Olimpiadi di Tokyo, cosa ne pensa l’opinione pubblica mondiale?

Mentre si stanno svolgendo le Olimpiadi di Tokyo, iniziate con un anno di ritardo a causa della pandemia, Ipsos ha condotto un sondaggio fra i cittadini di 28 paesi del mondo per esplorare quale sia il sentiment rispetto all’evento ai tempi del Covid. Sono state analizzate tre aree in articolare: supporto, interesse e impatto nella società dei Giochi Olimpici. La ricerca, svolta subito prima dell’avvio dei Giochi, ha rivelato che secondo il 57% dei cittadini l’evento non avrebbe dovuto svolgersi, contro un 43% a favore. Tra i più dubbiosi spiccano i giapponesi che ospitano le Olimpiadi, infatti, il 78% è contrario rispetto al 22% a favore. Tuttavia, il 62% in tutto il mondo è d’accordo che i Giochi saranno un’importante opportunità per il mondo di riunirsi, insieme, dopo la pandemia. E gli italiani? Il 58% è a favore dello svolgimento della competizione, mentre, il 42% è in disaccordo. Le Olimpiadi possono essere considerate un momento per ritornare a essere tutti più uniti? Il 78% degli italiani non ha dubbi ed è convinto di sì, a differenza del 22% che rimane scettico.

Chi sono i fan dei Giochi e per quali discipline?

Anche se le Olimpiadi sono un grande appuntamento a livello mondale, non tutti i Paesi ne sono interessati allo stesso modo. India, Sud Africa e Cina sono le nazioni che mostrano il maggior coinvolgimento, mentre il Belgio, la Corea del Sud e il Giappone sono i meno interessati. In merito, invece, alle discipline dei Giochi quelle che conquistano le più ampie fette di fan a livello internazionale sono: il calcio con il 30%, l’atletica con il 27% e gli sport acquatici con il 22%. In Italia, cambia leggermente l’ordine delle preferenze: i nostri connazionali hanno detto l’atletica con il 32%, gli sport acquatici con il 30% e il calcio con il 26%.

Una fonte di ispirazione

Un’altra riflessione è stata fatta sull’impatto delle Olimpiadi sulla società in generale. In media, l’80% del mondo ritiene che i Giochi Olimpici ispirino le giovani generazioni a partecipare allo sport e il 65% che riuniscano il proprio Paese, ma l’opinione è divisa riguardo al fatto che ci sia troppo nazionalismo in mostra alle Olimpiadi (55% è d’accordo, il 45% non è d’accordo). Inoltre, il 67% sostiene che i fondi governativi dovrebbero essere usati a supporto degli atleti e per il 71% gli atleti dovrebbero avere la priorità nella vaccinazione contro il Covid-19.

La pandemia cambiato i business digitali, volano le app per la salute mentale

Secondo l’ultima indagine realizzata dalla piattaforma danese di recensioni Trustpilot, e anticipata dall’Adnkronos, il settore Sanità mentale & Benessere sul web registra una crescita a 3 cifre, e le richieste di terapia virtuale sono cresciute del 309%. Al contrario, il comparto online di Viaggi & Turismo è quello maggiormente penalizzato, e nel 2020 sono 900 milioni i turisti in meno. 
Insomma, la pandemia ha cambiato i business digitali, e nell’era Covid volano le app del settore salute mentale, mentre i consumatori digitali iniziano a girare le spalle al settore turismo.

Le parole più menzionate? Salute mentale, benessere o wellness

A rilevare un vero boom è Ginger, app per recuperare la salute mentale, che nel settembre 2020 registra il picco nel tasso di utilizzo, con un incremento di uso del 159% rispetto alla media pre-Covid. Secondo Trustpilot, anche l’app Doctor On Demand ha visto un aumento massiccio di pazienti che necessitavano di tele-terapia, con oltre il 50% di crescita per tutto il mese di ottobre. Trustpilot ha analizzato anche le proprie recensioni, per verificare quanto spesso venissero menzionate parole come salute mentale, benessere o wellness. E se tra agosto e novembre 2020 sono state menzionate 2.780 volte, tra novembre 2020 e febbraio 2021 sono arrivate a 4.787. Un dato ancora più esplicito nel confronto anno su anno: le stesse parole tra febbraio 2019 e febbraio 2020 erano state menzionate 3219 volte, mentre tra febbraio 2020 e febbraio 2021 il valore è più che triplicato (10.811 volte).

