Italiani ultra65enni autonomi e attivi sul web: ecco il profilo dei nuovi boomers

Anziano a chi? Gli ultra65enni italiani sono ciò che di più distante si possa immaginare dal cliché del nonnino. Lasciati nel secolo scorso bastone e abitudini “tradizionali”, i boomers attuali hanno uno stile di vita che ricalca in tutto e per tutto quello dei millennials. Più della metà di essi (il 54%) si sente perfettamente a proprio agio nella società globale: il 79% dedica almeno un’ora della settimana a navigare in internet. Scendono TV (la guarda frequentemente il 54%) e le attività di tipo religioso (solo il 15% dedica almeno un’ora della settimana).

Informati e curiosi di esplorare cose nuove

Sono informati (l’87%), hanno molti hobby e voglia di mettersi alla prova su cose nuove (78%). Il 38% vorrebbe possedere sistemi di domotica controllabili da smartphone. Il 47% si interessa alle nuove mode e tendenze, ma in generale sono orgogliosi della loro autonomia. Bassa la fiducia per le banche e il loro servizi (58%). In più, ribaltando l’idea della persona in là con gli anni, il 67% del campione ritiene il sesso un elemento importante della propria vita. Questi alcuni dei dati della ricerca SWG a supporto del “Grey Scale Economy Lab”, un progetto esclusivo promosso da Havas PR – gruppo attivo nel settore comunicazione – in collaborazione con la società di ricerche di mercato e di opinione, che prevede l’istituzione di un osservatorio e un laboratorio di studio e ascolto relativo alla fascia “Over 65”.

Una generazione desiderosa di esplorare la nuova era digitale

Si parla quindi di “Una generazione attiva che si sente giovane e desiderosa di esplorare la nuova era digitale. Una generazione molto lontana dagli stereotipi consolidati, ma che dopo avere affrontato la rivoluzione culturale del 1968 durante la propria giovinezza è pronta a rimettersi in gioco e a rispondere alla sfida della società digitale” spiega Riccardo Grassi, coordinatore dell’indagine per conto di SWG.

Donne e uomini, non sono uguali (neanche da grandi)

Inoltre, secondo uno studio condotto dal Centro di Ricerche di Neuromarketing dell’Università IULM, i nuovi over 65 non sono equiparabili a quelli del passato e vi è una forte radicalizzazione delle differenze di genere: le donne rispetto agli uomini prestano più attenzione alle informazioni soprattutto “verbali” e alle singole sfumature del messaggio, sono più sensibili all’incoerenza informativa e mostrano maggiore attivazione psicofisiologica alle stimolazioni affettive. Tutti dati importanti per reinterpretare la terza età, un ‘momento attivo’ di opportunità e di ri-presa in carico, in piena consapevolezza, della vita.

Devoto-Oli: 400 neologismi in più, e tante novità per l’edizione 2020

Arriva in libreria l’edizione 2020 del Nuovo Devoto-Oli, il celebre vocabolario della lingua italiana pubblicato dalla casa editrice Le Monnier. E sono circa 400 le nuove parole che debuttano nell’ultima edizione, di cui la maggioranza è tratta dal lessico dell’attualità, come  terrapiattismo, della politica (fascistometro), e dell’economia e della finanza (manovra correttiva). Ma anche dalla cultura e i mass media (foodmania), giornali e televisione (detox,) gerghi e modi di dire (blastare), e ultime mode e tendenze (trap e trapper).

Non mancano i lemmi relativi ai temi ambientali, da plastisfera a plogging, da carbon free a guerrilla gardening, al lessico ecologico più in voga (climate change o ecotassa) o le parole “verdi”, ovvero quelle che hanno acquisito un nuovo significato proprio grazie ai problemi legati al clima, come sostenibile o economia circolare.

Nuove parole e definizioni riformulate

Nel vocabolario la riscrittura delle voci è costante, ed è effettuata “in maniera semplice, moderna e universalmente comprensibile – spiega una nota – per guidare il lettore all’uso corretto di una lingua complessa e in perenne trasformazione”.

Da ecoscettico a binge watching, cyberattivista, disinformatore, catfishing, sviluppismo, pay gap, o da antibufale ad antivaccinista, revenge porn, terrapiattista… sono solo alcuni esempi dei neologismi accolti dal Nuovo Devoto-Oli.

Un aggiornamento attento quindi anche alle parole di uso comune, che proprio per questo più risentono dei cambiamenti sociali e culturali. Tanto che le definizioni di sostantivi quali coppia, costituzione, cooperazione, o aggettivi quali autorevole, bisognoso e illusorio, sono state integralmente riformulate.

