E’ sempre più smartPos-mania

Classiche carte di credito e “soliti” bancomat addio? Pare proprio di sì. Anche nel mondo dei pagamenti la tecnologia si evolve a favore di nuove soluzioni tecnologiche sempre più smart ed efficienti, sia per l’esercente sia per il cliente. E’ infatti sempre più diffuso il pagamento in forma digitale tramite smartphone e contactless card al posto dei vecchi pos: lo confermano i dati dell’Osservatorio Mobile Payment del Politecnico di Milano. Lo scorso anno il valore delle transazioni effettuate con carta ha raggiunto quota 220 miliardi di euro. E di queste transazioni, il 21% sono state effettuate tramite eCommerce, ePayment, mobile payment, contactless payment, mobile pos. Si tratta di un fenomeno in crescita del 6% rispetto al 2016, guidato in particolari modo da pagamenti con carte contactless (+150%) e mobile (+60%).

La rivoluzione parte dalla novità NexiSmartpos

Tra le principali novità dell’ultimo periodo spicca Nexi Smartpos. Non si tratta di un semplice pos, ma tanto di più: si caratterizza per design innovativo, doppio schermo touch (per cliente e per esercente); accettazione di tutti i pagamenti digitali carte tradizionali, contactless, smartphone, buoni pasto e QRcode. Ed è uno strumento altamente personalizzabile, con app scaricabili per le diverse esigente dell’esercente. Funziona con i pagamenti contactless di ultima generazione come Apple Pay, Samsung Pay e Google Pay e garantisce una ‘rivoluzione di servizi’ per l’esercente: schermo touch 7 pollici per una migliore esperienza di utilizzo e con la possibilità dell’archiviazione digitale delle ricevute di pagamento, rintracciabile poi nella lista delle transazioni. E ancora fotocamera per lettura QR Code, unico lettore carta ‘multi reader’, porte Usb per collegare dispositivi esterni e wi-fi e 4g per la velocità massima delle transazioni. Nexi Smartpos permette all’esercente di gestire automaticamente promozioni, sconti od omaggi.

Tanti device di ultima generazione per pagamenti smart

Nel panorama degli strumenti innovativi dei pagamenti ci sono diverse altre novità. Come Pos Axerve di Banca Sella, che essendo portatile consente di accettare pagamenti ovunque l’esercente si trovi. E il device è abilitato anche a dialogare con Apple Pay e Samsung Pay. Axerve dà la possibilità all’esercente di vedersi notificato ogni mese il totale delle transazioni effettuate dal POS. Altro device nuovo è Axium D7, che è il nuovo Smart-Pos di Ingenico, basato sulla tecnologia Android: permette di eseguire, su un unico device ,i servizi correlati al business del negozio, i Vas (value added services) e i pagamenti cashless in qualsiasi modalità (carta, NFC, wallet, APM).

Per i futuri ingegneri del Politecnico l’auto del domani sarà un “genio”

Vetture sempre più evolute e smart l’ideale di guida dai futuri Ingegneri.  Ecco quanto emerso dall’incontro tra due colossi mondali dell’ingegneria, il Politecnico di Milano, prima per eccellenza tra le Università italiane e tra le prime venti nel mondo, e Nissan, azienda pioniera nella mobilità a zero emissioni, elettrica, sicura ed integrata con l’ambiente.

Un programma che ha coinvolto 300 studenti

All’interno di un test in aula a cura dall’azienda automobilistica giapponese sul tema “Nissan Intelligent Mobility” –  il programma strategico che punta a trasformare il modo in cui i veicoli vengono guidati, alimentati e integrati nella società – 300 studenti degli indirizzi di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale avrebbero individuato le prerogative principali dell’auto perfetta:  ricarica elettrica, autonomia e connessione.

Sostenibilità ambientale la priorità

A vincere, sostanzialmente, la sostenibilità ambientale, con una scelta consapevole verso una mobilità elettrica a zero emissioni. Ma molta è l’attenzione, scrive Askanews, rivolta alla sicurezza. Il prezzo finale di tali mezzi invece non pare essere un elemento discriminante: solo il 20% dei ragazzi lo riconosce come un deterrente, seguito dai tempi di ricarica, che ad oggi si dimostrano essere piuttosto lunghi.

