Italia in crescita economica: lo dicono le previsioni UE 

Secondo l’Ue l’Italia si muove, e in positivo. La Commissione europea migliora le sue previsioni di crescita per l’Italia, e rispetto allo scorso novembre rivede al rialzo le percentuali di 0,2 punti. Nelle previsioni economiche d’inverno, la Commissione conferma per il 2017 una stima della crescita reale del Pil dell’1,5%, come in autunno, ma per il 2018 porta la previsione dall’1,3% stimato nel novembre scorso all’1,5%.

Ritoccata anche la stima relativa all’anno prossimo, quando il Pil dovrebbe crescere dell’1,2% contro il +1 previsto tre mesi fa.

L’Italia però resta indietro rispetto agli Paesi europei

Nel confronto con gli altri Paesi, tuttavia, l’Italia resta la lumaca dell’Eurozona e dell’intera Unione europea (la crescita media nel 2018 è del 2,3% nell’area euro e nell’Ue a 28, del 2,5% nell’Ue a 27). L’unico Paese che fa peggio del nostro è il Regno Unito, alle prese con il rallentamento dell’economia provocato anche dalla Brexit. Tutti gli altri Paesi crescono di più (+2,3% la Germania, +2% la Francia, +2,6% la Spagna).

Una domanda interna più robusta, ma un limitato potenziale di crescita

L’economia italiana, osserva la Commissione, “continua a beneficiare del ciclo economico globale in ripresa e della domanda interna più robusta”. Dopo una crescita media dello 0,4% in termini reali nei primi tre trimestri del 2017, diversi indicatori e statistiche “suggeriscono che l’economia ha mantenuto la sua spinta a fine anno”. Le condizioni economiche favorevoli continueranno nel 2018, prima di indebolirsi “in linea con il graduale ritiro degli stimoli”. Sebbene la ripresa economica italiana sia destinata ad autosostenersi, le prospettive “rimangono moderate”, alla luce del “limitato potenziale di crescita dell’economia italiana”. I rischi al ribasso sono tuttora connessi con “lo stato ancora fragile del settore bancario italiano”, mentre c’è un “upside risk”, o meglio la possibilità, che la ripresa “possa rafforzarsi più del previsto, almeno nel breve termine”

Crescita solo con le riforme

Le proiezioni sono basate sull’assunto che l’Italia continui ad attuare le riforme già adottate per favorire la crescita e persegua politiche di bilancio prudenti. La crescita nel 2017 nel nostro Paese si è fondata anzitutto sulla domanda interna, con i consumi aumentati grazie alla ripresa dell’occupazione e della fiducia dei consumatori. Inoltre, gli investimenti sono cresciuti grazie alle condizioni favorevoli di finanziamento e agli sgravi fiscali, nonché alla ripresa delle esportazioni di beni e servizi. Il contesto dovrebbe restare favorevole anche nel 2018, trainato da export e investimenti, ma la crescita nel 2019 si stima si ridurrà all’1,2% a mano a mano che si chiude l’output gap, cioè quando l’economia raggiunge le sue piene potenzialità.

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WordPress “attaccata”: la colpa è di una campagna di malvertising

Diversi siti attaccati in pochi giorni, con potenziali gravi danni per gli utenti più sprovveduti o distratti, anche nel nostro Paese. Ecco il primo bilancio degli effetti della campagna di ‘malvertising’, una pubblicità cattiva e malevola che ha intaccato ben 18.000 siti su WordPress, una delle piattaforme più diffuse per creare e pubblicare sistemi editoriali e blog. Chiamata “Operation Evil Traffic”, la campagna ha raggiunto il suo picco fra Natale 2017 e i primi giorni del 2018; appartiene al malvertising, ovvero un tipo di advertising online usata per diffondere contenuti dannosi o fraudolenti.

La scoperta in Italia

L’ultima minaccia è stata individuata dai ricercatori di Cse Cybesec, attraverso gli esperti del laboratorio di analisi malware Zlab. “Ci troviamo di fronte ad una rete di grandi dimensioni. Durante le nostre prime analisi, i siti web compromessi erano circa 35.000, attualmente invece ne contiamo poco più di 18.000. Questo perché molti amministratori di siti hanno scoperto la falla e sono corsi ai ripari. Molti dei siti compromessi sono recentissimi. La campagna sembra essere iniziata ad ottobre 2017 raggiungendo il picco tra dicembre e gennaio”, spiega Antonio Pirozzi, direttore del laboratorio di analisi malware Zlab.

