Credito al consumo, qual è l’impatto delle frodi?

Le frodi basate sul furto di identità rimangono una seria minaccia per il settore del credito, specialmente per il credito al consumo. Secondo i dati dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie per il 2023, lo scorso anno sono stati registrati oltre 32.400 casi in Italia, con un importo medio per frode di 4.666 euro.

Dati allarmanti sulle frodi creditizie

Nonostante il numero di casi sia leggermente diminuito rispetto all’anno precedente (-5,4%), il valore economico complessivo è aumentato del +14,5%, superando i 151 milioni di euro. L’importo medio frodato ha registrato un incremento del +21,1%, evidenziando un impatto finanziario maggiore per le vittime.

“I dati riportati dal nostro Osservatorio confermano la necessità di un impegno congiunto su più fronti per contrastare efficacemente le frodi creditizie basate sul furto di identità,” afferma Beatrice Rubini, Executive Director della linea Mister Credit di CRIF. “Rafforzare l’educazione finanziaria è un elemento chiave nella lotta alle frodi creditizie.”

Crescono gli importi delle transazioni fraudolente  

L’importo medio delle transazioni fraudolente è in crescita. L’Osservatorio CRIF – Mister Credit rileva una contrazione del -25,8% nei casi di frode con importi inferiori ai 1.500 euro. Tuttavia, si registra un aumento del +12,9% delle frodi tra i 1.500 e i 3.000 euro, del +46,7% tra i 5.000 e i 10.000 euro, e del +28,6% per importi superiori ai 20.000 euro.

Questi dati mostrano un cambiamento nelle strategie dei frodatori, che puntano a colpi di maggiore entità, utilizzando tecniche di attacco sempre più sofisticate.

Tipologie di finanziamento più colpite

I prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi sono la categoria di finanziamento più esposta alle frodi, con una quota del 45,3% sul totale dei casi nel 2023. L’aumento dei casi di frode su prestiti finalizzati è del +18,2% rispetto all’anno precedente. I prestiti personali vedono un incremento del +14% delle frodi, con un importo medio delle frodi di oltre 13.500 euro.

Beni acquistati dai malfattori 

Gli elettrodomestici rimangono la categoria di beni più ambita dai frodatori, con una quota del 26,4% dei casi analizzati. Le frodi nel comparto auto-moto sono aumentate del +29,4%, mentre le frodi nel comparto dei consumi (inclusi abbigliamento sportivo e beni di lusso) sono cresciute del +68,4%.

Profilo delle vittime

L’aumento più significativo delle frodi è registrato tra gli ultrasessantenni (+9,7%), mentre si osserva un calo tra gli under 30 (-12,1%). La fascia dei 41-50 anni è la più colpita, con il 22,5% delle vittime. La distribuzione geografica mostra una maggiore concentrazione in Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio. 

Infine, una buona notizia: nel 2023, i tempi di scoperta delle frodi creditizie hanno registrato una contrazione. Il 39,1% dei casi viene scoperto nei primi 6 mesi e il 17,7% entro l’anno. Solo il 16,3% dei casi viene rilevato dopo oltre 5 anni.

Comfort drink: gli italiani non rinunciano al loro analcolico preferito 

Per il 61,8% degli italiani concedersi un momento in compagnia della bevanda analcolica preferita genera relax e appagamento. Per oltre 7 italiani su 10 le bevande analcoliche sono associate a momenti di socialità (73%) e convivialità (74%), e facilitano momenti di confronto e relazione (56,5%).

Quasi un italiano su due (46%) ricerca nelle bevande analcoliche un comfort drink, da concedersi quando ha bisogno di sentirsi appagato o semplicemente di ‘staccare’ per qualche minuto dagli impegni quotidiani, senza ‘sensi di colpa’ né misure restrittive per controllare il consumo.
È quanto emerge dalla ricerca ‘Bevande analcoliche come Comfort Food: il valore, il significato e le emozioni’, effettuata da Euromedia Research per Assobibe.

