Primo trimestre 2020, scende il mercato dei pc. I numeri degli analisti

L’impatto del coronavirus sulla produzione e la domanda di pc è negativo. Secondo gli analisti di Gartner il mercato globale dei pc chiude il primo trimestre dell’anno con consegne in flessione del 12,3%, scendendo a quota 51,6 milioni di unità, il calo più marcato dal 2013. Numeri sempre negativi, ma meno marcati, sono quelli forniti da altre due società d’analisi, Canalys e Idc, che calcolano la flessione tra il -8% e il -9,8%, con volumi di consegne tra 53,2 e 53,7 milioni. Tutti però concordano con il podio dei costruttori, che vede al primo posto la cinese Lenovo, con una quota di unità commercializzate che va dai 12,6 ai 2,8 milioni (-3%/-4% su base annua), al secondo HP (11,1-11,7 milioni di pc consegnati e una flessione del 12-13%), e al terzo Dell, unica azienda a registrare una crescita: +1-2%, con volumi di 10 milioni di unità.

Sotto il podio i dati degli analisti divergono

Fuori dal terzetto di testa, riporta Ansa, gli analisti offrono dati più divergenti.

Secondo Gartner, Apple è quarta con 3,5 milioni di Mac consegnati, e un calo del 6,2%, seguita da Acer, a 2,9 milioni di unità (-12,7%). Per i ricercatori di Canalys Apple si è invece fermata a 3,2 milioni di unità e la contrazione, rispetto al primo trimestre del 2019, è del 21%. Acer, secondo Canalys, è vicina a 3,1 milioni (-12,6%), e secondo Idc, con 3,3 milioni (-9,9%) Acer scavalca Apple a 3,1 milioni (-20,7%).

Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni

In ogni caso, tutti sono concordi nel rilevare il declino del mercato pc per i problemi di approvvigionamento derivati dalla pandemia. Desktop, notebook e workstation hanno sofferto per il blocco delle produzioni di febbraio, e anche la ripresa della produzione a marzo è stata lenta. In questo scenario il mercato EMEA ha chiuso il primo trimestre 2020 in negativo, ma con una flessione solo a singola cifra percentuale. Segno meno anche per i mercati Asia/Pacifico, Giappone, America Latina, Stati Uniti. Una crescita c’è stata solo in Canada, riferisce impresacity.it.

Il problema non è legato alla domanda

Se la domanda di aziende, professionisti e studenti non è mancata, specie di notebook, è mancata l’offerta. Idc stima che nel primo trimestre 2020 la richiesta di computer sia salita, poiché molti si sono trovati a lavorare da casa con pc non adeguati e hanno cercato di sostituirli. Se poi la tendenza allo smart working durerà serviranno piattaforme infrastrutturali e prodotti per i singoli utenti. E chi è abituato ad avere un pc a casa, ma normalmente di backup a quello principale d’ufficio, potrebbe sentire il bisogno di mantenerlo più aggiornato. Se invece il picco di domanda di queste settimane è solo un picco, la situazione cambia. La domanda calerà fisiologicamente, e ne avranno approfittato le poche aziende, vendor e retailer, che avevano chiuso il 2019 con alti livelli di inventario.

Un vademecum per fare business senza violare la privacy

Arriva il Vademecum della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi per le società e gli studi professionali che trattano i dati personali nel contesto della propria organizzazione. Si tratta di uno strumento di pronta consultazione che descrive gli aspetti più importanti del Gdpr, il Regolamento Europeo posto a tutela dei dati personali, con esempi concreti a corredo degli aspetti teorici. Il Vademecum, realizzato con lo Studio Legale Lisi, costituisce il percorso finale di una serie di seminari sviluppati dalla Camera di commercio sintetizzandone i contenuti. “Si tratta, infatti, di una guida operativa che illustra i tratti salienti della disciplina – spiega Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi – e fornisce spunti pratici per agevolarne il rispetto, contribuendo così a una effettiva e non troppo onerosa tutela dei dati personali a vantaggio dei consumatori”.