Il funzionamento della frode

Come spesso accade in questi casi, la logica di funzionamento messa in atto dai cyberciminali è abbastanza semplice e sfrutta la vulnerabilità dei siti basati su WordPress per ridirigere gli utenti verso siti con contenuti pubblicitari e fraudolenti all’insaputa degli utenti stessi. In sostanza, quando un utente si collega a un sito compromesso può incappare in un pagina ‘infettata’; se la clicca, magari senza darvi neppure peso, viene dirottato su siti pubblicitari che invitano ad installare software che tramite il ‘phishing’ rubano i dati personali, compresi quelli bancari.

Un business illegale ma ricchissimo

Gli esperti hanno fornito anche qualche dato relativo al ricco “giro d’affari” dei malfattori del web. Tutti i siti coinvolti nella campagna di malvertising sono basati su versioni di WordPress vulnerabili. Ovviamente, più sale il numero di ignari utenti che accede a queste pagine, più aumentano gli introiti dei criminali, che in questo modo riescono a disporre di decine di migliaia di siti per veicolare traffico verso domini con contenuti pubblicitari. “Uno solo dei siti che funge da rendez-vous dell’operazione, hitcpm.com, registra 1.183.500 visitatori unici al giorno con un guadagno giornaliero di 4.284,28 dollari, ma i siti compromessi sono stimati essere almeno 18.000, anche italiani” affermano gli analisti di Zlab.

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Aziende italiane, 9 su 10 sono ottimiste sul futuro. E prevedono crescite nel 2018

Le aziende italiane sono decisamente ottimiste e prevedono un futuro rosa. Lo rivela una ricerca recentemente condotta e presentata da Interoute, l’operatore proprietario di una piattaforma di servizi cloud globale.

Il 94% delle imprese vede rosa

La survey afferma che il 94% delle aziende italiane si aspetta di crescere nel 2018. Tra queste, addirittura il 62% conta di avere obiettivi di crescita importanti e ambiziosi per l’anno nuovo. La ricerca è sicuramente uno spaccato corretto del panorama imprenditoriale nazionale: è stata infatti condotta su più di 800 decisori It europei di nove diversi paesi, ovviamente Italia inclusa. Tra i dati più significativi riferiti al nostro paese, spicca il fatto che il 58% degli intervistati italiani ha dichiarato che sta investendo in iniziative legate alla digital transformation per prepararsi a uno scenario ogni giorno più competitivo.

Brexit, che ansia

Per il 16% delle aziende intervistate, invece, la Brexit ha comportato un atteggiamento più “ansioso” verso progetti It a lungo termine. Come dire, i cambiamenti in corso fanno un po’ paura, anche in un clima tendenzialmente positivo e di ripresa.

Digital transformation, chi la fa e perché

Ma perché le aziende investono in digitalizzazione? La ricerca riporta la risposte date dalle aziende. Il 51% afferma di voler innovare per aumentare e orientare nuove fonti di reddito per massimizzare la propria competitività; il 41% dichiara come obiettivo la modernizzazione delle attività It aziendali e l’abbattimento dei costi; il 34% vuole migliorare l’experience dei dipendenti, consentendo una migliore collaborazione come nel caso di mobile e social working; il 38% punta a valorizzare la customer experience; il 23% investirà in un’infrastruttura più globalizzata, che faciliti la fruizione di skill anche dall’estero.

Imprese italiane pronte a combattere l’incertezza

Il 71% degli intervistati italiani ha evidenziato alcune criticità, soprattutto nell’integrare le tecnologie legacy con le applicazioni compatibili con il cloud. Per il 35% degli intervistati, inoltre, la situazione politico-economica a livello mondiale crea inevitabilmente un clima di incertezza. “Nessuno conosce con sicurezza quali saranno i risvolti della Brexit o come si evolveranno i rapporti tra Uk e il resto d’Europa in futuro. La nostra ricerca svela, però, che le aziende italiane stanno adottando la strategia più adatta per far fronte a questa incertezza, cogliendo l’opportunità per modernizzare la propria infrastruttura tecnologica” spiega all’Adnkronos Cristina Crucini, Marketing Manager Italy, Cee, Spain Interoute. Che aggiunge: “Lo scenario competitivo è in continua evoluzione, e non soltanto a causa della Brexit. Le aziende italiane dimostrano un’ambizione encomiabile con l’impegno a sviluppare progetti che le rendano più agili e pronte ad affrontare ciò che il futuro avrà in serbo per loro. La nostra ricerca dimostra che le aziende italiane sono pronte a prendere il controllo del proprio futuro, affrontando sfide come, ad esempio, la produttività dei dipendenti e l’accesso alle skill. E’ chiara, dunque, la ragione per la quale molti guardano in modo fiducioso, e non con ansia, al 2018”.