Non è solo una questione di gusto

“In una quotidianità complicata, in cui ognuno cerca di seguire i propri impegni, sapersi ritagliare un attimo di relax per staccare da tutto e da tutti rappresenta un momento cruciale – spiega Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research -. Le bevande analcoliche si inseriscono in questo contesto individuale e rappresentano una parte fondamentale di questa coccola. Un momento personale o in condivisione che genera piacere e appagamento e dove la complementarietà tra bevande analcoliche, l’attimo, il bicchiere, lo stato d’animo e tutto il contesto rappresenta il fattore ‘C’ o fattore comfort. Non esiste quindi solo una questione di gusto e sapori, ma emerge un mondo di sensazioni che racchiudono un importante valore edonistico a cui si giunge attraverso un ‘rituale’.

Un plus da consumare in qualsiasi momento

Non a caso, il 7,5% del campione le consuma durante l’aperitivo, di questi il 16,5% sono giovani di età compresa tra 18-30 anni,per i quali la possibilità di godere di un momento di piacere ‘analcolico’ rappresenta un plus, perché possono essere consumate in qualsiasi momento.

“Siamo di fronte, dunque, a una consuetudine che fa parte della nostra tradizione, anche se i consumi sono molto calati negli ultimi anni – sottolinea Giangiacomo Pierini, presidente Assobibe -. Se si chiede poi alle persone cosa rappresentino per loro le bibite analcoliche, le risposte evocano suggestioni come ‘festa’, ‘socialità’, ‘ricordi’. Bere bibite analcoliche diventa quindi un’esperienza, che oltre a coinvolgere i sensi, abbraccia le nostre emozioni più profonde”.

No alla Sugar tax sulle bibite! 

Per il 57% degli intervistati le bevande analcoliche possono essere consumate scegliendo tra le varianti più adatte al proprio stile di vita, come le proposte ‘zero’ (zucchero, caffeina, ecc.). Di questo parere sono soprattutto i giovani di età compresa tra 18-30 anni (69%).

La maggior parte degli italiani non considera il consumo moderato di bevande analcoliche un rischio per la salute, e il 56,7%, che sale al 60% per la Generazione Z, non ritiene necessarie tassazioni o restrizioni per limitare il consumo di bevande analcoliche.
Una percentuale ancora maggiore, superiore al 58%, è convinta che l’introduzione di una Sugar tax sulle sole bevande analcoliche non rappresenti un modo efficace per modificare le scelte di consumo e non ne condivide l’applicazione.

Mental load: come difendersi dallo stress da carico mentale domestico?

Non esiste solo lo stress da lavoro. Anche la gestione delle faccende domestiche può provocare stati di ansia e compromettere il benessere di chi vive in una casa. Una recente ricerca condotta da Spontex rivela che in Italia il 73% delle donne e il 62% degli uomini considerano il carico mentale domestico come un peso significativo che può avere un impatto notevole nella vita quotidiana a diversi livelli.

Le cause di questo malessere

Per il 55% dei partecipanti alla ricerca, il carico mentale è associato alla necessità di pensare a più cose contemporaneamente, creando un flusso ininterrotto di preoccupazioni. Il 44% degli intervistati lo attribuisce alla mancanza di tempo per sé stessi.

Inoltre, il 37% identifica il carico mentale con la frustrazione di non riuscire a fare le cose abbastanza bene, unita alla mancanza di riconoscimento da parte dei familiari, con il 71% dei rispondenti che lamenta la mancanza di gratitudine da parte dei coinquilini e il 52% dalla società. Il 35% si sente sopraffatto dalle attività quotidiane, senza riuscire a completare ciò che ha iniziato.

Le conseguenze dello stress “casalingo”

Questo sovraccarico può causare un malessere che si manifesta a più livelli: ansia, tensione, oppressione, sensazione di fallimento, insonnia, stanchezza e problemi relazionali. Destreggiarsi tra vita familiare, figli, lavoro e gestione della casa rappresenta un compito continuo, sfiancante e spesso invisibile.

