L’Italia preferisce le auto ibride ed elettriche

La svolta green degli italiani inizia a condizionare anche il tipo di automobile da acquistare. In uno scenario in cui le vendite di automobili sono in netta diminuzione a settembre 2018, rispetto allo stesso mese del 2017, le auto elettriche sono cresciute del 167%, seppure occupino ancora una quota di mercato di appena lo 0,4%, mentre le ibride crescono del 29%.

Secondo dati dell’Anfia, la performance delle nuove registrazioni vale il 6,6% del mercato automobilistico e, sempre a settembre, le auto ad alimentazione alternativa hanno conquistato il 13,4% del mercato italiano. Questo, nonostante un calo “strutturale” del 12,4% nel mese (+14,2% nei nove mesi), dovuto alla diminuzione delle vendite di auto Gpl e metano.

Le vetture destinate al noleggio scendono del 38%

Nel mese in oggetto anche in Italia sono calate le vendite di auto diesel, -38,4% a settembre, attestandosi a una quota pari al 47,5% del mercato, dieci punti in meno rispetto a settembre 2017, riporta Ansa. Il calo è maggiore per le società (-35%) rispetto ai privati (-16%), e riflette un forte ridimensionamento per le vetture destinate al noleggio (-38%).  A settembre, in un mercato in cui tutti i segmenti di auto sono in calo, i Suv hanno subito una flessione minore degli altri, diminuendo del 9,2% rispetto allo stesso mese del 2017.

Meno auto, ma più Suv

Nei primi nove mesi del 2018 infatti i Suv di tutte le dimensioni sono cresciuti del 21% rispetto ai primi nove mesi del 2017, raggiungendo quota 35,9% rispetto al totale delle vendite, più del doppio rispetto al 2013. Il segmento dell’alta gamma ha registrato invece nel mese un calo tendenziale del 24%, mentre le vendite dei segmenti A e B sono diminuite del 20%, e la loro quota è arrivata al 42,9%. Scese del 54% anche le vendite di auto del segmento C (medie-inferiori), e del 49% quelle del segmento D (medie). La diminuzione delle vendite di monovolumi, a settembre 2018, è stata invece del 56%, con una quota di mercato del 4,9%.

Il mercato nei 9 mesi

Nei primi nove mesi del 2018 il mercato dell’alto di gamma è sceso del 10%, i segmenti A e B dell’11%, con una quota del 39% (era del 49% nel 2013), e il segmento delle medie inferiori del 17%, mentre il segmento delle medie risulta in diminuzione del 19%. I segmenti C e D rappresentano, insieme, il 15% del mercato, mentre nel 2013 era del 19%. E le monovolume (-13%) costituiscono il 6,7% del mercato, con 5 punti in meno rispetto al 2013.

Tir elettrici, l’autostrada A35 Brebemi è pronta per il test

Mezzi pesanti a trazione elettrica alimentati come i filobus e i tram urbani, ovvero attraverso una linea sospesa. Si tratta dei Tir elettrici, e l’autostrada Brebemi, che collega Milano e Brescia, sarà la prima in Italia a sperimentare il transito di questi veicoli ecologici. Al loro sviluppo ci sta pensando Scania, azienda globale produttrice di veicoli industriali, pronta a collaborare all’elettrificazione dei primi sei chilometri di A35 che serviranno come test.

La linea di contatto (600-750V in corrente continua) sarà realizzata sopra la corsia di marcia a una altezza pari a circa 5,5 metri. E il tratto inizialmente coinvolto sarà quello tra i caselli di Romano di Lombardia e Calcio.

Veicoli pesanti a motore ibrido

I veicoli in questione sono dotati di catena cinematica ibrida, con motore elettrico alimentato attraverso un pantografo. Al di fuori di questa corsia, se il mezzo ad esempio deve effettuare un sorpasso, o deve abbandonare l’autostrada per raggiungere la sua destinazione, può circolare tramite motore elettrico grazie alle batterie di cui dispone, o tramite il motore a combustione interna.