I punti principali del documento

Il Vademecum sul trattamento dei dati personali alla luce del Gdpr si suddivide in 11 sezioni di facile consultazione, ognuna dedicata ai diversi aspetti toccati dalla disciplina. Più in dettaglio, gli argomenti trattati vanno dai principi e le basi giuridiche del trattamento, i soggetti e i diritti degli interessati (I), il marketing e la profilazione (II), l’analisi del sito web aziendale (III), il registro delle attività di trattamento (IV), l’accountability privacy by design e by default (V), e le informative privacy (VI). Seguono, il Dpo: ruolo, compiti e funzioni, (VII), il data breach (VIII), gli amministratori di sistema (IX), il controllo dei lavoratori e la videosorveglianza, e ulteriori approfondimenti in materia di protezione dei dati personali (XI).

Come distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono

Non sempre è agevole distinguere le attività a carattere personale da altre che non lo sono. In effetti, occorre considerare che le attività personali di trattamento di dati di terzi interessati, che comunque presentino aspetti professionali o commerciali, possono comportare la piena applicazione del Regolamento europeo. Non rientra quindi nel Regolamento la gestione della propria corrispondenza privata, la tenuta di un diario o di un blog dove siano presenti dati personali relativi alla partecipazione a eventi con colleghi, o a incontri con partner professionali. Questi sono certamente estranei all’applicazione della regolamentazione europea sulla privacy, anche qualora tali trattamenti siano svolti mediante l’uso di social network, o comunque online. A patto, tuttavia, che il trattamento di tali dati avvenga per finalità strettamente personali.

Cos’è il Gdpr

Il Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio (General Data Protection Regulation, Gdpr), stabilisce le norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, senza pregiudicare la libera circolazione dei dati e delle informazioni, anche personali. Un aspetto cruciale per lo sviluppo dell’economia digitale nell’ambito del mercato interno dell’Unione europea. Il Gdpr si applica non solo a tutti i titolari e responsabili del trattamento con sede in un Paese membro dell’Unione, ma anche a tutti i soggetti, le organizzazioni e i servizi che trattano dati di interessati stabiliti nell’Unione europea.

Contenti della propria vita? Tra gli italiani aumenta la soddisfazione

Un sette abbondante: è il voto che gli italiani danno alla propria vita. Un trend in miglioramento rispetto al passato. Il livello di soddisfazione in merito alla propria esistenza, quindi, registra valori in crescita nel 2019, confermando un andamento positivo iniziato nel 2016. In media gli italiani danno un voto pari al 7,1. Un altro dato interessante è che i nostri connazionali nel 56,5% dei casi si dichiarano soddisfatti della propria situazione economica: si tratta del valore più alto registrato dal 2006. A scattare la fotografia del “livello di soddisfazione” è l’Istat, che evidenzia poi come siano più “contenti” gli under 25 rispetto ai più grandi: tra i giovani quelli che si dichiarano molto o abbastanza contenti passano dal 48,3% al 51,3%.

Contenti ma non tanto fiduciosi verso il prossimo

E’ interessante valutare anche le risposte date alla domanda “Che fine fa un portafoglio smarrito finito nella mani di un perfetto sconosciuto?”. Tra i nostri connazionali, soltanto il 15% degli italiani crede possa tornare indietro. I livelli di fiducia negli altri aumentano però se a ritrovarlo è un esponente delle forze dell’ordine (84%) o un vicino di casa (73,3%).

Un’Italia divisa a metà

Anche in questo caso, però, il livello di soddisfazione è molto diverso fra chi abita al Nord o al Sud dello Stivale: i primi si dichiarano infatti più contenti e fiduciosi rispetto ai colleghi del Mezzogiorno. Commenta questo dato il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che dichiara: “Anche sul fronte delle condizioni di vita e della fiducia il paese è letteralmente spezzato in due, con una forbice molto altra tra Nord e Sud Italia. Il Nord presenta infatti la quota più alta di coloro che dichiarano un voto compreso tra 8 e 10 rispetto alla soddisfazione per la vita (46,7%), percentuale che nel Mezzogiorno si ferma al 39,2%”. Abissali le differenze a livello regionale: mentre in Trentino Alto Adige la quota di persone che da un voto da 8 a 10 alla propria soddisfazione raggiunge il 62,2% del totale, in Campania la percentuale si dimezza ed è ferma al 31,6% – aggiunge il Codacons. “Numeri che dimostrano ancora una volta come nel Mezzogiorno le condizioni di vita dei residenti siano indietro rispetto al resto del paese, e come non sia stato affatto abbastanza per colmare questo gap”.

