Cialdamia.it | Il piacere del buon caffè

C’è qualcosa alla quale noi Italiani non saremmo disposti a rinunciare per nulla al mondo, una tradizione che si rinnova nel nostro paese da oltre quattro secoli per la gioia delle papille gustative: il caffè. Nulla consente di cominciare bene la giornata più di una buona tazza del nostro caffè preferito: conferisce quella grinta e quell’energia necessarie ad affrontare le faccende quotidiane con tutta la grinta e la precisione necessaria Che sia a casa, al lavoro o al centro commerciale, riusciamo sempre a ritagliarci un momento per abbandonarci a questo vero e proprio rito del gusto.  Nel Belpaese, si sa, amiamo il buon cibo e non rinunciamo mai alla qualità di ciò che mangiamo o beviamo, ragion per cui  pretendiamo sempre il massimo anche dal nostro caffè. Ma cosa cerchiamo esattamente dentro la tazzina? Semplicemente, desideriamo gustare un caffè dal gusto vellutato, dall’aroma avvolgente, profumato e con la classica cremina del bar in superficie. In poche parole, dentro la tazzina cerchiamo le capsule Lavazza a Modo Mio , una garanzia in fatto di gusto e qualità, che sono una delle tante proposte in fatto di cialde dell’azienda Cialdamia di Trezzo Sull’Adda.

Con le ottime capsule Lavazza a Modo Mio infatti, è oggi possibile ottenere anche a casa o in ufficio un caffè che non ha nulla da invidiare a quello del bar. Grazie all’ampia gamma di capsule sarà possibile scegliere tra diversi tipi di prodotto: quelle con gusto più corposo, intenso, cremoso, morbido, delicato, e tante altre tipologie ancora. Insomma sarà davvero possibile accontentare i gusti di tutti semplicemente premendo il bottone che aziona la macchina del caffè. Ogni membro della famiglia, ogni commensale, ogni collega di lavoro potrà avere esattamente il caffè che desidera, con la miscela e l’aroma che gli piacciono di più. Non rimane dunque che accedere al sito cialdamia.it e sfogliare le schede dedicate a ciascuna delle cialde e capsule presenti, ce ne sono così tante da riuscire a soddisfare ampiamente i gusti e le preferenze di tutta la famiglia.

Imprese italiane, tra le nuove ditte individuali il 10% è under 24

L’impresa italiana è giovane, anzi giovanissima. Sono infatti ben 53 mila le piccole imprese (ditte individuali) italiane che hanno un titolare con meno di 24 anni, in un caso su tre donna e per la maggior parte dei casi geograficamente concentrate nelle province di Napoli, Roma, Milano e Torino. E le buone notizie, che confermano la dinamicità della giovane imprenditoria, non sono finite. Solo oltre 5 mila le nuove attività, in diversi settori merceologici, nate nel 2016 contro le 1.860 cessate sempre nello stesso anno. Un contributo importante arriva dai giovanissimi alle nuove imprese individuali dell’anno: sono oltre un decimo sul totale di 47 mila nuove iscrizioni complessive nel Paese.

Insomma, gli imprenditori under 24 non hanno paura, sebbene siano ancora una minoranza nel variegato panorama delle ditte individuali nazionali: 53 mila su 3 milioni circa.In particolare, questo boom di giovane imprenditorialità è particolarmente vivace in alcuni centri italiani, specie nel Nord e Centro Italia. Le migliori performance si registrano a Bolzano (389 imprese, +19%), Trento (564, +15%), Monza (647, +13%). Tra i grandi centri urbani crescono Roma (2987, +7%), Milano (2177, +0,1%). Altro dato da non sottovalutare è l’impatto sull’occupazione: le imprese create da ragazzi danno lavoro, complessivamente e su scala nazionale, a 62 mila persone. Nel panorama degli imprenditori al di sotto dei 24 anni di età spiccano in particolar modo le donne, che rappresentano circa un terzo del totale (16 mila titolari sono ragazze) mentre gli stranieri sono quasi 11 mila, il 20%.

La fotografia di un’Italia giovane, attiva e coraggiosa – lontanissima dal cliché dei bamboccioni e dei ragazzi incollati a mamma e papa – è il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese relativi ai titolari di impresa individuale a fine anno 2016. A livello territoriale, tra le province il primato spetta a Napoli con 3.749 ditte individuali e 422 nuove imprese. Seguono Roma (2.987 e 345), Milano (2.177 e 260), Torino (2.173 e 215), Bari (1.393 e 137), Salerno (1.367 e 200), Palermo (1.344 e 119). Particolarmente attivo lo scenario lombardo. Dopo Milano, spiccano Brescia con 1.053 imprese individuali di under 24 e 94 iscrizioni, poi Bergamo con 874 e 61 iscrizioni,  Monza e Varese con 647 e rispettivamente 67 e 48 iscrizioni, poi Pavia e Como con oltre 400. Le province in cui le giovani imprenditrici sono più presenti sono Brescia e Mantova, dove superano il 30%, mentre gli stranieri sono soprattutto concentrati a Milano con il 35% di queste attività.

Fonte dati: Camera di Commercio di Milano

Accessori da cucina Viceversa per un’idea regalo originale

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Area 81 ci parla di formazione dei lavoratori in ambito sicurezza.

Diego Panzeri dell’azienda Area 81 di Lesmo ci fornisce alcuni chiarimenti relativi alla formazione dei lavoratori in ambito sicurezza. Ulteriori approfondimenti sul loro sito www.sicurezzaperlavoro.it.

E’ vero che i lavoratori devono partecipare ad un corso sulla sicurezza?

La formazione al lavoratore, insieme alla informazione e addestramento, sono sempre stati obbligatori a partire dal 1994 con l’introduzione del Decreto Legislativo 626. Indipendentemente dal rischio di infortunio o di malattia professionale ogni lavoratore deve essere informato e formato dal Datore di Lavoro.