Una volta verificate efficienza, efficacia e sostenibilità economica della soluzione, nonché stabilita una chiara programmazione sovra-nazionale, si potrà procedere a una seconda fase del progetto, che prevede l’elettrificazione dell’intera A35. Questo, insieme alla commercializzazione dei veicoli e dei relativi dispositivi per l’utilizzo della linea elettrificata.

Obiettivo, arrivare a un’autostrada a economia circolare

Il progetto è stato presentato a Brescia durante il convegno Il Trasporto Elettrico delle Merci su Strada, nell’ambito dello European Truck Festival, riporta askanews. Tra gli obiettivi rientra anche quello di arrivare a un’autostrada a economia circolare, con la produzione di energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici.

“Siamo molto lieti di aver riunito qui oggi a Brescia i possibili futuri protagonisti della prossima rivoluzione nella mobilità – afferma Francesco Bettoni, Presidente A35 Brebemi – e il nostro progetto, sviluppato insieme a Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) va in questa direzione”.

Verso un sistema di trasporto sostenibile delle merci

“La collaborazione di Scania con A35 Brebemi, Siemens e tutti gli interlocutori coinvolti in questo progetto dimostra come solo attraverso la cooperazione con partner strategici riusciremo a accelerare il processo di cambiamento verso un sistema di trasporto sostenibile”, sottolinea in una nota il Presidente e Amministratore Delegato di Italscania, Franco Fenoglio.

I tir elettrici potrebbero infatti risolvere il problema del traffico pesante su quattro ruote. Di fatto, la prima autostrada elettrificata è stata inaugurata in Svezia nel 2016, e anche in Germania è già una realtà.

Più luce in cucina con le strisce led

Di recente sono sempre più gli utenti che provvedono all’installazione di moderne strisce led in cucina, per illuminare in maniera ottimale alcune zone cruciali e consentire di vivere ancora più serenamente questo ambiente così importante di casa. In particolar modo va sempre più di moda l’installazione di led che possano illuminare la zona dei pensili e sottopensili, non soltanto per un motivo prettamente estetico ma anche per un ben più importante aspetto legato alla sicurezza. Avere infatti la possibilità di utilizzare i vari strumenti di cucina godendo di una illuminazione ottimale, ovvero senza quei fastidiosi giochi d’ombra che possono trarre in inganno e favorire azioni maldestre o infortuni, consente di lavorare con maggiore sicurezza nonché di riuscire a preparare molto più velocemente le varie pietanze.

Alla stessa maniera sono diversi coloro i quali preferiscono provvedere ad installare le strisce led  anche per illuminare in maniera adeguata il tavolo, ed evitare che vi siano quelle fastidiose difformità per le quali si creano zone che godono di una luce maggiore e zone che invece sembrano visibilmente essere meno illuminate. Una distribuzione omogenea della luce consentirà dunque a tutti di poter vedere alla stessa maniera ed evitare quei fastidi agli occhi dovuti alla difforme quantità di luce presente in uno spazio abbastanza ristretto. La qualità della luce presente in un determinato ambiente, come la cucina, è dunque molto importante non soltanto per far si che le operazioni di preparazione dei cibi possano avvenire in sicurezza ed in maniera più rapida, ma anche per evitare che la non omogeneità della luce presente possa arrecare fastidi agli occhi delle persone presenti. Sul sito lucefaidate.it puoi trovare i diversi tipi di strisce led presenti sul mercato, che si differenziano sia per il colore e l’intensità della luce emessa, che per la lunghezza delle strisce stesse, che possono comunque essere tagliate per far si da adattarsi perfettamente all’utilizzo che si intende farne.

