Pil, previsioni positive per il 2021-22: quasi +5%

Le previsioni dell’Istat sono più che positive: nel 2021-22 il Pil potrebbe sfiorare il 5%. L’economia italiana sembra quindi essere in ripresa, e si prepara a mettere a segno un rialzo del Pil migliore di tutte le stime finora diffuse da Governo, Commissione europea, e le ultime da Bankitalia, Ocse e Fmi. L’Istituto di statistica per l’anno in corso prevede, infatti, una crescita sostenuta del Prodotto interno lordo, indicando un aumento del +4,7%, e nel 2022 del +4,4%. Ancora più positive le previsioni di Fitch, che quest’anno stima un Pil in crescita del 4,8%, sostenuto da una “forte ripresa nella seconda metà dell’anno”. Per il 2022 l’agenzia di rating, che conferma la valutazione BBB, con outlook stabile, stima un +4,3%. Si tratta, in ogni caso, di un deciso rialzo, dopo il crollo del -8,9% registrato nel 2020, l’anno segnato dall’esplodere della pandemia, e a livello produttivo, dalle chiusure del lockdown primaverile.

Il processo di ripresa dell’attività economica si consolida con intensità crescente

Lo scenario delineato dall’Istat “incorpora gli effetti della progressiva introduzione” degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I rischi associati allo scenario sono invece legati “all’effettiva capacità di realizzazione delle misure programmate e all’evoluzione dell’emergenza sanitaria”. L’Istituto prevede il “consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi”, una fase espansiva che si estenderà dopo il marginale miglioramento del primo trimestre dell’anno, pari al +0,1% rispetto al trimestre precedente.

Risalita della domanda interna e spesa delle famiglie determinano l’aumento

Stessa crescita indicata dall’Ocse nelle ultime prospettive economiche, mentre nelle previsioni della Commissione Ue il Pil si ferma al +4,2%, e per il Fondo monetario al +4,3%. A prospettare un possibile miglioramento è stato lo stesso governo, e recentemente anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha espresso fiducia, e nelle considerazioni finali ha sostenuto come il rialzo del Pil nella media dell’anno “potrebbe superare il 4%”. Un aumento nel biennio che, come segnala l’Istat, sarà determinato dalla risalita della domanda interna, trainata dalla “decisa accelerazione” degli investimenti, per i quali quest’anno si prevede un balzo del 10,9% e poi dell’8,7%, e dalla spesa delle famiglie, con i consumi in aumento del 3,6% e del 4,7% l’anno prossimo.

L’evoluzione dell’occupazione in linea con quella del Pil

Parallelamente recupera il mercato del lavoro: l’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula (Unità di lavoro), secondo l’Istat, sarà in linea con quella del Pil, con un’accelerazione nel 2021 del +4,5% e un aumento nel 2022 del +4,1%. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, con un aumento quest’anno al 9,8%, dopo il 9,2% del 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto poi in lieve calo nel 2022 al 9,6%. Con gli ultimi dati di aprile, riferisce Ansa, si è inoltre segnato un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a inizio anno, ma sono ancora 800 mila gli occupati in meno rispetto al periodo pre-Covid.

Cresce la fiducia di imprese e famiglie. L’indice torna ai livelli pre-Covid

A maggio l’indice di fiducia dei consumatori italiani si avvicina al livello di febbraio 2020, segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo i dati Istat sull’indice della fiducia di imprese e consumatori nel mese di maggio il clima delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. L’indice dei consumatori invece sale dai 102,3 punti di aprile ai 110,6 di maggio, con un miglioramento di tutte le componenti, a partire dalle opinioni sulla situazione economica del Paese, mentre l’indice composito delle imprese sale da 97,9 a 106,7.

