Supply Chain Finance: il mercato potenziale tocca 599 miliardi

È quanto rileva  l’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano: nel 2024 il 22% del mercato potenziale italiano del credito di filiera è stato servito da soluzioni di Supply Chain Finance, per un valore complessivo di 131 miliardi di euro.
Nel 2023 il mercato italiano Supply Chain Finance  ha toccato 596 miliardi di euro, per una crescita del 6,3%. Nel 2024 il mercato potenziale del credito di filiera è cresciuto tra lo 0,5 e il 3%, raggiungendo un valore compreso tra 594 e 599 miliardi di euro di crediti commerciali.

I valori del Supply Chain Finance in Italia mostrano quindi una sostanziale stabilità, dovuta a uno scenario macroeconomico anch’esso più stabile e caratterizzato dall’aumento dei tassi di interesse.
Ma nonostante la ‘stagnazione’, a movimentare il settore sono arrivate importanti evoluzioni normative e tecnologiche, come l’AI.

Stabili Factoring, Anticipo Fattura, Reverse Factoring, Confirming

Quanto alle soluzioni, si mantengono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente i valori del Factoring (60,4 miliardi di euro), dell’Anticipo Fattura (54 miliardi), del Reverse Factoring (9 miliardi) e del Confirming (1,6 miliardi).

Crescono, invece, in modo rilevante le soluzioni più innovative, come il Purchase Order Finance, che ha registrato un aumento del 35%, raggiungendo 1,4 miliardi, ma anche il Dynamic Discounting, che cresce del 17% (0,8 miliardi), la Carta di Credito B2B, che cresce dell’11% (3,8 miliardi), e l’Invoice Trading, che segna un +5% (0,6 miliardi).

“L’AI si può considerare ormai realtà nel SCF”

“In questo contesto, l’Intelligenza artificiale sta emergendo come una tecnologia di supporto nei processi di SCF, anche se la sua adozione presenta sfide significative, tra cui innanzitutto la necessità di dati di alta qualità – spiega Antonella Moretto, Direttrice dell’Osservatorio -. L’utilizzo dell’AI varia dalla previsione dei flussi di cassa futuri per comprendere le necessità di liquidità e di uso delle soluzioni di SCF, fino all’automazione di attività operative, come la riconciliazione dei documenti che semplificano l’uso del Supply Chain Finance. Se l’AI si può considerare ormai realtà nel SCF, la GenAI ha ancora un po’ di strada davanti: dall’analisi dei servizi offerti da startup innovative non emergono ancora casi di utilizzo rilevanti, ma la capacità generativa sarà certamente importante nel prossimo futuro”.

“Nuove direttive rimarcano la centralità del settore”

“Anche nel 2024 il Supply Chain Finance si conferma una leva strategica per affrontare le sfide dello scenario macroeconomico, caratterizzato da incertezze e pressioni sul capitale circolante – afferma Federico Caniato, Direttore dell’Osservatorio -. Le nuove regole sulla rendicontazione delle soluzioni di supplier financing, basate sulle linee guida introdotte dallo IASB, infatti, sembrano rallentare l’adozione di soluzioni di supplier financing, per l’incertezza e le complicazioni tecniche nella rendicontazione”.

Al contrario, le nuove direttive UE CSRD e CS3D sulla sostenibilità rimarcano la centralità del settore. In particolare, gli ESG information provider possono ricoprire un ruolo centrale per abilitare la sostenibilità nelle soluzioni SCF.

Gender Equality, quali sono le differenze tra percezione e realtà?

Come ogni anno, il WIN – Worldwide Independent Network of Market Research, in collaborazione con BVA Doxa per l’Italia, ha condotto un’indagine sulla parità di genere, coinvolgendo quasi 35.000 persone in 39 paesi.

I risultati delineano un panorama complesso e spesso contraddittorio: anche se il 65% delle donne a livello globale ritiene che oggi sia stata raggiunta la parità, il 75% continua ad occuparsi prevalentemente delle faccende domestiche.