Crollano le recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia

Quanto a viaggi e turismo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) rileva che tra gennaio e ottobre 2020 le destinazioni di viaggio più popolari hanno accolto 900 milioni di turisti internazionali in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Nello stesso periodo di tempo, anche gli arrivi internazionali sono calati di oltre il 74%. Nel marzo del 2021, la piattaforma danese di recensioni ha esaminato l’attività dei consumatori relativamente al settore del turismo. E il numero medio di recensioni di viaggio raccolte durante la pandemia, è stato inferiore del 39,7% rispetto all’anno precedente. Allo stesso modo, il numero medio di recensioni relative a prodotti di viaggio rilasciate durante la pandemia è stato inferiore dell’81,8% rispetto al 2019.

C’è speranza per il futuro del turismo

“I dati raccolti da Trustpilot suggeriscono che il settore Salute & Benessere continuerà a crescere rapidamente nei prossimi mesi e che c’è speranza anche per il futuro del turismo”, commenta Claudio Ciccarelli, Country Manager di Trustpilot in Italia. 
Nella seconda estate segnata dal Covid, infatti, Ciccarelli segnala che “stiamo assistendo a un aumento della domanda nei confronti delle agenzie di viaggio a causa della confusione relativa alle regole e alle misure restrittive diverse di Paese in Paese -. Risulta, quindi, essenziale farsi trovare preparati e ricordare che, per puntare alla ripresa, bisogna assecondare i trend e le richieste dei consumatori, essendo pronti a rinnovarsi con loro”.

Startup agrifood, nel 2020 + 56% in tutto il mondo

In tutto il mondo le startup dell’agrifood crescono del 56%, e in totale raggiungono quota 1.808, un numero di imprese in netta crescita rispetto alle 1.158 giovani imprese attive tra il 2016 e il 2019. Si tratta delle aziende censite a fine 2020 dall’osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo l’osservatorio nel quinquennio il 40% delle startup ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di 7,7 milioni per round. Ovvero, 2,5 milioni in più rispetto al 2019.

Norvegia, Israle e Uganda guidano la classifica delle imprese sostenibili

A guidare l’innovazione delle startup agrifood sostenibili è la Norvegia, con 24 startup agrifood e il 58% sostenibile, poi Israele (139 startup, 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, 46% sostenibile). L’Italia si colloca solo in dodicesima posizione, con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite dall’osservatorio (29%).
Nonostante non si trovi ai “piani alti” della classifica, l’Italia presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno, contando su 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti, contro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

Dal 2016 al 2020 aumentano le soluzioni orientate agli OSS dell’ONU

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani ed è emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni”, commenta Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’osservatorio. “L’emergenza – evidenzia Paola Garrone, responsabile scientifico – non ha arrestato il fermento innovativo del settore, che nel quinquennio dal 2016 al 2020 ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Onu.

In Europa sono il 95% le ‘family farms’

A livello globale, rileva ancora la ricerca ripresa da Askanews, il 90% delle aziende di produzione agricola rientra tra le ‘family farms’, ovvero piccole realtà a conduzione familiare, mentre in Europa questo tipo di aziende è al 95%. L’osservatorio poi ha identificato tre iniziative in grado di accorciare la distanza fra produttori e consumatori lungo la filiera. La prima è la formazione dei produttori, che implica interazioni dirette fra le imprese di trasformazione e i produttori. La seconda è la condivisione dei benefici e dei rischi a monte e a valle della filiera. E la terza è la determinazione congiunta di un prezzo equo attraverso accordi specifici.

Servizi digitali, cresce la domanda. È un effetto del Covid-19

Il Covid-19 ha tradotto in pratica, nella vita di tutti i giorni, l’importanza di una connettività efficiente. E ha messo il turbo al bisogno di servizi digitali.