Progressi diffusi a tutti i comparti industriali

Per quanto riguarda i consumatori, la nota rilasciata dall’Istat evidenzia “il balzo verso l’alto del clima economico (da 91,6 a 116,2) e di quello futuro (da 109,6 a 122,5), mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 105,9 a 108,7 e da 97,4 a 102,6, rispettivamente)”.
Anche per le imprese, i progressi sono diffusi a tutti i comparti osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 106,0 a 110,2 e nelle costruzioni da 148,5 a 153,9. Nei servizi di mercato c’è poi un aumento accentuato dell’indice, che sale da 87,6 a 98,4, mentre nel commercio al dettaglio l’incremento è meno ampio (da 96,0 a 99,3).

Miglioramento più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati

A maggio migliorano poi tutte le componenti dell’indice di fiducia nell’industria manifatturiera e in quella delle costruzioni. L’Istat segnala infatti “una netta crescita della fiducia nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo nel comparto manifatturiero, per quanto attiene alle costruzioni, il miglioramento della fiducia è più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati”. Anche per i servizi di mercato, riporta Ansa, il saldo di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita.

Intensità diverse per i circuiti distributivi

“La fiducia migliora in modo rilevante nel settore del turismo e in quello del trasporto e magazzinaggio – conferma la nota dell’Istat -. Nel commercio al dettaglio, migliorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite mentre le scorte sono giudicate in accumulo. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, il miglioramento della fiducia è diffuso a entrambe le componenti, ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è moderato (l’indice sale da 101,4 a 102,6), mentre nella distribuzione tradizionale è pronunciato (l’indice passa da 83,1 a 92,1)”.

L’8,2% degli italiani è vegetariano o vegano

Nel 2021 a scegliere di adottare un’alimentazione vegetariana o vegana è l’8,2% degli italiani. In particolare, il 5,8% è vegetariano e il 2,4% aderisce a uno stile alimentare in linea con i precetti vegani. E ancora, se a scegliere un’alimentazione vegetariana sono in misura maggiore le donne (6,9% contro il 4,7% degli uomini) tra chi sceglie un regime vegano a essere in misura leggermente maggiore sono i maschi: 2,7% contro il 2% delle donne. È quanto rileva il Rapporto Italia 2021 di Eurispes nel capitolo dedicato all’alimentazione.

Una più ampia filosofia di vita

Per il 23,1% di quanti si sono dichiarati vegetariani o vegani questa scelta si inserisce in una più ampia filosofia di vita, che non si esaurisce nell’amore verso gli animali, ma abbraccia una volontà più ampia di prendersi cura del mondo in cui viviamo. Per il 21,3% la decisione si configura come salutista, tendente al benessere dell’essere umano, e per il 20,7% come rispettosa nei confronti degli animali. Le altre motivazioni alla base della pratica vegetariana riguardano la tutela dell’ambiente (11,2%), la voglia di sperimentare nuovi stili alimentari (9,5%) e la convinzione di sacrificare quantità di cibo in favore della qualità, mangiando meno e meglio (5,9%).

Le motivazioni alla base della scelta veg

Gli uomini, in misura maggiore rispetto alle donne, affermano di essere vegetariani/vegani per filosofia di vita e perché fa bene alla salute.

Entrambe le risposte sono state indicate come prescelte da un quarto del campione maschile, contro il 21,5% delle donne, e dal 18,3% delle donne che vedono nei regimi alimentari privi di carni o derivati animali la chiave del benessere. Le donne hanno accordato, invece, maggiori favori alle altre risposte circa la ragione alla base di questa scelta: il 22,6% (contro il 18,4% degli uomini) sceglie la dieta in base al rispetto che nutre per gli animali, l’11,8% (contro il 10,5% degli uomini) lo fa aderendo a ideali vicini alla tutela dell’ambiente, il 6,5% (contro il 5,3% dei maschi) conta di mangiare meno e meglio e il 9,7% (vicino al 9,2% degli uomini) è incuriosito da questa pratica alimentare, vista come nuova frontiera da sperimentare.