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Regali di Natale hi-tech? Occhio all’hacker

Si avvicina Natale e con le feste arriva anche la necessità di trovare i regali più giusti per amici, figli, collaboratori e parenti. Regali che nella nostra epoca sono sempre più tecnologici, a partire dalle fasce di età più giovani. Già i piccolissimi, infatti, sono dei veri e propri appassionati di hi-tech, e con aspettative costantemente più alte. Ma, come in tutti i dispositivi tecnologici, il rischio di attacchi da parte di hacker è sempre dietro l’angolo.

Gli oggetti a rischio attacco

Come ogni anno McAfee, la società specializzata in software antivirus e protezione per dispositivi informatici, ha condotto la ricerca Most Hackable Holiday Gifts per “aiutare gli utenti ad identificare i potenziali rischi per la sicurezza associati ai regali più popolari delle festività natalizie”. Già, perché giocattoli connessi, elettrodomestici intelligenti, droni – per non parlare poi di smartphone e tablet – sono tutti possibili regali natalizi. Ma, oltre che cadeau, sono oggetti in cima alla lista di pericolosità per gli attacchi hacker.

Portatili e smartphone i più pericolosi

In base alla classifica stilata dalla società di sicurezza, non sorprende che nei primi tre posti della lista degli oggetti maggiormente a rischio di attacchi informatici si piazzino computer portatili, tablet e smartphone. Spiegano da McAfee che questi “sono obiettivi tradizionali dei criminali informatici e, se non adeguatamente protetti, possono essere infettati da applicazioni dannose”.

Più in basso, nella hit, si collocano droni, palmari, giochi e dispositivi connessi.

Quasi tutti sanno del rischio, solo la metà adotta precauzioni

Dalla ricerca emerge che quasi tutti gli intervistati (91%) afferma di sapere che è importante mantenere la propria identità e i propri dispositivi connessi al sicuro, ma solo il 53% adotta le misure necessarie per la protezione. Il 16% è convinto che il produttore abbia integrato la sicurezza nel prodotto, e un altro 22% sa di dover adottare precauzioni di sicurezza, ma non sa come farlo.

Le mosse per non farsi hackerare

Ovviamente, la società americana ha anche una serie di indicazioni da suggerire agli utenti perché il regalo di Natale non si trasformi da dono desiderato a un vero e proprio incubo. Innanzitutto, la prima regola è: “pensare prima di cliccare”, una norma che dovrebbe essere seguita quando si utilizza un qualsiasi dispositivo specie se connesso alla rete. A seguire, gli altri consigli sono: aggiornare i software; fare attenzione al Wi-Fi pubblico e non fare acquisti o banking online da questo genere di connessione; proteggere la propria rete domestica; informarsi su come i produttori prendono sul serio la sicurezza, specialmente quando si tratta di giocattoli connessi.

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Dieselgate, un killer silenzioso: in Italia causerebbe 1.250 morti l’anno

L’eccesso di emissioni del cosiddetto Dieselgate sarebbe il colpevole di migliaia di morti all’anno. A dichiararlo è uno studio condotto dall’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, pubblicato recentemente sulla rivista Environmental Research Letters. E l’Italia sarebbe tra i paesi più colpiti.

Le origini del Dieselgate

Dieselgate è il nome dello scandalo “esploso” nel corso del 2015: in estrema sintesi, una nota casa automobilistica dovette ammettere di aver modificato i risultati dei test relativi alle emissioni nocive prodotte dai propri modelli di vetture. Da lì, l’allarme si è diffuso a macchia d’olio, coinvolgendo e gettando il sospetto sulla veridicità dei test condotti anche altre case automobilistiche.