Percezione vs realtà

Dal 2019, questa ricerca monitora i progressi compiuti in diversi ambiti: familiare, politico e lavorativo. La percezione della parità appare stabile tra le diverse fasce d’età, con variazioni minime per la sfera domestica (1%) e quella politica (2%). Tuttavia, emerge una differenza significativa in ambito lavorativo: mentre il 63% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene che la parità sia stata raggiunta, la percentuale scende al 50% tra gli over 65.

Nonostante queste percezioni, l’analisi statistica mostra una correlazione quasi nulla tra la convinzione di uguaglianza e la reale suddivisione delle responsabilità domestiche. In altre parole, ritenere che la parità sia stata raggiunta non significa che nella quotidianità uomini e donne si dividano equamente i compiti.

Cosa cambia fra Paese e Paese 

A livello internazionale ci sono situazioni molto diverse. In Giappone, dove la percezione di uguaglianza è tra le più basse, vi è una coerenza con la reale distribuzione delle faccende domestiche. Al contrario, in paesi come Pakistan, Indonesia e Vietnam, nonostante un’alta percezione di uguaglianza, nei lavori domestici resistono forti squilibri.

Caso opposto quello della Polonia, dove si registra una minore fiducia nella parità di genere, ma una distribuzione più equa delle responsabilità domestiche. Questi dati sottolineano l’importanza di considerare fattori culturali, economici e storici nella valutazione della parità.

La situazione in Italia

Anche in Italia si evidenzia un contrasto tra percezione e realtà. Il 59% degli italiani crede che la parità sia stata raggiunta in famiglia, senza differenze significative tra uomini e donne. Però, l’analisi mostra uno squilibrio più marcato nella distribuzione dei compiti domestici: il 63% delle donne si occupa del bucato contro il 30% degli uomini, il 79% rifà il letto rispetto al 52% dei partner maschi, e il 61% si occupa di riordinare la casa contro il 34% degli uomini. L’unico ambito in cui si registra una parità effettiva è la spesa, gestita equamente al 50%.

Sul fronte lavorativo e politico, solo il 38% degli italiani ritiene che sia stata raggiunta la parità. In questo caso emerge una netta differenza di genere: il 66% delle donne percepisce una decisa disparità, contro una percentuale più bassa tra gli uomini (50-51%).

Per avere un quadro generale, è bene sapere che in Italiail 17% delle donne intervistate dichiara di aver subito violenza fisica o psicologica nell’ultimo anno. Questo dato colloca il paese al quattordicesimo posto su 39 per numero di casi. Una posizione preoccupante, che evidenzia la necessità di misure più incisive per la tutela delle donne e la promozione della parità di genere in ogni ambito della società.

Migliorano i dati su molestie e violenza

A livello globale, la percentuale di donne che ha subito violenza fisica o psicologica nell’ultimo anno è scesa dal 20% del 2024 al 14% del 2025. Anche le molestie sessuali sono diminuite, passando dal 10% al 7%. Ma questi dati sono influenzati dalla partecipazione nella ricerca di paesi con tassi di violenza disomogenei. In Turchia, ad esempio, le segnalazioni di violenza sono aumentate dal 13% al 18%, mentre in Brasile la riapertura del Ministero per le Donne ha contribuito a una significativa riduzione dei casi.

In questo ambito, l’America Latina si conferma una delle aree più problematiche: l’Argentina registra il tasso più alto di violenza (39%), mentre il Messico totalizza il podio per numero di molestie sessuali (28%).

Bilanciare lavoro e vita privata: cos’è la ‘sindrome da corridoio’?

I confini tra ufficio e casa si assottigliano sempre di più, generando un effetto osmotico tra tensioni professionali e problemi personali. Questo fenomeno, definito “sindrome da corridoio” dall’8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, colpisce tre milioni di lavoratori italiani, con ripercussioni su benessere mentale e produttività.