La Top 10 dei cibi veg più acquistati

Secondo un’indagine realizzata da Everli nella Top 10 dei cibi vegan più acquistati nei supermercati italiani il tofu si aggiudica il primo posto, seguito da hummus e burger vegetali. All’ultimo posto si posiziona il tempeh, un alimento asiatico che caratterizza questa alimentazione. Inversione di tendenza per i vegetariani dello Stivale, che inseriscono in classifica prevalentemente primi e secondi piatti e considerano i burger vegetali un must have irrinunciabile. Completano il podio le cotolette vegetariane, e i libanesi falafel, mentre la Top 5 si chiude con un primo piatto italianissimo, le lasagne vegetariane al ragù, riferisce Andkronos.

 

Abbellire casa con i complementi d’arredo

Abbellire ogni ambiente di casa con i complementi d’arredo più belli è un’opportunità che può donare alla tua casa un tocco di eleganza e personalità, per questo non devi trascurarla. I complementi più belli possono infatti arricchire il living così come la cucina, le camere da letto e la zona bagno: in questo arduo compito, va considerata anche la tonalità del colore, tenendo a mente che questo dovrebbe fornire una sensazione di comfort, spaziosità e relax.

L’eleganza chiaramente non è nella quantità di elementi decorativi che inseriamo, ma nella disposizione di ciascuno di essi e nel loro corretto utilizzo.

In che modo i complementi arricchiscono un ambiente?

Anche se è vero che i complementi non sono essenziali o vitali, essi contribuiscono a donare calore all’ambiente e uno stile particolare. Questi piccoli dettagli aggiungono anche spaziosità e armonia, concorrendo a creare un ambiente sempre più piacevole da vivere. Il nuovo stile della stanza dovrebbe regalare una sensazione di ordine e comfort, con la possibilità di far combinare tra loro diversi elementi che nascono dalla necessità di raggiungere l’effetto cromatico e la bellezza desiderata.

Ci sono molte opzioni a nostra disposizione per quel che riguarda complementi ed elementi decorativi, e questi possono consentirti di trasformare ogni spazio di casa in quello che hai sempre sognato, per la gioia dei tuoi cari e delle persone che ricevi.

Le soluzioni più creative

Tra le soluzioni più creative e dal sicuro impatto estetico vi sono sicuramente lampade di design, tappeti pregiati e quadri, nonché poltrone eleganti e tavoli di design. Certamente la scelta va fatta anche in funzione del modo in cui i singoli complementi sono in grado di adattarsi al contesto in cui desideri inserirli, per questo fai bene a considerare sempre aspetti quali colori, toni, forme e dimensioni prima di prendere una decisione definitiva.

Aste online, gli oggetti più strani acquistati nel 2020

Negli ultimi anni le aste sul web sono divenute un vero e proprio fenomeno in espansione, e nel periodo della pandemia è stato registrato un boom di acquisti inusuali e compravendite stravaganti. Catawiki, la piattaforma di aste online per oggetti speciali, ha stilato una lista degli oggetti più eccentrici acquistati nell’ultimo anno. Qualche esempio? Scheletri, capelli “imperiali” e uova di uccelli estinti da secoli. Più in particolare, si tratta degi uccelli elefante, una famiglia di volatili estinta nel XVII secolo che viveva in Madagascar. Questi uccelli potevano raggiungere un’altezza di 3 m e un peso di 500g, le loro uova misuravano 30 cm di altezza e 70 cm di circonferenza. Un venditore ha unito vari frammenti appartenenti allo stesso uovo ricostruendone uno per intero, e lo ha messo all’asta su Catawiki.

Uno scheletro di Mammuth e un capello di Napoleone

Tra gli oggetti più particolari e antichi venduti sulla piattaforma c’è anche uno scheletro completo di Mammut lanoso, lungo 5,5m e alto 5,2 m, venduto per oltre 120.000 euro. Un oggetto raro e sicuramente inaspettato poi è l’autentica papalina indossata da Papa Francesco, venduta all’asta per 16.000 euro. Ma sicuramente singolare è anche un capello del valore di 2.000 euro di Napoleone Bonaparte, che è stato ritrovato tra il suo armamentario e venduto all’asta come il “capello più costoso del mondo”.