Le donne e il tempo libero

Infine, l’Istituto segnala che fra le donne e il tempo libero il rapporto non è sempre perfetto, specie per quelle che non lavorano. Le motivazioni di questa situazione le spiega la stessa Istat: “sono nel carico di lavoro familiare e di cura particolarmente pesante e tale da comprimere la quantità di tempo libero”. Però, conclude l’Istituto, “se occupate, la soddisfazione per questo aspetto è paragonabile a quella degli uomini (64,4% contro 64,9%)”.

 

Gli italiani e l’e-commerce, un rapporto che non conosce crisi

Il fatturato generato dall’e-commerce B2C in Italia nel 2019 sarà di 35,65 miliardi di euro, +2,01% rispetto al 2018. Al primo posto negli acquisti online degli italiani i prodotti per la cura della casa e degli animali domestici, ma in forte crescita l’elettronica di consumo. Un segmento, questo, che raggiungerà oltre 58 milioni entro il 2023. A monitorare lo scenario dell’e-commerce B2C, i comportamenti dei consumatori e le tendenze future ci ha pensato SAP SE, che ha commissionato a Ecommerce Foundation, l’organizzazione indipendente che promuove il commercio digitale, un’analisi dal titolo Ecommerce Report: Italy 2019, lo studio che indaga il rapporto degli italiani con l’e-commerce.

Nel 2019 il 37% della popolazione online ha effettuato almeno un acquisto via Internet

Sulla base dei dati emersi dall’analisi, si prevede che entro la fine del 2019 circa il 37% della popolazione online abbia effettuato almeno un acquisto via Internet. E i segnali per il futuro sono positivi. Si stima infatti che nel quinquennio 2018 – 2023 le revenue del commercio elettronico aumenteranno in ogni settore, elettronica, cibo e cura della persona, mobili ed elettrodomestici, giocattoli, oggettistica, e fai da te. Ma soprattutto moda, che passerà dai 4,48 miliardi di euro di fatturato del 2018 ai 6,71 miliardi del 2023.

La cura della casa è una priorità per gli e-shopper

Nel 2019 il segmento che registrerà la maggiore crescita sarà quello relativo agli accessori per il giardinaggio, la cura degli animali domestici e gli attrezzi per effettuare piccoli lavori a casa (9,45 milioni), seguito da giocattoli e prodotti per la prima infanzia (9,43 milioni). La cura della casa resta quindi una priorità, e nel 2019 si prevede che saranno stati 9,6 milioni gli utenti ad avere acquistato un elettrodomestico online, mentre 4,87 milioni avranno comprato mobili e accessori per la casa. Anche il comparto dell’elettronica di consumo, così come i supporti per fruire di contenuti digitali (libri, film, musica e videogiochi) sta registrando una forte crescita, con oltre 21,87 milioni spesi solo nel 2019 per l’acquisto di nuovi dispositivi.

Amazon e PayPal dominano le compere online

Nel 2017 PayPal ha rappresentato il metodo di pagamento preferito in Italia sia per il pagamento di beni digitali e servizi (32,2%) sia per l’acquisto di beni tangibili (oltre il 40%). Per quanto riguarda lo shopping online transfrontaliero, nel 2018 il Regno Unito vantava la quota più alta (19%), mentre la Cina si piazzava al secondo posto (18%) e la Germania al terzo (16%). Sempre lo scorso anno, Amazon ha dominato la chart delle piattaforme più utilizzate dagli italiani, con revenue pari a 2.325 milioni di euro, seguita da Zalando, con 448 milioni di euro.

La moda nel 2019 cambia, e diventa più sostenibile e inclusiva

Quali sono state le tendenze della moda durante il 2019? Soprattutto sostenibilità e inclusività. Più che tendenze veri e propri movimenti, che hanno influenzato orientamenti e acquisti da parte dei consumatori anche per quanto riguarda il fashion. Il report Lyst Year in Fashion 2019, realizzato analizzando le query, le pagine visualizzate e le vendite di 6 milioni di articoli di moda di oltre 12.000 store online, indica quali sono state le tendenze moda più importanti del 2019. Il report inoltre ha considerato anche le menzioni sui social, e la risonanza mediatica a livello mondiale generate dai trend e dai brand più acclamati del 2019.