I dati da bollettino di guerra

In base allo studio, condotto su 28 paesi dell’Unione Europea più la Norvegia e la Svizzera, gli effetti di queste procedure avrebbero avuto conseguenze devastanti. Le emissioni nocive causate dai motori diesel “alterati” dai costruttori per farli apparire rispettosi dell’ambiente, potrebbero aver causato decine di migliaia di morti.  Stando agli esperti, sono 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.

Italia maglia nera per emissioni

Sempre stando alle conclusioni dello studio, l’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature riconducibili alle polveri sottili generate dai veicoli diesel. Si tratta di 2.810 morti all’anno: di queste, addirittura 1.250 sono strettamente connesse al surplus di emissioni rispetto a quanto certificato dalle case automobilistiche nei test di laboratorio. In questo triste primato seguono la Germania, con 960 decessi annui correlati agli ossidi di azoto in eccesso, e la Francia con 680. Le ragioni risiedono nella “loro significativa popolazione e dell’alto numero di vetture diesel circolanti”. Dall’altra parte della classifica, con il numero più basso di mortalità legate alle emissioni, si piazzano Norvegia, Finlandia e Cipro.

Italia, peggio al Nord

Questa vera e propria emergenza ambientale in Italia, spiega l’autore della ricerca, “riflette la situazione molto negativa dell’inquinamento specialmente nel Nord Italia, densamente popolato”.

Una tragedia evitabile

Eppure questo prezzo così alto in termini di vite umane si sarebbe potuto controllare. “Se i veicoli diesel avessero avuto emissioni basse come quelli a benzina, si sarebbero potuti evitare i tre quarti dei decessi prematuri, pari a circa 7.500 all’anno in Europa e a 1.920 in Italia” conclude la ricerca.

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Ogni età ha il suo sport. Ecco come scegliere l’attività giusta

Che lo sport faccia bene, sempre e comunque, non è certo una novità. Tutti i medici sono concordi che un corretto stile di vita e il movimento siano alleati preziosi per invecchiare bene e vivere a lungo in salute. Quello che invece non tutti sanno è che, prima di cimentarsi in una disciplina sportiva, esistono alcune variabili di cui tenere conto: età, sesso, peso e tipo di fisico.

Muoviti in base alla tua età

Tra i 15 e i 30 anni di età, ovviamente se si gode di buona salute e non esistono particolari problemi fisici, si può scegliere liberamente e ci  si può dedicare a qualsiasi sport, anche ad alto livello. Il discorso cambia già tra i 30 e i 45 anni: se si ha alle spalle una vita attiva e quindi si può contare su un buon allenamento, vanno bene tutte le discipline, ma con un’attenzione maggiore alle attività in cari carico (corsa, calcio, basket, volley) in modo da non provocare sovraccarichi alle articolazioni. Ma se fino a oggi non si è mosso un muscolo, l’obiettivo dovrà essere il ritrovare una buona forma fisica, magari facendosi aiutare da un personal trainer.

Guarda come sei fatto

Le persone longilinee – in un discorso necessariamente generale –  sono avvantaggiate nelle attività come basket, pallavolo, atletica, mentre quelle dalle cosiddette “leve corte” (cioè più piccine), hanno migliori capacità negli sport di agilità e destrezza, come il calcio o il tennis. Se l’obiettivo è il dimagrimento, la scelta deve orientarsi sulle discipline aerobiche, quelle cioè che fanno lavorare il sistema cardio-vascolare, come il ballo, il runnig o il fit box.

Bambini? Meglio allegramente in squadra

Altro consiglio sempre valido è quello di avvicinarsi a un’attività sportiva in compagnia. Così la palestra o il parco, la pista da sci o il percorso di roller diventa anche un momento di socialità e di svago. Un amico o un’amica, inoltre, servono a incoraggiarsi vicendevolmente. Il discorso è ancor più importante per i bambini: gli sport di squadra, in particolare,  hanno spesso una forte componente educativa e questa è una delle ragioni per cui sceglierli. Inoltre spesso sono più divertenti e fonte di condivisione, grazie alla complicità che si crea nello spogliatoio.

Over 65? Tutti in marcia

Per chi è un po’ in là con gli anni ma giustamente non vuole rinunciare al movimento, camminare è un vero elisir di benessere. Un’ottima attività per mantenere in salute il sistema cardiovascolare. Unica accortezza: dotarsi di scarpe adeguate e non strafare.