Dalla Ferrari da 300.00 euro alla bottiglia di whisky di Carlo e Diana

Non solo reperti archeologici: è stata venduta all’asta sul web anche una Ferrari 300 GT del 1966, che appartiene all’ultima serie in produzione ed è una delle 100 unità mai realizzate. Posseduta originariamente in Europa, la Ferrari 300 GT fu esportata e restaurata negli Stati Uniti, e infine riportata in Spagna. Si tratta dell’oggetto più costoso venduto su Catawiki. Il suo valore è pari infatti a 300.000 euro. È stata venduta poi anche una bottiglia di Whisky Macallan. Questa rara bottiglia di whisky irlandese è stata imbottigliata nel 1981 in occasione del Royal Wedding del principe Carlo d’Inghilterra e Diana Spencer, ed è stata venduta per 4.000 euro. Tra gli altri cimeli regali, è stata venduta anche una moneta da 10 cent del 1944, raffigurante Wilhelmina, la Regina dei Paesi Bassi. Si tratta di un pezzo estremamente raro, basti pensare che la maggior parte di queste monete sono state fuse.

Le scarpe dell’uomo più veloce del mondo e la borsa di coccodrillo

Sul sito è stato messo all’asta anche il più grande modellino di auto, ovvero in scala 1:12, con una lunghezza di 47,5 cm e un’altezza di 11 cm,. Si tratta dell’automobile Cadillac Eldorado Maisto 1995-1999 color rosa barbie. Per l’impressionante cifra di 16.000 euro sono poi state acquistate all’asta le scarpe da corsa utilizzate da Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo, durante i Campionati del Mondo 2015 a Pechino. Ma non solo, riporta Adnkronos, all’asta online è stata messa anche una rarissima borsa Kelly 32 di Hermès in pelle di coccodrillo rossa, impossibile da trovare altrove, venduta sul portale per 45.000 euro.

 

Economia digitale, Milano Monza Brianza e Lodi +4,4% imprese attive

A Milano Monza Brianza e Lodi sono 16.476 le imprese digitali attive nei settori di e-commerce, produzione di software e consulenza informatica, telecomunicazioni e altri servizi legati al web. Numeri che definiscono il territorio come distretto digitale in Italia. Nell’ampia area metropolitana le imprese infatti nel 2020 crescono del +4,4%. Inoltre, in controtendenza con il dato generale, che tra il 2019 e il 2020 rileva un calo del -2,2% degli addetti a Milano, Monza Brianza e Lodi, nelle attività legate al digitale l’occupazione cresce del +4,5%, con 179.520 addetti nel 2020. Dai dati di bilancio disponibili relativi al 2019, emerge poi che nell’area Milano Monza Brianza Lodi l’economia digitale genera circa 46 miliardi di euro di ricavi.

Un valore misurato anche dalla capacità di generare occupazione

Dopo Milano Monza Brianza e Lodi, al primo posto della classifica “virtuale” dei territori più digitali d’Italia, si piazzano Roma, con 14.502 imprese, Napoli (6.907) e Torino (5.547). Una crescita continua, confermata, e probabilmente accelerata, nel 2020: nell’ampia area metropolitana le imprese crescono in un anno del +4,4%, con un trend positivo che nel periodo 2017/2020 vede un aumento complessivo del +13,5%. Ma il valore dell’economia digitale si misura anche dalla sua capacità di generare occupazione. Se nelle attività legate al digitale l’occupazione cresce del +4,5%, con 179.520 addetti nel 2020, l’andamento positivo è molto simile anche per la Lombardia, con un tasso di crescita del +4% (rispetto al -2,1% a livello generale) e per l’Italia, con +4% rispetto al -2,7% generale.