Quando il lavoro entra nel privato (e viceversa)

Il 36,1% dei lavoratori si porta a casa le preoccupazioni dell’ufficio, con effetti negativi su famiglia e amicizie. Al contrario, il 25,7% fatica a concentrarsi a causa di problemi personali. I giovani sono i più esposti: il 41% non riesce a “spegnere” il lavoro, mentre il 22,7% si lascia condizionare dalla vita privata anche in azienda.

Questa continua sovrapposizione tra le due sfere ha conseguenze pesanti: il 31,8% dei lavoratori ha sperimentato burnout, con picchi del 47,7% tra gli under 35. L’ansia da lavoro colpisce il 73% degli occupati, mentre il 75,9% si sente sopraffatto dalle responsabilità quotidiane.

La ricerca di un benessere sostenibile

Lavorare non significa solo guadagnarsi da vivere: per l’83,4% degli italiani, il proprio impiego dovrebbe contribuire al benessere generale. Il bisogno di equilibrio è particolarmente sentito tra gli over 55 (88,4%), ma coinvolge anche i più giovani (75%).

Cosa serve per migliorare la qualità della vita lavorativa? Il 94,6% degli intervistati indica l’importanza di un clima aziendale positivo, seguito dalla possibilità di gestire il proprio lavoro in autonomia (93,1%). Flessibilità oraria e bilanciamento vita-lavoro sono altrettanto cruciali, rispettivamente per il 91,6% e il 92,2% dei lavoratori.

Più tempo, meno stress

Se c’è una cosa che i lavoratori chiedono a gran voce, è il tempo. L’89,4% vorrebbe averne di più per sé, l’86,2% per la famiglia e il 78,9% per fare sport. Persino il riposo è diventato un lusso: il 79% sente il bisogno di più momenti per ricaricare le energie.

Eppure, molte aziende faticano a recepire queste esigenze. Il 67,3% dei lavoratori si sente poco supportato dal datore di lavoro, mentre il 68,5% denuncia un ambiente aziendale insensibile alla salute mentale.

Le imprese sono pronte al cambiamento?

Le aziende sono a un bivio: continuare a spingere sulla produttività o investire in un modello più sostenibile? Offrire un ambiente lavorativo più sano non è solo una scelta etica, ma anche strategica.

Come sottolinea Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, i lavoratori di oggi non sono più disposti a sacrificare il proprio benessere per la carriera. Il welfare aziendale non è più un extra, ma una necessità. Ora tocca alle imprese decidere se raccogliere la sfida.

Agricoltura 4.0: rallenta per la prima volta e scende a 2,3 miliardi

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia: nel 2024 il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 segna per la prima volta un rallentamento. In particolare, scende del -8% rispetto al 2023 assestandosi a 2,3 miliardi di euro.

Il calo è particolarmente evidente negli investimenti in macchinari (29% del totale del mercato) e attrezzature (26,5% del totale). Al contrario, continua la crescita delle soluzioni software come FMIS (Farm Management Information System, 13,5 %), Decision Support System (DSS, 9,5%), sistemi di monitoraggio e mappatura dei suoli (9%) e delle colture (9%), che tuttavia non compensano il calo degli investimenti legati all’hardware.
Le cause della flessione? Tra i diversi fattori che l’anno scorso hanno messo a dura prova il settore agricolo il cambiamento climatico è quello che ha maggiormente impattato su prezzi e produzioni. 

Flessione dei redditi e riduzione degli incentivi pubblici

Il rallentamento del mercato di Agricoltura 4.0 è causato dalla flessione dei redditi agricoli ottenuti dagli investimenti già realizzati negli scorsi anni, ma anche della riduzione degli incentivi pubblici.

In Italia, infatti, l’84% delle aziende agricole utilizzatrici di soluzioni 4.0 ha già usufruito di almeno un incentivo, e gli stessi provider tecnologici (81%) ritengono che le agevolazioni pubbliche negli ultimi anni siano state un fattore chiave per la crescita.
A fronte del rallentamento della spesa complessiva, nel 2024 la superficie italiana coltivata con soluzioni 4.0 è risultata quasi stazionaria, passando dall’9% del 2023 al 9,5% del 2024.