Ticket sanitari, spesi quasi 3 miliardi di euro nel 2017

 Tra farmaci e prestazioni specialistiche la quota incassata dalle Regioni italiane nel 2017 per i ticket sanitari ammonta a poco meno di 3 miliardi di euro. Nel 2017 infatti le Regioni hanno incassato per i ticket quasi 2.900 milioni di euro, corrispondenti a una quota pro-capite di 47,6 euro. In particolare, 1.549 milioni di euro (25,5 euro pro-capite) sono risultati relativi ai farmaci, e 1.336,6 milioni di euro (22,1 euro pro-capite) alle prestazioni di specialistica ambulatoriale.

Il paradosso,se così si può definire, è che tali cifre sono state  pagate “per scelta dai cittadini”.

Si riduce la spesa sulle prestazioni, ma aumenta quella per i farmaci

È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Gimbe, che ha analizzato le differenze regionali sulla compartecipazione alla spesata quella per i ticket sui farmaci. Nel periodo 2014-2017, secondo quanto riportano i risultati della ricerca,  si è ridotta la spesa per i ticket sulle prestazioni (-7,7%) ed  è aumentata quella per i ticket sui farmaci (+7,9%), Inoltre, nel periodo tra il 2013 e il 2017, la quota da pagare in più per i farmaci di marca è aumentata del 20%. “Dalle nostre analisi emergono notevoli differenze regionali – sottolinea inoltre Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe –  sia rispetto all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche”.

1.049,6 milioni imputabili alla scarsa diffusione dei farmaci equivalenti

In particolare, riferisce  Ansa, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da 97,7 euro in Valle d’Aosta a 30,4 euro in Sardegna, per i farmaci varia da 34,3 euro in Campania a 15,6 euro in Friuli Venezia Giulia, mentre per le prestazioni specialistiche si va da 66,2 euro della Valle d’Aosta a 8,6 euro della Sicilia.

In dettaglio, dei 1.549 milioni di euro sborsati dai cittadini per il ticket sui farmaci, meno di un terzo sono della quota fissa per ricetta (498,4 milioni pari a 8,2 euro pro-capite), mentre i rimanenti 1.049,6 milioni (17,3 euro pro-capite) sono imputabili alla scarsa diffusione in Italia dei farmaci equivalenti.

Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud

Rispetto alla quota fissa per ricetta (non prevista da Marche, Sardegna e Friuli Venezia Giulia), il range varia da 18,3 euro pro-capite della Valle d’Aosta a 0,5 euro del Piemonte. La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca, invece, oscilla da 22,9 euro pro-capite del Lazio a 10,5 euro della Provincia di Bolzano.

Tutte le Regioni sopra la media nazionale sono del centro-sud: oltre al già citato Lazio, Sicilia (22,1 euro pro-capite), Calabria (21,2) Basilicata (21,2), Campania (20,9), Puglia (20,7), Molise (20,3), Abruzzo (19,5), Umbria (19,5) e Marche (18,2).

Per i futuri ingegneri del Politecnico l’auto del domani sarà un “genio”

Vetture sempre più evolute e smart l’ideale di guida dai futuri Ingegneri.  Ecco quanto emerso dall’incontro tra due colossi mondali dell’ingegneria, il Politecnico di Milano, prima per eccellenza tra le Università italiane e tra le prime venti nel mondo, e Nissan, azienda pioniera nella mobilità a zero emissioni, elettrica, sicura ed integrata con l’ambiente.

Un programma che ha coinvolto 300 studenti

All’interno di un test in aula a cura dall’azienda automobilistica giapponese sul tema “Nissan Intelligent Mobility” –  il programma strategico che punta a trasformare il modo in cui i veicoli vengono guidati, alimentati e integrati nella società – 300 studenti degli indirizzi di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale avrebbero individuato le prerogative principali dell’auto perfetta:  ricarica elettrica, autonomia e connessione.