Le performance riflettono il peso dimensionale dei settori

Correlato alle dinamiche di trasformazione del “fare impresa” innescate da pandemia e lockdown, è l’e-commerce, che nell’area metropolitana nel 2020 fa registrare il tasso di crescita occupazionale più elevato, con un + 12,4% di addetti, seguito dal + 7,7% del settore produzione di software e consulenza informatica. Dai dati di bilancio disponibili relativi al 2019, emerge poi che nell’area Milano Monza Brianza Lodi l’economia digitale genera circa 46 miliardi di euro di ricavi, con performance che riflettono il peso dimensionale dei settori. In particolare, telecomunicazioni (oltre 23 miliardi), consulenza informatica e produzione di software (17 miliardi), servizi dell’informazione (3 miliardi), ed e-commerce (2,2 miliardi).

Imprese digitali, sempre più giovani e donne

Sul totale complessivo, le imprese digitali giovanili sono 1.878 (11,4%), con un’espansione che registra un incremento tendenziale nel 2020 del +14,2%, e che diventa del +29% nel periodo 2017/2020. Fenomeno ancora più evidente a livello regionale, con una variazione annuale del +16,4% (3.443 imprese nel 2020) e del +35% nel periodo pluriennale considerato. Tra Milano Monza Brianza Lodi l’universo femminile rappresenta il 18,4% del cluster digitale (3.027 imprese), leggermente sotto la media lombarda (20%, 5.561) e nazionale (21,4%, 27.461). Da rilevare i dati provinciali di Lodi (23%) e Monza Brianza (21,8%), entrambi superiori ai valori nazionali.

 

7 Italiani e influencer, in 20 milioni ne seguono almeno uno

Non solo persone, ma anche brand editoriali con profili social di spicco nelle community di riferimento: sono gli influencer, e se circa 20 milioni di italiani tra i 18 e i 54 anni ne seguono almeno uno il 48% segue un macro influencer. Sono proprio i macro influencer al centro della ricerca Italiani & Influencer, realizzata da Buzzoole, InfoValue e Mondadori Media, con l’obiettivo di approfondire le opinioni degli italiani nei confronti di una categoria sempre più importante nei consumi. In particolare, l’indagine analizza l’autorevolezza riconosciuta a gli influencer in nove campi specifici, da salute e benessere a famiglia e figli, da intrattenimento, tecnologia e scienza a bellezza e personal care, fashion, food e beverage, fino a viaggi e turismo, auto e moto.

Quanto e perché si segue un influencer

L’indagine analizza il rapporto degli italiani con gli influencer e i brand editoriali in relazione alla loro presenza sui social, e il tipo di ruolo che assumono nell’intrattenimento e nei processi d’acquisto. Il primo elemento riguarda la frequenza di consultazione dei loro profili. Il 37% dichiara di seguirli ogni giorno, mentre un altro 37% ogni 2/3 giorni. Ma perché si segue un influencer? Per i consigli che può dare (54%, soprattutto per il food) oppure in quanto esperto di singoli argomenti (51%, tecnologia e motori), oppure perché si prende come modello di riferimento con cui identificarsi (19%, fashion e famiglia).

Un consulente che gioca un ruolo determinante nell’acquisto

In merito alle piattaforme utilizzate, Instagram risulta il social di eccellenza (67%), seguito da Facebook (59%) e YouTube (53%), mentre il target giovane li segue su TikTok (9%) e il 4% su Twitch, riporta Ansa. Lo studio mette poi in risalto il ruolo dei macro influencer nel processo d’acquisto. Può essere il “tutor” che spiega un prodotto (54%), specialmente in ambito food e nel beauty, lo scopritore in grado di far conoscere nuovi beni (47%) nel tech e beauty, l’amico che sa indicare dove e quando fare un acquisto (41%), soprattutto per gli appassionati di auto e moto, o ancora, il trend setter per eccellenza (27%). Ci si aspetta quindi che l’influencer e il brand editoriale forniscano informazioni sulle diverse tipologie merceologiche, diventando un consulente che può giocare un ruolo determinante nell’acquisto.