Crescono le ricerche sui materiali sostenibili, econyl, cotone organico, repreve e tencel

Le ricerche sui portali riguardo gli argomenti inerenti alla sostenibilità sono aumentate del 75% su base annua, con una media di 27.000 ricerche al mese. Sempre su base annua sono cresciute anche quelle relative ai materiali sostenibili, che hanno segnato in particolare un +102% per l’econyl, +52% per il cotone organico, +130% per il repreve e del 42% per il tencel. E le categorie di prodotto più desiderate sono state i jeans e le sneaker sostenibili. Durante quest’anno, poi, numerosi brand hanno lanciato diverse iniziative legate alla sostenibilità, e oltre ad avere posto maggior attenzione ai materiali utilizzati nelle loro collezioni si sono impegnati in progetti di donazione e hanno aumentato gli investimenti nel re-commerce.

Una moda che rispecchia bisogni e gusti di diverse comunità

Se il 2019 si è caratterizzato da numerosi richiami verbali contro la mancanza di inclusione e rappresentanza della diversità all’interno delle aziende, gli amanti dello shopping hanno cercato una moda che rispecchi maggiormente i bisogni e i gusti di diverse comunità. Le ricerche dei consumatori si sono quindi orientate verso articoli fashion versatili e semplici, in crescita rispettivamente dell’80% e del 90%. Al contempo, si è assistito anche a un incremento del 52% nelle ricerche di termini riferiti a una moda “neutrale” e “unisex”.

I brand scendono in campo a favore della diversità

Cosa hanno cercato i consumatori? I consumatori “consapevoli” sono andati perciò alla ricerca di stilisti e rivenditori che fossero in linea con i loro valori. Di riflesso, riferisce una notizia Ansa, alcuni dei brand fashion più potenti al mondo hanno lanciato alcune campagne a favore della diversità, e diversi progetti per promuovere l’inclusione, alcuni assumendo anche figure manageriali specifiche per questo settore.

Il Parlamento Europeo dà l’ok alla riforma del copyright: cosa cambia

Il Parlamento Europeo ha dato l’ok alla nuova direttiva Ue sul dritto d’autore, la cosiddetta legge sul copyright. “La riforma del copyright è passata alla presenza di 658 europarlamentari, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti. In precedenza l’Aula ha respinto la proposta di 38 eurodeputati di riaprire il testo, votando gli emendamenti che erano stati depositati” riporta una nota dell’AdnKronos.

“Basta al Far West Digitale”

Appena saputo il verdetto da parte del parlamento di Strasburgo, il presidente Antonio Tajani ha così commentato la riforma Ue sottolineando che: “ha scelto di mettere fine all’attuale Far West digitale, stabilendo regole moderne e al passo con lo sviluppo delle tecnologie”.  “Le industrie culturali e creative – continua il presidente del Parlamento europeo – sono uno dei settori più dinamici dell’economia europea, da cui dipende il 9% del Pil e 12 milioni di posti di lavoro. Senza norme adeguate per proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto”. “Queste regole permetteranno di proteggere efficacemente i nostri autori, giornalisti, designer, e tutti gli artisti europei, dai musicisti ai commediografi, dagli scrittori agli stilisti. Fino ad oggi i giganti del web hanno potuto beneficiare dei contenuti creati in Europa pagando tasse irrisorie, trasferendo ingenti guadagni negli Usa o in Cina” specifica ancora il presidente del Parlamento Ue.

“Con questa direttiva abbiamo riportato equità e fatto chiarezza, sottoponendo i giganti del web a regole analoghe a quelle a cui devono sottostare tutti gli altri attori economici – aggiunge -. Abbiamo fornito ai detentori dei diritti d’autore gli strumenti per concludere accordi con le piattaforme digitali in modo da poter vedere riconosciuti i propri diritti sull’utilizzo del frutto della loro creatività”.

Cosa accade sul web (e fuori)

In sintesi, la nuova direttiva sul copyright online riguarda in particolare i giganti della rete (come Youtube, Facebook, Google nonché gli aggregatori di notizie e i servizi di monitoraggio dei media), al pagamento dei diritti d’autore per i loro contenuti video, audio, articoli distribuiti e condivisi sulle loro piattaforme. La direttiva, inoltre, vuole che le piattaforme digitali negozino accordi di licenza con gli editori in modo da remunerare i creatori dei contenuti online. Sono esclusi da questo obbligo  i “collegamenti ipertestuali” agli articoli di notizie e “singole parole o estratti molto brevi”, le enciclopedie online senza scopo di lucro come Wikipedia, e le piattaforme di sviluppo e condivisione “open source”.