Tutte le prime volte (e le paure) della tecnologia

La pandemia ha spinto a sperimentare nuovi servizi digitali e, allo stesso tempo, ha reso più consapevoli dei rischi connaturati alla tecnologia. Secondo il report Digital Home Study di EY, un italiano su tre ha fatto per la prima volta una videochiamata per lavoro, contro il 20% dei francesi e il 18% dei tedeschi. La didattica online è stata una novità per il 30% degli italiani (contro il 12% della Francia e l’11% della Germania) e il 23% ha fatto ricorso per la prima volta ai servizi sanitari digitali. Cosa spiega la differenza con i dati europei?  Una condizione di partenza più arretrata, ma anche tanta voglia di sperimentare, seppur con una certa ansia. Due i principali fattori di preoccupazione: la sicurezza dei dati personali (il 37% è più preoccupato di quanto fosse prima della pandemia) e il possibile impatto negativo sulla  salute a causa dell’utilizzo eccessivo dei servizi digitali.

Tutti pazzi per lo streaming

Sin dalle prime settimane di lockdown, il traffico di dati ha fatto segnare un picco, causato soprattutto da videogiochi e da altri contenuti in streaming. Se molti utenti stavano già migrando dai canali tradizionali a quelli online, con la pandemia lo streaming è esploso. E oggi la maggioranza degli intervistati (60%, contro il 46% della Germania e il 41% della Francia) ritiene un abbonamento a un servizio di streaming più importante rispetto a quello di una pay tv.

Prezzi e pacchetti, che confusione!

Dati, velocità, assistenza: confrontare le offerte è difficile. Gli utenti lo sanno e infatti il 61% ritiene che la trasparenza nei piani tariffari sia il requisito principale quando per scegliere il fornitore di servizi di rete fissa. Seguono la velocità della rete (59%) e la qualità del supporto tecnico (44%). E poi c’è il prezzo, che diventa il fattore decisivo, visto che mediamente i consumatori non riescono a percepire le reali differenze tra i servizi offerti (un italiano su quattro non conosce la massima velocità della propria connessione). Alla ricerca dello sconto, sempre più operatori offrono diversi  servizi insieme. Già il 25% degli intervistati ha un abbonamento Internet con rete fissa e mobile, e il 49% prenderà in considerazione questa opzione. Uno su due gradisce l’abbinamento rete fissa-pay tv e  il 30% guarda a offerte che integrino pacchetti fitness-salute-benessere.

Arriva il 5G

La quinta generazione della telefonia mobile comincia ad essere percepita come un sostituto della rete domestica da una fetta rilevante di consumatori. Il 24% degli intervistati indica infatti come vantaggio principale del 5G la possibilità di utilizzarlo anche come primaria connessione Internet di casa.

Pil, previsioni positive per il 2021-22: quasi +5%

Le previsioni dell’Istat sono più che positive: nel 2021-22 il Pil potrebbe sfiorare il 5%. L’economia italiana sembra quindi essere in ripresa, e si prepara a mettere a segno un rialzo del Pil migliore di tutte le stime finora diffuse da Governo, Commissione europea, e le ultime da Bankitalia, Ocse e Fmi. L’Istituto di statistica per l’anno in corso prevede, infatti, una crescita sostenuta del Prodotto interno lordo, indicando un aumento del +4,7%, e nel 2022 del +4,4%. Ancora più positive le previsioni di Fitch, che quest’anno stima un Pil in crescita del 4,8%, sostenuto da una “forte ripresa nella seconda metà dell’anno”. Per il 2022 l’agenzia di rating, che conferma la valutazione BBB, con outlook stabile, stima un +4,3%. Si tratta, in ogni caso, di un deciso rialzo, dopo il crollo del -8,9% registrato nel 2020, l’anno segnato dall’esplodere della pandemia, e a livello produttivo, dalle chiusure del lockdown primaverile.