Beauty, food, fashion, tecnologia, le categorie più condizionate per lo shopping 

Dopo avere indagato il ruolo giocato dai macro influencer all’interno del percorso d’acquisto, la ricerca ha esaminato quanto sia incidente la loro figura nella propensione alle spese: l’85% degli italiani ha dichiarato di tenere in considerazione la loro opinione sui social quando si tratta di acquistare un prodotto.

Ma quanti acquisti vengono “davvero” effettuati sulla base dei consigli degli influencer? Nell’ultimo anno circa la metà degli intervistati ha comprato una media di 2 prodotti o servizi consigliati da influencer o brand editoriali sui social: beauty, food, fashion e tecnologia sono le categorie in cui lo shopping viene condizionato maggiormente.

Come arredare un loft

I loft sono degli ambienti caratterizzati dal fatto di non avere alcuna parete divisoria tra i vari ambienti di casa, e per questo vengono considerati degli interni veramente belli con un unico grande ambiente. Se ti accingi a vivere in un loft o se ci vivi già e hai necessità di rivedere parte o tutto l’arredamento presente, qui ti daremo alcuni consigli per aiutarti a sfruttare al meglio gli spazi e la luce.

I problemi tipici nell’arredare un loft

Tipicamente, chi vive in un loft, a prescindere delle sue dimensioni, ha il problema di non riuscire a sfruttare bene tutti gli spazi a disposizione e inserire i mobili più azzeccati. In effetti la scelta in questo caso non è semplice in quanto bisogna creare una sorta di uniformità tra i vari ambienti che sono tutti comunque a vista, e dunque diventa necessario creare una sorta di continuità visiva. In particolare, se il loft è particolarmente piccolo, il consiglio è quello di optare per colori neutri i quali contribuiscono a dare una maggiore sensazione di ampiezza e luminosità.

Idee per arredare con gusto un loft

Uno dei vantaggi che si ha nel vivere all’interno di un loft è che è possibile lasciare a vista quelli che sono i vari elementi costruttivi come ad esempio le colonne. Nel caso in cui il loft si trovi al piano terra è da valutare l’idea di collegare gli spazi interni, mediante apposita vetrate, all’eventuale giardino per dare maggiore luce e un senso di continuità con l’esterno.

Per quel che riguarda il soggiorno, è possibile optare per mobili alti posizionati in prossimità degli angoli e lasciare invece che il centro della stanza venga occupato ad esempio da divani, tavoli, sedie e poltrone. Nel caso in cui il tuo loft non goda di particolare luce, o nel caso in cui ci siano degli specifici angoli piuttosto bui rispetto il resto dell’ambiente, considera che puoi optare per delle bellissime sculture luminose che oltre a garantire una resa estetica veramente gradevole, svolgono egregiamente anche il compito illuminare un angolo che altrimenti sarebbe rimasto buio.

I buoni propositi per il 2021 per i Ciso

Anche per i responsabili della sicurezza informatica (Ciso) è giunto il momento di riflettere sull’anno appena trascorso e ripromettersi di migliorare durante quello che verrà. Anche per loro infatti il 2020 è stato un anno di straordinaria rottura. “Fare propositi per il 2021 potrebbe sembrare sciocco – afferma Ali Neil, director of International Security Solutions Verizon -. Ma non c’è nulla di male nel fissare alcuni obiettivi che possano rendere un’organizzazione più sicura, far sentire un team più connesso e coinvolto e rendere più tranquillo un Ciso”. Ecco, quindi, otto suggerimenti utili per poter affrontare al meglio il 2021.

