Bagagli: oltre 4,7 milioni di italiani li hanno smarriti nell’ultimo anno

Nell’ultimo anno oltre 4,7 milioni di italiani hanno subito il furto o hanno smarrito i bagagli viaggiando in aereo.
Nell’8% dei casi, pari a 1,5 milioni di viaggiatori, la valigia è stata consegnata in ritardo, mentre a quasi 549mila è stata rubata in aeroporto.
Per il 16,8% dei vacanzieri, ovvero, poco più di 4 milioni di italiani, il bagaglio è stato smarrito dalla compagnia aerea e non è stato più ritrovato. 

Non è un caso che a giugno 2025 la ricerca online di prodotti assicurativi legati alle vacanze sia aumentata del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Emerge dall’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different.

Tutelarsi dagli imprevisti

L’assicurazione smarrimento bagagli è infatti una copertura che normalmente viene proposta come estensione alla tradizionale polizza viaggio che tutela l’assicurato in caso di smarrimento, danneggiamento o ritardata consegna delle valigie da parte del vettore aereo, o in caso di furto bagagli durante la vacanza.

“Le assicurazioni viaggio tutelano i contraenti da una vasta gamma di imprevisti che possono sopraggiungere durante una vacanza, tra cui anche lo smarrimento, il furto o la ritardata consegna delle valigie – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it -. In casi come questi l’assicurazione interviene non solo rimborsando il valore dei beni contenuti, ma anche coprendo le spese sostenute per gli acquisti di prima necessità”.

Attenzione alle esclusioni dal rimborso

Nel caso di smarrimento definitivo o furto, la polizza rimborserà, nei limiti dei massimali, il valore dei beni perduti.
Attenzione alle esclusioni: alcune assicurazioni, ad esempio, non coprono oggetti come smartphone, tablet, pc e fotocamere, altre, invece, applicano massimali ridotti. Denaro contante, assegni e oggetti d’arte normalmente non vengono rimborsati.

Se la valigia conteneva anche documenti come passaporto, carta di identità o patente, nella maggior parte dei casi l’assicurazione viaggio fornisce un contributo economico per rifarli.
E se il sinistro è stato causato dal vettore e questi risarcisce, l’assicurato sarà indennizzato dalla propria società assicurativa solo dopo aver dedotto l’importo liquidato dalla compagnia aerea.

La polizza vale anche per carrozzine e passeggini

Nel caso di bagaglio consegnato in ritardo, invece, l’assicurazione rimborsa all’assicurato le spese sostenute per acquisti di beni di prima necessità. La definizione di ritardo può però variare da compagnia a compagnia, ma normalmente devono trascorrere almeno 12 ore dall’orario di arrivo previsto.

Le polizze smarrimento bagagli non coprono mai i danni agevolati da dolo o colpa grave dell’assicurato, ovvero, nel caso in cui gli oggetti vengano lasciati incustoditi in qualsiasi momento, in caso di dimenticanza, incuria o perdita da parte dell’assicurato. La garanzia è operante non solo per valigie e borse, ma anche per carrozzine e passeggini.
Per quanto riguarda i prezzi, partono da circa 22 euro per due settimane di viaggio in Europa e da 38 euro per due settimane negli Stati Unita d’America.

Case: ad aprile i prezzi crescono dello 0,8%. Record a Milano

Secondo l’ultima rilevazione dell’Ufficio Studi di idealista, portale immobiliare per sviluppo tecnologico in Italia, nel mese di aprile 2025 i prezzi delle abitazioni usate in Italia sono cresciuti dello 0,8% su base mensile, portando la media nazionale a 1.815 euro al metro quadro.
Il mercato residenziale italiano prosegue quindi lungo un sentiero di consolidamento dei valori. E l’andamento congiunturale conferma una dinamica positiva in ampia parte del territorio.