Il processo di ripresa dell’attività economica si consolida con intensità crescente

Lo scenario delineato dall’Istat “incorpora gli effetti della progressiva introduzione” degli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. I rischi associati allo scenario sono invece legati “all’effettiva capacità di realizzazione delle misure programmate e all’evoluzione dell’emergenza sanitaria”. L’Istituto prevede il “consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi”, una fase espansiva che si estenderà dopo il marginale miglioramento del primo trimestre dell’anno, pari al +0,1% rispetto al trimestre precedente.

Risalita della domanda interna e spesa delle famiglie determinano l’aumento

Stessa crescita indicata dall’Ocse nelle ultime prospettive economiche, mentre nelle previsioni della Commissione Ue il Pil si ferma al +4,2%, e per il Fondo monetario al +4,3%. A prospettare un possibile miglioramento è stato lo stesso governo, e recentemente anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha espresso fiducia, e nelle considerazioni finali ha sostenuto come il rialzo del Pil nella media dell’anno “potrebbe superare il 4%”. Un aumento nel biennio che, come segnala l’Istat, sarà determinato dalla risalita della domanda interna, trainata dalla “decisa accelerazione” degli investimenti, per i quali quest’anno si prevede un balzo del 10,9% e poi dell’8,7%, e dalla spesa delle famiglie, con i consumi in aumento del 3,6% e del 4,7% l’anno prossimo.

L’evoluzione dell’occupazione in linea con quella del Pil

Parallelamente recupera il mercato del lavoro: l’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula (Unità di lavoro), secondo l’Istat, sarà in linea con quella del Pil, con un’accelerazione nel 2021 del +4,5% e un aumento nel 2022 del +4,1%. L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, con un aumento quest’anno al 9,8%, dopo il 9,2% del 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto poi in lieve calo nel 2022 al 9,6%. Con gli ultimi dati di aprile, riferisce Ansa, si è inoltre segnato un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a inizio anno, ma sono ancora 800 mila gli occupati in meno rispetto al periodo pre-Covid.

Cresce la fiducia di imprese e famiglie. L’indice torna ai livelli pre-Covid

A maggio l’indice di fiducia dei consumatori italiani si avvicina al livello di febbraio 2020, segnalando un recupero completo rispetto alla caduta dovuta all’emergenza sanitaria. Secondo i dati Istat sull’indice della fiducia di imprese e consumatori nel mese di maggio il clima delle imprese accelera fortemente rispetto alla tendenza positiva in atto da dicembre 2020, raggiungendo il livello più elevato da febbraio 2018. L’indice dei consumatori invece sale dai 102,3 punti di aprile ai 110,6 di maggio, con un miglioramento di tutte le componenti, a partire dalle opinioni sulla situazione economica del Paese, mentre l’indice composito delle imprese sale da 97,9 a 106,7.

Progressi diffusi a tutti i comparti industriali

Per quanto riguarda i consumatori, la nota rilasciata dall’Istat evidenzia “il balzo verso l’alto del clima economico (da 91,6 a 116,2) e di quello futuro (da 109,6 a 122,5), mentre il clima personale e quello corrente registrano incrementi più contenuti (da 105,9 a 108,7 e da 97,4 a 102,6, rispettivamente)”.
Anche per le imprese, i progressi sono diffusi a tutti i comparti osservati. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 106,0 a 110,2 e nelle costruzioni da 148,5 a 153,9. Nei servizi di mercato c’è poi un aumento accentuato dell’indice, che sale da 87,6 a 98,4, mentre nel commercio al dettaglio l’incremento è meno ampio (da 96,0 a 99,3).

Miglioramento più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati

A maggio migliorano poi tutte le componenti dell’indice di fiducia nell’industria manifatturiera e in quella delle costruzioni. L’Istat segnala infatti “una netta crescita della fiducia nei settori dei beni strumentali e dei beni di consumo nel comparto manifatturiero, per quanto attiene alle costruzioni, il miglioramento della fiducia è più spiccato nel settore dei lavori di costruzione specializzati”. Anche per i servizi di mercato, riporta Ansa, il saldo di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita.