Il dizionario diventa digitale…

In base ai nuovi criteri internazionali in vigore dal 20 maggio di quest’anno, poi, si sono state aggiornate anche le unità di misura, con la modifica di tutte le relative definizioni: da metro a chilogrammo, da secondo ad ampere, da carica a frequenza.

Inoltre, con 75.000 voci, 250.000 definizioni, 45.000 locuzioni e le 3 nuove rubriche di pronto soccorso linguistico, il Nuovo Devoto-Oli 2020 nella sua versione cartacea è integrato alla versione digitale, disponibile come sito web e applicazione per tablet e smartphone Ios e Android. Con 35.000 lemmi e 50.000 definizioni in più il Devoto-Oli digitale offre funzionalità e strumenti pensati per avere il vocabolario sempre a portata di mano, compreso l’audio di tutte le voci per una pronuncia corretta, e la possibilità di condivisione del lemma, tramite e-mail o post sui principali social network.

…e più green

Concepito da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli nel 1967 il Nuovo Devoto-Oli nell’edizione 2020 diventa più verde, non solo a parole o nel colore della copertina. Ma tramite un impegno concreto per un mondo più sostenibile, che si sviluppa in tre direzioni: l’utilizzo di carta certificata, che garantisce la sostenibilità della gestione dei boschi, un accordo con Treedom che darà vita in Sicilia a una foresta di 200 alberi di melograno, e un concorso per le scuole volto a sensibilizzare le giovani generazioni al rispetto dell’ambiente. In palio, alberi da piantare nei giardini delle classi vincitrici.

 

 

Il funzionamento di una camera termografica

La localizzazione delle perdite d’acqua mediante termografia è una delle applicazioni più pratiche, utili e redditizie che questa tecnologia ci offra. In questo articolo ne parleremo in dettaglio fornendo anche una breve spiegazione sugli effetti dell’evaporazione sulle superfici.

Ogni oggetto sulla terra emette radiazioni. Una termocamera è in grado di rilevare queste radiazioni e le esprime in temperature apparenti delle loro superfici. In un’immagine termografica otteniamo delle temperature apparenti e possiamo confrontare le zone più o meno calde presenti nell’immagine. Se si regolano tutti i valori necessari, l’emissività, la temperatura riflessa, la distanza e l’umidità relativa otterremo delle temperature molto attendibili.

Rilevamento di perdite con la termografia

Le perdite in un edificio possono essere di origini molto diverse. Se la perdita proviene da un circuito di acqua calda o riscaldamento, dovremo avviare il sistema e osservare le differenze di temperatura nei pavimenti e nelle pareti. In questo caso localizzeremo le perdite in qualità di zone calde nell’immagine termografica, poiché al momento dell’ispezione genereremo calore nel circuito.

Se la perdita ha la sua origine in una condotta di approvvigionamento o di servizi igienico-sanitari, dovremmo solo ispezionare l’area con la termocamera cercando i modelli termici che indicano l’esistenza di un’anomalia. Utilizzando diverse tavolozze di colori e altri strumenti di misurazione, è possibile restringere il problema e poter così riparare solo l’area interessata.

Si tratta dunque di uno strumento che consente di individuare in maniera assolutamente precisa il luogo in cui vi è una perdita nell’impianto, il che consente di risparmiare tantissimo tempo in fase di analisi ma soprattutto di evitare di andare a creare ulteriori danni che potrebbero interessare anche l’appartamento sottostante, ad esempio, e richiedere interventi risolutivi sicuramente più invasivi o comunque in grado di creare disagio ai componenti del nucleo familiare o lavoratori di quel particolare ufficio.

Dopo due mesi di calo la produzione industriale torna a salire, +0,9%

Nel mese di maggio 2019 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,9% rispetto ad aprile. Dopo due mesi in calo la produzione industriale a maggio di quest’anno torna quindi a crescere in termini congiunturali, riportandosi sui livelli destagionalizzati di marzo.

La crescita mensile di maggio è estesa a tutti i settori, con l’esclusione dell’energia, ed è più accentuata per i beni strumentali. In termini tendenziali, invece, al netto degli effetti di calendario, sia l’indice generale sia quelli settoriali mostrano flessioni, con l’unica eccezione dei beni di consumo. Che registra una crescita moderata.

L’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%

Corretto per gli effetti di calendario, a maggio 2019 l’indice complessivo però è diminuito in termini tendenziali dello 0,7%, poiché i giorni lavorativi sono stati 22, come a maggio dell’anno passato.