Gli studenti e la guida autonoma

Grande, poi, l’appeal dell’auto a “guida autonoma”, utile per contrastare lo stress da traffico, ma anche per offrire una maggiore indipendenza rispetto al volante tanto da permettere attività personali e completamente slegate dalla guida, come leggere, guardare film o addirittura dormire. Un sogno di auto, insomma. Che necessita, naturalmente, di grandi tecnologie di cui gli studiosi del Politecnico sono consci, presentando a Nissan una visione ingegneristica a 360 gradi, che tiene conto di fattori determinanti e imprescindibili quali, oltre all’ l’innovazione, le infrastrutture, i protocolli di integrazione, le normative e le campagne informative.

E il parcheggio?

Ma se l’auto dovrà essere connessa ed efficiente, anche la sempre più frustrante gestione di parcheggi e itinerari per molti giovani del Politecnico risulta essere un problema che questo tipo di auto sarebbe in grado di risolvere, come pure la possibilità di scambiare energia in modo bidirezionale e profittevole sia con la rete che sia con la propria abitazione. Un insieme di virtù, è proprio il caso di dirlo, che Nissan già offre attraverso le tecnologie Vehicle-to-Grid o Vehicle-to-Home applicata alla sua gamma di veicoli a zero emissioni.

Tutti i numeri dell’App economy in Europa

L’App economy, ovvero l’economia iOS, quella legata al sistema operativo di Apple per smartphone, tablet e alle relative app, in Europa vale 20 miliardi di euro.

Attiva da 35 anni nel Vecchio Continente, nell’arco di questo periodo Apple ha supportato oltre 1,7 milioni di posti di lavoro, e dal lancio dell’App Store, avvenuto nel 2008, a oggi, gli sviluppatori europei hanno guadagnato più di 20 miliardi di euro vendendo le loro app in tutto il mondo.

Il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero

Sono alcuni numeri diffusi dalla società di Cupertino, che afferma di essere “orgogliosa di avere solidi rapporti con decine di migliaia di sviluppatori in tutta la regione”. E aggiunge che il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero, poiché in Europa si realizzano app che raggiungono i clienti di 155 paesi.

Molti sviluppatori europei, poi, hanno dato vita a microaziende di una o due persone, “e sono stati in grado di crescere grazie agli investimenti di Apple sulla piattaforma iOS, sugli strumenti di sviluppo e sull’App Store”, sottolinea la società.

Il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%

Dei circa 1,7 milioni di posti di lavoro in Europa, circa 1,5 milioni sono attribuibili all’ecosistema dell’App Store, il negozio di applicazioni per i dispositivi mobili, 170.000 posti si individuano tra i fornitori, e 22.000 sono i dipendenti Apple in 19 paesi dell’Unione.

Negli ultimi due anni il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%, e i paesi con i risultati più importanti sono Regno Unito (291.000 posti di lavoro), Germania (262.000 posti) e Francia (220.000), e le tre principali città dove si concentra il maggior numero di posti di lavoro sono Londra, Parigi e Amsterdam.

In Germania, Berlino e Monaco rappresentano gli hub più forti, riferisce Ansa.

L’Academy italiana per diventare sviluppatori Apple

Per quanto riguarda la formazione, in Europa Apple collabora con oltre 100 istituti e università nell’ambito dell’iniziativa Everyone Can Code, per permettere a tutti di imparare a costruire app. E nel 2016 ha aperto la sua prima iOS Developer Academy in partnership con l’Università Federico II di Napoli, per offrire agli studenti, sia italiani che internazionali, l’opportunità di apprendere competenze pratiche e ottenere formazione specifica nello sviluppo di app. Tanto che 44 studenti dell’attuale corso hanno vinto la borsa di studio per partecipare alla Conferenza Annuale degli Sviluppatori Apple (Worldwide Developers Conference) che si è svolta recentemente a San Jose in California.

L’Italia è al terzo posto per consumi energetici da fonti rinnovabili

L’Italia sale sul podio europeo per l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. E rappresenta circa l’11% di tutta l’energia da fonte rinnovabile consumata nell’Unione. Secondo lo studio Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020, redatto dal Gse, rispetto a una media dell’Europa del 17,04% il nostro Paese ha una quota complessiva di consumi energetici da rinnovabili pari al 17,41%. Nel settore elettrico tale quota ammonta al 34,01%, quasi 5 punti percentuali in più rispetto al 29,60% della media europea, mentre negli altri settori i risultati conseguiti sono allineati con la Ue: 18,88% nel settore termico (Ue 19,06%) e 7,24% in quello dei trasporti (Ue 7,13%).