Strategie per gestire il carico mentale

Per migliorare la qualità della vita, gli esperti suggeriscono alcune strategie pratiche da adottare. Innanzitutto, è fondamentale identificare il carico mentale ed effettivo. Creare insieme agli abitanti della casa una lista di tutte le attività necessarie aiuta a rendere visibili i compiti, a sottolineare le diverse percezioni riguardo il loro peso e a concordare sui termini di gestione in modo rispettoso.

Un altro consiglio importante è mantenere un atteggiamento positivo e riconoscere gli sforzi degli altri. Evitare di stigmatizzare i comportamenti non perfetti è cruciale, poiché risulta inefficace. Procedere per piccoli passi è una strategia chiave. Incoraggiare le persone a prendersi la propria parte del carico richiede tempo, e puntare troppo in alto può risultare poco efficace. I compiti assegnati dovrebbero diventare attività gratificanti per tutti, facilitando il cambiamento positivo.

L’uso di promemoria, senza essere ossessivi, può fare una grande differenza. Strumenti come app, post-it e adesivi sono utili per elencare le cose da fare e chi le deve fare. Infine, l’uso del giusto tono di voce è cruciale. L’empatia deve essere al centro del cambiamento. Le ingiunzioni autoritarie sono inefficaci e spesso conducono a litigi. Ringraziare gli altri per la loro collaborazione può fare una grande differenza, migliorando l’armonia e la collaborazione domestica.

Per concludere

Adottare queste strategie può aiutare a semplificare la gestione delle attività quotidiane, migliorare le relazioni all’interno della casa e aumentare il benessere generale. 

Industria: l’incertezza frena consumi e investimenti

Il profilo declinante della produzione industriale evidenzia le difficoltà di una parte rilevante del nostro sistema imprenditoriale. Inoltre, il taglio dei tassi di riferimento da parte della BCE è stato inferiore alle attese. Pertanto le imprese italiane si devono confrontano con tassi d’interesse reali particolarmente elevati.

Secondo le stime di Confcommercio su dati Istat, a maggio si conferma anche la fragilità dei consumi, con una variazione dell’ICC sia rispetto al mese precedente sia rispetto a maggio 2023. Servizi e turismo potrebbero non bastare a rimettere in carreggiata la spesa.
Tra gli aspetti positivi, si confermano il miglioramento del mercato del lavoro e l’inflazione sotto controllo, con una variazione stimata per giugno dello 0,2% congiunturale e dello 0,9% su base annua.

Stime PIL: -0,1% congiunturale, 0,7% tendenziale

Si deve puntare tutto, quindi, sulla stabilità o l’ulteriore ridimensionamento, dell’inflazione, profilo che rafforzerebbe il potere d’acquisto del reddito da lavoro, e in un contesto privo di shock rilevanti sull’occupazione, consolidare un percorso di crescita dei consumi, con conseguente sostegno al PIL.

L’obiettivo di raggiungere una variazione del PIL all’1% o poco sopra richiede condizioni sempre più stringenti.
La stima per il secondo quarto dell’anno in corso è moderatamente negativa in termini congiunturali (-0,1%) e ancora allo 0,7% la variazione tendenziale. Questo stop potrebbe essere superato grazie ai servizi e al turismo in senso lato, trasporti, cultura, alloggio e ristorazione, a partire da luglio.

Riduzione dei consumi

A maggio 2024 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) evidenzia una riduzione dello -0,3% tendenziale. La flessione dell’ultimo mese è sintesi del permanere di dinamiche negative sul versante della domanda per i beni (-0,6% annuo) e i servizi (-0,2%).