“A fronte della variabilità riscontrata nell’evoluzione congiunturale mensile da inizio anno – commenta l’Istat in una nota – il trimestre mobile rileva una lieve flessione congiunturale. La dinamica tendenziale corretta per i giorni lavorativi è in flessione per il terzo mese consecutivo. E nella media del trimestre marzo-maggio, il livello destagionalizzato della produzione diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale per i beni strumentali

L’indice destagionalizzato mensile mostra invece un aumento congiunturale sostenuto per i beni strumentali (+1,9%), e un più modesto incremento per i beni di consumo (+0,9%) e i beni intermedi (+0,6%), mentre diminuisce il comparto dell’energia (-2,1%). Sempre a maggio 2019 gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano una moderata crescita tendenziale esclusivamente per i beni di consumo (+0,7%), al contrario, diminuzioni contraddistinguono i beni intermedi (-1,7%), e in misura più contenuta, i beni strumentali (-0,8%), e l’energia (-0,5%).

Variazioni tendenziali positive per alimentare, flessioni più ampie per tessile e abbigliamento

I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, delle bevande e del tabacco e le altre industrie (+2,8% per entrambi i settori), e la fabbricazione di apparecchiature elettriche e di apparecchiature per uso domestico non elettriche (+1,4%).

Le flessioni più ampie, riporta una notizia Askanews, si registrano invece nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, che segnano una diminuzione del -4,9%, nell’industria del legno, carta e stampa (-3,7%), e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, e di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-3,1%).

L’inflazione rallenta a gennaio. Scendono i prezzi, ma non per la verdura

Il 2019 si apre con un’inflazione in rallentamento, che accentua i segnali di debolezza dell’ultima parte del 2018 scendendo sotto il punto percentuale. Secondo i dati Istat a gennaio l’inflazione si ferma infatti allo 0,9% rispetto all’1,1% di dicembre, un  rallentamento imputabile prevalentemente al calo dei prezzi dei beni energetici, sia nella componente regolamentata (da +10,7% di dicembre a +7,9%) sia in quella non regolamentata (da +2,6% a +0,3%).

Frena anche il carrello della spesa, ma per la verdura fresca l’Istat segnala un aumento del 6,4%. Che secondo Coldiretti è colpa del clima pazzo di gennaio.

Il carrello della spesa

I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, a gennaio passano a +0,6% (da +0,7% di dicembre), con aumenti inferiori all’indice generale. In particolare, dallo +0,5% di dicembre a gennaio per i beni alimentari l’inflazione scende a zero.

Rincari doppi rispetto alla media dei prezzi, invece, per gli alimentari non lavorati (+1,7%), sulla spinta dei vegetali freschi o refrigerati i cui prezzi aumentano del 6,4% su anno (sette volte di più del tasso generale). L’aumento dei prezzi delle verdure secondo la Coldiretti è conseguenza del clima pazzo che ha sconvolto i raccolti e ridotto le disponibilità sui mercati.

Bilanci familiari messi a dura prova

Secondo Federconsumatori l’inflazione a un tasso dello 0,9% comporta aumenti per le famiglie di circa 266,40 euro annui, riporta Ansa. “Nella fase attuale di recessione, importi come questo mettono a dura prova i bilanci familiari e, di conseguenza, l’intero sistema economico a causa dell’ulteriore contrazione della domanda interna”, si legge in una nota. Il reddito non cresce abbastanza rispetto all’andamento dei prezzi: dal 2013 al 2018 la crescita del reddito medio è stata del +4,4% (3,8% al netto dell’inflazione), mentre l’incremento della spesa del +6,4%. L’associazione indica poi due “gravi minacce” che potrebbero aggravare questa situazione: l’aumento della pressione fiscale, con le addizionali regionali e comunali, e l’incremento dell’Iva, che si prospetta a causa delle clausole di salvaguardia della manovra.

Nord-Est, tasso superiore alla media nazionale

Bolzano e Reggio Emilia a gennaio sono le città capoluogo con il maggiore tasso di inflazione (entrambe con +1,7%), seguite da Verona, con +1,4%. Perugia (+0,5%), Firenze (+0,4%) e Potenza (+0,2%) sono invece quelle con la crescita più contenuta.