La dinamica rialzista investe il 68% dei comuni capoluogo, con rincari più marcati a Rovigo (4,5%), Lodi (3,1%) e Como (2,7%). Tra i grandi mercati si segnalano, sempre in terreno positivo, Venezia (2%), Milano (1,8%), Firenze (1,7%), Roma e Palermo, entrambe con il +1,2%).

Milano regina del mercato

Sul fronte dei prezzi unitari, Milano si conferma regina del mercato immobiliare, raggiungendo un nuovo massimo storico di 5.073 euro al metro quadro, seguita da Venezia, con 4.651 euro al metro quadro e Bolzano (4.612 euro al metro quadro). Nella top ten anche Firenze (4.460 euro/mq), Roma (3.163 euro/mq) e Napoli (2.712 euro/mq).

In coda alla classifica, si posizionano Caltanissetta (692 euro al metro quadro), Ragusa (721 euro/mq) e Biella (779 euro/mq), che rappresentano i mercati più accessibili per chi intende acquistare un immobile.

Tredici Regioni registrano rialzi

Sono 13 le regioni che registrano rialzi, 3 in flessione, e 4 (Calabria, Umbria, Sicilia e Calabria) mostrano valori stabili.
Le performance migliori sono in Lombardia (2,1%), Valle d’Aosta (1,4%), Trentino-Alto Adige (1,2%) e Toscana (1%).

Altri incrementi, ma sotto la media nazionale (0,8%), vanno dallo 0,7% del Lazio allo 0,1% dell’Abruzzo.
Dal lato opposto, si rilevano ribassi limitati in Basilicata (-0,7%), Molise (-0,4%) e Puglia (-0,1%).
Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione con il valore unitario più elevato (3.117 euro/mq), seguita da Valle d’Aosta (2.576 euro/mq, Liguria (2.467 euro/mq) e Toscana (2.361 euro/mq).
Anche Lombardia (2.212 euro/mq), Lazio (2.115 euro/mq) ed Emilia-Romagna (1.831 euro/mq) registrano valori superiori alla media nazionale. Con i suoi 910 euro di media la Calabria è la regione più economica.

Si consolida il trend positivo anche a livello provinciale

Su scala provinciale, si consolida il trend positivo: 69 province registrano aumenti nei valori al metro quadro.
Spiccano le performance di Sondrio (3,4%), Milano (2,4%) e Vercelli (2,2%). 
Tra le province in crescita figurano anche le aree dei principali mercati metropolitani italiani, con aumenti a Firenze (1,9%), Roma (1%), Venezia (0,7%), Napoli (0,6%), Bari (0,2%), Palermo (0,1%).
Tra le province in calo, le flessioni più significative si osservano a Isernia (-2,5%), Nuoro (-2%) e Salerno (-1,4%).

Valori stabili in dieci aree, tra cui Torino.
Bolzano resta la provincia con la quotazione unitaria più alta d’Italia (4.522 euro/mq), seguita da Milano (3.547 euro/mq) e Lucca (3.179 euro/mq).
Valori unitari superiori alla media nazionale si estendono a 29 province, con Savona (3.104 euro/mq) e Verbano-Cusio-Ossola (1.822 euro/mq) a delimitare l’intervallo.

Per le tasse ambientali le imprese versano 21 miliardi all’anno 

Sebbene ogni anno le imprese italiane paghino allo Stato e alle sue articolazioni periferiche 21 miliardi di euro di imposte ambientali, dall’inizio del prossimo anno dovranno stipulare anche la cosiddetta polizza catastrofale.
Si tratta di un provvedimento introdotto dal regolamento attuativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale verso la fine di febbraio.

Nonostante la destinazione di queste risorse non sia vincolata, parte di esse potrebbe essere utilizzata per la pulizia dell’alveo dei fiumi, per la manutenzione degli argini e delle rive, per la realizzazione dei bacini di laminazione o le casse di espansione. Ovvero, interventi che dovrebbero prevenire o mitigare molti eventi calamitosi che non si è in grado evitare.
In realtà, sostiene l’Ufficio studi della CGIA, queste opere non si fanno da almeno qualche decennio, oppure vengono realizzate solo dopo che il disastro si è verificato.