In questo contesto, i comportamenti delle famiglie sembrano indicare una situazione in cui le dinamiche della domanda cominciano ad assumere toni meno emergenziali, peraltro indipendenti dalle festività variabili. Il settore automotive è tornato, dopo il rimbalzo del mese precedente, a mostrare una netta flessione (-10,8%). Su tale andamento potrebbe aver pesato anche l’attesa per l’avvio degli incentivi. Si confermano, invece, in territorio positivo trasporti aerei (+12,7%) e beni e servizi per le comunicazioni (+5,7%).

Prezzi al consumo: tendenze a breve termine

Sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo si stima per il mese di giugno 2024 una variazione dello 0,2% in termini congiunturali e una crescita dello 0,9% su base annua.
Prosegue il processo di rientro dell’inflazione sui beni alimentari, segmento che influenza in modo significativo la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, con un tasso di variazione dei prezzi su base annua che a giugno dovrebbe attestarsi al 2,1%.

Nella media del 2024 si consolida quindi l’ipotesi di una variazione dei prezzi al consumo prossima all’1%. Nella seconda parte dell’anno, il permanere di tassi di variazione dei prezzi contenuti potrebbe favorire un miglioramento della domanda, rendendo meno complicato il raggiungimento di una crescita dell’economia prossima all’1%.

Perchè l’Italia non è un Paese per genitori?

Negli ultimi decenni il ruolo dei genitori è cambiato nel segno di una maggiore condivisione delle responsabilità. Tuttavia, spesso questa collaborazione manca. Sempre più in bilico tra preoccupazioni e stanchezza, investiti da un eccesso di informazioni e lasciati spesso soli, il 77% dei genitori vive in ansia per le difficoltà finanziarie e organizzative, legate direttamente alla gestione della famiglia.

L’Italia, insomma, non è un Paese per genitori. Emerge dal sondaggio ‘Le sfide della genitorialità’, realizzato da QUID+, linea editoriale a marchio Gribaudo – Idee Editoriali Feltrinelli. Tanto che l’8,6% del campione, soprattutto se parte di una famiglia monoparentale sottolinea la propria solitudine e l’isolamento sociale.

In cerca di sostegno

Considerando che il 96% ‘degli intervistati’ sono mamme, la mamma si conferma come la figura genitoriale che rimane il fulcro portante, a dispetto dei cambiamenti sociali e del superamento del modello tradizionale di famiglia.

Solo il 58% dei genitori però riceve supporto da parte del partner nella crescita dei figli. E quasi la metà (44%) afferma di essere alla costante ricerca di un equilibrio tra le esigenze lavorative e il desiderio di offrire il meglio ai propri figli.
I bambini hanno bisogno di vivere esperienze stimolanti, ma ciò di cui hanno più necessità è protezione, sicurezza e comprensione da parte degli adulti. Una comunità coinvolta e solidale attorno ai genitori può fare la differenza.

Gestione del sonno e della rabbia

Per il 44% dei genitori italiani la sfida principale di crescere un figlio è la gestione dei capricci e della rabbia, e dell’educazione al sonno (25.4%). Affrontare le crisi emotive dei bambini può essere difficile, tuttavia, adottare approcci educativi basati sulla comprensione e sull’accoglienza delle emozioni può aiutare a vivere queste situazioni in maniera costruttiva.

Allo stesso modo, la gestione del sonno autonomo presenta ostacoli significativi per i genitori, che spesso si trovano a fronteggiarne le conseguenze anche sui propri cicli di riposo. Comprendere la fisiologia del sonno infantile e adottare abitudini sane può contribuire a mitigare queste difficoltà e favorire il benessere generale della famiglia.

Desiderare tempo per sé senza sensi di colpa

La maggioranza dei genitori intervistati (71,5%) non riesce a ritagliare sufficiente tempo per coltivare i propri interessi. Essere genitori è un viaggio quotidiano di crescita accanto ai propri figli., ma resta importante il valore del tempo da dedicare a sé stessi.
Quasi il 40% dei genitori desidera maggior sostegno economico o una riduzione dell’orario lavorativo, e il 22% ritiene importante avere più occasioni di formazione sulla genitorialità, mentre il 18% vorrebbe una maggiore condivisione degli obiettivi educativi.