Si investe meno? La soluzione è il consorzio

L’adozione delle tecnologie, inoltre, si è intensificata tra le aziende che ne erano già utilizzatrici, mentre è cresciuta poco la quota di nuovi investimenti.
Il 41% delle aziende agricole italiane adotta oggi almeno una soluzione di Agricoltura 4.0, ma considerando i software gestionali, la percentuale sarebbe ben più alta, mentre il 29% delle aziende agricole ne adotta due o più.

Ovviamente, il livello di digitalizzazione aumenta con le dimensioni aziendali, oppure quando le aziende fanno parte di gruppi di produttori, consorzi o cooperative. Tanto che ‘solo’ il 38% delle aziende agricole ‘semplici’ utilizza soluzioni di Agricoltura 4.0, contro il 44% di quelle che fanno parte di cooperative e il 55% delle organizzazioni di produttori.

Meno macchinari agricoli, più soluzioni software

“Nel 2024, abbiamo assistito per la prima volta a un rallentamento del mercato dovuto, per lo più, a un calo negli investimenti in macchinari agricoli, anche se è significativo osservare una crescita delle soluzioni software – spiega Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood -. È ormai evidente che la sfida della digitalizzazione delle filiere agroalimentari passa in primis dal settore primario, con un ruolo importante di consorzi, cooperative e aziende della trasformazione. Queste potranno guidare le varie realtà della produzione agricola nell’adozione di soluzioni digitali, attraverso una maggiore valorizzazione economica, ed enfasi sulla qualità, delle produzioni realizzate da tali attori”.  

Imprese, come cambia l’approccio alla responsabilità sociale?

Negli ultimi anni, l’atteggiamento nei confronti della solidarietà e delle donazioni è in continua trasformazione, coinvolgendo sia i singoli cittadini che il mondo imprenditoriale. Sempre più aziende stanno integrando iniziative di responsabilità sociale nelle proprie strategie, riconoscendo l’importanza di collaborare con organizzazioni non profit per creare un impatto positivo sul territorio.

Questa tendenza emerge con chiarezza dai dati dell’Osservatorio sulle Donazioni, un’indagine annuale condotta da Eumetra in collaborazione con WaldenLab. Lo studio analizza il modo in cui privati e imprese contribuiscono alla solidarietà e come queste pratiche si stiano evolvendo nel tempo.

Sostenibilità e responsabilità sociale nelle imprese

La sostenibilità sta diventando un principio guida per le aziende italiane, con un numero crescente di realtà che la considerano una priorità strategica. L’81% delle imprese riconosce l’importanza di adottare politiche sostenibili, con un 36% che la reputa un elemento essenziale per il proprio sviluppo.

Questa crescente consapevolezza si traduce in azioni concrete, che spaziano dal miglioramento delle condizioni di lavoro al supporto delle comunità locali, fino alla riduzione dell’impatto ambientale. Non si tratta più di iniziative occasionali, ma di programmi strutturati che mirano a creare benefici duraturi.

Collaborazioni tra aziende e organizzazioni non profit

Le partnership tra imprese e associazioni non profit sono ormai una realtà consolidata, con molte aziende che collaborano stabilmente da oltre cinque anni. Il legame con il territorio è un elemento chiave, con il 52% delle iniziative rivolto a progetti locali.

Le principali aree di intervento riguardano la ricerca scientifica, il contrasto alle disuguaglianze sociali e la tutela ambientale. Seguono la promozione culturale e la salvaguardia del patrimonio artistico, a testimonianza di una crescente diversificazione degli ambiti di sostegno.

Cosa spinge le imprese a sostenere il non profit

Le imprese scelgono le organizzazioni con cui collaborare in base a criteri ben definiti. La coerenza con la mission aziendale è il principale fattore di selezione, indicato dal 73% delle aziende. Seguono la reputazione dell’ente e il legame con il contesto locale.