L’obbligo della polizza anti catastrofe

In buona sostanza, al netto della confusione e dell’incertezze, tra qualche mese le imprese si troveranno a pagare due volte la protezione ambientale: una con le imposte allo Stato centrale e agli enti locali, e un’altra sottoscrivendo una polizza con le compagnie assicurative private. 
Una delle motivazioni che sta a monte dell’introduzione di questa misura è legata ai ritardi ‘biblici’ dei rimborsi statali.

È vero, spesso questi ultimi vengono erogati quando le attività colpite hanno già chiuso definitivamente perché piegate dai danni subiti. Con l’intervento delle assicurazioni, invece, gli aiuti dovrebbero arrivare nel giro di poche settimane, permettendo così alle aziende danneggiate di riprendere rapidamente l’attività.

Lo Stato si allontana da welfare e ambiente

La misura dovrebbe però essere accompagnata da una corrispondente riduzione delle tasse ambientali, altrimenti le aziende saranno costrette a sostenere un doppio onere. 
Si teme, invece, che le imposte ambientali siano destinate ad aumentare, specialmente quelle degli enti locali, che negli ultimi due anni sono tornate a crescere per mantenere i bilanci in equilibrio. 

Inoltre, è necessario riflettere su un altro aspetto. Negli ultimi 25 anni è avvenuto un progressivo allontanamento dello Stato dal settore sociale (previdenza, sicurezza, sanità), e ora anche da quello della protezione ambientale, lasciando così sempre più spazio ai privati.

Cittadini e aziende pagano due volte

Se è questa la direzione intrapresa dallo Stato, non si può far gravare sulle famiglie e sulle imprese due volte il costo dell’ambiente.
In sostanza, se i privati stanno acquisendo sempre più quote di ‘mercato’, le tasse pagate dagli italiani al fine di garantire questi servizi devono essere ridotte. Cosa che finora non si è verificata. 

Dei 21 miliardi di euro di imposte ambientali versati dalle imprese private nel 2022, i settori più ‘tartassati’ sono quelli energivori (fornitura energia elettrica, gas, vapore…) con 5,3 miliardi di euro, seguiti dalle imprese manifatturiere, con 5 miliardi, e i trasporti, con 3 miliardi. Il gettito ascrivibile a questi tre settori incide sull’importo totale per il 63,7%. 

Cyber security: meno malware, più ransomware. Come evolve il crimine informatico?

È quanto emerge dal Report annuale della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica: nel 2024 il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche, il Cnaipic, ha gestito circa 12 mila attacchi informatici significativi, diramando oltre 59.000 alert per prevenire e contrastare attacchi ai sistemi informatizzati di interesse nazionale.

Per quanto riguarda le modalità di attacco, l’anno scorso si è registrata una riduzione del 30% negli attacchi DDoS, mentre gli attacchi ransomware sono aumentati del 18%. Parallelamente, il numero di malware è diminuito del 46%, mentre le altre tecniche di hacking hanno registrato un incremento del 46%.

Da semplici hacker ad attori state-sponsored

Oltre alle quotidiane attività di contrasto, il Cnaipic è anche chiamato a gestire alcuni grandi eventi. Tra tutti, per il 2024, il G7 che si è svolto in Puglia dal 13 al 15 giugno
Inoltre, quale punto di contatto nazionale e internazionale per il monitoraggio e la gestione degli eventi di sicurezza cibernetica, sempre nel 2024 il Cnaipic ha gestito anche 63 richieste di cooperazione internazionale, consentendo l’identificazione e la denuncia di 178 persone.

In linea generale, però, sempre secondo il Report, lo scenario aggiornato della minaccia cyber a una matrice puramente criminale vede ormai stabilmente aggiungersi un’origine riconducibile all’operare di attori state-sponsored. Questo, anche in conseguenza del contesto geopolitico internazionale.

