L’e-commerce cresce anche dopo il lockdown. Le imprese si devono attrezzare

Anche dopo il lockdown l’accelerazione dell’ecommerce impressa dalle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19 non si è arrestata. Anzi, il periodo successivo alla quarantena ha visto crescere del 79% la frequenza all’acquisto online da parte dei consumatori, e la consegna contactless, a casa come in ufficio, resta ancora la modalità preferita da oltre il 93% degli utenti.

Appare più improbabile invece una ripresa nel breve termine della frequenza del ritiro dei prodotti fuori casa, escluso l’e-grocery. Si tratta delle evidenze principali emerse dall’edizione speciale di Netcomm Forum Live il format interamente digitale, organizzato in collaborazione con NetStyle e Tuttofood Milano.

La richiesta di prodotto è aumentata del 10%

Negli ultimi 12 mesi complessivamente i volumi di transazioni online sono cresciuti del 15,4%, il 7% solo durante il periodo del lockdown, con la richiesta di prodotto aumentata del 10%. Uno scenario che ha visto alcuni servizi di e-commerce gestire una domanda 10 volte superiore nella fase acuta della pandemia da Covid, generando nel 25% dei casi problemi nella logistica, nel 26% dei casi una carenza di prodotti disponibili, e nel 18% di casi non è stato possibile recapitare la merce, riporta Askanews.

Le imprese italiane e l’implementazione delle tecnologie necessarie

“Il consolidamento di abitudini di consumo sempre più ibride tra canali fisici e digitali, e la tendenza a preferire modalità di acquisto e di pagamento contactless, mette di fronte le imprese italiane alla necessaria implementazione di tecnologie – commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. Tra gli ostacoli principali legati allo sviluppo dell’e-commerce da parte di retailer medio-piccoli ci sono i problemi legati ai costi troppo elevati di gestione (32%), la difficoltà nel gestire gli aspetti inerenti la logistica (28%), e la mancanza di competenze in materia di e-commerce (28%)”.

Obiettivo, contrastare il digital divide

Per quanto riguarda invece il ricorso ai marketplace, secondo Netcomm, gli elementi critici vedono al 34% la non convenienza rispetto al posizionamento del prezzo, oltre a problemi legati alla gestione della logistica e le commissioni sulle tassazioni molto elevate. “L’integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese italiane è ancora lontana dalla media europea – continua Roberto Liscia -. È necessario sfruttare e dare valore allo sforzo che il Sistema Italia dovrà fare a livello di investimenti orientati alle infrastrutture digitali, con l’obiettivo di contrastare il digital divide e fornire alle imprese quelle condizioni necessarie per proseguire lungo la loro necessaria conversione tecnologica”.

I dazi esteri danneggiano otto imprese su dieci del settore food

I dazi esteri sono un danno per otto imprese italiane su dieci nel settore food. Sette imprese su dieci restano comunque ottimiste sul futuro dell’export nel settore, e guardano all’Europa come mercato trainante. Gli alimentari, con un export verso gli Stati Uniti oltre un miliardo in sei mesi, pesano il 5% sull’export nazionale, e crescono quasi del 13%. Secondo un’indagine realizzata il 3 e 4 ottobre da Promos Italia, la struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, fra Italia e Usa in sei mesi l’export è arrivato a 22 miliardi, ed è cresciuto dell’8% in un anno.

“Per il Made in Italy si tratta di un forte contraccolpo”

“Condivido e comprendo la preoccupazione delle imprese – commenta Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – nonostante i dazi non colpiscano tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy si tratta comunque di un forte contraccolpo per l’export di settore verso gli Stati Uniti, che da anni, tra l’altro, già sconta il gravoso, e irrisolto, problema dell’italian sounding. È necessario – continua Da Pozzo – avviare al più presto una trattativa a livello comunitario sia per tutelare le imprese del settore sia perché il rischio che Italia e Europa vadano incontro a una fase di recessione, dovuta a un ulteriore rallentamento dei mercati internazionali, è concreto”.

Un export da 22 miliardi in sei mesi

L’Italia nei primi sei mesi del 2019 ha esportato negli USA prodotti per 22 miliardi, pari a oltre un miliardo e mezzo in più rispetto allo stesso periodo del 2018. L’aumento è del +7,7%. Prime in classifica Milano, che supera i 2 miliardi e mezzo di euro (+12,4%), Latina, in forte crescita, con 1,6 miliardi (dai 115 milioni del 2018), e Torino, con 1,1 miliardi (+14,5%). Superano gli 800 milioni anche Bologna, Modena, e Firenze. Seguono Vicenza (+4,2%) e Bergamo (+20,9%). Tra le prime 20 anche le lombarde Brescia, con 553 milioni, Monza Brianza, con 324 milioni, e Varese, con 295 milioni (+16,5%).