Intensità diverse per i circuiti distributivi

“La fiducia migliora in modo rilevante nel settore del turismo e in quello del trasporto e magazzinaggio – conferma la nota dell’Istat -. Nel commercio al dettaglio, migliorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite mentre le scorte sono giudicate in accumulo. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, il miglioramento della fiducia è diffuso a entrambe le componenti, ma con intensità diverse: nella grande distribuzione l’aumento è moderato (l’indice sale da 101,4 a 102,6), mentre nella distribuzione tradizionale è pronunciato (l’indice passa da 83,1 a 92,1)”.

L’8,2% degli italiani è vegetariano o vegano

Nel 2021 a scegliere di adottare un’alimentazione vegetariana o vegana è l’8,2% degli italiani. In particolare, il 5,8% è vegetariano e il 2,4% aderisce a uno stile alimentare in linea con i precetti vegani. E ancora, se a scegliere un’alimentazione vegetariana sono in misura maggiore le donne (6,9% contro il 4,7% degli uomini) tra chi sceglie un regime vegano a essere in misura leggermente maggiore sono i maschi: 2,7% contro il 2% delle donne. È quanto rileva il Rapporto Italia 2021 di Eurispes nel capitolo dedicato all’alimentazione.

Una più ampia filosofia di vita

Per il 23,1% di quanti si sono dichiarati vegetariani o vegani questa scelta si inserisce in una più ampia filosofia di vita, che non si esaurisce nell’amore verso gli animali, ma abbraccia una volontà più ampia di prendersi cura del mondo in cui viviamo. Per il 21,3% la decisione si configura come salutista, tendente al benessere dell’essere umano, e per il 20,7% come rispettosa nei confronti degli animali. Le altre motivazioni alla base della pratica vegetariana riguardano la tutela dell’ambiente (11,2%), la voglia di sperimentare nuovi stili alimentari (9,5%) e la convinzione di sacrificare quantità di cibo in favore della qualità, mangiando meno e meglio (5,9%).

Le motivazioni alla base della scelta veg

Gli uomini, in misura maggiore rispetto alle donne, affermano di essere vegetariani/vegani per filosofia di vita e perché fa bene alla salute.

Entrambe le risposte sono state indicate come prescelte da un quarto del campione maschile, contro il 21,5% delle donne, e dal 18,3% delle donne che vedono nei regimi alimentari privi di carni o derivati animali la chiave del benessere. Le donne hanno accordato, invece, maggiori favori alle altre risposte circa la ragione alla base di questa scelta: il 22,6% (contro il 18,4% degli uomini) sceglie la dieta in base al rispetto che nutre per gli animali, l’11,8% (contro il 10,5% degli uomini) lo fa aderendo a ideali vicini alla tutela dell’ambiente, il 6,5% (contro il 5,3% dei maschi) conta di mangiare meno e meglio e il 9,7% (vicino al 9,2% degli uomini) è incuriosito da questa pratica alimentare, vista come nuova frontiera da sperimentare.

La Top 10 dei cibi veg più acquistati

Secondo un’indagine realizzata da Everli nella Top 10 dei cibi vegan più acquistati nei supermercati italiani il tofu si aggiudica il primo posto, seguito da hummus e burger vegetali. All’ultimo posto si posiziona il tempeh, un alimento asiatico che caratterizza questa alimentazione. Inversione di tendenza per i vegetariani dello Stivale, che inseriscono in classifica prevalentemente primi e secondi piatti e considerano i burger vegetali un must have irrinunciabile. Completano il podio le cotolette vegetariane, e i libanesi falafel, mentre la Top 5 si chiude con un primo piatto italianissimo, le lasagne vegetariane al ragù, riferisce Andkronos.

 

Abbellire casa con i complementi d’arredo

Abbellire ogni ambiente di casa con i complementi d’arredo più belli è un’opportunità che può donare alla tua casa un tocco di eleganza e personalità, per questo non devi trascurarla. I complementi più belli possono infatti arricchire il living così come la cucina, le camere da letto e la zona bagno: in questo arduo compito, va considerata anche la tonalità del colore, tenendo a mente che questo dovrebbe fornire una sensazione di comfort, spaziosità e relax.

L’eleganza chiaramente non è nella quantità di elementi decorativi che inseriamo, ma nella disposizione di ciascuno di essi e nel loro corretto utilizzo.