Il Nord-Est, che passa da +1,2% a +1,1%, è l’unica area del Paese che mostra un tasso superiore alla media nazionale. Il Nord-Ovest invece passa da +1,2% a +0,9%, e le Isole da +1,0% a +0,9%. Il Centro, dove l’inflazione scende da +1,1% a +0,8%, e il Sud (da +1,0% a +0,8%) si collocano al di sotto dell’indice nazionale.

E’ sempre più smartPos-mania

Classiche carte di credito e “soliti” bancomat addio? Pare proprio di sì. Anche nel mondo dei pagamenti la tecnologia si evolve a favore di nuove soluzioni tecnologiche sempre più smart ed efficienti, sia per l’esercente sia per il cliente. E’ infatti sempre più diffuso il pagamento in forma digitale tramite smartphone e contactless card al posto dei vecchi pos: lo confermano i dati dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano. Lo scorso anno il valore delle transazioni effettuate con carta ha raggiunto quota 220 miliardi di euro. E di queste transazioni, il 21% sono state effettuate tramite eCommerce, ePayment, mobile payment, contactless payment, mobile pos. Si tratta di un fenomeno in crescita del 6% rispetto al 2016, guidato in particolari modo da pagamenti con carte contactless (+150%) e mobile (+60%).

La rivoluzione parte dalla novità NexiSmartpos

Tra le principali novità dell’ultimo periodo spicca Nexi Smartpos. Non si tratta di un semplice pos, ma tanto di più: si caratterizza per design innovativo, doppio schermo touch (per cliente e per esercente); accettazione di tutti i pagamenti digitali carte tradizionali, contactless, smartphone, buoni pasto e QRcode. Ed è uno strumento altamente personalizzabile, con app scaricabili per le diverse esigente dell’esercente. Funziona con i pagamenti contactless di ultima generazione come Apple Pay, Samsung Pay e Google Pay e garantisce una ‘rivoluzione di servizi’ per l’esercente: schermo touch 7 pollici per una migliore esperienza di utilizzo e con la possibilità dell’archiviazione digitale delle ricevute di pagamento, rintracciabile poi nella lista delle transazioni. E ancora fotocamera per lettura QR Code, unico lettore carta ‘multi reader’, porte Usb per collegare dispositivi esterni e wi-fi e 4g per la velocità massima delle transazioni. Nexi Smartpos permette all’esercente di gestire automaticamente promozioni, sconti od omaggi.

Tanti device di ultima generazione per pagamenti smart

Nel panorama degli strumenti innovativi dei pagamenti ci sono diverse altre novità. Come Pos Axerve di Banca Sella, che essendo portatile consente di accettare pagamenti ovunque l’esercente si trovi. E il device è abilitato anche a dialogare con Apple Pay e Samsung Pay. Axerve dà la possibilità all’esercente di vedersi notificato ogni mese il totale delle transazioni effettuate dal POS. Altro device nuovo è Axium D7, che è il nuovo Smart-Pos di Ingenico, basato sulla tecnologia Android: permette di eseguire, su un unico device ,i servizi correlati al business del negozio, i Vas (value added services) e i pagamenti cashless in qualsiasi modalità (carta, NFC, wallet, APM).

Per i futuri ingegneri del Politecnico l’auto del domani sarà un “genio”

Vetture sempre più evolute e smart l’ideale di guida dai futuri Ingegneri.  Ecco quanto emerso dall’incontro tra due colossi mondali dell’ingegneria, il Politecnico di Milano, prima per eccellenza tra le Università italiane e tra le prime venti nel mondo, e Nissan, azienda pioniera nella mobilità a zero emissioni, elettrica, sicura ed integrata con l’ambiente.

Un programma che ha coinvolto 300 studenti

All’interno di un test in aula a cura dall’azienda automobilistica giapponese sul tema “Nissan Intelligent Mobility” –  il programma strategico che punta a trasformare il modo in cui i veicoli vengono guidati, alimentati e integrati nella società – 300 studenti degli indirizzi di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale avrebbero individuato le prerogative principali dell’auto perfetta:  ricarica elettrica, autonomia e connessione.

Sostenibilità ambientale la priorità

A vincere, sostanzialmente, la sostenibilità ambientale, con una scelta consapevole verso una mobilità elettrica a zero emissioni. Ma molta è l’attenzione, scrive Askanews, rivolta alla sicurezza. Il prezzo finale di tali mezzi invece non pare essere un elemento discriminante: solo il 20% dei ragazzi lo riconosce come un deterrente, seguito dai tempi di ricarica, che ad oggi si dimostrano essere piuttosto lunghi.