Sostenibilità ambientale la priorità

A vincere, sostanzialmente, la sostenibilità ambientale, con una scelta consapevole verso una mobilità elettrica a zero emissioni. Ma molta è l’attenzione, scrive Askanews, rivolta alla sicurezza. Il prezzo finale di tali mezzi invece non pare essere un elemento discriminante: solo il 20% dei ragazzi lo riconosce come un deterrente, seguito dai tempi di ricarica, che ad oggi si dimostrano essere piuttosto lunghi.

Gli studenti e la guida autonoma

Grande, poi, l’appeal dell’auto a “guida autonoma”, utile per contrastare lo stress da traffico, ma anche per offrire una maggiore indipendenza rispetto al volante tanto da permettere attività personali e completamente slegate dalla guida, come leggere, guardare film o addirittura dormire. Un sogno di auto, insomma. Che necessita, naturalmente, di grandi tecnologie di cui gli studiosi del Politecnico sono consci, presentando a Nissan una visione ingegneristica a 360 gradi, che tiene conto di fattori determinanti e imprescindibili quali, oltre all’ l’innovazione, le infrastrutture, i protocolli di integrazione, le normative e le campagne informative.

E il parcheggio?

Ma se l’auto dovrà essere connessa ed efficiente, anche la sempre più frustrante gestione di parcheggi e itinerari per molti giovani del Politecnico risulta essere un problema che questo tipo di auto sarebbe in grado di risolvere, come pure la possibilità di scambiare energia in modo bidirezionale e profittevole sia con la rete che sia con la propria abitazione. Un insieme di virtù, è proprio il caso di dirlo, che Nissan già offre attraverso le tecnologie Vehicle-to-Grid o Vehicle-to-Home applicata alla sua gamma di veicoli a zero emissioni.

Tutti i numeri dell’App economy in Europa

L’App economy, ovvero l’economia iOS, quella legata al sistema operativo di Apple per smartphone, tablet e alle relative app, in Europa vale 20 miliardi di euro.

Attiva da 35 anni nel Vecchio Continente, nell’arco di questo periodo Apple ha supportato oltre 1,7 milioni di posti di lavoro, e dal lancio dell’App Store, avvenuto nel 2008, a oggi, gli sviluppatori europei hanno guadagnato più di 20 miliardi di euro vendendo le loro app in tutto il mondo.

Il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero

Sono alcuni numeri diffusi dalla società di Cupertino, che afferma di essere “orgogliosa di avere solidi rapporti con decine di migliaia di sviluppatori in tutta la regione”. E aggiunge che il 92% dei guadagni degli sviluppatori europei è generato dalle vendite all’estero, poiché in Europa si realizzano app che raggiungono i clienti di 155 paesi.

Molti sviluppatori europei, poi, hanno dato vita a microaziende di una o due persone, “e sono stati in grado di crescere grazie agli investimenti di Apple sulla piattaforma iOS, sugli strumenti di sviluppo e sull’App Store”, sottolinea la società.

Il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%

Dei circa 1,7 milioni di posti di lavoro in Europa, circa 1,5 milioni sono attribuibili all’ecosistema dell’App Store, il negozio di applicazioni per i dispositivi mobili, 170.000 posti si individuano tra i fornitori, e 22.000 sono i dipendenti Apple in 19 paesi dell’Unione.

Negli ultimi due anni il numero di posti di lavoro dell’app economy europea è cresciuto del 28%, e i paesi con i risultati più importanti sono Regno Unito (291.000 posti di lavoro), Germania (262.000 posti) e Francia (220.000), e le tre principali città dove si concentra il maggior numero di posti di lavoro sono Londra, Parigi e Amsterdam.

In Germania, Berlino e Monaco rappresentano gli hub più forti, riferisce Ansa.