In che modo i complementi arricchiscono un ambiente?

Anche se è vero che i complementi non sono essenziali o vitali, essi contribuiscono a donare calore all’ambiente e uno stile particolare. Questi piccoli dettagli aggiungono anche spaziosità e armonia, concorrendo a creare un ambiente sempre più piacevole da vivere. Il nuovo stile della stanza dovrebbe regalare una sensazione di ordine e comfort, con la possibilità di far combinare tra loro diversi elementi che nascono dalla necessità di raggiungere l’effetto cromatico e la bellezza desiderata.

Ci sono molte opzioni a nostra disposizione per quel che riguarda complementi ed elementi decorativi, e questi possono consentirti di trasformare ogni spazio di casa in quello che hai sempre sognato, per la gioia dei tuoi cari e delle persone che ricevi.

Le soluzioni più creative

Tra le soluzioni più creative e dal sicuro impatto estetico vi sono sicuramente lampade di design, tappeti pregiati e quadri, nonché poltrone eleganti e tavoli di design. Certamente la scelta va fatta anche in funzione del modo in cui i singoli complementi sono in grado di adattarsi al contesto in cui desideri inserirli, per questo fai bene a considerare sempre aspetti quali colori, toni, forme e dimensioni prima di prendere una decisione definitiva.

Aste online, gli oggetti più strani acquistati nel 2020

Negli ultimi anni le aste sul web sono divenute un vero e proprio fenomeno in espansione, e nel periodo della pandemia è stato registrato un boom di acquisti inusuali e compravendite stravaganti. Catawiki, la piattaforma di aste online per oggetti speciali, ha stilato una lista degli oggetti più eccentrici acquistati nell’ultimo anno. Qualche esempio? Scheletri, capelli “imperiali” e uova di uccelli estinti da secoli. Più in particolare, si tratta degi uccelli elefante, una famiglia di volatili estinta nel XVII secolo che viveva in Madagascar. Questi uccelli potevano raggiungere un’altezza di 3 m e un peso di 500g, le loro uova misuravano 30 cm di altezza e 70 cm di circonferenza. Un venditore ha unito vari frammenti appartenenti allo stesso uovo ricostruendone uno per intero, e lo ha messo all’asta su Catawiki.

Uno scheletro di Mammuth e un capello di Napoleone

Tra gli oggetti più particolari e antichi venduti sulla piattaforma c’è anche uno scheletro completo di Mammut lanoso, lungo 5,5m e alto 5,2 m, venduto per oltre 120.000 euro. Un oggetto raro e sicuramente inaspettato poi è l’autentica papalina indossata da Papa Francesco, venduta all’asta per 16.000 euro. Ma sicuramente singolare è anche un capello del valore di 2.000 euro di Napoleone Bonaparte, che è stato ritrovato tra il suo armamentario e venduto all’asta come il “capello più costoso del mondo”.

Dalla Ferrari da 300.00 euro alla bottiglia di whisky di Carlo e Diana

Non solo reperti archeologici: è stata venduta all’asta sul web anche una Ferrari 300 GT del 1966, che appartiene all’ultima serie in produzione ed è una delle 100 unità mai realizzate. Posseduta originariamente in Europa, la Ferrari 300 GT fu esportata e restaurata negli Stati Uniti, e infine riportata in Spagna. Si tratta dell’oggetto più costoso venduto su Catawiki. Il suo valore è pari infatti a 300.000 euro. È stata venduta poi anche una bottiglia di Whisky Macallan. Questa rara bottiglia di whisky irlandese è stata imbottigliata nel 1981 in occasione del Royal Wedding del principe Carlo d’Inghilterra e Diana Spencer, ed è stata venduta per 4.000 euro. Tra gli altri cimeli regali, è stata venduta anche una moneta da 10 cent del 1944, raffigurante Wilhelmina, la Regina dei Paesi Bassi. Si tratta di un pezzo estremamente raro, basti pensare che la maggior parte di queste monete sono state fuse.