Gli studenti e la guida autonoma

Grande, poi, l’appeal dell’auto a “guida autonoma”, utile per contrastare lo stress da traffico, ma anche per offrire una maggiore indipendenza rispetto al volante tanto da permettere attività personali e completamente slegate dalla guida, come leggere, guardare film o addirittura dormire. Un sogno di auto, insomma. Che necessita, naturalmente, di grandi tecnologie di cui gli studiosi del Politecnico sono consci, presentando a Nissan una visione ingegneristica a 360 gradi, che tiene conto di fattori determinanti e imprescindibili quali, oltre all’ l’innovazione, le infrastrutture, i protocolli di integrazione, le normative e le campagne informative.

E il parcheggio?

Ma se l’auto dovrà essere connessa ed efficiente, anche la sempre più frustrante gestione di parcheggi e itinerari per molti giovani del Politecnico risulta essere un problema che questo tipo di auto sarebbe in grado di risolvere, come pure la possibilità di scambiare energia in modo bidirezionale e profittevole sia con la rete che sia con la propria abitazione. Un insieme di virtù, è proprio il caso di dirlo, che Nissan già offre attraverso le tecnologie Vehicle-to-Grid o Vehicle-to-Home applicata alla sua gamma di veicoli a zero emissioni.

Tutti i numeri dell’App economy in Europa

L’App economy, ovvero l’economia iOS, quella legata al sistema operativo di Apple per smartphone, tablet e alle relative app, in Europa vale 20 miliardi di euro.

Attiva da 35 anni nel Vecchio Continente, nell’arco di questo periodo Apple ha supportato oltre 1,7 milioni di posti di lavoro, e dal lancio dell’App Store, avvenuto nel 2008, a oggi, gli sviluppatori europei hanno guadagnato più di 20 miliardi di euro vendendo le loro app in tutto il mondo.

Il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero

Sono alcuni numeri diffusi dalla società di Cupertino, che afferma di essere “orgogliosa di avere solidi rapporti con decine di migliaia di sviluppatori in tutta la regione”. E aggiunge che il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero, poiché in Europa si realizzano app che raggiungono i clienti di 155 paesi.

Molti sviluppatori europei, poi, hanno dato vita a microaziende di una o due persone, “e sono stati in grado di crescere grazie agli investimenti di Apple sulla piattaforma iOS, sugli strumenti di sviluppo e sull’App Store”, sottolinea la società.

Il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%

Dei circa 1,7 milioni di posti di lavoro in Europa, circa 1,5 milioni sono attribuibili all’ecosistema dell’App Store, il negozio di applicazioni per i dispositivi mobili, 170.000 posti si individuano tra i fornitori, e 22.000 sono i dipendenti Apple in 19 paesi dell’Unione.

Negli ultimi due anni il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%, e i paesi con i risultati più importanti sono Regno Unito (291.000 posti di lavoro), Germania (262.000 posti) e Francia (220.000), e le tre principali città dove si concentra il maggior numero di posti di lavoro sono Londra, Parigi e Amsterdam.

In Germania, Berlino e Monaco rappresentano gli hub più forti, riferisce Ansa.

L’Academy italiana per diventare sviluppatori Apple

Per quanto riguarda la formazione, in Europa Apple collabora con oltre 100 istituti e università nell’ambito dell’iniziativa Everyone Can Code, per permettere a tutti di imparare a costruire app. E nel 2016 ha aperto la sua prima iOS Developer Academy in partnership con l’Università Federico II di Napoli, per offrire agli studenti, sia italiani che internazionali, l’opportunità di apprendere competenze pratiche e ottenere formazione specifica nello sviluppo di app. Tanto che 44 studenti dell’attuale corso hanno vinto la borsa di studio per partecipare alla Conferenza Annuale degli Sviluppatori Apple (Worldwide Developers Conference) che si è svolta recentemente a San Jose in California.

L’Italia è al terzo posto per consumi energetici da fonti rinnovabili

L’Italia sale sul podio europeo per l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. E rappresenta circa l’11% di tutta l’energia da fonte rinnovabile consumata nell’Unione. Secondo lo studio Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020, redatto dal Gse, rispetto a una media dell’Europa del 17,04% il nostro Paese ha una quota complessiva di consumi energetici da rinnovabili pari al 17,41%. Nel settore elettrico tale quota ammonta al 34,01%, quasi 5 punti percentuali in più rispetto al 29,60% della media europea, mentre negli altri settori i risultati conseguiti sono allineati con la Ue: 18,88% nel settore termico (Ue 19,06%) e 7,24% in quello dei trasporti (Ue 7,13%).

