Derby Italia – Francia, il Bel Paese gioca le sue ‘carte’ nel B2B

L’estate 2017 non prevede né mondiali di calcio né campionati europei, eppure verrà ricordata a lungo per il derby tra Francia e Italia che si sta consumando in alcuni settori chiave dell’economia. Il confronto più aspro, che coinvolge figure economiche ed istituzionali di rango dei due paesi, si sta verificando nell’ambito della cantieristica navale. Finmeccanica è stata vittima di un brusco dietrofront del governo francese guidato da Emmanuel Macron, che vuole negoziare un controllo dei Canteri Saint-Nazaire (dove dovrebbero nascere grandi navi militari e da crociera) in parti uguali tra Finmeccanica e il Governo Francese. Finmeccanica, che deteneva il 66% in base a precedenti accordi stipulati con l’ex presidente francese Hollande, è disposta a diminuire la sua quota di partecipazione, senza tuttavia voler cedere sul controllo di maggioranza.

Cambiando ramo dell’economia, nel settore della telefonia e della convergenza digitale (dentro ci sta anche la fibra ottica e la pay tv) sarà difficile per Telecom resistere alle avance dei francesi di Vivendi. Questo non vuol dire che l’Italia, in fatto di acquisizioni di aziende estere, resti a guardare. Dopotutto, è tra i paesi europei con il più sviluppato sistema manifatturiero, e in tanti settori di mercato e nel business to business ha buone “carte” da giocare. Le virgolette vogliono evidenziare che proprio nell’industria cartiera si trova un valido esempio di dinamismo made in Italy nel business to business: a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, ha sede Industria Cartiera Tronchetti Spa. Negli Anni Sessanta era un piccola cartiera a conduzione familiare, come tante nel lucchese. Oggi è un Gruppo che controlla il 100% di ICT France, ICT Iberica, ICT Poland e ICT Deutschland. Nel 2016 ha fatturato oltre 670 milioni di euro, vanta 1.400 dipendenti, otto stabilimenti per una produzione di 540k di tonnellate di carta all’anno.

Industria Cartiera Tronchetti è molto attiva nel B2B attraverso la produzione di bobine di varie grammature, colori e formati, per aziende italiane e anche estere. Ha posizioni di leadership nel private label e nella grande distribuzione organizzata, e nel corso degli anni ha lanciato i marchi Carezza (pannolini per bambini) e Naturell (target femminile e sensibilità verso l’ecosostenibilità). Il brand più noto in possesso a Industria Cartiera Tronchetti è senza dubbio Foxy, noto grazie a numerose campagne pubblicitarie che si sono susseguite dal 1982 ai giorni nostri. Proprio Foxy è il marchio che sta conquistando diverse posizioni sul mercato francese, attraverso un attento studio dei bisogni del consumatore, e non certo per posizione scioviniste che si sono viste nel settore della cantieristica navale.

Imprese italiane, tra le nuove ditte individuali il 10% è under 24

L’impresa italiana è giovane, anzi giovanissima. Sono infatti ben 53 mila le piccole imprese (ditte individuali) italiane che hanno un titolare con meno di 24 anni, in un caso su tre donna e per la maggior parte dei casi geograficamente concentrate nelle province di Napoli, Roma, Milano e Torino. E le buone notizie, che confermano la dinamicità della giovane imprenditoria, non sono finite. Solo oltre 5 mila le nuove attività, in diversi settori merceologici, nate nel 2016 contro le 1.860 cessate sempre nello stesso anno. Un contributo importante arriva dai giovanissimi alle nuove imprese individuali dell’anno: sono oltre un decimo sul totale di 47 mila nuove iscrizioni complessive nel Paese.

Insomma, gli imprenditori under 24 non hanno paura, sebbene siano ancora una minoranza nel variegato panorama delle ditte individuali nazionali: 53 mila su 3 milioni circa.In particolare, questo boom di giovane imprenditorialità è particolarmente vivace in alcuni centri italiani, specie nel Nord e Centro Italia. Le migliori performance si registrano a Bolzano (389 imprese, +19%), Trento (564, +15%), Monza (647, +13%). Tra i grandi centri urbani crescono Roma (2987, +7%), Milano (2177, +0,1%). Altro dato da non sottovalutare è l’impatto sull’occupazione: le imprese create da ragazzi danno lavoro, complessivamente e su scala nazionale, a 62 mila persone. Nel panorama degli imprenditori al di sotto dei 24 anni di età spiccano in particolar modo le donne, che rappresentano circa un terzo del totale (16 mila titolari sono ragazze) mentre gli stranieri sono quasi 11 mila, il 20%.