Rivoluzione modem

Da fine dicembre 2018 diventa effettivo il diritto a utilizzare un modem diverso da quello fornito dall’operatore per accedere a Internet da linea fissa. La norma vale già per tutti i nuovi contratti stipulati, mentre per quelli in essere la regola varrà dal 1 gennaio 2019. In estrema sintesi, con modem libero significa che ognuno – dal 31 dicembre 2018 – poterà scegliere il router che preferisce senza l’obbligo di utilizzare quello messo a disposizione dal proprio operatore. A stabilirlo è la delibera 348/18/CONS dell’Agcom con la quale l’Italia si uniforma alla direttiva europea n. 2015/2120 che stabilisce misure riguardanti l’accesso a una rete aperta, con specifico riferimento alla libertà di scelta delle apparecchiature terminali.

Il testo della delibera

Come riporta Adnkronos, con questa delibera l’Autorità garante per le comunicazioni sancisce il diritto degli utenti di scegliere liberamente il proprio terminale (modem o router) per accedere a Internet dalla linea fissa, usando quindi un apparecchio diverso da quello fornito dall’operatore. Gli operatori non possono né “rifiutare di collegare apparecchiature terminali alla rete se l’apparecchiatura scelta dall’utente soddisfa i requisiti di base previsti dalla normativa europea e nazionale, né imporre all’utente finale oneri aggiuntivi o ritardi ingiustificati, ovvero inibire l’utilizzo o discriminare la qualità dei singoli servizi inclusi nell’offerta, in caso di collegamento a un modem di propria scelta”. Gli operatori sono inoltre tenuti ad assicurare la diffusione, anche sui propri siti, di informazioni utili sulle specifiche e tutti i parametri necessari per l’accesso e la configurazione del servizio. Installazione e manutenzione spettano al cliente. Quanto all’assistenza, l’Agcom spiega che “i fornitori di accesso alla rete forniscono ai propri clienti, attraverso i canali di assistenza, informazioni per la corretta e semplificata attestazione delle funzionalità di connessione e configurazione degli apparati terminali”.

“Pacchetti completi”

Quando gli operatori forniscono servizi integrati di accesso a Internet e/o di connessione alla rete tramite offerte in abbinamento con l’apparecchiatura, devono evidenziare separatamente modalità e condizioni di offerta. Gli operatori devono quindi separare – anche nei documenti di fatturazione – il costo dell’apparecchio da quello di installazione e manutenzione e assistenza. I fornitori di servizi di accesso a Internet devono inoltre mettere a disposizione un’offerta alternativa che non includa la fornitura dell’apparecchio.

I vantaggi per gli utenti

In sostanza, gli utenti avranno più libertà di scelta. Gli operatori dovranno garantire a chi sottoscrive un nuovo contratto l’uso della linea Internet con il modem che il cliente vorrà. I clienti che hanno già contratti in essere, entro il 31 dicembre, di vedranno offrire dagli operatori la possibilità di cambiare offerta, scegliendone una che preveda l’utilizzo gratuito dell’apparecchio oppure, in alternativa, la rescissione gratuita del contratto, senza penali per il modem, che dovrà essere restituito.

Tir elettrici, l’autostrada A35 Brebemi è pronta per il test

Mezzi pesanti a trazione elettrica alimentati come i filobus e i tram urbani, ovvero attraverso una linea sospesa. Si tratta dei Tir elettrici, e l’autostrada Brebemi, che collega Milano e Brescia, sarà la prima in Italia a sperimentare il transito di questi veicoli ecologici. Al loro sviluppo ci sta pensando Scania, azienda globale produttrice di veicoli industriali, pronta a collaborare all’elettrificazione dei primi sei chilometri di A35 che serviranno come test.

La linea di contatto (600-750V in corrente continua) sarà realizzata sopra la corsia di marcia a una altezza pari a circa 5,5 metri. E il tratto inizialmente coinvolto sarà quello tra i caselli di Romano di Lombardia e Calcio.