Oggi gli articoli 36 e 37 del Decreto Legislativo 81/08 impongono senza equivoci l’obbligo da parte del datore di lavoro di provvedere alla informazione e formazione dei suoi dipendenti.

Cosa significa esattamente informazione e formazione?

Ciascun lavoratore deve essere informato sui rischi connessi all’attività svolta sul posto di lavoro, rischi connessi all’utilizzo di attrezzature, delle sostanze o valutate nelle fasi lavorative. Il lavoratore deve anche conoscere e utilizzare i sistemi di protezione collettiva o individuale (DPI dispositivi di protezione individuale) ed essere in grado di mettersi in sicurezza in situazioni di emergenza.

Devono essere note le principali figure preposte alla sicurezza e salute dei lavoratori: RSPP (Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione), Medico Competente ed RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza). La formazione aggiunge alla informazione un test finale per valutare l’apprendimento delle conoscenze.

Le ore di formazione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sono regolamentate dall’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011. Con una buona e adeguata formazione il lavoratore puo’ attuare la corretta prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro.

Quante ore di formazione deve ricevere ciascun lavoratore?

Oggi l’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011 disciplina la durata, i contenuti minimi, le modalità della formazione ed aggiornamento dei lavoratori e delle lavoratrici, come da art. 37 D.Lgs 81/08:

  • formazione generale di 4h per tutti i lavoratori
  • formazione specifica di 4 ore, 8 ore o 12 ore in funzione della classe di rischio di appartenenza.

Quindi:

Aziende a RISCHIO BASSO: 4 + 4 ore: 8 ore totali
Aziende a RISCHIO MEDIO: 4 + 8 ore: 12 ore totali
Aziende a RISCHIO ALTO: 4 + 12 ore: 16 ore totali

La classe di rischio di appartenenza dell’azienda è ottenibile conoscendo il codice ateco come da visura camerale. Le prime 4 ore di formazione generale possono essere ricevute a distanza tramite modalità e-learning. Le ore specifiche per le aziende a rischio MEDIO e ALTO solo con docente in aula.

Per le aziende a rischio BASSO anche le ore di formazione con i contenuti specifici possono essere effettuate a distanza (tramite FAD “formazione a distanza”).

Chi puo’ erogare la formazione?

I docenti devono dimostrare di possedere determinati requisiti. Solo chi ha maturato esperienza professionale o di docenza oppure ha ricevuto adeguata istruzione puo’ erogare formazione ai lavoratori.

Non tutti quindi possono organizzare e gestire un corso di formazione su un tema così delicato come la sicurezza e salute dei lavoratori. Anche l’attestato di formazione, rilasciato a seguito di superamento di test finale, ha contenuti e caratteristiche stabilite da Decreti Regionali

Quali sono le sanzioni in caso di mancata formazione dei lavoratori?

Le responsabilità per omessa o parziale formazione dei lavoratori ricade completamente sul datore di lavoro per il quale il Testo Unico Sicurezza prevede un’ammenda da Euro 1.315,20 a 5.699,20 (o arresto da due a quattro mesi).

Imprenditori in Brianza

Il primo articolo del nostro nuovo blog lo vogliamo dedicare ad un concetto che spesso viene sottovalutato da chi fa o pensa di fare business: essere imprenditori è davvero così semplice? Imprenditori si nasce o si diventa? Noi crediamo si nasca. Sul nostro territorio, e parliamo di Monza e della bassa Brianza, fino alle province di Lecco, Como e Bergamo, le aziende “storiche” con la classica filastrocca del “da oltre 50 anni”, “da 100 anni al tuo fianco” ecc… sono moltissime, eredità di un passato industriale che in questa zona era davvero fiorente e produttivo.

Tuttavia, basta provare a fare due chiacchiere con molti dei proprietari di queste realtà, per capire che “oggi va così, domani vediamo”… Per comprendere, insomma, che le capacità previsionali, organizzative e propositive nel lungo termine sono quasi pari a zero. Paura di investire, paura delle nuove tecnologie, ancora rapporti con i dipendenti “vecchio stile”, nessuna apertura verso l’innovazione… Certo, spesso parliamo di piccole aziende familiari e non di corporate o grosse multinazionali, ma non sempre: quando ad una mentalità chiusa si sono sposati, nel corso dei decenni, personaggi poco interessati al bene produttivo ma più al proprio stipendio, anche realtà di dimensioni medie si sono fermate ad almeno mezzo secolo fa.

E non parliamo solo del web, delle tecnologie al servizio del marketing o della gestione del personale, ma anche e sopratutto della voglia e della capacità di prendersi dei rischi… Di aggredire il mercato per raggiungere nuovi utenti rispondendo a nuove necessità, che per forza di cose non sono più quelle di 30 anni fa. Le cose cambiano. Ora, se il ragionamento principale che spesso si sente fare è del tipo “non credo ad Internet, non mi interessano QUEI clienti” (come se avessero l’etichetta stampata in faccia) o, peggio, “eh ma i nostri prodotti hanno una qualità superiore”… ben si comprende il perchè stiamo scrivendo questo articolo.

Cari imprenditori brianzoli, o presunti tali… La qualità non è quella che percepite voi, ma quella che percepisce il pubblico… Il web è solo un vostro alleato che vi consente, oggi, di raggiungere un pubblico immenso con costi neanche lontanamente paragonabili a quelli di un agente… E cari titolari di aziende più o meno grandi, qualsiasi cliente è un buon cliente, perchè può darvi spunti, suggerimenti, passaparola, insomma, può farvi crescere. Non dimenticatelo, se non volete essere osservatori di un crollo inevitabile.