La fotografia di un’Italia giovane, attiva e coraggiosa – lontanissima dal cliché dei bamboccioni e dei ragazzi incollati a mamma e papa – è il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese relativi ai titolari di impresa individuale a fine anno 2016. A livello territoriale, tra le province il primato spetta a Napoli con 3.749 ditte individuali e 422 nuove imprese. Seguono Roma (2.987 e 345), Milano (2.177 e 260), Torino (2.173 e 215), Bari (1.393 e 137), Salerno (1.367 e 200), Palermo (1.344 e 119). Particolarmente attivo lo scenario lombardo. Dopo Milano, spiccano Brescia con 1.053 imprese individuali di under 24 e 94 iscrizioni, poi Bergamo con 874 e 61 iscrizioni,  Monza e Varese con 647 e rispettivamente 67 e 48 iscrizioni, poi Pavia e Como con oltre 400. Le province in cui le giovani imprenditrici sono più presenti sono Brescia e Mantova, dove superano il 30%, mentre gli stranieri sono soprattutto concentrati a Milano con il 35% di queste attività.

Fonte dati: Camera di Commercio di Milano

Imprenditori in Brianza

Il primo articolo del nostro nuovo blog lo vogliamo dedicare ad un concetto che spesso viene sottovalutato da chi fa o pensa di fare business: essere imprenditori è davvero così semplice? Imprenditori si nasce o si diventa? Noi crediamo si nasca. Sul nostro territorio, e parliamo di Monza e della bassa Brianza, fino alle province di Lecco, Como e Bergamo, le aziende “storiche” con la classica filastrocca del “da oltre 50 anni”, “da 100 anni al tuo fianco” ecc… sono moltissime, eredità di un passato industriale che in questa zona era davvero fiorente e produttivo.

Tuttavia, basta provare a fare due chiacchiere con molti dei proprietari di queste realtà, per capire che “oggi va così, domani vediamo”… Per comprendere, insomma, che le capacità previsionali, organizzative e propositive nel lungo termine sono quasi pari a zero. Paura di investire, paura delle nuove tecnologie, ancora rapporti con i dipendenti “vecchio stile”, nessuna apertura verso l’innovazione… Certo, spesso parliamo di piccole aziende familiari e non di corporate o grosse multinazionali, ma non sempre: quando ad una mentalità chiusa si sono sposati, nel corso dei decenni, personaggi poco interessati al bene produttivo ma più al proprio stipendio, anche realtà di dimensioni medie si sono fermate ad almeno mezzo secolo fa.

E non parliamo solo del web, delle tecnologie al servizio del marketing o della gestione del personale, ma anche e sopratutto della voglia e della capacità di prendersi dei rischi… Di aggredire il mercato per raggiungere nuovi utenti rispondendo a nuove necessità, che per forza di cose non sono più quelle di 30 anni fa. Le cose cambiano. Ora, se il ragionamento principale che spesso si sente fare è del tipo “non credo ad Internet, non mi interessano QUEI clienti” (come se avessero l’etichetta stampata in faccia) o, peggio, “eh ma i nostri prodotti hanno una qualità superiore”… ben si comprende il perchè stiamo scrivendo questo articolo.

Cari imprenditori brianzoli, o presunti tali… La qualità non è quella che percepite voi, ma quella che percepisce il pubblico… Il web è solo un vostro alleato che vi consente, oggi, di raggiungere un pubblico immenso con costi neanche lontanamente paragonabili a quelli di un agente… E cari titolari di aziende più o meno grandi, qualsiasi cliente è un buon cliente, perchè può darvi spunti, suggerimenti, passaparola, insomma, può farvi crescere. Non dimenticatelo, se non volete essere osservatori di un crollo inevitabile.