I benefici di queste collaborazioni sono molteplici: migliorano l’immagine aziendale, rafforzano le relazioni con la comunità e contribuiscono a creare un ambiente di lavoro più positivo. Tuttavia, il ritorno diretto in termini di performance economica appare meno evidente.

Cosa funziona e cosa no

 Nonostante la soddisfazione generale per queste iniziative, esistono ancora alcuni ostacoli da superare. Uno dei principali è la difficoltà di misurare l’effettivo impatto sociale delle attività realizzate. Molte aziende non dispongono di strumenti adeguati per valutare i risultati delle proprie azioni, limitandone l’efficacia.

Un altro aspetto critico riguarda la comunicazione: mentre l’85% delle imprese promuove le proprie iniziative a livello interno, solo il 44% investe nella comunicazione esterna, riducendo la visibilità e il coinvolgimento del pubblico.
Migliorare la capacità di misurazione dell’impatto e rafforzare la comunicazione potrebbero rendere queste collaborazioni ancora più incisive, contribuendo a un cambiamento culturale in cui il dono diventi parte integrante del fare impresa.

Mutui: le rate scenderanno di 50 euro entro il 2025?

Per la prima volta nel 2025 la BCE dovrebbe tagliare il costo del denaro. Se confermato durante la riunione del 30 gennaio, questo sarebbe il quinto taglio consecutivo ai tassi d’interesse nonché il primo di una serie di interventi previsti per l’anno in corso.

Analizzando i Futures sugli Euribor aggiornati al 20 gennaio 2025, gli indici dovrebbero continuare a scendere almeno per tutto il primo semestre dell’anno, per poi rallentare la corsa al ribasso nella seconda parte.
Secondo le previsioni di Facile.it e Mutui.it, se l’Eurotower dovesse ridurre gli indici di 25 punti base, nei prossimi mesi la rata di un finanziamento variabile standard per l’acquisto della casa potrebbe scendere di circa 17 euro, passando dagli attuali 666 euro a 649 euro. In un anno, il risparmio complessivo sulla rata si avvicinerebbe a 50 euro.

Tassi variabili in calo continuo

A giugno 2025 l’Euribor a 3 mesi dovrebbe arrivare al 2,22%, scendendo sotto la soglia del 2,10% entro la fine dell’anno.

Se queste previsioni fossero corrette, la rata del mutuo standard preso in esame calerebbe a 629 euro entro il primo semestre 2025, arrivando a sfiorare 620 euro a dicembre 2025, con un risparmio complessivo annuale sulla rata prossimo a 50 euro rispetto a oggi.
Se i variabili continuano a calare, sul fronte dei tassi fissi le ultime settimane sono state caratterizzate da un aumento dell’IRS, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che sulla scia di quelli americani, sta risentendo dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei.

Gli effetti delle elezioni americane

Sebbene insediato da poco, è evidente che i programmi politici ed economici del nuovo presidente degli Stati Uniti abbiano iniziato ad avere i loro effetti sui mercati americani ben prima dell’Inauguration day, con ricadute a cascata che potrebbero farsi sentire anche da noi, arrivando, potenzialmente, a colpire i tassi dei mutui italiani.

La buona notizia è che l’aumento dell’IRS si è trasmesso solo parzialmente sui tassi proposti alla clientela. Molti istituti di credito hanno deciso di assorbire parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi, consentendo di mantenere l’offerta su livelli competitivi.
Quindi, oggi i tassi fissi continuano a rimanere più convenienti rispetto ai variabili, anche se il gap si sta riducendo.

Il fisso conviene ancora

Secondo le simulazioni dei comparatori, le migliori offerte a tasso fisso disponibili online per un mutuo standard prevedono TAN a partire dal 2,48%, con una rata di 564 euro.
Per i variabili, invece, le migliori offerte partono da un TAN pari al 3,45%, con una rata iniziale di 620 euro.