In undici anni il nostro Paese ha raddoppiato i propri consumi di energia green

Se si guarda all’evoluzione registrata nel periodo 2005-2016, la Germania è in termini assoluti il Paese che ha aumentato di più i consumi da fonti rinnovabili. L’Italia, riferisce Adnkronos che con un incremento di 10,4 Mtep è al secondo posto della classifica a pari merito con la Gran Bretagna, ha raddoppiato in undici anni i propri consumi di energia green, portandoli dai 10,7 Mtep del 2005 ai 21,1 Mtep del 2016.

I centri urbani sono decisivi per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile

Il secondo studio pubblicato dal Gse, Città sostenibili: buone pratiche nel mondo, parte dal presupposto che i centri urbani debbano giocare un ruolo da protagonisti per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Nei centri urbani si concentra l’80% delle attività economiche globali e, di conseguenza, la maggior parte delle emissioni climalteranti. Lo studio Gse individua alcune buone pratiche ed esperienze virtuose sperimentate in città del mondo di differenti dimensioni, condizioni e localizzazioni, potenzialmente applicabili anche ad altri centri urbani.

Milano, Zurigo, Anversa e Parigi le capitali green d’Europa

Tra le città analizzate figurano ad esempio: Milano, vincitrice dell’Eurocities Award nel 2015, grazie a progetti come l’Area C, una nuova linea della metropolitana e il Pass Mobility, che hanno consentito di ridurre l’uso dell’auto privata del 30%. Ma anche Zurigo, al primo posto nel 2016 per il Sustainable Cities Index relativo alle buone pratiche di sostenibilità urbana, Anversa, che ha avviato il Market Place Mobility, per decongestionare il traffico attorno a quello che è il secondo porto più grande d’Europa. E Parigi, che sta puntando sulla mobilità elettrica, anche attraverso fondi di garanzia per sostenere progetti nel comparto dello sviluppo sostenibile.

Area 81 ci parla di formazione dei lavoratori in ambito sicurezza.

Diego Panzeri dell’azienda Area 81 di Lesmo ci fornisce alcuni chiarimenti relativi alla formazione dei lavoratori in ambito sicurezza. Ulteriori approfondimenti sul loro sito www.sicurezzaperlavoro.it.

E’ vero che i lavoratori devono partecipare ad un corso sulla sicurezza?

La formazione al lavoratore, insieme alla informazione e addestramento, sono sempre stati obbligatori a partire dal 1994 con l’introduzione del Decreto Legislativo 626. Indipendentemente dal rischio di infortunio o di malattia professionale ogni lavoratore deve essere informato e formato dal Datore di Lavoro.

Oggi gli articoli 36 e 37 del Decreto Legislativo 81/08 impongono senza equivoci l’obbligo da parte del datore di lavoro di provvedere alla informazione e formazione dei suoi dipendenti.

Cosa significa esattamente informazione e formazione?

Ciascun lavoratore deve essere informato sui rischi connessi all’attività svolta sul posto di lavoro, rischi connessi all’utilizzo di attrezzature, delle sostanze o valutate nelle fasi lavorative. Il lavoratore deve anche conoscere e utilizzare i sistemi di protezione collettiva o individuale (DPI dispositivi di protezione individuale) ed essere in grado di mettersi in sicurezza in situazioni di emergenza.

Devono essere note le principali figure preposte alla sicurezza e salute dei lavoratori: RSPP (Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione), Medico Competente ed RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). La formazione aggiunge alla informazione un test finale per valutare l’apprendimento delle conoscenze.

Le ore di formazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sono regolamentate dall’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011. Con una buona e adeguata formazione il lavoratore puo’ attuare la corretta prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro.

Quante ore di formazione deve ricevere ciascun lavoratore?

Oggi l’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011 disciplina la durata, i contenuti minimi, le modalità della formazione ed aggiornamento dei lavoratori e delle lavoratrici, come da art. 37 D.Lgs 81/08:

  • formazione generale di 4h per tutti i lavoratori
  • formazione specifica di 4 ore, 8 ore o 12 ore in funzione della classe di rischio di appartenenza.