Trasporti, Finanze, Sanità, Telecomunicazioni: le infrastrutture pubbliche sotto attacco

“Le metodologie criminali – spiegano gli autori del Report – confermano un’elevata incidenza di attacchi ransomware e di DDoS diretti ad ampio spettro a infrastrutture pubbliche, nazionali e territoriali, con particolare riferimento alle Pubbliche Amministrazioni locali, specie Comuni e Aziende sanitarie, e verso aziende erogatrici di servizi essenziali in diversi settori, come, ad esempio Trasporti, Finanze, Sanità, Telecomunicazioni”.

“Un fenomeno aggravato dalle difficile situazione geopolitica internazionale”

In particolare, l’anno scorso su un totale di poco meno di 12 mila attacchi, ne sono stati rilevati 1.533 nei confronti di infrastrutture critiche, operatori dei servizi essenziali e Pubbliche Amministrazioni locali, il 38% in più rispetto al 2023, riporta AGI.

Il Report annuale 2024 della Polizia postale e per la sicurezza cibernetica parla poi di “un fenomeno aggravato dalle difficile situazione geopolitica legata ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente – si legge nel Report -: gli autori di tali crimini operano frequentemente da Paesi in cui la cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia risulta difficoltosa o impraticabile”.

Un anno di ricerche su Google: personaggi, fatti e tendenze del 2024

Cosa hanno cercato su Google gli italiani durante il 2024? L’anno che sta per finire è stato ricco di eventi, di personaggi e tendenze che hanno catturato l’interesse degli italiani.
Dalle personalità più in voga alle domande che hanno tormentato il popolo italico, e dalle mete turistiche più ambite alle ricette più appetitose, non sorprende che anche nel 2024 sia stato il mondo dello spettacolo a dominare le ricerche.

In particolare, è Angelina Mango, vincitrice di Sanremo, in cima alla classifica della più cliccata sul motore di ricerca.
La giovane cantante, figlia d’arte, ha conquistato il pubblico con il suo talento e la sua personalità, ma è seguita a ruota da altri artisti sanremesi, come Ghali, Geolier e Mahmood, a conferma del grande interesse per il festival della musica italiana.
Insomma, Google, con il suo report annuale ‘Year in Search’, offre il consueto spaccato di ciò che più ha stuzzicato la curiosità degli italiani.

Anche il gossip vuole la sua parte

Ma non solo note e canzoni: anche il gossip ha avuto il suo peso tra le ricerche su Google, con la curiosità intorno alle vicende sentimentali di alcuni personaggi del talent show ‘Amici’ e l’attenzione mediatica rivolta alla principessa britannica Kate Middleton. 

Ovviamente, lo sport nel 2024 ha giocato un ruolo importante. Le Olimpiadi hanno catalizzato l’attenzione su discipline come la ginnastica artistica, il nuoto artistico e l’arrampicata sportiva. Ma come spesso accadde, il calcio ha fatto parlare di sé, con tante ricerche legate a episodi controversi e all’esonero di allenatori.

Un’Italia preoccupata, ma che si prende cura di sé

Quanto all’attualità internazionale, non sono mancate le innumerevoli preoccupazioni. Lo dimostrano le ricerche sul conflitto tra Israele e Iran e le tensioni in Medio Oriente.
Ma gli italiani si sono interrogati anche su temi sociali, come dimostra l’interesse per il significato di termini o frasi come ‘intersessuale’ e ‘stop al genocidio’.

Dalle mete turistiche alle ricette, dalle tendenze moda al make-up, Google ci svela un’Italia desiderosa di esplorare, sperimentare e prendersi cura di sé.
Durazzo, Gubbio, Shanghai: le ricerche di itinerari e consigli di viaggio riflettono la voglia di scoprire nuove culture e paesaggi. E in cucina, la passione per la tradizione si affianca alla curiosità per le novità, con ricerche che spaziano dalle lenticchie ai crumble cookies agli spatzle.