“Nonostante l’andamento degli indici e la riduzione della distanza tra tassi variabili e fissi, questi ultimi rimangono ancora la soluzione più conveniente – spiegano gli esperti di Facile.it -. Il consiglio per chi oggi è alla ricerca di un mutuo, quindi, è di guardare alle offerte a tasso fisso, ricordando che esiste sempre la possibilità di surrogare, qualora le condizioni di mercato dovessero cambiare radicalmente”.

Lavorare d’inverno: +8,4% opportunità

Sono state 15.898 le offerte registrate tra ottobre e dicembre 2024, +8,4% rispetto all’anno precedente (14.660), guidate dai settori turismo e ristorazione e commercio (Ddo e retail).
Come emerge dall’Osservatorio professioni invernali 2024, condotto da InfoJobs, l’inverno 2024 si è confermato ricco di opportunità professionali.

La maggior parte delle offerte si è concentrata su contratti temporanei, una scelta strategica per affrontare i picchi di affluenza turistica e l’aumento delle vendite natalizie. Turismo e ristorazione hanno infatti registrato una crescita del 20% rispetto al 2023, passando da 2.269 a oltre 2.700 opportunità.
Un dato che riflette il crescente afflusso di turisti, attratti da località sciistiche e città italiane. E che conferma il ruolo centrale di questi comparti nel trainare l’espansione del mercato del lavoro invernale.

Commercio, Gdo e retail +6,4%

Allo stesso tempo, buon incremento anche per il settore commercio, Gdo e retail, che è passato da 12.391 offerte nel 2023 a 13.179 nel 2024, aumentando le opportunità lavorative del 6,4%.
Se invece si osserva il dettaglio del trimestre preso in considerazione si notano alcune particolarità. Il settore commercio, Gdo e retail è partito con slancio già a ottobre, registrando 5.868 offerte, il +10% rispetto al 2023,

Il mese di ottobre 2024 sembra infatti riflettere l’attenzione degli italiani verso le spese oculate, spinte anche dal ritorno delle promozioni autunnali, come il Black Friday, oltre al successo degli acquisti di Natale anticipati per evitare la corsa ai regali dell’ultimo minuto.

Il boom di novembre per la ristorazione

Novembre nel settore turismo e ristorazione ha registrato un vero boom: +26%, passando da 1.027 a 1.297 opportunità.
Un dato che sembra invertire il trend tradizionale, spostando a novembre una parte dell’attività che solitamente si concentra a dicembre.

Gli italiani, popolo che ama il buon cibo e il piacere della convivialità, hanno voluto anticipare le cene pre-natalizie con colleghi e amici, contribuendo così a sostenere il dinamismo del settore in un mese meno usuale per queste abitudini.

Le professioni più cercate

Per il settore turismo e ristorazione, le professioni più ricercate sono state cameriere, animatore turistico, barman, chef, addetto al catering.
Da segnalare anche altre figure, come pizzaiolo e lavapiatti.

Per commercio, Gdo e retail, le figure più ricercate per il periodo invernale sono state addetto vendite, responsabile di negozio, addetto alla macelleria, addetto alla cassa, addetto agli scaffali.
Altri ruoli chiave per la stagione invernale e il corretto flusso di approvvigionamento e vendita rilevate da InfoJobs, comprendono addetto alla pasticceria e magazziniere.

Cyber security: meno malware, più ransomware. Come evolve il crimine informatico?

È quanto emerge dal Report annuale della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica: nel 2024 il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, il Cnaipic, ha gestito circa 12 mila attacchi informatici significativi, diramando oltre 59.000 alert per prevenire e contrastare attacchi ai sistemi informatizzati di interesse nazionale.

Per quanto riguarda le modalità di attacco, l’anno scorso si è registrata una riduzione del 30% negli attacchi DDoS, mentre gli attacchi ransomware sono aumentati del 18%. Parallelamente, il numero di malware è diminuito del 46%, mentre le altre tecniche di hacking hanno registrato un incremento del 46%.