I prodotti alimentari esportati negli Usa crescono del 12,9%

Ma quali sono i prodotti italiani più esportati negli Usa? Principalmente macchinari, prodotti farmaceutici, e autoveicoli. In particolare, i macchinari superano i 4 miliardi (+13,8%), i prodotti farmaceutici 3 miliardi (+95,8%), e gli autoveicoli 2 miliardi.

Seguono gli altri mezzi di trasporto, i prodotti delle altre industrie manifatturiere (+14,2%), i prodotti alimentari (+12,9%), e le bevande (+9,3%).

 

Per gli italiani la sostenibilità migliora la qualità della vita

Il 96% degli italiani è convinto che un mondo più sostenibile sia sinonimo di migliore qualità della vita. Ma come ottenerla? Soprattutto costruendo città smart e sviluppando una mobilità intelligente: per il 62% degli italiani una migliore qualità della vita si traduce nel vivere in città meno inquinate, per il 51%, nel contribuire al risparmio di risorse come energia e acqua, e per il 42% in migliori servizi di trasporto pubblico. Inoltre, se più della metà dei cittadini (55%) ritiene che ognuno possa impegnarsi per un mondo migliore, senza l’intervento delle istituzioni e senza un’informazione adeguata si fa poca strada.

Un ruolo importante lo ricopre la mobilità sostenibile

Si tratta dei risultati della ricerca Sostenibilità, smart city e smart mobility, condotta su un campione di 1.500 italiani, e realizzata dal Corporate Vehicle Observatory di Arval Italia, la piattaforma di ricerca dell’azienda del noleggio a lungo termine, in collaborazione con Doxa. Un ruolo importante per migliorare la qualità della vita lo ricopre quindi la mobilità, smart e sostenibile. L’81% degli intervistati dichiara infatti di muoversi a piedi o in bicicletta per percorsi brevi, il 59% si informa su come guidare in modo sempre più sicuro, e il 57% su come farlo in modo più pulito. E ancora, il 41% degli intervistati usa più mezzi quando si sposta, combinando ad esempio auto e bici o auto e mezzi pubblici.

Maggior chiarezza su come scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto

Il 91% degli intervistati chiede poi maggiore chiarezza sui vantaggi e gli svantaggi dei diversi tipi di veicoli, e quali le situazioni in cui è meglio scegliere i diversi tipi di alimentazione dell’auto (93%). E sul fronte sicurezza, c’è chi è disposto a rinunciare in parte alla privacy, ad esempio accettando di trasmettere i dati raccolti dalla propria auto a polizia (33%), al proprio comune di residenza (32%), o alle società produttrici di dispositivi di tracciamento dati (28%). In cambio, appunto, di ottenere una maggior sicurezza quando si è alla guida (38%), riferisce Adnkronos.

Tra 5 anni il mondo sarà migliore? Dipende dalle istituzioni

Se il bisogno di vivere in un mondo sostenibile è condiviso all’unanimità (per l’81% è importante per ogni persona, per il 18% per i propri figli e nipoti), meno condivisa è la fiducia nel futuro: solo il 50% pensa che tra 5 anni il mondo sarà davvero migliore. Tra gli elementi di ottimismo, l’attenzione al bene dei propri figli (56%) che potrà spingere a comportamenti più virtuosi, e l’informazione (54%), ritenuta utile per far comprendere i benefici che derivano da un mondo sostenibile. Gli interessi economici (68%) e l’egoismo delle persone (55%) frenano invece la fiducia in un futuro più sostenibile. Il 55% inoltre attribuisce al singolo cittadino il ruolo di principale promotore di un mondo sostenibile, ma la quasi totalità (94%) chiede alle istituzioni formazione nelle scuole e più informazione.