Sono dati che riflettono la persistente percezione di ‘mancanza di tempo, e fanno emergere l’esigenza di una genitorialità consapevole, che privilegi la qualità del tempo trascorso con i figli. E favorisca l’attenzione agli scambi relazionali significativi.

Animali da compagnia, presenti in 1 casa su 4 

Mai senza Micio e Fido. In Italia, la presenza di animali da compagnia nelle case italiane è ormai una realtà consolidata. Gli amici a quattro zampe sono diventati veri e propri membri del nucleo familiare, ricevendo attenzioni e cure quotidiane. La maggior parte degli animali domestici viene salvata dalla strada o adottata in canili e gattili. Gli italiani, dunque, manifestano tutto il loro amore per i pet. Ma c’è di più: i nostri connazionali si dichiarano perlopiù contrari alla caccia, alla vivisezione, agli animali nei circhi e all’allevamento per produrre pellicce. 

E’ aumentato il numero di proprietari di animali

In Italia, quasi una casa su quattro ospita almeno un animale da compagnia, con una percentuale del 37,3%, in aumento del 4,6% rispetto al 2023. Tra coloro che accolgono un animale, il 41,8% possiede un cane e il 37,7% un gatto. Le spese mensili per la cura e il mantenimento degli animali variano: il 20,3% dei proprietari spende meno di 30 euro al mese, mentre circa il 60% spende tra i 30 e i 100 euro. Dal 2015, è diminuita la percentuale di chi riesce a spendere meno di 30 euro o tra i 30 e i 50 euro al mese. Sono alcuni dei dati contenuti nel 36 Rapporto Italia di Eurispes. 

Le modalità di adozione 

Gli animali domestici vengono perlopiù salvati dalla strada o adottati da canili e gattili, con una percentuale del 39,7%. Un quarto dei proprietari (25%) acquista il proprio animale in negozi o allevamenti, mentre un altro 20,8% riceve l’animale in regalo. In questo apparente idillio, però, non mancano le criticità: sono legate soprattutto ai costi da sostenere per gestire al meglio gli animali. E, di questi tempi, per alcuni proprietari rappresentano un problema. 

Quando costa troppo 

Il 14% dei proprietari ha considerato l’idea di dare in affido il proprio animale a causa di difficoltà economiche, ma non ha proceduto in tal senso. Il 7,1% ha invece dovuto prendere questa difficile decisione. Un altro 13,9% ha pensato di dare in affido l’animale per difficoltà di gestione o incompatibilità con la famiglia, ma non l’ha fatto, mentre il 6,5% ha dovuto optare per l’affido ad altri. Inoltre, il 20% ha rinunciato ad avere altri animali a causa di difficoltà economiche, e il 29,2% per difficoltà di gestione.

Le posizioni etiche degli italiani

Per quanto riguarda i temi etici legati agli animali, gli italiani continuano a dire “no” alla vivisezione (76,6%), alla caccia (72,9%), alla produzione e all’uso delle pellicce (78,3%) e all’utilizzo degli animali nei circhi (78,1%). Queste posizioni evidenziano un forte impegno etico e morale verso il benessere degli animali, riflettendo una sensibilità crescente nella società italiana.

Cyberattacchi prolungati: il vettore principale sono le relazioni di fiducia

Secondo il report Kaspersky Incident Response 2023, i cyberattacchi che persistono per più di un mese hanno costituito il 21,85% del totale, con un aumento del 5,55% rispetto al 2022.

Una tendenza significativa osservata negli attacchi prolungati è lo sfruttamento delle relazioni di fiducia. Oltre un quinto dei cyberattacchi di lunga durata ha infatti le relazioni di fiducia come uno dei principali vettori.
Le compromissioni basate sulle relazioni di fiducia non sono una novità, ma nel 2023 la loro frequenza è aumentata, rappresentando il 6,78% del numero totale di attacchi.