Accelerare il rilevamento delle minacce e aggiornare il piano di risposta agli incidenti

Secondo Verizon quasi il 28% delle violazioni richiede anche mesi per essere scoperto. Per il 2021 il primo consiglio di Verizon è quindi di puntare sugli strumenti di sicurezza di nuova generazione, come quelli basati sul machine learning che migliorano i tradizionali sistemi di rilevamento e prevenzione delle violazioni, riporta Adnkronos. Ottimizzare l’utilizzo delle informazioni disponibili, è il secondo consiglio: la mancata gestione della quantità di informazioni derivanti dalla threat intelligence può trasformarsi in un vero e proprio boomerang. Il terzo consiglio per i 2021 però è anche quello di aggiornare e testare il piano aziendale di risposta agli incidenti, e discutere delle procedure di risposta a eventuali attacchi ransomware prima di subirli.

Rivedere la sicurezza in un’ottica ‘as a service’ e coinvolgere gli stakeholder della security

Con la progressiva trasformazione della sicurezza in un servizio, è giunto il momento di rivedere le opzioni di outsourcing. Magari esternalizzando alcuni servizi gestibili in cloud, consiglia ancora Verizon. Rendere il coinvolgimento dei dipendenti, poi, è una priorità. Per il 2021 il quinto consiglio di Verizon ai Ciso è di collaborare con i dipartimenti HR per sviluppare piani di engagement concreti per i propri team. Sesto consiglio: identificare gli stakeholder chiave all’interno dell’azienda, fornire loro i dati relativi alla sicurezza e scoprire di più sulle attività del team di security sarà molto importante nel 2021. Così come sarà fondamentale che gli stakeholder interni comprendano il valore del coinvolgimento dei team di security fin dalla prima fase della pianificazione strategica.

Puntare sulla varietà, ma di tanto in tanto, staccare

La varietà permette di costruire gruppi di lavoro agili, creativi, efficaci e appassionati. Per il 2021 il settimo consiglio è quindi di considerare come le competenze e le esperienze non legate alla sicurezza It possano aiutare a risolvere anche le sfide di security. Ma la security somiglia più a una maratona che a uno sprint, e l’esaurimento è particolarmente frequente tra i responsabili della sicurezza. Allontanarsi dalle pressioni quotidiane per trascorrere del tempo con la famiglia o gli amici è l’ultimo consiglio di Verizon ai Ciso. E se all’interno del team di security non c’è nessuno abbastanza qualificato da sopperire per qualche giorno all’assenza del responsabile, forse è opportuno rivedere le pratiche di assunzione e di sviluppo professionale.

 

Calano le vendite, ma l’e-commerce cresce del +50,2%

Le vendite nei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico aumenta del +50,2%. Rispetto a novembre 2019, nel corso di novembre 2020 il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Lo rileva l’Istat, sottolineando la marcata diminuzione registrata nel comparto dei beni non alimentari che ha investito la grande distribuzione (-25,7%), e in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%). A novembre 2020 per le vendite al dettaglio l’Istat stima un calo del 6,9% in valore rispetto a ottobre, e del 7,4% in volume. In crescita però le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume), mentre quelle dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume, rispettivamente del 13,2% e del 13,5%.

Diminuzione delle vendite al dettaglio determinata dal comparto dei beni non alimentari

Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. A pesare, le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento del +2,2% in valore e dello +0,7% in volume. L’Istat osserva che a novembre 2020 la diminuzione delle vendite al dettaglio, sia rispetto al mese precedente sia su base annua, “è determinata dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall’applicazione delle nuove misure di chiusura legate all’emergenza sanitaria”.

Variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti

Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio registrano un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell’1,5% in volume. Crescono le vendite dei beni alimentari (+2,0% in valore e in volume), mentre quelle dei beni non alimentari calano in valore (-0,6%) e aumentano in volume (+1,1%). Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti, eccetto dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e utensileria per la casa e ferramenta (+2,0%). Le flessioni più marcate si evidenziano per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e abbigliamento e pellicceria (-37,7%).

L’allarme di Confcommercio

“Il nuovo e profondo acuirsi della crisi rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato – commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio -. Per le piccole imprese di alcuni settori come l’abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico, che a questo punto rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità”.