Emerge la volontà di informarsi e agire per un futuro sostenibile

E poi c’è la moda: immancabile la ricerca di outfit per ogni occasione, dal matrimonio alle grotte di Frasassi, e il make-up, con tendenze che vanno dal latte make-up al clean-girl-look.

Il report ‘Year in Search’ però non si limita a fotografare il presente, ma offre anche uno sguardo al futuro.
L’interesse per il clima e gli uragani, riferisce Adnkronos, riflette la crescente preoccupazione per l’ambiente. E le ricerche sui progressi contro il cambiamento climatico testimoniano la volontà di informarsi e agire per un futuro più sostenibile.

Sostenibilità, per il 79% degli italiani è connessa alla qualità della vita

Per quasi 9 italiani su 10 la sostenibilità non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia e i diritti. E per il 79% esiste una connessione diretta fra la tutela dell’ecosistema e la qualità della vita delle persone.
Allo stesso tempo, il 61% della popolazione si sta rassegnando all’idea che la lotta al cambiamento climatico sarà persa, e cresce la consapevolezza che il singolo, da solo, non può bastare.

Ma sebbene l’89% abbia sentito parlare di sostenibilità, solo il 47% ne comprende appieno il significato. Nonostante ciò, emergono necessità di maggiore chiarezza e concretezza su cosa significhi agire in modo sostenibile.
È il quadro emerso dal primo Osservatorio Partecipativo su Economia Circolare, Impatto sulle Comunità locali e territori, realizzato da Nespresso in collaborazione con l’Istituto di ricerca SWG.

Alle aziende si richiede un impegno concreto

Grande in questo senso è l’impegno richiesto alle aziende: il 62% degli italiani ritiene fondamentale che le aziende vadano oltre le mere dichiarazioni e intraprendano azioni capaci di generare impatti concreti per migliorare la qualità della vita nei territori dove operano. Un impegno che per 8 consumatori su 10 diventa un driver per le decisioni di acquisto.

E se l’impegno delle aziende per ridurre il proprio impatto ambientale rappresenta ancora l’elemento più sentito dagli italiani, l’etica e la valorizzazione delle comunità sono aspetti sempre più imprescindibili per 1 italiano su 2, con i giovani che attribuiscono sempre più peso all’inclusione.

Il ruolo chiave dell’economia circolare

Nonostante solo il 31% sappia cos’è, l’economia circolare potrebbe dare un contributo determinante per la tutela dell’ambiente. La maggioranza dubita però del fatto che le pratiche di circular economy si diffonderanno abbastanza per risultare efficaci, con un maggiore scetticismo proprio tra le generazioni più giovani.

Le priorità d’azione riguardano ancora la protezione attiva dell’ambiente, con attività che riqualifichino e preservino il territorio, ma anche l’impegno in progetti di educazione per i più giovani, il finanziamento della ricerca e il sostegno alle associazioni locali in ambito sociale e di solidarietà. Tra questi, i progetti a supporto delle categorie più fragili, segno che sostenibilità ambientale e sociale sono due dimensioni sempre più interdipendenti, impossibili da considerare separatamente.

Il settore agroalimentare deve fare di più

Tra i settori produttivi, l’agroalimentare è quello a cui gli italiani chiedono un maggiore impegno e l’industria del caffè riveste un ruolo di rilievo (60%) o è fondamentale (30%). Rispetto al contributo atteso, grande attenzione ai progetti pro-riciclo e riuso e packaging sostenibili. Ma lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche dalle scelte e dai comportamenti quotidiani individuali.

Il 68% crede nel contributo delle scelte quotidiane individuali, con i ragazzi della GenZ ancora una volta meno fiduciosi rispetto alla media, e 7 italiani su 10 disposti a rivedere alcune cattive abitudini per mitigare il proprio impatto ambientale.