 

Mortadella Bologna Igp, all’estero vendite +8,6% nel 2018

Un prodotto tipico da sempre sulla tavola degli italiani, ma apprezzato anche a livello internazionale. Dei 33 milioni di chilogrammi venduti nel 2018 l’84% è stato consumato in Italia, e il 16% all’estero, per un valore totale di 320 milioni di euro. La Mortadella Bologna a marchio IGP vola perciò anche all’estero, e nel 2018 segna un aumento delle vendite rispetto al 2017, cresciute dell’8,6% rispetto al 2017. Un aumento dovuto non solo alla propensione sempre maggiore dei consumatori esteri verso i cibi italiani genuini, ma anche alle attività che il Consorzio Mortadella Bologna sta portando avanti sia in Europa, in particolare in Paesi come Germania e Belgio, sia nei mercati extra UE in forte espansione, come Giappone e Hong Kong.

Francia e Germania i principali Paesi consumatori europei

I principali Paesi consumatori, per quanto riguarda l’Unione Europea, si confermano Francia e Germania. In quest’ultimo Paese nel 2018 il consumo è aumentato del 33% rispetto all’anno precedente, ma si confermano grandi consumatori di Mortadella Bologna anche la Spagna e la Gran Bretagna.

Per quanto riguarda invece l’export extra UE, per ora rappresenta ancora il 6% del totale, anche se i margini di crescita tendono a essere ampi. Fra i Paesi extra UE la Mortadella Bologna IGP viene acquistata principalmente in Svizzera (39%) e nell’est asiatico, in particolare, in Giappone (13%).

Uno dei simboli gastronomici del Made in Italy

Il 2018 è stato un anno importante per la Mortadella Bologna IGP, che si impone sempre di più non solo sul mercato italiano, ma anche su quello estero, grazie al grande lavoro che il Consorzio sta svolgendo in alcuni Paesi del mondo. Paesi che stanno dimostrando buona ricettività verso la Mortadella Bologna IGP, uno dei simboli gastronomici del Made in Italy nel mondo. “Il nostro obiettivo – spiega il presidente del Consorzio Mortadella Bologna Corradino Marconi – è quello di continuare a lavorare con costanza per riuscire a ottenere anche quest’anno ottimi risultati, ed avere sempre qualcosa per cui valga la pena festeggiare”.

Dal Consorzio Mortadella Bologna arriva il Disciplinare di produzione

Quello del 2018 è un successo, riporta Askanews, che arriva in un momento importante per il Consorzio Mortadella Bologna. L’anno scorso il Cosorzio ha infatti festeggiato il suo diciottesimo compleanno. E il regalo per questo traguardo non poteva che essere un altro passo verso la qualità. Arriva infatti un Disciplinare di produzione, che per la produzione della Mortadella Bologna prevede l’eliminazione del glutammato, e l’utilizzo di soli aromi naturali.

 

Dipendenza da smartphone? La cura è il dumb-phone

Nuova tendenza in arrivo per il 2019: per guarire dalla dipendenza da smartphone e iperconnessione ci vuole un secondo cellulare, ma che sia “dumb”. Un cellulare “muto”, o “stupido”, ovvero privo di connessione internet, antenna wi-fi e chip per il collegamento online. Niente social network, email, app, iconcine animate, e qualsiasi attività che passa su browser. Uno dei principali trend del 2019 sarà, infatti, il minimalismo digitale. I dumb-phone si stanno diffondendo in Corea, dove sono acquistati soprattutto per far passare gli esami senza distrazioni agli studenti. Con, in cambio, lo sconto per l’acquisto di un vero smartphone, ma solo dopo la promozione.

Il minimalismo digitale che piace ai manager della City

A Londra i dumb-phone stanno avendo un successo inaspettato, dove incarnano una nuova forma di status symbol fra gli adulti. Il minimalismo digitale piace moltissimo ai manager (magari con assistenti che gestiscono le telefonate di lavoro) e, nonostante questo tipo di telefoni abbia prezzi più che abbordabili, anche ai miliardari della City, per i quali il vero lusso è il tempo libero perché rarissimo.

“Chi può permetterselo ritorna ai vecchi cellulari. Si sta online solo alla scrivania, – commenta Andrea Carraro, smart home architect nel cuore della City -. In giro per la città le persone sono sempre connesse e camminano a testa bassa senza mai guardarsi intorno. Nel metrò sono tutti chini a consultare internet, ancora più che in Italia. Così molti miei clienti mi mostrano il loro nuovo telefono dump che usano quando sono fuori dallo studio”.