Da semplici hacker ad attori state-sponsored

Oltre alle quotidiane attività di contrasto, il Cnaipic è anche chiamato a gestire alcuni grandi eventi. Tra tutti, per il 2024, il G7 che si è svolto in Puglia dal 13 al 15 giugno
Inoltre, quale punto di contatto nazionale e internazionale per il monitoraggio e la gestione degli eventi di sicurezza cibernetica, sempre nel 2024 il Cnaipic ha gestito anche 63 richieste di cooperazione internazionale, consentendo l’identificazione e la denuncia di 178 persone.

In linea generale, però, sempre secondo il Report, lo scenario aggiornato della minaccia cyber a una matrice puramente criminale vede ormai stabilmente aggiungersi un’origine riconducibile all’operare di attori state-sponsored. Questo, anche in conseguenza del contesto geopolitico internazionale.

Trasporti, Finanze, Sanità, Telecomunicazioni: le infrastrutture pubbliche sotto attacco

“Le metodologie criminali – spiegano gli autori del Report – confermano un’elevata incidenza di attacchi ransomware e di DDoS diretti ad ampio spettro a infrastrutture pubbliche, nazionali e territoriali, con particolare riferimento alle Pubbliche Amministrazioni locali, specie Comuni e Aziende sanitarie, e verso aziende erogatrici di servizi essenziali in diversi settori, come, ad esempio Trasporti, Finanze, Sanità, Telecomunicazioni”.

“Un fenomeno aggravato dalle difficile situazione geopolitica internazionale”

In particolare, l’anno scorso su un totale di poco meno di 12 mila attacchi, ne sono stati rilevati 1.533 nei confronti di infrastrutture critiche, operatori dei servizi essenziali e Pubbliche Amministrazioni locali, il 38% in più rispetto al 2023, riporta AGI.

Il Report annuale 2024 della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica parla poi di “un fenomeno aggravato dalle difficile situazione geopolitica legata ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente – si legge nel Report -: gli autori di tali crimini operano frequentemente da Paesi in cui la cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia risulta difficoltosa o impraticabile”.

Artigianato, in Lombardia sono sempre di più gli imprenditori stranieri 

Il settore dell’artigianato è particolarmente dinamico nel nostro Paese, nonostante un calo delle imprese complessive. Il merito? Soprattutto degli imprenditori di origine straniera, che nell’ultimo decennio sono aumentati in maniera esponenziale. Attualmente superano le 200mila unità e rappresentano il 20% degli imprenditori individuali artigiani.

Diverso l’andamento per le imprese con titolari italiani: tra il 2014 e il 2024, sono invece diminuite del 14,6% (-133.242 unità), portando il bilancio complessivo a un deficit di quasi 100mila imprese.

Contributo delle regioni e settori più dinamici
Le imprese artigiane con titolari stranieri si concentrano soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, che insieme rappresentano quasi la metà del totale. Regioni come Campania, Calabria e Basilicata hanno mostrato tassi di crescita superiori al 40%, evidenziando una presenza sempre più radicata degli artigiani stranieri anche nel Sud Italia.

Il settore delle costruzioni è quello dominante, con quasi il 30% delle imprese artigiane a titolarità straniera (117mila unità nel 2024). Nei servizi alle imprese, la presenza straniera ha visto un aumento del 55%, superando le 14mila unità e raggiungendo il 27,8% del totale.

Evoluzione demografica e ruolo delle donne
Un elemento interessante riguarda l’età e il genere dei titolari stranieri. Gli imprenditori over 50 sono aumentati del 125,7% negli ultimi dieci anni, mentre tra gli over 70 l’incremento è stato del 223,5%. Anche la partecipazione femminile è cresciuta moltissimo: il rapporto Donne/Uomini è passato da 17,1 a 20,1, con un incremento più marcato nelle regioni del Nord.

Questo fenomeno riflette una crescente integrazione delle donne straniere nelle economie locali, specialmente nelle aree economicamente più avanzate del paese.