Serve almeno un mese per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione

Dal momento che questo metodo di attacco consente agli attori delle minacce di colpire più vittime grazie alla compromissione di una sola organizzazione, i team investigativi devono affrontare diverse sfide aggiuntive.
In primo luogo, le aziende inizialmente prese di mira non sempre riconoscono l’importanza di indagini approfondite e possono essere riluttanti a collaborare.

In secondo luogo, gli attacchi avviati attraverso relazioni di fiducia spesso richiedono più tempo per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione. Per questo motivo, il 50% di questi attacchi è durato più di un mese. Una percentuale simile di attacchi di durata superiore a un mese è stata registrata esclusivamente nell’ambito dei vettori insider e phishing.

Quando fidarsi diventa critico

“Le minacce alla sicurezza informatica sono in continua evoluzione e i nostri risultati sottolineano il ruolo critico della fiducia negli attacchi informatici – commenta Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Nel 2023, e per la prima volta negli ultimi anni, gli attacchi basati su relazioni di fiducia sono stati tra i tre vettori più utilizzati. La metà di questi incidenti è stata rilevata solo dopo la scoperta di una fuga di dati. Sfruttando le relazioni di fiducia, i criminali informatici possono prolungare gli attacchi e infiltrarsi nelle reti per periodi più lunghi con rischi significativi per le organizzazioni. È indispensabile che le aziende rimangano vigili e diano priorità alle misure di sicurezza per proteggersi da tattiche così sofisticate”.

I consigli per non cadere in trappola 

Per mitigare i rischi evidenziati nel report, Kaspersky consiglia di promuovere una cultura di consapevolezza della sicurezza tra i dipendenti e limitare l’accesso pubblico alle interfacce di gestione.

Inoltre, consiglia di applicare una policy a tolleranza zero per la gestione delle patch o implementare misure di compensazione per le applicazioni accessibili al pubblico. Ma è importante anche eseguire il backup dei dati critici per ridurre al minimo i danni e implementare robusti criteri per le password e l’autenticazione a più fattori.
E per migliorare la protezione delle aziende contro gli attacchi avanzati e rilevarli nelle fasi iniziali, è fondamentale adottare servizi di sicurezza gestiti.

Elezioni UE: il declassamento sociale minaccia i cittadini europei

Quindici anni fa all’Unione europea a 27 Stati era riferibile una quota del Pil del mondo pari al 17,7% del totale. Oggi la percentuale si è ridotta al 14,5%, a vantaggio soprattutto dei Paesi asiatici.
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha conosciuto un progressivo ridimensionamento del proprio peso demografico ed economico (quindi politico) sul piano internazionale.

Secondo il report del Censis ‘Lo stato dell’Unione. Geografia sociale dell’Europa al voto’, un terzo dei cittadini europei si sente minacciato dal declassamento sociale.
Se sono 359 milioni gli elettori che a giugno 2024 andranno al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, quale Europa, e che Italia, si recherà alle urne?

Un continente che conta meno 

Con la crisi del 2008 è cominciato il lungo ciclo del declassamento storico e sociale europeo. Molti cittadini si sono persi nelle pieghe della deindustrializzazione di tanti territori, di cui 4 su 10 sono italiani (39,1%). Sono poi 75 le regioni e le province dei Paesi in cui si è verificata una variazione negativa del reddito disponibile netto pro-capite, e 151 milioni di cittadini (34% della popolazione europea, 121 milioni di elettori) hanno subito una flessione del tenore di vita familiare.

I dati più preoccupanti riguardano l’Attica in Grecia (-35,6% reddito pro-capite vs 2007), ma questo avviene anche in alcune regioni italiane (Lazio,-16,0%, Umbria -14,7%, Provincia autonoma di Trento -14,6%) Toscana -14,6%). 