Google introduce la verifica dei siti aziendali

Google sta testando una nuova funzionalità per migliorare l’affidabilità dei risultati di ricerca, inserendo un sistema di verifica per i siti web aziendali. Alcuni utenti hanno recentemente notato la comparsa di un segno di spunta blu accanto ai link di aziende come Meta, Apple, Microsoft e Amazon, indicativo che si tratta di siti autentici.

Questa misura è stata introdotta per combattere la proliferazione di siti fraudolenti che imitano brand famosi a fini ingannevoli. Secondo quanto dichiarato da Molly Shaheen, portavoce di Google, “Sperimentiamo regolarmente nuove funzionalità per aiutare gli utenti a identificare aziende online affidabili”. Attualmente, questa funzionalità è ancora in fase sperimentale e coinvolge solo un numero limitato di utenti e aziende.

L’estensione del sistema BIMI

La nuova funzionalità sembra essere una naturale estensione del sistema Brand Indicators for Message Identification (BIMI), già attivo nell’app Gmail. BIMI permette di visualizzare segni di spunta accanto ai mittenti verificati, aiutando gli utenti a distinguere le comunicazioni autentiche da quelle potenzialmente fraudolente. Ora, Google sta provando ad applicare un concetto simile ai risultati di ricerca.

Passando il mouse sopra il segno di spunta, gli utenti vedono un messaggio che spiega: “I segnali di Google suggeriscono che questa azienda è ciò che dichiara di essere”. Questo sistema di verifica si basa su diversi fattori, tra cui la verifica del sito web, i dati provenienti dal Merchant Center e revisioni manuali effettuate dal team di Google.

Lotta alle frodi online

Se questo esperimento si dimostrerà efficace, i segni di spunta blu potrebbero diventare uno strumento importante nella lotta contro il phishing e le frodi online. Attraverso questo sistema, Google punta a fornire agli utenti un’indicazione chiara su quali siti siano realmente associati a un’azienda riconosciuta, riducendo il rischio di imbattersi in imitazioni dannose.

La verifica dei siti web potrebbe inoltre spingere le aziende a migliorare la propria presenza online, adottando misure di sicurezza più avanzate per proteggere i dati degli utenti e rafforzare la fiducia nel loro marchio.

Prospettive future

Per il momento, Google non ha annunciato ufficialmente se e quando questa funzionalità verrà resa disponibile su scala globale. Tuttavia, se l’esperimento avrà successo, il segno di spunta blu potrebbe diventare un elemento chiave per distinguere i siti web sicuri e autentici, rappresentando un significativo passo avanti nella sicurezza online.

Italia, mobilità e bus elettrici: sì, no e dove?

Il parco circolante italiano di autobus ha un grande bisogno di rinnovamento e apertura alle nuove motorizzazioni. Secondo gli ultimi dati Acea disponibili, infatti, l’età media degli autobus in circolazione in Italia è di 14,5 anni, più alta della media europea (12,5 anni).

Inoltre, la diffusione di autobus elettrici in Italia è ancora limitata, anche se alcune regioni raggiungono quote significative sul totale del parco circolante di mezzi. In particolare, la Liguria, dove il 5,4% degli autobus in servizio è elettrico (134 su 2.473).
Questi numeri emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio sulla Mobilità sostenibile di Airp, l’Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici, sulla base di dati Aci.

Piemonte e Lombardia completano il podio

Dopo la Liguria, tra le regioni con il maggior numero di bus elettrici in circolazione, ci sono il Piemonte (3,4%) e la Lombardia (2,8%).
La prima provincia per autobus elettrici utilizzati in Lombardia è Milano (5,2% del totale), seguita da Bergamo (2,1%), Brescia (0,9%), Sondrio e Lodi (0,7% per entrambe). 