Paesi di origine e settori strategici
La metà degli imprenditori artigiani stranieri proviene da quattro Paesi principali. Nei settori delle costruzioni, i titolari sono prevalentemente romeni e albanesi (oltre 50mila unità complessive), mentre nei servizi prevalgono imprenditori cinesi ed egiziani, particolarmente attivi in trasporti e ristorazione.

Il futuro? Ancora in trasformazione
L’espansione dell’imprenditoria artigiana straniera non solo contribuisce al tessuto produttivo italiano, ma introduce nuove competenze e prospettive, rendendo il settore sempre più multiculturale e aperto alle sfide del ricambio generazionale e dell’innovazione.

Un anno di ricerche su Google: personaggi, fatti e tendenze del 2024

Cosa hanno cercato su Google gli italiani durante il 2024? L’anno che sta per finire è stato ricco di eventi, di personaggi e tendenze che hanno catturato l’interesse degli italiani.
Dalle personalità più in voga alle domande che hanno tormentato il popolo italico, e dalle mete turistiche più ambite alle ricette più appetitose, non sorprende che anche nel 2024 sia stato il mondo dello spettacolo a dominare le ricerche.

In particolare, è Angelina Mango, vincitrice di Sanremo, in cima alla classifica della più cliccata sul motore di ricerca.
La giovane cantante, figlia d’arte, ha conquistato il pubblico con il suo talento e la sua personalità, ma è seguita a ruota da altri artisti sanremesi, come Ghali, Geolier e Mahmood, a conferma del grande interesse per il festival della musica italiana.
Insomma, Google, con il suo report annuale ‘Year in Search’, offre il consueto spaccato di ciò che più ha stuzzicato la curiosità degli italiani.

Anche il gossip vuole la sua parte

Ma non solo note e canzoni: anche il gossip ha avuto il suo peso tra le ricerche su Google, con la curiosità intorno alle vicende sentimentali di alcuni personaggi del talent show ‘Amici’ e l’attenzione mediatica rivolta alla principessa britannica Kate Middleton. 

Ovviamente, lo sport nel 2024 ha giocato un ruolo importante. Le Olimpiadi hanno catalizzato l’attenzione su discipline come la ginnastica artistica, il nuoto artistico e l’arrampicata sportiva. Ma come spesso accadde, il calcio ha fatto parlare di sé, con tante ricerche legate a episodi controversi e all’esonero di allenatori.

Un’Italia preoccupata, ma che si prende cura di sé

Quanto all’attualità internazionale, non sono mancate le innumerevoli preoccupazioni. Lo dimostrano le ricerche sul conflitto tra Israele e Iran e le tensioni in Medio Oriente.
Ma gli italiani si sono interrogati anche su temi sociali, come dimostra l’interesse per il significato di termini o frasi come ‘intersessuale’ e ‘stop al genocidio’.

Dalle mete turistiche alle ricette, dalle tendenze moda al make-up, Google ci svela un’Italia desiderosa di esplorare, sperimentare e prendersi cura di sé.
Durazzo, Gubbio, Shanghai: le ricerche di itinerari e consigli di viaggio riflettono la voglia di scoprire nuove culture e paesaggi. E in cucina, la passione per la tradizione si affianca alla curiosità per le novità, con ricerche che spaziano dalle lenticchie ai crumble cookies agli spatzle.

Emerge la volontà di informarsi e agire per un futuro sostenibile

E poi c’è la moda: immancabile la ricerca di outfit per ogni occasione, dal matrimonio alle grotte di Frasassi, e il make-up, con tendenze che vanno dal latte make-up al clean-girl-look.

Il report ‘Year in Search’ però non si limita a fotografare il presente, ma offre anche uno sguardo al futuro.
L’interesse per il clima e gli uragani, riferisce Adnkronos, riflette la crescente preoccupazione per l’ambiente. E le ricerche sui progressi contro il cambiamento climatico testimoniano la volontà di informarsi e agire per un futuro più sostenibile.