Quindi:

Aziende a RISCHIO BASSO: 4 + 4 ore: 8 ore totali
Aziende a RISCHIO MEDIO: 4 + 8 ore: 12 ore totali
Aziende a RISCHIO ALTO: 4 + 12 ore: 16 ore totali

La classe di rischio di appartenenza dell’azienda è ottenibile conoscendo il codice ateco come da visura camerale. Le prime 4 ore di formazione generale possono essere ricevute a distanza tramite modalità e-learning. Le ore specifiche per le aziende a rischio MEDIO e ALTO solo con docente in aula.

Per le aziende a rischio BASSO anche le ore di formazione con i contenuti specifici possono essere effettuate a distanza (tramite FAD “formazione a distanza”).

Chi puo’ erogare la formazione?

I docenti devono dimostrare di possedere determinati requisiti. Solo chi ha maturato esperienza professionale o di docenza oppure ha ricevuto adeguata istruzione puo’ erogare formazione ai lavoratori.

Non tutti quindi possono organizzare e gestire un corso di formazione su un tema così delicato come la sicurezza e salute dei lavoratori. Anche l’attestato di formazione, rilasciato a seguito di superamento di test finale, ha contenuti e caratteristiche stabilite da Decreti Regionali

Quali sono le sanzioni in caso di mancata formazione dei lavoratori?

Le responsabilità per omessa o parziale formazione dei lavoratori ricade completamente sul datore di lavoro per il quale il Testo Unico Sicurezza prevede un’ammenda da Euro 1.315,20 a 5.699,20 (o arresto da due a quattro mesi).

Imprenditori in Brianza

Il primo articolo del nostro nuovo blog lo vogliamo dedicare ad un concetto che spesso viene sottovalutato da chi fa o pensa di fare business: essere imprenditori è davvero così semplice? Imprenditori si nasce o si diventa? Noi crediamo si nasca. Sul nostro territorio, e parliamo di Monza e della bassa Brianza, fino alle province di Lecco, Como e Bergamo, le aziende “storiche” con la classica filastrocca del “da oltre 50 anni”, “da 100 anni al tuo fianco” ecc… sono moltissime, eredità di un passato industriale che in questa zona era davvero fiorente e produttivo.

Tuttavia, basta provare a fare due chiacchiere con molti dei proprietari di queste realtà, per capire che “oggi va così, domani vediamo”… Per comprendere, insomma, che le capacità previsionali, organizzative e propositive nel lungo termine sono quasi pari a zero. Paura di investire, paura delle nuove tecnologie, ancora rapporti con i dipendenti “vecchio stile”, nessuna apertura verso l’innovazione… Certo, spesso parliamo di piccole aziende familiari e non di corporate o grosse multinazionali, ma non sempre: quando ad una mentalità chiusa si sono sposati, nel corso dei decenni, personaggi poco interessati al bene produttivo ma più al proprio stipendio, anche realtà di dimensioni medie si sono fermate ad almeno mezzo secolo fa.

E non parliamo solo del web, delle tecnologie al servizio del marketing o della gestione del personale, ma anche e sopratutto della voglia e della capacità di prendersi dei rischi… Di aggredire il mercato per raggiungere nuovi utenti rispondendo a nuove necessità, che per forza di cose non sono più quelle di 30 anni fa. Le cose cambiano. Ora, se il ragionamento principale che spesso si sente fare è del tipo “non credo ad Internet, non mi interessano QUEI clienti” (come se avessero l’etichetta stampata in faccia) o, peggio, “eh ma i nostri prodotti hanno una qualità superiore”… ben si comprende il perchè stiamo scrivendo questo articolo.

Cari imprenditori brianzoli, o presunti tali… La qualità non è quella che percepite voi, ma quella che percepisce il pubblico… Il web è solo un vostro alleato che vi consente, oggi, di raggiungere un pubblico immenso con costi neanche lontanamente paragonabili a quelli di un agente… E cari titolari di aziende più o meno grandi, qualsiasi cliente è un buon cliente, perchè può darvi spunti, suggerimenti, passaparola, insomma, può farvi crescere. Non dimenticatelo, se non volete essere osservatori di un crollo inevitabile.