I vantaggi? Occupare le pause con la lettura o le chiacchiere

“I love my dumb-phone. Ho abbandonato il mio I Phone e comprato un telefono vecchio stile – precsia la giornalista Alice O’Keeffe su The Guardian – un dumb-phone senza internet, detto anche feature-phone”. Moltissimi i pregi elencati da chi ha fatto il passo di gettare alle ortiche lo smartphone per dotarsi di un piccolo telefonino, perfino muto. Si va dal recupero delle pause fra un impegno e l’altro da occupare di nuovo con la lettura o semplicemente guardando nuovamente la città dal finestrino degli autobus, oppure chiacchierando con altre persone. Oppure riprendere a fare a maglia, come testimonia O’Keeffe.

Per poco denaro si riconquista il proprio cervello

Restare senza connessione mentre ci si sposta a piedi o in macchina significa però non accedere più alle mappe parlanti online, riporta Ansa.”Bisogna ricominciare a fermare le persone in strada per chiedere informazioni – aggiunge O’Keeffe. – Senza internet inoltre niente accesso al conto bancario quando si vuole, ma ci si sente di sicuro più ‘centrati’, meno distratti. Per poche sterline si riconquista il proprio cervello e ciò è impagabile”.

Intanto qualcuno ha già pensato di denunciare i danni da connettività costante per proporre una soluzione drastica per liberarsi dello smartphone. È infatti in imminente uscita il manuale di auto-aiuto, Digital Minimalism, Choosing a Focused Life in a Noisy World, scritto dall’americano Cal Newport, docente di computer science.

L’Italia preferisce le auto ibride ed elettriche

La svolta green degli italiani inizia a condizionare anche il tipo di automobile da acquistare. In uno scenario in cui le vendite di automobili sono in netta diminuzione a settembre 2018, rispetto allo stesso mese del 2017, le auto elettriche sono cresciute del 167%, seppure occupino ancora una quota di mercato di appena lo 0,4%, mentre le ibride crescono del 29%.

Secondo dati dell’Anfia, la performance delle nuove registrazioni vale il 6,6% del mercato automobilistico e, sempre a settembre, le auto ad alimentazione alternativa hanno conquistato il 13,4% del mercato italiano. Questo, nonostante un calo “strutturale” del 12,4% nel mese (+14,2% nei nove mesi), dovuto alla diminuzione delle vendite di auto Gpl e metano.

Le vetture destinate al noleggio scendono del 38%

Nel mese in oggetto anche in Italia sono calate le vendite di auto diesel, -38,4% a settembre, attestandosi a una quota pari al 47,5% del mercato, dieci punti in meno rispetto a settembre 2017, riporta Ansa. Il calo è maggiore per le società (-35%) rispetto ai privati (-16%), e riflette un forte ridimensionamento per le vetture destinate al noleggio (-38%).  A settembre, in un mercato in cui tutti i segmenti di auto sono in calo, i Suv hanno subito una flessione minore degli altri, diminuendo del 9,2% rispetto allo stesso mese del 2017.

Meno auto, ma più Suv

Nei primi nove mesi del 2018 infatti i Suv di tutte le dimensioni sono cresciuti del 21% rispetto ai primi nove mesi del 2017, raggiungendo quota 35,9% rispetto al totale delle vendite, più del doppio rispetto al 2013. Il segmento dell’alta gamma ha registrato invece nel mese un calo tendenziale del 24%, mentre le vendite dei segmenti A e B sono diminuite del 20%, e la loro quota è arrivata al 42,9%. Scese del 54% anche le vendite di auto del segmento C (medie-inferiori), e del 49% quelle del segmento D (medie). La diminuzione delle vendite di monovolumi, a settembre 2018, è stata invece del 56%, con una quota di mercato del 4,9%.

Il mercato nei 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2018 il mercato dell’alto di gamma è sceso del 10%, i segmenti A e B dell’11%, con una quota del 39% (era del 49% nel 2013), e il segmento delle medie inferiori del 17%, mentre il segmento delle medie risulta in diminuzione del 19%. I segmenti C e D rappresentano, insieme, il 15% del mercato, mentre nel 2013 era del 19%. E le monovolume (-13%) costituiscono il 6,7% del mercato, con 5 punti in meno rispetto al 2013.

Più sicurezza per i messaggi scambiati su Twitter?

I messaggi scambiati fra gli utenti di Twitter potrebbero diventare più sicuri. Se fino ad ora era possibile da parte di Twitter stesso, o un suo dipendente, o un governo che ne avesse fatto richiesta, ma anche da parte degli haker, leggere le chat private scambiate fra gli utenti, ora anche il social network dei cinguettii sembra avere deciso di utilizzare un sistema di protezione. Proprio come WhatsApp, Signal, Telegram e iMessage di Apple, che già adottano la modalità di cifratura end-to-end, con cui solo mittente e destinatario possano cifrare e decifrare i messaggi.