Le quote più basse di autobus elettrici sul totale di autobus in circolazione, si rilevano invece in Campania, Calabria, Marche e Friuli-Venezia Giulia (0,3%), mentre la Basilicata non supera lo 0,1%, e Molise e Valle d’Aosta risultano le uniche regioni italiane prive di autobus elettrici in uso.

I vantaggi degli pneumatici ricostruiti

Il processo di rinnovamento del parco circolante richiede tempo e forti investimenti, ma nel lungo periodo offre benefici ambientali e per la sicurezza. Si tratta di vantaggi simili a quelli offerti dagli pneumatici ricostruiti, che ricorda Airp, consentono di risparmiare sulle spese di gestione del mezzo. Gli pneumatici ricostruiti, infatti, hanno un costo minore rispetto a quelli nuovi.

Inoltre, permettono di rinviare l’esigenza di smaltimento degli pneumatici usati, che possono essere ricostruiti, con evidenti effetti positivi per l’ambiente.
Non ultimo, il fattore risparmio, pari a oltre il 70% delle materie utilizzate nella produzione di pneumatici nuovi.

Il futuro del trasporto pubblico in Italia

L’elettrificazione del trasporto pubblico, nazionale e regionale, è uno dei pilastri della transizione ecologica che il governo italiano e le amministrazioni locali stanno promuovendo, in risposta alle emergenze climatiche e alle direttive europee.

Con un numero crescente di autobus elettrici, riporta mitomorrow.it, città come Milano stanno dimostrando che è possibile ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita dei cittadini, investendo in tecnologie pulite e infrastrutture all’avanguardia.
L’obiettivo a lungo termine è quello di incrementare progressivamente la percentuale di autobus elettrici in circolazione, riducendo al contempo l’età media del parco mezzi, e promuovendo soluzioni sempre più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale.

Mental load: come difendersi dallo stress da carico mentale domestico?

Non esiste solo lo stress da lavoro. Anche la gestione delle faccende domestiche può provocare stati di ansia e compromettere il benessere di chi vive in una casa. Una recente ricerca condotta da Spontex rivela che in Italia il 73% delle donne e il 62% degli uomini considerano il carico mentale domestico come un peso significativo che può avere un impatto notevole nella vita quotidiana a diversi livelli.

Le cause di questo malessere

Per il 55% dei partecipanti alla ricerca, il carico mentale è associato alla necessità di pensare a più cose contemporaneamente, creando un flusso ininterrotto di preoccupazioni. Il 44% degli intervistati lo attribuisce alla mancanza di tempo per sé stessi.

Inoltre, il 37% identifica il carico mentale con la frustrazione di non riuscire a fare le cose abbastanza bene, unita alla mancanza di riconoscimento da parte dei familiari, con il 71% dei rispondenti che lamenta la mancanza di gratitudine da parte dei coinquilini e il 52% dalla società. Il 35% si sente sopraffatto dalle attività quotidiane, senza riuscire a completare ciò che ha iniziato.

Le conseguenze dello stress “casalingo”

Questo sovraccarico può causare un malessere che si manifesta a più livelli: ansia, tensione, oppressione, sensazione di fallimento, insonnia, stanchezza e problemi relazionali. Destreggiarsi tra vita familiare, figli, lavoro e gestione della casa rappresenta un compito continuo, sfiancante e spesso invisibile.

Strategie per gestire il carico mentale

Per migliorare la qualità della vita, gli esperti suggeriscono alcune strategie pratiche da adottare. Innanzitutto, è fondamentale identificare il carico mentale ed effettivo. Creare insieme agli abitanti della casa una lista di tutte le attività necessarie aiuta a rendere visibili i compiti, a sottolineare le diverse percezioni riguardo il loro peso e a concordare sui termini di gestione in modo rispettoso.

Un altro consiglio importante è mantenere un atteggiamento positivo e riconoscere gli sforzi degli altri. Evitare di stigmatizzare i comportamenti non perfetti è cruciale, poiché risulta inefficace. Procedere per piccoli passi è una strategia chiave. Incoraggiare le persone a prendersi la propria parte del carico richiede tempo, e puntare troppo in alto può risultare poco efficace. I compiti assegnati dovrebbero diventare attività gratificanti per tutti, facilitando il cambiamento positivo.

