Italiani e risparmio, tra crisi e ottimismo

L’Italia vive la contraddizione di un Paese non ancora del tutto uscito dalla crisi precedente, e che all’orizzonte vede nubi poco rassicuranti, sia sul piano economico sia su quello della sostenibilità del modello di sviluppo. Una sensazione bilanciata però dalla constatazione che, a livello individuale, negli ultimi 4-5 anni le cose vadano meglio. Almeno, per quanto riguarda la vita quotidiana, gestita dai più con maggiore tranquillità. Nell’indagine Acr-Ipsos, svolta in occasione della 95ª Giornata Mondiale del Risparmio, emerge quindi una sensazione diffusa sul fatto che la crisi sia ancora lunga da superare. Allo stesso tempo, le famiglie risparmiatrici sono in aumento, nonostante la maggior parte di loro preferisca la “liquidità”.

Per il 59% degli italiani il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale

Per il 59% dei cittadini il mondo sta fronteggiando un’emergenza ambientale e sociale, e si riduce la fiducia nell’economia europea e mondiale. Solo per l’8% gli eventi rientrano nella “normalità”, e non c’è da preoccuparsi più di tanto. Questi dati della ricerca si accompagnano alla sensazione che la crisi sia ancora lunga da superare, e aumenta il pessimismo sul futuro del Paese. Il 39% è pessimista circa i prossimi 3 anni, e quasi 1 famiglia su 5 è colpita dalla crisi in almeno uno dei componenti il nucleo familiare (18%). Di contro, il 59% è soddisfatto della propria situazione economica, e un 24% ritiene che la propria situazione migliorerà nel corso del 2020.

Più risparmiatori e investimenti a impatto positivo su ambiente e società

In ogni caso, il risparmio continua a essere desiderato, e lo si vive senza troppe rinunce (55%, +7% rispetto al 2018), segno di un ritorno alla “normalità” economica delle famiglie, che seppur con lentezza continua a farsi strada. Da un lato infatti aumentano le famiglie che riescono a risparmiare (42%), dall’altra si riducono le famiglie in saldo negativo (16%, -6% rispetto al 2018), coloro che devono ricorrere a prestiti o al risparmio accumulato. I consumi, inoltre, continuano il progressivo recupero, soprattutto i semi-durevoli. Si affaccia poi la volontà di investire in attività con impatto positivo su ambiente e società, preservando però come criterio principale l’attenzione al rischio. Esiste poi anche la consapevolezza che attraverso le proprie scelte si possa condizionare il comportamento delle aziende (53%).

Il 35% preferisce non investire, tenersi i soldi o spenderli

Altro dato interessante, non perde vigore la predilezione degli italiani per la liquidità (63%). Il risparmio viene tesaurizzato ancora in gran parte in liquidità, sia per una ridotta facilità di trovare un investimento ideale sia per la diffidenza verso norme e istituzioni (60% ritiene non sia adeguatamente tutelato).

In una situazione in cui il risparmio gioca un crescente ruolo di auto-assicurazione questa ridotta fiducia non può che confermare la predilezione per la liquidità. Anche perché si fatica a trovare l’investimento ideale. A tal punto che per il 35% l’ideale è proprio non investire, tenersi i soldi o spenderli.

 

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