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Purificatori d’acqua IWM

Al giorno d’oggi siamo circondati da tantissimi fattori inquinanti che minano la nostra salute: Atmosferici, acustici, luminosi, del suolo ma anche idrici. Quante volte entrando in un bar, ad esempio, e chiedendo un semplice bicchiere d’acqua, ci si chiede, quando viene prelevata dal rubinetto, se quell’acqua si realmente potabile o meno? E’ un’insidia che molti trascurano, ignorando il problema anche nelle proprie case. In realtà, l’acqua destinata al consumo umano, per legge, deve essere “salubre e pulita”. Non dovrebbe contenere alcunché mini la salute umana, almeno in quantità tale da rappresentare un pericolo per essa.

Nel dubbio ci si affida alla bottiglia di acqua acquistata già confezionata, rassicurati dal fatto che certamente sia stata controllata, con tanto di etichetta riassuntiva delle proprietà organolettiche. Al supermercato scegliamo l’acqua quasi a caso (o in base al prezzo), eppure singola acqua minerale ha caratteristiche differenti dalle altre, comprese concentrazioni di alcuni elementi contaminanti, seppure in quantità limite consentite. Indubbiamente sono acque migliori e certamente ben bilanciate ma uno dei lati negativi che non si considera è proprio il costo annuo che questo approvvigionamento comporta.Quante bottiglie di acqua può consumare una famiglia media? Quante casse alla volta se ne devono acquistare? E se i membri della famiglia preferiscono acque diverse? Magari c’è un neonato e per lui bisogna provvedere ad un’acqua che abbia determinate caratteristiche, mentre un anziano avrà bisogno di un altro tipo d’acqua ancora.Alla lunga può essere sconfortante, soprattutto perdersi tra le varie etichette che riassumono le caratteristiche contenute in ciò che si va a bere. Una soluzione esiste: avere dell’ottima acqua potabile che sgorghi direttamente dal nostro rubinetto. Ma a chi affidare il benessere che beviamo ogni giorno, fra le tante proposte del mercato?

La risposta è una sola: all’IWM, International Water Machines, leader nel campo del trattamento acque potabili. Basta dare un’occhiata al sito per avere una panoramica sulla sua qualità dei prodotti che propone, corroborata anche da pareri medici e non.Niente più file ai supermercati, niente più fatica per portare le casse d’acqua fino a casa, niente più problemi di interpretazione delle etichette, basta aprire il rubinetto per avere un’acqua completamente pura, equilibrata, dal sapore eccellente e, cosa non da meno, con tutti i minerali necessari al nostro organismo ed un risparmio invidiabile nel tempo.

Basta scegliere il purificatore acqua più adatto alle proprie esigenze. Lo puoi fare direttamente sul sito oppure con l’aiuto di un consulente. Per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta il numero verde: 800 800 813. Affidabilità, cortesia e celerità saranno al tuo servizio.

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Derby Italia – Francia, il Bel Paese gioca le sue ‘carte’ nel B2B

L’estate 2017 non prevede né mondiali di calcio né campionati europei, eppure verrà ricordata a lungo per il derby tra Francia e Italia che si sta consumando in alcuni settori chiave dell’economia. Il confronto più aspro, che coinvolge figure economiche ed istituzionali di rango dei due paesi, si sta verificando nell’ambito della cantieristica navale. Finmeccanica è stata vittima di un brusco dietrofront del governo francese guidato da Emmanuel Macron, che vuole negoziare un controllo dei Canteri Saint-Nazaire (dove dovrebbero nascere grandi navi militari e da crociera) in parti uguali tra Finmeccanica e il Governo Francese. Finmeccanica, che deteneva il 66% in base a precedenti accordi stipulati con l’ex presidente francese Hollande, è disposta a diminuire la sua quota di partecipazione, senza tuttavia voler cedere sul controllo di maggioranza.