Si allarga la forbice sociale interna agli Stati

In quindici anni si sono accentuate forti disomogeneità sociali nei diversi contesti territoriali all’interno dei singoli Stati, che possono minare la coesione delle comunità nazionali. Ad esempio, in Irlanda si osserva l’oscillazione vertiginosa tra i 36.556 euro di Pil pro-capite del Northern and Western (-55,4% vs media nazionale) e i 99.750 euro del Southern (+21,8%).
La regione irlandese con il Pil pro-capite più alto dell’Unione registra un valore pari a 7 volte quello della regione bulgara con il valore più basso della Ue.

In Italia si oscilla dal valore minimo del Pil pro-capite della Calabria (-40,9% vs dato medio nazionale) al valore massimo di Bolzano (+65,4%), e sono 6 le regioni italiane in cui ancora si misura un Pil pro-capite, a parità di potere d’acquisto, inferiore alla soglia del 75% del valore medio europeo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Sardegna, Molise).

Sempre più astenuti e sfiduciati

Il tasso di astensionismo alle ultime elezioni europee del 2019 si è attestato al 49,3% nella media dell’Unione.
In Italia la tendenza all’astensionismo elettorale, intensa e prolungata nel tempo, mostra dati più allarmanti alle votazioni europee (45,5% astenuti nel 2019) rispetto alle elezioni politiche (36,1% astenuti nel 2022). D’altronde, oggi solo il 49% degli italiani ha fiducia nel Parlamento europeo, il 46% nella Commissione europea.

Il declassamento storico e sociale che ha investito l’Europa a partire dal 2008 si manifesta nel malessere dei perdenti e nella percezione di aver perso posizioni sul terreno del proprio benessere. E può insidiare gli stessi meccanismi di funzionamento delle democrazie liberali.

Ponti di primavera, 14 milioni di italiani in viaggio

Con la primavera inizia ufficialmente la stagione dei viaggi, anche quelli brevi di una manciata di giorni. La voglia di partire degli italiani si è infatti esplicitata in occasione dei ponti festivi. Molti nostri connazionali, senza la necessità di cercare luoghi esotici, hanno preferito destinazioni vicine, privilegiando il relax, le belle passeggiate e la scoperta di località ricche di arte, così come il mare e la montagna. Questo spirito ha guidato circa 13,9 milioni di italiani a viaggiare tra il 25 aprile e il primo maggio, rispettivamente Anniversario della Liberazione e Festa dei Lavoratori.

In particolare, 4,1 milioni di persone approfittano di entrambe le festività, mentre 4,6 milioni partono solo per il 25 aprile e 5,2 milioni per il primo maggio. Il calendario di quest’anno, con la festa della Liberazione che cade di giovedì e quella dei Lavoratori di mercoledì, ha influenzato la programmazione dei viaggi.

Italia meta prediletta per la maggioranza dei viaggiatori

La stragrande maggioranza di coloro che hanno pianificato una vacanza ha scelto di rimanere in Italia, confermando un trend consolidato nel tempo. Solo una piccola parte ha optato per destinazioni all’estero. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha sottolineato l’affetto degli italiani per le strutture nazionali, con l’albergo in pole position come scelta di alloggio preferita.

L’indagine condotta da Tecnè ha coinvolto un campione di 5.013 italiani maggiorenni tra il 15 e il 18 aprile, confermando che il turismo interno è predominante. Per il 25 aprile, il 90,2% rimarrà in Italia, mentre il 9,8% opterà per l’estero. Le mete più gettonate sono il mare, le località d’arte e la montagna per chi resta in Italia, mentre le grandi capitali europee sono la scelta principale per chi viaggia all’estero.

L’albergo è la sistemazione preferita per i ponti fuori porta

Per entrambe le festività, l’albergo è l’alloggio preferito, con una durata media della vacanza di 4,3 giorni per il 25 aprile e 3,1 giorni per il primo maggio. La spesa media pro capite varia a seconda della destinazione e dell’estensione della vacanza, con una maggiore propensione alla spesa per chi opta per l’estero.