L’Academy italiana per diventare sviluppatori Apple

Per quanto riguarda la formazione, in Europa Apple collabora con oltre 100 istituti e università nell’ambito dell’iniziativa Everyone Can Code, per permettere a tutti di imparare a costruire app. E nel 2016 ha aperto la sua prima iOS Developer Academy in partnership con l’Università Federico II di Napoli, per offrire agli studenti, sia italiani che internazionali, l’opportunità di apprendere competenze pratiche e ottenere formazione specifica nello sviluppo di app. Tanto che 44 studenti dell’attuale corso hanno vinto la borsa di studio per partecipare alla Conferenza Annuale degli Sviluppatori Apple (Worldwide Developers Conference) che si è svolta recentemente a San Jose in California.

Furti in albergo, gli italiani sono “ladri” di asciugamani

Italiani popolo di navigatori, santi, eroi e… amanti dei souvenir. Una recente ricerca, condotta dal portale di viaggi Jetcost, rivela infatti che i nostri connazionali, quando soggiornano in un albergo, non disdegnano di portarsi a casa qualche ricordo. Insomma, siamo sì il paese più ospitale, ma anche tra quelli con le mani più lunghe. Dalle camere, e soprattutto dai bagni degli hotel, spariscono gli oggetti più bizzarri.

La hit degli oggetti sottratti

Shampoo, saponi, cuffie per la doccia, i clienti degli hotel amano portarsi via come souvenir la maggior parte degli accessori dai bagni delle camere. In base ai risultati dello studio, il 79% degli italiani ha ammesso di aver infilato in valigia qualche gadget presente nella stanza d’albergo. E, tra gli oggetti più ambiti, sembrano esserci gli asciugamani. Solo per fornire un dato, nel 2008 la catena Holiday Inn ha denunciato la mancanza di oltre mezzo milione di salviette. Per gli albergatori non si tratta di perdite di poco conto: facendo una stima in generale, ogni struttura alberghiera ha una spesa media annua superiore ai 200mila euro per gli accessori e i servizi offerti, che confluiscono sul costo della camera. Ecco perché diventa fondamentale utilizzare strategie per contrastare i furti e le manomissioni.

Cliente con cacciavite

La ricerca indica poi che non sono stati rari i casi in cui i clienti hanno utilizzato dei cacciaviti o altri strumenti per staccare maniglie, asciugacapelli, portasciugamani, specchi, elettrodomestici, stereo. Se non tutti i complementi e gli accessori in camera si possono mettere in sicurezza, molto si può fare invece in bagno. Ad esempio, scegliendo prodotti (e fornitori) di altissima qualità e con precise caratteristiche: come le soluzioni offerte da Mediclinics, azienda che produce asciugamani elettrici da oltre 40 anni. Oggi il catalogo comprende  una vasta gamma di articoli: oltre ad asciugamani elettrici di nuovissima generazione, belli ed efficienti, vengono commercializzati in tutto il mondo anche asciugacapelli, dispenser e accessori in acciaio per l’hotellerie, barre disabili, specchi e molti altri elementi. Tutti prodotti garantiti, con le più alte certificazioni internazionali e soprattutto a prova di furto e ti vandalici. Con un netto risparmio, nel tempo, di investimenti per nuove forniture.

Italiani manolesta? C’è chi fa peggio di noi

Peggio degli italiani sarebbero gli spagnoli: l’81% ha ammesso di essersi preso qualcosa in albergo, poi i portoghesi (76%), i britannici (69%) e i francesi (62%). I più onesti sarebbero, invece, i danesi: l’88% ha detto di non aver mai rubato nulla durante un soggiorno.

Dalla frutta alla Bibbia

Gli oggetti sottratti sono veramente di ogni foggia. Ad esempio, vassoi e cestini in cui c’erano frutta e dolci omaggio, batterie del telecomando, lampadine, la Bibbia. Qualcuno si è portato via anche cuscini e coperte dall’armadio. Per non farsi mancare niente, dai business center degli hotel sono sparite stampanti, computer e risme di carta. Tra i pezzi più gettonati al ristorante o nella sala colazioni, spiccano saliere e portauovo. I clienti si dimostrano poi particolarmente creativi nel coprire i misfatti: ad esempio consumando le bottigliette del minibar per poi riempirle con liquidi dal colore simile.