Cambiando ramo dell’economia, nel settore della telefonia e della convergenza digitale (dentro ci sta anche la fibra ottica e la pay tv) sarà difficile per Telecom resistere alle avance dei francesi di Vivendi. Questo non vuol dire che l’Italia, in fatto di acquisizioni di aziende estere, resti a guardare. Dopotutto, è tra i paesi europei con il più sviluppato sistema manifatturiero, e in tanti settori di mercato e nel business to business ha buone “carte” da giocare. Le virgolette vogliono evidenziare che proprio nell’industria cartiera si trova un valido esempio di dinamismo made in Italy nel business to business: a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, ha sede Industria Cartiera Tronchetti Spa. Negli Anni Sessanta era un piccola cartiera a conduzione familiare, come tante nel lucchese. Oggi è un Gruppo che controlla il 100% di ICT France, ICT Iberica, ICT Poland e ICT Deutschland. Nel 2016 ha fatturato oltre 670 milioni di euro, vanta 1.400 dipendenti, otto stabilimenti per una produzione di 540k di tonnellate di carta all’anno.

Industria Cartiera Tronchetti è molto attiva nel B2B attraverso la produzione di bobine di varie grammature, colori e formati, per aziende italiane e anche estere. Ha posizioni di leadership nel private label e nella grande distribuzione organizzata, e nel corso degli anni ha lanciato i marchi Carezza (pannolini per bambini) e Naturell (target femminile e sensibilità verso l’ecosostenibilità). Il brand più noto in possesso a Industria Cartiera Tronchetti è senza dubbio Foxy, noto grazie a numerose campagne pubblicitarie che si sono susseguite dal 1982 ai giorni nostri. Proprio Foxy è il marchio che sta conquistando diverse posizioni sul mercato francese, attraverso un attento studio dei bisogni del consumatore, e non certo per posizione scioviniste che si sono viste nel settore della cantieristica navale.

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Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

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Imprese italiane, tra le nuove ditte individuali il 10% è under 24

L’impresa italiana è giovane, anzi giovanissima. Sono infatti ben 53 mila le piccole imprese (ditte individuali) italiane che hanno un titolare con meno di 24 anni, in un caso su tre donna e per la maggior parte dei casi geograficamente concentrate nelle province di Napoli, Roma, Milano e Torino. E le buone notizie, che confermano la dinamicità della giovane imprenditoria, non sono finite. Solo oltre 5 mila le nuove attività, in diversi settori merceologici, nate nel 2016 contro le 1.860 cessate sempre nello stesso anno. Un contributo importante arriva dai giovanissimi alle nuove imprese individuali dell’anno: sono oltre un decimo sul totale di 47 mila nuove iscrizioni complessive nel Paese.

Insomma, gli imprenditori under 24 non hanno paura, sebbene siano ancora una minoranza nel variegato panorama delle ditte individuali nazionali: 53 mila su 3 milioni circa.In particolare, questo boom di giovane imprenditorialità è particolarmente vivace in alcuni centri italiani, specie nel Nord e Centro Italia. Le migliori performance si registrano a Bolzano (389 imprese, +19%), Trento (564, +15%), Monza (647, +13%). Tra i grandi centri urbani crescono Roma (2987, +7%), Milano (2177, +0,1%). Altro dato da non sottovalutare è l’impatto sull’occupazione: le imprese create da ragazzi danno lavoro, complessivamente e su scala nazionale, a 62 mila persone. Nel panorama degli imprenditori al di sotto dei 24 anni di età spiccano in particolar modo le donne, che rappresentano circa un terzo del totale (16 mila titolari sono ragazze) mentre gli stranieri sono quasi 11 mila, il 20%.

La fotografia di un’Italia giovane, attiva e coraggiosa – lontanissima dal cliché dei bamboccioni e dei ragazzi incollati a mamma e papa – è il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese relativi ai titolari di impresa individuale a fine anno 2016. A livello territoriale, tra le province il primato spetta a Napoli con 3.749 ditte individuali e 422 nuove imprese. Seguono Roma (2.987 e 345), Milano (2.177 e 260), Torino (2.173 e 215), Bari (1.393 e 137), Salerno (1.367 e 200), Palermo (1.344 e 119). Particolarmente attivo lo scenario lombardo. Dopo Milano, spiccano Brescia con 1.053 imprese individuali di under 24 e 94 iscrizioni, poi Bergamo con 874 e 61 iscrizioni,  Monza e Varese con 647 e rispettivamente 67 e 48 iscrizioni, poi Pavia e Como con oltre 400. Le province in cui le giovani imprenditrici sono più presenti sono Brescia e Mantova, dove superano il 30%, mentre gli stranieri sono soprattutto concentrati a Milano con il 35% di queste attività.

Fonte dati: Camera di Commercio di Milano

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