L’uso di promemoria, senza essere ossessivi, può fare una grande differenza. Strumenti come app, post-it e adesivi sono utili per elencare le cose da fare e chi le deve fare. Infine, l’uso del giusto tono di voce è cruciale. L’empatia deve essere al centro del cambiamento. Le ingiunzioni autoritarie sono inefficaci e spesso conducono a litigi. Ringraziare gli altri per la loro collaborazione può fare una grande differenza, migliorando l’armonia e la collaborazione domestica.

Per concludere

Adottare queste strategie può aiutare a semplificare la gestione delle attività quotidiane, migliorare le relazioni all’interno della casa e aumentare il benessere generale. 

Cyberattacchi prolungati: il vettore principale sono le relazioni di fiducia

Secondo il report Kaspersky Incident Response 2023, i cyberattacchi che persistono per più di un mese hanno costituito il 21,85% del totale, con un aumento del 5,55% rispetto al 2022.

Una tendenza significativa osservata negli attacchi prolungati è lo sfruttamento delle relazioni di fiducia. Oltre un quinto dei cyberattacchi di lunga durata ha infatti le relazioni di fiducia come uno dei principali vettori.
Le compromissioni basate sulle relazioni di fiducia non sono una novità, ma nel 2023 la loro frequenza è aumentata, rappresentando il 6,78% del numero totale di attacchi.

Serve almeno un mese per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione

Dal momento che questo metodo di attacco consente agli attori delle minacce di colpire più vittime grazie alla compromissione di una sola organizzazione, i team investigativi devono affrontare diverse sfide aggiuntive.
In primo luogo, le aziende inizialmente prese di mira non sempre riconoscono l’importanza di indagini approfondite e possono essere riluttanti a collaborare.

In secondo luogo, gli attacchi avviati attraverso relazioni di fiducia spesso richiedono più tempo per passare dall’intrusione iniziale alla fase finale di violazione. Per questo motivo, il 50% di questi attacchi è durato più di un mese. Una percentuale simile di attacchi di durata superiore a un mese è stata registrata esclusivamente nell’ambito dei vettori insider e phishing.

Quando fidarsi diventa critico

“Le minacce alla sicurezza informatica sono in continua evoluzione e i nostri risultati sottolineano il ruolo critico della fiducia negli attacchi informatici – commenta Konstantin Sapronov, Head of Global Emergency Response Team di Kaspersky -. Nel 2023, e per la prima volta negli ultimi anni, gli attacchi basati su relazioni di fiducia sono stati tra i tre vettori più utilizzati. La metà di questi incidenti è stata rilevata solo dopo la scoperta di una fuga di dati. Sfruttando le relazioni di fiducia, i criminali informatici possono prolungare gli attacchi e infiltrarsi nelle reti per periodi più lunghi con rischi significativi per le organizzazioni. È indispensabile che le aziende rimangano vigili e diano priorità alle misure di sicurezza per proteggersi da tattiche così sofisticate”.

I consigli per non cadere in trappola 

Per mitigare i rischi evidenziati nel report, Kaspersky consiglia di promuovere una cultura di consapevolezza della sicurezza tra i dipendenti e limitare l’accesso pubblico alle interfacce di gestione.

Inoltre, consiglia di applicare una policy a tolleranza zero per la gestione delle patch o implementare misure di compensazione per le applicazioni accessibili al pubblico. Ma è importante anche eseguire il backup dei dati critici per ridurre al minimo i danni e implementare robusti criteri per le password e l’autenticazione a più fattori.
E per migliorare la protezione delle aziende contro gli attacchi avanzati e rilevarli nelle fasi iniziali, è fondamentale adottare servizi di sicurezza gestiti.