Più sicurezza per i messaggi scambiati su Twitter?

I messaggi scambiati fra gli utenti di Twitter potrebbero diventare più sicuri. Se fino ad ora era possibile da parte di Twitter stesso, o un suo dipendente, o un governo che ne avesse fatto richiesta, ma anche da parte degli haker, leggere le chat private scambiate fra gli utenti, ora anche il social network dei cinguettii sembra avere deciso di utilizzare un sistema di protezione. Proprio come WhatsApp, Signal, Telegram e iMessage di Apple, che già adottano la modalità di cifratura end-to-end, con cui solo mittente e destinatario possano cifrare e decifrare i messaggi.

 

“Scoperta” la funzione Conversazione Segreta

È la conclusione cui sono giunti alcuni osservatori dopo essersi accorti di una novità nella piattaforma. L’app per Android di Twitter, riporta Agi, contiene infatti una funzione (non ancora attiva), chiamata Conversazione Segreta, che permetterebbe agli utenti di scambiarsi messaggi cifrati end-to-end. La funzione è stata notata da una studentessa di informatica nell’ultima versione dell’Android application package (APK) per Twitter, cioè il kit usato per distribuire software su sistemi Android, che spesso può contenere codice per funzioni di una app ancora in fase di test. E dopo la sua segnalazione in un tweet, la notizia è stata ripresa dalla testata specializzata TechCrunch.

Sarà però l’utente stesso a decidere di iniziare una conversazione segreta

Diversamente da iMessage, Whatsapp o Signal, i messaggi diretti non saranno però cifrati end-to-end in modo automatico, cioè di default, ma l’utente stesso dovrà decidere di iniziare una conversazione segreta con qualcuno, un po’ come succede con le Conversazioni Segrete su Facebook Messenger (o Telegram). Inoltre allo stato attuale, rileva Hacker News, dovrebbero essere utilizzabili solo attraverso la app (da mobile).

Twitter ha sempre puntato su privacy e libertà di espressione

Non è chiaro se e quando le Conversazioni Segrete saranno effettivamente aggiunte a Twitter, ma potrebbero essere un modo per rilanciare i suoi messaggi diretti. D’altronde fin dai suoi inizi Twitter ha sempre puntato molto su concetti come privacy e libertà di espressione rispetto ad altre piattaforme rivali. L’introduzione dei messaggi cifrati potrebbe dunque rilanciare Twitter anche sul tema della privacy e della sicurezza. Di cui per altro il social avrebbe molto bisogno dopo il pasticcio di qualche giorno fa, quando ha chiesto ai propri utenti di cambiare le password dopo essersi accorto di averle salvate in chiaro per errore.

Record per l’export del vino italiano in Francia

Nel 2017 il vino italiano esportato in Francia sfiora i 170 milioni di euro. E in 10 anni raddoppia, segnando il record del +92,3%. Al contrario, nello stesso periodo, gli arrivi nella Penisola dai cugini d’oltralpe sono crollati del 14% in valore. È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Istat, che in occasione del Vinitaly (la principale kermesse enologica italiana) spiega come le bottiglie tricolori stiano vincendo la tradizionale sfida con i francesi.

Vince l’ottimo rapporto prezzo/qualità della produzione italiana di bollicine

A spingere il successo del Made in Italy è soprattutto la riscossa delle bollicine nazionali sullo champagne, con le esportazioni in Francia letteralmente esplose nel decennio del 276% in valore, per un importo attuale di oltre 45 milioni di euro. Di fatto vince l’ottimo rapporto prezzo/qualità della produzione italiana, e si sgonfia sul suolo nazionale la moda di bere francese, anche nelle occasioni di festa.

“Il risultato – precisa la Coldiretti – è che la bilancia commerciale nel vino tra i due Paesi è sostanzialmente in pareggio nel 2017 (appena 11 milioni a favore della Francia), dopo che solo dieci anni fa aveva fatto registrare un passivo per l’Italia di ben 134 milioni di euro”.