 

“Scoperta” la funzione Conversazione Segreta

È la conclusione cui sono giunti alcuni osservatori dopo essersi accorti di una novità nella piattaforma. L’app per Android di Twitter, riporta Agi, contiene infatti una funzione (non ancora attiva), chiamata Conversazione Segreta, che permetterebbe agli utenti di scambiarsi messaggi cifrati end-to-end. La funzione è stata notata da una studentessa di informatica nell’ultima versione dell’Android application package (APK) per Twitter, cioè il kit usato per distribuire software su sistemi Android, che spesso può contenere codice per funzioni di una app ancora in fase di test. E dopo la sua segnalazione in un tweet, la notizia è stata ripresa dalla testata specializzata TechCrunch.

Sarà però l’utente stesso a decidere di iniziare una conversazione segreta

Diversamente da iMessage, Whatsapp o Signal, i messaggi diretti non saranno però cifrati end-to-end in modo automatico, cioè di default, ma l’utente stesso dovrà decidere di iniziare una conversazione segreta con qualcuno, un po’ come succede con le Conversazioni Segrete su Facebook Messenger (o Telegram). Inoltre allo stato attuale, rileva Hacker News, dovrebbero essere utilizzabili solo attraverso la app (da mobile).

Twitter ha sempre puntato su privacy e libertà di espressione

Non è chiaro se e quando le Conversazioni Segrete saranno effettivamente aggiunte a Twitter, ma potrebbero essere un modo per rilanciare i suoi messaggi diretti. D’altronde fin dai suoi inizi Twitter ha sempre puntato molto su concetti come privacy e libertà di espressione rispetto ad altre piattaforme rivali. L’introduzione dei messaggi cifrati potrebbe dunque rilanciare Twitter anche sul tema della privacy e della sicurezza. Di cui per altro il social avrebbe molto bisogno dopo il pasticcio di qualche giorno fa, quando ha chiesto ai propri utenti di cambiare le password dopo essersi accorto di averle salvate in chiaro per errore.

Record per l’export del vino italiano in Francia

Nel 2017 il vino italiano esportato in Francia sfiora i 170 milioni di euro. E in 10 anni raddoppia, segnando il record del +92,3%. Al contrario, nello stesso periodo, gli arrivi nella Penisola dai cugini d’oltralpe sono crollati del 14% in valore. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Istat, che in occasione del Vinitaly (la principale kermesse enologica italiana) spiega come le bottiglie tricolori stiano vincendo la tradizionale sfida con i francesi.

Vince l’ottimo rapporto prezzo/qualità della produzione italiana di bollicine

A spingere il successo del Made in Italy è soprattutto la riscossa delle bollicine nazionali sullo champagne, con le esportazioni in Francia letteralmente esplose nel decennio del 276% in valore, per un importo attuale di oltre 45 milioni di euro. Di fatto vince l’ottimo rapporto prezzo/qualità della produzione italiana, e si sgonfia sul suolo nazionale la moda di bere francese, anche nelle occasioni di festa.

“Il risultato – precisa la Coldiretti – è che la bilancia commerciale nel vino tra i due Paesi è sostanzialmente in pareggio nel 2017 (appena 11 milioni a favore della Francia), dopo che solo dieci anni fa aveva fatto registrare un passivo per l’Italia di ben 134 milioni di euro”.

Oltre il 70% della produzione italiana è DOCG, DOC e IGT

“Si tratta – continua la Coldiretti – dei risultati di un importante processo di qualificazione del vino italiano che anche nell’ultimo anno oltralpe è cresciuto del 9%, tanto che la Francia è salita al terzo posto fra i principali clienti dell’Unione, dopo Germania e Gran Bretagna”. Si sta realizzando perciò un riposizionamento globale della produzione tricolore, che se diminuisce in quantità aumenta in qualità, con oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT: 332 vini a Denominazione di origine controllata, 73 vini a Denominazione di origine controllata e garantita, e 118 vini a indicazione geografica tipica.

Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le specificità territoriali

“Sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi, a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia, e che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie a una tradizione millenaria”.

Il futuro del Made in Italy dipende quindi dalla capacità di promuovere e tutelare le specificità territoriali, che rappresentano la vera ricchezza del Paese

Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.