoltre, il 75% degli italiani non è in grado o non vuole riutilizzare gli avanzi in modo creativo.

Sì all’educazione alimentare

Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, sottolinea come l’aumento dello spreco alimentare sia preoccupante, soprattutto a causa della diminuzione della qualità dei prodotti acquistati, in particolare dalle fasce di popolazione a basso reddito. Secondo Segrè, è necessaria un’azione istituzionale per promuovere l’educazione alimentare, prendendo spunto dalle buone pratiche internazionali.

Si spreca si più al Sud e al Centro

Lo studio evidenzia anche significative differenze geografiche: il Sud e il Centro Italia sono le aree più colpite dallo spreco, con il 9% in più rispetto alla media nazionale. In queste regioni si sprecano rispettivamente 747 e 744 grammi di cibo a settimana, mentre il Nord risulta più virtuoso, con un valore inferiore del 11% rispetto alla media nazionale.

Perchè Dubai è la città preferita dagli Executive Nomad?

Per il secondo anno consecutivo Dubai è in testa alla classifica delle 25 destinazioni globali più adatte ai professionisti che lavorano a distanza per lunghi periodi, i nomadi digitali, in particolare, gli executive.
Lo conferma l’ultima edizione del Savills Executive Nomad Index, che vede salire al secondo posto un’altra città degli Emirati Arabi Uniti, la capitale Abu Dhabi, in quarta posizione nel 2023. 

Insomma, gli Emirati dominano la graduatoria dei luoghi ideali per i nomadi digitali. 
“Dubai e Abu Dhabi sono particolarmente interessanti per gli executive nomad – spiega Andrew Cummings, Head of Residential Agency – Middle East di Savills-, perché offrono tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere a livello personale e professionali”.

La connettività aerea è un vantaggio significativo

Sebbene Dubai e Abu Dhabi siano rinomate per le loro attrazioni turistiche e hotel di lusso, offrono molto di più. “Abbiamo assistito a un forte impegno nel creare un ambiente imprenditoriale dinamico, con numerose opportunità per crescere, costruire reti e stabilire connessioni durature”, aggiunge Cummings.

Ma rispetto alla capitale, Dubai ha un vantaggio significativo nella connettività aerea. Il Dubai International, l’aeroporto principale della città, è infatti il più trafficato al mondo per passeggeri internazionali. E con l’annunciata espansione dell’aeroporto Al Makhtoum, una volta completati i lavori Dubai ospiterà anche il più grande scalo del pianeta.

Il luogo ideale per i professionisti che si spostano con la famiglia

La figura del nomade digitale più diffusa è rappresentata dal giovane viaggiatore con zaino in spalla, ma gli executive nomad tendono ad avere un’età più avanzata, ed è più probabile che si spostino con la famiglia al seguito.

“Ciò aumenta l’importanza degli aspetti legati alla qualità della vita, come sicurezza e accesso a servizi sanitari ed educativi – spiega Kelcie Sellers, Associate Director di Savills World Research -. Per questi professionisti, sia il networking di persona sia la connettività digitale sono essenziali”.
Inoltre, gli executive nomad danno molta importanza a spazi ampi e alla prossimità dei servizi.

Nella top 10 primeggiano le città costiere

“Nell’ultimo anno – continua Sellers -, gli affitti nelle 25 località monitorate dall’indice Savills sono aumentati in media del 5%, con alcune città che hanno registrato aumenti superiori al 15%”.

In generale, sono le città costiere a primeggiare nella top 10, con Malaga (3°), Miami (4°), Lisbona (5°), Barcellona (6°) e Palma (7°).
Tra i nuovi ingressi nella classifica 2024 figurano poi l’isola caraibica di Grenada (11°), Bali (12°) e la capitale costaricana San José, prima destinazione centroamericana a essere inclusa nell’indice Savills, al 13° posto, l’italiana Palermo (22°) e Città del Capo (17°).
Il capoluogo siciliano, ricco di storia e cultura, offre infatti il mercato degli affitti di lusso più conveniente in Italia, con canoni fino al 70% inferiori rispetto a Firenze. Mentre Città del Capo beneficerà del programma di Digital Nomad Visa, introdotto dal Sudafrica nel maggio 2024.

Nel 2023 sono 36 milioni i bagagli smarriti: polizze +10%

L’assicurazione smarrimento bagagli tutela l’assicurato in caso di smarrimento, danneggiamento o ritardata consegna delle valigie da parte del vettore aereo, o furto delle stesse durante la vacanza. Normalmente, viene proposta come estensione della tradizionale polizza viaggio.

Secondo l’analisi di Facile.it a giugno 2024 la richiesta di questi prodotti assicurativi è aumentata del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Probabilmente, perché nel 2023 sono state smarrite, danneggiate o consegnate in ritardo ai viaggiatori italiani più di 36 milioni di valigie. Non sorprende, quindi, che anche in Italia sempre più vacanzieri cerchino di tutelarsi con una polizza viaggio.

Non tutte le assicurazioni coprono lo smartphone


Nel caso di smarrimento definitivo o furto, la polizza rimborsa, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti.
Alcune assicurazioni però non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere, altre, invece, applicano massimali ridotti.
Denaro contante, assegni e oggetti d’arte normalmente non vengono rimborsati. E se la valigia conteneva anche documenti come passaporto, carta di identità o patente, nella maggior parte dei casi l’assicurazione viaggio fornisce un contributo economico per rifarli.

Se il sinistro è stato causato dal vettore e questi risarcisce, l’assicurato è indennizzato dalla propria società assicurativa solo dopo aver dedotto l’importo liquidato dalla compagnia aerea.

Non solo borse o valigie

Nel caso di bagaglio consegnato in ritardo, invece, l’assicurazione rimborsa all’assicurato le spese sostenute per acquisti di beni di prima necessità.

Attenzione, perché la definizione di ritardo può variare da compagnia a compagnia, ma normalmente devono trascorrere almeno 12 ore dall’orario di arrivo previsto.
Le polizze smarrimento bagagli non coprono mai i danni agevolati da dolo o colpa grave dell’assicurato, ovvero, nel caso in cui gli oggetti vengano lasciati incustoditi in qualsiasi momento, in caso di dimenticanza, incuria o perdita da parte dell’assicurato.
La garanzia è inoltre operante non solo per valigie e borse, ma anche, ad esempio, per carrozzine e passeggini

Quanto costa assicurarsi?

Per quanto riguarda i prezzi, una polizza viaggio con garanzia smarrimento bagagli costa, in media, 45 euro per una settimana di viaggio in Europa.
“Quando compriamo un biglietto aereo capita che il vettore stesso ci proponga la propria polizza viaggio – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it -. Si tratta, a tutti gli effetti, di coperture offerte da compagnie assicurative e quindi, in termini di affidabilità, sono al pari delle soluzioni acquistabili direttamente sul mercato, ma attenzione perché spesso forniscono una copertura meno ampia, sia in termini di garanzie sia in termini di personalizzazione sia di massimali. Il consiglio, prima di scegliere, è capire quali sono le proprie esigenze, e sulla base di queste confrontare l’offerta di diverse compagnie assicurative per identificare la soluzione più adatta”.