I motivi del viaggio? Voglia di relax e divertimento

La ricerca del relax e del divertimento sono le principali motivazioni per la vacanza, con attività come passeggiate, escursioni, eventi enogastronomici e visite culturali che caratterizzano il tempo libero dei viaggiatori. La maggioranza utilizza l’automobile come mezzo di trasporto.

Chi non parte lo fa per ragioni economiche

Complessivamente, 4,1 milioni di italiani sfruttano entrambi i ponti, con una spesa media pro capite più elevata per chi decide di viaggiare all’estero. Tra coloro che non partiranno, le principali ragioni sono di ordine economico, seguite da motivi familiari.

Cybersecurity: stop al data-stealing 

Nel 2023, sono stati compromessi da malware data-stealer circa 10 milioni di dispositivi personali e aziendali, +643% negli ultimi tre anni.
Secondo il Kaspersky Digital Footprint Intelligence, presentato in occasione del ‘Privacy Tour 2024’, i dati sui dispositivi infetti derivano dalle statistiche dei file di log dei malware infostealer attivamente scambiati nei mercati illeciti.

Sebbene il numero di file di log, quindi di infezioni, nel 2023 abbia subito un calo del -9% rispetto al 2022, questo non implica che la richiesta di login e password da parte dei criminali informatici sia diminuita. È, infatti, possibile che alcune credenziali compromesse siano state divulgate nel dark web nel corso del 2024, ed è probabile che il numero effettivo di infezioni sia ancora più alto, circa 16 milioni. 

Per ogni dispositivo infetto 50,9 credenziali rubate

La vendita di credenziali di accesso compromesse rappresenta una parte significativa del mercato del dark web.
In media i criminali informatici rubano 50,9 credenziali di accesso per ogni dispositivo infetto, utilizzandole per attacchi informatici, vendita o distribuzione gratuita sui forum del dark web e i canali shadow di Telegram.

Negli ultimi 5 anni 443.000 siti web in tutto il mondo hanno subito le violazioni delle credenziali.
Per quanto riguarda il numero di account compromessi da infostealer nel 2023, il dominio .com è al primo posto (quasi 326 milioni), mentre in Europa, il dominio .it, associato all’Italia, si classifica al terzo posto (4,2 milioni), dopo Francia (4,5) e Spagna (4,4).

L’accesso ad applicazioni AI

I dati per accedere alle infrastrutture aziendali sono molto diffusi sul dark web: tra gennaio 2022 e novembre 2023 si contano oltre 6.000 messaggi (+16% al mese).
Neanche la crescente diffusione di strumenti basati sull’AI non è passata inosservata ai cyber criminali e il furto di credenziali per i servizi AI è una tendenza in crescita.

Negli ultimi tre anni, sono state compromesse con malware info-stealer 1.160.000 credenziali di accesso all’applicazione Canva, uno strumento di progettazione grafica basato sull’AI.

Nel 2023 il numero di login e password trapelate è aumentato di quasi 33 volte

Anche OpenAI ha visto trapelare le credenziali degli utenti a causa di malware data-stealer. Quasi 668.000 credenziali per i servizi dell’azienda, tra cui ChatGPT, sono state compromesse tra il 2021 e 2023 e trovate su canali nascosti. In particolare, nell’ultimo anno il numero di login e password trapelate è aumentato di quasi 33 volte.

Il mercato del dark web per le credenziali può essere analizzato anche dal punto di vista della domanda di questi account, in particolare esaminando il numero di post in cui i criminali informatici offrono o cercano di acquistare file di log infostealer.
A marzo 2023, dopo il rilascio della quarta versione, la richiesta di account di ChatGPT da parte dei cyber criminali ha, registrato una crescita, stabilizzandosi allo stesso livello di altri servizi di AI.