Veicoli pesanti a motore ibrido

I veicoli in questione sono dotati di catena cinematica ibrida, con motore elettrico alimentato attraverso un pantografo. Al di fuori di questa corsia, se il mezzo ad esempio deve effettuare un sorpasso, o deve abbandonare l’autostrada per raggiungere la sua destinazione, può circolare tramite motore elettrico grazie alle batterie di cui dispone, o tramite il motore a combustione interna.

Una volta verificate efficienza, efficacia e sostenibilità economica della soluzione, nonché stabilita una chiara programmazione sovra-nazionale, si potrà procedere a una seconda fase del progetto, che prevede l’elettrificazione dell’intera A35. Questo, insieme alla commercializzazione dei veicoli e dei relativi dispositivi per l’utilizzo della linea elettrificata.

Obiettivo, arrivare a un’autostrada a economia circolare

Il progetto è stato presentato a Brescia durante il convegno Il Trasporto Elettrico delle Merci su Strada, nell’ambito dello European Truck Festival, riporta askanews. Tra gli obiettivi rientra anche quello di arrivare a un’autostrada a economia circolare, con la produzione di energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici.

“Siamo molto lieti di aver riunito qui oggi a Brescia i possibili futuri protagonisti della prossima rivoluzione nella mobilità – afferma Francesco Bettoni, Presidente A35 Brebemi – e il nostro progetto, sviluppato insieme a Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) va in questa direzione”.

Verso un sistema di trasporto sostenibile delle merci

“La collaborazione di Scania con A35 Brebemi, Siemens e tutti gli interlocutori coinvolti in questo progetto dimostra come solo attraverso la cooperazione con partner strategici riusciremo a accelerare il processo di cambiamento verso un sistema di trasporto sostenibile”, sottolinea in una nota il Presidente e Amministratore Delegato di Italscania, Franco Fenoglio.

I tir elettrici potrebbero infatti risolvere il problema del traffico pesante su quattro ruote. Di fatto, la prima autostrada elettrificata è stata inaugurata in Svezia nel 2016, e anche in Germania è già una realtà.

Ticket sanitari, spesi quasi 3 miliardi di euro nel 2017

 Tra farmaci e prestazioni specialistiche la quota incassata dalle Regioni italiane nel 2017 per i ticket sanitari ammonta a poco meno di 3 miliardi di euro. Nel 2017 infatti le Regioni hanno incassato per i ticket quasi 2.900 milioni di euro, corrispondenti a una quota pro-capite di 47,6 euro. In particolare, 1.549 milioni di euro (25,5 euro pro-capite) sono risultati relativi ai farmaci, e 1.336,6 milioni di euro (22,1 euro pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale.

Il paradosso,se così si può definire, è che tali cifre sono state  pagate “per scelta dai cittadini”.

Si riduce la spesa sulle prestazioni, ma aumenta quella per i farmaci

È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Gimbe, che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesata quella per i ticket sui farmaci. Nel periodo 2014-2017, secondo quanto riportano i risultati della ricerca,  si è ridotta la spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed  è aumentata quella per i ticket sui farmaci (+7,9%), Inoltre, nel periodo tra il 2013 e il 2017, la quota da pagare in più per i farmaci di marca è aumentata del 20%. “Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali – sottolinea inoltre Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe –  sia rispetto all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche”.

1.049,6 milioni imputabili alla scarsa diffusione dei farmaci equivalenti

In particolare, riferisce  Ansa, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da 97,7 euro in Valle d’Aosta a 30,4 euro in Sardegna, per i farmaci varia da 34,3 euro in Campania a 15,6 euro in Friuli Venezia Giulia, mentre per le prestazioni specialistiche si va da 66,2 euro della Valle d’Aosta a 8,6 euro della Sicilia.

In dettaglio, dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono della quota fissa per ricetta (498,4 milioni pari a 8,2 euro pro-capite), mentre i rimanenti 1.049,6 milioni (17,3 euro pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti.

Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud

Rispetto alla quota fissa per ricetta (non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia), il range varia da 18,3 euro pro-capite della Valle d’Aosta a 0,5 euro del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca, invece, oscilla da 22,9 euro pro-capite del Lazio a 10,5 euro della Provincia di Bolzano.

Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud: oltre al già citato Lazio, Sicilia (22,1 euro pro-capite), Calabria (21,2) Basilicata (21,2), Campania (20,9), Puglia (20,7), Molise (20,3), Abruzzo (19,5), Umbria (19,5) e Marche (18,2).

Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.