Oltre il 70% della produzione italiana è DOCG, DOC e IGT

“Si tratta – continua la Coldiretti – dei risultati di un importante processo di qualificazione del vino italiano che anche nell’ultimo anno oltralpe è cresciuto del 9%, tanto che la Francia è salita al terzo posto fra i principali clienti dell’Unione, dopo Germania e Gran Bretagna”. Si sta realizzando perciò un riposizionamento globale della produzione tricolore, che se diminuisce in quantità aumenta in qualità, con oltre il 70% dedicata a vini DOCG, DOC e IGT: 332 vini a Denominazione di origine controllata, 73 vini a Denominazione di origine controllata e garantita, e 118 vini a indicazione geografica tipica.

Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le specificità territoriali

“Sul territorio nazionale – spiega la Coldiretti – ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi, a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia, e che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie a una tradizione millenaria”.

Il futuro del Made in Italy dipende quindi dalla capacità di promuovere e tutelare le specificità territoriali, che rappresentano la vera ricchezza del Paese

L’Italia è al terzo posto per consumi energetici da fonti rinnovabili

L’Italia sale sul podio europeo per l’utilizzo di energia proveniente da fonti rinnovabili. E rappresenta circa l’11% di tutta l’energia da fonte rinnovabile consumata nell’Unione. Secondo lo studio Fonti Rinnovabili in Italia e in Europa, verso gli obiettivi al 2020, redatto dal Gse, rispetto a una media dell’Europa del 17,04% il nostro Paese ha una quota complessiva di consumi energetici da rinnovabili pari al 17,41%. Nel settore elettrico tale quota ammonta al 34,01%, quasi 5 punti percentuali in più rispetto al 29,60% della media europea, mentre negli altri settori i risultati conseguiti sono allineati con la Ue: 18,88% nel settore termico (Ue 19,06%) e 7,24% in quello dei trasporti (Ue 7,13%).

In undici anni il nostro Paese ha raddoppiato i propri consumi di energia green

Se si guarda all’evoluzione registrata nel periodo 2005-2016, la Germania è in termini assoluti il Paese che ha aumentato di più i consumi da fonti rinnovabili. L’Italia, riferisce Adnkronos che con un incremento di 10,4 Mtep è al secondo posto della classifica a pari merito con la Gran Bretagna, ha raddoppiato in undici anni i propri consumi di energia green, portandoli dai 10,7 Mtep del 2005 ai 21,1 Mtep del 2016.

I centri urbani sono decisivi per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile

Il secondo studio pubblicato dal Gse, Città sostenibili: buone pratiche nel mondo, parte dal presupposto che i centri urbani debbano giocare un ruolo da protagonisti per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Nei centri urbani si concentra l’80% delle attività economiche globali e, di conseguenza, la maggior parte delle emissioni climalteranti. Lo studio Gse individua alcune buone pratiche ed esperienze virtuose sperimentate in città del mondo di differenti dimensioni, condizioni e localizzazioni, potenzialmente applicabili anche ad altri centri urbani.

Milano, Zurigo, Anversa e Parigi le capitali green d’Europa

Tra le città analizzate figurano ad esempio: Milano, vincitrice dell’Eurocities Award nel 2015, grazie a progetti come l’Area C, una nuova linea della metropolitana e il Pass Mobility, che hanno consentito di ridurre l’uso dell’auto privata del 30%. Ma anche Zurigo, al primo posto nel 2016 per il Sustainable Cities Index relativo alle buone pratiche di sostenibilità urbana, Anversa, che ha avviato il Market Place Mobility, per decongestionare il traffico attorno a quello che è il secondo porto più grande d’Europa. E Parigi, che sta puntando sulla mobilità elettrica, anche attraverso fondi di garanzia per sostenere progetti nel comparto dello sviluppo sostenibile.