Le scarpe dell’uomo più veloce del mondo e la borsa di coccodrillo

Sul sito è stato messo all’asta anche il più grande modellino di auto, ovvero in scala 1:12, con una lunghezza di 47,5 cm e un’altezza di 11 cm,. Si tratta dell’automobile Cadillac Eldorado Maisto 1995-1999 color rosa barbie. Per l’impressionante cifra di 16.000 euro sono poi state acquistate all’asta le scarpe da corsa utilizzate da Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo, durante i Campionati del Mondo 2015 a Pechino. Ma non solo, riporta Adnkronos, all’asta online è stata messa anche una rarissima borsa Kelly 32 di Hermès in pelle di coccodrillo rossa, impossibile da trovare altrove, venduta sul portale per 45.000 euro.

 

Economia digitale, Milano Monza Brianza e Lodi +4,4% imprese attive

A Milano Monza Brianza e Lodi sono 16.476 le imprese digitali attive nei settori di e-commerce, produzione di software e consulenza informatica, telecomunicazioni e altri servizi legati al web. Numeri che definiscono il territorio come distretto digitale in Italia. Nell’ampia area metropolitana le imprese infatti nel 2020 crescono del +4,4%. Inoltre, in controtendenza con il dato generale, che tra il 2019 e il 2020 rileva un calo del -2,2% degli addetti a Milano, Monza Brianza e Lodi, nelle attività legate al digitale l’occupazione cresce del +4,5%, con 179.520 addetti nel 2020. Dai dati di bilancio disponibili relativi al 2019, emerge poi che nell’area Milano Monza Brianza Lodi l’economia digitale genera circa 46 miliardi di euro di ricavi.

Un valore misurato anche dalla capacità di generare occupazione

Dopo Milano Monza Brianza e Lodi, al primo posto della classifica “virtuale” dei territori più digitali d’Italia, si piazzano Roma, con 14.502 imprese, Napoli (6.907) e Torino (5.547). Una crescita continua, confermata, e probabilmente accelerata, nel 2020: nell’ampia area metropolitana le imprese crescono in un anno del +4,4%, con un trend positivo che nel periodo 2017/2020 vede un aumento complessivo del +13,5%. Ma il valore dell’economia digitale si misura anche dalla sua capacità di generare occupazione. Se nelle attività legate al digitale l’occupazione cresce del +4,5%, con 179.520 addetti nel 2020, l’andamento positivo è molto simile anche per la Lombardia, con un tasso di crescita del +4% (rispetto al -2,1% a livello generale) e per l’Italia, con +4% rispetto al -2,7% generale.

Le performance riflettono il peso dimensionale dei settori

Correlato alle dinamiche di trasformazione del “fare impresa” innescate da pandemia e lockdown, è l’e-commerce, che nell’area metropolitana nel 2020 fa registrare il tasso di crescita occupazionale più elevato, con un + 12,4% di addetti, seguito dal + 7,7% del settore produzione di software e consulenza informatica. Dai dati di bilancio disponibili relativi al 2019, emerge poi che nell’area Milano Monza Brianza Lodi l’economia digitale genera circa 46 miliardi di euro di ricavi, con performance che riflettono il peso dimensionale dei settori. In particolare, telecomunicazioni (oltre 23 miliardi), consulenza informatica e produzione di software (17 miliardi), servizi dell’informazione (3 miliardi), ed e-commerce (2,2 miliardi).

Imprese digitali, sempre più giovani e donne

Sul totale complessivo, le imprese digitali giovanili sono 1.878 (11,4%), con un’espansione che registra un incremento tendenziale nel 2020 del +14,2%, e che diventa del +29% nel periodo 2017/2020. Fenomeno ancora più evidente a livello regionale, con una variazione annuale del +16,4% (3.443 imprese nel 2020) e del +35% nel periodo pluriennale considerato. Tra Milano Monza Brianza Lodi l’universo femminile rappresenta il 18,4% del cluster digitale (3.027 imprese), leggermente sotto la media lombarda (20%, 5.561) e nazionale (21,4%, 27.461). Da rilevare i dati provinciali di Lodi (23%) e Monza Brianza (21,8%), entrambi superiori ai valori nazionali.