In undici anni il nostro Paese ha raddoppiato i propri consumi di energia green

Se si guarda all’evoluzione registrata nel periodo 2005-2016, la Germania è in termini assoluti il Paese che ha aumentato di più i consumi da fonti rinnovabili. L’Italia, riferisce Adnkronos che con un incremento di 10,4 Mtep è al secondo posto della classifica a pari merito con la Gran Bretagna, ha raddoppiato in undici anni i propri consumi di energia green, portandoli dai 10,7 Mtep del 2005 ai 21,1 Mtep del 2016.

I centri urbani sono decisivi per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile

Il secondo studio pubblicato dal Gse, Città sostenibili: buone pratiche nel mondo, parte dal presupposto che i centri urbani debbano giocare un ruolo da protagonisti per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Nei centri urbani si concentra l’80% delle attività economiche globali e, di conseguenza, la maggior parte delle emissioni climalteranti. Lo studio Gse individua alcune buone pratiche ed esperienze virtuose sperimentate in città del mondo di differenti dimensioni, condizioni e localizzazioni, potenzialmente applicabili anche ad altri centri urbani.

Milano, Zurigo, Anversa e Parigi le capitali green d’Europa

Tra le città analizzate figurano ad esempio: Milano, vincitrice dell’Eurocities Award nel 2015, grazie a progetti come l’Area C, una nuova linea della metropolitana e il Pass Mobility, che hanno consentito di ridurre l’uso dell’auto privata del 30%. Ma anche Zurigo, al primo posto nel 2016 per il Sustainable Cities Index relativo alle buone pratiche di sostenibilità urbana, Anversa, che ha avviato il Market Place Mobility, per decongestionare il traffico attorno a quello che è il secondo porto più grande d’Europa. E Parigi, che sta puntando sulla mobilità elettrica, anche attraverso fondi di garanzia per sostenere progetti nel comparto dello sviluppo sostenibile.

Imprenditori in Brianza

Il primo articolo del nostro nuovo blog lo vogliamo dedicare ad un concetto che spesso viene sottovalutato da chi fa o pensa di fare business: essere imprenditori è davvero così semplice? Imprenditori si nasce o si diventa? Noi crediamo si nasca. Sul nostro territorio, e parliamo di Monza e della bassa Brianza, fino alle province di Lecco, Como e Bergamo, le aziende “storiche” con la classica filastrocca del “da oltre 50 anni”, “da 100 anni al tuo fianco” ecc… sono moltissime, eredità di un passato industriale che in questa zona era davvero fiorente e produttivo.

Tuttavia, basta provare a fare due chiacchiere con molti dei proprietari di queste realtà, per capire che “oggi va così, domani vediamo”… Per comprendere, insomma, che le capacità previsionali, organizzative e propositive nel lungo termine sono quasi pari a zero. Paura di investire, paura delle nuove tecnologie, ancora rapporti con i dipendenti “vecchio stile”, nessuna apertura verso l’innovazione… Certo, spesso parliamo di piccole aziende familiari e non di corporate o grosse multinazionali, ma non sempre: quando ad una mentalità chiusa si sono sposati, nel corso dei decenni, personaggi poco interessati al bene produttivo ma più al proprio stipendio, anche realtà di dimensioni medie si sono fermate ad almeno mezzo secolo fa.

E non parliamo solo del web, delle tecnologie al servizio del marketing o della gestione del personale, ma anche e sopratutto della voglia e della capacità di prendersi dei rischi… Di aggredire il mercato per raggiungere nuovi utenti rispondendo a nuove necessità, che per forza di cose non sono più quelle di 30 anni fa. Le cose cambiano. Ora, se il ragionamento principale che spesso si sente fare è del tipo “non credo ad Internet, non mi interessano QUEI clienti” (come se avessero l’etichetta stampata in faccia) o, peggio, “eh ma i nostri prodotti hanno una qualità superiore”… ben si comprende il perchè stiamo scrivendo questo articolo.

Cari imprenditori brianzoli, o presunti tali… La qualità non è quella che percepite voi, ma quella che percepisce il pubblico… Il web è solo un vostro alleato che vi consente, oggi, di raggiungere un pubblico immenso con costi neanche lontanamente paragonabili a quelli di un agente… E cari titolari di aziende più o meno grandi, qualsiasi cliente è un buon cliente, perchè può darvi spunti, suggerimenti, passaparola, insomma, può farvi crescere. Non dimenticatelo, se non volete essere osservatori di un crollo inevitabile.